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Vorrei raccontarvi una cosa (primavera 2019)

PulpetzPulpetz Veterano Pro
modificato December 2019 in Aspie al femminile
Questa mail la mandai ai miei compagni di Teatro Counseling. Vorrei condividerla anche con voi, in un momento in cui sento il bisogno di essere compresa più profondamente.



Vorrei raccontarvi una cosa (primavera 2019)










Vorrei raccontarvi una cosa.
Vorrei raccontarvi della sindrome di Asperger.


Sarò al quarto psicoterapeuta e
non so più quante persone che minimizzano e dicono “ma non si direbbe che tu lo
sia”. Forse alcuni pensano di farmi un complimento, altri di avere la risposta
definitiva al tema dell’autismo, senza forse saperne abbastanza.


In entrambi i casi fa male. Vi
spiego perché.


Dire “non si vede che sei
autistica” sarebbe come dire ad una persona proveniente dal Marocco, ma di
carnagione chiara “non si vede che sei marocchino”. Non lo trovereste
offensivo? Il sottotesto sarebbe che essere marocchino è motivo di vergogna,
sarebbe un implicito razzista (e nemmeno così implicito). Stessa cosa vale per
una persona nello spettro autistico; dicendomi che “non si vede che sono
autistica”, mi state dicendo “non preoccuparti, non si vede, non hai nulla di
cui vergognarti”. Ma perché dovrei vergognarmi di ciò che fa parte di me?


Nel secondo caso fa ancora più
male, perché un professionista, qualcuno a cui ti rivolgi per cercare aiuto, ti
snobba dicendo che “usi l’autismo come alibi” oppure “sei empatica, quasi
simbiotica, l’opposto dell’autismo”. Assurdo. Assurdo perché non sanno cosa
sia, molto semplicemente.


Ora vi spiego delle cose.
L’autismo è vero che ha un ampio spettro, ma è falso che le persone autistiche
non siano empatiche. Semplicemente lo siamo in modo differente. Molte persone
nello spettro autistico hanno una forte empatia, sentono molto le emozioni
altrui, in modo quasi doloroso, assorbendo sia il negativo che il positivo.
L’autistico sente “con la pelle”, sensorialmente. E’ come una spugna,
soprattutto da bambino, ma anche da adulto.


La differenza sta nell’empatia
cognitiva.


Da bambina io avevo problemi a
comprendere stati d’animo e intenzioni degli altri, soprattutto quando questi
erano rivolti a me; la difficoltà era nell’elaborazione. Sentivo perfettamente
l’onda emotiva, ma non riuscivo bene a decodificarla.


Ora, molti neurotipici pensano di
essere empatici solo perché ascoltano le esigenze altrui, ma semmai non tutti
sanno sentire le persone.


*Il termine Neurotipico, oppure NT, una forma abbreviata
per neurologicamente tipico, è
un
neologismo nato in seno alla comunità autistica per identificare le persone che
non sono nello
spettro autistico; è derivato dalla corrispondente parola inglese neurotypical.[1] (wikipedia)


La differenza sta nella
sensibilità.


Un neurotipico molto sensibile
potrà comprendere, a seconda delle capacità cognitive, cosa un’altra persona
sta cercando di comunicare verbalmente e non verbalmente, riuscirà a percepirne
i non detti, a sentire al di là delle parole, a sintonizzarsi con l’anima. Un
neurotipico meno sensibile sarà in grado, in base alle capacità cognitive, di
percepire empaticamente l’altro riuscendo a scostarsi molto meno dalle parole,
quindi perderà quello che è l’essenza di un’altra persona, faticherà a
percepirla.


Io ora ho imparato a comprendere
le persone anche cognitivamente (anche se non sempre) e le dissonanze tra il
verbale e il sentito le percepisco, ma non sempre riesco a dare una
spiegazione, perché è qualcosa di difficile per tutti. Ma una persona autistica
è empatica, se per empatia si intende “sentire l’altro”, non necessariamente
considerare i suoi sentimenti (cosa che da bambina o ragazzina faticavo a
fare), perché ero tutta concentrata sul mio mondo e proiettavo il mio modo di
vedere le cose sugli altri, avevo una sorta di rigidità di pensiero e di
mancanza di teoria della mente.


