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Esiste una terza via tra disabilità e diversità?

L'altro ieri riflettevo su un fatto.
Al momento se non sbaglio la gente ha in mente due grandi categorie (pensiero dicotomico, mica solo gli autistici):
  • Disabilità
  • Diversità

Nella prima, anche se l'ICF fa grandi passi avanti per far comprendere il ruolo della società e i disability studies, scaricano quasi tutto il peso su quest'ultima, ci sta, da un punto di vista medico un deficit, una disabilità che deriva dalla presenza di disturbi, menomazioni o malattie. C'è, in altri termini, uno stato patologico della persona.

Cosa diversa, la diversità. Essere bianchi o neri, uomini o donne, ricchi o poveri, ma anche introverso o estroverso, non è certo patologico, e le differenze nel trattamento sono unicamente sociali, non che non ci sia una diversità insita nella persona (un uomo non è una donna) ma è facile pensare che se si eliminasse qualsiasi forma di discriminazione sociale, verrebbero meno i problemi che derivano da queste diversità.

Ora, la distinzione appare evidente (almeno a me). In una società perfetta la diversità non crea problemi, la disabilità (vera e propria) continuerebbe a procurarne a chi la vive. Giusto per fare un esempio, la società può adattarsi e supportare, ma una persona con una grave disabilità intellettiva, non potrà essere autonoma neanche nel migliore dei mondi possibili. Una persona che ha una tiroidite autoimmune dovrà comunque prendere le medicine, etc.

Ora però, la mia domanda è: aiutatemi ad elaborare questo concetto se ha senso.

Possibile che esista una terza "categoria" di persone, che ha bisogno di supporto da parte della società ma non è "malata" (virgolette d'obbligo)? Possibile che questa dicotomia sia una falsa dicotomia? Quali sarebbero le caratteristiche di questa categoria? Come definirla?

La domanda nasce dal pensiero di molte categorie di persone (non solo gli Asperger, ma anche, in modo molto più forte e netto i Trans ad esempio) che richiedono di non essere considerati "malati", ma che comunque hanno bisogno di servizi extra (non tutti ovviamente).
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Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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Commenti

  • GecoGeco Colonna
    modificato 17 July Pubblicazioni: 1,101
    Nel mio piccolo ho la categoria persone con disagio [ non dateci connotazione negativa]. Sono persone che per x motivi hanno bisogno di aiuto, anche solo per un per un periodo. Sono persone ad un filo dall' " autonomia", ma per colmare quel filo hanno bisogno di aiuto.
    Ciao.
    Libellulamammaconfusa80
    Post edited by Geco on
  • DomitillaDomitilla Senatore
    Pubblicazioni: 2,136
    Pensavo a questo l'altro giorno.
    A proposito delle categorie protette, mi chiedevo infatti se non fosse possibile inserire i disabili sociali.
    D'altronde, per esempio, non lo sono anche gli orfani?
    Io inseirei anche le donne che per tantissimi anni hanno fatto le casalinghe e i licenziati anziani.
    Poi avevo anche pensato alla figuta del mediatore lavorativo: tu paghi un professionista e lui contratta per te col datore di lavoro per non dico assumenti subito a tempo inteterminato, ma almeno farti provare per un mese.
    nebelLibellulamandragola77silvia78
  • iieiie Veterano Pro
    Pubblicazioni: 401
    Vorrei esporre un'idea che mi è venuta leggendo questo post.

    Secondo la mia interpretazione, la dicotomia evidenziata da wolfgang può essere schematizzata in questo modo:

    [ Disabilità ]
    I problemi hanno origine "interna" alla persona (la persona è "malata").

    Nessuna modifica all'ambiente esterno (società) può determinare la risoluzione di questi problemi e rendere la persona completamente autonoma e "funzionale".

    Introduco per questa prima condizione la definizione di "Disabilità Interna" (DI).


    [ Diversità ]
    La persona, all'interno della variabilità della Condizione Umana, possiede un certo numero di caratteristiche che si discostano da quelle considerate "normali" dalla società, ma che di per sé non creerebbero alcun problema.

    I problemi, in questo caso, hanno un'origine esterna alla persona (nascono dall'ambiente, dalla società.

    Scelgo di chiamare questa condizione "Disabilità Esterna" (DE).

    ---

    Per cercare una via di uscita da questa dicotomia, secondo lo schema proposto, dovremmo ammettere la possibilità che esista un tipo di disabilità che non sia né ”interno" né "esterno", ossia che non dipenda totalmente né dalle caratteristiche della persona né dalla società (o, in altre parole, che abbia origine in parte dall'interno e in parte dall'esterno).

    Scelgo di denotare questa ipotetica categoria con il nome "Disabilità di Frontiera" (DF).

