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Asperger e LGBTI la vostra esperienza

Il 4 giugno (2017) terrò a Verona una conferenza sul tema (a breve pubblicherò l'evento).
Mi interesserebbe portare, oltre agli aspetti scientifici, qualche testimonianza. Chi vuole può scrivere la propria testimonianza qui, altrimenti potete anche inviarla via email a: ricerca@spazioasperger.it (leggo solo io quella email).
Di seguito riporto qualche domanda ma usatele solo come traccia, potete scrivere quello che volete, non dovete rispondere alle domande.
Come vi identificate da un punto di vista sessuale/identitario?
Che relazione pensate ci sia tra la vostra identità di genere/sessuale e la Sindrome di Asperger?
Come è stata la vostra esperienza a riguardo durante l'infanzia? Come la vivete oggi?
Avete avuto contatti con associazioni LGBTI? Avete avuto problemi o siete stati ben accolti?

Grazie mille a tutti,
David.
Valentamandragola77amigdalaNewtonDoorElenajGrizliSirAlphaexaaliaShadowLineFenice2016
Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.

Commenti

  • DoorDoor Veterano Pro
    Pubblicazioni: 598
    Maschio o femmina, non mi è mai interessato, né per l'identità di genere degli altri, né per la mia.
    Dovrei essere una ragazza perché ho una vagina? Forse si, ma non lo sono.
    Io non sono niente.
    Poi, mi definisco bisessuale.
    Questo è uno dei pochi aspetti della mia vita che non mi ha creato dei problemi enormi, semplicemente un giorno, a 13 anni, accendo la tv e guardo un video di Rihanna (quello in cui lei ha i riccioli rossi e balla in un giardino sovraesposto).
    Fu la mia prima cotta per una ragazza.

    Quand'ero bambina facevo finta di avere delle cotte solo per farmi piacere dalla gente. Ho smesso quasi subito, tanto non funzionava lo stesso.
    Col passare del tempo me ne frega sempre meno del sesso, ma non ho ancora capito se è una questione di evoluzione personale o di depressione.

    So che molti asperger hanno un'identità di genere neutra, così come indifferente rispetto al sesso è la loro attrazione verso le persone, e in questo mi ci riconosco, sono un insieme di cliché.
    Non mi interessa far fisicamente parte della comunità lgbt, perché è una comunità, e sarebbe più una sofferenza che un aiuto.
    Perché dovrei presumere che altri bisessuali neurotipici gestiscano il sesso come me?
    Essere bisessuali, essere agender, essere asperger, sono tutte differenze nelle differenze, minoranze nelle minoranze.
    Perché dovrei farmi problemi nell'essere bisessuale o nell'avere dei fianchi che non voglio, se per tutta la mia vita qualsiasi cosa facessi sono sempre stata fuori dalla normalità Gaussiana?


    Se mi viene in mente qualcos'altro aggiungo un secondo commento :ar!
    ElenajValentaEireneKaliaGrizliPhoebeNemoWBorgSoleFenice2016wolfgang
    Il mio sistema limbico è crashato.
  • SirAlphaexaSirAlphaexa SymbolPilastro
    modificato 27 February Pubblicazioni: 1,446
    La mia memoria é abbastanza offuscata sulla mia infanzia.
    Ricordo che ero piuttosto timido per poi esplodere in un'iperattività senza controllo nel giro di pochi anni, che hanno portato i miei a fare i dovuti controlli in merito. Questo mi ha lasciato "rinchiuso" in una gabbia formata da genitori-scuola-dottori. 
    Non uscivo mai, non avevo amici, e quando ci provavo facevano di tutto per far capire che non ero come tutti gli altri, dopo un pò nessuno voleva giocare con me.
    Non avevo idea di come fosse il mondo esterno, e sopratutto se ci fossero bambini simili a me. Non me lo premettevano, o forse semplicemente non sapevano come fare.  
    Non ho idea di azioni o comportamenti che possono essere ritenuti femminili - giocavo con le bambole e con giocattoli maschili, (ricordo di Gormiti, dei mostri che avevano poteri e mosse legate ai quattro elementi naturali), ci fu l'avvento dei videogiochi, che mi portò ad usare alcune console come Nintendo DS, Dsi e tramite cugini - Playstation 1 e 2 e Nintendo Wii; mi vestivo sempre con lunghe felpe e jeans, solo nelle occasioni speciali indossavo gonne. Ma non ricordo se mi piacevano, se mi sentivo a mio agio.  
    Poi arrivò il ciclo, e dopo due anni di totale indifferenza, iniziarono i dolori, il disagio. Ogni mese, é come se avessi sul ventre una forte catena di cui ne posso fare a meno e che crea solo forte dispiacere e tristezza. La pubertà fatta di insulti, fino a sentirmi dire che se non mi trucco vuol dire che trascuro l'igiene, solo perchè sono nat* donna, su come dovessi "impegnarmi" nel mostrarmi tale se volevo farmi amare da tutti. (che, tornando all'Asperger, venivo nel frattempo trattato come "disabile" per via del sostegno, sia dagli insegnanti che dai miei compagni) 
    Quando ci provai per la prima volta mi sentii strano, e rinunciai subito. Quando riprovai di nuovo, in seconda superiore, mi resi conto che non andava affatto bene, e che lo facevo solo per ottenere compassione dalle persone. Ma non mi sentivo bene.

