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  • Blocco e odio verso l'Università
    @S_Marco
    Ciao, vorrei darti il mio piccolo contributo su ciò che ho vissuto io:
    Io ho conseguito una laurea triennale in una facoltà che ho scelto come "ripiego" (non sto a darti qui tutti i dettagli di questa storia, perché è un altro discorso).
    Poi, anche se non era mio reale interesse svolgere quel tipo di professione e proprio non riuscivo ad immaginarmi in quelle vesti né a desiderarle davvero, speravo ugualmente di poter concretizzare lavorativamente quegli studi (ormai avevo iniziato=ormai dovevo finire), e decisi così di conseguire la magistrale in un'altra città, in un'altra ragione, perché in quel periodo lì mi recavo a trovare il mio ragazzo che lì lavorava e fantasticavo di metter su famiglia con lui in quella regione.
    Era insomma un obiettivo ad incastro, trovavo una spinta motivazionale in un ideale futuro meno faticoso, in un posto più accogliente di quello in cui vivevo (e in cui sono tornata poi a vivere).
    Viaggiavo per andare a trovare lui, ma così almeno, nel frattempo, davo gli esami; faticavo tantissimo a studiare perché nel frattempo nella mia ragione facevo la segretaria part time, per mantenermi quegli studi e quei viaggi mensili.
    Voti alti.
    Io speravo davvero che sarebbe valso a qualcosa.
    Poi, in quell'obiettivo ad incastro, è venuto a mancare un pezzo: non riuscivo più a reggere la storia a distanza e il mio ragazzo si licenziò e tornò qui.
    Non potevo neanche lontanamente sostenere il peso di continuare a viaggiare per dare gli esami, recandomi lì da sola, e senza la parte più importante della mia spinta motivazionale.
    Perché a me di quella laurea, di quel futuro lavorativo che non sentivo mio, non importava veramente nulla.
    Però sapevo che nel contesto generale di un quadro futuro di vita di coppia, io avrei dovuto e voluto portare il mio contributo economico e lavorativo, per poter stare decentemente insieme.
    Lo volevo con tutte le mie forze.
    E quella era l'unica strada per fare ciò.
    Ma in quelle nuove condizioni, è crollato il mio castello di carte.
    Mi mancavano 6 materie.
    Ora, al di là del sostenerti dicendoti di non mollare, cosa che comunque mi sento di fare, io per prima cosa ti inviterei a guardarti bene dentro e a cercare una motivazione.
    Il senso di colpa (mio fratello gemello) non è una motivazione sufficiente, a mio avviso; con me ha funzionato fino ad un certo punto: prima o poi, crescendo, vince l'istinto di sopravvivenza e di non violenza verso se stessi.
    Però mi mancavano solo 6 materie.
    Ed io so che avrei potuto farcela.
    Avrei potuto.
    Ma non volevo.
    Tu perché non vuoi?
    Perché vorresti?
    Cerca una sincera risposta a queste 2 domande.
    Io ho fatto addirittura la rinuncia agli studi (che comporta l'annullamento di tutti gli esami sostenuti), perché non volevo più avere a che fare con l'università.
    Volevo cancellare tutto.
    Quindi io non sono mai passata di lì, non ho mai percorso quei corridoi, non ho mai atteso , con il batticuore, dietro quella porta che fosse il mio turno, non sono mai uscita da quegli ambienti felice per quel bel voto.
    Per quella università io non sono mai esistita.
    E invece, io so quanto ho faticato, io so che su quelle pagine, c'era "il mio sangue".
    Tutto apparentemente cancellato.
    Cancellato per loro, per la società, ma non per me.
    Io c'ero, io ricorderò sempre.
    Questo è triste.
    Questo è il vero "fallimento".
    Io non mi considero fallita, perché comunque tuttora, di quella "strada" non mi importa nulla.
    Però, vorrei dirti, che la sensazione spiacevole è piuttosto quella di aver perso tempo.
    E, soprattutto, di aver perso tempo e non aver portato a termine una cosa iniziata.
    Io odio non concludere, non portare a termine ciò che inizio.
    Per te è così?
    Prova a pensare se anche tu detesti lasciare le cose incomplete e potresti scoprire in questo una piccola nuova spinta motivazionale.
    Perché questo si posso dirtelo: pensare di non aver portato a termine, e non poterlo più fare, è una bruttissima sensazione.
    Anche perché, io e te siamo sicuramente molto diversi e tu potresti, per caso, per fortuna, per imprevedibile opportunità che al momento non ti è dato di sapere, trovarti a sostenere un colloquio di lavoro in cui ti è richiesta la magistrale.
    Magari non inerente a quel settore, ma ad un altro che invece potrebbe piacerti moltissimo e allora si, ti pentiresti di aver mollato per sole 2 materie!
    Cerca di immaginare a quanto sarebbe fonte di rabbia e di tristezza.
    Capisco perfettamente che è difficilissimo vedere in prospettiva in questo momento in cui stai soffrendo, perché non hai il controllo della tua volontà.
    Questo è.
    C'è una spinta fortissima, più potente della gravità, che ti tiene farmo e incollato e ti fa pensare costantemente ad aprire quel libro, senza giungere al gesto finale di aprirlo per davvero.
    È uno stallo stancantissimo.
    Lo so.
    So perfettamente cosa significa.
    È veramente frustrante.
    Ti sono vicina in questo.
    Ma cerca di accogliere e sopportare questa orrenda sensazione.
    Supporta.
    Sai farlo.
    Soprattutto, datti tempo e fai le cose con lentezza, ma non fare assolutamente la rinuncia agli studi.
    Non fare nulla da cui non puoi tornare indietro.
    Non fare nulla che cancelli ciò che hai fatto.
    Davvero, non ha alcun senso.
    Sul momento c'è sollievo, ma è solo momentane.
    Puoi sopportare e cercare sollievo nel fare tutto in modo lentissimo e misuratissimo.
    Ma non mettere un punto senza arrivare prima al traguardo.
    Perché sono 2 materie.
    Solo 2.
    Davvero, non importa più quanto ci metterai e quanti anni avrai, ma non mollare.
    Non lasciare il sospeso.
    Il sospeso, il non concluso, è peggio di un conseguimento fuori corso di 10 anni!
    Forse un giorno penserai che comunque non te ne farai nulla di questa laurea e di questi studi, e magari non vorrai fartene nulla, non possiamo davvero saperlo adesso, ma almeno avrai concluso, finito, ultimato qualcosa.
    Le incompiute mi fanno stare male, non so se per te vale lo stesso.
    Se è così, pensaci e resisti resisti resisti.
  • First Certificate e/o Cambridge ESOL
    Questo dipende dall'università.

