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Gestione delle emozioni e definizione del problema: la rabbia di un aspie vista da dentro

Ciao ragazzi! E' molto che non apro un nuovo topic ma oggi ho scritto un post che penso possa essere d'aiuto nella comprensione delle emozioni di un aspie e, contemporaneamente, chiedo a voi delle correzioni, delle critiche.

Perché io nella vita una cosa ho sempre fatto e ho sempre amato fare: osservare. E amo le descrizioni più delle soluzioni, forse, ma un problema ben definito è un problema a metà. Penso.

Il topic è questo:

Modifico il post chiarendo, quindi leggete da qui, per chi vuole.

La differenza tra una persona con abilità emotive e una persona senza abilità emotive per me è questa:
I neurotipici si arrabbiano, credono di avere ragione d'arrabbiarsi, ti dicono cos'è che non va, pretendono ascolto e rispetto, conoscono i sintomi della rabbia e sanno che spariranno. Hanno il controllo della situazione, e sanno cosa accadrà.

Una persona aspie si arrabbia, non sa equilibrare il "ho ragione io"/"ha ragione lui", quindi passa da un'estrema fiducia a un'estrema sfiducia in sé. Si rende conto che la sua rabbia è esagerata (per motivi funzionali propri della mente autistica e quindi difficilmente controllabili) e perciò non accettata dall'esterno poiché fuori norma per motivazione e intensità. C'è una difficoltà comunicativa emotiva (tracce di alessitimia) che dipende sia dal funzionamento della mente sia dai feedback negativi ricevuti nella vita. C'è paura nell'esprimere la rabbia perché gli altri si arrabbiano di rimando (e si è sensibili alle emozioni altrui, che ci svuotano), e soprattutto gli altri diventano imprevedibili, accusatori, difensivi, aggressivi, andando a colpire lì dove le proprie difficoltà sono più evidenti -> nella comunicazione, nella relazione, nell'emotività. L'aspie non sa pretendere ascolto e rispetto perché il più delle volte ha bisogni non capiti dagli altri (smettila di indossare quelle scarpe che fanno rumore, non accendere l'aspirapolvere, non mi dire che devo fare i compiti, non mi costringere a visitare i nonni - cose che ogni adolescente non chiederebbe). L'aspie, poi, non conosce i sintomi della rabbia perché può avere poco contatto con i propri stati fisiologici, e non essere stato in grado nella vita di associare questi alle emozioni e al significato stesso delle emozioni perché non ha ricevuto insegnamenti espliciti sull'argomento. L'aspie non ha il controllo della situazione, non sa cos'ha, non sa come ciò evolverà.

E purtroppo l'aspie sa anche che la rabbia non sparirà, ma che peggiorerà.
Ma perché non passerà? Per tutto quello elencato qui sopra: non la esprime, gli altri non la capiscono, non pretende ascolto, non sa riconoscerla, ecc... E' fantascienza pensare che sparirà. L'aspie è saggio, e sa che non sparirà, perché di fatti è così che succede. Resta lì.

Ma allora come imparare a gestirla? Imparando a piccoli passi tutto ciò che i NT sanno; modellando sé e l'ambiente.
L'aspie si arrabbia, deve avere fiducia nelle sue emozioni e capire che ha ragione di arrabbiarsi perché quella cosa X gli ha fatto del male soggettivo, ed è giusto così. Deve sapere che può iniziare a provare ad esprimere la rabbia dicendo frasi a metà, mandandola per le lunghe, cercando di elencare stati fisiologici, ricordi, motivazioni alla rinfusa, confusamente, deve avere un supporto che non gli rimandi rabbia come uno specchio, e il terapeuta deve insegnargli ad ascoltare i propri stati fisiologici, e deve spiegargli qual è il decorso del sintomo e che non è la fine del mondo, che l'altra persona non lo giudica, e che può chiedere che siano rispettati tutti quei diritti apparentemente eccentrici che egli vuole.
E' un inizio in un ambiente controllato. Piano piano gli si insegna che l'altra persona si arrabbierà di rimando, ma è normale, e gli si spiega cosa avviene nell'altra persona arrabbiata, e come relazionarcisi. Piano piano gli si insegna che i suoi diritti sono giusti e che fa bene a perseguirli, ma ogni tanto questi entrano in contrasto con i diritti degli altri.
Ma tutto questo richiede flessibilità, e bisognerebbe sviluppare la flessibilità su più fronti, non solo nella gestione della rabbia. La flessibilità è trasversale ed è molto importante in ogni ambito della vita.
Ma una persona con molte difficoltà nella gestione della rabbia deve cominciare dall'ABC; dal capirsi, prima che dal capire le ragioni degli altri, o prima del capire quali comportamenti assumere. Altrimenti ha paura, una fottutissima paura.
"Devi capire gli altri e smetterla di essere rabbioso" è un'indicazione futile e senza senso, perché il primo passo è l'autostima (ho il diritto di arrabbiarmi), la sicurezza (le persone non mi abbandoneranno se io mi arrabbio), e la comprensione di sé (conoscenza dei sintomi della rabbia) - tutte cose che si sviluppano anche grazie alla comprensione degli altri, attraverso più approcci - poi, DOPO, viene la modulazione della rabbia, cioè ciò che vogliamo ottenere.
Però non si può ottenere un risultato comportamentale senza aver capito il problema.
MikiSoleEstherDonnellyNewtonrondinella61WhoamiAmeliePhoebeEireneLudosara79
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Commenti

