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Pensieri suicidari ed Asperger

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Commenti

  • Meshuggah86Meshuggah86 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 705
    Il pensiero balena continuamente nella mia testa, anche se ultimamente dorme. Ben poco mi lega al mondo, invidio quelli che parlano della propria infanzia dicendo che vorrebbero tornarci e mi sento come se tutto questo fosse iniziato col piede sbagliato e non possa che peggiorare.
    Ci ho provato 2 volte, senza successo; una terza stavo per tentare ma mi sono reso conto che una bambina stava guardando, e mi sono fatto degli scrupoli.

    C'è molta gente che mi vuole bene e ce n'è molta di più che mi vuole male, un po' come per tutti. Quindi, come per tutti, mi sembra ci sia una sola cosa da dire: TIE'!
    resetamigdalarondinella61AJDaisy
    Re-motivate me, I'm all there is to be - An omnipotent being so complete in my diversity
  • CyranoCyrano Veterano Pro
    modificato February 2016 Pubblicazioni: 734
    Ne avevo parlato in un'altra discussione, non so più dove.
    Ma questo luogo, questa discussione sembra essere comparsa adesso per un motivo ben preciso.

    La mia storia con la morte inizia a 8 anni; quando ero a letto mi immaginavo morto, dentro una bara, sotto terra e una lastra di marmo con la data di nascita e quella di morte. Domani. E piangevo. Sapevo perché. Perché, come tutti voi, ero solo. Solo fuori casa, ma la cosa non sempre mi ha toccato, e solo dentro casa, cosa che mi ha devastato.
    A 11 anni ho progettato il primo suicidio, chiamandolo col suo nome, pensandolo freddamente. Volevo buttarmi dalla finestra della classe. 
    Anch'io giravo per la mia città, e percorrevo sempre strade nuove per vedere. Un'inarrestabile sete dello sguardo, che si soffermava sui dettagli, sulle forme, i colori, le cose e le persone nella speranza di capire. Ma il mio rifugio era il Cosmo; non solo leggevo tutto quello che trovavo di astronomia, vedevo tutti i documentari, compravo le riviste, ma anche mentre mangiavo, o camminavo, o seduto alla sera sull'autobus che, con un giro tortuosissimo, mi riportava a casa, la mia mente vedeva oltre le strade e le case, si soffermava sul mare e le montagne che sorgevano dietro i palazzi, dalle finestre illuminate di vite che non capivo e che non mi piacevano, per spiccare il volo oltre, su quella vastità che mi circondava da ogni lato, l'Universo.
    A 12 un tentativo; volevo tagliarmi le vene nel refettorio della scuola, ma i coltelli non tagliavano. 
    E continuavo a girare, a vedere per capire, e ciò che capivo mi spaventava, non mi piaceva. E allora leggere, sempre di più. Anch'io mi sono rifugiato molto nella lettura. Intere parti di enciclopedie, un'enciclopedia intera di astronomia.
    A 13 e a 14 la mia mente era a un tale punto di stress e stanchezza, che l'ho lasciata allontanarsi dal mondo e dalla realtà; stavo abbandonato sul letto, ricacciato nella vita dalla violenza di mia madre. Ma anche in piedi restavo sempre più muto, sempre più sordo, sempre più chiuso. Sino a che ciò che non era reale lo diventò. E tornare alla realtà, da solo, fu lavoro difficilissimo e lunghissimo.
    A 15 il coltello tagliente lo trovai, ma sarei stato scoperto subito, in casa non ero solo, e non sarebbe servito a niente, se non ad avere una cicatrice sul polso. E pensare che con gli anni mi sono pentito di non averla, per difendermi dagli altri, da questo mondo e con quella urlare tutto il mio rifiuto.
    A 16 trovai, una sera, un ponte alto abbastanza. Lo avevo scelto perché era poco frequentato, e difficilmente sarei sopravvissuto a un simile volo. Ma un uomo, che mi conosceva di vista, si fermò, iniziò a fare domande e parlare, e capii che non se ne sarebbe andato senza di me.
    A 23, dopo l'esperienza del militare, una notte andai in cima a una montagna; le nuvole fittissime e il buio mi misero davanti al rifiuto di me stesso e di tutto ciò che mi circondava, del mio passato e del mio presente. Rientrato in macchina mi sono lanciato da una discesa, per inchiodare a un metro dal burrone. Mi era venuta in mente un'amica, che era stata uccisa dalla 'Ndrangheta per il semplice fatto di essere un'involontaria testimone.

