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Emozioni Asperger (secondo la mia opinione)

PavelyPavely Andato
In questo post, desidero elencare tutte le Emozioni che considero, secondo la mia opinione, Asperger.

§

Scrivo questo post perché mi sono accorto che alcune persone a cui voglio bene e che passano di qui non ne sanno il nome. La cosa, in sé, mi stupisce. E mi meraviglia perché sono venuto a conoscenza che non ci sono articoli "indipendenti" - cioè scritti da persone autistiche - che si siano mossi o l t r e la cultura neurotipica.

Quindi, per come sono fatto, l'opinione di persone che so neurotipiche sulle emozioni autistiche non mi è centrale. E' un post, questo, scritto per determinate persone, con un preciso scopo. Nel farlo, però, scelgo di condividere con voi la riflessione globale che c'è dietro. E il pensiero che c'è dietro è un'evidente stanchezza nel sentire giovani Asperger non conoscere alcuni concetti fondamentali.

Sono conoscibilissimi. O meglio: molti Asperger Radicali Ricercatori li conoscono da tempo.

Penso sia opportuno parlarne perché - ovviamente - in qualsiasi conferenza un Asperger si rechi non ne sentirà parlare (mai) dai relatori.

§

Prima di tutto però una premessa.

Esistono Emozioni fondamentali e "universali". Diciamo esistono circa una decina (il numero è discusso ancora oggi) di emozioni che sembrano essere presenti in tutta l'umanità.

Alla base della teoria che propongo, però, c'è un concetto fondamentale. Da qualsiasi elenco si scelga di preferire, appare opportuno cancellare due Emozioni centrali: il Disgusto e la Sorpresa.

Chi è Autistico non prova disgusto.

Analizzando il punto, i Neurotipici dicono: "Spesso gli Autistici non capiscono i sottointesi o non hanno un senso dell'umorismo tradizionale". Un bambino neurotipico piccolo, ad esempio, può dire le "parolacce" come "Cacca", "Stronzo" o altro e, conseguentemente, ridere di esse. Un bambino autistico non lo farà mai. C'è un legame tra l'umorismo e il disgusto. Ad esempio: in tutte le barzellette in cui si ridicolizzano e si umiliano i Carabinieri accostandoli ad un esempio paradigmatico di stupidità si ha, tecnicamente, una forma di "disgusto". Non ti apprezzo, ti allontano, sei "ridicolo", fai "ridere".
Ridere di qualcuno, ridicolizzare una persona, farne un'imitazione significa agire un comportamento che un autistico non può capire. E' la ragione per cui - ad esempio - moltissimi autistici sono oggetto di Bullismo e non se ne rendono conto o sono manipolati e accettano ciò che sta accadendo senza capirlo a pieno. E' possibile che una Misera Persona versi sopra la testa di un Autistico della pastasciutta e che quest'ultimo, letteralmente, r i d a di quanto sta accadendo. Manca il legame contestuale, manca la stessa emozione del disgusto, manca la percezione di essere oggetto di qualcosa di sbagliato, non c'è la comprensione di ciò che può essere sottointeso.
Molti autistici non comprendono la malevolenza, la cattiveria, il rifiuto, il razzismo, l'allontanamento. E se una comunità di persone neurotipiche, ad esempio, sceglie di "emarginare" qualcuno, la persona autistica può, realmente, chiedere: "Perché lo fate?". E' praticamente impossibile che un Autistico reale manifesti odio razziale, rifiuto dell'Altro c o m e persona e in quanto tale, che abbia preconcetti o condivida schemi culturali in tal senso.

Detto questo occorre ricordare che gli Scienziati neurotipici dicono l'esatto opposto.

Cioè: gli scienziati neurotipici sono assolutamente convinti che gli Autistici provino disgusto. Non ho le risorse cognitive, culturali o personali per capire tale loro pensiero. Riporto solo un dato oggettivo.

§

In secondo luogo, le persone autistiche non percepiscono l'emozione della Sorpresa.

I Neurotipici sono capaci di comprendere la differenza tra Sorpresa e Paura. Per un autistico, questa differenza non esiste o, meglio, la Sorpresa è inclusa nell'emozione della Paura.

Se un Neurotipico può trovare piacevolissime le Sorprese -  un amico che bussa alla porta non aspettato, l'idea di fare qualcosa di assolutamente folle così, all'improvviso, ricevere o fare un Regalo e sorridere e rimanere compiaciuti della sopresa che ne scaturirà - un Autistico può cadere in un Meltdown.

