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Socializzazione scolastica. Pro e contro.

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Commenti

  • mammarosannamammarosanna Veterano Pro
    Pubblicazioni: 329
    Con riferimento alla scuola e al lavoro di gruppo (propedeutico si pensa al lavoro in team)
    Spesso a mio avviso si pretende dagli alunni/studenti che "buttandoli
    i in acqua loro imparino a nuotare".

    Cioè gli si assegna un lavoro di gruppo e poi chi si è visto si è visto, succede che

    - uno lavora e gli altri...

    Non è un'attitudine scontata e la "socializzazione" secondo me non c'entra.

    Il lavoro di gruppo andrebbe dapprima "organizzato" con tanto di divisione dei compiti
    E questo all' inizio secondo me lo dovrebbe fare l'insegnante....
    Per poi la prossima volta dire "dividetevi" voi i compiti...e renderli più autonomi

    Secondo la mia esperienza anni 80 non lo faceva nessun insegnante...

    Nel lavoro poi...
    Alcuni tipi di lavoro implicano un'organizzazione di gruppo e penso che la parola chiave sia proprio "organizzazione" e poi ognuno si attiene ai compiti con rispetto ed educazione...
    Questa è la mia modesta opinione.

    Fenice2016it
  • EstherDonnellyEstherDonnelly SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 2,718
    Desidero e mi riesce meglio inserirmi in contesti lavorativi, perché banalmente posso condividere con gli altri ciò che per me è determinante nella vita - la mia passione. Inoltre, sebbene io faccia un mestiere dove BISOGNA passare molto tempo da soli, mi è stato utilissimo passare dall'essere estremamente silenziosa all'essere logorroica perché, per scontato che sia sottolinearlo, la differenza nella vita - per quanto riguarda il successo - la fa la fortuna, e la fortuna consiste nel conoscere la gente giusta nel momento giusto. A essere logorroici si rischia di risultare sgradevoli, ma a essere silenziosi sicuramente si perdono molte più occasioni.

    Ho sempre percepito, al di fuori di questo settore, il "dovere" di socializzare come un'imposizione dispotica e penso che se ora mi capiti così spesso di ritrovarmi in situazioni sociali indesiderate sia perché per me, questa cosa estremamente spiacevole, è diventata un automatismo; sto cercando di regolarla per non perderne i vantaggi e, confesso, da quando ho tagliato il superfluo nelle relazioni umane sto molto, MOLTO meglio.
    JAA005Nemo
    ❤️
    but the Earth refused to die
  • Fenice2016Fenice2016 Veterano
    Pubblicazioni: 1,727
    Sono consapevole che sia necessario.

    Mi é stato imposto poco da piccola (qualche volta sì e non ho buoni ricordi), oggi mi viene imposto per lavoro in piccola parte. Sono molto selettiva e anche sul lavoro vorrei collaborare con chi pare a me, ma non sempre é possibile. La maggioranza delle volte mi è andata bene. Una vera collaborazione come la intendo io non l'ho ancora trovata sul lavoro, mi piacerebbe, ma la vedo davvero improbabile.

    Desidero socializzare con le persone che già conosco e sono amiche. Per il resto sono abbastanza selettiva, posso scambiare una chiacchiera, ma se la persona "non mi piace" tutto finisce lí. Con alcune persone scambio qualche parola. A volte chiedo a chi mi è attorno come sta ecc... A volte perché mi interessa, a volte forse più per educazione, lo ammetto, però mi spiace se trovo qualcuno che sta male e sono contenta se qualcuno sta bene. Non chiacchiero quasi mai tanto per chiacchierare, evito proprio quelle situazioni perché non ci trovo alcuna ragione di esistere. Se voglio parlare parlo e scherzo e ragiono con chi dico io. Infatti non ho molte amicizie :-D

    Mi viene "facile" in contesti lavorativi e se si tratta di parlare di lavoro. Insomma in contesti organizzati.
    Mi viene "facile" in contesti liberi se ho di fronte persone con cui ho qualche affinità oppure se mi sento a mio agio. Altrimenti mi irrigidisco, non parlo o dico banalità.