    Quindi la mia crescita personale - si può di dire che sia stata rimandata, e anche per molti anni, fino a quando ho iniziato a rendermene conto che quello che stavo provando - era represso e che non potevo vivere così per tutta la vita.
    Cambiai aspetto, ma se da una parte iniziava ad essere coerente con la mia identità si alzò un'altro muro: quello degli stereotipi di genere.
    Difficilmente vedrai un uomo cis in tre pezzi se non in un lavoro formale come ufficio o finanza. E con un età inferiore di 30 anni.

    Ma la mia unica colpa é quello di seguire una mia estetica, personale, che per me mi rende completo, ma che al di fuori é ormai superato. E se ai occhi della gente un FtM é un trans che si trascura e che pratica palestra, beh, io non ne faccio parte. E farlo sarebbe uscire da una gabbia e passare in un'altra. 
    Forse é questa l'unica cosa che Asperger e l'identità di genere di uniscono: la disforia ma al tempo stesso l'anticonformismo, l'interesse marcato verso determinati gusti estetici/artistici con il forte desiderio di arrivarci, perchè solo questo mi renderà finalmente libero.

    Tuttavia, mi devo confrontarmi con la comunità LGBT+ che non sempre riesce a vedere quello che possiamo chiamare "minoranze nelle minoranze", reputandole solo capricci e devianze, cosa che loro stessi combattono nell'eliminarli. 
    Mi sento invisibile, perchè se non ne parlo mi sento male, ma se inizio a raccontare devo subirmi parole come "sei confuso", "difficile", e quello che voglio non sarà mai possibile. E quando sono depresso, lo penso davvero. Ma so che fa parte della depressione e che non é una parte di me.

    Quello che vedo é solo una persona felice che vorrebbe vivere come meglio crede, tenendo conto i suoi valori e i suoi punti deboli, senza dar fastidio a nessuno.
    ValeymkupValentaLudoNewtonlollinamandragola77GrizliPhoebeNemoMononokeHimeShadowLine
    Post edited by SirAlphaexa on
    18.11.2016
    "Hai promesso di esserci - ma ora stai baciando un altro e io sono morto"
  • PhoebePhoebe SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 2,019
    La mia consapevolezza riguardo questi temi è avvenuta solo negli ultimi anni, prima ero nel pieno della confusione e ignoravo tutto ciò che "non era nella norma" perché il mio obiettivo era quello di essere normale e non mi facevo troppe domande o comunque le ignoravo, infatti il mio percorso in tal senso era ordinario e seguiva gli standard della società: fidanzata, una casa con un mutuo, mi sarei sposata quest'anno (2017). 

    Dalla diagnosi di asperger (dicembre 2015) ho cominciato a farmi tantissime domande su chi sono, su cosa voglio e ho smesso, quasi immediatamente, di ricercare la normalità a tutti i costi. Mi sono ritrovata a vivere una crisi e ho messo in dubbio ogni aspetto della mia vita.

    Mi descrivevo come una persona etero, donna, normale. Le prime domande sono state sull'identità, non capivo cosa volesse dire "sentirsi donna" o "sentirsi uomo", erano concetti a me davvero estranei, sono donna, è un dato di fatto, lo dice il mio corpo, pensavo, se il mio corpo fosse quello di un uomo allora sarei un uomo. Ho poi compreso che esiste un'identità di genere che è un concetto diverso dal sesso biologico, ho compreso di essere androgina, sia nel modo di pensare che nello stile.

    I dubbi successivi sono stati riguardo l'orientamento sessuale, prima della mia consapevolezza di essere asperger, pensavo di trovarmi meglio con gli uomini piuttosto che con le donne e questa cosa è valsa finché non ho conosciuto altre donne asperger. Stringendo amicizia, e capendo anche che cosa volesse davvero dire amicizia (finalmente), ho stretto legami fortissimi, ho scoperto ben presto, avvicinandomi, quindi, al mondo femminile dopo aver rivalutato che non tutte le donne pensano solo allo smalto, ai vestiti e a cose che per me risultavano noiose, che ne ero fortemente attratta. Ho creduto di essere bisessuale, pensavo "nessun problema, posso continuare a stare con il mio ragazzo". Il problema è stato che con il passare dei giorni, mesi, la mia attrazione verso le donne si è fatta sempre più forte e gli uomini, a confronto, erano diventati inesistenti. Dicevo al mio ragazzo che provavo attrazione verso le donne + lui. Con lui stavo bene, un rapporto di forte complicità, tanti anni passati assieme, ci accettavamo nonostante le incomprensioni, la persona di cui mi fido di più ma le cose non andavano più bene perché ero molto frustata, preoccupata, non sapevo cosa fare, piena di dubbi sul cosa fosse giusto fare, una decisione da prendere che avrebbe portato la mia vita in direzioni completamente diverse. Ci ho messo tanto a capire che non esiste una cosa giusta e che bisogna capire quel che si vuole. Arrivata al limite con i dubbi, ad aprile scorso, chiesi di prenderci una pausa e una settimana dopo ci lasciammo. Mi sentivo distrutta e mi resi conto di dover fare qualcosa, decisi, nel giro di due giorni, di andare a Roma e staccare, chiarirmi le idee. Inizialmente dicevo che sarei stata per un mese ma non sono più tornata e ora di mesi ne sono 10. 