  • SoleSole Colonna
    Pubblicazioni: 1,165
    @Krigerinne per me ciò che hai scritto è estremamente prezioso.
    Mio figlio ha avuto e ha ancora tali comportamenti e una testimonianza diretta, al di là dei consigli di psicologi o testi di libri, per me è veramente importante.
    Grazie davvero!
    EstherDonnellyKrigerinnedavidWBorgGrizli
  • MakairaMakaira Membro Pro
    modificato 3 March Pubblicazioni: 41
    Pur non avendo una diagnosi ufficiale, mi sono ritrovata in questo tipo di difficoltà nel gestire la rabbia. Solitamente quando mi arrabbio mi sento confusa e mi sembra di non avere il diritto di far valere le mie ragioni, perché gli altri dicono di avere ragione loro e io mi sento come una cretina che si inventa cose (poi quando sono in uno stato fortemente emotivo mi dimentico tutto quello che avrei voluto dire). I primi approcci con la "vera" rabbia sono stati catastrofici: mi chiudevo a chiave in stanza e davo testate al muro, ho rotto una finestra a testate, sbrindellato un pigiama con i denti, sollevato una scrivania (un piccolo Hulk).
    Poi col tempo sono arrivata a dire "ma chi me lo fa fare? diamogli ragione prendendolo per i fondelli e andiamocene".
    Il problema è che anche se adesso so gestirmi, qualsiasi spiegazione io dia, gli altri non mi ascoltano, non mi capiscono oppure reagiscono male. Devo ammettere, purtroppo senza sensi di colpa, che l'unica cosa che mi fa sentire meglio è vendicarmi lasciando cadere l'argomento o dando sarcasticamente ragione all'altro, insomma ridicolizzandolo e ridimensionandolo, in modo da prendere le distanze e non farmi soverchiare dalle emozioni. Adesso non litigo praticamente mai, e quando mi trovo in mezzo a un litigio me ne esco con qualche battuta per smorzare la tensione. Per questo mi sembra un approccio efficace.
    rondinella61KrigerinneGrizliKalan
    Post edited by Makaira on
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 3,777
    @Krigerinne trovo davvero prezioso questo tuo thread. Penso tu abbia toccato un tema cruciale. La conoscenza, la consapevolezza e l'espressione delle emozioni, nonché il loro riconoscimento e la loro modulazione, costituiscono gli aspetti essenziali di un funzionamento altro, difficile da capire e da gestire per l'individuo ND ma anche per chi prova ad interagire con l'individuo stesso.

    Penso che questo aspetto possa determinare anche una difficoltà grande per il terapeuta in fase di diagnosi o supporto.

    Le cose da te descritte costituiscono la mia essenza, considerata peculiare da tutti.

    Quando sono arrabbiaa difficilmente chiedo aiuto, anzi se posso non lo faccio mai; se mi arrabbio in genere sopprimo quel che provo buttandolo giù in fondo; se subisco un torto soffro profondamente, ma è raro che lo dia a vedere; soffro molto per le ingiustizie e soprattutto per la disonestà; senza contare tutte le situazioni di disagio che mi creano collera, fatica di vivere e delusione forte.

    Cerco di difendermi, questo si. Come? Non saprei dirlo!
    Posso cercare di analizzare ogni mio comportamento in maniera razionale, ma non saprei descrivermi bene.
    La sofferenza che provo mi mette a dura prova e spesso quello che faccio è parlare tanto e velocemente. Così mi scarico.
    Oppure mi chiudo in un posto piccolo e isolato e piango.

