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  • Qual è il vostro orientamento sessuale?
    Nel corso degli anni, ho amato un solo uomo e una sola donna, probabilmente neurodiversi, e non ho nemmeno avuto, con ciascuno di loro, una relazione in senso classico
  • Alla ostinata ricerca di una fidanzata
    Fagli fare un corso di cucina o di ballo o di lingue, è pieno di ragazze.
    Concordo su qualche corso che lo coinvolga e lo faccia sentire abile e capace.
    Magari eviterei il ballo, che forse lo espone troppo.
    Evita ambienti competitivi.
    Secondo me è depresso prima di tutto. E se questo gli impedisce di svolgere le attività quotidiane bisogna intervenire.
  • Lo "devo" fare
    Sto attraversando una fase della mia vita molto confusa e la cosa che in questo momento mi aiuta più di tutte è ridurre al minimo i contatti con gli altri. Non ho la più pallida idea del perchè mi sento in questo modo e nel corso dei mesi, prima ancora di isolarmi per un pò, ho cercato di capirlo risolvendo tutte le situazioni che ritenevo potessero esserne la causa. Ovviamente non le ho risolte tutte, ma in ciascuna ho fatto qualche passo avanti e nessuno di quelli è riuscito a farmi star meglio. Forse uno, ma è stata questione di appena mezza giornata.
    In mezzo a queste riflessioni mi sono resa conto che la maggior parte delle volte che uscivo lo facevo perchè lo "dovevo" fare e lo stesso per molte altre cose che avrebbero dovuto semplicemente essere fonte di divertimento. Non so bene quando sia scattato in me questo modo di ragionare, ma ho capito che quasi tutte le decisioni grandi o piccole le ho prese perchè quella era la cosa logicamente giusta da fare. Senza tenere di conto quello che provavo, ma tanto che problema c'è? La maggior parte delle volte neanche lo capisco. 
    In questi giorni sono arrivata a chiedermi quello che voglio fare, a prescindere che debba o meno e la risposta che ho trovato, mi ha abbastanza sorpreso. Niente. Non ho stimoli. L'unica cosa che mi fa star bene è un interesse speciale. Solo quello. 
    La maggior parte di quello che fate, lo fate perchè dovete o perchè lo volete?
    Sto cercando di interrompere questo modo di agire, perchè comincio a credere che sia stato proprio quello a portarmi a questo punto, ma facendo principalmente quello che voglio fare, mi rendo conto che sto perdendo i contatti col mondo esterno. Io sto bene nel mio mondo, ma non posso vivere esclusivamente lì perchè immagino che con il passare del tempo si rivelerebbe dannoso anche questo.
    Che mi consigliate di fare per gestire al meglio questa situazione?
  • Alla ostinata ricerca di una fidanzata
    Fagli fare un corso di cucina o di ballo o di lingue, è pieno di ragazze.
  • Improvviso peggioramento
    L’ho detto anche in altre discussioni: mio figlio sin dall’inizio del percorso arrivato maggio incominciava a dare segni di “cedimento”. Più piccolo non sapeva esprimersi e anche io non capivo(e non avevo neanche paragoni con bimbi nt perché è l’unico bambino della famiglia). Poi negli anni lui ha incominciato ad esprimersi meglio e io a capirlo di più. Sono anni che interrompiamo tutto, ma proprio tutto, luglio e agosto e mio figlio non ha più queste “crisi”. O almeno non in una forma significativa tale da mettermi in allarme.
    Adi è semplicemente stanco, ha bisogno di staccare, di rilassarsi, di scaricare tutto l’accumulo sensoriale e no.
    Per risponderti se lo fanno anche i bimbi nt:assolutamente si. Una mia amica ha iscritto il figlio di 10 anni ad un corso di inglese dopo la fine della scuola, durava due settimane. Bhe il bambino ha pianto urlato e letteralmente preso a parolacce i genitori per tutte e due le settimane sostenendo di non farcela più.
    Posso comprendere la generale refrattarietà psicologica ad interrompere le terapie per due mesi ma che senso ha costringerli se di fatto non ne ottengono che peggioramenti? Non si ha tutti diritto a fare vacanza?
    E come ho detto altrove mio figlio lasciato in pace continua a “studiare” ma a modo suo. Ieri l’ho trovato che ripeteva la tabellina dell’otto mentre giocava con degli incastri seguendo chissà quale logica sua! :)
    Allenta un po’ la morsa e vedrai che passerà. E comunque di certo l’estate non aiuta tra caldo e luce.
  • Arrivata diagnosi bimbo 4 anni 10 mesi
    @gufomatto79 

