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Esiste una terza via tra disabilità e diversità?

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Commenti

  • PavelyPavely Andato
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 3,350
    wolfgang ha detto:

    @Pavely lo so che non esiste una terza categoria (e che solo te ti inventi nuove categorie :p), grazie della diesamina legale e della conferma che non me la sono persa per strada.

    Ti faccio un esempio: le persone transessuali. Le persone transessuali vivono situazioni di disagio sociale che vanno combattute cambiando la società (in quanto sono una differenza), ma non sono persone malate. Tuttavia il DSM-5 con un po' di imbarazzo e molte critiche (da parte della comunità LGBTI e che reputo poco sensate per quanto dirò ora), si è dovuto inventare la disforia di genere in modo da avere un disturbo psichiatrico affinché le persone trans possano accedere ai trattamenti di cui necessitano (chi decide di transizionare). Una persona trans non è malata, non è disabile, ma non è neanche semplicemente in una situazione di svantaggio sociale come un nero o una donna.

    Leggendo questo tuo messaggio, @wolfgang, io percepisco che tu possa credere che esista la n o r m a l i t à.

    Prova a ragionare in termini di COMUNE e di RARO. Supera il concetto di normalità, di sano, e tenta - mi basta che tu lo faccia una volta - di usare queste categorie che ti dico.

    I Trans non sono normali.

    Nessun essere umano è normale.

    I Trans non sono neanche "sani" in modo ideologico.

    I Trans possono ammalarsi come chiunque altro, avere disturbi e malattie, condizioni di difficoltà e problemi.

    I Trans però sono RARI.

    §

    In uno dei Forum che più amo, io, tempo fa, scrissi un Post in cui proponevo di sostituire al concetto di Neurodiversità il concetto di NEURORARITA'.

    La mia proposta non passò ma venne fuori una bella discussione: un confronto che mi insegnò molto. Credimi.

    E' un concetto di proporzioni: applicando la regola aurea paretiana: se sei nel 20% sei raro.

    Torniamo ai Trans: sono un Insieme raro. E come tutte le variazioni rare, si dovrebbe i n v e s t i r e su di loro.

    Fai  nella tua mente un paragone con le malattie. Esistono malattie comuni e malattie rare. Sulle prime si investe molto, sulle seconde pochissimo.

    Metaforicamente, è ciò che accade in ogni fenomeno naturale. Sugli insiemi "rari" dell'Umanità, si investe poco. La maggioranza investe su di sé. E' un concetto economico.

    §

    Perdonami se alzo il tono della voce: I TRANS NON SONO STRANI E NON COSTITUISCONO UNA TERZA CATEGORIA.

    Sei tu, @wolfgang a vederli strani e a considerarli - nella tua mente - "inclassificabili".

    Ma ad occhi diversi dai tuoi, i Trans sono solo una DECLINAZIONE RARA NATURALISSIMA DELLA SPECIE UMANA .

    Come tutti gli esseri umani possono andare incontro a necessità sociali (diversità) o mediche (malattie e disabilità). Se così è, lo Stato dovrebbe rispondere prima di tutto a questi bisogni e poi la Comunità a cui il Trans appartiene.

    §

    Io - sto tentando di dirti - non vedo categorie da cercare e non vedo NULLA di strano nei Trans.

    Per me, sono solo r a r i... come i Diamanti, tanto per intenderci.

    Sono rari i Trans, siamo rari noi Asperger, sono rari gli acondroplastici e chi è affetto da altre forme di nanismo o sono rari gli esseri umani con gli occhi viola (come LIz Taylor).

    §

    Invece di amare la Rarità e valorizzarla, ci sono persone che non ne comprendono la Bellezza.

    E cercano spiegazioni razionali e vogliono cambiare le persone o cambiare gli oggetti. Bisognerebbe, allora, imparare dalla Gioielleria, @wolfgang.

    Imparare dalla gioielleria l'Arte della valorizzazione di ciò che è raro.

    §

    Bello non è ciò che è normale.

    Bello è ciò che è raro.

    Sempre.


