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Adolescenza e diagnosi

Mettiamo che un genitore sospetti che il proprio figlio abbia alcuni tratti rientranti nello spettro, e che desideri intraprendere un percorso, in quale modo potrebbe procedere per non ledere l'autostima del figlio?
Opzioni
1) Parlarne prima con il coniuge, e poi con il figlio? In questo caso, come dire al figlio che si sta andando da uno psicologo?

2) Prendere prima un appuntamento con uno psicologo o centro, insiene al coniuge, esporre i problemi e dopo parlarne con l'adolescente?

Quanto è alto il rischio che l'adolescente sviluppi una autostigmatizzazione?
Come non far sentire il figlio " sbagliato ".

Gradirei suggerimenti di genitori con figli di età conpresa tra gli 11 ed i 17 anni.


AmelieLifeIsDomitillaKaliaLibellula
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Commenti

  • LifeIsLifeIs Veterano Pro
    Pubblicazioni: 697
    Secondo me, chiedendo solo a genitori, metti un limite che potrebbe precluderti consigli utili. Ci sono persone che non sono genitori, ma siamo tutti figli
    Puck
    Ciò che scrivo non è mai una verità assoluta, ma solo quella che è la mia opinione personale al momento della stesura.
    Per comodità e per facilitare la lettura, potrei scrivere generalizzando e ponendo le mie idee come certezze, non lo sono.
  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,133
    Vero, raccolgo il tuo consiglio, @LifeIs
    Diciamo che cerco le parole da dire ad un adolescente. In che modo introdurlo.
    La considerazione è che sta in un'età in cui i ragazzi desiderano non sentirsi diversi.


    Sarebbe semplice se lui percepisse di avere delle difficoltà. Diciamo che di lui ho una percezione di un adolescente tranquillo un po' timido e riservato (ma io lo vedo da madre asperger, quindi per me quella sua riservatezza è normale, anzi, alla sua età ero molto più in me stessa) , ma dalla scuola ci vengono suggerimenti di tratti.







    Libellula
  • SirAlphaexaSirAlphaexa SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 1,442
    poke ha detto:

     Quanto è alto il rischio che l'adolescente sviluppi una autostigmatizzazione?
    Come non far sentire il figlio " sbagliato ".  

    Ma questo, ahimè, ci sarà sempre. 
    Quanti ragazzi vanno (e sopratutto dicono, sono cose che prima o poi vengono allo scoperto tra amici) dallo psicologo? E sopratutto, chi non caderà nello stigma del "psicologo é per i matti"?  
    E un concetto piuttosto simile a qualsiasi elemento che rappresenta una minoranza; che può essere - per esempio - il proprio colore della pelle. 
    Inoltre il rischio dipende dall'età, ma ci sarà sempre. Specialmente nei giovanissimi.

    Per esempio, io, 17 anni, dalla mia prima diagnosi a 8 - non sono stato, molto seguito dai miei...e questo mi ha rovinato parecchio. Ma, la cosa ben peggiore é stata vedere, anno dopo anno, con i miei stessi occhi che quello che vivevo io - non lo vivevano tutti. Lo vedi prima confuso, poi basta poco e capisci che essere diverso dagli altri non é positivo. E se non hai nessun supporto, si crea l'autostigmazione. 

    Credo che bisognerebbe trattare l'argomento in modo fluido, prima con i genitori e gli specialisti e dopo con il figlio, e se le conferme sono giuste, potrà comunque continuare la sua vita come meglio desidera. 
    E spiegare che la psicologia/psichiatria/e co non é una cosa cattiva e solo una minima parte é comporta sta condizioni gravissime. 

    LifeIsamigdala
    18.11.2016
    "Hai promesso di esserci - ma ora stai baciando un altro e io sono morto"
  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 3,519
    @poke

    Penso che il primo step debba essere che i genitori incontrino da soli il professionista, esponendo i motivi dell'incontro e le eventuali caratteristiche del ragazzo, insieme agli aspetti familiari, scolastici, sociali.

    Successivamente sarà il professionista stesso a chiedere di incontare il ragazzo, insieme ai genitori, per conoscerlo.

    La motivazione da dire al ragazzo riguardo l'incontro con il professionista può essere concordata con il professionista stesso, durante l'incontro precedente. A seconda dell'età del ragazzo si decide come muoversi.

    Si possono utilizzare le aree fragili (rendimento scolastico, difficoltà nella sfera dell'amicizia o della famiglia, ecc.) come motivazione per la scelta di incontrare una persona che si occupa di bambini/ragazzi e che hanno conosciuto i suoi genitori.

    Ma questa è solo un'opzione.

    La cosa che posso dirti, e che sicuramente condividerai, è che deve esserci grande stima e fiducia per il professionista, da scegliere attentamente.

    Sono sicura che tutto scorre liscio ed ogni cosa trova la sua strada quando ci si affida a chi è esperto e sa fare meravigliosamente bene il proprio lavoro.

    Spesso i timori che proviamo noi adulti sono inesistenti nei nostri ragazzi che vivono senza troppe sovrastrutture, per fortuna!

