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Piccolo manualetto di psicoanalisi ad uso degli Asperger.

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Commenti

  • LifelsLifels Veterano Pro
    Pubblicazioni: 999
    @ArtemideR

    Se mi trovassi a stretto contatto con chi trasmette la vergogna famigliare non penso che potrei essere sereno.

    Ciò che non ho scritto in questo topic è che ci sono state due fasi che mi hanno permesso di stare meglio:
    - Presa di coscienza della necessità di allontanarsi da chi era portatore di questa “vergogna famigliare”.
    - Allontanamento da chi la trasmetteva.

    Sono ancora potenzialmente vulnerabile, e lo sarò sempre finché questa “vergogna famigliare” non sarà estinta.
    Ho già provato in passato a farlo capire (con termini diversi), in famiglia, ma non ho avuto successo. Si tratta di un “problema multi generazionale” che coinvolge 5 persone della mia famiglia attualmente in vita.

    Riconosco che la famiglia è il problema più grande, perché ha su di me un’influenza molto maggiore rispetto al resto dei componenti della società, c’è un legame forte, siamo “collegati”.

    Spero davvero che tu possa fare qualcosa per questa situazione, @ArtemideR. Ti sento vicina.
    ArtemideRPavelyale82rondinella61
    Tutto “tra virgolette”
  • PavelyPavely Andato
    modificato 21 March Pubblicazioni: 3,350
    Jin_Nemo_Oudeis ha detto:

    @poke
    Ho una certa stima per il tuo modo di fare. Penso che sei una buona mamma.

    Non provo rancore per i miei genitori. Mia madre é stata oggettivamente una ragazzina che ha sempre fatto la signora, mentre mio padre da buon paranoico psicopatico ha insinuato un clima irrespirabile che ha finito per diffondersi a tutti i membri della famiglia. Ritrovarsi già a 6 anni a dover fare i conti con complotti familiari é abbastanza assurdo, ed il capire per intuizione che qualcosa non va per via del buon senso, ma tacere per non gettare ulteriore vergogna sulla famiglia. E quello non é stato che l'inizio. I miei genitori si facevano la guerra nei modi più meschini e subdoli, e non si sono mai fatti scrupoli a coinvolgere anche me e mio fratello.

    Ricordo quando mia madre prese un coltello da cucina e inseguì me, mio fratello e mio padre per casa, lei rideva come un disco rotto. I suoi occhi erano strani, vorrei dire che sapeva ciò che stava facendo, ma mentirei. Mio padre si chiuse con noi nella sua stanza da letto, e mia madre iniziò a battere contro la porta con un batticarne, a ripensarci non ci crederei, ma ogni tanto torno in quel appartamento e ci sono quelle crivellate sulla porta, a rinfrescarmi la memoria. Effettivamente penso fosse regredita e che lo considerasse a tutti gli effetti un gioco. Beh, mio padre era anche piú originale, passavamo tutte le domeniche a pedinare mia madre, dopo essere stati in chiesa. Non penso gli fosse chiaro cosa fosse giusto e sbagliato quel periodo, aveva l'abitudine di registrare e pilotare le conversazioni con me e mio fratello, per usarle come "prove" in tribunale.
    E vivere con lui é stato il periodo che mi portò a tre ricoveri psichiatrici nell'arco di due anni, quando mi trasferii da lui, 5 anni fa. Il resto lo censuro, per non impressionare i più giovani.
    L'unica testimonianza del mio passato sono referti che considero comunque di parte, dato che entrambi i miei genitori erano veri maestri nel manipolare la verità.
    Effettivamente sono nato e cresciuto nella paranoia, nei complotti, nella paura, nel terrore psicologico e nella violenza fisica, conditi alla bella presenza di psicologi, giudici ed avvocati, e ne ho viste così tante che effettivamente mi stupisco di riuscire ancora a stupirmi. Non mi va di serbare rancore per il mio passato, e non mi va di colpevolizzare i miei genitori, in quanto attori in un mondo al di là della loro comprensione. Io non esisto. E ciò mi rende particolarmente sereno.

    @Pavely delinea i tratti che preferisci.

    Provo a sottolineare questa parte, @Jin_Nemo_Oudeis : "Effettivamente sono nato e cresciuto [...] nella paura, nel terrore psicologico e nella violenza fisica [...]"

    Ciò che dobbiamo chiederci è se - da un punto di vista psicoanalitico - i ragazzi autistici crescono con queste emozioni. Se sono queste le emozioni centrali nelle dinamiche famigliari. La mia opinione personale è che non è così.