    A 30 anni mi sembrava di aver trovato stabilità, una maggiore accettazione di me stesso, meno odio verso me e questo mondo assurdo. Mi sposo e sono felice. Felice come una delle volte nelle quali volevo morire, ma per la cosa opposta. Per una vita, per un progetto, a fianco di una donna che amavo sino al midollo. 15 anni passati a pensare che non poteva andare bene. Che doveva succedere qualcosa, che sarebbe stato strano che uno come me potesse aspirare alla serenità per il resto della sua vita. Gli capiterà qualcosa, un incidente, una malattia, pensavo ansioso. Un figlio adottato, una meraviglia di mitezza, profondità, intelligenza, talento, allegria, energia.
    Sino al 27 maggio 2015. Mercoledì. Ore 18,30. Mia moglie dice di non amarmi più. Pensava alla separazione, ma non voleva dirmelo in quel momento, aveva paura. Io, stordito dalla notizia, mi metto la giacca per uscire. Volevo ammazzarmi. Lei chiede: "Torni, vero?", con le lacrime agli occhi, perché sapeva quale voragine interiore aveva provocato una simile dichiarazione a uno come me, col cuore ancora a 15 anni prima, quando l'avevo sposata, con un passato come il mio. Resto in silenzio a pensare a una risposta; non a lei, ma a me: "Torno?". La risposta sarebbe stata senza esitazione "No!"; la misura del dolore era colma, più di quanto un essere umano potesse sopportare. Ma dietro di lei spunta mio figlio; ci guardiamo negli occhi. "A che ora ceniamo?", è la mia risposta.
    Da quel momento, sino ad oggi, sono successe tante cose; ho una depressione grave. Nel tempo, prima ho dovuto lasciare camera mia, per andare a dormire in quella degli ospiti. Poi mi ha detto che voleva separarsi. Ho urlato piangendo che sarei stato disposto a qualsiasi cosa pur di non perderla, avrei accettato qualsiasi compromesso, cambiato ciò che non andava; ma lei era irremovibile. Di nuovo le venne paura che mi ammazzassi: "Non mi darai una simile responsabilità, vero?". "Si! Te la prenderai tutta, invece, se mi ammazzo, perché ci deve essere almeno un essere umano che si pigli la responsabilità del male che mi ha fatto". Ho dovuto lasciare casa mia, che avevo scelto con mia moglie, e con lei arredato, scegliendo ogni dettaglio, immaginando di invecchiare fra quelle mura. Vivo in una casa in prestito, casa estranea, piena della vita di un altra persona, cosa che mi da un sordo e continuo fastidio interiore. Cerco casa, ma la cooperativa per la quale lavoro ha dichiarato lo stato di crisi, e taglierà gli stipendi e le ore di lavoro, per arrivare a un totale di -20% in busta paga. Sono senza casa, e rischio di restare senza lavoro. Ma soprattutto sono senza famiglia. Vedo mio figlio 3 giorni la settimana, e due avvocati e un giudice decideranno quanto lo vedrò in futuro. Il mio piccino, unica ragione della mia esistenza.
    Nei momenti bui della depressione ho la sensazione che tutto, presente e futuro, stia crollando per ammucchiarsi sulle macerie di un passato già molto difficile, e vedo che non ho le energie per affrontare tutto e risolvere tutto. Per fortuna sono aiutato, da 3 amici, che mi stanno molto vicini, da vari psicologi, psichiatri, persone varie che lavorano in uffici anonimi, ma ai quali ho fatto tenerezza, e si sono messi in testa di far il possibile per aiutarmi.
    Quando sto meglio afferro la sorte contraria, per piegarla a un ultimo piccolo sogno. L'ultimo per restare in vita. Un nuovo lavoro, possibilmente il più solitario possibile. Ma ancora di più, una casa; lontana, sulle montagne che circondano da vicino la città, circondato di boschi, sotto il cielo stellato, unica mia vera casa. E ancora più di questo, mio figlio, almeno un po', per continuare a giocare con lui, ad aiutarlo a fare i compiti, per fare passeggiate nelle foreste, e fotografare insieme le galassie. Lontano da un mondo che mi rifiuta. Vicino all'unica cosa che ho sempre considerato la mia vera casa: il Cosmo.