In tantissimi casi, è sempre opportuno p i a n i f i c a r e le attività o preavvertire la persona autistica di ciò che sta accadendo. Questo perché qualora dovesse presentarsi un imprevisto la persona autistica non solo potrebbe bloccarsi o spegnersi o arrabbiarsi ed esplodere ma, soprattutto, perché siamo di fronte ad uno stato di paura. E la paura è un'emozione legata alla consapevolezza di non avere i dati per interpretare ciò che sta accadendo.

Gli Autistici hanno bisogno di tutte le informazioni per capire ciò che accade in un determinato momento. Se ciò non fosse, il terrore che si potrebbe provare sarebbe enorme, devastante, doloroso. E' sempre opportuno avere una Time-line in cui collocare - spesso con Icons - le attività della giornata. Tutti gli autistici vivono in un constante stato di Ansia e di Paura latente. Qualsiasi novità può essere destabilizzante.

(Anche qui è da segnalare che gli Scienziati neurotipici sono assolutamente convinti che gli Autistici provino veramente l'emozione della Sorpresa e che essa sia dolorosa e fonte d'angoscia. In verità, una persona neurotipica non può capire - a livello cognitivo - come la Paura ricomprenda nel suo senso più ampio il meccanismo della sorpresa. Questo il punto).

§

Detto questo iniziamo con le emozioni.

Dedicherò alla cosa alcuni mesi.

Per me è un modo anche di resistere e capire.

E, forse, non pensare. Non so.

DI ogni parola do una definizione e un'ipotesi per la sua italianizzazione e grafia qualora essa non sia già presente nella nostra lingua.

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1. MERAKI (dal vocabolario greco). {propongo per l'italiano la grafia |Meraki|}

Atto del fare qualcosa con passione, anima, creatività, amore; Mettere l'essenza stessa di sé stessi nel proprio lavoro.

# Ogni qualvolta un Autistico si dedica ad un interesse penetrante, rivela la sua meraki. Non si tratta - ovviamente - di un'emozione solo autistica, tutte le emozioni, per definizione, sono universali e pure essa è un'emozione per definizione stessa neurodiversa. Indica una fusione profonda con il tempo, il luogo, il percorso e il progetto messo in campo. Agire meraki significa perdersi completamente, non avere più coscienza se sia giorno o notte, fare le 3 di notte per finire una cosa che si sta scrivendo, non allontanarsi da essa, neanche per un istante, neanche con la mente. Avere meraki significa soprattutto far confluire tutte le proprie risorse interiori sul punto, arrivare a padroneggiarlo e conoscerlo, sentire, dentro di sé il desiderio fortissimo di raccontarlo, esporlo, rivelarlo, spiegarlo. Spesso, chi ha tratti autistici non può diminuire la sua meraki con il risultato che non riesce a fare pause, mettere gli amici prima del lavoro che sta compiendo, interrompere e interrompersi. Occorre creare, occorre immaginare, occorre scrivere, occorre riversare, in ciò che si fa -  sia esso un campo di programmazione, un disegno iperrealista, una composizione, un testo, un problema matematico particolarmente complesso - ciò che si è.
La produzione materiale autistica come testimonianza di meraki è fortemente autobiografica, è narrazione interiore, è rivelazione d'animo, è compresenza storica della propria anima con l'ambiente e la vita creata e la testimonianza data. E separarsi da questo non è possibile.

(Segue)


iieNewtonPiu82nebelPuckLandauerMononokeHimeMarco75riotsara79Amelie
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«1345678

Commenti

  • PuckPuck Membro Pro
    Pubblicazioni: 71
    Grazie, @Pavely . Penso che questo sia un lavoro davvero necessario, sia per restituirci la consapevolezza delle nostre emozioni e spiegarle ai neurotipici, sia per mettere in luce cosa sia ovvio a tutti e cosa no. Ti trovo sempre profondo e preciso.
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Grazie @Puck .

    (Chiunque voglia lasciare un messaggio qui, può assolutamente farlo).