    Ho avuto, quindi, il mio primo contatto con la comunità LGBT, non ho contattato nessuna associazione, a Roma avevo già degli amici conosciuti proprio tramite spazio asperger che mi hanno aiutata ad affrontare tutto ciò. A differenza dei miei primi 24 anni in cui ho reputato difficilissimo stringere amicizia e conoscere persone, in questo caso mi è sembrato facilissimo. Mi sono sentita subito accolta, cercata, la mia sicurezza e autostima sono cresciute moltissimo negli ultimi 10 mesi proprio per questa ragione.

    Ricordo che inizialmente conoscendo altre ragazze omosessuali, con i miei stessi interessi, lo stesso modo di vestire, pensai: "ma forse non sono asperger, forse sono solo lesbica". Pensiero che è sparito più o meno subito quando l'amicizia con queste persone è diventata più intima ed ero quella "strana" anche se con una connotazione positiva. Ho spiegato loro come sono, chi sono, le mie difficoltà e ad oggi mi sento protetta da loro, aiutata. Mi aiutano nelle situazioni sociali, mi chiedono se mi va di uscire dal centro commerciale quando c'è troppa confusione, mi accettano per come sono e questo per me è importantissimo (parlando delle amicizie più intime). 

    Ho cominciato a vivere davvero la mia vita quando mi sono trasferita a Roma, ora sono chi voglio, faccio solo quello che mi va di fare e frequento solo le persone che scelgo. Tutto ciò non è stato facile da affrontare e non lo è ancora ora, specialmente all'inizio, sentivo la mia identità come trasparente. La mia identità l'ho sempre sentita come poco definita ma nel momento in cui ho cambiato completamente tutto non sapevo più chi ero e in realtà è qualcosa che ancora oggi mi chiedo. Sono Chiara, la ragazza timida, insicura, riservata, che preferisce stare da sola a casa, con nessun amico che ancora descrivono i miei genitori o sono Chiara, la ragazza sicura, coraggiosa, con tanti amici e che fa fatica a stare una sera a casa che descrivono le persone che mi hanno conosciuta ora? Il mio cambiamento è stato così visibile, netto, che ha spiazzato un po' le persone che mi conoscevano sia prima che dopo, figuriamoci se non ha spiazzato me che l'ho vissuto. 

    Probabilmente ho ancora molto da fare, da capire, da approfondire riguardo la mia persona e non ho la minima idea di cosa possa riservarmi il futuro, al momento non ci penso, ma sono sicura che la direzione è quella giusta e tutto ciò è stato reso possibile dalla presa consapevolezza di me. 
      
    SirAlphaexaGrizliValentamandragola77AmelieriotNemoMononokeHimeShadowLineAJDaisyDoor
    Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev'essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.

    Frida
  • ValentaValenta SymbolPilastro
    modificato 27 February Pubblicazioni: 7,184
    Come vi identificate da un punto di vista sessuale/identitario?

    Io a 30 anni non ho ancora bene capito come sono, tendo all' asessualita e come identificazione di genere a periodi vivo serenamente nel genere femminile, e in altri si risveglia il mio lato maschile e mi percepisco più come uomo.

    Probabilmente ho un' identità androgina.

    Che relazione pensate ci sia tra la vostra identità di genere/sessuale e la Sindrome di Asperger?

    Penso che siano collegate, molte persone Nd so che si sentono così.

    Come è stata la vostra esperienza a riguardo durante l'infanzia? Come la vivete oggi?

    Ho avuto un infanzia abbastanza serena, ma ho sofferto molto durante l'adolescenza, sia per apparire di un genere "indefinito", sia per avere pochi rapporti sociali e una vita ritirata.
    Ho sofferto di depressione.

    Ora vivo una vita tranquilla, sono una persona solitaria ma con un numero di relazioni sociali normale e senza problemi di discriminazione.

    Avete avuto contatti con associazioni LGBTI? Avete avuto problemi o siete stati ben accolti?

