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Una riflessione autistica sulla violenza.

PavelyPavely Membro
modificato 8 September in La piazza (discussioni generali)
Una frase di @LifeIs, scritta in relazione alla notizia giornalistica in cui si raccontava di come delle mamme abbiano gioito su di un gruppo Facebook all'allontanamento, dalla classe dei loro figli, di un bambino violento (incidentalmente anche Asperger), mi ha colpito.
@LifeIs scrive: "Sarebbe meglio chiedersi cosa ha portato quelle madri a gioire, cosa le ha portate a manifestare questo odio per un ragazzo 'diverso'. [...] Inutile colpevolizzare le madri, il bambino, chiunque altro. Utile sarebbe mostrare comprensione sia per il bambino che per le madri. Utile sarebbe trovare l''origine' dei problemi, dei disagi, e fare qualcosa per risolverli a partire da lì".
Questa frase è rimasta impressa nella mia mente perché la pongo in relazione con alcune reazioni. In queste - chi ha un'identità neurotipica nel nostro forum - ha lasciato passare l'idea che un bambino "violento" debba andare giustamente incontro ad un cambiamento di contesto educativo. Si rivela una "risposta pragmatica". Un modo di risolvere il problema e, ovviamente, anche una riflessione etica sul comportamento di queste mamme (comunque, non avrebbero dovuto gioire in quel modo).

@LifeIs però coglie nel segno e si chiede: "Da dove nasce la violenza?".

Perché le persone sono violente? Tutti noi sappiamo che non esiste alcun nesso tra Autismo e Violenza: pure cosa spinge gli esseri umani ad esserlo?
Vorrei aprire questo post per proporvi di riflettere assieme su di esso. Ma non vorrei farlo ripetendo il pensiero di autori proprio della sociologia del diritto se non incidentalmente, di lato, in modo quasi taciuto, sottovoce.
Vorrei provare ad affrontare la cosa da un punto di vista prettamente a u t i s t i c o. Non quindi ponendomi da una collina in cui vedere la Città Neurotipica, il complesso delle relazioni sociali che appartengono al Mondo della Comunità, ma vorrei guardare il tema Violenza con gli occhi dell'Identità della nostra differenza. Cercherò di spiegare il perché. Lo farò in alcune parti: nella prima cercherò di dire brevemente alcune definizioni, nella seconda tenterò di spiegare perché la violenza  non può dirti autistica.

§
I parte.

Il punto di partenza, secondo la mia opinione, può essere collocato nella definizione del Cloud "Violenza".
Nella costellazione propria della violenza possiamo collocare i concetti e i problemi del Conflitto, dell'Aggressività, della Mafia, del Terrorismo, della Guerra, del Genocidio e della Coercizione.
La Coercizione, in modo particolare, è il fine della violenza, è lo scopo da raggiungere, è il Tema Desiderante del Controllo sociale e come tale espressione di un'affermata ideologia referente. Con coercizione indichiamo l'influenza effettiva su un comportamento altrui ottenuto con una minaccia o con l'effettiva imposizione di un dolore, di un danno o di una perdita intollerabile.
Thomas Schelling (SCHELLING, T.C., 1960, The Strategy of Conflicts, Cambridge), usando la teoria dei giochi, dimostra come la minaccia coercitiva debba essere adeguata e credibile. In questo senso, essa deve essere implementata usando tre strategie:
- informando la persona che il dolore, il danno e la perdita siano fuori del proprio controllo (ad esempio: l'uso di cani da guardia: la loro reazione non dipende strettamente da chi fa la minaccia);
- coltivando la "razionalità dell'irrazionale" - cioè informando che si agirà in modo diretto e parallelamente implacabile, feroce, diretto, meccanico, non umano;
- riducendo il guadagno che se ne trarrebbe se non agisse direttamente: ad esempio, pagando una certa somma ad un terzo per agire al suo posto (parte che spiega perché la Violenza attraverso la mediazione dell'aggressività conduca a fenomeni come la Mafia o il Terrorismo).
Lieberman (LIEBERMAN E.J., 1964,
"Threat and Assurance in the Conduct of Conflict." In: Roger Fisher (come curatore), International Conflict and Behavioral Science. New York) ci informa di come ad ogni atto coercitivo la reazione può essere "non razionale" per stress, per mancata informazione, per ineducazione o incompetenza, per un sentimento di rivalsa. Karl Deutsch (DEUTSCH K.W. 1972 (1963), I nervi del potere, Etas, Milano) accanto a questa linea osserva come la coercizione sia il "rifiuto di imparare", laddove il Potere, come genesi normativa fondata su Autorità, Carisma e Leadership, è definito come "facoltà di non imparare": chi esercita la violenza non solo afferma di non poter apprendere alcuna informazione, dato culturale, dono sociale, espressione intellettuale dalla persona oggetto di violenza ma desidera confermare come non sia possibile alcuno scambio educativo e culturale nel modo più assoluto. Chi esercita la violenza rifiuta ogni legame, chi è oggetto di violenza, come spiega Lieberman, non apprende in modo analogo.
La violenza, in questo senso, è un scambio simbolico da inserirsi in una dobbia negazione semiologica: c'è una persona che afferma il grado 0 della comunicazione e del linguaggio ("Io non imparo nulla da te") e c'è una vittima che assiste ad una Distorsione culturale ("Per stress, per ansia, per rivalsa, per mancata informazione, io non ascolto e non comprendo il tuo messaggio"). Si ha quindi un'estromissione del referente dialogico a favore di una Tecnologicizzazione politica del Corpo (il tuo corpo è strumento di espressione dei etichettamento e di punizione al fine della determinazione ideologica del binomio consenso/dissenso e della produzione ideologica di un messaggio normativo) e di una focaultiana Normalizzazione del Corpo attraverso il meccanismo della Sorveglianza (il tuo Corpo è oggetto di una neo-transizione per definire e superare lo schema conflittuale).