    (La libertà è tutto...).
    Piu82
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    2. GOYA (dal vocabolario Urdu) {goya}

    In lingua Urdu, Goya può essere tradotto letteralmente 'come se'. In senso tecnico, indica la capacità di immedesimarsi così tanto in una storia fino a perdere, completamente, ogni incredulità, ogni sospensione del giudizio, ogni ancoraggio con la realtà, ogni percezione della differenza tra la scena e la strada, tra la parola raccontata e quella reale.
    Ad esempio, il ciclo di 'Harry Potter' suscita nei lettori una purissima goya: si fa silenzio, si accetta lo storytelling meraviglioso che ci arriva, si dimentica il presente, ciò che accade, le routine, le cose da fare, da dire, da compiere. Ma i casi possono essere declinati alla persona stessa, a ciò che ama, a ciò che percepisce come proprio.
    Gli autistici hanno una goya naturale quasi corporea, tangibile, assoluta. Non si tratta di 'stupidità' o di 'credere a ciò che viene detto', no, nel modo più assoluto: si tratta di accettare un Storytelling eccezionale, si tratta di amare incondizionatamente una Narrazione che ci viene donata. Si tratta di f o r m a, si tratta della forza magica del Racconto: numerosi Asperger, ad esempio, hanno amato il ciclo del "Signore degli anelli" di Tolkien fino ad imparare la lingua elfica e scrivere con essa. Non è raro che accada.

    Ciò che spesso i Neurotipici non capiscono sono i momenti in cui tantissimi autistici appaiono insofferenti alla fantasia, all'immaginazione, alla creatività fino ad apparire "sterili raccoglitori di informazioni". Quando un neurotipico osserva un Aspeger usare tantissime ore per catalogare (ad esempio) informazioni su un'oscuro linguaggio di programmazione dei primi anni novanta, non può credere che la goya sia connatura alla condizione autistica. Pure: proprio nell'osservazione imparziale delle Routine e dell'Amore per gli Interessi penetranti è possibile osservare un grandissimo esempio di goya.

    C'è un legame, ad esempio, assai stretto tra la Fantascienza e la dimensione Autistica Asperger. Ciò che è necessario in un buon Storytelling è, quindi, la c r e d i b i l i t à. Ad esempio: perché Harry Potter funziona? Una delle ragioni per cui Harry Potter funziona sul piano Asperger è perché ogni Storia è, prima di tutto, innestata sul Reale. Inizia nel Reale e finisce nel Reale. Parla al Reale e dal Reale non si distacca mai veramente. Dunque: c'è una profondissima coerenza di fondo che gioca costantemente sul passaggio tra il mondo vero e quello immaginato senza mai rinunciare alla coerenza tra i due piani.
    Proprio questa coerenza è ciò che è alla base della goya autistica. Laddove l'estrema coerenza mancasse, un Asperger rinuncerebbe ad essa. Laddove, il racconto si facesse PURA immaginazione, allora un Asperger si perderebbe. Per fare un secondo esempio: nel Signore degli Anelli si ha un inizio in un contesto - il villaggio degli Hobbit - assolutamente normale. Si inizia in un contesto normale e si ritorna - alla fine del racconto - in un contesto assolutamente normale.
    In questo gioco di specchi e di passaggi (comune anche ad Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) si ha la goya: la capacità di portare un lettore dentro una storia, prendendolo dalla sua vita.

    I libri che iniziano puramente in un contesto fantastico, non hanno una goya autistica ma possiedono una goya neurotipica. Un diverso tipo di goya.

    E' opportuno, quindi, indicare ai giovani autistici che si innamorano di una storia la parola per indicare cosa stanno provando.
    LandauerNewtonPiu82PuckMarco75sara79AmelieMononokeHimeriotnebelFenice2016
  • riotriot Moderatore
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 5,216
    finalmente!
    io riporto solo un paio di tuoi passi che mi furono utili un po' di tempo fa, e che ampliano la tua premessa:

    "Quando un bambino autistico, cioè, rifiuta un cibo non lo fa perché "non gli piace" un determinato sapore o una determinata consistenza. Questa lettura - comunissima in tutte le "diagnosi" neurotipiche - è 'culturalmente orientata'. Cioè: i neurotipici "interpretano" la reazione del bambino autistico come "disgusto" ma non è affatto così."

    "Le persone autistiche più "disfunzionali", ad esempio, sono "affascinate" da odori forti, possono giocare tranquillamente con le feci o con le urine, possono arrivare ad amare l'odore del tartufo o dell'aglio, apprezzare, in modo particolare, l'odore delle zolfatare. (E magari vomitare non appena sentono odori comuni come quello di umido o di carta e così via).

    Molti autistici, cioè, sono incapaci di "classificare" le espressioni facciali neurotipiche. In senso inverso, i neurotipici non riescono a capire alcune espressioni facciali autistiche.