    Sono stanco, cari amici. Alcuni di voi hanno già dimostrato la loro vicinanza, che mi ha commosso, ed è colata come un balsamo su tutte queste ferite aperte. Ancora una volta vi sento, siete amici, discreti, lontani, eppure così vicini da essere quasi dentro di me.
    EstherDonnellymandragola77resetIggyBlueSaturnValentaNemoaspirinaamigdalaMalinalliandreaumkSheldon
    Post edited by Cyrano on
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • aspirinaaspirina SymbolAndato
    Pubblicazioni: 3,054
    @Cyrano avevo immaginato tutto questo, estrapolando le tue ultime notizie.A dire il vero avevo anche temuto il peggio, ma contavo sul tuo amore per il tuo bimbo.
    Sono contenta che ci sei ancora
    aspirina
    MalinalliNemoValentarondinella61EstherDonnellyAmeliemandragola77IkuruDoor
    Alla fin fine, amici, ecco la verità: è tutta una supercazzola
  • CyranoCyrano Veterano Pro
    modificato February 2016 Pubblicazioni: 734
    Cara @aspirina, a temere il peggio non ti saresti sbagliata di molto. Ora la cura farmacologica mi ha un po' stabilizzato, ma ho passato notti terribili. Una sera non sapevo se buttarmi dalla finestra o mettermi a letto e restarci. Così ho fatto, saltando anche colazione, pranzo e cena, rannicchiato sul letto, abbracciato al mio più vecchio e inseparabile pupazzo. Seguendo i consigli dello psicologo, ci sono stati momenti nei quali stavo per andare al Pronto Soccorso, per non buttarmi dalla finestra.
    Ora, l'amore per il mio piccino, e una voglia tenace e indistruttibile di sognare una vita e costruirla, mi aiuta a tenere duro, a lottare, anche se i momenti bui li passo ancora, magari per una frase per telefono con mia moglie.
    Vedo crollare tutta la mia vita attorno a me, ma è così assurdo che non riesco ancora a crederci.
    Cyrano è sempre stato forte. Solo la persona che amava poteva fargli veramente del male. E lo ha fatto. Un male vasto, devastante e profondo.
    Ci sono ancora, e anche se sono molto stanco, col peso di un passato difficile, un presente da incubo e un futuro incerto.

    Sei davvero una persona molto cara. Sarebbe bello incontrarsi.

    E grazie a tutti quelli che hanno espresso la loro emozione e vicinanza mettendo tutta quella bella fila di cuori, e per chi si è detto d'accordo con aspirina!
    EstherDonnellyValentamandragola77ciaamigdalaaspirinaNemoPhoebeKaliaWBorgwolfgang
    Post edited by Cyrano on
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • ciacia Veterano Pro
    Pubblicazioni: 366

    Questo tread è pieno di dolore, e colpisce me come colpisce tutti voi.

    Vorrei chiedere il vostro aiuto per darmi un suggerimento, anche piccolo, perché io possa fare qualcosa affinché mio figlio possa risparmiarsi almeno un pochino di questo dolore.

    Adesso ha 17 anni e forse sotto molti punti di vista è ancora un po' immaturo, per cui in alcuni momenti mi pare che non sia pienamente consapevole, ma vedo grandi cambiamenti in lui, rabbia che era meno marcata, dolore per l'esclusione che prima non vedevo, sofferenza per mancanza di risultati a scuola dove non è interessato (quasi tutto) e la gioia degli ottimi voti dove invece riesce non bastano a compensare. Frustrazione è la parola che lo descrive meglio, e che descrive meglio la vita di tutta la nostra famiglia. in questo periodo.