    [ Quello che descrivi non mi sembra correttamente generalizzabile, nonostante delle differenze ci siano inevitabilmente, fra scuola dell’infanzia e scuola elementare ]

    Per me ci sono state “quattro” principali differenze fra scuola dell’infanzia e scuola elementare:
    - alla scuola dell’infanzia, oltre a svolgere attività solitarie “estremamente difficili” (apparentemente solo per me) come disegnare ciò che ci veniva detto, colorare schede, eccetera, c’erano molti più momenti in cui si “giocava”;
    - alla scuola dell’infanzia non ci venivano assegnati compiti da svolgere a casa;
    - alla scuola dell’infanzia veniva dedicato molto meno tempo all’insegnamento;
    - alla scuola dell’infanzia c’era un breve arco di tempo in cui “si cercava di dormire”.

    Posso immaginare svariate situazioni in cui un insegnante di sostegno potrebbe comportarsi in modo tale da rivelare con il suo comportamento “di essere lì per qualcuno in particolare”, e se gli altri genitori non ne sono all’oscuro potrebbe essere uno di loro a rivelarlo al proprio figlio (eventualmente in risposta a una sua domanda, oppure non di proposito, parlando al “proprio compagno” o a qualcun altro), che poi potrebbe parlarne con i suoi “amici”.

    Gli elementi di rischio non controllabili sono moltissimi, e le possibilità di beneficio “mi sembrano minime”, nel caso descritto, che è profondamente diverso da quello di tua figlia. 

    La presenza di un insegnante che cerchi di coinvolgere tutti, tra l’altro, potrebbe persino “peggiorare” la situazione del figlio di liz (è una possibilità che non posso escludere). Le reazioni del figlio di liz a questo “genere di coinvolgimento” possono essere sperimentate in maggiore sicurezza al di fuori della scuola.

    Comunque, spero che i “bambini” siano controllati molto più di quanto lo eravamo “noi” all’asilo. Ho visto fare cose terribili, da “bambini” dell’asilo, quando lasciati soli. 

    Questo mio
    messaggio “andrebbe interpretato” considerando anche quanto ho scritto
    precedentemente in questo topic.

    Posto che ognuno dei nostri bimbi è diverso dall'altro e solo il genitore lo conosce davvero, mia figlia con l'insegnante di sostegno ha svolto tutte le attività proposte o quasi, ha avuto la possibilità di lavorare in piccolo gruppo, ha avuto insegnanti attenti alle sue necessità che hanno fatto tutto il possibile per coinvolgerla. È riuscita a farsi anche la recita di
    fine anno con gran successo. Conosco benissimo la scuola e gli insegnanti e condivido molte cose che hai scritto però la scuola di oggi è anche cambiata. I vecchi insegnanti se ne stanno andando e i nuovi sono formati in modo completamente diverso. Quando qualcosa non va fioccano giustamente i ricorsi e gli insegnanti di sostegno sono sempre meno a contatto 1 a 1 con i ragazzi e sempre più insegnanti della classe. Fino a circa 15 anni fa non erano neanche laureati ma facevano solo un corso e ciò poteva dire quanto la loro figura fosse più di sostegno alla persona che all'apprendimento. È chiaro che se
    anche io avessi potuto evitare lo avrei fatto ma non ritengo mia figlia inferiore a nessuno dei
    suoi compagni. Anzi quando mi hanno consegnato a fine anno il quadernone dei
    lavoretti ho solo potuto constatare quante cose fosse riuscita a fare anche grazie a tutto l'impegno
    delle maestre. Per un bimbo molto brillante forse il sostegno potrebbe essere uno stigma ma oggi in molte aule l'aria che si respira è diversa. La scelta in alcuni casi è delicata ma non è irreversibile.
  • Arrivata diagnosi bimbo 4 anni 10 mesi