    La pura ragione, la riflessione, mi spinge a pensare che a seguito di ciò che hai vissuto tu ti sia "isolato". Abbia, cioè, reciso ogni legame tra te e la tua famiglia. Come se tu li abbia separati. E proprio a ragione di questa distanza emotiva - che tu definisci "non provare nulla" - sei riuscito a trovare un equilibrio interiore.

    Ma è davvero così?

    Proviamo ad osservare un aspetto di te - lo dico con tutta la delicatezza possibile - e mi riferisco ad un aspetto AltSex. In media: nei momenti di definizione del proprio disagio, ogni paziente tende ad attribuirsi "ogni possibile condizione". E' come se i suoi occhi corressero da un punto all'altro della pagina, leggessero compulsivamente mille e mille classificazioni, fino a fermarsi a passi che traggono in inganno le persone senza esperienza.

    (Pure: quando tu ti definisci nell'ambito AltSex... tu non sbagli)

    Ma precisiamo la cosa.

    §

    Apro una parentesi per spiegarti il punto.

    Se tu leggi tutti i maestri della Psicoanalisi - soprattutto nella riflessione degli anni settanta - potrai notare come la Vergogna sia stata messa in connessione con il Narcisismo.

    Di primo acchito, allora, ciò che ho scritto precedentemente può non apparire corretto. Pure: non è così. Quando dico che c'è un legame tra Vergogna e Autismo, io affermo che la vergogna in questione è oggetto di un patto famigliare di segretezza. Che è quasi impossibile infrangere: la Famiglia può arrivare a diventare un "micromondo", chiudersi all'esterno. Per non far sapere cosa sta accadendo. Non sto parlando di vergogna INDIVIDUALE. Ma di una vergogna che diventa COLLETTIVA.

    Pure: il lettore meno avvertito può così fraintendere il messaggio stesso e crearsi falsi basi. Accade. Gli analisti hanno il compito di spiegare il punto ai pazienti.

    Chiudo questa digressione.

    §

    Abbiamo, allora, due aspetti.

    Tu, il "terrore" in cui hai vissuto. Una madre che ti rincorre per casa con un coltello. Un padre quantomeno "bizzarro". E abbiamo una sessualità - la tua - che si esprime attraverso i canoni dell'AltSex.

    Se fai una somma di questi punti, hai un meccanismo.

    Questo meccanismo si chiama "sublimazione".

    Se tu andassi - mettiamo - in Analisi, l'Analista, conoscendoti, ti parlerebbe di questo meccanismo. Ti spiegherebbe - odio doverlo fare ma uso qui dei termini "tecnici" - come "libido si è ritirata sull'Io, rendendo possibile la desessualizzione della pulsione erotica".

    In altre parole: ti sta dicendo che confondi il "non sentire nessuna emozione" con la "sublimazione". Stai cioè scambiando lo stato "atimico" con lo stato proprio della sublimazione. L'origine di questo ritiro - comune, ad esempio, nella pratica "artistica" - è proprio nel terrore che hai provato da ragazzo.

    Facciamo un esempio pratico per spiegare il punto: è un po' come Michael Jackson. Tecnicamente, Jackson aveva un Orecchio assoluto, è stato, forse, uno degli artisti più grandi della Musica e, molto probabilmente, da qui a moltissimi anni, tantissimi riconosceranno il suo inconfondibile timbro vocale. Pure: viveva nel terrore. Come te, Michael è cresciuto con un padre, Joe sui cui comportamenti è meglio tacere (per pudore).

    Michael si è "salvato" licenziando il padre e interrompendo il legame "tossico" che lo legava a lui. Se il legame tossico permane e diventa centrale, ciò che un bambino può fare è "sviluppare" il suo aspetto artistico. Ora: io non so cosa tu faccia nella vita, @Jin_Nemo_Oudeis . Non lo so davvero. Pure: io mi chiedo come ti avvicini all'arte. Cosa provi per essa. Cosa sia l'arte per te. Ecco: quando dici di non sentire nulla, in realtà, il tuo corpo, la tua vita, ti chiede di CREARE.

    E ciò che dobbiamo chiederci è: lo stai facendo?

    Se lo stai facendo: cosa provi quando crei?

    Se non lo stai facendo: cosaa accadrebbe se tu iniziassi a creare?

    Hai sicuramente un'intelligenza estremamente spiccata, una personalità coltissima. E dovresti esprimere - attraverso l'Arte - ciò che sei e lasciare (e lasciarci) un segno.

    Ora, però, sei "bloccato". Bloccato dai ricordi di terrore. Bloccato dall'odio a cui hai assistito. Bloccato da memorie dolorose. E l'analisi potrebbe servirti proprio a riconetterti - in modo consapevole - con il meccanismo della Sublimazione.