    Questa definizione avrebbe, nella mia mente, una duplice valenza:

    (I) Indicherebbe che l'origine della disabilità è (in parti non necessariamente uguali) sia interna che esterna alla persona;

    (II) Sottolineerebbe il fatto che i problemi, pur essendo almeno in parte "intrinseci" alla persona, diventano manifesti quando essa entra "a contatto" con l'ambiente.


    Una persona con DF, quindi, avrebbe delle caratteristiche "interne" che, pur non essendo sufficienti a determinare un quadro "patologico", sarebbero comunque fonte di difficoltà (quindi non una semplice diversità).

    Questa persona potrebbe diventare gravemente disabile se posta in un ambiente non ottimale, mentre nel "migliore dei mondi possibili" la sua disabilità, pur non sparendo completamente, risulterebbe ridotta e quindi più facile da gestire.

    ---

    Riflessione conclusiva.

    A partire dalle considerazioni esposte sopra, ci si potrebbe forse spingere oltre arrivando a parlare di "Spettro della Disabilità" (ponendo ai due estremi le condizioni DI e DE).
    LandauerwolfgangDomitillaPiu82sara79WBorg_AndatoFenice2016AmelieMononokeHimeMarco75Cyrano
  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato 17 July Pubblicazioni: 937
    @wolfgang
    Una candidata a "terza via", nella mia mente è una combinazione (combinazione lineare che contiene sia l'una che l'altra qualità) delle due caratteristiche da te esposte, che @iie ha definito molto bene.
    Questo risolve la dicotomia nel modo più semplice possibile.
    Ho esposto il mio pensiero in merito in questo post (sesto commento generale, mio secondo commento) che presenta forti analogie col pensiero di @iie (nel mio post [diversità = classe 2 ; disabilità = classe 3] ):


    (se vuoi, per completezza e per facilitare la lettura, copio e incollo).
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • Simone85Simone85 SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 1,828
    Domitilla ha detto:

    Pensavo a questo l'altro giorno.
    A proposito delle categorie protette, mi chiedevo infatti se non fosse possibile inserire i disabili sociali.
    D'altronde, per esempio, non lo sono anche gli orfani?
    Io inseirei anche le donne che per tantissimi anni hanno fatto le casalinghe e i licenziati anziani.
    Poi avevo anche pensato alla figuta del mediatore lavorativo: tu paghi un professionista e lui contratta per te col datore di lavoro per non dico assumenti subito a tempo inteterminato, ma almeno farti provare per un mese.



    I disabili che io sappia vengono già inseriti nelle categorie sociali, però devono avere una invalidità civile superiore al 45%
    Una persona disabile è una persona con un handicap fisico o intellettivo, una persona invalida è una persona dalle ridotte capacità lavorative. Si può essere disabili senza essere invalidi e avere una invalidità senza nessun handicap (disabilità).
    Non è possibile includere nelle categorie protette tutte le disabilità sociali perché qualsiasi differenza sociale, etnica, culturale rappresenta una disabilità sociale. Significherebbe che potrebbero entrarci tutti.

    La disabilità non è una malattia, è emarginazione sociale, discriminazione.
    WBorg_Andato
  • PavelyPavely Membro
    modificato 17 July Pubblicazioni: 2,783
    Attualmente, esistono 4 valutazioni di Disabilità: si va dalla lievissima e che non richiede supporto alla ADI 3 che implica un impegno grandissimo da parte delle strutture sanitarie e dei servizi pubblici della persona.

    Ho riflettuto per un giorno, @wolfgang sull'idea che hai che esista una contrapposizione da Disabilità e Diversità.

    Il fatto è che non sono riuscito - in alcun modo - a trovare parti dell'Ordinamento giuridico italiano ed europeo che giustifichi questa lettura che hai del mondo.

    Allo stato dei fatti, la Diversità è affrontata attivamente dallo Stato. Nella maggior parte dei casi, in presenza di Diversità, la Pubblica Amministrazione deve programmare attraverso il Documento di Performance di Gennaio, le Politiche attive per il sostegno alle persone in difficoltà: categoria,in cui sono i Poveri, le Donne, gli Omosessuali e altri che - secondo la lettura che do del tuo messaggio - includo nell'insieme che tu chiami "Diversi".

    Quindi: più che diversi, parlerei di Cittadini e Persone che richiedono i Servizi sociali. La categoria del pensiero che mi sembra più utile è "Difficoltà". Ma non riguarda assolutissimamente la persona ma ciò che OGNI persona, prima o poi, vive. Può essere utile anche il concetto giuridico di "Povertà". Questo perché quando un Cittadiono o una Persona è PRIVATA di un diritto è povera. (Ma questo è tutto un'altro discorso).