    @Lifels

    io e mio figlio ci parliamo sempre. lui mi racconta dell'asilo, della maestra, dei suoi compagni. a volte lo fa spontaneamente, a volte invece su mia richiesta. ogni cosa gli passa per la testa me la dice. è un bimbo curioso, chiede spesso il "Perché" delle cose. alcune cose magari escono fuori dopo un po di tempo… ad es. ha finito da circa un mese la psicomotricità di gruppo e solo ieri mi ha detto che gli è piaciuta e ci vuole tornare, durante il corso invece ci diceva poco e non si capiva come andava..

    ha poca espressività facciale quindi è difficile capire le emozioni. quando è troppo "carico" e non riesce a "tirar fuori", inizia a piangere, quasi silenziosamente, e mi chiede di coccolarlo cosi si calma. E' dolce, anzi dolcissimo. In questi giorni ha aiutato tanto mia nonna a sedersi e ad alzarsi (gli piace aiutare gli anziani). adora la musica ma non balla più (quando era più piccolo ballava sempre!), canta solo.

    è molto geloso delle sue cose, guai se il fratello gliele tocca! e con suo fratello non gioca mai (però il fratello ha soli 17 mesi).

    @Lifels se preferisci ci possiamo scrivere in privato, mi farebbe piacere


  • Stereotipi: davvero sono inutili e dannosi?
    Sai cosa non funziona, secondo me, negli stereotipi?
    È che sono, come dice la parola stessa, un'immagine rigida.. immobile..mentre la società, la cultura, la storia mutano di continuo.
    Hai fatto l'esempio del Bronx, citandolo come zona pericolosa e malfamata dove è più facile incorrere in una rapina rispetto ad altri quartieri.. eppure, se questo era verissimo negli anni 70 e 80, oggi non è propriamente così.
    A parte una zona ( South Bronx), che di sera è meglio evitare, per il resto questo quartiere è stato largamente " bonificato", cambiando in modo tangibile nel corso dei decenni.
    Oggi pullula di luoghi di interesse, parchi, musei, gallerie d'arte, catene di negozi e persino un'area residenziale tipica dei suburbs da middle_class americana!
    Ma lo stereotipo è lì fermo a 50 anni fa..duro a morire.. anacronistico.
    Non so se rendo l'idea..
    E se allo stereotipo poi si uniscono pregiudizio e ignoranza..si salvi chi può!
    diventa comodo strumento di propaganda, che va tanto di moda di questi tempi.
    Oddio, non saprei. Per quello che ne ricordo nel 2000 accadeva ancora di tutto. La mia professoressa di ginnastica è stata violentata proprio lì. Lo sapeva tutta la scuola, e le siamo stati tutti molto vicino. Ma non era giorno comunque. E queste cose ad una certa ora possono accadere anche nella perbenissima via del centro della mia Milano.
  • Stereotipi: davvero sono inutili e dannosi?
    Sai cosa non funziona, secondo me, negli stereotipi?
    È che sono, come dice la parola stessa, un'immagine rigida.. immobile..mentre la società, la cultura, la storia mutano di continuo.
    Hai fatto l'esempio del Bronx, citandolo come zona pericolosa e malfamata dove è più facile incorrere in una rapina rispetto ad altri quartieri.. eppure, se questo era verissimo negli anni 70 e 80, oggi non è propriamente così.
    A parte una zona ( South Bronx), che di sera è meglio evitare, per il resto questo quartiere è stato largamente " bonificato", cambiando in modo tangibile nel corso dei decenni.
    Oggi pullula di luoghi di interesse, parchi, musei, gallerie d'arte, catene di negozi e persino un'area residenziale tipica dei suburbs da middle_class americana!
    Ma lo stereotipo è lì fermo a 50 anni fa..duro a morire.. anacronistico.
    Non so se rendo l'idea..
    E se allo stereotipo poi si uniscono pregiudizio e ignoranza..si salvi chi può!
    diventa comodo strumento di propaganda, che va tanto di moda di questi tempi.
  • E' arrivato il tempo di cambiare le carte in tavola. [SFOGO]
    Sto lavorando da un anno nella mia azienda, e si stanno ripetendo le stesse situazioni che ho sempre vissuto nella mia vita: c'è un momento in cui sembra andare tutto bene all'inizio, poi inizio a cannare delle mansioni, iniziano a prendermi in giro, non so come reagire e man mano che va avanti divento soltanto un manichino da prendere in giro, lo scemo del villaggio, lo stupido da insultare perché è debole, perché non ha le palle di dire le cose in faccia alle persone. 