    Meccanismo che nasce - in modo primario - proprio per SUPERARE IL TERRORE.

    Prova a chiederti: perché quasi la "metà" delle opere d'arte sono di natura religiosa? Parlano, ad esempio, della MORTE di Gesù? O della sofferenza di Martiri e Santi?

    Oppura: i quadri "sereni e bucolici" perché vengono fatti? (Per superare la paura...).

    Ancora: perché al Cinema, la "settima arte", ci sono tanti film "horror" e perché sono a tutti gli effetti "arte"?

    E così via...

    §

    Ecco: molto probabilmente, tu sei un artista.

    Appartieni all'archetipo "lost child".

    Attui sublimazione (ritiro della pulsione erotica e sua espressione in un livello sopracorporeo).

    §

    La categoria di fondo è il Narcisismo.

    (Ad esempio: ripensa alla discussione sul QI o al fatto che ami moltissimo le lingue straniere e così via... hai bisogno di parlare della tua intelligenza et cetera...).

    Non c'è nulla di realmente "perverso" in te.

    Davvero. Sei un Narcisista quasi "sano".

    §

    Se mi chiedi dove io ti includerei: ecco, ti includerei li.

    Poi, ovviamente, ogni Analisi tocca elementi di "privatezza", "sessualità", "intimità" che solo un rapporto REALE con un Analista può sfiorare.

    Parlare di questi temi su di un forum, sarebbe, davvero, non dico un'ingenuità.

    Ma una stupidità evidente.

    §

    Io mi sono permesso di richiamare la tua natura AltSex perché tu stesso l'hai fatto più volte.

    La natura AltSex è uno dei dati caratteristici del Narcisismo.

    §

    Ripeto e concludo...

    Ci sono archetipi narcisisti estremamente malati - penso al Tiranno - e altri relativamente buoni - ad esempio, l'archetipo di Peter Pan, il bambino che non voleva crescere.

    Peter Pan stesso, nacque da alcuni racconti che Barrie fece a delle bambine, mentre la madre stava per morire (Terrore).

    Non so se sono stato capace di spiegarmi. Tu non ti offendere se - seguendo un ragionamento - ho usato la parola "narcisismo".

    Ricorda: alle volte, la colpa non è di nessuno.

    E' colpa della vita stessa.

    L'unica cosa che possiamo fare è essere Comunità di pratica, aiutarci, stare vicini.

    Farci forza.

    (Altra soluzione non c'è).

    ArtemideR
    Post edited by Pavely on
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    LifeIs ha detto:

    [...]

     Sono ancora potenzialmente vulnerabile, e lo sarò sempre finché questa “vergogna famigliare” non sarà estinta.
    Ho già provato in passato a farlo capire (con termini diversi), in famiglia, ma non ho avuto successo.

    [...]

    Perdonami, @LifeIs ...

    Quanta verità in questa fase.

    Quanta... caspita... di verità...

    La cura psicoanalitica è possibile solo se le 5 persone di cui parli - nella tua famiglia - scelgono di curarsi.

    §

    Ti sono vicino.

    Non sai quanto.

    Sono incazzato con il mondo per il fatto che tu, ArtemideR e così via abbiate dovuto vivere tutto questo.

    Scusami se te lo scrivo in modo diretto. Così. Ma se non lo avessi fatto... sarei impazzito. Davvero.
    ale82
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    Domitilla ha detto:

    @Pavely seconto te che significa se uno che è in analisi non sa piú che dire?

    @Domitilla se - in analisi - un paziente non sa cosa dire ci sono molti strumenti per generare il dialogo.

    §

    Ciò che però, sostanzialmente, un analista deve fare è trasmettere il Sapere psicoanalitico al paziente. Non diventare "Rocca di monte".

    Nella stessa trasmissione di questo sapere, di solito i pazienti trovano alcuni spunti per "rigenerare" il racconto di Sé (e del Sé). Io sono dell'opinione, che un paziente - se non riesce a parlare di sé - possa chiedere all'Analista chiarimenti sulla tradizione psicoanalitica o discutere di alcuni testi.

    Magari, scendendo nello specifico.

