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Rapporti sociali e principi etici non condivisi

AmelieAmelie Pilastro
Quanto influiscono i principi etici nelle vostre relazioni sociali?
Recentemente mi sono interrogata su rapporti in cui è emersa una considerevole diversità di principi e in cui alcuni capisaldi della mia etica non erano condivisi. Questa scoperta in alcuni casi ha comportato per me un drastico calo della fiducia e la sottile sensazione di non essere pienamente accettata dall'altra persona, oltre a un senso di delusione, nei casi più gravi quasi di tradimento. Esiste in me una linea invisibile da non oltrepassare, oltre la quale la fiducia è ridotta in cocci taglienti e subentra la paura di essere ferita.
Anche per voi violare i vostri principi fa passare l'altro al di là di questa linea?
Siete ben disposti a sopportare queste incompatibilità o tendete ad essere inflessibili?
Sono possibili per voi rapporti profondi, basati su affetto e fiducia, se l'etica non coincide?
Bisognerebbe sforzarsi di attenuare questa rigidità, a volte irrazionale, che vuole una lealtà assoluta alla propria etica?
Qualsiasi riflessione, commento e considerazione sul tema è ben accetta.
Grazie a tutti.
bludiprussiaPiu82LandauerMononokeHimeFenice2016LibellulaAlexMooreMarco75rondinella61nebelOrsoX2
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Commenti

  • Piu82Piu82 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 722
    Sono fin troppo rigida.
    E non potrei vivere serenamente con me stessa senza essere in toto leale e coerente alla mia etica.

    E purtroppo questo compromette anche il lato affettivo dei miei rapporti.
    Non dico che smetto totalmente di voler bene a una persona che scopro essere incompatibile con i miei principi, ma, come dico spesso, questa persona "mi cade" dal posticino che le avevo inizialmente riservato in cuore.

    È un istinto, un'emozione, una reazione, che non riesco a controllare purtroppo.

    Sono una persona parecchio autocritica, quindi riconosco che si tratta di un tratto della mia personalità che se riuscissi a gestire meglio mi porterebbe ad apprezzare prima di tutto le qualità dell'altra persona e ad arricchirmi di queste, che pure vedo e riconosco, invece di concentrarmi su ciò che ci rende molto diversi.
    Ma ripeto, al momento è più forte di me.

    E poi aggiungo che è comunque una condizione che vivo con disagio ulteriore, perché poi non riesco neanche a far presente all'altro che per me è troppo importante quel determinato principio. Temo di offendere l'altro, di creare un diverbio o di non sapere sostenere neanche le mie stesse tesi.

    E così "semplicemente" mi allontano pian piano, e basta.
    Non so se dall'altro lato c'è comprensione di ciò che è successo oppure se l'altra persona resta a interrogarsi sul perché io me la sia data a gambe...
    AmelieFenice2016rondinella61
  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,133
    Ho un mio senso etico, ma esso riguarda me con me stessa, ed è molto rigido.
    Vivo con un forte senso di incomprensione i rapporti sociali e le loro interconnessioni, quindi ho sviluppato un senso di
    Tolleranza, verso qualsiasi diversità
    Comprensione
    La capacità e l'ostinazione mi hanno condotto a ricercare con determinazione punti o un punto in comune, in questo il percorso è la
    Condivisione.
    Non interagisco esclusivamente con chi ha un senso etico identico al mio, in quanto inesistente da trovare. È un insieme di vita ed esperienze che difficilmente possono trovare un riscontro.
    No, posso tranquillamente interagire con persone totalmente dissimili, rimanendo ferma anche se apparentemente flessibile.
    Proprio nel mio percorso esistenziale mi sono ritrovata a sfumare il mio senso etico (il cui nocciolo è oscuro anche a me, quindi sacro).
    Il percorso di sfumatura è qualcosa di impegnativo da spiegare e richiede l'ascolto di una mente aperta e che accetti il dolore di tale apertura.
    Sostanzialmente vivo l'esistenza con il senso di sfida, rappresenta il motore del movimento chiamato vita, nella quale si inseriscono conoscenze ed improbabili amicizie o amori.
    Condividere il mio essere profondo? Quello credo di farlo sempre, non porto maschere.
    AmeliePiu82Fenice2016Libellularondinella61OrsoX2
  • Fenice2016Fenice2016 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 982
    @Amelie penso di comprendere ciò che hai descritto.
    In passato ero molto rigida.
    Solitamente sceglievo le persone in  modo oculato affinchè rispecchiassero la mia etica e non risultassero "pericolose".  Quando poi, a volte, accadevano queste asincronie per me era come se l'altra persona diventasse uno sconosciuto, un estraneo, da temere. Ricordo le emozioni e non episodi precisi. Ricordo che la mia prima reazione era proprio quella di sentirmi tradita nel profondo, poi subentrava anche il timore ed era automatico il distacco. Era una fuga. L'altra persona non era più lei. 
    Forse è legato anche ad una certa dose di idealizzazione. Io tendevo a vedere gli altri come super e dunque a non considerare la loro umanità o il fatto che ci potessero essere asincronie.
    In fin dei conti tutti siamo umani e ci saranno sempre cose che ci dividono, il punto è: dove decido di guardare?
    Inoltre: la mia etica è più giusta di quella di un altro essere umano? 
     