    Molti dei suoi nuovi insegnanti non riescono a comprendere, fa un disegno in cui c'è un omino stecco (lui) che spara ad un altro omino (il fidanzato della ragazzina che gli piace) e loro invece di vedere il simbolismo, di capire che lui esprime un pensiero, ma non un intento,  e loro mi chiedono che la psichiatra rilasci una dichiarazione che lui non è pericoloso e può stare a scuola con gli altri, quando nella sua vita non ha nemmeno mai spintonato un compagno. Mi chiedo se questo suo crescente malessere sia da attribuirsi anche a questo. Mi interrogo se provare un cambio di sezione per il prossimo anno potrebbe essere di aiuto, o potrebbe peggiorare le cose perché dovute a qualcosa che è dentro e non fuori.

    Come posso aiutarlo e stargli vicino perché lui lo senta? Perché io vicino ci sono, con il cuore e con il corpo, ma chissà se lui lo sente?

    MalinalliresetEowynNemoEinsteinAmeliewolfgangRiuy
  • resetreset SymbolAndato
    Pubblicazioni: 2,151
    Cia, da come scrivi credo che senta il tuo amore.
    Posso solo raccontarti la mia esperienza, sono stata in cura per depressione grave sfociata in un tentativo di suicidio, mio marito mi portò al cim (centro igiene mentale) e fui presa in cura da una psichiatra. Avevo 37 anni.
    3 anni di terapia, ho avuto la fortuna di essere assegnata ad una professionista in gamba!
    Posso dirti che ho iniziato a vivere dai 37 anni.
    La mia motivazione sono stati i figli.
    È un percorso doloroso ed impegnativo, bisogna sentirsi molto motivati, e collaborare in modo attivo con il terapeuta.
    Essere in sintonia. Non ha stravolto il mio carattere, anzi è uscita fuori quella fiducia che avevo dimenticato d'avere in me stessa.
    Quindi, più che un certificato che attesti la non pericolosità del tuo ragazzo, forse è più costruttivo valutare un sostegno, per superare le difficoltà relazionali.
    Personalmente, permettimi uno sfogo, questi professori..!!!... ma pensano solo a pararsi? Un ragazzo in difficoltà si aiuta! E cavolo!..
    EowynNemoandreaumk

  • ciacia Veterano Pro
    Pubblicazioni: 366

    Grazie @reset .

    Piero ha il sostegno, ma le ore sono limitate. Con alcuni insegnanti hanno una buona collaborazione, ma con altri è impossibile, non capiscono e non chiedono né pareri né consigli.

    A casa ha il sostegno della sua psichiatra, ma in questo momento è tutto molto difficile

    reset
  • resetreset SymbolAndato
    Pubblicazioni: 2,151
    Scusa se mi permetto una domanda personale, Cia, forse sei stanca anche tu?

  • ciacia Veterano Pro
    Pubblicazioni: 366

    Stanca?

    Più che stanca in questo periodo mi sento stremata.

    C'è un grande amore per mio figlio e una grande voglia di aiutarlo e anche di proteggerlo un po'. Fino a qualche tempo fa mi sembrava di riuscirci, seppur con grande fatica. Adesso mi sento sfuggire tutto tra le dita: non ho grande collaborazione con la scuola; lui cresce quindi sente il bisogno di "decidere da se" anche se il suo decidere, o meglio cercare di controllare, è altrettanto fonte d'ansia per me, perché in questo periodo il suo controllo è sul peso: 1,74 di altezza per 55kg di peso, quindi già sottopeso, e dopo mangiato va in giardino a correre per 30/40 minuti per essere certo di smaltire tutto e subito.

    Sono stanca perché ho paura.


    Non preoccuparti se le domande sono personali, qui è tutto talmente intimo che le domande non potrebbero essere in altro modo

    reset
  • EinsteinEinstein Veterano
    Pubblicazioni: 268
    Anche io sono sottopeso: 1,70 metri per 51 kg ed ho 15 anni. cia voi dove abitate? ciao
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