    Caso in cui, l'Analista, chiaramente, dovrebbe rispondere dimostrando la sua competenza.
    Domitilla
  • DomitillaDomitilla Senatore
    Pubblicazioni: 2,400
    @Pavely ma a questo punto mi pare più simile ad un corso che ad una terapia.
    O forse lo spirito giusto di chi va in analisi deve essere non risolvere X questioni ma imparare la teoria (e da questo poi star bene)?
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    (Un percorso @Domitilla ... Non un corso...)
    Domitilla
  • Jin_Nemo_OudeisJin_Nemo_Oudeis Veterano Pro
    modificato 21 March Pubblicazioni: 349
    @Pavely sono stato diagnosticato tre volte, da tre specialisti diversi, sempre come schizoide. A lungo ho svalutato i sentimenti, svalutavo le persone, intellettualizzavo ogni cosa, il mio pensiero fisso era appunto "nessuno mi ama". Trattavo con aria di sufficienza tutti. Mi sento tutt'ora inscalfibile, ma non per gli stessi motivi del passato.

    Forse sono così perché dentro non mi sono mai spezzato. Forse sono così perché non mi sono mai lasciato andare, e i miei valori non sono negoziabili.

    Nei momenti di ipomania, o come li chiamo io, nei giorni matti, sono molto incline alla vena artistica. É un pensiero ricorrente quello di scrivere musica, cantare o dipingere.

    Il guaio é avvenuto quando mi sono innamorato (che per uno schizoide é pericolosissimo), e dopo aver seguito il copione (da manuale) della relazione schizoide/depressa, ed essere arrivati entrambi ad un passo dal suicidio, io durante la rottura sono regredito al mio nucleo originale. Penso sia stato il periodo in cui sono stato peggio.
    Non conosco la soglia del dolore altrui, ma penso che se potessi fare un paragone, il colpo di pistola lo avrei sopportato senza una smorfia, mentre quello era a tutti gli effetti un dolore che pareva non avere fondo. Era un dolore che non riuscivo a sopportare, probabilmente non riuscirei a sopportarlo nemmeno ora. Non penso di riuscire a descriverlo, se non come restare sospesi in un limbo fra il dolore più atroce, ed un dolore ancora più atroce. Due stati di sofferenza che si alternano per prevenire ogni forma di adattamento.

    Fisicamente ho l'aspetto tipico di uno schizoide, almeno lo avevo fino a qualche anno fa. Sono sempre sprovvisto di grasso, ma da quando faccio fitness ogni giorni ho guadagnato molta massa muscolare, che é uniformemente distribuita in ogni parte del corpo. Però il mio respiro é sempre quello di uno schizoide, il respiro perennemente in modalità "risparmio d'energia".

    La vergogna familiare di cui parli é qualcosa che conosco molto bene, dato che l'ho sperimentata fino alla tarda adolescenza, così come il sentirmi responsabile anche per cose che non avrebbero dovuto farmi sentire in colpa. Ero molto complessato, ora dentro di me ho quasi il sospetto che tutto fluisce, come un fiume che si propaga e scorre ovunque nel corpo.
    Qualcosa nel fatto di aggiustare le cose rotte mi fa sentire bene.

    Non penso di avere tendenze del tutto alt.sex
    Ho molte deviazioni sessuali, ma é come se la perversione si abbassasse quando ristabilisco gli equilibri interni.
    Il BDSM nella mia sfera sessuale é uno strumento per ristabilire equilibri interni, nulla di più. Ne uso molti altri.

    Non so, qualcosa non mi torna. Ho un certo numero di somiglianze con Michael Jackson, ma ne ho altrettante con altri personaggi.Potrebbe esserci qualche componente narcisista latente di cui non mi sono accorto, tuttavia mi chiedo come sia possibile il narcisismo, senza ego. Ci sto attento, ma evidentemente non sono infallibile. :)

    PS!

    "Hai sicuramente un'intelligenza estremamente spiccata, una personalità coltissima. E dovresti esprimere - attraverso l'Arte - ciò che sei e lasciare (e lasciarci) un segno. "

    É proprio per non sentirmi dire cose di questo genere che rimando sempre. L'arte é infida, e cambia i cuori delle persone. Più hai talento, e più attiri le persone, e più esse si impegnano per farti sentire un mito, e ti danno un'importanza che sai di non avere, ma a cui lentamente finisci per credere. Io non ho bisogno di nulla di tutto ciò. Non cerco riconoscimento, non cerco la gloria, ne la fama, perché so che prima o poi ne finirei corrotto. Qualcuno ha pensato seriamente che fossi un genio in passato, ma la verità é che non ho nulla in più degli altri.
    DomitillaPavely
    Post edited by Jin_Nemo_Oudeis on
    Tutto appare sempre un po' diverso
    quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è
    bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo,
    che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po'
    sciocco alle orecchie degli altri.
    -Siddharta
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    @Jin_Nemo_Oudeis un abbraccio.
  • LifelsLifels Veterano Pro
    modificato 21 March Pubblicazioni: 999
    Mi collego a questa discussione, ma rispondo qui perché gli argomenti mi sembrano collegati e non voglio separare riflessioni che lo sono altrettanto.