    Credo non ci si debba preoccupare troppo per delle sofferenze che probabilmente nemmeno ci saranno, ma piuttosto cercare di vivere questo momento come un'occasione importante, come un evento positivo per tutta la famiglia.

    LifeIsnebelwolfgang
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • LifeIsLifeIs Veterano Pro
    modificato 13 May Pubblicazioni: 697
    Dunque, @poke
    Ho cercato qualche dato su tuo figlio nelle discussioni per cercare di consigliarti meglio, non ho trovato molto purtroppo.

    Ti scrivo questo sapendo soltanto che tuo figlio ha probabilmente un'età superiore a 11 anni e inferiore a 17

    Che è molto intelligente, anche più di te

    Poi ho appreso qualcosa su di te

    Quindi tieni presente che non ho molti dati per elaborare una risposta.

    Di base, direi di agire parlando prima con il coniuge, essere d'accordo su come agire è importante

    Dopo di che parlarne con uno psicologo, senza il figlio. Un parere in più, dato da una persona "esperta" può essere utile. L'obiettivo sarebbe anche quello di essere quasi certi che lui rientri nello spettro.

    Poi, parlarne o non parlarne ancora con l'adolescente

    Tuo figlio, molto intelligente, dovrebbe essere in grado di capire la situazione

    Il mio dubbio dipende da questa cosa che ci hai detto "sarebbe semplice se lui percepisse di avere difficoltà"

    Tu ritieni che lui non percepisca di avere difficoltà? Non è introspettivo? Ti chiedo dell'introspezione perché ritengo molto probabile che un ragazzo introspettivo abbia una buona percezione delle proprie difficoltà, persino molto elaborata, data la sua intelligenza

    Mi sento quasi a disagio a dirti questa ovvietà ma voglio essere chiaro "se deciderai di non parlarne al figlio non è il caso di farlo parlare con uno psicologo", non prima di aver parlato con lui

    Io sono più propenso a pensare che tuo figlio, se ha difficoltà, comprenda di averne, e sia in grado di comprendere le ragioni per le quali lo volete portare da uno specialista, se gli verrà comunicato in modo "corretto"

    Come ho detto prima non ho molti dati, come ho detto a mononokehime le certezze non esistono, e per capire in che modo potrebbe essere meglio comunicare questo a tuo figlio, ritengo necessario disporre di un'ampia conoscenza dell'interessato

    Quindi non mi esprimerò in questo post su come tu debba comunicargli le varie possibilità, parlo di varie possibilità perché ritengo che sia tuo figlio a dover prendere la decisione finale, sono piuttosto convinto che dovresti esporgli delle possibilità ed elaborarle insieme a lui

    Se ho capito bene tu parli molto con lui, questo, potrebbe giocare a vostro favore, prima di parlargli dovresti considerare eventuali suoi blocchi, fissazioni, le cose sulle quali sai che lui è intransigente, in modo da ridurre la possibilità di conflitti

    Riguardo alle possibilità che sviluppi un'autostigamtizzazione, la mia impressione è che voi abbiate buone possibilità di riuscire ad evitarlo, da come racconti mi sembra di capire che tu ritenga che attualmente lui non si senta sbagliato

    Le ragioni per le quali ritengo che abbiate buone possibilità sono molteplici, tu sei una madre "nd", in quanto tale, dovresti essere in grado di capire tuo figlio "nd" meglio di quanto possano fare mediamente le madri "nt" con il proprio figlio "nd".
    Riguardo questo aspetto ti darei il semplice consiglio di non proiettare eccessivamente la tua esperienza su di lui, non è detto che lui si senta come ti senti o ti sentivi, sicuramente siete cresciuti in contesti diversi.

    Poi mi sembra evidente che tu ci tenga molto a lui, a garantirgli di crescere al meglio, ecco, non è scontato che una madre lo sia

    Le altre ragioni sono derivanti da queste.

    @poke questo è ciò che mi sono sentito di dirti finora, non ho voluto dare nessun elemento per scontato, per garantirti una collaborazione migliore

    Forza! E comunque vada con tuo figlio sii fiera di lui

    Io ho sofferto moltissimo ma sono comunque felice di quello che sono diventato! Non cambierei nulla del mio passato, nemmeno se fosse possibile
    Post edited by LifeIs on
    Ciò che scrivo non è mai una verità assoluta, ma solo quella che è la mia opinione personale al momento della stesura.
    Per comodità e per facilitare la lettura, potrei scrivere generalizzando e ponendo le mie idee come certezze, non lo sono.
  • LibellulaLibellula Veterano Pro
    Pubblicazioni: 672
    @poke scusa ma questo ragazzo sente di avere qualche problema? Se sì, esattamente che problema pensa di avere. 
    DomitillaLifeIsSirAlphaexa
  • mamma_francescamamma_francesca Veterano Pro
    Pubblicazioni: 542
    Io penso che dovresti chiederti quali problemi ha (e non se rientra nello spettro) e quali sono le possibilità di risolverli; che cosa vuole lui dalla vita (soprattutto se è più vicino ai 17 che agli 11) e se quello che vuole ottenere è a rischio, se è infelice, se è a rischio depressione. Altrimenti lo vedo come un eccesso di medicalizzazione. Soprattutto se è vicino ai 17 direi che la voglia di andare da uno psicologo la dovrebbe avere lui, altrimenti è una costrizione.
    Domitillamandragola77SirAlphaexa
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 2,788
    Se il ragazzo non sta male, non chiede aiuto, forse una notizia simile potrebbe fargli male e creargli un problema che prima non sentiva. Tu hai l'impressione che lui nasconda dentro di sé qualche sofferenza?
    Secondo me è importante capire questo: se sente di avere dei problemi, o se le sue peculiarità non lo condizionano in negativo.
    Il rischio credo sia proprio, come dice @mamma_francesca, un eccesso che al posto di aiutarlo lo fa sentire inadeguato.