Per conseguire la Coercizione così definita, la Violenza agisce attraverso lo schema della Aggressività (la quale, sociologicamente e in modo comunitario, si esprime attraverso i temi della Mafia, del Terrorismo, della Guerra e del Genocidio).
Bandura (BANDURA, A., 1973, Aggression: a Social Learning Analysis, Englewood Cliffs) definisce l'Aggressività una "giungla semantica" e se Wolfgang e Weiner (WOLFGANG M.E. 1958, Patterns in Criminal Homicide, Philadelphia) o Downes e Rock (DOWNES D, ROCK P, 1979, Deviant Interpretations, Oxford; DOWNES D., ROCK P., 1988, Understanding Deviance, Oxford) sottolineano come l'Aggressività abbia una componente sociale, sicuramente Marsh (MARSH P., 1982, "Rhetorics of violence" in "Aggression and Violence", testo edito a cura di Marsh P., Campbell A., Oxford) sottolinea come l'aggressività abbia comunque basi biologiche, genetiche e ormonali e queste, effettivamente, non possono essere certo negate.
Si può fare un paragone metaforico con la sessualità: così come sessualità è il prodotto di un linguaggio genetico, corporeo e ormonale che incontra codici valutativi sociali, così la violenza è un'altro aspetto della corporeità che non può essere separato dal piano sociale, quasi "scoporato" da esso, oggetto di studio solo sul piano personale. La dialettica Corpo/Società in questi campi è essenziale ed è una della chiavi che ci aiutano a comprendere il senso stesso dell'espressione violenta.

La violenza, quindi, ha molteplici piani di lettura.
La struttura principale parte dall'espressione dell'Aggressività e approda alla Coercizione.
Viene declinata sul piano del Conflitto (individuale/collettivo), della Controllo sociale, del Potere e della Autorità.
In tal senso, la violenza non può essere scorporata dal fenomeno legislativo: se i comportamento carismatici o di leadership creano una proposta normativa, questa produce una Domanda di Consenso: se questa se questa sarà negata e portata al Dissenso (laddove ci sia contestazione), si creerà una Necessità Ideologica e la presenza di Polizia nella Rete Sociale.
La Violenza, in tal senso, in tutte le sue letture è un meccanismo relazionale negato: la Polizia, in questo senso, nascerà con lo scopo di confermare l'Ideologia e rendere il controllo o meglio il Conto sociale "possibile". Senza Ideologia, la stessa produzione normativa imploderebbe, fino a non essere possibile (in ciò negando la stessa stratificazione sociale e i meccanismi dinamici e naturali all'interno di essa).

§

IIa parte.