    A parte al liceo, che ho conosciuto diverse persone Lgbt, ho frequentato vari forum risultando sempre un elemento abbastanza esterno, ad esempio frequentavo un forum di ragazze "lelle" ma mi sentivo comunque lontana dal loro mondo; ho avuto alcune amicizie virtuali con persone omo e trans ma non ho mai desiderato andare oltre.
    Tuttora, seppure mi interessi di tematiche Lgbt, soprattutto T, e appoggi le varie cause, non desidero far parte di gruppi o comunità.
    PhoebeAJDaisyDoorlollinaGrizliFenice2016Amelie
    Post edited by Valenta on
  • SoylentGreenSoylentGreen Membro Pro
    Pubblicazioni: 388
    Da bambina mi percepivo come maschiaccia XD
    Poi da quando sono diventata "donna" mi percepisco sempre più come tale anche se mi sento androgina accompagnata da una cippalippa di interesse per tutto quello che riguarda il sesso-credo di essere asessuale al 100% anche se sono etero.
    Comunque concordo sulla anormale presenza dei disturbi di identità di genere,forse è dovuto al testosterone o a qualcosa che avviene in gravidanza nei soggetti asperger...
    COmunque il mio aspetto non è per niente androgino stranamente...
    Grizliwolfgang
  • KrigerinneKrigerinne SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 2,981
    Io dico una cosa molto breve sull'identità di genere che mi è venuta in mente quando al convegno hai parlato dell'importanza dell'avere dei modelli sessuali atipici per persone nello spettro. Cioè, non l'hai detto, ma penso tu abbia capito a quale punto del discorso mi riferisco.
    Io mi sono sentita molto maschile nella mia vita fino al giorno in cui ho scoperto il musicista Ariel Pink (2014), un uomo etero che ama vestirsi da donna perché si identifica (in parte) con l'altro sesso, ma che al contempo non sembra affatto effeminato, e che mi sembra ragionare da uomo. Eppure ha i capelli tinti, lo smalto e le gonne ecc...
    E ho avuto per la prima volta l'immagine di una persona con la quale potevo identificarmi. Per la prima volta il concetto di femminilità mi sembrava fattibile, coerente, accettabile.
    E' un personaggio sensibile, dinamico e sopra le righe, sento con lui una sorta di connessione fratello-sorella, e mi ha fatto capire che sono donna, quasi del tutto almeno, anche se ragiono diversamente.
    Non mi sono mai identificata con le donne maschiaccio perché ragionano più da donna rispetto a me e si vestono da maschio. Mi sono potuta identificare solo con un uomo che ragiona da uomo e si veste da donna.
    Ma a questo punto vale tutto. Amo il rosa, i corsetti e le gonne. E ragiono da uomo.
    Non mi sono mai più chiesta "sono uomo o donna?". Sono solo io...


    MA io non ho la disforia di genere, non voglio banalizzare queste cose.
    ValentaSolelollinaGrizliFenice2016aliaNemoOssitocinarondinella61wolfgang
    Embrace the shame of what you used to be
    Rain washed the panic from today
    Decimation of anxiety
    Tribulations drift away
    Pray tomorrow offers clarity
    Rain washed the panic from today
    Affirmation of mortality
    Trivialities astray
    Pray tomorrow brings stability
  • YonaYona Membro
    modificato 8 April Pubblicazioni: 11
    Alcune cose di me le scriverò personalmente a David Vagni.

    Altre cose le ho scritte qui: http://www.spazioasperger.it/forum/discussion/comment/217422/#Comment_217422 , altre le aggiungo ora.

    Le mie prime foto mi mostrano con capelli lunghissimi, quasi da bambina, e mia madre aveva ammesso che avrebbe preferito avere una bambina anziché un bambino. Da piccolo giocavo con i trenini, ma quando ho provato a giocare con le bambole di una vicina di casa sono stato sgridato.

    Sono sempre stato cicciottello, e mi prendevano sempre in giro, bambini ed adulti, perché sembrava che avessi le tette - ed il caso peggiore è stato un insegnante di religione alle medie che un giorno me le ha toccate.

    Il caso migliore è stato qualche giorno fa, quando una delle figlie di mia moglie (le ha fatte col suo primo marito) mi ha chiesto come faccio ad avere le tette più grandi delle sue (con mia moglie non c'è gara); l'ho preso come un complimento, ed un* militante trans direbbe che ho provato "euforia di genere", ovvero la contentezza di chi vede riconosciuta la propria identità di genere a dispetto dell'anatomia e dell'anagrafe.

    Piccolo inciso: ci si preoccupa giustamente degli estrogeni di sintesi nella carne (soprattutto in quella americana), ma anche le diete vegane possono fornire una discreta quantità di "fitoestrogeni", cioè estrogeni vegetali, che abbondano soprattutto nella soia. Potrebbero aver dato il loro contributo, anche se sono meno potenti di quelli farmaceutici :-)

    Da bambino (ed adolescente) mi dicevano spesso "Raffaella" anziché "Raffaele", ma non era un tributo alla mia identità di genere, bensì un modo per definirmi inadeguato. Non gli darei peso.

    Ho imparato a leggere da solo quando avevo tre anni e mezzo (complice forse il programma TV "Non è mai troppo tardi" di Alberto Manzi), e da ragazzo leggevo qualsiasi cosa - compresi i fotoromanzi per cui andavano matte le mie cugine. Un vicino di casa mi sgridò, ma proseguii. Amo ancora sempre molto i fumetti, ma non ho il tempo di leggerli.

    Che esistessero le persone omosessuali e transessuali l'ho scoperto leggendo questo libro: https://www.amazon.it/SESSO-E-SOCIETÀ-WALKER/dp/B00M0NBNS8/

    È un libro che oggi verrebbe considerato omofobo, in quanto attribuiva la genesi dell'omosessualità e della transessualità ad errori educativi, ma a quell'epoca (1961) il comportamento omosessuale maschile era proibito nel Regno Unito, e gli autori, che ne invocavano la depenalizzazione (che sarebbe avvenuta solo nel 1967), allora passavano per gran progressisti.

    Ho lavorato un'estate in un'agenzia che distribuiva giornali, e nei tardi anni '70 era lì che si concentrava il porno, che aveva già segmentato il mercato in nicchie: se adesso, cercando in Internet, trovi perfino il genere del "porno Asperger" (lo trovo disgustoso - ne parlo poi), allora si trovavano già le riviste specializzate in uomini gay (sto parlando di riviste pornografiche, non di riviste militanti come la storica "Babilonia" o l'attuale "Pride") ed altre in donne trans (che avevano rapporti solo con altre donne trans od uomini cis).