    Nel mio caso mi ero iscritto ad un corso di laurea magistrale tutto in lingua inglese che richiedeva minimo il livello B2 in lingua.

    Poi non potendo seguire le lezioni obbligatorie sono passato a quello normale in lingua italiana. In ogni caso grazie a questa certificazione posso colmare 8 crediti in competenze linguistiche facendo un ripasso tramite una piattaforma on line del centro linguistico del mio ateneo di fatto senza sforzo. E' solo un pro forma.

    Diverse istituzioni hanno diversi motivi per chiedere quel livello di competenza.
  • Psicologi/psichiatri, differenze di orientamento e diagnosi
    @osur credo intendesse dire di persone prima identificate come con disturbi di personalità e poi correttamente riconosciute come condizioni del neurosviluppo (anche se una cosa non esclude l'altra).

    @Apgar7 io ho avuto la grande fortuna di essere stato riconosciuto come asperger come prima diagnosi in ambito psichiatrico. In seguito come comorbilità e sempre sotto mia richiesta è stato verificato un disturbo dell'umore.

    Sul versante personalità è un discorso curioso ciò che mi è successo negli ultimi 10 anni.

    Come al solito il dubbio mi è venuto studiando la psicopatologia della personalità. Nel corso degli anni mi sono fatto somministrare ( o mi hanno somministrato) un MIllon II, un MIllon III, una SCID II, un MMPI 2 e una SWAP. I risultati erano diversissimi da test a test e questo senza contare le osservazioni soggettive degli specialisti che mi hanno esaminato. 

    Nel 2016 ho avuto, come accennato, la fortuna di conoscere uno psicodiagnosta con le palle cubiche che si era formato anche nei tribunali e in ambito militare; mi somministrò l'MMPI 2 e il test di Rorschach. Oltre ad aver rilevato le comorbilità mi ha fatto un profiling di personalità approfondito il cui risultato, in soldoni, è che non ho uno o più disturbi di personalità ma bensì una personalità di base sana (anche se atipica) disturbata nei tratti singoli. 

    Ho tratti di personalità singoli a livello disfunzionale, collegati fra loro, che possono essere riassunti un due categorie generali:
    - Disregolazione emotiva
    - Tendenze paranoidi con idee a contenuto persecutorio.

    poi in misura di gravità minore ho sintomi che potrebbero essere meglio attribuiti ad altre comorbilità non di personalità.

