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Piccolo dubbio

É possibile che un individuo AS possa aver avuto un'infanzia "normale" o, quanto meno, un po' riservata e che i sintomi della sindrome si siano manifestati con l'inizio dell'adolescenza?
Antonius_Block
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Commenti

  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,792
    Non lo so ma non ho trovato nessun riscontro a riguardo. Occhio che se i sintomi sono iniziati dopo il nono anno di età sarebbe meglio chiedere subito una diagnosi!
    I sintomi dell'asperger partono intorno al quarto anno di età comunque.
  • SirAlphaexaSirAlphaexa SymbolPilastro
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 3,262
    Dipende dal individuo suppongo. Ci sono persone in cui hanno ricevuto una diagnosi in età adulta, ed é probabile che da piccoli non mostravano i sintomi o erano molto lievi (ma penso che qui si possa parlare di casi subclinici).

    Io da quello che ricordo ho passato un'infanzia molto tranquilla...fino ai 7/8 anni in cui sono manifestati i primi momenti di imperattività e sbalzi di umore. Ma solo piu tardi, nella pre-adolescenza, mi sono accorto che avevo difficoltà con i rapporti sociali e per gli interessi marcati.
    frieden
    Post edited by SirAlphaexa on
    "Chiedo rispetto dalle masse, sono un anticonformista nel comformismo"

  • AuratusAuratus Veterano
    Pubblicazioni: 165
    Io ti posso dire ciò che ha raccontato mia madre in fase di colloquio durante la mia diagnosi.
    Ha raccontato che da molto piccola ero solare e sorridente, poi verso i 5-6 anni ho cominciato a esternare le caratteristiche dell'asperger che però non sono assolutamente state riconosciute. Infatti venivo considerata solo una bambina normalissima ma di me la gente diceva che ero profondamente intelligente e profondamente triste. Le mie difficoltà venivano scambiate per tristezza.
    Andando avanti con l'età pensavano che non volessi socializzare di mia scelta in quanto essendo molto intelligente non mi trovavo con i miei coetanei.
    Il problema è stato che, invece, nel tentativo costante di integrarmi ho sempre fatto notare poco quali fossero le mie "particolarità" e agli occhi del popolo non saltavano quindi all'occhio.
    C'è anche da dire però che fuori di casa ero quasi normale, dentro casa invece potevo esser me stessa e ovviamente questo faceva pensare ai vari adulti che gravitavano a casa mia che fossi solo capricciosa.
    friedenValeymkup
  • jLawlietjLawliet Membro Pro
    Pubblicazioni: 129
    Auratus ha detto:

    Io ti posso dire ciò che ha raccontato mia madre in fase di colloquio durante la mia diagnosi.

    Ha raccontato che da molto piccola ero solare e sorridente, poi verso i 5-6 anni ho cominciato a esternare le caratteristiche dell'asperger che però non sono assolutamente state riconosciute. Infatti venivo considerata solo una bambina normalissima ma di me la gente diceva che ero profondamente intelligente e profondamente triste. Le mie difficoltà venivano scambiate per tristezza.
    Andando avanti con l'età pensavano che non volessi socializzare di mia scelta in quanto essendo molto intelligente non mi trovavo con i miei coetanei.
    Il problema è stato che, invece, nel tentativo costante di integrarmi ho sempre fatto notare poco quali fossero le mie "particolarità" e agli occhi del popolo non saltavano quindi all'occhio.
    C'è anche da dire però che fuori di casa ero quasi normale, dentro casa invece potevo esser me stessa e ovviamente questo faceva pensare ai vari adulti che gravitavano a casa mia che fossi solo capricciosa.
    Mi ritrovo profondamente nelle tue parole: ho avuto un'infanzia normale, certo, avevo già alcune caratteristiche AS: ero più infantile dei miei coetanei, intelligenza di parecchio superiore, fissazione per i numeri, tendenza a "smanettare" con tutto ciò per cui provavo interesse anche se oggetti d'altri; fino all'inizio della prima superiore ero un po' più "solare" e sociale (vivo in un piccolo paesino in Molise, conosco praticamente tutti) e cercavo di adattarmi agli altri. Avevo l'abitudine di osservare i comportamenti degli altri e applicare ciò che imparavo nelle interazioni con terzi. Dopo poco é spuntata l'asocialità, e devo dire che da quel momento ho capito di essere davvero molto intelligente, perché quando possedevo quella che si potrebbe definire un abbozzo di vita sociale, mi sottovalutavo, privilegiando così tutte le considerazioni e complimenti per altri individui. Ed eccomi qui, con pochissimi amici, ma fidati, con i quali spesso mi comporto in maniera stupida (addirittura da ritardato ahah) pensando di divertirli.
    frieden
  • friedenfrieden Andato
    Pubblicazioni: 1,387
    @jLawliet anche mia figlia ha iniziato ad avere difficoltà come @SirAlphaexa soprattutto a scuola con i compagni all'età di 7 anni (i famosi e  temibili 7 anni come scrisse @wolfgang in un suo vecchio post) mentre i problemi sono letteralmente esplosi all'età di 11 anni (adesso quasi 15anni). La precedente psichiatra disse "è solo molto intelligente e molto sensibile...
    EstherDonnelly
  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 2,792
    jLawliet ha detto:

    Mi ritrovo profondamente nelle tue parole: ho avuto un'infanzia normale, certo, avevo già alcune caratteristiche AS: ero più infantile dei miei coetanei, intelligenza di parecchio superiore, fissazione per i numeri, tendenza a "smanettare" con tutto ciò per cui provavo interesse anche se oggetti d'altri

    Ad ora per me non sei asperger, non trovo un riscontro tra il tuo vissuto e il vissuto di un asperger. Manca quella che altri definiscono anormalità, manca l'emancipazione, mancano tanti fattori.

    Post edited by Simone85 on
  • jLawlietjLawliet Membro Pro
    Pubblicazioni: 129
    Simone85 ha detto:

    jLawliet ha detto:

    Mi ritrovo profondamente nelle tue parole: ho avuto un'infanzia normale, certo, avevo già alcune caratteristiche AS: ero più infantile dei miei coetanei, intelligenza di parecchio superiore, fissazione per i numeri, tendenza a "smanettare" con tutto ciò per cui provavo interesse anche se oggetti d'altri

    Ad ora per me non sei asperger, non trovo un riscontro tra il tuo vissuto e il vissuto di un asperger. Manca quella che altri definiscono anormalità, manca l'emancipazione, mancano tanti fattori.

    Ho fatto l'aspie quiz : 156/200 ND 57/200 NT
    Poi la manifestazione della sindrome a quanto pare varia da individuo a individuo. Mi ritrovo in parecchie caratteristiche dell'AS, ovviamente non le ho descritte tutte, anche perché non ricordo dettagliatamente la mia infanzia, almeno fino ai 10 anni
  • _cenix_cenix Neofita
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 13
     
    riot
    Post edited by _cenix on
  • PavelyPavely Andato
    modificato August 2016 Pubblicazioni: 3,350
    Secondo la mia opinione, no. Nel modo più assoluto.

    Può accadere che un autistico nasca in una famiglia supportante, che venga aiutato a scuola in modo spettacolare, che abbia genitori straordinari, che acceda, facilmente, ad ogni informazione o tecnologia, che viva in un ambiente a lui favorevole.

    Pure: se si guarda alla persona, l'autismo c'è sempre stato.

    Io sono un fautore della Neurodiversità: cioè sono profondamente convinto che l'autismo sia una funzione mentale. Definisco, in tal senso, l'autismo come un disordine dell'integrazione delle funzioni intellettive che genera una bassa performance personalistica.

    La persona autistica, cioè, è una persona che non riesce a strutturare una personalità in modo pienamente neurotipico: riferire domande personalistiche ad un autistico disfunzionale, ad esempio, non ha molto senso. Se io chiedo ad un Neurotipico: "Sei preciso nel tuo lavoro?", so che pongo una domanda vera. Ma se pongo la stessa domanda ad un autistico, io riferisco una domanda destinata a rimanere aperta o a ricevere una risposta obbligata (cosa che non accade nella neurotipicità, momento in cui io non posso sapere chi ho davanti e devo sforzarmi di iniziare una conoscenza).

    Ha senso, ad esempio, dire ad un Neurotipico: "Posso fidarmi di te?". Ma se parlo con un Autistico, questa domanda perde la sua struttura comunicativa o, quanto meno, dovrei almeno sapere la risposta prima di farla.

    O ancora: ad un neurotipico, io posso chiedere: "Sei ottimista?". Per un autistico, questa domanda che incidenza ha? Minimo, mi becco una disquizione universitaria sul perché e sul per come io debba attendere gli eventi futuri. Ma un autistico vero, difficilmente interpreta sé stesso in termini di ottimismo.

    Ma così anche se gli chiedo: "Scusa... ho saputo che sei autistico.. ehm... sei socievole? Sei estroverso?". Perché mai dovrei fare queste domande ad un autistico? Che bisogno ho, io, di chiedere se un autistico è estroverso?

    O ancora: "Scusa: ma sei una persona tranquilla? Sei una persona fantasiosa?". Una persona autistica ha determinati comportamenti. Che non possono essere classificati secondo le categorie della tranquilllità o della fantasia. Ci sono, in tal senso, risposte obbligate, che ogni psichiatra, credimi, sa.

    §

    Se sei autistico, tutte le caratteristiche ti accompagnano da sempre.

    Dipende dalle eco sociali, se esse sono "funzionali", spesso l'ambiente famigliare può "non percepire" la differenza autistica.