    Ho imparato qualcosa da loro, ma molto di più da questo famoso libro di Masters & Johnson: http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/latto-sessuale-nelluomo-e-nella-donna/; le mie compagne di scuola si passavano invece quest'altro libro: https://www.abebooks.it/servlet/BookDetailsPL?bi=22310199522&searchurl=tn=noi+e+il+nostro+corpo&sortby=17

    Glielo avevo anche chiesto in prestito, ma non ebbi il tempo di leggerlo tutto. Ovviamente avevo trovato anche la prof che non apprezzava questa mia lettura - ma penso che il problema non fosse più il timore che la mia identità di genere diventasse deviante, quanto la fastidiosa concezione di molte donne per cui la propria vita intima è un segreto da celare al "nemico" maschio.

    Poi il maschio in questione si trova sposato con una moglie e due figlie adolescenti, e se non avesse letto anche i "libri proibiti" come quello non avrebbe saputo come cavarsela. Quel libro infatti, pur pubblicato nel 1975, dedicava un capitolo alle madri lesbiche, e vi spiegherò come mi sarebbe stato utile poi.

    Tornando alle mie tette, la mia imprudente confessione che mi sarebbe piaciuto farle crescere mi ha garantito l'essere preso in giro per molti anni.

    Questo per quanto riguarda l'identità di genere - ed il comportamento sessuale? Ho avuto delle cotte per alcuni ragazzi, ma da giovane le reprimevo, da adulto ho cercato di frequentarli, ma non è mai nato niente. La mia grande e scarsamente appagata passione sono sempre state le donne, e nella famosa scala Kinsey, in cui lo 0 indica la persona completamente eterosessuale, il 6 la persona completamente omosessuale, non solo negli atti ma pure nei pensieri, il punteggio che mi darei sarebbe 1 (in riferimento al sesso anagrafico maschile).

    Il mio primo rapporto completo con una donna (con gli uomini non ce ne sono mai stati) l'ho avuto quando avevo già passato la quarantina - ed a posteriori, devo dire che questa storia era tipicamente Aspie. La donna aveva (ed ha - è ancora in ottima salute) quasi trent'anni più di me, mi ammirava per il cervello, parlava bene o benissimo sei lingue, ma non considerava nessuna di esse la sua lingua madre, e ripensando a quello che mi ha raccontato di ascendenti e discendenti (da scrivere un'enciclopedia!), devo pensare che la famiglia fosse nello spettro.

    Siamo ancora buoni amici, e dopo di lei ho incontrato mia moglie, che allora era una madre "lesbica", che aveva avuto due figlie dal primo marito (da cui aveva poi divorziato per motivi che non avevano niente a che fare con il suo orientamento sessuale), viveva con un'altra donna, e dirigeva l'Arcilesbica di Verona.

    Chi è che si reca alla presentazione di un libro leggero portandosi quest'altro libro da leggere nell'attesa: http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/marsha-linehan/trattamento-cognitivo-comportamentale-del-disturbo-borderline-9788860304063-75.html ? Io.

    In quel momento l'Arcigay e l'Arcilesbica di Verona stavano mettendo a punto una "fanzine", e colei che sarebbe diventata mia moglie, impressionata, mi propose di collaborare - il primo articolo che scrissi, molto ingenuo, lo potete leggere qui: http://uranusmag.blogspot.it/2010/07/la-lesbica-maschio-botta.html

    Fu la prima volta che sentii parlare della Sindrome di Asperger - quando mi documentai per l'articolo. Recensii anche il libro della Hénault sulla sessualità degli Aspie (http://uranusmag.blogspot.it/2010/09/isabelle-henault-sindrome-di-asperger-e.html), e scoprii anche un libro che parlava della possibilità per una donna trans MtF di transizionare pur continuando ad amare le donne: http://uranusmag.blogspot.it/2010/07/recensione-mirella-izzo-translesbismo.html

    L'Arcigay è un'associazione soprattutto di uomini gay cisgender, non transgender, ma ho sempre difeso la libertà di autodeterminare il proprio genere, ricorrendo anche ad argomenti tratti da culture lontane - visto che la Cina è stata uno dei miei interessi speciali, ho scritto quest'articolo: http://uranusmag.blogspot.it/2011/10/guanyin-la-bodhisattva-transgender.html .

    Anche se mi considerano lì un "maschio etero", ho fatto spesso cose importanti per l'Arcigay di Verona - scherzando un giorno dissi: "Con la scusa che mi piace la patata, me ne rifilate sempre di bollenti!" - l'essere Aspie non mi ha nuociuto, anzi, non sarei riuscito a fare il bibliotecario ed il tesoriere senza la tipica pignoleria Aspie.

    Poi, cos'è accaduto? Che nel 2012 mia madre (che forse aveva dei tratti autistici) muore, il rapporto della mia attuale moglie con la sua ex si è sfaldato, e lei praticamente mi sceglie per fidanzato e marito. Anche tra i neurotipici è la donna che sceglie, non l'uomo, anche se i malignoni dell'Arcigay dicono sempre che il maschio nella coppia è mia moglie, non io. Non che io dia loro torto ...

