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Esiste una terza via tra disabilità e diversità?

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Commenti

  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 2,787
    Fenice2016 ha detto:

    @Simone85 tengo a precisare che il termine disabilità è diverso dal termine handicap, hanno proprio un significato diverso e non sono sovrapponibili. Il termine disabile presuppone un deficit che è casusa di una difficoltà (parte comunque da una logica che mette in luce le mancanze e non i punti di forza). L'handicap è una condizione che può nascere nel rapporto con l'ambiente, ad esempio se io per un certo periodo sono costretta a stare sulla sedia a rotelle e abito in un condominio al 5 piano senza ascensore ho un handicap (che non è legato alla mia persona, ma alla mia relazione con un ambiente che non è adatto, se ci fosse l'ascensore il mio handicap sarebbe azzerato).



    Ho visto varie notizie a riguardo ma sinceramente ne sono uscito più confuso di prima.
    Mi puoi spiegare meglio la differenza?
    Tu hai scritto che i due termini non sono sovrapponibili: che la disabilità è un deficit che è causa di una difficoltà, mentre l'handicap è una condizione che può nascere dal rapporto con l'ambiente.
    Trovo strano capire... perché dal mio punto di vista il rapporto con l'ambiente può benissimo essere visto come una causa di una difficoltà e pertanto portare ad un deficit.
    Inoltre la disabilità comprende vari livelli di gravosità.
    Post edited by Simone85 on
  • SophiaSophia SymbolModeratore
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 5,260
    @wolfgang nel Bes rientra anche l'Asperger, ci avevo pensato.

    In fondo nel Bes ci rientrano anche gli alunni stranieri, che sono in difficoltà per il contesto non per loro stessi.

    Post edited by Sophia on
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    wolfgang ha detto:

    @pavely prima di partire con elucubrazioni sulle mie pulsioni, riportiamo il discorso a terra e rispondimi a queste domande,
    allo stato attuale legislativo:
    - cosa deve fare un trans per accedere alla riassegnazione chirurgica e alle terapie ormonali?
    - cosa deve fare un asperger ad esempio per ricevere aiuto da un punto di vista delle pratiche etc per l'università?
    - cosa deve fare un nano per avere accesso ad esempio ad automobili adattate alle sue esigenze?

    A me sembra che al momento in tutti e 3 i casi mi sembra che al momento sia necessaria una diagnosi medica (di disturbo o di malattia). Sbaglio?

    Viceversa a me sembra che reputare queste differenze superabili semplicemente con il superamento dei preconcetti e dello stigma (come può essere per le donne o per i neri) sia semplicemente impossibile, perché non parliamo di persone a cui va dato accesso a quel che hanno accesso gli altri ma che la la loro situazione hanno bisogni specifici, quel che reputo sbagliato è che sia necessario essere considerati malati dallo stato per avere dei bisogni specifici, tutto li.

    Anche in Germania c'è una divisione tra medico e sociale. Io so che mia figlia per alcuni servizi, mi devo riferire alla cassa medica, per altri ai servizi sociali. Per molti la distinzione è fondamentalmente aleatoria. Ad esempio la logopedia è passata dalla cassa medica, ma la terapia per la dislessia dai servizi sociali.
    Questa divisione (per quanto ne so presente in tutti gli stati, anche se con servizi diversi distribuiti in modo differente) crea non pochi problemi (puoi provare a chiedere a qualsiasi genitore di asperger o adhd etc). Quindi a mio avviso è anche poco pratica (prova a parlare di asperger ad una persona comunemente abituata a sentir parlarle di abuso e povertà da un lato, e comunemente abituata a sentir parlare di gravi disabilità fisiche o intellettive dall'altro..)

    Provo, @wolfgang a capire il tuo messaggio.

    Nelle Variazioni rare dell'Umanità, tu vedi dei bisogni specifici che non riesci a iscrivere né nel Sociale, né nel settore Medico.

    Prendiamo l'esempio che hai fatto, quello dei Transessuali.