    Un tempo nella scuola forse si curavano di meno gli aspetti sociali ed emotivi perchè erano diversi gli alunni. Oggi è fondamentale affrontare un minimo di educazione emotiva e di conseguenza anche gli aspetti sociali. I bambini hanno da imparare a perdere, a conversare, ad ascoltare, a cedere, ecc... I bambini non apprendono a prescindere, ma apprendono da ciò che vivono.

    Il "lavoro di gruppo" proposto a scuola detto così può essere tutto e niente. Se davvero un insegnante vuole favorire le capacità di cooperazione oltre che fare emergere le capacità degli alunni può organizzare gruppi cooperativi. Richiedono una certa preparazione da parte del docente (che oltre a definire la struttura dell'attività e predisporre i materiali decide i gruppi almeno le prime volte), ma danno anche i loro frutti.
    A scuola non mi piaceva lavorare in gruppo, sì era una perdita di tempo il 98% delle volte. Anche all'università ho sperimentato davvero raramente un'attività a gruppi decente. Anche lì c'era chi non aveva voglia di fare. Spesso mi armavo di molta pazienza.
    Nemoit
  • vera68vera68 Colonna
    modificato 19 May Pubblicazioni: 1,378
    Socializzazione:
    Rapporto personali: sono capace di stringere buone relazioni, ora, ma solo con persone con cui non avverto barriere. Qui spesso desidero Le relazioni
    Le persone "finte" in cui avverto che tutto sia una posa possono avere con me una conversazione di al max 2/3 minuti. Dopo di che mi si stampa un sorriso convenzionale in faccia e solo per educazione non vado via

    Lavoro in team: spesso non facile
    Se è una tipologia di lavoro già consolidata allora sono collaborativa, lascio spazio ad altri, ascolto e propongo ecc....
    Se invece mi trovo davanti un problema nuovo allora non ce n'è per nessuno. Lavoro da sola. Organizzo, ordini, classifico i pezzi del problema, individuo strategie e poi quando ho un planning mentale interagisco con gli altri (beh spesso in realta impongo di fatto il mio operato). Prima non li ascolto neanche, non perché non voglia, non ci riesco, segui il mio pensiero e basta. Spesso poi non è che voglia imporre ciò che ho elaborato, ma è talmente tutto organizzato che di fatto viene assunto così com'è.

    Sulla socializzazione scolastica.
    Io credo che sia molto importante.
    Spesso si dice che il ragazzino non sa socializzare. Questo pone l'attenzione sullla capacità del ragazzo, quasi fosse una capacità in una materia
    Ho sentito recentemente questa espressione, invece, che cambia completamente la prospettiva: "il ragazzo sa farsi accogliere dagli altri?"
    Questo individua non un limite ma un disagio, pone l'attenzione su una situazione che non deve essere così a priori, ma che, finalmente vista, ha il diritto di essere capita e integrata
    NemoFenice2016
    Post edited by vera68 on
  • superconcesuperconce Neofita
    Pubblicazioni: 144
    Alle elementari non avevo problemi di socializzazione scolastica, spesso dirigevo la mia banda di pesti ma non perché l avessi imposto, era un ruolo che mi davano gli altri. Forse perché i compiti erano sempre “disegnare un cartellone” o “costruire un modellino “ e me la cavavo meglio di tutti. Finché potevo fare “per me” e semplicemente dire agli altri come contribuire è andato tutto bene. Adesso nei progetti creativi o sono io a decidere tutto o finisco a litigare. Come dice ronny, gli altri mi rallentano. Magari sono utili per il recupero dei materiali o manovalanza, gli altri umani sono utili per sopperire alle tue mancanze tipo ,tu non hai la macchina, ronny ha la macchina, devi trasportare 10 secchi di vernice, ronny serve al progetto. Peró mi rendo conto sempre più che preferirei pagare un servizio auto piuttosto che includere in maniera orizzontale una persona che non mi piace nel progetto. A volte ho dovuto assistere inerme alla rovina di alcuni disegni da parte di altri (disegni a 4 mani...brr,brividi) e poi mi sono reso conto di queste altre cose:
    - incapacità di comunicare il progetto agli altri prima della realizzazione (è tutto nella mia testa so come fare ma non so come spiegarlo)
    - dare per scontate alcune cose all inizio che poi porteranno inevitabilmente a discussioni e incomprensioni dopo
    -non mettere tutto iscritto per mail (chi fa chi , costi tempi e benefici) per una tendenza a FIDARSI . Super nocivo per un libero professionista.
    - nonostante i miei ripetuti GRAZIE e addirittura SEI UN TESORO, TI PORTO A CENA FUORI PER RINGRAZIARTI e COME FAREI SENZA DI TE quando non anche “far finta fi essere un po incapaci e sbadati” per pacificare subito l aria di competizione che c è tra ragazze libere professioniste che collaborano in azienda(per elevarsi tendono a voler pestare i piedi)
    NON BASTA MAI
    Mi si dice che non dico abbastanza grazie, che non sono abbastanza riconoscente. Io invece lo sono e mi affeziono davvero ai colleghi,
    Ma a colte dimentico di scrivere il grazie finto nelle email aziendali. Conta solo quello: il grazie fintoe ripetuto allo stremo
    Se dio queer vuole d ora in avanti collaborerò solo con persone amiche.
    NemoFenice2016
  • superconcesuperconce Neofita
    Pubblicazioni: 144
    E mi sto allenando:
    A scrivere tutto per mail
    A fare calcoli di tempi costi e benefici
    A non dare niente per scontato

