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Diagnosi Sì o Diagnosi NO? (ansia)

Buonasera. Mi trovo in una situazione molto brutta, che molti di voi avrà sicuramente già affrontato: decidere se cercare delle conferme specialistiche o continuare così.
Detto sinceramente, ho paura di intraprendere la prima strada, mi crea ansia, mi crea ansia essere psicoanalizzato, aprirmi con scononosciuti, soprattutto se questi non mi fanno sentire a mio agio. Anni fa provai ad andare da uno psicologo per capire cosa non andasse con me, ma questi mi metteva terribilmente a disagio, e non vorrei ripetere la cosa. Poi non so neanche come reagirei sia ad una conferma che ad una smentita. Ora sono in equilibrio tra la mia consapevolezza e la possibilità che non sia così, ma cosa accadrebbe se la situazione di definisse in modo univoco? Una conferma potrebbe, sì, da una parte, sollevarmi, ma anche destabilizzarmi (e non ne so definire il modo). Una smentita potrebbe aprire le porte ad ulteriori diagnosi, a cui non sono preparato, e distruggerebbe anni di "catalogazione" di pezzi della mia vita... Sì, perchè questa mia consapevolezza ha permesso di spiegare molte cose della mia strana vita, gli ha dato un senso, ha riordinato tutti i tasselli....ed ho paura di sfasciare tutto.
Senza contare che i miei non prendono nulla con la dovuta serietà, qualunque cosa che vada oltre "hai i capelli neri", "hai la maglia blu" e quindi la manifestazione fisica, per loro è solo auto-suggestione. Non a caso sono 3 anni e mezzo che pensano che io mi sia autoconvinto di essere gay, quando non c'è cosa di cui sia più sicuro.
Ma questa è un'altra storia...
Quindi, che fare? Come mi consigliate di procedere?
EireneWhoami

Commenti

  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    È difficile risponderti.
    Vedi, ci sono considerazioni molto personali, che dipendono dal tuo vissuto, dai disagi che senti di avere.
    Su di me, posso dirti che ho alcune difficoltà, che avevo domande sempre accese, alle quali ho cercato risposte.
    Dopo 7 mesi di permanenza qui, ho preso la via della diagnosi.
    Avevo anch'io pudore, nell'aprire la.mia mente ad uno psicologo (esperienze passate nell'infanzia negative con una psicologa della scuola, ed una positiva da adulta).
    Quindi ho cercato con cura, un professionista che fosse estremamente competente. Mi sono ben docimentata, ed ho fatto la mia scelta.

    La mia considerazione (ma.bada, vale per me)
    Scegliere di seguire la direzione della diagnosi solo per avere un'etichetta, non mi risolve i problemi, ma individuare chi si è (chi e cosa sono), mi ha indirizzato verso la terapia che può limitare i problemi e rafforzare i punti di forza.
    Quindi forse potresti valutare, in questo non avere fretta, l'entità dei tuoi disagi (se ne hai) e se successivamente, sei pronto a seguire un percorso.
    SophiaNewton
  • NaturalCausesNaturalCauses Membro
    Pubblicazioni: 10
    @poke non so, mi piacerebbe solo avere stabilità, sapere con certezza chi sono per limitare i miei problemi, avere un minimo di supporto per quelle cose che mi danno fastidio e non riesco a controllare. Mi piacerebbe sentirmi alla fine sollevato e felice, come dopo aver dato un esame. Sono solo indeciso se questa sia la strada per il raggiungimento di uno stato di pace. Voglio avere un punto fermo, non voglio continuare a farmi "pippe mentali", anche totalmente opposte tra loro. Vorrei una risposta precisa che io non posso darmi.
  • EireneEirene SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 500
    Non credo che un'eventuale diagnosi dia "la pace". Di solito è l'inizio di un percorso. Per la mia esperienza con gli psicoterapeuti posso dirti che in genere ti destabilizzano nel tentativo di portarti a un equilibrio che ritengono "più sano", piuttosto che darti supporto. :°\
    NaturalCauses
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 5,452
    per mia esperienza personale, come ha scritto @poke, è molto inportante valutare i disagi che le tue disabilità, qualora ce ne siano, ti portano nel quotidiano, nei rapporti sociali, nella capacità di proteggere la tua vita e nel capire cosa sia importante anche per il tuo futuro.