    Avvertenza: come insegna Kaplan uno o più disturbi di personalità non significano che una persona ha una personalità malta, deviata, distorta ma bensì che a causa di forze interne o esterne ha sviluppato degli schemi cognitivo comportamentali disadattativi che influiscono nella adattabilità nel mondo.
  • Chi ha il QI certificato? Fatevi avanti!
    Ti posso dire che io la differenza la noto più in ambito accademico che nella vita quotidiana dove si nota in genere meno. In particolare i miei compagni di corso, provenienti dal liceo scienze applicate ed io studio fisica, pur avendo già visto determinati argomenti fanno fatica a seguire, risolvere esercizi e comprendere gli argomenti se non dopo averli visti tante volte ed essersi confrontati. Io ero molto meno preparato e nonostante ciò capivo al volo. In realtà ho parecchi aneddoti da raccontare a riguardo. Quindi io sono d'accordo con te quando dici quelle cose. Invece posso aggiungere dicendo che molto dipende anche dal livello di complessità e di approfondimento e di preparazione riguardo un determinato argomento. Io avevo un compagno di corso certificato 132 wais 4 ed io non lo ritenevo più sveglio di me, nonostante questo lui era più preparato ed era indubbiamente intelligente, notavo le sue capacità più volte ed era l'unico del mio corso, insieme a me, a capire gli argomenti al volo, se non prima ancora che fossero completamente spiegati, finendo spesso per discuterne insieme positivamente. Ad esempio quando si parlava di dimostrare qualcosa, ancor prima che fosse scritto alla lavagna, avevamo già idea di cosa si sarebbe dovuto fare e come. Ripeto lui era molto bravo, studiava giorno e notte per davvero.
  • Blocco e odio verso l'Università
    Mi trovo, per la terza volta, completamente bloccato all'Università. Ho 26 anni, sembrava quasi fatta mancano due esami, tosti, e la tesi, ma sono quasi 4 mesi che ormai sono bloccato.  Studiando mesi fa una di queste materie non riuscivo ad assimilare nulla, era tutto "imparato" e automaticamente resettato. Sono già saltate due sessioni.
    Gli altri due blocchi sono stati abbandoni in piena regola: il primo anno passai da Giurisprudenza fuori casa a Economia vicino casa. Furono poi 3 anni felici (sempre iper stressanti) e mi laureai in corso con 110 e lode. Contemporaneamente preparai e passai il test d'ammissione per la specialistica in una prestigiosa Università. Era l'occasione della vita. Fu il disastro mi bloccai, stetti malissimo, non andavo a lezione. In capo a qualche mese decisi di abbandonare completamente gli studi. Avevo maturato disgusto e rifiuto verso la mia materia di studio. Quel periodo libero dall'università sono rinato: mi rimisi in forma, cominciai a praticare sport e a uscire più spesso di casa. Mi impegnai molto nell'attività dei miei familiari.
    In breve, vedendo che mi ero ripreso, insistettero molto affinché riprendessi gli studi nell'uni ove avevo completato la triennale. Ero molto scettico, ma per via dei sensi di colpa che nutrivo verso di loro, decisi di reiscrivermi. Mi pentii immediatamente, ma ormai ero li. Mi sono trovato malissimo ho maturato un forte odio verso quella facoltà in particolare, anche se sono riuscito a mantenere una buona media. E oggettivamente è una facoltà semplice (e inutile)
    Sono tornato peggio di prima: sfiduciato, senza obiettivi o ambizioni, consapevole di aver gettato una possibile carriera alle ortiche tre anni fa, sempre depresso, ho preso una 15ina di kg, sono "sparito" dall'attività familiare per evitare il contatto con la gente. Buttato all'aria i pochissimi progressi che avevo fatto. 
    Una sola certezza: se è quando riuscirò a laurearmi, sarà con un voto medio e da una pessima università, completamente inutile  non mi si prospetterà nulla o quasi (rispetto alla situazione precedente). Sarà una vita di bruciore di stomaco, mi sento stupido e superato da tutti.
    Io questo pezzo di carta non lo voglio e non voglio servirmene nel modo più assoluto. Ho buttato 8 anni di vita per nulla.
    Sono esami che potrei tranquillamente preparare e superare, in passato ho fatto di peggio, ma non riesco a concludere nulla. Il mio è un autosabotaggio in piena regola. I "blocchi" ci sono sempre stati, anche nel pieno delle sessioni, duravano max 10-15 gg e poi ripartivo alla grande, questo dura da mesi.

    A voi pure succede?
  • Chiedo lumi su svolgimento diagnosi
    ...

    ieri notte sul tardi ho rifatto, molto velocemente a dirla tutta e senza starci a pensare troppo, il RAADS-R ed è uscito fuori 182/ 240, contro i 152/240 della settimana scorsa. ...
    Gli psicologi consigliano di eseguire il RAADS-R soltanto in loro presenza, nel corso del colloquio. Anch'io, prima del colloquio, ho voluto provare da solo, sia per curiosità sia per sfida nei confronti della mia possibile autosuggestione, e ho avuto un punteggio un po' diverso, anche se di significato diagnostico analogo, da quello ottenuto con l'aiuto degli psicologi. La mia impressione è che il  RAADS-R presenti alcune domande "a scalino", alle quali non è facile rispondere, da soli, in modo del tutto corretto (ma, se così non fosse, il test  dovrebbere essere ancora più lungo e complesso).
  • Dismorfofobia: io VS il mio corpo
    Non ho un buon rapporto con il mio corpo, ci ho messo anni a capire cosa non andava ma poi ho capito che dipendeva da una disforia di genere.

    Da adolescente provavo un dolore grandissimo a guardarmi, e a niente valevano i continui cambi di look e aggiustamenti.

    Evitavo lo specchio e le foto, perché non mi riconoscevo.

    Non ne parlavo con nessuno, perché forse non avevo neanche parole per parlarne.

    Poi nel corso degli anni, una volta smesso di prendere la pillola, e fatti vari aggiustamenti, il mio aspetto è diventato più virile e va un po meglio.

    Ma evito tante cose, ultimamente provo un rifiuto per l' andare al mare e mettermi in costume, l' idea che i miei vestiti non mi proteggano mi fa stare male.

    In passato ho fatto anche qualche atto di autolesionismo, tipo tagliarmi un sopracciglio, non avendo appunto parole sicuramente comunicavo così.

    Con il cibo ho un rapporto abbastanza normale, ho avuto periodi di rifiuto ma dipendeva dall' ansia più che dalla voglia di dimagrire.

    Quando ho preso coscienza della mia condizione ho capito altre varie cose, ad esempio che il mio cervello non percepisce correttamente alcune parti del mio corpo, che quindi per lui non ci sono e sono come insensibili, ma è un discorso lungo e complesso.