*La Teoria della Mente (Theory
of Mind) ovvero la capacità di comprendere uno stato mentale di un individuo
partendo dal comportamento manifesto. (State of Mind.it)


Quindi dal comportamento
manifesto, che non significa non sentire l’altro.


Altro aspetto è quello del
dire: ma tu parli tanto, guardi negli occhi, socializzi.


E’ vero. Ma autismo non è
sinonimo di chiusura in se stessi, questo è falso. La chiusura, spesso, è
difensiva. Infatti io, da bambina, parlavo moltissimo, fin troppo, anche con
estranei, ed ero molto ingenua (più della media dei miei coetanei). Questa
ingenuità ha persistito (e persiste un po’ tutt’ora) fino ai 20 anni almeno. Il
problema delle persone autistiche è come
socializzano.


La difficoltà è
sintonizzarsi con il modo di vedere le cose, con la maniera di stare in gruppo
e relazionarsi. Le persone nello spettro autistico non sanno come fare. I
maschi sono più evidenti, tendenzialmente, nella loro difficoltà; mentre le
femmine sono più camaleontiche, si camuffano, imitano, perdono la propria
identità nel gruppo e finiscono per non sapere più chi sono. Così, per
ritrovarsi, si isolano. Può succedere che l’isolamento finisca per diventare
semi-cronico, come nel mio caso. Poi uscivo e sembravo socievole, ma dentro di
me ero sola, fingevo.


Finché, lavorando nelle
scuole come educatrice, non incontrai una bambina di 9 anni con caratteristiche
molto simili a quelle che avevo io alla sua età. Era estremamente dolce e
socievole, irrequieta e bisognosa di attenzioni. Veniva seguita da me e da un insegnante
di sostegno perché si perdeva, non riusciva a stare seduta troppo a lungo, non
si relazionava adeguatamente con i compagni, era come se avesse un’altra età,
oppure come se fosse una bimba fuori sincrono, di un altro pianeta con
interazioni sociali differenti. Ricordo che pensai “l’autismo come l’ho sempre
conosciuto io è diverso”. Alla Rain Man, per intenderci. Invece la sua diagnosi
era sindrome di Asperger
.


Così mi si aprì un mondo.


Da lì cominciarono le
ricerche online, le discussioni sui forum, la conoscenza con altre persone
autistiche, la ricerca di un terapeuta che conoscesse bene l’autismo negli
adulti e potesse diagnosticarmi.


Ed eccomi qua, 6 anni dopo
la diagnosi di sindrome di Asperger.


E l’unico posto in cui
riesco a confrontarmi davvero, su praticamente ogni peculiarità, è nei gruppi
di autistici. E’ un mondo a parte sotto tantissimi aspetti. Siamo umani ma con
un funzionamento differente. La sensorialità è differente, le percezioni sul
mondo e le persone sono differenti. Un suono improvviso, anche se siamo calmi,
può farci saltare per aria e venire la tachicardia, i sensi sono a mille, è
come avere le antenne.


La differenza tra
un’asperger e una persona con un’alta sensibilità?


La risposta che mi sono data
è questa: siccome una persona ogni 10 presenta tratti autistici, è possibile
che le persone ipersensibili abbiano tratti autistici oppure siano nello
spettro autistico.


Ognuno è autistico in modo
anche totalmente differente, tra di noi possiamo andare d’accordissimo,
d’accordo, esserci indifferenti o adorarci.


Ma non è questo il punto.


Ogni neurotipico è diverso
dall’altro, anche di moltissimo, ogni autistico è diverso dall’altro, anche di
moltissimo. Ma sono due neurologie distinte. Su questo non ci sono dubbi a
livello di studi; dal mio punto di vista dico che non ci sono dubbi per come io
mi sono ritrovata in questi ultimi 6 anni. Ho cercato per anni “la mia
identità”, perché mi sentivo dissonante, non mi sentivo mai nel “mio posto”.
Ora so che ci sono arrivata, e mi sto riscoprendo da capo, tutti i nodi vengono
al pettine (i modi di dire da più giovane non li avrei capiti, ora li uso
tranquillamente). Ora, finalmente, mi sono aperta di più al mondo.


Gli autistici possono avere
problemi con le metafore, prendere troppo alla lettera le parole, concentrarsi
su qualcosa che interessa fino al punto di perdere il senso del tempo e avere
reazioni forti se vengono interrotti. Se si va in sovraccarico, si può stare
anche molto male, quindi bisogna tutelarsi.


