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Analisi di film, serie tv e videogiochi

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Commenti

  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    Tu, per esempio, conosci bene lo storytelling. Ma il pubblico ideale di questa serie non sei tu, non sono io, sono i liceali, tutti: non solo i più sensibili o intelligenti. Se dovessi fare una graduatoria di messaggi da passare a questi ragazzi, è probabile che al primo posto verrebbe la condanna di certi modi di fare piuttosto che l'analisi delle mille sfaccettature che una storia simile implica. Quei sottotesti ce li vorrei mettere, ma stiamo su un crinale scivoloso, dove cadere sulla giustificazione o sul colpevolizzare la vittima è molto facile.

    Hai toccato un punto nevralgico.
    Questa è la mia opinione personale: l'andare incontro alle esigenze del pubblico medio è necessario, ma va fatto con un minimo di equilibrio.
    Ossia: per realizzare un prodotto di successo ci sono una serie di cose a cui non si può rinunciare; tutte le altre, tuttavia, penso si abbia il dover di dosarle con criterio.
    Ora, se il crinale è scivoloso, io mi domando: non è altrettanto possibile che, allo spettatore medio, non venga la voglia di ammazzarsi nella stessa o simile situazione, dopo aver visto il serial?
    Non sto dicendo che è fattibile (anche se sicuramente esistono persone che potenzialmente lo farebbero), sto dicendo che se il problema è il crinale scivoloso allora non solo lo è a monte (se il tema è il suicidio, non se ne scappa con NESSUN ESPEDIENTE NARRATIVO); rischiamo anche di incontrarne uno ancora più grosso, di problema: la censura.
    Personalmente se chiedessero a me di stilare una lista prioritaria di messaggi da passare il primo sarebbe il pensiero critico, non una condanna. Lo dico ancora: non è compito di una serie tv giudicare nessuno, né tantomeno condannare dei ragazzini che, in alcuni frangenti, non hanno certo fatto chissà che cosa - non li sto giustificando, sia chiaro; sto dicendo che la materia è complessa. Più complessa di così.
    Se ci poniamo la questione di aumentare il contrasto fra vittime e carnefici per non indurre nessuno a farsi un'idea sbagliata stiamo di fatto censurando il pensiero critico favorendo l'analisi spicciola di una questione che spicciola non è. E a me questo non piace.
    Forse sono io che conosco lo storytelling e il pubblico no, ma a me viene da dire: sarebbe meglio lo conoscesse. Non tanto da farci su una lezione universitaria, ma abbastanza da capire cos'è un oggetto audiovisivo: non è la verità, è una sua rappresentazione, e può essere più o meno fedele ad una data situazione.
    Thirteen Reasons Why non è aderente a niente e se già ritengo sbagliato utilizzare un oggetto del genere "prostituendolo" per diffondere un'opinione come fosse propaganda elettorale lo è ancora di più perché semplicemente, così estremizzata, la situazione di disagio non si verifica. 
    Ripeto: la realtà del suicidio sa essere molto più banale, cruda e drammatica di così. Ed è drammatica proprio perché i più faticano a comprenderla.
    Se per fare da ponte fra chi sa di cosa si parla o no c'è bisogno di fare un polpettone melenso ed esagerato che quasi quasi giustifica l'atto (o almeno, questo deve aver pensato lo spettatore medio che di storytelling non capisce niente, e tanto meglio per lui...)(sto ancora iperbolando, comunque) allora abbiamo fallito in partenza. Si manca di rispetto al pubblico, che evidentemente viene ritenuto troppo scemo per capire la drammaticità della questione, e si manca di rispetto a chi vive davvero la cosa e che sa che la dinamica è spesso diversa, meno epocale, più intima, sempre meno comprensibile.
    Non è che adesso dobbiamo fare una cernita di tutte le persone che hanno sofferto e chiedere loro cosa ne pensano: sono sicura che a molti di loro (a molta gente in generale) la serie può piacere. Non è sorprendente: i polpettoni melensi piacciono. Grey's anatomy è una delle telenovele più ritardate del secolo, eppure ha milioni di spettatori. Lo guardo pure io a volte, così come a volte mi capita di guardare dei video di gattini su youtube o una compilation di sketch comici della Gialappa's. Niente di nuovo sul fronte occidentale.
    A me preoccupano però come questi fenomeni si ripercuotono sulla società. Da che mondo è mondo, il cinema e la televisione (in un certo senso "lato) ci insegnano ad, appunto, stare al mondo, e l'opinione pubblica ha la totale sovranità su ciò che va per la maggiore. Più si producono serie di questo genere più se ne produrrano, in scacco al talento, al pensiero critico e alla riflessione sui contenuti di una qualunque storia che merita di essere raccontata per davvero.
    Sarà intellettualoide snob io, ma questa deriva seriale non mi piace. E il discorso del "dovevano mandare un messaggio prioritario" non mi convince. Mi sa tanto di arancia meccanica, di volontà di programmare il mondo a fare del bene.
    Le grandi storie, per quanto mi riguarda, sono quelle che pongono interrogativi anziché chiuderli. Se poi li si chiude a suon di buonismo e di martellate psicologiche della serie "ricordati che le tue azioni hanno delle conseguenze", per me non si parla nemmeno di decenza, di buon palliativo. Si parla proprio di buchi nell'acqua giganteschi.