    Su quanto possa incidere, nel mio caso, l'aspetto che hai evidenziato e che hai vissuto tu, @Valenta, io mi interrogo da un bel po'...
    da prima di conoscere spazio asperger e tutto questo "mondo"...
    Precisamente da quando, 3 anni fa, lasciai il mio compagno perché mi ero invaghita della mia insegnante di aerobica e avevo provato attrazione fisica nei suoi confronti, improvvisamente, come una doccia bollente (non gelata, bollente) durante la fase di defaticamento alla fine di una lezione.
    Ed ero così immensamente felice di aver provato quell'attrazione, che, uscendo dalla palestra e entrando nell'auto dove lui mi aspettava per rientrare nella nostra casa, gli raccontai questa cosa immediatamente, come fosse la cosa più bella del mondo e sicura che lui avrebbe dovuto esserne estasiato quanto me.
    Beh, il giorno dopo ho solo iniziato a soffrire di tutto ciò.
    Il resto è storia.
    Dopo di lei (alla quale mi dichiarai persino, pur sapendo che si professava eterosessuale. Per qualche strana ragione, secondo me le piacevo anch'io e sarebbe accaduto qualcosa se solo lei avesse voluto...ma non ha voluto), ho provato la stessa cosa per un'altra ragazza, anche lei etero, anche lei, secondo me, mi lanciava messaggi nascosti che, una volta dichiaratami, capii essere soltanto nella mia
    testa (per la verità ho ancora il dubbio... :D ).
    Ora, in quel periodo ero magra ed ero in quello "stato di grazia" descritto nel mio commento precedente.
    Avevo tagliato i capelli e per nulla al mondo li vorrei ricrescere, mi piacciono molto così come sono.
    Detesto le mie vecchie foto con quei capelli "non miei".
    Alle serate in cui mi esibivo con la band (essendo matrimoni, la bellezza femminile, curata e ricoperta di abiti stupendi, era abbastanza diffusa), "giocavo" con gli altri 6 membri della band a guardare e commentare i fisici delle donne, alcune di una bellezza straordinaria ("sei di bocca buona" mi dicevano loro, quando ero addirittura la prima a notare e a indicare loro certe meraviglie della natura!).
    Mi sentivo anche più "aggressiva" e "mascolina" del solito...più "forte" e determinata.
    Non saprei come definirlo bene...
    Una volta dissi qualcosa del genere al mio ex amico M.: "a me, purtroppo, piacciono le donne donne, mi piacciono le donne che dicono di essere eterosessuali, quindi, anche se non vorrei per nulla al mondo avere il corpo di un uomo, mi dispiace non essere un uomo perché ciò significa che con loro non posso avere alcuna chance".
    Attualmente io non sono attratta da nessuno, né in corpo maschile né in corpo femminile.
    Da oltre un anno, io non provo assolutamente nulla di fisico (se non con e per me stessa: il mio corpo, "eroticamente" mi piace proprio perché comunque è un corpo di donna).
    Vorrei davvero sapere se esiste una correlazione tra tutto questo e la percezione che ho del mio corpo.
    Al momento sono molto confusa.
    [Aggiungo che ho preso la pillola anch'io per oltre 10 anni, perché ho l'ovaio policistico per eccesso di ormoni maschili e, dato ancora più importante, da quando ho preso coscienza per la prima volta di quella attrazione verso il corpo femminile, ho potuto interromperne l'assunzione senza più ricadute. Le microcisti sono sparite, insieme agli altri sintomi più importanti, ne spunta qualcuna molto di rado.
    Prima, invece, ad ogni interruzione della pillola, dopo 3 mesi il quadro ormonale tornava identico, insieme alla brutta acne e a tutto il corollario].
  • Dismorfofobia: io VS il mio corpo
    Non ho un buon rapporto con il mio corpo, ci ho messo anni a capire cosa non andava ma poi ho capito che dipendeva da una disforia di genere.

    Da adolescente provavo un dolore grandissimo a guardarmi, e a niente valevano i continui cambi di look e aggiustamenti.

    Evitavo lo specchio e le foto, perché non mi riconoscevo.

    Non ne parlavo con nessuno, perché forse non avevo neanche parole per parlarne.

    Poi nel corso degli anni, una volta smesso di prendere la pillola, e fatti vari aggiustamenti, il mio aspetto è diventato più virile e va un po meglio.

    Ma evito tante cose, ultimamente provo un rifiuto per l' andare al mare e mettermi in costume, l' idea che i miei vestiti non mi proteggano mi fa stare male.

    In passato ho fatto anche qualche atto di autolesionismo, tipo tagliarmi un sopracciglio, non avendo appunto parole sicuramente comunicavo così.

    Con il cibo ho un rapporto abbastanza normale, ho avuto periodi di rifiuto ma dipendeva dall' ansia più che dalla voglia di dimagrire.

    Quando ho preso coscienza della mia condizione ho capito altre varie cose, ad esempio che il mio cervello non percepisce correttamente alcune parti del mio corpo, che quindi per lui non ci sono e sono come insensibili, ma è un discorso lungo e complesso.


  • Chi ha il QI certificato? Fatevi avanti!
    Nel mio caso cmq le ricerche sul versante neurocognitivo sono ancora in corso

    L'autismo e la discalculia sono accertati ma mi mancano 5 subtest alla WAIS IV e la conferma del disturbo dell'apprendimento non verbale.

    Se consideriamo a livello gifted il mio QI verbale potrei in totale essere portatore di ben 4 neurodiversità. Dalla serie: "chi diavolo sono io..."

    Il mio profilo è talmente idiosincratico che uno psicologo sta scrivendo un case report su di me completo della somministrazione di test neurocognitivi particolari a livello di ricerca, non clinica.


  • " triangolazione dello sguardo" e " sguardo laterale". Mi chiarite questi due concetti?
    @mamma_francesca concordo sul fatto che mancano i laboratori e gli interventi giusti. CuoreMente sta facendo tanto anche affinché si onosca di più la neurodiversità e si cominci a trattarla di più nella maniera più consona.

    Indubbiamente bisogna guardare molto agli aspetti di disagio, ma ancor di più a quelli di forza.
    Quando parlo per attenzione ai dettagli, in maniera semplicistica, mi riferisco alla "predilizione per gli aspetti locali" ma ho evitato paroloni.

    Esiste anche una ricerca ancora in corso di @wolfgang sul forum.

    Rispetto ai "genitori che non se ne accorgono", posso dirti che spesso i genitori non hanno strumenti per farlo, o perché anch'essi nello spettro, o perché inesperti riguardo lo spettro autistico che tutto è tranne che intuitivo ed immediatamente comprensibile, o anche perché spesso gli individui "appaiono" ben adattati, in superficie;
    ed è per questo che si arriva molto tardi alla diagnosi.