I sovraccarichi per noi sono
fatti anche di tante piccolissime cose: non va il pc, poi scendo a comprare il
pane, passa una moto che mi fa scattare per il rumore del motore, poi il sole
mi acceca, al supermercato c’è tanta gente, i neon mi fanno male agli occhi,
comincio a irrigidirmi fisicamente perché spuntano persone da ogni angolo, mi
aggiro tra gli scaffali e non ricordo cosa devo prendere, sto nel supermercato
mezz’ora per prendere due cose, esco, torno a casa, mi accorgo che ho
dimenticato di prendere il secondo per cena. Meldown.


*Il meltdown è sicuramente tra le manifestazioni acute
dell’autismo ad alto funzionamento la più drammatica e traumatica sia per
coloro che la vivono in prima persona,  sia per quanti  si trovano ad
assistervi. Pur essendo una manifestazione acuta e di durata limitata, nel
lungo termine può portare ad una cronicizzazione di diversi sintomi collaterali
a carico del sistema nervoso, della funzionalità degli organi surrenali e
soprattutto della vita sociale dell’individuo, con conseguenti ripercussioni
anche gravi sull’autostima e sulla fiducia personale.
(febbraioinsiberia.wordpress.com)


Il mio mondo ideale sarebbe senza
sottintesi


senza gabbie né pesi


Nessuna luce accentante


solo la penombra di una stanza


Un gatto che fa le fusa accoccolato su
un cuscino


Un ruscello che scorre tranquillo


Il fruscio del vento tra le foglie


Un sole gentile


luci di candela


Discorsi senza bisogno di parole


Amarsi da lontano, tendendosi la mano


Tornare a sedersi vicini, come da
bambini


Bambini di un altro mondo


Bambini per sempre


senza chiedere mai scusa
lucy84Valentarondinella61Nemo
Post edited by Pulpetz on
"Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c'è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica".
Albert Einstein

"Il cavaliere coraggioso è quello senza armatura"
Pulpetz

"Solo il viandante, che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore, potrà accostarsi all’Anima, scoprendo che per anni altro non ha fatto che cercare Lei, poiché Lei è dietro e dentro ogni cosa. I viaggi, si fanno per cercare Anima e le persone si amano in quanto simboli di Anima."
Carl Gustav Jung
«1

Commenti

  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 9,559
    La donna asperger empatica che supera in sentimento la media neurotipica è qualcosa di speciale. Un misto tra un deserto svedese e la Svezia nel deserto.
    Antares
  • PulpetzPulpetz Veterano Pro
    Pubblicazioni: 778
    Markov ha detto:

    La donna asperger empatica che supera in sentimento la media neurotipica è qualcosa di speciale. Un misto tra un deserto svedese e la Svezia nel deserto.

    Non ho capito la metafora... XD
    lucy84
    "Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c'è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica".
    Albert Einstein