    In diritto, la transessualità è il processo di identificazione in modo permanente con un genere diverso rispetto al proprio sesso biologico e che persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, anche attraverso interventi medico-chirurgici. Transgenderismo, al contrario, è, più in genere, la condizione di chi nega la logica sessuale binaria (maschio/femmina) e si percepisce al di là dei due generi, non identificandosi in modo permanente con nessuno dei due.

    In Italia, sono protette entrambe le condizioni.

    Nel senso: è assolutamente immaginabile - ad esempio - che nei documenti di una persona Transgender non sia indicato il sesso di appartenenza.

    Nell'Ordinamento italiano, infatti, esistono 4 generi sessuali: maschile, femminile, condizione di chi è in Transizione tra questi due sessi e la condizione di chi non è né maschile, né femminile (transgender).

    Ora: mi sembra di capire che tu ti soffermi sulla condizione Transliminale (Transessuale+Transgender).

    Ai sensi della legge 164 del 14 aprile 1982, @wolfgang, chi è trans può iniziare autonomamente il processo di transizione o l'affermazione della condizione transgender e questo in concerto con un'équipe psicologica e endocrinologica che lo seguirà. Qualsiasi tipo di Modificazione corporea permanente, stante l'articolo 5 del codice civile, può essere disposta, in questo caso, solo dal Tribunale.

    A seguito dell'Operazione chirurgica, quasi tutti i documenti attuali del servizio anagrafico saranno rettificati. (E' una seconda istanza da fare).

    Probabilmente, tu osservi questo Percorso e ti chiedi p e r c h é un Trans debba chiedere l'aiuto medico durante la sua fase di transizione. Non lo reputi giusto. Pensi: perché deve ricevere l'avallo di una équipe medica? E se questa si sbaglia e nega i diritti della persona trans? Perché questo p o t e r e?

    Non è assolutamente così e questa tua opinione discende - mi sembra di capire - da un tuo errore percettivo.

    Nessuno considera le persone Trans, esseri umani malati o strani. I servizi medici che vengono dati loro hanno come oggetto il loro Benessere e non è scritto da alcuna parte che la condizione di Transizione sia un processo patologico (anzi... è detto il contrario).

    E' verissimo che i Transessuali devono rivolgersi al Tribunale con una Relazione medica per avere il consenso agli interventi chirurgici di riassegnazione: ma ciò avviene non per ragione del Paziente ma per permettere ad un Medico di compiere un atto sanitario che, nei fatti, è una Diminuzione permanente dell'integrità corporea.

    Voglio dirti: un Transgender può scegliere - perfettamente - di farsi asportare ogni Carattere sessuale. Un Transgender che parte da una forma maschile può desiderare che gli sia asportato il pene e i testicoli e che non sia ricostruita - assolutamente - una vagina nella sua forma. Vuole avere una forma corporea che non ha né i caratteri maschili né quelli femminili. Vuole essere un Ibrido.

    Essendo io autistico e avendo io studiato queste cose per anni, io la reputo una cosa affascinante e non suscita, in me, alcun disgusto o paura o senso di repulsione. Anzi: avendo scritto con alcuni Transgender, reputo il loro modello di pensiero naturalissimo e umano.

    Pure: devi comprendere, @wolfgang, che la condizione Transgender pura implica un RIFIUTO RADICALE del pensiero neurotipico, "neurocomune", "neuronormale", "neurodiffuso". Tu osservi i loro bisogni.  E ti chiedi perché un Medico ha il diritto di stare accanto ad un cittadino che, nei fatti, è sano.

    Ma lo scopo non è una terapia.

    Lo scopo è fondare la scelta giuridica di una Diminuzione permamente del corpo umano.

    Per farti un esempio: che diritto hanno i Medici di ricorrere in Tribunale quando una persona è candidata all'Eutanasia e devono essergli "staccate" le macchine per evitare un Accanimento terapeutico?

    In questo caso, la Medicina non ha - ad oggetto - la Salute dell'Uomo ma la Condizione corporea. E il suo agire è studiato in Medicina legale in stretta connessione con le scelte che il Tribunale sarà chiamato a fare.