    I laboratori per i genitori infatti sono un supporto interessante. Come dicevi di Wolfgang spesso è importante già solo che la famiglia sia la prima rete sociale capace di far fronte alla diversità.

    Riguardo tuo figlio è sicuramente una buona cosa il fatto che abbia trovato la giusta strategia per tenere d'occhio l'interlocutore. Ottimo.

    Se vogliamo proseguire a parlare di supporto conviene spostarci in altro thread altrimenti si va OT.
  • Disregolazione emotiva
    Ciao a tutti/e

    Sono una persona che soffre di una pesante disregolazione emotiva e diversi utenti storici del forum poveracci possono più che testimoniare che quando mi parte l'embolo al cervello quasi cambio personalità.

    Intendo darvi la mia testimonianza e condividere con voi ciò che ho scoperto.

    La disregolazione emotiva è solo una delle mie comorbilità. Ho avuto la grande fortuna di conoscere uno psicodiagnosta bravissimo che in poche sedute mi ha fatto un profiling psicopatologico approfonditissimo. Lui sostiene che pur intaccando la personalità questa mia disfunzione non arriva a livello borderline per il semplice fatto che non agisco in modo violento. Posso diventare verbalmente abusivo, posso fare acting out quando le mie capacità di problem solving sociale crollano ma non agisco fisicamente. Il meccanismo principale che uso per contenere le emozioni forti è la repressione, perciò la forza di volontà grezza. Funziona. Spesso.

    Dopo 11 anni consecutivi di psicoterapia dove ho cambiato 7 scuole ho raccolto tutto il materiale su di me e le tecniche di gestione a cui potessi arrivare, ma solo a livello psicosociale. E non bastavano sia le spiegazioni che i trattamenti.

    Alchè un giorno vado da @wolfgang e gli chiedo se ha conosciuto altri aspie aggressivi e impulsivi al mio livello. Mi risponde di sì ma a 14 anni, non a 37. Incrocio questa info con una domanda al mio primo NPI che mi conosce da 10 ani e gli chiedo se sempre l'intensità della mia aggressività e impulsività posso essere riconducibili solo a fattori ambientali come traumi psicologici ripetuti o una sbagliata educazione. Mi risponde: "assolutamente no". Per esclusione rimaneva il fattore organico da investigare.

    Vi dirò una chicca che dicono solo alla scuola di psicoterapia: quando un paziente presenta emozioni troppo intense/frequenti/durevoli come ansia o depressione potentissime non è una cattiva idea escludere cause mediche e queste si presentano in tre categorie principali.

    1)disturbi della tiroide
    2)disturbi dei livelli glicemici nel sangue (soprattutto ipoglicemia)
    3)disturbi neurologici (tipo epilessia o nel 10% dei casi la presenza di un tumore benigno al cervello)

    MI sono buttato dalla psicologia alla medicina pur di trovare una risposta e molto mi  ha aiutato scoprire la teoria delle iperemozioni del cognitivista Johnson-Laird il quale sostiene che in taluni casi un eccesso di intensità nella componente di attivazione fisiologica delle emozioni (arousal) può interferire pesantemente col processo di elaborazione cognitiva dell'emozione stessa (appraisal) e perciò portare a stati emotivi così forti che sequestrano tutto il sistema nervoso centrale e praticamente obnubilano la mente spegnendo la corteccia prefrontale.

    Aggiungo che non è neanche una cattiva idea battere la pista dell'indagine di genetica medica alla ricerca di mutazioni specifiche nei geni responsabili del funzionamento dei neurotrasmettitori che, relativamente, alterino il funzionamento della comunicazione fra i neuroni e perciò portino a ricadute comportamentali significative, quantomeno casi in cui il peso della componente genetica è relativamente più alto rispetto alla popolazione tipica (se vi interessa cercate "sindrome di Brunner" in rete).

    Le mie ricerche genetiche/neurologiche/endocrinologiche sono ancora in corso ma i risultati ci stanno. Senza entrare nel dettaglio posso dire che il funzionamento di alcuni organi/geni/apparati sembra essere quantomeno idiosincratico.

    Per ora mi fermo qua. SPero di aver dato un buon contributo ad un argomento che mi è, comprensibilmente' molto caro.
  • Certificazione scolastica
    Ecco, hai capito bene come funzionano le cose: un insegnante in più in compresenza FA COMODO, soprattutto se è per un caso non grave.
    Infatti se gli insegnanti vogliono prendere ferie in corso d'anno, devono trovarsi da soli un insegnante che li sostituisca. Se c'è la compresenza, vincono facilissimo.
    In più l'insegnante di sostegno è un tappabuchi preziosissimo per la scuola e serve pure per far in modo che l'insegnante curriculare non "perda tempo" con chi rimane indietro in maniera "normale" e poter continuare la lezione.
  • Ciao a tutti
    Intanto grazie mille a tutti per le risposte. Provo a rispondere a tutti:

    @UnconventionalLover forse non è che non mi piaccia è che non ci trovo nessun interesse, li vedo anche sempre come "lontani / estranei", io non capisco loro e loro non capiscono me. Se poi gli dico che non ho amici, che sto sempre in casa ecc mi prenderebbero per pazza. Però per forza dovrei imparare a stare con gli altri per questioni di lavoro. Se e quando mi ritroverò da sola, senza nemmeno più i miei genitori, non so proprio come farò..
    Non riesco a sopportare l'ansia di stare tra gli altri. Quando ancora avevo impegni come la scuola oppure quando ora vado da qualche parte anche solo per poche ore, poi mi ci vogliono altre ore per far passare tutta l'ansia, è fisicamente stancante.