    "Il cavaliere coraggioso è quello senza armatura"
    Pulpetz

    "Solo il viandante, che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore, potrà accostarsi all’Anima, scoprendo che per anni altro non ha fatto che cercare Lei, poiché Lei è dietro e dentro ogni cosa. I viaggi, si fanno per cercare Anima e le persone si amano in quanto simboli di Anima."
    Carl Gustav Jung
  • smartismarti Veterano
    Pubblicazioni: 147
    Grazie di aver condiviso e di aver messo in parole quello che sento e penso :)
    Pulpetz
  • lucy84lucy84 Membro Pro
    Pubblicazioni: 117
    Grazie per aver condiviso
    Nemmeno io ho capito la metafora Svezia deserto
  • unicornunicorn Andato
    modificato December 2019 Pubblicazioni: 323
    @Pulpetz ho la sensazione che tu ti identifichi troppo con il termine Asperger, probabilmente sei alla ricerca di un'appartenenza. Questo per me è pericoloso. Non occorre che gli altri ti riconoscano come "autistica", sono i tratti e i sintomi a importare. Se tu sai di averli, se hai ricevuto una diagnosi, faresti meglio a soffermarti su quelli piuttosto che sulla parola. Dei tratti tu puoi parlarne con chi vuoi. Per esempio, nell'altra discussione tu dici di sentirsi spesso sovraccarica. Ebbene, di questo puoi parlare, puoi spiegarlo anche in maniera approfondita, senza aver bisogno di giustificare i tuoi sintomi con l'etichetta, perché in realtà non sei tenuta a giustificarti. Senti quello che senti, sei come sei.
    Sul discorso empatia, bisognerebbe approfondire l'argomento per capire meglio: non sempre ciò che chiamiamo empatia lo è realmente. Parlavi di simbiosi... e questo termine mi accende un campanello. Spesso si scambia la dipendenza con l'empatia. Chi ha bisogno dell'altro, tanto da dipenderne, tende a fagocitare l'altro, ad annetterlo a sé, a farlo proprio, fino a fare propria anche la sua vita, ma questa non credo sia empatia, quanto piuttosto un meccanismo, inconscio il più delle volte, di studio dell'altra persona al fine di riuscire a legarla a sé e a fondersi con lei per soddisfare il proprio bisogno di fusione e dipendenza, per farla diventare codipendenza.
    Non so, io la butto li, ti lascio queste idee come spunti di riflessione. Valuterai tu stessa se validi o meno.
    Credo che @Markov intendesse dire che una donna nello spettro non sia realmente empatica in modo spiccato, cosi come climaticamente e morfologicamente sarebbe assurdo ipotizzare che in Svezia ci possa essere il deserto e viceversa. Poi magari lui ci darà conferma.
    Post edited by unicorn on
  • smartismarti Veterano
    Pubblicazioni: 147
    @unicorn perché dici che una donna nello spettro non può essere realmente empatica? Sinceramente non condivido l´idea. Come ha detto pulpetz, un conto è l´empatia cognitiva, cioè l´avere un meccanismo che scatta automaticamente e ti permette di comprendere le emozioni dell'altro semplicemente guardandolo e cogliendo i segnali non verbali (che è quello in cui le persone nello spettro hanno difficoltà). Ma ciò non significa che una volta compreso, a livello razionale, cosa sente l´altra persona noi non siamo in grado di sentire compartecipazione nel dolore o nella gioia. Sinceramente succede anche a me, a volte, senza volerlo, di assorbire involontariamente gli stati d´animo altrui, soprattutto quelli negativi, "a pelle", come dice pulpetz. "A pelle" è l´espressione migliore che si può dare, dal mio punto di vista: capita che vengano meno i filtri che ci permettono di distinguere le emozioni altrui dalle nostre, una sorta di osmosi.

    Diciamo di non generalizzare, e poi si generalizza dicendo che non è possibile che una persona Asperger sia empatica. Mi sembra, sinceramente, una visione violentemente stereotipata.
    Pulpetz
  • unicornunicorn Andato
    modificato December 2019 Pubblicazioni: 323
    @smarti io ho provato a spiegare la metafora di Markov sulla base di quello che avevo capito, rispondendo alle utenti precedenti che non l' avevano compresa. Non è un mio pensiero.
    smarti
    Post edited by unicorn on
  • LaIliLaIli Membro
    Pubblicazioni: 11
    Credo che la bellissima metafora usata da Markov per descrivere la donna asperger non intenda dire che la donna asperger possa essere poco empatica, tutt'altro.
    Penso che sia qualcosa di simile all'ossimoro (unire due concetti opposti creando un paradosso) usato da Hitchcock per descrivere l'attrice Grace Kelly, "ghiaccio bollente ".
    La Svezia è un paese freddo , mentre nel deserto c'è molto caldo. Nella donna asperger questi due aspetti (molto calda e molto fredda) possono coesistere creando un apparente paradosso.
    smartiPulpetzMarkovMononokeHime
  • LifelsLifels Colonna
    Pubblicazioni: 1,779
    Trovo molto interessante quel fenomeno di estrema immedesimazione nell’altro, di sintonizzazione con i sentimenti dell’altro.

    Permette di avvicinarsi davvero alla comprensione di quel che l’altra persona prova.

    Si può presentare per un momento o per tempi più lunghi.


    Trovo che la tua interpretazione del fenomeno, la parte che hai comunicato, nasconda la bellezza di questo.

    Questa immedesimazione può portare a dare senza aspettarsi nulla in cambio.

    Percepisco il bisogno dell’altro come qualcosa di separato e in esso non percepisco “quella bellezza”. Esso non mi ha mai avvicinato direttamente a capire l’altro, era qualcosa di molto più incentrato su di sé.