    La Giustizia, cioè, in alcuni casi, non può fondarsi unicamente sulla persona del Giudice togato. In molti casi, i Collegi giudicanti devono essere integrati da altri Magistrati o lo stesso Processo dovrà integrare, a sua volta, perizie della corte rilevanti e incidenti.

    Cerca di non guardare ai Medici o agli Assistenti sociali IN SE'.

    Vedi il loro ruolo integrato dalla funzione del Tribunale.

    Tra i tantissimi aspetti che un Magistrato dovrà dirimere - per farti un esempio - è come inquadrare i Transliminali nell'Esercito. Un Transgender puro che ha modificato il suo corpo per non essere né maschio, né femmina come dovrà essere impiegato nella difesa del Paese? Il giudice dovrà dare una base per spiegarlo. Assolutamente.

    Può decidere da solo?

    §

    Ecco il punto che mi sembra che tu non veda.

    No, non può decidere da solo. In questi casi, nei casi di fragilità, in casi estremi - come l'Autismo LF e altro - un giudice non può, non deve, decidere da solo.

    §

    Poi, in seconda istanza, vorrei anche che tu, @wolfgang riflettessi su di un punto.

    Le Variazioni rare dell'Umanità sono obbligate a rivolgere al Settore Medico o a quello Sociale per ragioni che discendono dalla SCIENZA.

    Cioè: solo la scienza - attualmente - dà autorità. La Scienza definisce la condizione Autistica - per farti un esempio che ci riguarda - come una DISTURBO MENTALE.

    Più volte, qui, ho scritto come i Medici non dovrebbero - assolutamente - fare Diagnosi di Autismo.

    I medici possono e DEVONO indagare le origine biologiche e genetiche dell'Autismo ma una vera diagnosi discende solo da Elementi biografici e storici.

    Cioè: per capire se una persona è autistica, occorre un Biografo, non un Medico.

    Un po' è come se si attribuisse ad un Medico il compito di spiegare se un uomo è italiano. Non ha molto senso.

    Ma così non è.

    Viviamo un tempo in cui la SCIENZA IMPERA e solo gli scienziati hanno autorevolezza. Gli scienziati si pronunciano su tutto. E le persone sono vittime consapevoli e coscienti di questo modello di pensiero.

    §

    Nessuno si può ribellare.

    Tu, @wolfgang sei obbligato ad accettare ciò che dice la scienza e l'obbligo che da essa deriva per il quale chi è in condizione di Rarità deve rivolgersi o agli Scienziati medici o agli Scienziati sociali.

    Esistono due SAPERI TOTALI: la Medicina pura - il cui scopo è curare il corpo umano - e la Medicina sociale - il cui scopo è curare la comunità.

    In entrambi i casi, sei davanti a due modelli di pensiero.

    §

    Se li osservi controllano TUTTA l'esistenza umana.

    Se tu osservi, non c'è parte della vita che non riguardi il tuo corpo o la comunità in cui vivi.

    Questi due sapere tengono in scacco il Diritto. Che deve sottostare ad essi ed ascoltare e ubbidire.

    §

    L'unico modo per immaginare una PLURALITA' di categorie che vadano OLTRE la dicotomia disabile/diverso consisterebbe nel superare il Paradigma scientifico.

    Ma non si può.

    Scienza e Autorità, Scienza e Potere, sono intimamente legati. E qualora tu superassi il Paradigma scientifico, affermeresti un Grigio anomico. Una zona in cui i Referenti d'autorità non sono più rintracciabili.

    §

    Riguardo i bisogni propri delle Varietà rare dell'umanità, di cui ti facevo domanda, hai tentato di scrivere riguardo i BES.

    Poi ti sei accorto che no...non è un esempio calzante.

    Torno a ripetertelo qua: quali possono essere i bisogni propri della Varità umane rare che non possono ricevere risposta dalla Scienza medica o dalla Scienza sociale?

    §

    Per inciso: io la penso come te.

