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Insetti e piccoli animali

Poco fa ho avuto un flash relativo alla mia infanzia, un ricordo che avevo quasi rimosso.
Da piccolo avevo questa curiosa (e forse un po' "femminile") forma di empatia verso tutti gli animali, compresi quelli più piccoli, insetti, ragni, lumachine, piccole lucertole, gechi, ecc.
La tipica "crudeltà" dei bambini verso questi animali non mi apparteneva, anzi la ripudiavo con forza. Se qualcuno dei miei coetanei schiacciava un insetto o rompeva il guscio di una lumaca, la mia tipica risposta era "ti piacerebbe se lo facessero a te?"
È un tratto della mia infanzia molto divergente (credo) dalle caratteristiche della maggior parte dei bambini, di cui mi ero praticamente dimenticato.
Qualcun altro ci si riconosce?
Ludorondinella61Piu82romipor
«1

Commenti

  • woodstockwoodstock Veterano Pro
    modificato 18 September Pubblicazioni: 465
    @Marco75

    Forse perchè donna, mi ci riconosco anch'io. Amo da sempre cani e gatti, coi quali sono cresciuta fin da bambina..... e che osservavo nei loro comportamenti.

    Per quanto riguarda piccoli animali come lucertole o insetti avevo paura delle api o delle vespe (in montagna le vespe sono molto tenaci e fastidiose) e avevo ricevuto diverse volte il loro pungiglione.

    Avevo istintivamente timore degli insetti, che però mi hanno sempre affascinato...... ma verso i quali nutrivo diffidenza 
    :-S

    Non sono mai riuscita, cmnq, a prendere parte a quei momenti nei quali alcuni ragazzini tormentavano mosche o chioccioline o coleotteri.

    Pur temendo gli insetti, provavo un' empatia così forte da dover scappare lontano (col cuore in gola) se qualcuno faceva loro del male.

    Aggiungo inoltre che tutti i gatti spelacchiati, le bambole senza un occhio o i giocattoli rotti e abbandonati mi facevano altrettanta pena: e mi prendevo cura di loro così come di tutte le debolezze in cui mi imbattevo.
    :-*
    Marco75Piu82Valenta
    Post edited by woodstock on
  • rondinella61rondinella61 Colonna
    Pubblicazioni: 1,087
    @Marco75
    Anch'io facevo, da piccola, una cosa che di solito i bambini non fanno: salvavo tutti gli insetti che stavano per annegare in pozzanghere, ciotole piene d'acqua, ecc. 
    Inoltre, mia madre mi racconta che aveva l'incubo di camminare con me per strada: appena vedevo qualche farfalla o falena che, entrata per sbaglio in un negozio, sbatteva contro la vetrata per uscire, dovevo per forza entrare e prenderla e portarla fuori, con sgomento e fastidio delle commesse. 

    Quella delle pozzanghere la faccio tuttora; per il resto, quando un insetto entra nel posto dove lavoro, chiamano subito me per prenderlo e portarlo fuori. 
    (queste sì che son soddisfazioni :D )
    Marco75Piu82FabrizioVaderNewtonwoodstock
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 760
    Aggiungo che questo atteggiamento empatico verso tutti gli animali (anche quelli più piccoli) era tra le cose che mi rendevano ben poco popolare, visto che gli altri bambini sembravano invece affascinati dall'uccidere e torturare...
    Forse è davvero un tratto femminile del mio carattere (più che ND) ma non è un problema, so da tempo di averne diversi.
    rondinella61Piu82FabrizioVaderAmeliewoodstock
  • Piu82Piu82 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 999
    Io ho sempre avuto tremenda paura di insetti volanti e ronzanti, o che potessero saltarmi addosso in modo improvviso, (tranne quelli "belli", coccinelle, lucciole, farfalle, falene...).

    Credo che molto abbia influito la mia orribile esperienza con le blatte nella casa in cui ho vissuto fino all'età di nove anni.
    Mia mamma mi racconta che ogni volta che vedevo olive nere o grossi chicchi d'uva nera o ciliegie molto scure, piangevo disperatamente perché a quanto pare le associavo a quelle orrende creaturine....

    Ricordo che detestavo due miei cugini maschi vicini di casa che facevano una cosa davvero crudele: abbrustolivano lentamente le falene sulle lampadine....
    E ne erano così assurdamente fieri! X(


    Salvavo i piccoli gechi e lucertoline entrati in casa. Beh in realtà quando li scoprivo in casa per prima cosa davo loro un nome, mi divertivo a incontrarle la sera sul soffitto di varie stanze, finché mia mamma non si accorgeva della loro presenza e, poiché ne ha molta paura, chiamava mio papà affinché li uccidesse.
    A quel punto entravamo in azione io e mia sorella per salvarli...quelli piccoli direttamente a manine nude, quelli grossi aiutandoci con bicchieri o aggeggi vari...