    Ullastro
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    Pongo la questione da un altro punto di vista per chiarire la mia opinione.

    Ammettiamo pure che sia giusto che la serie tv condanni i misfatti dei colpevoli. Ammettiamo che si debba far passare un messaggio extradiegetico, e che quindi la condanna tocchi anche i colpevoli della "vita reale".
    Ammettiamo, quindi, che lo spettatore che ha commesso atti di bullismo in vita (o che magari continua a commetterne; non si sa mai) sia giudicato moralmente dalla serie.

    Secondo voi, questa cosa, è positiva?
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 2,776
    Se ti rispondo di cuore, io sono d'accordo con te. Quando dici "Forse sono io che conosco lo storytelling e il pubblico no, ma a me viene da dire: sarebbe meglio lo conoscesse. Non tanto da farci su una lezione universitaria, ma abbastanza da capire cos'è un oggetto audiovisivo: non è la verità, è una sua rappresentazione, e può essere più o meno fedele ad una data situazione." io sono proprio dalla tua parte, anzi io quella lezione universitaria la farei proprio, ma pure al liceo.
    Pure, con grande dispiacere, negli anni ho capito che una larghissima parte di pubblico non ha alcun senso del narrato, non fa particolari riflessioni, non è in grado di capire perché un prodotto d'intrattenimento funzioni o meno, non coglie sfumature, e se gli fai vedere qualcosa di poco immediato, gli sfugge totalmente il senso dell'opera.
    Per questo motivo io non metterei mai 13 reasons why tra le mie serie preferite, però capisco perché piace e ci vedo (o mi piace vedere) un messaggio utile. Forse tra alcuni anni, quando si parlerà molto di più di slut shaming, qualcuno produrrà un film o una serie molto più profondi: me lo auguro fortemente, ma ho la sensazione che ora si sia ancora all'alfabeto.
    Sì, in sostanza sto proprio dicendo che il pubblico, in media, è scemo.