    Riassumendo, le aree del cervello deputate al disgusto e alla sorpresa nell'autismo vero e proprio hanno una bassa attivazione. Ad esempio: dove si dovrebbe attivare l'area cerebrale deputata alla sopresa, si attiva quella deputata alla paura e dove si dovrebbe attivare quella del disgusto, si attiva quella dell'odio."

    sara79marco3882bludiprussiaAJDaisyale82
    Post edited by riot on

  • Piu82Piu82 Pilastro
    Pubblicazioni: 1,504
    Trovo estremamente interessante la goya.

    Mi chiedo e ti chiedo @Pavely, se tu ritieni che possa esistere nell'ambito di questo "come se", anche una qualche forma di fortissima identificazione e immedesimazione da parte di un giovane autistico con uno dei personaggi della storia, tale da sentirsi esattamente come il personaggio, "diventare" il personaggio, con le sue emozioni e i suoi pensieri, la sua gestualità e le sue espressioni del viso.
    E se questa forma di immedesimazione è presente anche nei soggetti neurotipici e nel diverso tipo di goya di cui parli, quindi anche a partire da contesti di fantasia del tutto non credibili.


    Domanda: in cosa potrebbero differire, a tuo parere, le due modalità di immedesimazione?


    Il contesto realistico delle storie potrebbe servire da base credibile al giovane autistico per agire una o più emozioni altrimenti non significate, perché non riscontrate nell'ambiente reale esterno?
    Ciò significherebbe forse rendere ancora più reale la realtà esterna, renderla propria, personale, vera, rassicurante?

    Il giovane neurotipico invece potrebbe agire il "come se" e l'mmedesimarsi, per trasformarsi in qualcosa di totalmente diverso e anche irreale e non credibile, per simulare ciò che vorrebbe essere o sublimare emozioni che nella realtà in cui vive non si permette di provare, rendendo meno reale la propria realtà?


    Spero di non aver fatto troppa confusione con le parole e che sia chiara la domanda centrale.


    Ps. Il traduttore del telefono mi tramuta goya in "vita" , mi sembra una coincidenza emozionante.
    Landauer
  • Marco75Marco75 Moderatore
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 2,029
    Il ragionamento sulla goya e sulla dimensione del fantastico lo trovo molto interessante. Anche perché sono un lettore abbastanza avido di narrativa fantastica.

    Quindi, @Pavely, se ho capito bene il lettore autistico può immedesimarsi più facilmente in storie che abbiano una forte base nel reale, o che comunque mantengano una stretta coerenza tra il piano reale e quello immaginario, tra il mondo normalmente esperito e quello ricreato nella narrazione. 

    La Rowland e Tolkien quindi rientrerebbero in questa categoria. Quale potrebbe essere invece un esempio di autore fantasy adatto esclusivamente ai neurotipici? Parli di storie di pura fantasia, ma mi faresti qualche esempio concreto? Sono curioso.
    Post edited by Marco75 on
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • iieiie Veterano Pro
    Pubblicazioni: 612
    @Pavely quando nel thread sulla Teoria del Mondo Intenso, a pagina 4, hai parlato per la prima volta di Emozioni Autistiche (o meglio, lo hai fatto per la prima volta in una discussione a cui stavo partecipando (molto) attivamente, e quindi io l'ho letto), hai citato un "elenco base" di queste emozioni.

    La mia risposta, in quel momento, è stata - e non poteva che essere - quella di chiederti se tale elenco base si trovasse da qualche parte.

    Forse già allora, nel rispondermi citando alcuni esempi ma non indicandomi dove poter reperire la lista completa, ti eri reso conto di quello che scrivi qui nel tuo post iniziale (non ci sono articoli "indipendenti" che si siano mossi oltre la cultura neurotipica).

    Io, nel frattempo, ho fatto varie ricerche e sono dolorosamente giunto alla stessa conclusione.


    Vorrei soltanto dirti, in questo momento, quanto sia per me importante questa tua iniziativa.

    Prima di tutto perché mi permetterà, finalmente (a patto che il tuo lavoro non rimanga incompiuto), di trovare un senso di "chiusura" per almeno uno dei punti che sento di avere "lasciato in sospeso" nei miei pochi mesi di permanenza in questo forum [e sento che stanno diventando troppi; in quasi tutte le discussioni a cui partecipo c'è qualcosa che non riesco a capire o che non viene specificato come vorrei, e il senso di "sopraffazione" sta lentamente (ma non troppo) iniziando ad avere la meglio].