    Quanto a cani, gatti, conigli, pappagalli, canarini ecc...Non posso assolutamente vederli soffrire!
    Ma non nel senso che mi dispiace moltissimo, ma che proprio non so gestire la sofferenza che la loro sofferenza mi provoca.

    Questo vale sia se sono malati (quanto ho piano per una mia gatta...dopo un anno ancora piangevo!), ma soprattutto se la sofferenza è causata dall'uomo in modo volontario.

    Ad esempio qualche anno fa vidi su fb una notizia dell'avvelenamento di un gruppo di cani randagi buonissimi e innocui che ormai da anni vivevano intorno ad un famoso centro commerciale della mia città, ma che a quanto pare davano fastidio a qualcuno per la loro stessa presenza...
    Purtroppo la notizia era accompagnata dal video in cui questi cani, soccorsi da alcuni volontari, si agitavano e ansimavano con la schiuma alla bocca...
    Ho iniziato a piangere e urlare così forte che mia mamma è accorsa dall'altra stanza temendo il peggio...e ho continuato per ore...

    Non riesco a darmi pace di come un essere umano possa fare cose del genere...
    Proprio non posso.

    Quando vedo scene del genere non posso fare a meno di iniziare a pensare a quanto ci sia di crudele e malvagio negli uomini e questo mi angoscia troppo e per troppo tempo.


    Perciò ho chiesto espressamente ai miei familiari di non farmi avere e non riferirmi mai notizie di questo genere.

    rondinella61Marco75FabrizioVaderwoodstockAmelie
  • FabrizioVaderFabrizioVader Membro Pro
    Pubblicazioni: 130
    Anche a me gli atti di crudeltà gratuita contro qualunque essere vivente hanno sempre indisposto,fin da quando,per dirla in entomotermini,ero io medesimo allo stadio larvale,fin dal quale ho sempre applicato il principio secondo cui non vi sono ragioni accettabili per uccidere un essere senziente se non per cibarsene o per fondata autodifesa,mentre in nessun caso l' arrecare sofferenza gratuita può essere ammesso. Per la cronaca gli insetti,come tutti gli animali del resto,mi hanno sempre appassionato molto e ne ho allevate ,nonchè tuttora ne allevo, alcune specie.
    Marco75Piu82rondinella61woodstock
  • CorocottasCorocottas Veterano Pro
    Pubblicazioni: 982
    Io ho sempre avuto un rapporto molto stretto con gli animali piccoli, ma con interazioni di diverso tipo - da estremamente amichevoli a piuttosto crudeli - a seconda dell'animale e delle circostanze.

    Adoro i ragni, che prendo in mano anche quando sono molto grandi; se ce n'è uno nella mia stanza, se è piccolo lo lascio stare a prescindere, se invece è grande cerco di capire innanzi tutto se è adulto e, se lo è, se è maschio o femmina (si capisce osservando i palpi, nei ragni grandi anche a occhio nudo). Se è una femmina adulta la lascio stare (nel Ragno ballerino e nelle Tegenarie, che costituiscono il 99% dei ragni di grandi dimensioni che si trovano all'interno delle case, le femmine in genere non si muovono dalla tela), a meno che non abbia attaccata all'addome la sacca con le uova, il che significa che di lì a poco andrà a deporle da qualche parte. Se è un subadulto, un maschio o una femmina in procinto di deporre, la catturo in qualche modo e la elimino (nel senso etimologico del termine, gettare ex limine, ovvero fuori dalla porta). Non li uccido mai. Quando abitavo a Genova un ragno in casa mia durava poco, comunque, perché a eliminarlo ci pensavano le mie gatte.

    Sul fatto di tormentare e uccidere i piccoli animali quando ero bambino - cosa che fanno comunque i cuccioli di tutti i carnivori - ho avuto comportamenti contrastanti. Non mi piaceva affatto l'idea di farlo a scopo gratuito, né approvavo se lo facevano altri; non mi piaceva prender parte alle cacce alla lucertola né capivo (e non capisco ancora adesso) chi uccide a prescindere qualsiasi piccolo animale gli entri in casa, e quando mi riusciva, cercavo di pormi in difesa dell'animale che altri minacciavano e trarlo in salvo.

    Ero però fantasiosamente spietato con gli animali infestanti, quelli che dovevano essere eliminati per forza perché arrecavano un danno; allora spesso trasformavo la loro eliminazione in un gioco.