    Marco75Nemomandragola77
    Post edited by Pavely on
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,539
    @Pavely temo che non ci siamo capiti (cosa che non è nuova :D )
    Sono PERFETTAMENTE d'accordo con tutto quello che dici. Tra parentesi mi piace molto l'idea di neurorarità, anche se forse il 20% è un po' troppo e sarebbe meglio un 1-2%. Comunque, concordo anche nel mettere nel calderone nani e asperger.
    Il problema @Pavely è medico/legale.
    Allo stato attuale per accedere a trattamenti medici o ad ausili, devi avere una malattia o un disturbo. 
     Se il problema è invece sociale, si rimuovono le barriere (ma per trans, nani e asperger, la rimozione delle barriere non è sufficiente).
    La mia domanda quindi @Pavely è: da un punto di vista legale/medico serve una terza strada, per persone che NON sono malate, ma che NON hanno solo problemi sociali e risolvibili socialmente.
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • Fenice2016Fenice2016 Colonna
    Pubblicazioni: 1,257
    @Simone85 tengo a precisare che il termine disabilità è diverso dal termine handicap, hanno proprio un significato diverso e non sono sovrapponibili. Il termine disabile presuppone un deficit che è casusa di una difficoltà (parte comunque da una logica che mette in luce le mancanze e non i punti di forza). L'handicap è una condizione che può nascere nel rapporto con l'ambiente, ad esempio se io per un certo periodo sono costretta a stare sulla sedia a rotelle e abito in un condominio al 5 piano senza ascensore ho un handicap (che non è legato alla mia persona, ma alla mia relazione con un ambiente che non è adatto, se ci fosse l'ascensore il mio handicap sarebbe azzerato).

    @Pavely io penso che la "rarità" per essere tale vada dapprima riconosciuta, vista. Altrimenti non esiste.
    Scrivi che "Bello non è ciò che è normale. Bello è ciò che è raro" ... se ho ben capito tu hai fatto questo ragionamento per avvallare l'idea, corretta, che occorrerebbe investire sulle rarità e non solo sulla maggioranza. Ok, fin qui ci sono. Solo che mi viene spontaneo, anche se forse é inutile,scrivere che dal momento in cui la rarità viene riconosciuta ed esiste ne va tenuto conto e va considerata, ma non meglio o peggio della "normalità", semplicemente "uguale". Intendo che vanno offerti alle persone (tutte, rarità gli o no) strumenti che permettano loro di svilupparsi, di crescere personalmente e contribuire alla comunità in un'ottica di equità.
    Ho faticato all'inizio a comprendere il paragone con i diamanti perché fatico a pormi nell'ottica della maggioranza che investe solo su se stesa. Dopo ho capito (spero).

    Io nella mia visione parto dal concetto di salute. Salute come stato di completo benessere fisico, sociale e mentale che dovrebbe costituire risorsa per la vita quotidiana (riferimento OMS del 1998) (....come sia uno stato di COMPLETO benesere me lo chiedo, ma questa è un'altra storia). E, aggiungo io, risorsa per la crescita personale e della collettività.
    Ora, se si parte da questo io credo che uno Stato abbia il dovere di offrire alle persone gli strumenti adeguti affinché "siano in salute", anche per gli converrebbe.
    Perciò anche il discorso di persone trans rientra qui.

    Penso inoltre che un'educazione al rispetto proprio e altrui, ma anche ad un atteggiamento attivo di mutuo soccorso sia fondamentale anche per poter valorizzare, in modo equo, tutte le rarità. Le azioni non vanno fatte solo a livello legislativo ma anche a livello di educatipo, di consapevolezza, di informazione.

    Io sono ignorante riguardo molte leggi ecc... e fatico a concepire le logiche utilitaristiche, però chiaramente comprendo che agire sulle "non rarità" sia più comodo ed arricchente. Questo è un grosso problema, nella mia visione.
    E comprendo dunque che negano messe in atto scappatoie e percorsi arzigogolati per permettere a persone di accedere a servizi. Una cosa sfiancante solo a concepirla.
    Uff...
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    @wolfgang il settore "medico-legale" è il mio settore. E' ciò in cui ho studiato una vita.

    Io mi accosto a questo tuo ultimo messaggio con la massima umiltà. Scrivi che per accedere a "trattamenti medici o a ausili, devi avere una malattia o un disturbo". E questo è ok. Poi, precisi che se il problema è "sociale, si rimuovono le barriere". Anche questo è ok.

    Dopo aver esposto questi concetti, precisi che per le Identità rare dell'Umanità "non è sufficiente" "la rimozione delle barriere". Io interpreto - fammi capire se sbaglio - questa tua frase nel senso che occorre operare anche nella Società, nella Comunità di riferimento, nell'Ambiente in cui la persona agisce. E questo - sulla carta - c'è. Si fa. Meglio: è obbligatorio farlo. Permettimi di non elencarti le centinaia di leggi che chiedono alle varie strutture amministrative ad ogni livello (internazionale, nazionale, locale) quello che dici.

    Si: una cosa è come sono programmati i lavori, una cosa sono le risorse, una cosa sono le campagne, una cosa è l'applicazione effettiva degli aiuti, la loro efficacia, la loro efficienza, la loro attualità, la loro produttività. E' un tema complesso, è verissimo...

    §

    Termini il tuo messaggio osservando che esistono per determinate Persone Rare alcuni bisogni che non possono essere classificati né come problemi sanitari, né come problemi sociali.