    A questo punto ti chiedo se hai visto The OA, perché è una serie che mi è piaciuta molto pur essendo una collezione di assurdità, forse fila proprio perché nel suo essere WTF in ogni senso possibile, ha una coerenza. Ha anche parecchi punti criticabili, ma li scriverò solo se a qualcuno interesserà parlarne.
    EstherDonnellyAntonius_Block
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 2,776
    Rispondo al tuo ultimo post: 

    Io non credo che lo scopo sia giudicare moralmente il "bullo". Credo che suggerisca che, una sciocchezza come scrivere della tua ex migliore amica che ha il culo migliore della scuola quando sai che è stata presa di mira per un sacco di tempo, è di per sé una sciocchezza, che però potrebbe essere recepita in modo molto doloroso. Io sono sicura che molti ragazzi e ragazze facciano sciocchezze senza dargli molta importanza, purtroppo non sanno che per chi subisce, quello scherzo non scivola via e può sommarsi a tanto altro che non sanno.
    A me, più che condanna, sembra un monito.
    Attenzione, perché tante sciocchezze sommate diventano enormi.
    Attenzione, perché questa cosa che ti sta schiacciando oggi, può essere risolta.

    Più in generale: io non credo che film, libri e serie debbano avere il ruolo di moralizzatori. Però come tu stessa dici, ogni narrazione implica un messaggio. Che una serie mi venga a dire come  mi devo comportare, non mi piace affatto. Ma se mi fa riflettere su uno specifico atteggiamento pericolosamente diffuso, non mi dispiaccio. 
    EstherDonnellyrondinella61
  • EstherDonnellyEstherDonnelly Pilastro
    Pubblicazioni: 1,952
    Ecco, quest'ultimo punto mi interessa: io e una mia amica parliamo SPESSISSIMO di cosa sia possibile fare nella narrativa e cosa no, se i tempi siano maturi per alcune scelte strutturali e contenutistiche e se ci siano modi di far venire il pubblico "nel nostro caruggio", per capirci.
    Vorrei dirti quello che penso a riguardo.

    Per me, la via ideale sarà sempre l'alfabetizzazione dello sguardo. 
    Se il problema posto consiste in un "ci troviamo di fronte ad un pubblico bambino, da istruire, o semplice ritardato?", io penso che dovendo scegliere crederei alla prima affermazione.
    Non nel senso che lo spettatore medio ha il Q.I. di un bimbo delle elementari, non ho ideato la metafora perché fosse presa letteralmente: semplicemente perché mi sembra verosimile che alle persone manchino i mezzi e, in un afflato di speranza, voglio pensare che possano venire loro donati. Se dovessi credere che manca la materia su cui lavorare allora sì, che commetterei uno sgarbo nei confronti del pubblico.
    Amo riflettere sulla struttura, sulle maniere dello stare al mondo, sui canali di comunicazione perché sono l'unica cosa che conta davvero. Per me una storia può anche non avere un tema morale nel senso stretto del termine - ovverosia, può anche sputarci sopra ed essere amorale -, ma mi frega del fatto che la gente cresca consapevole di ciò che ha tra le mani, innanzitutto, non che ci sia un proliferare di storie dal lieto fine o che infondono speranza nelle persone. Personalmente sono le storie che amo scrivere, ma non sono quelle di cui c'è strettamente bisogno: è più importante che creino un ponte tra il proprio universo, quello intradiegetico, e il nostro, quello extradiegetico.
    La nostra vita è una storia e come la raccontiamo dice moltissimo di noi, perché la forma influenza terrificantemente il contenuto. Tutto ciò che riguarda la narrativa per me è vitale, è vita stessa.