    Forse è anche perché non sono mai stata abituata a stare con altre persone, sin da piccola. I miei genitori non avevano molti amici (adesso zero proprio), con mio padre che mi ripeteva sempre che gli amici non servono a niente, che gli altri ti possono fregare in qualsiasi modo, non esiste l'amicizia, quella X persona non fa per te, qui, là, su, giù, in pratica mi ha sempre fatto il lavaggio del cervello. E il bello è che ora dà la colpa solo a me di come sto, e oggi a dirmi che sono ritardata (un po' per scherzo e un po' seriamente credo..).

    All'asilo ci andavo pochissimo, alle elementari tantissime assenze perché non ci volevo andare (in classe piangevo tutti i giorni senza nemmeno sapere il perché, sulle pagelle di ogni anno le maestre a scrivere "è brava, studia, si comporta bene ecc ma è eccessivamente emotiva"), alle medie prese in giro (però almeno ho smesso di piangere tutti i giorni dalla terza media in poi, è già un miglioramento :D ora non piangerei in pubblico per niente al mondo), alle superiori la botta finale, finita in una classe di soli maschi.. le battute e prese in giro si sprecavano, in pratica non ci sono più andata da Dicembre e ovviamente sono stata bocciata, anche se le prof a dire che era un peccato perché avevo comunque voti molto buoni pur facendo quasi tutte assenze).
    Dopo la prima superiore sono finita in un ambiente "controllato" diciamo, corso professionale della regione dove chi rompeva le scatole, prendeva in giro ecc veniva buttato fuori, in più eravamo quasi tutte femmine e infatti mi sono trovata diciamo bene, almeno sono riuscita a fare 3 anni e a prendere una qualifica. Avevo la mia routine, avevo poche persone che mi rompevano le scatole e comunque sapevo ormai più o meno a cosa andavo incontro ogni mattina.
    Ovviamente le compagne di scuola le vedevo solo in classe la mattina e al massimo ci mandavamo SMS ma finito il corso né io né loro ci siamo più riviste. Alcune se mi vedono per strada nemmeno mi salutano..
    Per il diploma però altra odissea: prima ho provato ad un serale e oltre alla fatica di dover andare lì con il buio ecc è arrivato il classico gruppetto di 3/4 ragazzi a prendermi di mira e quindi dal giorno dopo ho smesso, tanto sapevo già come continuava ed essere presa in giro pure di sera non mi andava proprio..
    Alla fine ho fatto da privatista e in circa 2 anni fatto tutto, studiato a casa con calma, senza nessuno che mi rompesse le scatole. Uscita anche con 30/30 all'orale.
    Poi ho iniziato a cercare lavoro ma ovviamente quasi mai nessuno mi ha presa, tutti a dirmi "potresti anche andare bene per questo lavoro, hai l'età, hai le qualifiche ma non hai il carattere giusto". Una volta per un lavoro da operaia confezionatrice il datore mi dice "Devo però vedere se riuscirai ad andare d'accordo con le altre e se le altre riusciranno ad accettarti perché sei molto chiusa come carattere, che non è un difetto a prescindere però bisogna saper fare squadra ecc". Questo già dopo 5 minuti di colloquio e quel giorno ho pure provato ad essere un attimino più sveglia ma niente, non ce la faccio proprio, proprio mentalmente e fisicamente sono una statua, a casa invece sono un poco più rilassata ma anche qui a volte l'ansia arriva, ma penso sia una conseguenza di tutti i problemi..

    @LifeIs sì, non penso di prendere più ansiolitici o altro fuori da un percorso con uno psichiatra, tanto se uno ha problemi di fondo e l'ansia è solo una conseguenza sono inutili. Proverò a chiedere, il problema è che mi vergogno pure a chiedere di vedere uno psicologo, giro sempre intorno nella speranza che l'altro capisca.. 
    Via tutto mi riferivo ai sacrifici fatti per studiare, prendere qualche certificato informatico ecc tutto in vista di un lavoro. Perché io oltre al lavoro non vedo nient'altro.

    Individui “la tua ansia e paura del giudizio altrui” come unica “causa” delle tue difficoltà?  Bella domanda, non saprei, di certo pesa moltissimo, il resto penso di essere io a non sapere come approcciare con le persone. Per esempio non mi piace parlare, anche perché non mi viene in mente niente da dire, soprattutto con chi non conosco, quindi immaginatevi di dover interagire con una come me che aspetta che siete voi a iniziare a parlare e sta lì fissa a guardarvi...finirete per parlare voi per tutto il tempo, io vi sto solo ad ascoltare e ogni tanto a dire qualche parola tanto per far capire che comunque ci sono e vi sto ascoltando e sono d'accordo.
    Non ce l'ho sempre avuta, di certo anche da bambina ero timidissima, introversa però con pochi bambini riuscivo a fare un po' di amicizia, poi era facile visto che si giocava. Mi sembra di essere rimasta a quell'età mentale..il problema è che fisicamente ne ho 28 e quindi dovrei ormai essere una donna che sa come comportarsi, fare cose, essere indipendente.
    Tutti a dirmi anche che fisicamente ne dimostro molti meno, alcuni dicono pure 16-20 anni, anche le bambine dove ho "lavorato" mi hanno chiesto subito se avessi 20 anni..

    @Marco75  ho fatto qualche test però alcune domande non le riesco bene ad interpretare, quindi non so il risultato quanto può essere esatto nel mio caso.