    Poi, soprattutto, perché l'argomento è davvero molto interessante, e pur trattandosi di una "tua opinione" - come hai ben specificato nel titolo (anche se secondo me quella parte scritta tra parentesi non sarebbe necessaria, e sento che "rovina" l'armonia dell'espressione, già di per sé emozionante, "Emozioni Asperger") - credo che esprima un punto di vista originale (almeno qui, dove - come avrai potuto constatare (e, mi sembra di capire, questa sia una delle ragioni fondamentali per cui hai deciso di aprire questo thread) - l'argomento è per molti, me compreso, completamente nuovo e affascinante).

    Il tuo stile espositivo, poi, riesce a trasmettere i concetti in modo molto più efficace di quanto non possa fare un qualsiasi ipotetico "arido" "elenco base" (credo, in un certo senso, che leggerti trasmetta una sorta di Goya, o almeno qualcosa di analogo).


    Non ti ringrazio (a questo punto sarebbe superfluo) ma ti chiedo di continuare.


    LandauerMononokeHimePiu82woodstock
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Marco_75 ha detto:

    Il ragionamento sulla goya e sulla dimensione del fantastico lo trovo molto interessante. Anche perché sono un lettore abbastanza avido di narrativa fantastica.


    Quindi, @Pavely, se ho capito bene il lettore autistico può immedesimarsi più facilmente in storie che abbiano una forte base nel reale, o che comunque mantengano una stretta coerenza tra il piano reale e quello immaginario, tra il mondo normalmente esperito e quello ricreato nella narrazione. 

    La Rowland e Tolkien quindi rientrerebbero in questa categoria. Quale potrebbe essere invece un esempio di autore fantasy adatto esclusivamente ai neurotipici? Parli di storie di pura fantasia, ma mi faresti qualche esempio concreto? Sono curioso.
    Secondo la mia opinione, molti romanzi Urania, anche se bellissimi, sono un esempio di Narrativa fantastica per neurotipici.



    Marco75LandauerAJDaisy
  • Marco75Marco75 Moderatore
    Pubblicazioni: 2,029
    Pavely ha detto:

    Marco_75 ha detto:

    Il ragionamento sulla goya e sulla dimensione del fantastico lo trovo molto interessante. Anche perché sono un lettore abbastanza avido di narrativa fantastica.


    Quindi, @Pavely, se ho capito bene il lettore autistico può immedesimarsi più facilmente in storie che abbiano una forte base nel reale, o che comunque mantengano una stretta coerenza tra il piano reale e quello immaginario, tra il mondo normalmente esperito e quello ricreato nella narrazione. 

    La Rowland e Tolkien quindi rientrerebbero in questa categoria. Quale potrebbe essere invece un esempio di autore fantasy adatto esclusivamente ai neurotipici? Parli di storie di pura fantasia, ma mi faresti qualche esempio concreto? Sono curioso.
    Secondo la mia opinione, molti romanzi Urania, anche se bellissimi, sono un esempio di Narrativa fantastica per neurotipici.




    Capisco. Non leggo molta sci-fi "classica" (in genere preferisco il fantasy e l'horror, oltre ai gialli) quindi non ho grandi riscontri. Di Urania ho in casa qualche volume di una ventina d'anni fa, non ancora letto (me la prendo comoda, diciamo :) ).
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • PavelyPavely Andato
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 3,350
    3. ENGENTARSE, ENGENTADO [dal vocabolario messicano: 'enghentarse', 'enghentado']

    Nello spagnolo che si parla di Messico, "sentirse engentado" indica il bisogno di stare soli dopo aver passato un periodo in compagnia. Indica, esattamente, il bisogno di silenzio, di pace, di prendere la macchina, mettere un gruppo anni settanta, prendere una routa exterior e uscire dalla città e fermarsi nel nulla, nel deserto, in piena campagna, sotto le stelle. Scendere dalla macchina allora, salire sul cofano, fumare una sigaretta, da soli, senza pensare a nulla.
    Provare l'engentado, significa non accettare più il chiasso delle strade, essere stanchi dei rumori, di parlare con le persone. Significa provare ansia quando vengono gli amici, quando non vanno più via. Quando non è possibile stare soli. Anche solo provare ad entrare in una grande cattedrale barocca, nel silenzio, sedersi all'ombra, sapere di essere soli con noi stessi, lasciare la mente perdersi nel silenzio delle navate.