    Io mi sono rotto di questa situazione. Non posso più andare avanti così, sono diventato un mostro nel corso della mia vita, a vivere la mia vita come una pecora, mentre sono stato circondato da idioti che si credevano dei leoni con me. Come fa a vivere un uomo così? E' questo il destino che spetta ad un Asperger, quello di essere visto come l'ultima ruota del carro di questa società che non fa altro che addossare la sua rabbia e le sue perverse manie di manipolazione e di superiorità verso i più deboli?

    L'unica conclusione è che devo ribellarmi. 24 anni di terapie, a soffrire senza poter parlare liberamente con nessuno, neanche con la mia famiglia, ogni notte a dire "Domani cambierà tutto" e poi vedere che tutto cambiava tranne il mio stato d'animo versa questa società e verso le persone mi hanno portato ad odiare me stesso fino alla morte. Non me lo merito, c'è bisogno di ribellarsi. Con la forza o meno, bisogna iniziare a cambiare l'ordine delle cose, eliminare la distinzione tra deboli e forti, e iniziare a non guardare più in faccia nessuno.
    Domani tornerò in ufficio con il mio solito sorrisetto da ebete, senza le palle di dire come stanno davvero le cose. Domani fantasticherò ad occhi aperti sull'Abarth che mi voglio comprare, a che tra due anni emigrerò all'estero, ma alla fine starò tutta la giornata a soffrire, a non regalare nemmeno un sorriso a chi davvero se lo merita, la mia amata famiglia. 

