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E' venuto a mancare mio fratello.

PavelyPavely Senatore
modificato 17 April in Mi sento giù
Mio fratello è venuto a mancare il 25 marzo.

Ho partecipato al suo funerale, ho pianto, vivo una stagione d'inverno nel cuore.

Oggi, ho sentito il desiderio di scrivere qualche riga. Qui. Perché queste pagine sono uno dei centri della mia vita.

Non c'è una sezione legata al lutto. Ho pensato di postarla nella parte in cui si parla di "Mi sento giù". Pure: la perdita di una persona carissima non significa le emozioni presenti in quelle pagine. No. Manca una sezione in cui si possa parlare, credo, delle nostre emozioni quando muore qualcuno a noi carissimo.

Mio fratello è stato un militare. Ha ricevuto un funerale da militare e il Capo della sua base ha recitato la "Preghiera dell'aviatore". I suoi colleghi hanno portato a spalla la sua bara, al cimitero sono passati in rassegna per fare, a me, a mio fratello, alla compagna, le condoglianze. C'è, accanto al suo sepolcro, una grande corona d'alloro dell'Aeronautica militare.

§

In famiglia siamo tutti autistici e Asperger.

Mio fratello non ha mai avuto, però, tecnicamente, una diagnosi.

Pure: visitando la sua base, parlando con i suoi colleghi, stando due settimane a casa sua, su, nel nord Italia, ho potuto davvero conoscere i suoi tratti neurodiversi.

(Amava passeggiare con la donna delle pulizie, era irrequieto, non socializzava e non sapeva farlo, si alzava spesso, aveva interessi penetranti e migliaia, migliaia, di altri aspetti... non accettava le regole sociali, non le capiva, non le interiorizzava...).

In questi giorni ho capito che il cuore di ognuno di noi è composto degli Amori che abbiamo. E quando perdiamo un Amore, parte del nostro cuore cede, come una città in un terremoto, come in un cielo dal quale cadono le stelle. Ho pensato: la malattia è come una macchina che comincia ad avere dei problemi. Con il tempo, si attende il suo guasto. Con il tempo, si considera la possibilità di cambiarla, si ha la consapevolezza che un giorno non circolerà più.

La morte di mio fratello è stato un frontale, un incidente gravissimo. Non me lo aspettavo (aveva 42 anni appena compiuti). Abitava a mille chilometri da me e con il tempo ci eravamo persi di vista e rimpiango la mia incapacità di parlare con lui, di chiamarlo, di creare una comunicazione. Era molto Asperger: parlava A me e non CON me. E questo tantissime volte. Aveva le sue passioni e le perseguiva. Passava il tempo facendo acquisti. Non usciva con amici o altro.

Avrei voluto condividere con lui la conoscenza della condizione neurodiversa. Avrei voluto dirgli tantissime cose e questa morte ha lasciato solo parole non dette, pagine e pagine, nell'Anima, di parole che non ho saputo dire. E non c'è, forse, una colpa di questo. Non c'è una risposta e accettare tutto quanto è accaduto è dolorosissimo. La morte di una persona cara è una f e r i t a del cuore. E con il tempo, quella ferità diverrà cicatrice e quella cicatrice sarà sempre li.

§

Sento questa ferita.

E osservandola penso questo: in quanto autistico non mi distacco dal dolore.

Ho visto come i Neurotipici - elaborando il lutto - tornino a vivere. Le persone che ho perso - un'amica carissima, Paola, e mia madre - sono qui accanto a me.

Mi chiedo cosa significhi elaborare il lutto e dimenticare - anche solo per un istante - il dolore del distacco. Vorrei v i v e r e questo cuore neurotipico. Vorrei essere capace di tornare a guardare alla vita con serenità, con dolcezza, con pace.

Ora, la mia Anima ha tre ferite. Due cicatrici profondissime. Una che sta smettendo solo ora di sanguinare. E che sarà la più profonda di tutte. Un'attimo fa mi sono guardato allo specchio, io uomo di 40 anni, con i capelli grigi, dei baffi scuri. Mi sono guardato con i miei occhiali e i miei capelli cortissimi.

E nel mio sorriso ho rivisto il sorriso di mio fratello. Ho ripensato alla nostra infanzia Asperger (nessun amico, la famiglia, le passioni, i rituali, la scuola, i giorni spesso uguali a sè stessi, sempre). Ho cercato di guardarmi con serenità e chiudere gli occhi e pensare alla vita. Alla mia attuale compagna, alle cose belle del mondo.