Analizzando i concetti esposti ben emerge come la violenza possa essere messa in relazione con alcuni comportamenti autistici.
Nella società neurotipica, molti dei comportamenti messi in atto da Cittadini nello Spettro Autistico vengono interpretati come atti di violenza, come negazione delle regole sociali, come interruzione della vita comunitaria.
A questa percezione, la Neurotipicità collega il senso strutturale di una definizione che è "controllo politico": la presenza di un bambino Asperger all'interno della classe è stata percepita dalle mamme in questione come un'espressione di autorità tale da riformulare la stessa equazione giuridica dei diritti. Il comportamento del bambino era percepito come definitorio dei comportamenti collettivi, della stessa struttura dinamica del tempo (il tempo dell'apprendimento), del percorso educativo, della vita sociale. Proprio comprendendo la relazione che intercorre tra Norma, Legge e Violenza, si può osservare come l'imposizione di una presenza e di nuovi schemi comportamentali esiga - dovendo ogni legge fondarsi su di un portato ideologico - sulla presenza di una Polizia, di esseri umani cioè che hanno il compito di diminuire il Dissenso e aumentare il Consenso rispetto ad una struttura normativa data.
Pure: nella scuola in questione, è mancato completamente questo ruolo. Delle mamme percepivano la non coerenza delle norme (perché sacrificare i diritti dei loro figli a favore di un bilanciamento con un solo ragazzo?) e non sono esistite persone capaci (polizia) di ristabilire la connessione coerente del tessuto legislativo (che, non va dimenticato, impone che ogni percorso educativo pubblico sia effettuato in concorrenza di tutti i bambini non potendone escludere nessuno).
La mancanza di attori sociali che definissero il problema "violenza" a portato quest'ultimo ad essere oggetto di una teoria del giochi tra un gruppo A (Mamme) e un gruppo B (il bambino e la sua famiglia). E proprio perché oggetto di gioco strategico, occorre riflettere su cosa sia la violenza. 

Abbiamo visto, nella prima parte come elementi costitutivi della violenza siano:
1) il rifiuto di avere il controllo sui meccanismi della violenza;
2) la razionalità dell'irrazionale;
3) la diminuzione del guadagno personale nel confronto,
La violenza, cioè, è, per definizione, una NEGATA RAZIONALITA'.
In un atto violento, una persona informa la vittima che sussiste una STRUTTURA NORMATIVA (siamo arrivati in un punto in cui "devo" farti del male) che non sarà contesta né discussa né compresa, che si PERSEGUIRA' QUESTRA STRUTTURA IN MODO RAZIONALE/IRRAZIONALE (senza mai retrocedere), che il GUADAGNO INDIVIDUALE E' ININFLUENTE (potrò morire, ma intendo farti del male).
Karl Deutsch spiega come ogni atto di violenza sia il RIFIUTO DI IMPARARE: il rifiuto di dignificare lo scambio simbolico comunicativo, il rifiuto anche solo di pensare che si possa imparare qualcosa dall'altrui persona.
Il "rifiuto di imparare" è quindi oggetto di ERRORE INTERPRETATIVO da parte della Neurotipicità.
Le persone neurotipiche possono infatti PENSARE che se una persona Autistica non comunica è perché NON CONSIDERI DEGNA L'ALTRUI PAROLA. E' come se gli Autistici fossero considerati "ineducabili" (come scriveva la Psicologia francese degli anni trenta).
Negli anni ottanta, però, questo paradigma è stato completamente invertito dalla "rivoluzione dell'Asperger".
Hans Asperger, infatti, ci ha lasciato una lezione fondamentale: le persone autistiche sono "piccoli professori" e la loro Mente è tale che è strutturata sul Percorso Informativo. Raccolgono informazioni, le catalogano, le analizzano, tentano di capirle, le sviscerano, le osservano, si emozionano al loro contatto, sanno TUTTO di un particolare argomento, sono felici se possono parlare di ciò che hanno appreso.
Progressivamente, si è capito che la ragione per la quale una persona "non apprende" non è dovuta all'Autismo in sé ma ad eventuali disordini dello sviluppo intelelttuale: sono i Bisogni Educativi Speciali, i BES, a porre una domanda di violenza. Sicuramente, un bambino autistico può avere BES (non scherziamo): ciò che si intende specifica è che IN ASSENZA DI BES, LE PERSONE AUTISTICHE METTONO IN CAMPO UN COMPORTAMENTO DI APPRENDIMENTO MANIACALE E OSSESSIVO.
Se apprendono, le persone autistiche non rispettano la definizione di violenza.
E non rispettano la definizione di violenza non solo perché considerano valore apprendere ma perché non possono aderire all'IRRAZIONALITA' della violenza.
Si prenda - per fare un esempio - la figuradi SPOCK, della serie di Star Trek. Il personaggio interpretato da Leonard Nimoy è - forse - uno degli esempi storici più chiari di persone che hanno TRATTI autistici.
La razionalità è il suo aspetto più chiaro ed evidente: l'Asperger ha una connessione molto forte con questa apparenza e ciò che non si comprende è, appunto, che non può essere dimenticato il legame tra MINACCIA e IRRAZIONALITA'.
La violenza, per essere tale, deve essere SPOPORZIONATA: e per definizione giuridica, una reazione è spoporzionata quando è irrazionale e immotivata. Quindi, se da un lato la scienza ci dice che una delle caratteristiche fondamentali dell'Asperger è la Razionalità, dall'altro un articolo di giornale ci dice che un bambino Asperger era violento in classe.
Dimenticando proprio la natura stessa dell'Asperger, si dimentica come la MAGGIORANZA DEGLI ASPERGER SIANO OGGETTO DI ESCLUSIONE E DI BULLISMO, DI VIOLENZA E DI AGGRESSIONE. Questo perché i bambini Asperger non avendo una Teoria della mente e una Teoria dell'attaccamento formata in modo neurotipico, non possono capire l'"irrazionalità del razionale" e il "razionale dell'irrazionale" (ad esempio: è difficile che capiscano a pieno l'umorismo o che sappiano produrlo).
Non capendo il "razionale dell'irrazionale", l'aggressività Asperger è SEMPRE REAZIONE e MAI AZIONE.
ED E' SEMPRE REAZIONE PROPORZIONATA.
Se così non fosse, si sarebbe in presenza di una FALSA DIAGNOSI e NON SI E' IN PRESENZA DI AUTISMO.