    Culturalmente, il Messico ci restituisce una Cultura molto "chiassosa". Una Cultura in cui si è sempre con qualcuno, in cui non si è mai soli, in cui si è sempre a parlare dall'alba alla piena notte con qualcuno. Provare l'engentado, significa percepire un urlo interiore, un bisogno di dire: "Scusa...", andare verso la porta, cercare un parco, mettersi sull'erba e r e s p i r a r e chiudere gli occhi e cercare un contatto con la natura.

    Nella cultura autistica, si prova un fortissimo Engentado. I Neurotipici insegnano ai piccoli Asperger ad interpretare questa loro emozioni con frasi: "Hai bisogno di stare solo per rigenerarti? Hai bisogno di andare via perché qui ci sono molti stimoli, vero?". Si usano termini come "sovrastimolato", "stanco", "al collasso", "saturo" e molti altri. Nessuno di questi termini però ci restituisce il significato profondo dell'Engentado.

    L'engentado è in primo luogo un'emozione universale. E' un'emozione che provano sia autistici sia i neurotipici. Anche una persona non autistica può sentirsi "stanca" della socialità e, magari, può sentire il bisogno di andare al balcone con il proprio bicchiere per "respirare", per "stare un po da solo", per "ritrovarsi". Pure: l'Engentado, nell'Autismo, assume una sfumatura diversa. Indica qualcosa di naturalissimo e qualcosa che non è eticamente legato ad una difficoltà. Indica un bisogno naturale, qualcosa che non è una critica verso il Mondo ma che è un bisogno spontaneo, giusto, libero.

    Come persone autistiche proviamo un'engentado maggiore. Desideriamo il contatto con il silenzio, il vento tra i capelli, il buio di una cappella, la penombra di un albero, il rumore musicale e dolcissimo della Natura. Desiderio, soprattutto, di silenzio, del brillare delle stelle. Ecco, il passo silenzioso di un gatto, il ritmo delle onde ascoltato mettendo i calcagni nella sabbia di una spiaggia deserta il primo giorno di Luglio.

    Quando siamo a contatto con le persone, l'Engentado c'è sempre. Già dal primo sorriso, dal primo incontro. Autismo è questo: sentire subito il desiderio di Engentarse, di andare via. I messicani dicono: "Cuando un dìa està asì, uno se engenta". Quando proprio è un giorno terribile, uno prova il desiderio di andare via e dimenticare il mondo. I Neurotipici - al contrario - vedono aumentare l'Engentado con le ore. Se un Neurotipico prova un grande Engentado la sera, un Autistico inizia a combattere contro di esso già dal primo momento del Mattino.

    Non è una critica alle persone. Non è un "non voglio stare con te". Questa è una sfumatura che è difficile da capire: l'Engentado non implica un rifiuto delle persone, no, nel modo più assoluto. Implica, però, il bisogno di andare via: "Vi voglio bene ma ho bisogno di silenzio".

    L'Engentado non è neanche un'emozione che crea "meltdown" (un termine che, tra parentesi, non ha alcun senso con l'Autismo). Non è un fattore critico, è un bisogno che è nel cuore. E' il fastidio, ad esempio, di una strada troppo frequentata, l'ansia di una corsia con tantissime macchine, il panico che ci prende quando siamo in fila. Ma è qualcosa che non implica un errore percettivo, un problema, un diverso funzionamento. L'Engentado, "averne troppo della gente", è un sentimento universale.

    Proprio dalla comprensione del passaggio tra Normalità e Autismo e dall'esatta parametrazione dell'Engentado, un Asperger può capire molto. Soprattutto, non dirà più "sono troppo carico", non percepirà più sé stesso come una persona "con bassa soglia di tolleranza", ma comprenderà come ogni persona prova la sua stessa Emozione. Capirà come provare Engentado è cosa umanissima. E saprà che avrà sempre la possibilità di viverla a pieno, di andare via, di trovare la sua solitudine.

    Soprattutto, sarà a lui chiara la poeticità di questo "viaggio nel silenzio".

    §

    Tutti i termini che il vocabolario neurotipico ci resistituisce: "Essere una pila", "essere sovraccarico", "avere bisogno di disconnettersi", non colgono assolutamente la natura dell'engentado. Non lo fanno perché pongono una differenza ontologica tra Autismo e Normalità che, nei fatti, non c'è.

    Ciò che prova il cuore quando si intuisce il concetto è fantastico.

    Dà pace.

    AmelieiieLandauerPiu82NewtonMikinebelMononokeHimecameliaMarco75bludiprussia
    Post edited by Pavely on
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