§

Il mondo è pieno di bellezza.

Il mondo è pieno di una luminosa bellezza.

La vedo, è li. Il mondo è pieno di speranza, di opere d'arte, di persone che agiscono per il bene (e il male, attenzione, lo vedo, lo sento).

Osservando il mondo, sia nel bene, sia in ciò che è doloroso, cerco di capire, specialmente oggi, cosa sia la vita. Guardo le mie difficoltà. Guardo il mio deficit. Guardo tutti i miei problemi (e sono immensi e so quanto siano grandi).

Sono in lutto e la morte è segno e cifra sul mio corpo e sulla mia pelle. E non ci sono parole per descrivere tanto dolore se non le parole che richiamano al silenzio. La morte è una pagina bianca. Una pagina bianca che disperatamente vogliamo scrivere e che non accetta di essere scritta.

Un incendio ha bruciato l'orizzonte di ciò che sono. Sento di non essere capace di tenere, da solo, i legami di una vita degna di essere vissuta (e, attenzione, una seconda volta, io voglio vivere). So che ho pianto (e non è vero che gli autistici non piangono. So che seguendo la successione, sono stato autistico in modo malato (ho voluto fare tutto secondo la  l e g g e... articolo 571 del codice civile e così via...).

So che accanto al suo sepolcro ho pregato in greco e in latino. (Prego sempre in latino, l'italiano non si addice al cristianesimo).

§

Per me, per Paolo, la morte non è un distacco.

E' una presenza.

E' una ferità presente.

Che ho qui, nel cuore, che ho qui, nel corpo, che ho qui, nell'anima.

Non lascerò mai la mano di mio fratello, così come non lo farò di mia madre e della mia carissima amica che ho perso.

Sono qui. E non capisco e non posso capire cosa significhi lasciarli andare via. Non capisco perché non possano essere con me o perché la vita non si concili con la morte o la rifugga.

So che come essere umani proviamo dolore e questo dolore non può essere fuggito e di questo dolore io non ho paura. E voglio scriverlo che amore affetto paura dolore tristezza piacere ansia tensione e così via sono parti di noi.

§

Dunque, a te, fratello carissimo, la testimonianza della presenza che sei per me.

§

A Dio.

Noi.

Un giorno.


Valentamandragola77NewtonWendychocolatrondinella61WBorgMarcofAmelieLudoEstherDonnelly
Post edited by lollina on
«1

Commenti

  • torukhtorukh Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,200
    Te lo scrivo ma vorrei farlo sentitamente.

    Uno sguardo negli occhi rapido ma non troppo, seguito da un abbraccio stretto in segno di riconoscimento di un sentire che è "
    noto".
    EstherDonnellyrondinella61lollinaFenice2016PuckWBorgOssitocinaDingo
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 9,942
    @Pavely come già scritto quando ho saputo, ti sono vicino. Un forte abbraccio
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • SoylentGreenSoylentGreen Membro Pro
    Pubblicazioni: 301
    Ti sono vicino anch'io @Pavely
    se hai tempo ti invito a guardare questo intervento


    :x
  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 969
    Grazie per aver condiviso e ricordato, questo aspetto della vita.
    Un abbraccio, in silenzio.
  • Simone85Simone85 SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 1,516
    Non so come funzionano bene le cose ma non so se con la diagnosi sarebbe mai riuscito a continuare a fare il militare, che è stato il sogno della sua vita da quel che ho capito. Ma poi chi se ne frega, immagino che per te sia stato prima di tutto un fratello piuttosto che asperger.

    Condoglianze, se ti va di parlarne noi siamo qui, io sono qui. Oltre a parlare di lui mi piacerebbe anche continuare a leggere il tuo stato di animo di tanto in tanto.
  • PavelyPavely Senatore
    modificato 18 April Pubblicazioni: 2,293
    Grazie Simone85.

    Il fatto è che il lutto, la perdita di una persona cara, è un sentimento che equivale al Silenzio.

    La morte è l'attimo in cui tacciono le parole. E' proprio quella condizione in cui non c'è alcuna comunicazione. E, soprattutto oggi, osservavo come ci sia un legame molto forte tra Autismo e Morte.

    Secondo la mia opinione, chi è molto vicino all'Autismo sa come il Silenzio sia una condizione naturalissima. Alle volte, non parliamo. Alle volte, non sentiamo - parlo per chi, come me, ha un autismo molto pronunciato e "problematico" - il bisogno di comunicare verbalmente. (E il mondo Nt è "sommerso", vive di parole...).