    §

    Riguardo la Disabilità c'è una scala.

    E ci sono 4 ordini di gravità.

    La differenza tra ciò che chiami "diversi" e ciò che chiamo "disabili" è tutta da radicare nel fatto che - nel secondo caso - intervengono i Servizi sanitari. Il cui impegno cresce con il crescere della disabilità stessa.

    Quindi, attualmente, nell'Ordinamento sanitario europeo c'è una "copertura" per tutti (i Servizi sociali) a cui si accosta un impegno nell'aspetto sanitario con l'aggravarsi prima di una malattia e poi della disabilità long-life (ADI 3).

    §

    Usando questa scala composta di 5 politiche, copri - praticamente - tutti i cittadini.

    Effettivamente: perché immaginare una "terza categoria"?

    Per immaginarla dovresti immaginare dei bisogni a cui i servizi sociali (Step 1) non debbano o non possano rispondere.

    Da un lato è verissimo che i Servizi sociali sono i n e f f i c i e n t i per tante e varie ragioni: ma esattamente quale sarebbe il bisogno dell'Uomo che in uno Stato moderno non possono essere soddisfatti dai Servizi sociali?

    §

    E' un aspetto del tuo post che mi sfugge completamente.


    iieWBorg_AndatoNemo
    Post edited by Pavely on
  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,133
    Quelli che camminano sul filo spinato, @Pavely
    Una categoria di persone che forse non rientra im una visibile diversità, ma neanche nella disabilità, ma che quotidianamente si consuma in bilico tra due aspetti e che forse con supporti momentanei, evita il rischio di precipitare nell'abisso.
    WBorg_AndatoPiu82
  • WBorg_AndatoWBorg_Andato SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 2,903
    Come diceva @Pavely per le persone disabili intervengono i Servizi sanitari.
    La parola diversità suona proprio male.
    Io sono diverso da te nella stessa misura in cui tu sei diverso da me. Non c'è un altro criterio per definire la diversità che non offenda.
    E cito di nuovo @Pavely che definisce queste persone con la parola usata dello Stato come persone in difficoltà.
    Io non sono un disabile, sono diverso perché semplicemente tutti siamo diversi però ho delle difficoltà.
    La legge stabilisce che il rumore in un ambiente lavorativo non deve superare 70 dB per esempio.
    I costruttori di macchinari si sono adeguati però nessuno non mi ha mai interpellato chiedendomi come mai la mia solita non può superare 30dB per più di due ore di seguito.
    Non lo ha fatto semplicemente perché io sono una minoranza che non incide sul andamento del economia.
    A quel punto lo Stato mi ha creato un problema. E lui che lo deve risolvere e a conti fatti non mi dovrebbe chiamare neanche come persona con difficoltà.
    E uno Stato con difficoltà. Io sono semplicemente un cittadino con un problema da risolvere.
    PavelyMarco75Nemo
    .
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    modificato 17 July Pubblicazioni: 747
    Ho letto con interesse tutti i vostri post. Non ho un'idea precisa in testa, ma in generale credo che le classificazioni dicotomiche lascino sempre il tempo che trovano, e che probabilmente anche tra disabilità e diversità ci sia un continuum variabile (che potrebbe anche differire da società a società, tra l'altro: per fare un esempio del tutto teorico, un eventuale, serio problema di coordinazione motoria, sarebbe molto meno invalidante in un'ipotetica società da cui fossero assenti le automobili).
    Diciamo che, per la mia visione, ci sono forme di diversità che, senza essere disabilità, deviano così tanto dalla media mainstream da giustificare un occhio particolare, un'attenzione più mirata (se necessario anche giuridica, ma innanzitutto educativa) alle problematiche che possono generare.
    Pavelymandragola77wolfgangAmelie
    Post edited by Marco75 on
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,184
    @Pavely lo so che non esiste una terza categoria (e che solo te ti inventi nuove categorie :p), grazie della diesamina legale e della conferma che non me la sono persa per strada.

    Ti faccio un esempio: le persone transessuali. Le persone transessuali vivono situazioni di disagio sociale che vanno combattute cambiando la società (in quanto sono una differenza), ma non sono persone malate. Tuttavia il DSM-5 con un po' di imbarazzo e molte critiche (da parte della comunità LGBTI e che reputo poco sensate per quanto dirò ora), si è dovuto inventare la disforia di genere in modo da avere un disturbo psichiatrico affinché le persone trans possano accedere ai trattamenti di cui necessitano (chi decide di transizionare). Una persona trans non è malata, non è disabile, ma non è neanche semplicemente in una situazione di svantaggio sociale come un nero o una donna.
    WBorg_AndatoMarco75ValentaSirAlphaexamandragola77Puck
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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