    Il matrimonio ha cambiato la vita di entrambi: mia moglie si è scoperta bisessuale, non lesbica, ed ha voluto costituire un'associazione di persone bisessuali (presidentessa lei, vicepresidente io); io mi sono alla fine definito "genderqueer" (ovvero, la mia identità di genere "svolazza" tra il maschile ed il femminile), e caratteristica delle persone genderqueer, come ho scritto in uno dei link, è che nelle situazioni di stress la loro identità di genere fa dei gran voli pindarici. La militanza nell'Arcigay è talvolta occasione di stress, e sposarsi in tarda età e prendersi la responsabilità anche di due figlie non è da meno.

    La vita delle persone omosessuali sarebbe più semplice senza l'omofobia interiorizzata (quella che vieta a molte persone omosessuali di immaginarsi come buoni genitori), e quella di molte persone trans sarebbe migliore senza il "gender policing" di molte di loro. È sgradevole che molte donne cis critichino pesantemente l'aspetto di altre donne, od il loro modo di vestire, di truccarsi, eccetera - e trovo vergognoso quando questi giudizi li emettono le persone trans.

    Il presupposto di questi giudizi è che non conta quello che una persona è, ma quello che una persona sembra. Le donne cis hanno la scusa che per tutta la vita viene insegnato loro questo, ed hanno paura di non riuscire a riprodursi se non si adeguano; le donne trans di solito non si pongono il problema della genitorialità, hanno scoperto sulla loro pelle quanto i ruoli di genere siano arbitrari, e non possono essere così inconsapevoli. Tutte le persone (cis e trans) che si comportano così perdono la mia amicizia su Facebook.

    Sono stato anch'io vittima di questi giudizi - ovvero di alcune persone trans che non mi consideravano davvero trans (altre che ho incontrato invece mi hanno sostenuto). Questo ed altre questioni emerse nel matrimonio con mia moglie esigevano una risposta, e l'ho trovata nella diagnosi di Asperger.

    L'Arcigay di Verona non ha preso a male questa diagnosi - semmai, si è lasciata convincere a patrocinare l'evento del 4 Giugno con Vagni. Conosco altre persone lì dentro che penso siano Aspie, ed ho provato ad accennare loro a questa possibilità, ma non è ancora per loro il tempo di cercare una diagnosi.

    Secondo Vagni, una persona Aspie trans è omosessuale (in riferimento alla sua identità di genere, o - come dice Vagni semplificando - lo diventa dopo la transizione, perché diventa dello stesso genere delle persone che ama), mentre una persona trans neurotipica è eterosessuale (perchè la sua identità di genere è opposta a quella delle persone che ama); è un buon punto di partenza per distinguere gli Aspie dai neurotipici, ma va a mio avviso raffinato, visto che molte persone trans sono bisessuali oppure pansessuali - come disse un uomo trans che stimo molto (ma non c'è verso di convincerlo che sono Aspie!), molte persone trans diventano bi oppure pan perché si sono disidentificate con il proprio corpo prima o durante la transizione.

    Un altro criterio interessante potrebbe essere il risultato finale desiderato da una transizione: il mio sospetto (non ho fatto un'indagine né seria né ridicola) è che i neurotipici siano più propensi alla riassegnazione chirurgica del sesso (adesso si preferisce la locuzione "operazione di confermazione del genere"), per avere un corpo il più possibile conforme agli ideali di mascolinità o femminilità; le persone Aspie invece sono più attratte da soluzioni ermafrodite.

    Nel mio caso, visto che non posso avere un pene retrattile come l'unghia di un gatto (e magari congegnato in modo che si apra una vagina quando viene ritratto - queste cose le trovi solo nei fumetti giapponesi specializzati, non in sala operatoria), mi accontenterei di depilarmi dalle stanghette degli occhiali in giù e farmi crescere il seno (col lipofilling, magari - si aspira del grasso dal pancino, lo si centrifuga, lo si può arricchire di cellule staminali, e lo si pompa nel seno; poiché ho più grasso in pancia di quante panzane Trump abbia in testa, l'intervento dovrebbe riuscir bene).

    Un uomo trans che conosco (che fa tante di quelle gaffe da far perdere la pazienza anche ad un Aspie come me) ha detto che vuol farsi togliere il seno, ma non è interessato ad una falloplastica. Però è eterosessuale - vuole solo donne.

    Sarebbe però interessante indagare anche sulle fantasie degli Aspie non LGBT: la stessa ragazza che mi ha consigliato il lipofilling mi ha detto che considera perfetto un corpo con genitali maschili e seno femminile. Però lei ha un compagno maschio ed un bambino.

    Non mancano divinità intersessuali nel mondo (https://lusmerlin.wordpress.com/2013/08/16/ten-intersex-gods-and-goddesses/), ma mi chiedo se questa fantasia non sia più comune tra gli/le Aspie che tra i/le neurotipic*.

    *

    Ah, perché mi disgusta il "porno Asperger"? Non perché io sia puritan*: ho scritto oltre ottanta racconti erotici per un sito americano; ma perché il/la pover* Aspie invariabilmente interpreta il ruolo dell'imbranato che deve essere iniziato sessualmente [e questo accade soprattutto agli Asperboys] oppure della stupida di cui approfittarsi [e questo accade alle Aspergirls].