    I Cimiteri sono luoghi "inaccessibili". Così come sono inaccessibili moltissime forme di autismo. Comprendere il mistero dell'Autismo, signfica andare "oltre il silenzio" e avere piena coscienza di un sentimento che può essere solo percepito e non detto. Io osservo il Silenzio che mi lega a mia madre e a mio fratello che non sono più accanto a me.

    Non posso più parlare con loro e loro sono qui. Accanto a me. E' come se la loro "presenza nei sentimenti" fosse fortissima. E' come se ogni ricordo che ho di loro "con loro" sia vivissimo e presente e abbia colori straordinari e emozioni attuali. La Ragione Neurotipica mi dice che dovrei "elaborare il lutto" e accettare una "distanza" e comprendere ciò che mi separa da loro.

    Pure, mi chiedo: può veramente una persona autistica elaborare il lutto?

    Una persona autistica può veramente accettare la morte delle persone che ha amato?

    La mia risposta è no.

    Oggi, sento come io non sia mai stato capace di costruire a m i c i z i e. L'unica dimensione in cui io mi sia mosso è stata ed è quella dell'a m o r e.

    Ma l'amore - intendo dire - se è veramente AMORE, parola da scriversi tutta con lettere maiuscole, accetta la parola fine? Non può accettarla. Non può accettarla perché ciò CHE FA TERMINARE L'AMORE E' SOLO LA PAURA.

    Ma io non ho paura né di mia madre né di mio fratello. E non avendo mai avuto paura di loro, razionalmente, come posso smettere di amarli? Come posso anche solo vivere un momento della mia vita senza avere una piena coscienza del sentimento di amore che mi lega a loro?

    Ripenso ai loro volti, ai loro visi, alle loro parole. Ripenso al fatto che avrei voluto essere PIU' NEUROTIPICO e dare loro più parole, dare loro più ragioni, dare loro più momenti in cui stare assieme. Avrei voluto fare con loro viaggi, avrei voluto passare con loro più pomeriggi, avrei... no... voglio, tempo presente, più tempo con loro ed un tempo, dunque una vita, che non mi sarà mai data.

    Proprio avendo perso due stelle del Cuore, proprio avendo piena coscienza di come queste due Stelle siano li e mi ricordino l'Amore che provo, mi confronto con ciò che i Neurotipici dicono della Morte e del Lutto e non lo capisco. So di soffrire, questo si. Soffro. Sto male. Perché negarlo? E proprio percependo questa mia sofferenza io mi interrogo se sono d e p r e s s o. E la risposta è no. No. Ho sofferto di Depressione. Questo si. Ed è naturale che sia successo (succede a tantissimi autistici).

    §

    Ciò che mi amareggia è il c o n f r o n t o.

    Attorno a me c'è un mondo neurotipico. Che detta le r e g o l e.

    Che afferma come una vita degna di essere vissuta sia una vita che rispetti determinate regole e queste regole sono neurotipiche.

    Sposarsi, avere successo, fare carriera, essere Maschi alfa, essere creativi, lasciare un segno nella società. Contribuire al progresso del mondo...

    Proprio pensando a mia madre e a mio fratello, io provo una enorme s t a n c h e z z a davanti alle REGOLE NEUROTIPICHE. E' vero, sono un disabile. E' vero non riesco a superare il mio Handicap e a trovare un lavoro. E non sono uno stupido e non ho deficit che, in teoria, mi impedirebbero di contribuire a questa società.

    Ma vivere in un mondo Neurotipico significa sopportare una s t r e s s così grande, che alle volte, semplicemente mi spengo.

    §

    Io vengo da una famiglia innervata, contraddistinta, da autismo.

    E tutti siamo, forse, stati e stiamo male in questo mondo.

    (L'autismo ha una fortissima connotazione genetica).

    So che mio fratello ha molto sofferto. Non ha mai avuto una diagnosi e non so cosa sarebbe accaduto se avesse fatto un percorso di consapevolezza.

    Non so, non posso sapere, cosa avrebbe detto, per lui, la classe medica.

    §

    So che ha sofferto e ha vissuto la sua vita.

    So che tantissime volte, durante il giorno, io mi fermo e rivivo gli attimi in cui ero al cimitero.

    E ho visto il Tumulo e i Fiori e la Croce.

    §


    E' vero: negli ultimi anni i Neurotipici si sono aperti TANTISSIMO a noi.