    @poke ha scritto una cosa che sento molto: 
    "Il percorso di sfumatura è qualcosa di impegnativo da spiegare e richiede l'ascolto di una mente aperta e che accetti il dolore di tale apertura."

    Io ho imparato a diventare flessibile, penso, sforzandomi di sopportare il disagio.
    Ho migliorato questo aspetto, ma sono ancora in cammino. Comunque ho acquisito una elasticità abbastanza buona. 
    Non so dirti come si impari. Penso sia un ostinato lavoro su se stessi e su quella orribile sensazione di tradimento e paura che si prova. È lì il fulcro. Imparare un po' a starci dentro, senza scappare.


    Piu82Marco75MikiAmelierondinella61OrsoX2
  • LibellulaLibellula Andato
    Pubblicazioni: 697
    Io sono convinta che non si possa entrare in una vera comunicazione e intesa con gli altri. Ormai ci sto rinunciando. Si entra in contatto con gli altri solo in modo superficiale oppure per entrare in contatto con gli altri esseri umani si deve utilizzare qualche forma artistica o per mezzo delle opere degli artisti. Si rimane sempre e poi sempre delusi dagli altri a prescindere da quanto grandi siano i propri valori esistenziali. Mi domando da dove nasca tale disillusione. Già nell'imprinting materno o dalle esperienze di vita o dalle aspettative che ci creiamo o soprattutto da quanto rigidi con noi stessi siamo? Bisognerebbe partire subito pensando che gli altri sono fallaci, esseri che prima o poi ti deluderanno e goderne della loro compagnia per quello che riescono a darti. 
    Fenice2016AmelieAlexMooreMarco75mandragola77WBorgrondinella61OrsoX2Miki
  • AlexMooreAlexMoore Membro Pro
    Pubblicazioni: 89
    Amelie ha detto:

    Esiste in me una linea invisibile da non oltrepassare, oltre la quale la fiducia è ridotta in cocci taglienti e subentra la paura di essere ferita.
    Anche per voi violare i vostri principi fa passare l'altro al di là di questa linea?

    Sì, assolutamente.
    Ho da qualche anno interrotto un'amicizia che era nata in seconda media (e di anni ora ne ho 30 e passa) proprio perchè la persona in questione ha oltrepassato quella linea invisibile di cui parli. Le persone a cui ne ho parlato mi hanno detto che sono stato stupido, che non si butta via un'amicizia di una vita per "una cosa così stupida", ma se io confido in una persona per fare una cosa, e in quella cosa ci credo molto, se quella persona mi tradisce per me è impossibile dire "vabbè dai, comunque in futuro potrò passare ancora bei momenti insieme". A me basta scendere anche solo una volta oltre un certo livello che ho ben in mente io che per me con quella persona è finita, non conta da quanto tempo la conosco.
    Ovviamente non ho mai trovato nessuno che mi desse ragione nel pensarla così.
    AmelieBlue_Soulrondinella61OrsoX2
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 598
    La mia rigidità, unita a uno stupido atteggiamento di rifiuto (mi costa tanto dirlo, ma è così) verso la/le diversità, mi ha fatto perdere un amico proprio di recente. E ci sto male, perché ho capito solo ora quanto insensato, oltre che violento verso l'altra persona, sia stato il mio comportamento. Lui poi ha reagito con altrettanta violenza. Ma non ce l'ho con lui, non più.