    Non so se ci sia un “collegamento” fra “autismo” e “narcisismo”, non ho alcuna opinione a riguardo.

    Ciò che ho scritto in questo post, è soltanto una testimonianza di me in quanto persona.

    Posso dire che per gran parte della mia vita ho “subito” anche molta violenza, e ho provato dei sentimenti che al momento interpreto come “di difesa”.

    1- Penso a quando andavo a scuola, e dei gruppi di ragazzi venivano a deridermi, a colpirmi fisicamente, in quei momenti io provavo un “sentimento di superiorità” (un sentimento che forse era presente in alcuni momenti e poi svaniva). Non avevo paura, li lasciavo fare, il più delle volte. In rari casi mi arrabbiavo molto e li colpivo.

    2- Crescendo ho vissuto periodi che penso di poter interpretare come “di forte depressione”, dovuti alla “violenza” che subivo giornalmente al “lavoro” (un lavoro mai cercato ne voluto), quando mi sembrava di non poter resistere davvero più “scattava” in me qualcosa: improvvisamente mi trovavo ad avere un obbiettivo, un senso di superiorità, tantissima energia. Questo mi permetteva di sopravvivere. Dopo un po’ l’illusione svaniva e sprofondavo lentamente, in un ciclo che ora penso di aver interrotto.

    3- In famiglia ho vissuto anche “terrore” e “sofferenza”, è una parte “non trascurabile” dell’ambiente in cui sono cresciuto.

    4- Mi è capitato in alcune circostanze nel corso della mia vita, di interpretare, per brevi momenti, il “ruolo di narcisista”. Non era qualcosa che sentivo dentro di me.

    Non penso che queste cose mi rendano “narcisista”, il fatto è che credo che non sia possibile per me sviluppare una “identità narcisistica”. 
    Per me (nel mio caso) la differenza è questa, c’è “qualcosa” (di cui ancora non ho un’idea chiara, forse potrei chiamarla consapevolezza, senza escludere che ci sia anche altro) che impedisce a questo genere di illusione di trasformarsi in identità, che impedisce lo sviluppo e il mantenimento dell’ego.

    Se osservo comportamenti che mi appaiono profondamente “egoici”, provo un profondo senso di rifiuto, di disagio, di fastidio. Se non sbaglio, è stato così “sempre”, era così già quando avevo soltanto 3 anni.
    Ho motivo di pensare che questo accadrebbe anche se fossi io ad avere questi comportamenti. Non mi riconoscerei in essi, vedrei l’illusione.

    Ho scritto questo post anche per una persona (non la cito) che “apprezzo molto”, e che “ai miei occhi” è davvero molto distante dal “narcisismo”, eppure in questi giorni ha espresso il dubbio di esserlo. 
    Ai miei occhi, una “identità narcisistica” in lei non è possibile, come penso non lo sia in me.
    Forse anche altri sospettano di “esserlo”, magari perché qualcuno glielo dice, ma in realtà “non lo sono”.

    Vorrei specificare che non considero l'ego qualcosa di “negativo”, semplicemente quando in una persona è molto sviluppato sento il bisogno di allontanarmi, per i motivi spiegati “sopra”.

    [ Nessuna delle cose che ho scritto è per me una certezza ]




    Edit: modifico il mio post per rispondere al post di @Simone85 senza fare un post off topic, e chiarendo un possibile equivoco.

    @Lifeis Qui si sta parlando di come la psicoanalisi affronta la questione autismo-narcisismo.
    Questa discussione non è stata aperta per parlare del rapporto tra l'autismo e il narcisismo in ambito scientifico. Ho deciso di aprire una discussione a parte perché, come ha specificato @Pavely qualche pagina fa, discutere di queste cose annoia, è off topic. 
    Sì, non ho detto niente di scientifico, e ho ragionato facendo riferimento anche a quanto scritto da Pavely sull'argomento psicoanalisi. Non considero la tua discussione “doppia”, mi spiace se ho dato l'impressione di pensarlo.
    ale82
    Post edited by Lifels on
    Tutto “tra virgolette”
  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,666
    @Lifeis Qui si sta parlando di come la psicoanalisi affronta la questione autismo-narcisismo.
    Questa discussione non è stata aperta per parlare del rapporto tra l'autismo e il narcisismo in ambito scientifico. Ho deciso di aprire una discussione a parte perché, come ha specificato @Pavely qualche pagina fa, discutere di queste cose annoia, è off topic. 
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