    Tu gli hai parlato di te e della tua diagnosi? Se lui sa di te e sa qualcosa dell'asperger, potrebbe essersi fatto qualche domanda su se stesso, e non dovrebbe avere timore di parlartene.
    LifeIsSirAlphaexaLibellula
  • LibellulaLibellula Veterano Pro
    Pubblicazioni: 672
    @poke rileggendo questa tua frase, ho capito che in parte mi avevi risposto "Sarebbe semplice se lui percepisse di avere delle difficoltà. Diciamo che di lui ho una percezione di un adolescente tranquillo un po' timido e riservato (ma io lo vedo da madre asperger, quindi per me quella sua riservatezza è normale, anzi, alla sua età ero molto più in me stessa) , ma dalla scuola ci vengono suggerimenti di tratti.

    Da quello che capisco io il problema è stato posto solo dalla scuola? Posso chiedere, altrimenti è difficile aiutare e ti assicuro che mi piacerebbe invece riuscire a dare un mio contributo, esattamente che tratti suggerisce la scuola? Non voglio apparirti invadente. 




  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,133
    Eccomi, vi leggevo ma non riuscivo a scrivervi.

    Prima di tutto grazie.

    Il ragazzo ha 14 anni, i problemi sono iniziati dalla materna.
    Ci facevano presente che il bimbo non paetrcipava ad alcune attività di gruppo e preferiva passare le ore in giadino per conto suo.
    Quindi lo abbiamo portato da una psicologa del pubblico, sospetto mutismo selettivo. Le visite erano diluite di due mesi in due mesi, e l'unica soluzione al problema era: fatelo parlare... di cui grazie. Eh...
    Quindi ci siamo rimboccati le maniche e lo abbiamo spronato, lascianto stare la psicologa.
    Alle elementari le maestre ci stressavano ai colloqui, perché durante la ricreazione preferiva passeggiare e chiacchierare solo con il suo amico prefertio, contrariamente a quanti facrvano gli altri che giocavano a calcio.
    Durante la lezione faceva palline di carta e le allineva, o metteva in fila le matite.
    Circa a 7 anni premetto che per me era tutto normale, in quanto mettere in fila le matite era perché simulava le battaglie con i soldatini, più interrssanti delle lezioni (mettendosi nei panni di un bimbo).

    Alle medie la prof. storia ci convoca
    Non per il rendimento, ma perché a suo dire il ragazzo appare molto in sé.
    Ci dice: prenderla da persone intelligenti, ma vs figlio ha dei tratto che sembra autistico.
    Durantr l'ora di ricreazione resta immobile e non si amalgama con la classe.
    Il prof di francese, sempre in III Media, ci dice: il ragazzo è educatissimo, ma sembra essere molto letterale, e non sembra mostrare particolare gioia se prende bei voti, né tristezza se va' male.

    Ora, al primo superiore si presenta il.problema, con i prof. Come se avesse una timidezza fortissima.

    A casa, il piccolo è tranquillo, non sente alcun problema.

    Ne parlai con la pediatra, del colloquio con la prof di storia ma lei escluse l'autismo quando però ha saputo della mia diagnosi, durante la visita di controllo del ragazzo ha chiesto al padre che forse è il caso di fare un controllo.

    @libellula lui sa' del mio essere asperger. La mia iscrizione qui, nel gennaio 2016 fu proprio per approfondire i sospetti della prof. Di storia. Intrapresi la diagnosi, proprio per fare da apripista.
    Io e mio figlio abbiamo molto tratti in comune, lui è senza sbalzi d'umore (meltdown e shotdown) ed ha qualche amico.

    L'idea di un supporto psicologico è per dargli una mano laddove, io ed il padre non riusciamo ad arrivare.
    E premetto che malgrado siamo separati, sui figli siamo stati uniti, e molto, forse troppo dedici.
    Il mio timore è di non riuscire a portarlo verso la spigliatezza sociale, in quanto ho alcuni problemi.. Su di me sto lavorando, quindi pensavo che un supporto fosse un aiuto, non uno stigma.
    Scusate, mi rendo conto che sono sconnessa, oggi.
    Ma io non vedo l'andare dallo psicologo come un essere anomali, piuttosto come una limata laddove da soli o con l'aiuto dei genitori non si arriva.

    P.s. @Lifels
    Ho due figli, quello a cui ti riferisci è il grande, questo è il 14 enne


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