    Credo che per una persona come me “collaborare “ nel senso orizzontale del termine e non gerarchico come appunto dice ronny( cioè tutti fanno tutto) sia impossibile o possibile solo con persone con cui c è un ‘affinità speciale. Più di una relazione amorosa per dire.
    Ps: tornando alle medie, ero talmente innamorata della mia compagna di classe che non vedevo l ora ci fossero questi momenti socializzazione per disegnare con lei (da sole in una stanza)
    Disegnavamo dei dragonball :) che tenerezza. Mi sembrava epico poterle stare cosi vicino (disegnare un cavolo di dragonball su un cartellone)
  • MelisandeMelisande Veterano
    Pubblicazioni: 235
    È necessario socializzare, io sono dell'idea che la difficoltà vada supportata, io sono andata a scuola in un ambiente in cui c'erano ben altri soggetti problematici, però io avevo bisogno di aiuto, a volte esplodevo senza motivo, o stavo zitta per giorni a scuola. Non dico mi dovessero appiccicare l'etichetta asperger, ma nemmeno liquidare tutto come un problema di timidezza, addirittura mi penalizzavano il voto di condotta. Nel mio caso l'atteggiamento passivo è stato troppo: mi hanno lasciata nel mio guscio, ma quello non sempre mi dava fastidio, hanno addirittura taciuto per anni episodi anche gravi di bullismo e alle scuole medie si è raggiunto il culmine di tutto questo dove i professori non hanno mai capito certi miei gesti che col senno di oggi erano una chiara richiesta di aiuto.

    Per il resto sono d'accordo che spesso è facile specialmente nelle nuovissime generazioni appiccicare l'etichetta e convincersi di aver risolto il problema. Io proporrei un discorso più ampio: un'educazione emotiva SERIA fatta a scuola dall'asilo fino alla fine del percorso, questo vale per i nt e per i nd. Perché alla fine nemmeno i nt sono poi tanto capaci di interagire sempre nel modo corretto. La soluzione sarebbe un'attenzione verso le gestione delle proprie emozioni in primis e poi l'attenzione sull'interazione con gli altri. Io ho imparato e sto imparando queste cose molto tardi e solo grazie alla musica, i miei miglioramenti dipendono secondo me solo dalla musica praticamente.