    Io ho paura, molta, che l'appiattimento del pensiero critico mandi alla deriva la riflessione su questi modi di porre le questioni prese in esame, e se questo dovesse accadere le ripercussioni sarebbero evidenti a livello globale.
    L'altro giorno rileggevo il mio manuale di storia contemporanea e pensavo, tra una riga e l'altra, a come appunto il potere decisionale sia passato dalle mani del monarca assoluto al popolo, che inconsapevolmente determina una certa giustizia generalizzante sotto lo stendardo dell'opinione pubblica. Quando è cominciato tutto questo? Non saprei dirlo con precisione, ma è un problema che avvolge l'intero Novecento. A partire dalla prima guerra mondiale si fecero sforzi indicibili per mobilitare la popolazione ad arruolarsi, e mai come allora si spese tanto tempo nel fare propaganda, per - appunto - sensibilizzare le persone al problema. E' una dinamica trita e ritrita: qualcuno si mette dalla parte di un megafono e incita la gente a "ribellarsi". Che sia verso un'altra nazione, un evidente ingiustizia, o l'immigrazione.
    Non sto giudicando sciocco il fenomeno intero della ribellione (sacrosanto, sicché proprio pochi giorni fa celebravamo la Liberazione del paese dalla morsa del Fascismo); piuttosto, mi chiedo: dov'è finito il tempo di riflettere?
    Dal mio punto di vista varrà SEMPRE la pena fermarsi per farlo, di fronte a qualunque situazione. L'adesione fideistica ad una causa non fa per me, non se non mi è concesso di porre dei dubbi.
    Ecco: forse ho fede nel dubbio, a essere onesti.

    Mi rendo conto che può apparire fuor di luogo miscelare eventi storici e serialità televisiva, ma io penso sinceramente che sono tante, le piccole cose di cui dobbiamo avere cura e io ho scelto questa.
    Non penso siano scollegate. Penso che tutto, ad un certo livello, lo sia.

    Questa è la mia posizione e se devo lottare per qualcosa, vorrei lottare per dare il tempo di pensare liberamente a tutti.
    NewtonUllastro
  • UllastroUllastro Veterano
    Pubblicazioni: 2,736
    @EstherDonnelly sono d'accordo praticamente su tutto!

    E, riferendomi al tema del messaggio posto da @Newton, ritengo che l'unico messasggio accettabile sia: "ragionaci sopra, vedi se riesci a trovare una tua risposta e se questo non è possibile considera il tema aperto / non risolto piuttosto che accettare una risposta preconfezioata".
    In realtà il problema è che le intenzioni degli autori vengono spesso travisate e si troverà sempre qualcuno che si lancerà con l'arroganza degli sciacalli a citare xyz come esempio, monito o simbolo di qualcosa. Sia questo una serie televisiva, un film, un romanzo o un'opera d'arte.