    Inizi il periodo, osserva, dicendo "da un punto di vista legale/medico".

    Il che pone un punto: di quali bisogni parli?

    @wolfgang quale potrebbe essere un bisogno ideale - supponiamo di una persona Trans - che non sia né sociale né medico?

    Quale potrebbe essere un problema che una persona Trans ha che non possa essere affrontato dai Servizi sociali o dai Servizi medici?

    Qual è questo settore che sfugge ad ogni classificazione ordinamentale giuridica?

    §

    Leggendo questo tuo messaggio cerco di capire: intendi - logicamente - una categoria di persone "rare" (tu parli dell'1%-2%). Per queste persone cerchi una "categoria di pensiero" che sia per loro un nome.

    Effettivamente: per i Trans bastano due concetti: essere umano e Trans.

    La tua mente sta ricercando per loro "un nome". Vuoi creare una "classificazione"?

    Non può essere. Perché se realmente tu cercassi un nome per le declinazioni "rare" dell'umanità, ciò vuol dire che saresti "razzista". Non lo sei. QUINDI, sono in un vicolo cieco e devo tornare indietro per capire esattamente cosa chiedi...

    Nella tua mente, mi sembra di capire, vedi due criteri: da un punto persone che sono sane (cit. "che NON sono malate"), dall'altro persone che "NON hanno solo problemi sociali o risolvibili socialmente".

    Io mi chiedo: comprendi tu, @wolfgang che se un problema non è risolvibile "socialmente" attui una crasi, una contraddizione, con il primo campo, quando pensi che occorra un "punto di vista legale/medico".

    David: se una cosa è l e g a l e è s o c i a l e. E' legale un aspetto che regola il rapporto tra più uomini e cittadini. Dunque: deve essere un Problema individuale...

    Ma cosa, cosa, cosa può essere un problema che non sia né medico, né risolvibile socialmente? Cosa intendi?

    Cosa potrebbe chiedere contraddistinguere, usando il tuo esempio, una persona Trans se non problemi effettivi? Perché la Comunità di riferimento non potrebbe aiutarli a risolverli?

    §

    Allo stato dei fatti, adesso, 19:16 del 19 luglio 2017 io interpreto il tuo messaggio in questo modo: stai creando, nella tua mente, classificazioni umane.

    Ad esempio: non riesci a vedere gli Autistici come una Cultura ma vedi i LF gli HF autistici come categorie umane. Così i Nani. Così le persone con gli occhi viola. Così via.

    Stai rifiutando il piano medico-sociale cercando qualcos'altro.

    Io penso che ciò che stai provando, @wolfgang è una pulsione razzista inconscia.

    Desideri classificazioni umane. Ma ciò non può accadere.

    Della RARITA' TRANS possiamo solo dire:
    - è una forma corporea naturalissima nel genere umano,
    - esprime una cultura di riferimento sociale ben determinata; come ogni rarità corporea, d'altronde,
    - la Cultura comunitaria dei Trans deve essere protetta e difesa e la sua memoria deve essere preservata e valutata come preziosa;
    - i Trans hanno diritto a tutte le libertà, a tutti i diritti, a tutta la giustizia presente nell'Ordinamento nazionale e internazionale.

    Parlo dei Trans, come potrei parlare di ogni Cultura di riferimento che nasce da una Declinazione corporea rara.

    §

    Se mi incammino su questa strada, dunque, potrei interpretare il tuo messaggio nel senso che stai "provando", che "stai sentendo", come le Culture espressive delle Declinazioni rare della Corporeità NON GODONO DI AMPIE LIBERTA'.

    Ad esempio: la Cultura omosessuale non è ampiamente tutelata e la sua memoria e le sue battaglie civili devono essere difese da movimenti di privati cittadini. Così l'Autismo (Spazio Asperger è una società privata sociale). Così tantissimi campi.

    FORSE, ti stai chiedendo PERCHE' l'Italia - per fare un esempio - non abbia un Museo dell'omosessualità pubblico, gestito con fondi dello Stato, e così via. Dico: a Roma.

    FORSE, ti stai chiedendo perché i Trans non riescono ad affermare la loro cultura e a vivere pienamente la loro condizione culturale.

    §

    Ciò - ai miei occhi - accade perché c'è una divisione tra Pubblico e Privato nella difese delle CULTURE ESPRESSIVE DELLE FORME CORPOREE RARE.

    Cioè: i Neurotipici, le persone in genere, quando parlano di Autismo non riescono a vedere una CULTURA in questo. Anzi: considerano glli Autistici dei MALATI MENTALI. Dunque: come può - si pensa - una Malattia mentale produrre una cultura? Sarebbe assurdo... si dice. Ovviamente, non è così. E si potrebbe aprire un discorso ampissimo sul Mondo Aspie, sulle Culture autistiche, sul fatto che gli esseri umani che nascono Autistici hanno sempre prodotto una propria cultura e che questa è stata OSCURATA dalle persone che hanno imposto emozioni, linguaggi e memorie al nostro mondo.

