Vota Spazio Asperger ONLUS per supportare i nostri progetti
Spazio Asperger è attivo anche su Facebook.

Per raggiungere la nostra pagina con gli argomenti più discussi del giorno, news e immagini cercate "spazioasperger.it"

Per un gruppo indirizzato a ricerca e terapia cercate "Ricerca e terapia nello Spettro Autistico"

Non PuÒ Essere!

Verso la fine del settembre del 2016 avevo ormai completamente perso interesse per questo forum. Scrivevo ancora, anche se di rado, ma non mi importava più nulla di confrontarmi con persone asperger. "Devo smetterla di fantasticare sul fatto che potrei essere come loro" mi ripetevo già da un mese "ho molto altro su cui dovrei focalizzare la mia attenzione, adesso che sto per cominciare l'università". Avevo fatto più volte l'aspie quiz, ottenendo sempre risultati diversi, dunque in che cosa avrei potuto credere? Non avevo certezze su niente e, visto che ero in procinto di cominciare l'università a Ginevra, non mi sembrava neanche il caso di mettermi a fare sedute di psicoanalisi per cercare di capire chi fossi: non era il momento giusto. Soltanto di una cosa ero certa: la mia ossessione per la sindrome di Asperger, così come qualunque altra ossessione per qualcosa che avevo creduto di essere in passato, non era altro che un sintomo del mio egocentrismo, del mio bisogno di essere diversa dagli altri per sentirmi una persona "speciale". Ed era davvero arrivato il momento di abbandonare questa concezione infantile e idealizzata che per tanti anni avevo avuto di me stessa. Incominciai dunque l'università con lo spirito positivo di chi comincia una nuova vita, cercando di focalizzarmi il più possibile sulla burocrazia, l'acquisto dei materiale di studio e la sistemazione nel mio nuovo alloggio. Mi trovai bene, ma nonostante tutti i miei sforzi non riuscii a guarire dalla mia tendenza a procrastinare lo studio. Fu così che mi ritrovai a due mesi dai primi quattro esami senza avere studiato neanche la metà della metà della metà di quello che avrei dovuto, e nonostante tutta la mia buona volontà, gli atelier per la motivazione, l'incoraggiamento e l'aiuto delle mie nuove amiche compagne di corso, non passai che 1/4 degli esami del primo semestre. Comincia dunque a preoccuparmi seriamente per il mio futuro: "se non riuscirò a cambiare le mie abitudini non finirò mai l'università! Che ne sarà poi di me?! Non troverò un lavoro soddisfacente. Vivrò nella miseria. Forse avrei bisogno di parlare con qualcuno... Ma non conosco nessuno qui a Ginevra e non mi fiderei di una persona che non conosco. E poi chissà se, parlando in francese, riuscirei ad esprimere tutto il mio vissuto e le mie preoccupazioni...e se sbagliasse diagnosi? E se finissi col prendere i farmaci sbagliati?!" Pensando a questo mi tormentavo e non riuscivo mai a pervenire ad una decisione. Non sapendo cosa fare, in un momento di disperazione scrissi una lettera all'organizzatrice degli atelier universitari di motivazione, spiegando il più dettagliatamente possibile quale fosse il mio problema. Passarono giorni. Nessuna risposta. Mi sentii una stupida: temendo di aprirmi con qualcuno che temevo non mi avrebbe capito, avevo sfogato il mio bisogno di dialogo con la persona sbagliata. "Probabilmente si sarà fatta una risata e avrà cestinato la mia lettera" pensai per giorni, in preda alla vergogna. E in vece no. Proprio quando ormai avevo perso le speranze, mi arrivò una risposta in cui la persona alla quale mi ero rivolta mi invitava ad incontrarla un giorno per parlare dei miei problemi. Mi sorpresi: non mi aspettavo tanto interesse nei confronti