    Un po' è come se una persona ha un corpo femminile o è omosessuale o è africano/asiatico/oceanico/europeo. Il corpo, lo vedi. Nasci con un corpo differente.

    Ad esempio: negli anni settanta, si pensava che il corpo omosessuale fosse identico a quello statisticamente maggioritario e, dunque, si parla di omosessualità in termini culturali o di comportamenti appresi.
    No.
    Madre Natura, ti fa nascere così.

    §

    Perché si nasce autistici?

    Gli autistici sono persone che non hanno variazioni personologiche e il cui modello personologico è estremamente stabile (dunque, sono un modello che Madre Natura prende ad esempio per strutturare la formazione personalogica).

    In un ambiente adattivo, cioè, una persona autistica funzionale non sarà mai "pessimista". Non sarà mai un pessimo lavoratore. Non sarà mai impreciso. Non avrai mai dubbi di fiducia e tu stesso potrai fidarti di lui in modo quasi paradigmatico. Se sceglie un lavoro creativo, una persona autistica non defletterà dalla creatività, se ha caratteristiche di estroversione (penso a Jim Carey o a tanti attori autistici), rimani stupito dalla costanza delle sue caratteristiche.

    La personalità dei neurotipici, al contrario, evolve ed è instabile.

    Così, come evolve la loro funzione sociale.

    Un neurotipico può fare mille lavori e ricoprire mille ruoli sociali.

    UN autistico estremamente funzionale, no. Un autistico estremamente funzionale, ha una funzione sociale ben determinata e si trova a suo agio, se fa veramente ciò che è (capiscimi), ad essere stabile.

    Gli autistici sono "stelle fisse". Sono stelle polari. Non cambiano.

    Magari, ti fanno incazzare.

    §

    Il termine filosofico loro proprio - che è afferente alla 'nuova critica autistica' - è "iper-personalità".

    Una iper-personalità, in tal senso, si struttura fin dalla più tenera età.

    Poi, ovviamente, in una società neurotipica - la quale si fonda sulla MOLTEPLICITA' dei RUOLI SOCIALI - l'autismo non è compreso. Ad esempio, la società neurotipica chiede agli autistici la mobilità sociale o trasferirsi di sede o di cambiare lavoro.

    Un autistico funzionale che ha trovato sé stesso, non vuole cambiare lavoro o, peggio che mai, cambiare sede.

    In tal senso, tanto tempo fa, delieando una classificazione dei disturbi psichiatrici autistici, scrissi come, una persona autistica può sviluppare una patologia mentale che chiamai "Sindrome di Bartleby" da una racconto di Melville. (Bartleby, lo scrivano).
    Ecco: occorre educare i bambini autistici a non sviluppare una malattia mentale in tal senso.

    Infatti, anche gli autistici possono sviluppare problemi mentali (non dobbiamo dimenticarlo).

    §

    Come si è donne dalla nascita, si è autistici dalla nascita.

    La cosa in sé non è un problema.

    §

    Poi, occorre sempre aver presente che accanto a questo punto di vista, c'è la VERITA' SCIENTIFICA e la CORRETTA INFORMAZIONE SCIENTIFICA che, spesso, in alcuni articoli, hanno espresso cose diverse.

    Ma essendo la VERITA' SCIENTIFICA un'espressione della neurotipicità, mi interessa assai poco.

    A me interessa la VERITA' AUTISTICA: cioè il pensiero espresso da chi è autistico funzionale. Il pensiero scientifico espresso dai neurotipici sulla nostra condizione, mi annoia.

    §

    Tu hai iniziato questo post, chiedendo la nostra opinione.

    La mia opinione personale (ed è un'OPINIONE PERSONALE) è che si nasca autistici.
    frieden
    Post edited by Pavely on
  • _cenix_cenix Neofita
    Pubblicazioni: 13
     non so se la mia infanzia possa essere definita "normale", quello che so è che fu resa orribile dalle persone intorno a me non che lo facessero volontariamente, incomincia a manifestare pressochè tutte le caratteristiche dell' AS fin da quando ho memoria circa 4 anni , non solo mi sentivo solo ma venivo insultato della mia neurodiversità anche da mio padre non ché escluso da tutti i miei compagni pur non capendone il motivo, odiavo lo sport perché incontravo persone che alloro volta mi prendevano in giro, ma mi costringevano ad andarci mi piacciono tanto i fumetti, i cartoni la tecnologia i videogiochi ecc. cosi provai a dirglielo che volevo provare a continuare a giocare e a vedere i cartoni con conseguenza di sequestro di tutte le cose mi piaccievano e che mi facevano sentire bene, per non parlare di quando avevo le ossessioni o ero uno ossessivo compulsivo se non ci fosse stata mia madre e mio fratello sarei ancora in una depressione continua
    Simone85
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