    Quindi, la rigidità, almeno per come l'ho esperita io finora, non serve a niente. E' importante essere "rigidi" nei propri principi verso se stessi, ma restare aperti il più possibile agli altri. E capirne anche le debolezze. Sarà sempre un equilibrio precario, in alcuni momenti si ballerà sul filo dell'incomprensione, magari qualche volta si finirà per scazzare (scusate). Ma è importantissimo, fondamentale, valorizzare ciò che unisce invece che concentrarsi su ciò che divide.

    Così la vedo adesso.
    AmelieMononokeHimeMikimandragola77Piu82Fenice2016WBorgrondinella61OrsoX2
  • Blue_SoulBlue_Soul Veterano Pro
    Pubblicazioni: 347
    Ho appena eliminato bruscamente un amico storico dalla mia vita perché ha scritto delle cose che ho reputato moraliste.
    Accetto di buon grado pareri diversi ma quando c'è uno schema di ragionamento alla base che non mi piace provo un disprezzo radicale e insanabile verso la persona, specialmente se c'è un precedente in cui questo schema di ragionamento decantato come il migliore possibile e applicabile nella realtà poi non è stato dalla medesima persona rispettato.
    Paradossalmente stimo gli individualisti/ideologisti sfrenati proprio perché come me non hanno nessuna pretesa morale ma conducono una vita di eccessi per la quale gli altri capiscono subito che non ci sono rimostranze etiche da poter fare; questo io invece non sono capace di farlo intendere e più di una volta mi è stato detto 'tu che pensi di essere tanto morale poi blabla' quando semplicemente io espongo dei ragionamenti logici e rigidi che mi piacciono, ma non mi metto mai in ruolo di dominio in un rapporto perché "io sono più buona di te" come gli altri pensano di capire fra le (mie) righe.
    Come persona credente tra l'altro mi trovo spesso in conflitto con gente che pensa di dover seguire delle regole perché sono più giuste, è che le devi seguire e basta se ti professi cultore dell'idea X.
    Sono terribilmente irremovibile nei miei giudizi ma riesco a provare affetto anche per gente che disprezzo dal punto di vista etico, basta che non cerchino di entrare in conflitto o empatia con me, altrimenti mi infurio.

    AlexMooreAmelie
  • WBorgWBorg SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 2,715
    E se la rigidità sta tutta da quell'altra parte ?
    Per far funzionare un ingranaggio entrabe le ruote dentate devono essere libere di muoversi. Non sono io che blocco il movimento perché essendo predisposto a muovermi accetto il movimento. Sei tu che sei statico.
    Non è sempre l'etica quella che misura la rigidità di un principio. E come credere che è reale la prospettiva di Brunelleschi.
    E l'evoluzione quella che ha l'ultima parola. E rigido quello che non evolve.
    Lo ha capito anche la Chiesa che ha tenuto in oscurità per quasi mille anni questa parte del Europa.
    Per secoli la Terra e stata piata e anche al centro del Universo. Era tutto regolamentato da un perfetto corredo etico di principi. Alla fine si sono fatti furbi perché hanno capito che era molto più pratico controllare il movimento anziché bloccarlo.
    Il mio e un punto di vista di uno che di natura e un osservatore.
    AmelieMarco75
    .
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 598
    @WBorg, ma infatti io do per scontato che dall'altra parte ci debba essere analoga disponibilità ad accettare e comprendere le differenze... se non c'è, ci si scontra contro un muro invalicabile, ma non per propria scelta.
    WBorg
  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato 16 July Pubblicazioni: 934
    Rileggo il post a distanza di un giorno, ma non trovo ancora una risposta.
    Non so perché, ma ho grandissime difficoltà a simulare un comportamento in cui una persona, relazionata con me, violi i miei principi etici. Non riesco minimamente ad immaginare come mi sentirei. Né mi riesce di ricordare di fatti simili del mio passato.

    Non posso che concludere che, probabilmente, una mancanza di affinità di norme etiche non sia, da me, minimamente percepita come un ostacolo relazionale.
    Neppure un poco.
    rondinella61bludiprussiaMononokeHime
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
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