del mio caso. Nel frattempo però, mi ero decisa a dare almeno uno sguardo al sito degli psicologi messi a disposizione per gli studenti dalla mia università. Fu in quell'occasione che mi capitò di imbattermi in un articolo sulla procastinazione. Lo lessi e mi resi conto che i problemi descritti corrispondevano perfettamente ai miei. L'articolo era stato postato nella sezione del sito dedicata ai problemi legati all'iperattività. "Ho trovato" pensai "ho finalmente capito qual'è il mio problema!". Presi dunque appuntamento con uno di questi psicologi, il dottor Y. Per qualche settimana non feci che prendere appuntamenti con lui, spiegando il mio presunto problema di iperattività. Per diversi giorni gli parlai dei miei problemi e raccontai vari aspetti della mia vita. Alla fine lui mi disse che avrei potuto farmi sottoporre a uno dei tanti test creati dagli studenti della mia stessa facoltà. Ma presto ebbi la sgradevole notizia: non è possibile, per gli studenti in psicologia dell'Università di Ginevra, farsi sottoporre a dei test neurologici organizzati dalla loro tessa facoltà. Non ho capito perché ma proprio non è possibile. Pare che ci sia di mezzo un conflitto di interesse. Fu così che il dottor Y mi indirizzò ad un altro psicologo, specializzato in neurologia e sessuologia, (guarda caso, i due campi della psicologia che trovo più interessanti): il dottor. L. Sarebbe stato disponibile a farmi dei questionari e sottopormi a dei test per capire quale fosse il mio reale problema. Ero parecchio nervosa: finalmente avrei scoperto la verità su di me. Non ero felice, ovviamente: l'iperattività è il disturbo che ho sempre temuto di avere ma che non ho mai voluto prendere in considerazione perché mi spaventava troppo: non avrei mai voluto essere iperattiva, non c'è niente di davvero "speciale" nell'esserlo. È un disturbo così diffuso e anche così "fuori moda". Non come la Sindrome di Asperger. Quando mi ritrovai davanti al dottor L non esitai un momento: incominciai a parlare di me, raccontando ogni mio singolo problema, ogni mia particolare caratteristica, ogni pensiero, ogni paura, ogni vissuto che pensavo potesse avere anche una minima rilevanza nella mia diagnosi. Parlai anche della Sindrome di Asperger e di come per lungo tempo mi fossi messa in testa di essere autistica. Poi lui mi sottopose a dei test sull'identificazione delle emozioni: mi fece guardare delle foto di volti e mi chiese di indovinare quali fossero le emozioni rappresentate. Poi mi fece lo stesso test con delle foto dei soli occhi. mi informò che avevo dato delle risposte eccellenti. Non rientravo dunque nella sfera dell'autismo ad alto funzionamento. Nell'uscire da quella sala non provai alcuna emozione: sapevo già di non essere autistica. Ero pronta ad accettarlo. Sentii allora di essere diventata una persona più matura: avevo dimenticato il mio ridicolo desiderio di essere diversa per concentrarmi su quelli che erano i miei reali problemi. Non ero andata dallo psicologo per sentirmi dire: "sei speciale" ma per sapere di quale aiuto avevo bisogno. Nei giorni successivi alla seconda seduta mi concentrai su altro: il mio ragazzo, le mie nuove amicizie, l'indizio del secondo semestre e un acuto dolore che incominciavo a sentire sulla parte sinistra della mandibola. Oggi, giovedì 23 febbraio, tornai del dottor. L per la seconda ed ultima seduta. "Ho riflettuto molto sulla tua situazione" mi disse lo psicologo "e da quanto emerso dai risultati non sembra che tu abbia una forma di iperattività. Potresti avere invece un deficit di attenzione, ma dalla tua storia, posso dire che sono emerse cose molto interessanti...potresti essere...Asperger." Lo guardai esterrefatta: "cosa?! Come?! Ma non aveva detto che non ero autistica?" Il dottor. L mi corresse: "ho detto che non eri un'autistica ad alto funzionamento" disse "non che non eri asperger. Sono due cose differenti." 