    Oppure mi ammutolisco; restando in silenzio e lontana dalle fonti di stress riesco a dissipare l'immenso che sento dentro.

    Questo provo e questo riesco a dire.
    Ma non potrei dire di essere riuscita nell'intento di farmi capire da voi.

    Lo stesso penso del mio terapeuta.La mia anima vive nascosta ed è muta. Che fatica deve fare lui per scovarmi. Anche se aspetta fuori dalla porta per ore, e perfino dopo aver bussato alla porta del mio sentire, capita davvero che nessuno gli apra o che frequentemente trovi chiuso.

    NemoSoleMikiEowynKrigerinneGrizli
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • EowynEowyn Veterano Pro
    Pubblicazioni: 275
    Anche io non sono diagnosticata e la rabbia è uno dei momenti in cui mi sento più che mai nd. Mi si offusca completamente il pensiero, mi sale un calore dallo stomaco alla testa e mi tremano mani e gambe anche per ore.
    Normalmente dopo mi resta solo voglia di piangere e scomparire dalla faccia della terra.
    Tra l'altro è un sentimento che ho imparato da poco a riconoscere e a cercare di vivere. Nell'infanzia e nell'adolescenza ho avuto la fortuna di avere una famiglia che non mi ha mai fatto sospettare che quello che facevano non fosse per il mio bene, ma questo mi ha invariabilmente portato a reprimere i miei momenti di rabbia "perché non avevo certamente ragione io quindi era inutile lamentarsi". Questo connota per me la rabbia come un tabù, e mi rendo conto da sola che non è un bene in senso assoluto.
    La reazione più funzionale per il mio io attuale è comunque incassare. Non sono in grado di esprimere la rabbia in modo funzionale, almeno non sempre e non quando supero un certo limite. A quel punto rischio di diventare preda dei miei interlocutori, anche se in qualche caso ho consciamente tentato di lasciar uscire la "bestia" che è in me, nella speranza che questo migliorasse il risultato. Per ora no. La mia rigidità in determinate assunzioni (ad esempio che non posso nuocere al prossimo anche quando questo mi sta massacrando) purtroppo vince anche in questi frangenti.
    lollinaMikiKrigerinneGrizliSole
  • WBorgWBorg SymbolPilastro
    modificato 5 March Pubblicazioni: 2,929
    Non è facile rispondere, trovo le stesse difficoltà come per reprimela.
    Di natura ed educazione non sono violento. Però mi arrabbio e posso diventare violento. Da giovane rispondevo male ai adulti, ero molto ironico e raramente anche cinico. Per me è sempre una forma di violenza.
    Ho una teoria. Le persone intorno ci vedono indifesi, sanno per istinto che non abbiamo la furbizia necessaria per evitare le loro provocazioni. A me sono quelle che mi mandano in bestia.
    Ho un collega di lavoro che per smaltire il suo stress quando mi passa vicino mi chiama per nome in un modo un po' inusuale e sonoro. Lo fa solo quando lavoro perché sa che sono concentrato e mi arrabio se vengo disturbato. Come mi difendo ? Lo avrò mandato un infinità di volte a quel paese a voce alta e davanti a tutti. Se sente dalla mia voce che manca poco e mordo lo smette per un periodo, ma poi ricomincia, perciò nel nano secondo che comincio ad arrabbiarmi fermo tutto, ho un altro nano secondo di riflessione e comincio a calmarmi.
    Mio padre era un bullo, mi provocava insultandomi e umiliandomi. Ho avuto i più terribili momenti di meltdown. Alla fine sono dovuto scappare da casa e sono più di venticinque anni che non i rivolgo la parola. Questa è un altra mia forma di difesa, l'allontanamento fisico definitivo.
    La mia ex moglie era un esperta nel farmi perdere il controllo.
    Nei ultimi anni quando il rapporto si era incrinato faceva di tutto per provocarmi. Al inizio aveva imparato osservandomi. Come di quella volta quando montavo un armadio antico e lei mi dava una mano. Non era molto attenta di solito. I avevo spiegato tre volte un operazione e alla fine ha fatto cadere un anta con lo specchio. Lo specchio si è rotto con il rischio di provocarci a tutt'e due dei tagli. Ho perso il controllo e con un pugno ho sfondato il retro del armadio, un compensato di 6-7 mm di legno. Non ha detto niente, stava imparando.
    Nel ultimo breve periodo insieme faceva di tutto per essere mandata via, per fare in modo che io la allontanasi. E lo faceva in un modo sistematico. Era diventata alcolica perché sapeva che io odio le persone che bevono, mi provocava punto per punto andando contro le mie routine, mi denigrava gratuitamente, sfidava la mia intelligenza che è un altra cosa che mi fa arrabbiare moltissimo. In un giorno mi chiedeva di agredirla, aveva bevuto, e lo faceva in un crescendo che avrebbe mandato in bestia anche un monaco. Ed e riuscita nel suo intento, ho perso il controllo, l'ho alzata per aria, lo sbattuta nel letto e mi sono fermato con la mano sulla sua gola. Il tocco di quella pelle che amavo ha trasformato il mio gesto in una carezza, ho ripreso il controllo di me stesso e ho capito che si era oltrepassato un punto di non ritorno. La mattina seguente lasciava la casa per sempre.
    Per concludere direi che almeno nel mio caso la soluzione è ad personam.
    Ho imparato con l'età che l'orgoglio, il far prevalere il mio punto di vista anche quando e giusto, la ragione, la logica possono essere sospese per un momento per non dare luogo alla rabbia. Vivere e lascia vivere.
    Peace and love a tutti.
    aspirinaValentarondinella61GrizliMononokeHimeEowynKrigerinneSolelollinaRiuy
    Post edited by WBorg on
    .