    Ci sono persone trans che ringraziano i fumetti che le ritraggono perché dicono che, anche se le mostrano solo come oggetti sessuali, hanno permesso loro di scoprire la bellezza dell'essere trans.

    Non credo invece che ci sia un aspetto positivo nel "porno Asperger", perché i/le loro protagonist* vengono vittimizzat* ed asservit* ai desideri altrui. Vengono trattat* come bimb* in corpo d'adult* - già veniamo infantilizzat* abbastanza nella vita sociale, non mi pare il caso di esserlo anche a letto.

    Ciao, RYL
    AmelieOssitocinaGrizlirondinella61DoorValentawolfgang
    Post edited by Yona on
  • Icaro89Icaro89 Colonna
    modificato 9 April Pubblicazioni: 1,220
    Ciao @wolfgang , ecco il mio contributo.

    Come vi identificate da un punto di vista sessuale/identitario?
    Penso di potermi definire con ragionevole tranquillità ragazzo omosessuale cisgender (che vuol dire "non transgender").

    Che relazione pensate ci sia tra la vostra identità di genere/sessuale e la Sindrome di Asperger?
    La relazione nel senso di "correlazione" è a mio parere nulla, sono due cose che vanno per la loro strada indipendentemente l'una dall'altra.

    Naturalmente dal punto di vista della vita vissuta, le cose stanno diversamente. Potrei dire che sono due aspetti che possono essersi corroborati a vicenda, all'inizio, in senso negativo, cioè aumentando l'isolamento, soprattutto nell'infanzia e nell'adolescenza. Se l'asperger "arriva" per prima, generando presto difficoltà di interazione e ansia sociale generalizzata, nel momento in cui ho iniziato ad avere il sospetto di essere attratto dagli attori/personaggi tv maschi invece che dalle attrici femmine (estremamente presto, a circa 11/12 anni) lo spavento, amplificato dalla neurodiversità, è stato forte e ha favorito un netto e rigorosissimo ritiro sociale, ammorbiditosi solo verso la fine dell'adolescenza (16/17 anni) e comunque reso piuttosto doloroso dai problemi comunicativi in famiglia (la neurodiversità in fondo arriva dai genitori, no?).

    In proposito, non ho potuto (o voluto?) ricevere nessuna forma di confronto/conforto dai familiari, perché i miei genitori erano e sono persone a parole molto aperte e progressiste, ma di fatto paurosamente insicure e fragili. Sono riuscito a maturare la mia consapevolezza su entrambe le questioni da solo, rivolgendomi all'esterno della claustrofobia familiare

    Quando finalmente mi sono accettato come gay (a 19 anni) l'omosessualità ha smesso di essere un problema ed è diventata una caratteristica neutrale della mia vita. Sto bene, mi sento "ok", e la realtà delle persone attorno a me l'ho resa il più possibile compatibile con la mia identità, a volte con facilità, altre volte forzando le cose con un po' di lotta.

    A dire la verità, il percorso di accettazione mi ha costretto anche a lavorare enormemente sulle mie precedenti chiusure mentali, e vecchi schematismi adolescenziali, e penso che mi abbia reso una persona decisamente migliore, anche nel senso della capacità di capire e accettare gli altri e sviluppare empatia nei loro confronti e nei confronti della loro interiorità, contro il conformismo. Penso di poter dire che l'affrontare la questione omosessualità mi ha dato strumenti concettuali e psicologici molto importanti, che poi mi sono serviti per altri gravissimi problemi familiari (di portata veramente incredibile) che ho dovuto affrontare sia all'epoca, sia più di recente. Perciò penso di poter dire che se fossi stato eterosessuale probabilmente non ce l'avrei fatta, dinnanzi ad alcune di quelle enormi difficoltà sarei stato troppo debole e troppo poco consapevole, e forse mi sarei suicidato.

    Il mio coming out con la famiglia ha rappresentato un momento difficile, vista l'omofobia dei miei legata più che altro al loro tremolante conformismo "perbenista" latente e paesanotto (soprattutto quello di mio padre) però col senno di poi stata un'importante battaglia che mi ha permesso di maturare molto.

    Il coming out con gli amici non è stato affatto problematico, anzi, sono stato accolto forse con un po' di sorpresa ma con grande affetto ed empatia; c'è da dire che la mia cerchia di amici si era già selezionata da tempo per convinzioni e Weltanschauung.

    La neurodiversità invece era un problema quando ne ero inconsapevole, e continua ad essere un serio problema tuttora, perché mi rende parzialmente inetto in riferimento a un'ampia gamma di abilità sociali "commerciali" - ovvero tutte quelle capacità comportamentali che permettono ad un essere umano di riuscire a vivere nel mondo del lavoro tollerando soprusi, umiliazioni, competizione, giudizi, scontri gerarchici, pressioni, sensi di colpa indotti, manipolazioni, gestione dello stress, eccetera. Inoltre mi crea carenze in altre abilità "strutturali" di sopravvivenza, come tutte quelle forme di contatto con se stessi che permettono di prendere decisioni e fare scelte di vita coerenti con la propria interiorità e personalità, e non in ottemperanza ad uno schema astratto e formale.

    Come è stata la vostra esperienza a riguardo durante l'infanzia? Come la vivete oggi?

