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Differenza tra psicosi infantile e psicosi autistica

LibellulaLibellula Membro
modificato 18 May in Diagnosi, criteri e strumenti
Nell'attesa della diagnosi che ci sarà resa a fine mese su mia figlia adolesente, continuo a rileggere passi sulla psicosi infantile (tormentandomi) e su quella autistica per capire in quale delle due mia figlia potrebbe rientrare.
"Rispetto a questo tipo di patologia la studiosa propone una distinzione tra psicosi autistica e psicosi infantile. Un bambino autistico non ha alcuna percezione della propria madre e del mondo esterno, dal momento che non è in grado di differenziare l’interno dall’esterno. L’autismo, secondo la Mahler, si manifesta gradualmente nei primi mesi di vita. I sintomi sono: linguaggio assente o poco comunicativo, comportamento stereotipato, attenzione periferica, crisi di agitazione psicomotoria, bisogno di costanza ossia di immutabilità dell’ambiente, indifferenza alla madre e grave deficit intellettivo. Questo tipo di disturbo è una conseguenza di una fissazione alla fase di autismo normale e potrebbe essere causato da fattori ambientali e intrapsichici del bambino. Pertanto l’ipotesi di una correlazione tra la psicosi infantile e l’incapacità o la patologia della madre è esclusa. La psicosi infantile si manifesta nel secondo anno di vita, dopo uno sviluppo apparentemente normale, I sintomi sono: gravi crisi di angoscia che si scatenano in seguito alla separazione dalla madre e che prevedono una serie di tentativi disperati di riunione. Secondo la Mahler la psicosi infantile è la conseguenza di una fissazione alla fase di simbiosi normale.

Voi cosa ne pensate? Avete vissuto direttamente o indirettamente questo tipo di problematica? 

Credo che mi diranno che i problemi di mia figlia (comprese allucinazioni varie) sono dovute al difficile distacco da me all'età di due anni. Sto cercando di ricordarmi quel periodo ma con molta difficoltà.
Post edited by Libellula on

Commenti

  • lollinalollina SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 3,037
    Mi sentirei di dirti di lasciare la diagnosi agli specialisti e di non leggere cose che magari ti faranno stare peggio, ma so che non lo farai e quindi provo a risponderti anche se ammetto che non ho gli strumenti per farlo.

    Sicuramente la lettura clinica si palesa sempre tropo rigorosa, ma questo è necessario affinché ci siano delle linee guida, quindi tu tieni presente questo.

    Da quanto accenni sembra che si parli di autismo grave con ritardo, e quindi è poco attinente al tuo caso questa lettura.

    Una cosa interessante pero vorrei sottolinearla, ovvero la mancanza di concetti come interno/esterno e pubblico/privato, quindi mancanza più o meno evidente di senso di appartenenza alla famiglia e nella fattispecie alla mamma, è una componente dell'autismo molto tipica nello spettro, ma non è detto però che si palesi come pensiamo o come scrivono.

    L'autismo non gioca a carte scoperte!

    L'evidenza di alcuni elementi vien fuori in maniera discordante attraverso accadimenti in molti casi difficilmente interpretabili.

    La difficoltà molto spesso coinvolge gli stessi specialisti perché i conti possono non tornare, ed il manuale viene ribaltato a seconda delle età.

    La competenza di sentire l'adulto presente sicuramente non manca, e quindi il bambino può mostrare affetto ugualmente, ma ciò che può non attivarsi è il nesso emozionale/ istintivo con l'adulto che è poi in definitiva, prima di tutto, sua "madre".

    Come dire... "ti colgo, sento che ci sei", riconosco il tuo ruolo, ma non il nostro legame; il nesso mi è indifferente.

    Prendo in prestito dei concetti che riguardano il linguaggio.

    Come dire, "sento che logicamente siamo connessi, direi sintatticamente, ma non semanticamente, non nel "significato" che questa connessione comporta a livello profondo;

    e nei suoi simboli carichi di valore che questo legame comporta naturalmente, biologicamente.

    Questo aspetto può essere non colto dai professionisti che non sono in comunicazione con il proprio sentire, ed è per questo che le madri in genere non sbagliano.

    Loro sanno cosa succede. Sanno che il figlio non c'è per loro, ovvero non nella maniera che ci si aspetta. E questo non si osseva, ma si sente.

    Ci vogliono recettori particolari per sentire le dissonanze, per viverle e capirle. E buon cuore e coraggio per affrontarle.

    Il guardare i video di tua figlia da piccola può aiutarti. O anche sentire le sue maestre dell'asilo, o testimonianze simili. In genere anche quando tutto sembra essere perfetto non sfugge a chi vede tanti bambini questo particolare. La distanza non si misura ma si avverte.


    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • Simone85Simone85 SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 1,515
    Quando ci sarà la diagnosi esattamente? In che data?
    Da qui non posso dire nulla, dovrei vedere la bambina... avrei qualche dubbio sulla psicosi autistica (mi suona strano) ma preferisco non dire nulla.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    modificato 20 May Pubblicazioni: 9,939
    @Libellula scusami se sono stringato. Lascia perdere la Mahler e se qualcuno la cita in una relazione clinica scappa il più lontano possibile. La psicoanalisi ha rovinato (colpevolizzando) generazioni di genitori di bambini autistici (e anche di bambini con schizofrenia infantile).
    Psicosi autistica è una diagnosi che non viene usata da almeno 20 anni.
    lollinamandragola77LifeIs
    Post edited by wolfgang on
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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