    @OrsoX2 non ricordo di preciso come ho conosciuto questo forum, penso durante le ricerche sul disturbo evitante di personalità e in alcuni siti c'era scritto anche della sindrome da asperger.

    @Apgar7 vedo cosa mi dirà il medico alla prossima visita, sinceramente non so proprio come muovermi.. Sto vedendo che nella mia città di sono alcuni centri ma ho sempre paura che siano già per chi ha una diagnosi di asperger. Io non ho una diagnosi e magari non ho nemmeno la sindrome da asperger ma qualcos'altro, magari mi vedono già come una che pensa io abbia questa sindrome e che invece dovrei prima partire con qualche psichiatra per vedere se non ho depressione, evitante, fobia sociale ecc. Penso comunque di avere più evitante/fobia sociale che asperger..ma di certo qualcosa ho..

    @Simone85 non interessante perché non interagisco come fanno gli altri. Non è però solo questo, è solo in minima parte, tutto il resto è che proprio non so mentalmente e fisicamente come comportarmi. Sono sempre goffa, impacciata, sono sempre rigida per paura di muovermi (al primo anno del corso mi avevano messa nei primi banchi, quindi sentivo tutti gli sguardi addosso e sono stata praticamente tutto l'anno nella stessa posizione, con il viso appoggiato alla mano sinistra, così non vedevo/non mi vedevano quelli a sinistra, a destra c'era solo una con cui andavo d'accordo, e per il resto non mi muovevo mai..un male alla schiena..da lì scoliosi).

    Vedo che gli altri hanno sempre da raccontare, ad esempio di cosa hanno fatto nel weekend, cosa gli è successo, cosa ha fatto la suocera/nuora/marito/figli, si lamentano anche molto delle cose. Io al massimo posso parlare di com'è il tempo fuori :D
  • Piccoli e grandi traguardi dei nostri cuccioli...oggi sorrido perché....
    Un'altra cosa bella...l'altro ieri quando sono andata a scuola a prenderlo mi è corso incontro mi ha abbracciata e mi ha detto "mamma sei tornata"....si amore mamma è tornata e ora piange!no mi sono trattenuta...pero ero commossa!!
  • è possibile "vendere" i "super sensi" in qualche modo?
    @Arpia condivido con te i supersensi! :)>-
    Ti lascio un link di un sito abbastanza completo attraverso il quale potrai orientarti per un eventuale corso di formazione nel mondo dei maestri profumieri.
    http://www.bolognadavivere.com/2014/10/bolfattiva-professione-naso-una-passione-che-puo-diventare-un-lavoro/
    In alternativa puoi proporti nei negozi di nicchia dove vendono fragranze fatte con materie prime eccellenti e scelte dai nasi più importanti al mondo. Sono profumerie particolari e in genere non ce ne sono molte nelle varie città. Se fai una ricerca su internet le trovi subito.
    In genere in questi posti cercano persone che abbiano il tipo di qualità di cui parli, più che conoscenze teoriche.
    L'attività di sommelier è molto interessante e so che esistono corsi di perfezionamento qualificanti. È vero che i costi possono essere un po' alti ma in genere danno anche delle opportunità lavorative. E comunque ne esistono anche di più economici.
  • è possibile "vendere" i "super sensi" in qualche modo?

    A me è stato suggerito, da persona disinteressata, di seguire un corso da sommelier, ma ho rifiutato il suggerimento sia per il costo relativamente alto, sia per l'età avanzata (un investimento che, ai miei occhi, sarebbe stato di durata troppo breve per giustificare la spesa).

    In linea generale, puoi provare a far notare agli altri le tue capacità nel corso di eventi specifici, tipo degustazioni di vini o presentazione di profumi (ammesso che in profumeria vi siano eventi analoghi alle degustazioni enologiche). Esistono anche valutazioni oggettive delle capacità olfattive, ma non so se in Italia c'è qualcuno se ne occupa, né se può rilasciare certificazioni che possano poi aiutarti a sfruttare economicamente queste tue capacità.

    ;) Comunque, e non so in che misura la cosa possa essere consolante anche per te, è ormai conoscenza consolidata che la compromissione del senso dell'olfatto è spesso un segno molto precoce di alcuni gravi disturbi neurodegenerativi (...ebbene, sì, sarebbe troppo Aspie da parte mia se indicassi i riferimenti bibliografici, ma googlando puoi trovarli facilmente sul web).

  • Colloqui di lavoro - Viaggio: come evitare un conflitto?
    Io ti direi di prendere un piccolo sabbatico e andarci.
    Feci un grande viaggio dopo la laurea in Africa e non me ne pento.
    Questi 2 mesi potresti fare ad esempio un corso di formazione, per non stare totalmente fermo.
  • Capire l'origine delle proprie difficoltà.

    @pavely,
    proverò a confrontarmi con te con una
    domanda: che cosa è “qualcosa di significativo”?

    @alia amare in modo disinteressato.