    Come anticipato sopra, la neurodiversità in infanzia/adolescenza ha creato un problema fondamentale: dopo che si sono manifestati i primi segnali esterni di "intolleranza" e "rimprovero" (anche solo sottile e implicito) per la deviazione dai comportamenti sociali "attesi", e siccome io non riuscivo a generare parametri autonomi di comportamento, essa mi ha spinto a dover affinare coping skills del tutto ingenue, raffazzonate e dannose nel lungo periodo.

    Fra di esse, la più importante e più dannosa è stata la pedissequa adesione alla "media aritmetica dei comportamenti/pensieri/discorso/desideri" al fine di poter decidere se un mio comportamento/pensiero/discorso/desiderio fosse appropriato oppure condannabile, unito ad un forte senso di vergogna e autocondanna nel caso in cui avessi sgarrato dalla regola.

    Va da sé che questo ha reso più "estremo" il processo di accettazione del mio orientamento sessuale, che ovviamente, in una società eterocentrica, cadeva automaticamente nel "condannabile".
    Questa combinazione di fattori ha creato una vera e propria "interdizione" per cui non mi è stato concepibile alcun tipo di avvicinamento sia affettivo sia sessuale a nessuno (né tanto meno parlare della questione con qualcuno) fino ai 19-20 anni.

    Oggi la neurodiversità mi fa pagare le conseguenze di lungo periodo di queste mie passate difficoltà di "eccessiva razionalità a scapito dell'irrazionalità" quindi per esempio è per me molto difficile riuscire a trovare e accettare un campo di specializzazione, un "ruolo socio-lavorativo", una "casella economica", una "classe sociale" o un sistema di valori socialmente riconoscibili in cui inserirmi dal punto di vista identitario.

    La neurodiversità mi crea anche seri problemi di interpretazione di comportamenti in situazioni molto delicate, come all'interno delle relazioni sentimentali, delle amicizie strette, delle amicizie "di gruppo", il che mi rende spesso molto diffidente, sospettoso e incerto sul da farsi, e talvolta incline a momenti di shutdown (evitamento). In casi estremi può esservi meltdown (attacchi di rabbia), ma soprattutto riguardo ad antichi disaccordi con dei parenti.

    L'omosessualità è invece una cosa come un'altra, una semplice curiosità su me stesso. Forse nel lunghissimo periodo l'unico residuo dubbio sta nella gestione di una famiglia omogenitoriale in un paese giuridicamente e socialmente ancora piuttosto ostile come l'Italia, ma è un'eventualità talmente lontana (per motivi economici e di insicurezza mia) che ne parlo così, tanto per chiacchierare.
    Avete avuto contatti con associazioni LGBTI? Avete avuto problemi o siete stati ben accolti?
    Sì, ho avuto un contatto molto tardo e non particolarmente intenso con l'associazione della mia città, quando ormai avevo già creato un mio giro di amicizie LGBT e avevo anche già fatto coming out con i miei amici etero, quindi non avevo particolari esigenze di fuga dall'isolamento: sono stato accolto con tranquillità, forse all'inizio un maniera un po' freddina e senza eccessivi entusiasmi, ma comunque abbastanza bene.

    Non ho mai fatto menzione a nessuno del mio sospetto di neurodiversità, ma d'altronde non ne ho mai parlato proprio in generale, salvo accennare al problema durante alcuni percorsi psicologici che ho voluto seguire per alcune difficoltà che non riuscivo a superare; nessun psicoterapeuta ha però mai voluto approfondire il tema "neurodiversità" con me. Con moltissimo allenamento si imparano tante cose, ma restano sempre quegli schemi mentali di base che ti sottraggono dalla confortante euristica neurotipica e quindi possono spesso "alienarmi" da diversi contesti.



    Ludomandragola77rondinella61wolfgang
    Post edited by Icaro89 on
  • CoreuteCoreute Veterano
    modificato 10 April Pubblicazioni: 399
    Ciao a tutti, parlo da gay. Ho scopero di esserlo a 10 anni. Sono sempre stato molto attivo nell'autoerotismo, ma in quanto a conoscere altre persone che avessero il mio stesso orientamento sessuale e a interagire sessualmente con loro ci sono riuscito solo verso i 28/29 anni. Ho avuto per lo più incontri occasionali e credo di soffrire di paraphilia-related disorders (prd): a differenza delle parafilie, che sono contraddistinte da fantasie e comportamenti non accettati o insoliti nella cultura di appartenenza, i prd hanno invece più a che fare con la quantità di una sessualità culturalmente accettata, ma che crea disagio e della quale ci si vergogna: masturbazione compulsiva, frequenza eccessiva dei rapporti sessuali, promiscuità, dipendenza dalla pornografia etc etc. Al di là di questa cornice c'è il profondo e struggente bisogno di un rapporto stabile, intimo, dove entri anche il sentimento e tutto ciò che è affettività. Tanto che, a volte, mi fisso su un determinato partner occasionale e pur non frequentandolo cerco un legame tramite il controllo di profili di chat e contatti whatsapp: cosa che mi fa soffrire molto, ma dalla quale non riesco ad uscire neanche quando oramai son passati anni dall'ultimo incontro...
    wolfgang
    Post edited by Coreute on
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