    Con le formiche che infestavano il portico e il terreno circostante il box della casa di campagna dei miei nonni, m'ero inventato che ero un Re-dio potentissimo e loro erano i miei sudditi su cui avevo il potere di vita o di morte; sentenziavo che la tale città, ovvero un determinato formicaio, avrebbe dovuto essere distrutta perché non aveva obbedito ai miei ordini stabilendosi nel territorio a me sacro, e che l'avrei eliminata col terremoto e col diluvio. Poi prendevo la mazza di mio nonno, quella per piantare i pali, e iniziavo a battere le zolle di terra attorno al formicaio, dapprima piano e poi sempre più forte e sempre più vicino alla colonia, e le formiche iniziavano a uscire terrorizzate dai buchi in lunghe file. Continuavo a martellare il terreno finché non si apriva in più punti e allora appariva allo scoperto la città delle formiche, col nero brulichio dei corpicini lucenti su cui spiccavano puntini bianchi più o meno grandi, tutti ordinatamente raggruppati in diversi punti: erano le uova, le larve e le pupe. Poi le annegavo con l'acqua, oppure finivo l'opera di distruzione buttando tutto all'aria con la zappa; a volte catturavo anche alcune delle formiche fuggiasche e le decapitavo con il coltello, osservandole poi continuare a camminare senza testa per un po', con la testa che parimenti muoveva le antenne e poteva anche mordere.

    Le dorifore che infestavano le aiuole delle patate e delle melanzane nell'orto, invece, erano per me guerrieri di un esercito nemico che aveva invaso una parte del mio territorio per conquistarlo. Ne catturavo allora a decine (possono volare, ma sono lente e pesanti e comunque non s'alzano quasi mai in volo, se ne stanno beatamente sulle foglie della pianta a ingozzarsi fin da quando sono larve, divorando le foglie e causando alla lunga la morte della pianta); quando ne avevo poi nel pugno almeno una ventina, iniziavo a stringere piano piano, finché la massa di insetti che avevo nella mano non si trasformava in una poltiglia arancione - avevano un curioso ''sangue'' arancione, che macchiava vistosamente mani e vestiti - nella quale spiccavano le elitre, dure, bianche a strisce nere. Raccoglievo queste elitre e le allineavo una vicina all'altra sul sentiero centrale dell'orto; erano il mio bottino di guerra, le armature ormai inservibili dei miei nemici, e così allineate sembravano proprio una pavimentazione.

    Gli insetti che pungono, invece, non li ho mai uccisi; logico che se me ne entra uno in casa cerco di farlo uscire, ma la paura è legata alla possibilità di essere punto e non all'insetto in sé, anzi api e vespe mi piacciono molto. I bombi, che pungono ma sono molto poco aggressivi, li ho spesso presi in mano apposta e pure accarezzati come fossero gatti. A volte ne ho liberato qualcuno da ragnatele in cui erano finiti, e questo cozzerebbe in teoria col mio amore per i ragni, ma a questi ultimi portavo in pasto insetti più molesti dal mio punto di vista umano, come formiche e le piccole tarme domestiche.

    Unica eccezione, quando delle vespe cartonaie facevano il nido in casa, nella soffitta o dietro le persiane chiuse di qualche stanza. Allora, dopo aver rimosso il nido con le dovute cautele, me lo portavo su un tavolino e iniziavo ad estrarre, una per una, tutte le larve e le pupe contenute nelle cellette, disponendole in fila per vedere i vari stadi di accrescimento.

    Non ho mai ucciso lucertole se non in rari casi in cui le ho trovate già ferite e si è trattato pertanto di un' "eutanasia". La consistenza della lucertola, il fatto che abbia muscoli e sangue e ossa come le nostre, me l'ha sempre fatta percepire più come un essere umano in miniatura che come un "insetto un po' più grosso", come molti sembrano invece considerarle. I serpenti mi piacciono, quelli che non sono velenosi li prendo anche in mano per osservarli da vicino se mi riesce, anche a costo di farmi mordere.
    aspirinaPiu82Marco75mandragola77Ameliewoodstock
  • FabrizioVaderFabrizioVader Membro Pro
    Pubblicazioni: 130
    @Corocottas direi che dimostri una grande etica del rispetto animale. Nel caso del formicaio hai semplicemente dato una cornice rituale e teatrale a un atto che andava compiuto.
  • rondinella61rondinella61 Colonna
    Pubblicazioni: 1,087
  • Marco75Marco75 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 760
    @rondinella61, bellissimo! A occhio nudo non diresti mai che sono insetti.
    rondinella61woodstock
  • vacamunquebenevacamunquebene Membro Pro
    Pubblicazioni: 265
    Da piccola avevo un buon rapporto con gli animali (tranne i gatti che li odiavo ) , ricordo di aver avuto una passione per le mosche come per gli insetti in generale e ho anche cominciato ad osservare i cani e come reagiscono nei confronti di alcune cose che le persone non danno peso ( come un gatto che corre velocemente : per noi umani non è per forza un segnale di fuga , ma per i cani significa che ha paura di qualcosa e bisogna attaccarlo ) . E da ciò mia madre pensa che sia una piccola psicologa canina , mentre si tratta di semplice osservazione e non di grandi ricerche dietro . Spesso da piccola mi si avvicinavano delle farfalle perché in qualche modo mi sentivano parte del paesaggio inerte e quindi sicura per loro . Fin da piccola ho osservato e capito come avvicinarsi agli animali senza spaventarli ma invece farsi accogliere tra di loro, sono molto contenta di questo: mi piacerebbe anche capire le persone per semplice osservazione
    Marco75FabrizioVaderrondinella61
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