Dopo che mi ripresi dal momentaneo schock, venni sottoposta al alcuni altri test sulla concentrazione. in uno dovevo schiacciare un bottone ogni volta che su uno schermo nero compariva una croce, in un altro dovevo tracciare un percorso, in un altro ancora dovevo ricopiare un disegno a memoria...e alla fine venni sottoposta a qualcosa di molto simile all'aspide quiz. Il mio quoziente intellettivo risultò essere nella norma e la diagnosi era: Sindrome di Asperger. 
"No, scusi un attimo..." dissi "lei mi ha detto che ho risposto bene alle domande sulle situazioni sociali..." 
"Certo" rispose lui "molte persone asperger, crescendo imparano a riconoscere le espressioni e i sentimenti degli altri, a volte persino meglio delle persone neurotipiche." "Ma...ma..." obiettai "io non presento certe caratteristiche! Non ho crisi di nervi, non mi sento scombussolata se qualcuno cambia i miei piani, non sono eccezionalmente dotta in un certo ambito..."
"Non è necessario essere eccezionalmente dotati in qualcosa per essere asperger" mi ricordò il mio psicologo "ma a volte gli aspie hanno un interesse molto grande per qualcosa, nel tuo caso potrebbe trattarsi di quei pony colorati che mi hai mostrato in foto..." 
"Però non riesco a crederci..." continuai cercando ri ricordare quello che, in passato, avevo letto sul forum "nessuno nella mia famiglia sembra essere asperger, e io non sono nata né troppo presto né troppo tardi, mia madre non ha assunto pesce al mercurio in gravidanza, e il parto non è stato indotto con quelle strane sostanze che so essere pericolose per il cervello del feto..." 
"Capisco di cosa parli ma, a volte, semplicemente non si sà perché certe cose avvengono. Quello che posso dirti è che non è grave: molte persone sono asperger e neanche lo sanno. Il fatto di essere asperger è semplicemente un tratto della tua personalità. Purtroppo questa è una società che tende a categorizzare chi è diverso dalla maggioranza. Non devi farne un dramma."
Provai a riflettere ancora in preda allo stravolgimento. "E se pensassi che lei mi dice queste cose solo per darmi la soddisfazione di avere una diagnosi? Solo perché le ho detto che, nel mio grandissimo, infantilissimo egocentrismo, ho sempre sognato di essere speciale e diversa da tutti gli altri???" aggiunsi poi. 
"Sei libera di mettere in dubbio la mia diagnosi."
Allora domandai se ci fosse un metodo scientifico per vedere se DAVVERO potevo definirmi un'asperger. 
"Oh, c'è ma costerebbe troppo per te!" 
"E allora cosa posso fare per avere una diagnosi SCIENTIFICA?" 
"Per ora niente: la sola cosa che potresti fare è rivolgerti alla tua università: loro organizzano molte ricerche...potresti mostrare loro la diagnosi e chiedere se sarebbero disposti a usarti per i loro esperimenti..." 
"Uhmmmm...." esitai "Ok. Bene.Tutto quello che posso fare lo farò." 
E così si concluse la mia ultima seduta. I miei genitori non posso dire che l'abbiano presa bene, quanto a me, sono ancora piuttosto confusa. Fra qualche giorno mi arriverà per mail la diagnosi ufficiale. Non è che sia stato tutto bello e romantico come nei miei sogni, ma almeno ora ho una diagnosi. E nel frattempo, mi sono anche cresciuti i denti del giudizio.
WBorgLudoDingoWhoamilunagattinaEirenemandragola77ValentalollinaNemomaxwax67
«13