E' bene ricordare che dal 1980 al 2016, dunque, per quasi 40 anni, le diagnosi di Asperger sono "piovute" a grandine e che CENTINAIA DI MIGLIAIA DI BAMBINI NEL MONDO SONO STATI DIAGNOSTICATI NELLA SINDROME.
Queste diagnosi sono state possibili grasi al "Wing Spouses Think", il pensiero dei coniugi Wing.
Lorna Wing, infatti, è famosa perchè in un'intervista affermò che "per dare diritti ai bambini", anche una "falsa diagnosi" sarebbe stata utile.
Negli anni '90, le élite capitalistiche mondiali hanno investito moltissimo nella ricerca medica e nei servizi sanitari privati e, a questo scopo, hanno creato leggi tali da distruggere i Sistemi Sociali Medici Pubblici.
Se umanamente la scelta dei coniugi Wing è accettabile, scientificamente e intellettualmente è stato un crimine tra i più grandi. Questo perché migliaia di bambini sono stati diagnosticati come "Asperger" in sostituzione di altre e tecnicamente migliori diagnosi. Lo scopo - ricattare e portare a spendere le Compagnie di Assicurazione sanitaria - è stata un guerra persa (il DSM-V lo dimostra). Cambiare il sistema, un fallimento (anzi: siamo nello sfacelo più completo...).

Si noti la contraddizione.
Si noti come si sia detto che un bambino Asperger - per definizione RAZIONALE - si comporti in modo VIOLENTO e AGGRESSIVO verso COMPAGNI DI CLASSE ASSOLUTAMENTE INNOCENTI....
Nella prima parte ho portato ad esempio alcuni autori che hanno dimostrato l'IRRAZIONALITA' della violenza. Dunque: questo bambino Asperger è razionale per la sua sindrome e irrazionale per tutto il resto? E' Asperger REALMENTE e tira i morsi?
Per salvare il Wing Spouses Think, i Psichiatri potrebbero pensare alla COMORBIDITA': potreste credere che questo bambino sia Asperger e abbia, anche, disturbi del comportamento.
No.
Dire di un bambino che abbia tutto e il contrario di tutto è, non solo stupido, ma anche una scommessa intellettuale immorale.
La violenza nasce dall'ineducazione.
La violenza nasce quando una persona "sceglie di non imparare".
Ogni autore possibile e immaginabile, di ogni età, spiega come chi è violento è una persona che "abiura la ragione".
Chiunque affermi che Razionalità e Violenza possono coesistere afferma che i Tassi di Violenza medi ponderati siano presenti in modo paritario nelle persone con QI +130.
Se si analizza il QI delle persone realmente violente, se si analizza la frequenza della Violenza tra gli Intellettuali, si può osservare una RARITA' significativa.