    Se parli di CULTURA TRANS e delle sue libertà, parli di una cosa verissima.

    Ma se nella tua mente, cerchi un NOME che vada oltre "cultura trans" non stai cercando veramente qualcosa ma stai "classificando".
  • SophiaSophia SymbolModeratore
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 4,947
    @Wolfgang, per quello che chiedi, la terza possibilità può essere il "disordine".

    Il  termine "disordine" in medicina si utilizza:
    • sia per sintomatologie che richiedono intervento, ma che, non sono da considerarsi propriamente patologiche (chiaramente  a seconda del grado), come per esempio la balbuzie, i disordini alimentari, ecc.;
    • sia come sinonimo di "disturbo", come per esempio nel caso del Disordine affettivo stagionale, oppure nel caso del disordine cranio-mandibolare. In realtà la medicina per indicare sintomatologie come queste preferisce il termine "disturbo".
    Quindi secondo me potrebbe individuare quella categoria, come dici tu, bisognosa di aiuto ma non disabile e non necessariamente diversa.





    Post edited by Sophia on
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,539
    @pavely prima di partire con elucubrazioni sulle mie pulsioni, riportiamo il discorso a terra e rispondimi a queste domande,
    allo stato attuale legislativo:
    - cosa deve fare un trans per accedere alla riassegnazione chirurgica e alle terapie ormonali?
    - cosa deve fare un asperger ad esempio per ricevere aiuto da un punto di vista delle pratiche etc per l'università?
    - cosa deve fare un nano per avere accesso ad esempio ad automobili adattate alle sue esigenze?

    A me sembra che al momento in tutti e 3 i casi mi sembra che al momento sia necessaria una diagnosi medica (di disturbo o di malattia). Sbaglio?

    Viceversa a me sembra che reputare queste differenze superabili semplicemente con il superamento dei preconcetti e dello stigma (come può essere per le donne o per i neri) sia semplicemente impossibile, perché non parliamo di persone a cui va dato accesso a quel che hanno accesso gli altri ma che la la loro situazione hanno bisogni specifici, quel che reputo sbagliato è che sia necessario essere considerati malati dallo stato per avere dei bisogni specifici, tutto li.

    Anche in Germania c'è una divisione tra medico e sociale. Io so che mia figlia per alcuni servizi, mi devo riferire alla cassa medica, per altri ai servizi sociali. Per molti la distinzione è fondamentalmente aleatoria. Ad esempio la logopedia è passata dalla cassa medica, ma la terapia per la dislessia dai servizi sociali.
    Questa divisione (per quanto ne so presente in tutti gli stati, anche se con servizi diversi distribuiti in modo differente) crea non pochi problemi (puoi provare a chiedere a qualsiasi genitore di asperger o adhd etc). Quindi a mio avviso è anche poco pratica (prova a parlare di asperger ad una persona comunemente abituata a sentir parlarle di abuso e povertà da un lato, e comunemente abituata a sentir parlare di gravi disabilità fisiche o intellettive dall'altro..)
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,539
    @pavely rispetto al discorso sulla cultura. Cultura e individualità co-esistono e non c'è un obbligo di coincidenza tra le due e vanno rispettate entrambe.
    Ad esempio: puoi essere nero senza riferimenti alla cultura afroamericana (anche perché magari sei dell'Uganda...). Associare ogni nero alla cultura afro sarebbe una prevaricazione nei loro confronti, la persona nella sua diversità e la cultura nella sua diversità, sono due cose distinte e vanno rispettate entrambe.
    WBorg
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 10,539
    @lollina è proprio il fatto che sia medico il problema, non ci voglio di mezzo né medici né sociologi (almeno non con le rispettive culture di riferimento), come dicevo, una terza via.
    WBorgSophia
    Post edited by wolfgang on
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,539
    Secondo me una vaga direzione rispetto a quel che voglio dire è ad esempio la categoria dei BES a scuola, che non hanno il sostegno (o disabilità, etc.) ma non rientrano neanche nella "variazione normale" della classe. Il problema è che i BES sono una categoria educativa, non generale, in ogni caso nei BES rientrano bambini che o hanno una diagnosi medica o vivono situazioni di disagio culturale/sociale, quindi è una categoria educativa che racchiude al suo interno la fascia di mezzo prendendola dalle due categorie (medica e sociale), ma non è una categoria a sé, con una sua professionalità, cultura e mezzi propri, etc.
    Sophia
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 10,539
    Questo articolo può essere interessante a riguardo:
    Simone85
    Post edited by wolfgang on
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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