    l'elemento difficoltà è quello ricorsivo, che ci fa notare come siamo sempre di trarre esperienza dalle situazioni che ci danneggiano, ricorsività che notano anche le persone che ci vivono intorno e che, sempre più spesso, conoscendoci, ci consigliano di "farti vedere, fatti aiutare".
    le stesse persone che oggi possono aiutare col loro capire meglio la vita, le altre persone, i rapporti, ma che domani potrebbero non essere più presenti. e allora sono guai...

    questo per dirti che il percorso di diagnosi è la ricerca di un aiuto concreto, un aiuto che si chiede quando tutte le altre risorse sono finite.
    per questo, serve uno/a specialista all'altezza, che conosca benissimo la Sindrome di Asperger. questo ultimo fattore è quello che può metterti a tuo agio e superare l'ansia che si accompagna allo stare dalla parte del più debole, perché poi c'è da scoprirsi completamente.

    in parte è come scrive @Eirene: "in genere ti destabilizzano". poi sulle capacità di supporto siamo sempre alle competenze dei singoli specialisti.
    ma perché ti destabilizzano? perché lo sguardo esperto e dall'esterno rivela che tutte le proprie convinzioni sul "quanto me la cavo tutto sommato" in realtà sono sbagliate, rivelano in modo shoccante che c'è molta, moltissima strada da fare per migliorarsi.

    come piace dire a me, questo è il senso di punto di partenza che la diagnosi rappresenta: si riparte da capo, ma stavolta con la consapevolezza e possibilmente con i giusti strumenti.

    NaturalCausesSophia

  • PuckPuck Membro Pro
    Pubblicazioni: 71

    Ciao NaturalCauses, come ti hanno già detto sono scelte molto personali e ovviamente sarai tu, alla fine, a fare ciò che percepirai come la scelta giusta, ma posso contribuire con la mia esperienza diretta, anche se al momento incompleta.

    Anch'io avevo le tue stesse remore riguardo al parlare con uno specialista, e anch'io avevo avuto una brutta esperienza con una psicologa (per altri motivi). Eppure, ad un certo punto il desiderio di ottenere, finalmente, la diagnosi che io "desideravo" ricevere fin dall'infanzia (ma che tutti avevano sempre ritenuto assurda) è stato tanto forte da superare la mia introversione, la mia riservatezza e ogni pudore. Quando sono arrivata ad un certo grado di accettazione e di convinzione del mio essere aspie, ho voluto fortemente essere riconosciuta come tale. Certo, non è stato facile aprirmi e parlare, ma mi sono attrezzata con previdenza in vista di ogni incontro: ho fatto un lungo, meticoloso elenco numerato dei motivi per cui mi considero Asperger, e l'ho portato con me. Lo psicologo è stato pure contento di vedermi preparata, con tutti i miei fogli, e per me è stato molto utile poter leggere.

    Lui mi ha poi indirizzata ai test diagnostici (QI Wechsler, questionari, colloqui, inventare e interpretare storie ed immagini) e lì, forse sbagliando, non ho portato i miei fogli, confidando nella struttura a domande mirate. Me la sono comunque cavata senza grossi problemi, ma mi chiedo se non avrei fatto meglio a portare più elementi, in modo "aggressivo", anche a questi colloqui... ho paura di sentirmi ancora incompresa, disperata e confusa, di essere definita ancora "normalissima", e in modo più difficile da contestare del solito; ho paura di non aver detto abbastanza, di non aver saputo o potuto dare voce alla storia di una vita. E qualche volta piango. Però so che devo razionalizzare: probabilmente io, al momento, ragiono così e mi tormento in questo modo più per l'ansia dell'attesa che su basi oggettive. Per me la faccenda è molto importante, anche perché nemmeno io, su questa cosa, sono mai stata creduta. Ho fatto tutto da sola e mi sono sentita coraggiosa.