§

OVVIAMENTE non vale a nulla l'obiezione che negli anni settanta, ci furono Intellettuali che appoggiarono il Terrorismo.
Dal 1880 al 1980 circa, infatti, il pensiero razionale SPOSO' il pensiero scientifico. Negli anni settanta, OGNI PENSIERO INTELLETTUALE ABDICO' TOTALMENTE AL PARADIGMA SCIENTIFICO E OGNI AUTONOMIA ESPRESSIVA E FILOSOFICA FU NEGATA.
Sembrerà strano ai più, ma Leonard Darwin, il cugino di Charles, teneva delle conferenze in cui spiegava l'inferiorità razziale degli Ebrei e dei Negri davanti a persone istruite e attente della migliore società londinese.
INtellettuale non è chi fa scienza o ha una buona memoria o ha "pose" da intellettuale.
Intellettuale è chi ha un QI superiore a 130.
Le altre persone sono persone NORMALI.
Chi appoggiò il Terrorismo non erano, dunque, veri intellettuali, ma PERSONE NORMALI CHE SI ATTEGGIAVANO A PERSONE COLTE.
E' ovvio che solo un IGNORANTE (vedi definizione di Deutsch) appoggia la violenza.
Ciò che è accaduto vicino Buenos Aires è dunque chiaro.
Un bambino ha REAGITO ALL'IRRAZIONALITA' DI UN GRUPPO DI MAMME.
Non avendo gli strumenti per comunicare (chi ha causato la violenza sono state UNICAMENTE le mamme in questione), è stato portato al CROLLO EMOTIVO.

L'unico modo per far crollare un Asperger è essere irrazionale per un periodo lunghissimo.

Il bambino è crollato, ha reagito con violenza verso i compagni, le mamme in questione sono rimaste impunite.

Ho scritto qusto post, mosso dal risentimento e dalla rabbia verso di loro.
E dall'immagine umiliante e sbagliata che è stata data del nostro mondo.













clalui
Post edited by Pavely on

Commenti

  • pokepoke Neofita
    Pubblicazioni: 1,133
    @Pavely
    Cosa dirti?
    Su alcuni punti sono d'accordo, tanto da dirti che questa frase da qualche parte qui, l'ho anche scritta (ad azione segue reazione... ma nucleare)

    Tu:
    Non capendo il "razionale dell'irrazionale", l'aggressività Asperger è SEMPRE REAZIONE e MAI AZIONE.
    ED E' SEMPRE REAZIONE PROPORZIONATA.

    Ma in sincerità il mio pensiero e sentire si allontana dal tuo, perché non sento risentimento e rabbia e questo forse mi fa osservare la questione con distacco.
    Affermi che le mamme sono rimaste impunite, ma esse hanno avuto il biasimo proprio da parte di quel mondo di cui fanno parte.
    Poi si, alcune persone vivono nella costante esclusione, nell'essere oggetto di bullismo e mobbing, e ti fa merito aprire un varco al sentire e farti portavoce di una rabbia che esplode sostanzialmente per gridare:basta lasciatemi in pace.
    Dove più che aggressività come violenza c'è aggressività come difesa estrema.
    Troppo a fondo non riesco andare, come scrivevo ho dovuto rinnegare una parte di me stessa(ed una grossa parte della mia vita), per comprendere che a volte l'esclusione sia
    necessaria. Questo mi fa male.
    Ma ho capito che le leggi del gruppo non si modificano per l'equilibrio psicologico dell'individuo, per quanto possa far male il singolo deve "farsene una ragione". Poco importa se per questo muore un po'. Funziona così, bisogna ripeterselo ogni giorni in ogni momento e rassegnarsi.

    L'intervento di @Lifels apriva una speranza: comprensione, ma tu mi spegni anche questo. Ed io continuo a vagare tra persone che non comprendono e non capiscono.
    Neurotipoci che non capiscono (l'altro) e tu che affermi che il comprendere(l'altro) non è autismo.
    Ed io che in tutto questo sprofondo tra la solitudine ed idee che rimbalzano nel cercello mandandolo in tilt.



    rondinella61
  • PavelyPavely Membro
    Pubblicazioni: 2,673
    Grazie @poke .

    Mi dispiace che tu provi questi sentimenti.

    Davvero.



    Ti sono vicino.

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