    Più che spettro autistico, io amo parlare di SPETTRO UMANO.

    Nello spettro umano, l'autismo è un colore... (il blù imperiale?).

    §

    In verità, infine, io non cerco UN TERZO NOME.

    Solo un razzista inglese come Tom Shakespeare ci poteva pensare.

    Consiglio: lascia perdere Tom Shakespeare. Lascia perdere chi cerca, in genere, categorie per classificare o comprendere i bisogni dell'uomo.

    I bisogni dell'uomo non devono mai essere messi in connessione con la Cultura di appartenenza.






    wolfgangmandragola77
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    wolfgang ha detto:

    @pavely rispetto al discorso sulla cultura. Cultura e individualità co-esistono e non c'è un obbligo di coincidenza tra le due e vanno rispettate entrambe.

    Ad esempio: puoi essere nero senza riferimenti alla cultura afroamericana (anche perché magari sei dell'Uganda...). Associare ogni nero alla cultura afro sarebbe una prevaricazione nei loro confronti, la persona nella sua diversità e la cultura nella sua diversità, sono due cose distinte e vanno rispettate entrambe.
    Si, sono assolutamente due cose distinte.

    Nei casi però delle Variazioni rare c'è una coincidenza.

    Tento di spiegarmi, @wolfgang: un acondroplasico appartiene alla cultura generata dagli acondroplasici indipendentemente dalla sua volontà.

    Qualora lui voglia identificarsi e passare alla cultura degli "alti" dovrebbe modificare il proprio corpo in modo radicale.

    Per "Cultura corporea" io intendo un complesso naturale di condizioni in cui LIBERAMENTE e NATURALMENTE le persone si identificano con la loro nascita.

    Ad esempio: una donna che egosintonica con il proprio sesso corporeo di nascita, crescerà a contatto con la propria femminilità. Definirà sé stessa "donna" e la Cultura generata dalle Donne sarà la sua cultura.

    Essendo una Cultura di appartenenza non è una violenza questo legame: è qualcosa di spontaneo e naturale e mai, assolutamente, castrante.

    Ad esempio: una Donna può vestirsi da uomo quando vuole. Che problema c'è? Può s p a z i a r e in tutte le culture che vuole, chi le proibisce nulla? Ma nel farlo, occorre capire se è in Transizione - cioè vuole a b b a n d o n a r e la sua condizione femminile di partenza - o se non lo è: è allora è solo autrice di un Libertà espressiva.

    Chiunque ha il diritto di spaziare nelle Culture che vuole.

    Ad esempio: per me, qualsiasi autistico ha il DIRITTO di comportarsi da Neurotipico.

    Può anche GIOCARE a sembrarlo. Può anche FINGERE di esserlo. Ma se non è un TRANS "ND to NT" allora starà facendo solo un viaggio.

    Se non è autenticamente Transidentificante, allora i momenti in cui permarrà nel comportamento neurotipico saranno per lui innaturali. La sua cultura e la sua natura di appartenenza saranno sempre li, per dargli una dimensione naturale del suo essere.

    §

    Questo è ciò che penso.
    wolfgang
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,616
    Grazie @pavely sei stato molto chiaro e condivido il tuo pensiero, ma con un caveat.
    Viviamo in un periodo di transizione culturale e dobbiamo fare i conti con il vecchio, così come con la natura umana che è portata ad etichettare, classificare, etc. Non penso Shakespeare sia razzista, penso che come me sia preoccupato di muoversi entro i limiti delle tendenze umane. Quel che dici della scienza è vero nel reame della scienza classica; il punto è che la complessità umana non è catturabile dalla mente umana e non è neanche avvicinabile dalla maggioranza delle persone. Le persone hanno un bisogno cognitivo e affettivo di mettere etichette, il mondo è troppo complesso per molte persone. Per questo proponevo una terza categoria, non perché io la veda o la reputi necessaria per me, ma perché è necessaria per la gente.
    Pavely
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • SophiaSophia SymbolModeratore
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 5,260
    Condivido quel che ha detto ora @wolfgang soprattutto riguardo il bisogno cognitivo.