    Quello che ti voglio dire è: se sceglierai di approfondire, preparati analizzando con attenzione le tue caratteristiche e le tue esperienze, e ricordatele quando dovrai parlarne, onde evitare sia momenti emotivamente spiacevoli nell'immediato che ripensamenti e rimpianti successivi. Però non avere paura della "prova" da affrontare: io ho trovato uno psicologo che mi ha fatta sentire abbastanza a mio agio, e il percorso per la diagnosi non è nulla di atroce!

    Infine ti consiglio di fare, eventualmente, questo passo solo quando avrai pienamente accettato il tuo possibile autismo (che non sarebbe niente di tragico, in sè) e sarai pronto a reagire in modo positivo. Sarai sempre la stessa persona. Inoltre, siamo sopravvissuti fino ad ora senza una diagnosi; se ce la andiamo a cercare, lo scopo deve essere quello di vivere meglio e sentirci più sereni grazie ad essa! Dici che non sai come reagiresti in ciascun caso; forse, allora, non sei ancora pronto a fare i conti con un parere professionale ed è meglio che tu rifletta con calma. Solo tu sai cosa desideri davvero, in fondo. Ascolta te stesso!

    NaturalCausesEirene
  • NaturalCausesNaturalCauses Membro
    Pubblicazioni: 10
    @Puck come hai accennato tu, una delle mie paure è anche quella di essere contestato, di essere visto come un mezzo pazzo vaneggiante, di non essere preso sul serio. Sarebbe tremenda come cosa...
    Comunque è un passo che prima o poi ho intenzione di fare, appena mi sento davvero pronto, appena ne sento l'impellente bisogno (che sia fra poco o fra un paio di anni). 
    Grazie a tutti per i consigli, devo solo darmi un po' più di tempo per pensare seriamente a questa opportunità..
    WhoamiSophia
  • CamillaCamilla Neofita
    Pubblicazioni: 5
    @NaturalCauses Mi trovo in una situazione simile, soprattutto per quanto riguarda il fatto di essere vista come mezza pazza. O addirittura di sentirmi dire che il mio modo di essere è solo frutto di fissazioni autoimposte e che vanno corrette.
    Se giungi ad una soluzione illuminaci. Io personalmente saprei come proseguire. Buona fortuna a te!

  • EireneEirene SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 500
    Ho la sensazione che qui si stia mancando il punto della questione: un eventuale percorso diagnostico non dovrebbe essere seguito per arrivare a una diagnosi di moda o dignitosa nella mente di chi la riceve. Dovrebbe servire a conoscersi meglio e se questo porta a scoprire di avere delle fissazioni o di essere mezzi pazzi si lavorerà su quello. :°Z
  • AspieSveAspieSve Veterano
    Pubblicazioni: 125
    NaturalCauses buongiorno!
    Credo che si siamo trovati tutti di fronte a questo bivio: conoscere o no?
    Per esperienza personale...anche io ho incontrato lungo il mio cammino psicologi e medici che più che sostenermi mi hanno spaventato più di quanto già non fossi. Non ho mai avuto paura delle eventuali diagnosi, anzi....la cosa che mi terrorizza è il non sapere. Per fare un esempio forte ma chiaro...preferirei che mi dicessero che ho un tumore, e il relativo ventaglio di scelte e strategie che potrei adottare...piuttosto che avere un 'unghia incarnita e un medico che ha paura di dirmelo...
    Ho avuto anche la fortuna di fare un percorso di psicoanalisi gratuitamente con una persona molto preparata.
    Con la sindrome di Asperger mi sono chiesto: mi aiuterebbe sapere di avere il diabete....o rimanere all'oscuro mi consentirebbe di fare finta di niente, e quindi di vivere meglio? E mi sono risposto che "non sapere" non equivale al "non essere"....
    Ed eccomi qui...
    SophiaEirene
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