  • KrigerinneKrigerinne SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 2,999
    Grazie borg per esserti aperto così per te, ma anche per noi. Ho imparato qualcosa e le tue parole mi torneranno in mente
    WBorg
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  • MononokeHimeMononokeHime Veterano Pro
    Pubblicazioni: 821
    Non sono diagnosticata.
    Mi ricordo solo un paio di meltdown (o almeno quelli che penso siano meltdown) quand'ero piccola. Poi più niente fino ai 19 anni. Da lì ripartono come se si fosse rotta una diga, e sono continuati fino a novembre scorso, quando ho avuto l'ultima crisi (in mezzo sono passati anche alcuni anni senza).
    La quasi totalità delle volte è successo con i miei genitori o con mio marito (a parte due volte).
    Parte da una discussione normale, (o da una pressione esterna molto forte a cui non posso togliermi), poi arriva la concitazione, l'agitazione (non so spiegarmi meglio), e poi arriva la confusione mentale e da lì in un'escalation irreversibile (se non allontanandomi dalla fonte di rabbia) arrivo a perdere il controllo e vado fuori di testa. Completamente. Esplodo. Ed è terribile, per me che lo vivo e per chi lo vede da fuori.
    E poi per due o tre giorni sono completamente k.o., svuotata (sia fisicamente, ma più che altro mentalmente) e senza energie.
    Arrivo ad un punto in cui mi rendo conto che sto per superare il limite, e fino ad alcuni anni fa il mio meccanismo di difesa era la fuga. Prendevo su e andavo via. Anche in piena notte. Anche in pigiama e pantofole. Anche con due gradi.
    Poi mi è stato detto che era sbagliato e non andava bene (non è da persone mature, adulte e responsabili) e ho cercato di modificare questa cosa.
    All'inizio fuggivo lo stesso, ma andando avanti ho accorciato sempre più tempi e distanze.
    Fino al giorno in cui ho messo la mano sulla maniglia della porta senza aprirla e sono tornata indietro.
    E da lì sono tornata alle testate contro al muro e alla depressione per la rabbia repressa.
    Ci ho messo tre anni e mezzo ad arrivare a fare quello che mi suggeriva l'ultima psicoterapeuta e che non riuscivo in nessun modo a fare, ovvero comprendere la rabbia. Perché pensavo di sapere perché mi arrabbiavo (ovviamente sempre dopo e con molta fatica, e solo nella motivazione più "grande"), ma non capivo perché scoppiavo. Alla fine ci sono arrivata, ma percorrendo altre strade. E ho capito che le ultime crisi erano dovute oltre che da quella che sentivo come un'ingiustizia subita (in questi ultimi episodi più che nei contenuti nei modi), alla mancanza di ascolto reale, al sarcarmo, agli atteggiamenti manipolatori, il non ammettere o il negare quello che si è detto o fatto facendomi passare per una sciroccata che vaneggia o si inventa le cose e andando a ledere il mio senso di me e la mia autostima e la mia intelligenza, al rigirare su di me responsabilità e colpe pur di aver ragione, alle continue provocazioni, al non capire o accettare o cercare di comprendere le mie reali motivazioni, gli atteggiamenti passivo-aggressivi.
    Ora che ho capito sta andando meglio. Riesco a riconoscere (non sempre, e non sempre nel momento in cui avviene) quello che succede e come si sta svolgendo la discussione.
    Ho capito che non sono un mostro. E che se perdo il controllo non è colpa mia, perché appunto PERDO il controllo, e se succede non è per volontà mia o incapacità mia di controllarmi.
    A gennaio l'ultima discussione pesante che ho avuto. Mi sono arrabbiata, e tanto. Ma niente crisi.
    Ho imparato a dare uno stop alla discussione, a far capire che quella di interrompere è una necessità. E se proprio non si riesce e l'altro insiste e non coglie, come estremo rimedio torno alla fuga, mi allontano fisicamente. E se la stanza accanto non basta torno ad uscire di casa, dicendo (da persona matura e responsabile :P) anche dove vado.
    Krigerinnelollinarondinella61SoleMikiWBorgenrichetta68
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • KrigerinneKrigerinne SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 2,999
    @MononokeHime le motivazioni che ti fanno esplodere... uguali alle mie. E' bello, bellissimo, leggerti. GRAZIE.
    rondinella61Miki
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  • MononokeHimeMononokeHime Veterano Pro
    Pubblicazioni: 821
    @Krigerinne
    Grazie a te per avermi letto.
    E grazie per avermi dato la possibilità di poterne parlare.
    Krigerinne
    Che io abbia il corraggio di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per poterle distinguere. (versione personale)
  • pokepoke Neofita
    modificato 6 March Pubblicazioni: 1,133
    Per me, parlare di esplosioni di rabbia è molto difficile.
    Forse è tra le emozioni che più mi spaventano di me stessa.
    Ho avuto fin da piccina (a memoria ricordo con certezza 4/5 anni) esplosioni incontrollabili di rabbia, così forti da rompere i capillari vicino le guance, per i miei urli.
    È qualcosa di simile a situazioni che si accumulano, ma non riescono a defluire. All'accumularsi dello stress, aumenta la mia attenzione ad ogni dettaglio circostante (percezione) e mentale (ricordi, analogie) fino a velocizzare i miei pensieri. Sento le emozioni salire e diventare intense, insopportabili, insopprimibili. Ed esplodo. Niente e nessuno, è stato in grado di disinnescare la reazione.
    Neanche la consapevolezza di essere in un'ambiente sociale, per cui quell'esplosione compromette la mia posizione in futuro.