Commenti

  • DingoDingo Veterano
    modificato 23 February Pubblicazioni: 528
    Quindi potresti aver davvero la conferma di essere Asperger?! Finalmente sembra di vedere la luce alla fine del tunnel. Sono fiero che sia riuscita ad ottenere dei risultati concreti anzichè brancolare nel buio amore mio. Meno male ne abbiamo parlato e ti sei fatta forza per rivolgerti ad un aiuto professionale e serio. E anche se non ci fosse una diagosi ufficiale avresti comunque un'ottimo spunto per condurre degli esperimenti all'università.
    Sharon
    Post edited by Dingo on
  • WhoamiWhoami Veterano
    Pubblicazioni: 267
    Ci penso molto anche io alle cose che hai detto all'inizio, sono ancora giovane, se mi stessi sbagliando? Eppure leggere storie come la tua mi fanno pensare. E se abbandonassi tutto, il forum ed il fatto che potrei essere Asperger, quando in realtà lo sono veramente? Il punto è: cambierebbe davvero qualcosa? Non lo so nemmeno io.
    SharonDingolollina
  • DingoDingo Veterano
    Pubblicazioni: 528
    Whoami ha detto:

    Ci penso molto anche io alle cose che hai detto all'inizio, sono ancora giovane, se mi stessi sbagliando? Eppure leggere storie come la tua mi fanno pensare. E se abbandonassi tutto, il forum ed il fatto che potrei essere Asperger, quando in realtà lo sono veramente? Il punto è: cambierebbe davvero qualcosa? Non lo so nemmeno io.

    Secondo me sì, perchè impareresti a conoscere meglio te stesso e avresti un feedback migliore di chi è disposto a comprenderti per come sei. Non puoi sapere se stai sbagliando o meno finchè non ti fai diagnosticare, quindi tanto vale provare.
    SharonOssitocinalollinaWhoami
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 3,783
    @Sharon grazie per aver postato le tue sensazioni e questo bel racconto.

    La tua capacità di analisi non poteva non portarti a questo.
    Vivi questo momento per quello che rappresenta, senza angosciarti, ma semmai cercando di capire come renderti la vita più semplice e più giusta.
    WhoamiSharonDingoSoleale82
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • MononokeHimeMononokeHime Veterano Pro
    Pubblicazioni: 821
    Ma in che maniera il procrastinare fa parte dell'asperger?
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • SharonSharon Veterano
    Pubblicazioni: 579
    MononokeHime ha detto:

    Ma in che maniera il procrastinare fa parte dell'asperger?

    Non fa parte dell'asperger ma dell'iperattività, (che potrebbe essere riscontrata in alcuni asperger ma non lo è esatta in me).
    DingoWhoami
  • DingoDingo Veterano
    Pubblicazioni: 528
    MononokeHime ha detto:

    Ma in che maniera il procrastinare fa parte dell'asperger?

    Non fa parte della sindrome in sè ma una conseguenza da iperattività o da altre sindromi simili credo.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,203
    Non è la procrastinazione in sé a far parte della sindrome ma qualcosa di molto simile (e confondibile) cioè la difficoltà ad iniziare e a terminare le attività. Detto in altri termini è tipico metterci tanto ad iniziare e poi non riuscire a smettere.
    KaliaamigdalaNewtonDoorrondinella61NemoSoleAmelieAJDaisyEowynWhoami
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • MononokeHimeMononokeHime Veterano Pro
    Pubblicazioni: 821
    Ah, ok, grazie della delucidazione.
    Un chiarimento: forse posso capire cosa si intende per non riuscire a smettere, ma se non è procrastinare in che senso ci si mette tanto ad iniziare?
    Sharon
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 3,142
    Anche a me interesserebbe capire meglio, @wolfgang.
    Io ho dei problemi quando devo iniziare a fare una cosa: non è svogliatezza, ma una specie di timore, difficoltà nell'entrare in focus, inquietudine. Poi quando inizio posso anche continuare per 12 ore di fila mantenendo una lucidità e una concentrazione incredibili, mi sembra di essermi fusa con la cosa che sto facendo.
    wolfgangNemoAJDaisyEowynMononokeHimeWhoamiDingoShadowLineSharonSoylentGreenvera68
Accedi oppure Registrati per commentare.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586