    EstherDonnelly
    Ogni calcio nel culo ti fa fare un passo avanti
  • Antonius_BlockAntonius_Block Pilastro
    Pubblicazioni: 3,311
    @EstherDonnelly
    Francamente non riesco a non considerare la tua visione della questione fin troppo ottimista.
    Non credo abbia senso chiedere ad una serie di successo di affrontare in modo più critico e meno semplicistico una certa questione perché se così facesse non sarebbe stata di successo in primo luogo.
  • EmilyTheStrangeEmilyTheStrange Colonna
    modificato 1 May Pubblicazioni: 1,208
    Io sono d'accordo con Newton.
    Per me nella serie tutti sono carnefici e vittime allo stesso tempo,perché è così la natura umana. Non è un accusa verso un target di persone, ma è un monito.
    Hannah cerca attenzioni, e alla fine è come se non ne vuole.
    Ma ogni cosa è collegata. Non sono le singole azioni, è la sommatoria che la fa crollare.
    Per esempio caccia il ragazzo asiatico che era venuto a consolarla dopo il San Valentino. Il suo San Valentino era andato male perché ormai aveva la nomea di "quella facile". Lei caccia il ragazzo perché pensa che anche lui voglia approfittare di lei in qualche modo. Si isola così dalla componente maschile della scuola, ma la componente femminile la isola a sua volta perché pensa che lei sia una che "vada a ragazzi".
    E la nomea conta tantissimo purtroppo. Soprattutto se come Hannah,o anche come quelli della mia età,fai il liceo in un periodo storico durante il quale basta un click per metterti nei casini e TUTTI,ma proprio, tutti lo sapranno.
    Quando andavo in secondo superiore, non tanti anni fa quindi, girava virale il video di una ragazza mia coetanea che chiedeva disperatamente aiuto. Non mi ricordo il suo nome, ma la sua storia più o meno si: americana, quando aveva 12anni si era trasferita in una nuova città. Per fare amicizia prima aveva conosciuto gente online. Si era fidata, li credeva amici,ma un giorno questi gli chiedono la foto del suo seno. Lei la manda, forse per ingenuità, e da allora inizia il suo incubo. Perché questi tizi la mandaro a tutta la scuola e ai parenti. È costretta a cambiare di nuovo città, ma ogni volta questi tizi la trovano. Disperata, e sola, aveva registrato questo video dicendo che aveva bisogno di amici, che era sola, che la evitavano dandole della put*tana.. Il video era diventato stravirale, anche io lo vidi, ma nonostante la ragazza dava il nome e il suo facebook, è rimasta sola comunque.
    Due mesi dopo si suicidó e a scuola ci bombardarono di campagne su questo fatto.
    Colpa sua che aveva mandato una sua foto a 12 anni, o del fatto che la gente la giudicasse per un'azione compiuta da praticamente bambina due anni dopo?
    Perché nessuno l'ha aggiunta su Facebook? Perché è stata isolata?
    Io personalmente non feci nulla perché pensai che tanto l'avrebbe fatto qualcun'altro.
    Ad Hannah succede più o meno lo stesso. Per una foto che diventa virale, ha una brutta nomea, quando ha degli amici alla fine rimane da sola.
    Ma anche lei, a sua volta, è la causa sulla cassetta di qualcun altro. Per esempio a portato un ragazzo al forse suicidio per sensi di colpa. E secondo me, è alternanza in bilico tra bene e male, che oscillano,a renderla una buona serie, in una scala da 1 a 10, la voterei 7.5, che è alto per i miei standard. Non c'è bisogno di andare sul pesante per far passare i messaggi. Questa serie, secondo me, da spunti di riflessione del tipo
    "Ho fatto qualcosa che può aver fatto soffrire qualcuno?"
    "Perché?"
    "Posso rimediare?"
    Poi questo comunque dipende dalla sensibilità generale. Se ho fatto qualcosa, sta a me decidere se rimediare, sta alla mia sensibilità agire sugli effetti che posso aver procurato sulla sensibilità altrui.
    Post edited by EmilyTheStrange on
  • qwert179qwert179 Membro
    Pubblicazioni: 23
    Submarine di Richard Ayoade, Mi piace molto questo film e il regista è il mio preferito , (sono anche nel  fanclub per farlo diventare Doctor Who , se dovesse succedere ne sarei parecchio esaltata visto che mi piace molto anche quest'ultimo ) .
    Il trailer 
     la trama :Tra le montagne gallesi, il quindicenne Oliver (Craig Roberts), considerato il ragazzo più strano della scuola, ha solo due ambizioni da realizzare prima del prossimo compleanno: salvare il matrimonio in crisi dei genitori e perdere la verginità
    Mi piace il fatto che il ragazzo è molto riflessivo e tutto quello che fa ha un senso e lo spiega , non fa le cose a caso , penso che il film sia molto terra terra ,realista ,poco ipocrita e non superficiale. 


  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 2,776
    @Makaira

    (spoiler)

    Di Melancholia adoro la contrapposizione tra le due sorelle.
    Justine è fragile, creativa, carnale, abbandonata alle sue emozioni. Riesce a trasformare quello che viene tradizionalmente etichettato come "il più bel giorno della vita" in una catastrofe. Non può sfuggire a se stessa.
    Claire è invece la sorella che ha vinto. Pragmatica, organizzata, forte, risolta.

    Però, quando il mondo sta per crollare, Justine è preparata, Claire soccombe. I ruoli si ribaltano perché Justine accoglie la fine (la conosce già), Claire nella sua concretezza non aveva mai potuto prevedere e prepararsi a Melancholia.

    Ho provato un brivido simile guardando il finale di "Take Shelter".
    auroraborealisMononokeHimerondinella61
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