    Oggi, viviamo una stagione in cui c'è una conoscenza diffusa, in cui tantissimi di loro vogliono sapere la nostra condizione, in cui ci accettano.

    Sia la condizione così diffusa qui - la condizione Aspie, la vostra condizione così funzionale (intendo dire: nel Forum la quasi totalità è composta di Autistici che hanno famiglia, figli, lavoro... e così via) - sia per chi ha un Autismo fortemente pronunciato (come nel mio caso e come in tanti altri casi. Anche qui...).

    §

    Avrei voluto per mio fratello, pace.

    Così come l'avrei voluta per mia madre.

    E accanto a questo pensiero c'è il mio amore e il mio ricordo di loro...

    §

    Specialmente oggi.

    Soprattutto oggi.
    EstherDonnellyNewtondamyMononokeHimeAmelielollinamillyKaliaGrizliSimone85Puck
    Post edited by Pavely on
  • Simone85Simone85 SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 1,516
    Non sono molto sicuro che la ragione neurotipica dica questo. Ognuno ha un suo modo per metabolizzare il lutto, c'è chi riesce ad andare avanti e chi no.
    Un autismo in questo non dovrebbe essere agevolato? Il suo vivere in maniera più o meno asettica, dipende dall'intensità, dovrebbe aiutarlo a non farsi coinvolgere troppo emotivamente. Certo potrebbe sempre arrivare il momento in cui realizza, ma non dovrebbe essere comunque più "difeso" emotivamente?
    Pure in questo momento Pavely, io non so dire se hai intenzione di chiederci supporto morale oppure se hai voglia di un "confronto".


  • PuckPuck Membro Pro
    Pubblicazioni: 46

    @Simone85  Secondo me, possiamo vivere in un modo che, in un certo senso, appare "asettico" nei confronti di ciò che per noi è nel mondo esterno e che non abbiamo "assimilato"... ma quando si parla di ciò che, ormai, fa parte di noi stessi e del nostro mondo è tutta un'altra faccenda. Quando una cosa ci tocca, nel bene o nel male, e ha delle conseguenze sulla nostra interiorità, io direi che da autistici ne siamo travolti - o annichiliti, come nel caso di un grave lutto - molto più del normale.

    Io a volte posso ridere, continuare a distrarmi e perdermi in fantasticherie in periodi in cui soffro profondamente, e non mostrando le mie emozioni posso sembrare impassibile a chi mi vede, così, stranamente fredda. Ma la verità è che il "freddo" è sul fondale del mare dei miei pensieri; dove, sotto al cielo sereno, più in basso del lussureggiare di coralli e pesci, ci sono lo sgomento, l'incapacità di elaborare, il gelo e il Nulla. Un assordante, perfetto silenzio, come dice Pavely.

    AmelieSimone85Fenice2016
  • PavelyPavely Senatore
    Pubblicazioni: 2,293
    Simone85 ha detto:

    Non sono molto sicuro che la ragione neurotipica dica questo. Ognuno ha un suo modo per metabolizzare il lutto, c'è chi riesce ad andare avanti e chi no.
    Un autismo in questo non dovrebbe essere agevolato? Il suo vivere in maniera più o meno asettica, dipende dall'intensità, dovrebbe aiutarlo a non farsi coinvolgere troppo emotivamente. Certo potrebbe sempre arrivare il momento in cui realizza, ma non dovrebbe essere comunque più "difeso" emotivamente?
    Pure in questo momento Pavely, io non so dire se hai intenzione di chiederci supporto morale oppure se hai voglia di un "confronto".


    Cerco supporto morale.

    Non mi voglio confrontare.

    In verità, cerco solo il modo di "far parlare il cuore".
    AmelieFenice2016mandragola77Simone85
  • PavelyPavely Senatore
    Pubblicazioni: 2,293
    Puck ha detto:

    @Simone85  Secondo me, possiamo vivere in un modo che, in un certo senso, appare "asettico" nei confronti di ciò che per noi è nel mondo esterno e che non abbiamo "assimilato"... ma quando si parla di ciò che, ormai, fa parte di noi stessi e del nostro mondo è tutta un'altra faccenda. Quando una cosa ci tocca, nel bene o nel male, e ha delle conseguenze sulla nostra interiorità, io direi che da autistici ne siamo travolti - o annichiliti, come nel caso di un grave lutto - molto più del normale.