    Nel mio "mondo ideale", al termine del corso di istruzione, ogni cittadino dovrebbe avere uno stipendio coordinato al suo titolo. Fisso. Uguale per tutti. Chi ha la scuola dell'obbligo, 2.000 euro, chi ha la laurea 3.000, chi ha il dottorato e insegna 5.000. Scuole vere, formative, selettive. Dure.
    Lo stipendio dovrebbe essere corrisposto solo dallo Stato italiano. Dovrebbe essere "riqualificato" ogni anno. E ogni anno, i cittadini hanno l'obbligo di "rendicontare" cosa fanno per gli altri. (Articolo 4 della Costituzione).
    Ad esempio: un professore deve solo dire: "In tale mese, io ho offerto il mio insegnamento sul mercato: so questo... l'ho adeguatamente pubblicizzato... ho atteso che qualcuno venisse da me".
    Recupererei i Centri di collocamento.
    E imporrei il più ampio diritto ad ogni istituzione sociale di licenziare chiunque ed in ogni tempo senza bisogno di giustificazione. Se questo lincenziamento è incolpevole, il cittadino continuerà a percepire il stuo "stipendio di cittadinanza".
    Nulla vieterebbe - in questo modello ideale - l'offerta di lavoro in modo privato. Basta che lo stipendio "pubblico" sia un tot volte (ad esempio, minimo 20) l'importo di un calmiere di prodotti predeterminati.
    Se ciò accadesse, potrei amare in modo disinteressato e attivarmi per essere d'aiuto alle persone che amo.
    Ma non accade. Non accade così.
    Nel mondo attuale, occore costruire rapporti formali con le persone. Rapporti basati sull'idea che le persone per cui lavori siano o Datori di lavoro o Clienti. Quindi: non amici. Non persone che ami e a cui vuoi bene.
    Questa formalità per me è fonte di angoscia. Perché io o ignoro le persone (non provo nulla per la società) o le amo (penso alla mia compagna). Tutto ciò che c'è in mezzo: amare a metà, avere rapporti freddi, per me è qualcosa che non riesco a capire.
    Ma nel lavoro, per fare un esempio, è la norma. Una volta lasciato un cliente, una volta servito un utente, ciao. Gli si dice addio. Penso al lavoro di dottore. Nulla vieta di essere amici verso determinati clienti. Ma se questi sono m o l t i... moltissimi... non è tecnicamente possibile.
    In generale, per me è significativo un aiuto concreto che riesco a dare ad una persona che amo.
    Ma essendo autistico io voglio bene a ben poche persone e sono riuscito a creare davvero pochissimi rapporti umani.
    Dunque: non so come aiutare la società.
    Non so come aiutarla perché non capisco come fare.
    Essenzialmente: non voglio farlo.
    CIò che voglio è avere un minimo di cui vivere e proteggere e amare chi amo.
    Ma ciò, attenzione, non è possibile.
    Se fosse così, morirei di fame.
    @pavely grazie, tu scrivi il mio pensiero, e ora so che ti ho chiesto di rispondere a quella domanda perché avresti dato anche la risposta analitica che io non sarei riuscita a formulare. “Amare in modo disinteressato” è la sintesi. “Generosità incondizionata” può essere per te una definizione accettabile dell’obiettivo che tu ritieni di non potere/sapere raggiungere?
  • Capire l'origine delle proprie difficoltà.

    @pavely,
    proverò a confrontarmi con te con una
    domanda: che cosa è “qualcosa di significativo”?
    @alia amare in modo disinteressato.
    Nel mio "mondo ideale", al termine del corso di istruzione, ogni cittadino dovrebbe avere uno stipendio coordinato al suo titolo. Fisso. Uguale per tutti. Chi ha la scuola dell'obbligo, 2.000 euro, chi ha la laurea 3.000, chi ha il dottorato e insegna 5.000. Scuole vere, formative, selettive. Dure.
    Lo stipendio dovrebbe essere corrisposto solo dallo Stato italiano. Dovrebbe essere "riqualificato" ogni anno. E ogni anno, i cittadini hanno l'obbligo di "rendicontare" cosa fanno per gli altri. (Articolo 4 della Costituzione).
    Ad esempio: un professore deve solo dire: "In tale mese, io ho offerto il mio insegnamento sul mercato: so questo... l'ho adeguatamente pubblicizzato... ho atteso che qualcuno venisse da me".
    Recupererei i Centri di collocamento.
    E imporrei il più ampio diritto ad ogni istituzione sociale di licenziare chiunque ed in ogni tempo senza bisogno di giustificazione. Se questo lincenziamento è incolpevole, il cittadino continuerà a percepire il stuo "stipendio di cittadinanza".
    Nulla vieterebbe - in questo modello ideale - l'offerta di lavoro in modo privato. Basta che lo stipendio "pubblico" sia un tot volte (ad esempio, minimo 20) l'importo di un calmiere di prodotti predeterminati.
    Se ciò accadesse, potrei amare in modo disinteressato e attivarmi per essere d'aiuto alle persone che amo.
    Ma non accade. Non accade così.
    Nel mondo attuale, occore costruire rapporti formali con le persone. Rapporti basati sull'idea che le persone per cui lavori siano o Datori di lavoro o Clienti. Quindi: non amici. Non persone che ami e a cui vuoi bene.
    Questa formalità per me è fonte di angoscia. Perché io o ignoro le persone (non provo nulla per la società) o le amo (penso alla mia compagna). Tutto ciò che c'è in mezzo: amare a metà, avere rapporti freddi, per me è qualcosa che non riesco a capire.
    Ma nel lavoro, per fare un esempio, è la norma. Una volta lasciato un cliente, una volta servito un utente, ciao. Gli si dice addio. Penso al lavoro di dottore. Nulla vieta di essere amici verso determinati clienti. Ma se questi sono m o l t i... moltissimi... non è tecnicamente possibile.
    In generale, per me è significativo un aiuto concreto che riesco a dare ad una persona che amo.
    Ma essendo autistico io voglio bene a ben poche persone e sono riuscito a creare davvero pochissimi rapporti umani.
    Dunque: non so come aiutare la società.
    Non so come aiutarla perché non capisco come fare.
    Essenzialmente: non voglio farlo.
    CIò che voglio è avere un minimo di cui vivere e proteggere e amare chi amo.
    Ma ciò, attenzione, non è possibile.
    Se fosse così, morirei di fame.
  • Una poesia per dirti come sto
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