    Le due cose, mi sembra che possano presentarsi contemporaneamente, ma anche che non siano dipendenti l’una dall’altra.


    Forse c’entra con l’immagine di sé. 

    Forse quell’immedesimazione si presenta più facilmente in chi per qualche motivo è meno soggetto a sviluppare una percezione illusoria di sé.

    In questa condizione la percezione di sé può essere presente o non presente. 

    Quando non è presente, si sta male, si cerca l’altro e si cerca il sé nell’altro.

    Quando la percezione di sé è presente, non capita questo e l’immedesimazione risulta più sana e non cercata.

    In entrambi i casi, non ci si sa definire.



    Ho soltanto cercato di analizzare la mia esperienza personale, i miei cambiamenti nel tempo che comunque non risultano pienamente rappresentati da quel che ho scritto.

    Non so se qualcosa di quel che ho scritto abbia per te senso, e penso che la mia percezione possa contenere inesattezze. 
    unicornPulpetz
    Tutto “tra virgolette”

  • PulpetzPulpetz Veterano Pro
    modificato December 2019 Pubblicazioni: 778
    unicorn ha detto:

    @Pulpetz ho la sensazione che tu ti identifichi troppo con il termine Asperger, probabilmente sei alla ricerca di un'appartenenza. Questo per me è pericoloso. Non occorre che gli altri ti riconoscano come "autistica", sono i tratti e i sintomi a importare. Se tu sai di averli, se hai ricevuto una diagnosi, faresti meglio a soffermarti su quelli piuttosto che sulla parola. Dei tratti tu puoi parlarne con chi vuoi. Per esempio, nell'altra discussione tu dici di sentirsi spesso sovraccarica. Ebbene, di questo puoi parlare, puoi spiegarlo anche in maniera approfondita, senza aver bisogno di giustificare i tuoi sintomi con l'etichetta, perché in realtà non sei tenuta a giustificarti. Senti quello che senti, sei come sei.
    Sul discorso empatia, bisognerebbe approfondire l'argomento per capire meglio: non sempre ciò che chiamiamo empatia lo è realmente. Parlavi di simbiosi... e questo termine mi accende un campanello. Spesso si scambia la dipendenza con l'empatia. Chi ha bisogno dell'altro, tanto da dipenderne, tende a fagocitare l'altro, ad annetterlo a sé, a farlo proprio, fino a fare propria anche la sua vita, ma questa non credo sia empatia, quanto piuttosto un meccanismo, inconscio il più delle volte, di studio dell'altra persona al fine di riuscire a legarla a sé e a fondersi con lei per soddisfare il proprio bisogno di fusione e dipendenza, per farla diventare codipendenza.
    Non so, io la butto li, ti lascio queste idee come spunti di riflessione. Valuterai tu stessa se validi o meno.
    Credo che @Markov intendesse dire che una donna nello spettro non sia realmente empatica in modo spiccato, cosi come climaticamente e morfologicamente sarebbe assurdo ipotizzare che in Svezia ci possa essere il deserto e viceversa. Poi magari lui ci darà conferma.

    Sono abbastanza d'accordo con quello che hai scritto, tranne l'ultimo pensiero. Ho avuto una fase in cui idealizzavo le persone, ma non ero davvero empatica. Ora sono parecchio cambiata, dopo tanto lavoro su di me. Questa cosa l'ho scritta proprio per il principio riguardo alla frase "ah, sei asperger? Non si vede" che viene detta come per rassicurare... volevo chiarire che non è così che stanno le cose, io non vivo male l'esserlo e non dovrebbe essere qualcosa da nascondere o che sia positivo che non si noti. Non c'è nulla da notare, volevo spiegare che le differenze sono, più che altro, strutturali. Ho scritto questo perché c'è ancora troppa disinformazione.
    Post edited by Pulpetz on
    "Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c'è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica".
    Albert Einstein

    "Il cavaliere coraggioso è quello senza armatura"
    Pulpetz

    "Solo il viandante, che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore, potrà accostarsi all’Anima, scoprendo che per anni altro non ha fatto che cercare Lei, poiché Lei è dietro e dentro ogni cosa. I viaggi, si fanno per cercare Anima e le persone si amano in quanto simboli di Anima."
    Carl Gustav Jung
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