    Ci sono studi accreditati, tra cui quello del premio Nobel Edelman e Barsalou per citarne qualcuno, che attestano come la categorizzazione sia una competenza del sistema mente/ cervello;

    una competenza specie specifica "fondamentale" per poter organizzare il caos proveniente dagli stimoli esterni, così da favorire l'economia cognitiva e
    poter avere una percezione ordinata e significativa di ciò che ci circonda.

    Dare un nome alle cose è proprio come porvi un'etichetta sopra con su scritto il nome, per poterla sistemare all'interno di una categoria;

    così da poterla archiviare, attraverso meccanismi mnestici, e poterla recuperare al bisogno.

    Per quanto non ci piaccia e porti poi culturalmente a forme di disparità, non possiamo sottrarci a ciò. Farlo significherebbe uscir fuori da una modalità necessaria che ci permette di vivere con cognizione rispetto a ciò che ci circonda e che accade.

    Quando questo meccanismo smette di funzionare, infatti, si va incontro a disturbi di vario tipo, come le demenze e le agnosie, che interessano in buona parte proprio le aree dei processi cognitivi superiori.

    Pur muovendoci all'interno di un orizzonte categoriale possiamo comunque cercare di aprire i confini portando un nuovo modo di dire e di considerare le cose.

    E questa è una delle capacità umane più interessanti. E, aggiungo, questo è quello che da sempre fa la filosofia.

    Scusate se mi sono dilungata ma credo che specificare ciò sia importante affinché non vi siano incomprensioni.
    MikiPavelywolfgangPiu82Fenice2016MononokeHime
    Post edited by Sophia on
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • Fenice2016Fenice2016 Colonna
    Pubblicazioni: 1,300
    @Simone85 hai ragione, ho riguardato qualche info e in effetti, oggi, i termini possono essere sovrapponibili, anche se il termine handicap non si usa più, almeno in ambito educativo.

    Grazie :)
  • cameliacamelia Colonna
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 2,721
    Io non so se esista o meno una terza via. Son sicura pero' si debba cercare, e forse non solo una terza ma anche una quarta, quinta via...non voglio dire che ognuno debba trovare la propria all'interno del proprio, unico, sistema di attribuzione di significato...o forse si...
    WBorgFenice2016Amelie
    Post edited by camelia on
  • rosi_pomeliarosi_pomelia Colonna
    modificato July 2017 Pubblicazioni: 330
    Credo che le classificazioni debbano esistere per motivi pratici. Ogni volta che serve un aiuto, un ausilio, serve una certificazione. Ha importanza sapere se la dislessia sia una malattia, una diversità, una declinazione della normalità (queste categorie sono negli occhi di chi guarda)? Quel che è certo è che serve una certificazione per ottenere gli ausilii. Non riesco a capire molto bene cosa stai chiedendo. Mio figlio ha il comma3 che fino ad esso mi è servito per avere l'insegnante di sostegno, quindi per la legge è disabile. Dall'anno prossimo non utilizzerò piu' il comma3 con la scuola, perchè abbiamo optato per I BES e c'e' voluta una nuova certificazione che attestasse la disortografia. Purtroppo queste cose costano e già non bastano per tutti, è quindi normale che ci vogliano delle certificazioni.
    ValentaLibellulaSophiamandragola77
    Post edited by rosi_pomelia on
  • mamma_francescamamma_francesca Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,083
    @wolfgang spero tanto che la trovi questa terza via perchè forse servirebbe a mio figlio. Noi per ora data la dicotomia esistente ci stiamo muovendo utilizzando più il campo della diversità, però è molto difficile e frustrante muoversi cercando di supportare le difficoltà e allo stesso tempo valorizzando i talenti.

    @rosi_pomelia è importante sapere se si tratta di malattia, diversità o declinazioni della normalità sia per ragioni interne legate alla costruzione dell'autostima sia per ragioni esterne legate alla possibilità di discriminazione.
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