    Io a volte posso ridere, continuare a distrarmi e perdermi in fantasticherie in periodi in cui soffro profondamente, e non mostrando le mie emozioni posso sembrare impassibile a chi mi vede, così, stranamente fredda. Ma la verità è che il "freddo" è sul fondale del mare dei miei pensieri; dove, sotto al cielo sereno, più in basso del lussureggiare di coralli e pesci, ci sono lo sgomento, l'incapacità di elaborare, il gelo e il Nulla. Un assordante, perfetto silenzio, come dice Pavely.

    @Puck sinceramente: grazie.

    Io penso che tu abbia colto, in pieno, il messaggio che volevo trasmettere.

    §

    In verità, è stato scritto che le emozioni "base" siano: l'affetto, la tristezza, la felicità, l'amore, la paura, la rabbia, l'odio, la tensione, l'ansia, il piacere e il dolore.

    I neurotipici aggiungono due loro emozioni (assolutamente sconosciute, secondo il mio punto di vista, agli autistici): il disgusto o la sorpresa. Nel senso: un autistico davanti ad un qualcosa verso cui un Neurotipico dice di provare "disgusto", prova "odio". Così come davanti a qualcosa che "sorprende", un autistico prova "paura". (Ma questo è un altro discorso...).

    A questa serie di emozioni, io aggiungo l'emozione "autistica" che chiamo, idealmente, "silenzio".

    §

    Silenzio è il momento esatto in cui le emozioni condivise con i neurotipici tacciono e subentra l'autismo nella sua purezza.

    I Neurotipici hanno cercato più volte di avvicinarsi al silenzio ma il loro mondo - fatto di parole, di musica, di dialoghi, di presenza, di azione - non può comprenderlo, né può comprendere - anche nel più bel chiostro del Mondo, neanche nel deserto di Atacama, neanche nella più bella opera di Bach - cosa significhi.

    §

    Ricordo un esperimento psicologico.

    In breve, fu chiesto a delle persone di compilare un questionario di 30 domande sulla compatibilità della personalità.

    Le persone con un profilo affine, furono portate ad un tavolo, messo in una stanza insonorizzata, una davanti all'altra, e fu chiesto loro di guardarsi in viso per 4 minuti senza parlare (nel modo più assoluto).

    A distanza di due mesi, non solo la stragrande maggioranza di loro si innamorarono a tutti gli effetti ma una coppia scelse di sposarsi e invitò tutti i partecipanti all'esperimento alle nozze.

    Proprio quando delle persone sanno vivere il "silenzio" tra loro entrano a contatto con un'emozione così vera, così presente, così violenta che, spesso, contraddistingue le loro stesse anime.

    §

    Proprio ragionando sull'emozione "silenzio", io traccio un filo ideale tra l'autismo, l'amore, la morte, il lutto, la nostra identità.

    E ora, dico, ora che scrivo ripenso a questo post e mi accorgo di non essere capace di dire a parole il concetto che voglio esprimere ma non voglio cancellare ciò che ho scritto.

    Io, Paolo, sono fermamente convinto che arriverà il giorno in cui i Neurotipici capiranno il significato del Silenzio (intendo dire cosa si prova quando si entra in una Chiesa, cosa si prova davanti ad una valle sterminata, cosa si prova guardando le stelle) e capiranno come questa parola indichi, soprattutto, un'emozione e la metteranno nel loro "catalogo" (attualmente, oggi, nel 2017, nel modo più assoluto non esiste uno scienziato neurotipico che abbia scritto o pensato che il silenzio sia un'emozione).

    §

    Ciò che mi lega, oggi, a mio fratello e a mia madre è, soprattutto, il Ricordo e l'Amore per loro.

    Queste emozioni vivono la dimensione del Lutto e le percepisco attraverso la chiave del Silenzio.

    Proprio in quanto sono una persona autistica, per me, il Silenzio è la prima delle emozioni e proprio perché ragiono in quest'ottica (non "ragioniamo", dico "ragiono" perché parlo SOLO PER ME) io ho la presenza di chi ho perso.

    La cosa che mi fa male è che riesco a c o n v i v e r c i.

    La cosa che non riesco bene a capire è che andare al cimitero non mi crea sgomento o altro: mi dà pace.

    La cosa che percepisco è che ho la presenza di chi ho amato. E questa presenza mi dà serenità e non è solo s o f f e r e n z a.

    ...

    Inquadrare le emozioni è difficile.

    Parlarne, poi, è quanto di più arduo possa esistere.

    Perché non sono un poeta.


    MononokeHimeNewtonFenice2016PuckSimone85
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