    Constato che ho una difficoltà a relazionarmi, a parlare dei problemi e dei disagi, in modo graduale, come se ritenessi gli altri in grado di capirlo dai miei chiarimenti verbali.
    Quindi, la spiegazione che mi sono data, è che la rabbia sia una reazione istintiva al sentirsi non ascoltati, quando le emozioni che contengo si accumulano. Come se il fatto di non riuscire a trasmettere le emozioni o un malessere, provocassero in me un'esasperazione fortissima, che ho difficoltà a gestire/regolare.
    In quei momenti, è come se reagissi ad una aggressione.

    Mi è accaduto di recente.
    Ho interpretato le parole di una persona, come attacco dissimulato da giri di parole ed affermazioni ambigue e semi-ironiche, nel giro di pochi istanti sono esplosa. Ho letteralmente sentito un fortissimo calore, il cuore che accelerava, come se fossi un cavernicolo che ha di fronte un cavernicolo con un bastone di due metri.
    La mia collega, è rimasta calma (non era lei l'aggressore), e voleva stemperare con la sua razionalità, ma i miei battiti continuavano ad essere accelerati e non riuscivo a farle capire, la mia reazione.
    Ogni domanda peggiorava la situazione. Per calmarmi, sono dovuta uscire e camminare avanti ed indietro per la strada come una tigre in gabbia.
    Sento di avere problemi con la gestione/regolazione delle emozioni. Devo trattenerle, forse perché incapace di modularle.
    Sia emozioni come la rabbia, o la gioia, mi esplodono dentro in modo estremo.

    Scusare lo sfogo, ma questo tratto è un nodo difficile. Mi rendo conto, che poco contribuisce al senso della discussione.
    Forse, vorrei che arrivasse a chi legge, che la rabbia è qualcosa che fa male anche a chi la sta provando in quel momento, e che è il modo con cui si esprime la paura.
    SoleWBorgrondinella61Mikienrichetta68lollinaMononokeHimeEowynKrigerinne
    Post edited by poke on
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