    Mi ritrovo anche nelle esperienze di lavoro di gruppo dove mi sentivo rallentata dai tempi biblici dei miei compagni, alla fine facevo tutto io, loro se ne approfittavano forse, ma anch'io mi rendo conto che ero troppo fissata sul mio sistema e su quello che avevo in mente, mi venivano mille idee e collegamenti da fare, non riuscivo ad aspettare i miei compagni.
    Fenice2016
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,378
    Melisande ha detto:

    È necessario socializzare, io sono dell'idea che la difficoltà vada supportata, io sono andata a scuola in un ambiente in cui c'erano ben altri soggetti problematici, però io avevo bisogno di aiuto, a volte esplodevo senza motivo, o stavo zitta per giorni a scuola. Non dico mi dovessero appiccicare l'etichetta asperger, ma nemmeno liquidare tutto come un problema di timidezza, addirittura mi penalizzavano il voto di condotta. Nel mio caso l'atteggiamento passivo è stato troppo: mi hanno lasciata nel mio guscio, ma quello non sempre mi dava fastidio, hanno addirittura taciuto per anni episodi anche gravi di bullismo e alle scuole medie si è raggiunto il culmine di tutto questo dove i professori non hanno mai capito certi miei gesti che col senno di oggi erano una chiara richiesta di aiuto.

    Io credo che fossi un problema insolubile.
    Mia madre mi ha stimolato tantissimo, mi ha spinto sempre oltre, mi ha spinto a reagire (fino a farmi esplodere...e poi però una volta che avevo lasciato andare la rabbia non ne avevo più il controllo)
    Mi ha stimolato per farmi uscire dalla timidezza e sono stata un'animale da palcoscenico. (fuori dal periodo scolastico)
    Durante la scuola dell'obbligo gli insegnanti non sapevamo come prendermi. Mi ricordo solo che io ero al centro di riunioni di adulti che parlavano di me, del mio malessere e io non capivo nulla, ad eccezione del fatto che lo stavo deludendo tutti
    A volte mi lasciavano stare, mi mettevano vicino alla cattedra per farmi stare tranquilla lontano dagli altri compagni.
    Potrei dire che fin alle medie i professori non hanno fatto nulla o forse piu probabilmente hanno cercato di non fare danno. Talvolta mi dono sentita come una zavorra che si deve portare fino a un certo punto
    Quello che in sostanza vorrei dire è che chi fa fatto, ha fatto "troppo" e chi non ha fatto, potrei accusarla di non aver fatto ciò che da lei ci si aspettava. Ma io sono stata così facile da trattare? No. Un caso insolubile, anzi incentrabile, così difficile era da centrare quella "giusta quantità" perche non fosse troppa o troppo poca.


    Fenice2016Melisande
  • mamma_francescamamma_francesca Colonna
    Pubblicazioni: 1,406
    @Melisande grazie per queste parole:
    "spesso è facile specialmente nelle nuovissime generazioni appiccicare l'etichetta e convincersi di aver risolto il problema"
    ecco credo che vada proprio così spesso, si mette l'etichetta e poi si porta avanti l'alunno "diverso" senza fare nulla, anzi delle volte "pensando" un percorso diverso per lui.
    Comunque aiutare la socializzazione è veramente dura, perchè comunque le relazioni sono dinamiche complesse e hanno anche a che fare con il riconoscersi "simili" e se uno "simile" non è, la cosa diventa molto difficile.
    vera68Melisande
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,378
    Io mi sto interessando alla didattica dell'inclusione. Sto sentendo tante belle parole che mi sembrano tante bolle di sapone.
    Sono d'accordo con quanto dice @mamma_francesca: si appiccica un'etichetta e si porta avanti l'alunno "diverso" senza far nulla per lui. Oggi. Ieri non si appicciccavano etichette, ma si portava avanti "quella cosa un po' ignota (il ragazzino) che non si sa veramente da che parte prendere" quasi fosse una patata bollente....e poi. ...finalmente esce dalla scuola!

    Ciò che sto vedendo al momento sulla formazione degli insegnanti è che si parla di accoglienza, di dinamiche relazionali ecc... come se fosse sicuro che questi valori siano correttamente introiettati dell'insegnanti.
    Non sto dicendo che l'insegnante non voglia essere accogliente, ma che lui stesso non sappia porsi nel modo più proprio davanti a un disagio. Non è solo una questione di volontà. È una questione di competenza acquisita e profondamente interiorizzata, di esperienza vissuta sulla pelle.
    Non è una critica, non è facile.

    Nemo
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