    Però da domani cambierà una cosa: che anche voi saprete che un giorno, o meno, mi ribellerò. E' cominciata, questa è la miccia che fa partire la mia ribellione. Si, mi ribellerò in un modo o nell'altro. Voglio che vi uniate anche voi, miei cari amici, a questa ribellione. Ognuno di noi si ribellerà alla sua condizione da "debole". E' semplicemente l'inizio di un lungo cammino, che ha semplicemente una meta: vivere la nostra condizioni di "diversi" in felicità.
  • Perchè ridurre un paese così?
    @luckyduck, ci vuole un bell' impegno per scrivere una serie così colossale di menzogne, panzane ed offese verso un popolo quello del sud italia che non ha altra colpa se non di essere stato invaso dalla più avida e spregevole dinastia che la storia abbia mai conosciuto, i savoia. 
    Zitara (ahimè scomparso nel 2010) era uno storico ed economista, per definirlo ingenuo è necessario che tu esibisca le tue credenziali da storico (ma non sono sufficienti quelle da storico accademico prezzolato in difesa dello status quo), forse ti stai confondendo con Pino Aprile che pure ha il grande merito di aver risvegliato molte coscienze sopite del sud. 
    Io ti ho fornito i titoli di due volumi molto ricchi di tabelle, dati e soprattuto FONTI autorevoli che dimostrano che il sud non era affatto indietro rispetto al nord, il quale anzi si trovava in una pessima situazione, il piemonte indebitato a causa della guerra di crimea (fu questa la causa che spinse i sabaudi a muoversi verso sud ingolositi dalla ricca cassa delle stato meridionale) ed il lombardo-veneto colonia austrica (hai presente il sud di oggi?si? uguale). 
    Dici che il sud non era una nazione ma in realtà in esso risiedevano ben due nazionalità quella siciliana e quella napolitana (il regno di Napoli) con 700 anni di storia unitaria cosa che non vanta l'attuale italia.
    La decrescita economica che menzioni è una baggianata, il sud era in pieno sviluppo e si stavano formando i capitali per il decollo industriale, capitali poi utilizzati per il decollo del nord. 
    L'emigrazione dal sud non esisteva prima dell'unità d'italia, è divenne massiccia negli anni 80 del '800 a guerra del brigantaggio ormai terminata, quando la scure economica italiana si abbattè sulle provincie meridionali con il protezionismo che avvilì la rimanente economia agricola del sud che non era arretrata come tu asserisci ma si basava sull'esportazione di prodotti pregiati e richiesti all'estero (olio di oliva ed agrumi in primis).
    Il fatto che non fosse storicamente sostenibile non significa nulla, è storia scritta dai vincitori, null'altro, fosse avvenuto il contrario sarebbe stato il piemonte a non essere storicamente sostenibile ed in realtà non lo era affatto ma ha ricevuto la mano da granbretagna e francia per accaparrarsi l'ìntera penisola e ripagare il suo colossale debito. 
    Il Regno delle Due Sicilie non se lo doveva magnare nessuno, aveva il diritto di continuare la sua vita tranquilla seguendo il suo corso così come lo hanno tutti gli stati pacifici. 
    Il Regno delle Due Sicilie viveva del suo senza "rompere le scatole agli altri" (leggasi invadere) si stava sivluppando e commerciava pacificamente con le altre nazioni.

  • Milioni di domande
    Carissimo @luckyduck, questo è un post di 4 anni fa e di acqua sotto i ponti ne è passata, ma ti ringrazio perché rileggendolo poi alla fine mi sono reso conto che si è rimasti molto fermi e certe caratteristiche sono anche "peggiorate" se così si può dire.  Se non si trattasse di asperger parleremmo davvero di un bamboccione egocentrico ed egoista.  Dopo la diagnosi, il ragazzo ha seguito il corso di alieni terrestri che però ha forse confuso ancor di più alcuni concetti perché nel gruppo c'erano adulti provenienti da esperienze così diverse e così lontane da lui che non è riuscito a far sua neanche una esperienza.  Si vive così, in un continuo presente aspettando un domani come se si potesse cambiare davvero in una notte.  Quello di cui sono certo è che siamo di fronte ad una persona che non si fa domande, ma che pensa spesso di stare nel giusto e quando gli fai capire che sta dicendo delle corbellerie o semplicemente che non è in grado di fare cose che sarebbero utili alla vita quotidiana, c'è una continua negazione dell'evidenza o semplicemente si risponde con un: "quando ne avrò bisogno lo saprò fare".

    Tutto questo per dirti che quattro anni hanno creato solchi indelebili ed una stanchezza tale che pur di sopportare certi atteggiamenti si fa finta di nulla.  

    La vita sia quel che sia, ma non si può rovinarsi la vita cercando continuamente di fare da tutor o spiegare come va il mondo perché è stressante, dilaniante e spesso il muro di gomma che si ha davanti è davvero alto e impossibile da buttare giù.

    Mi sono arreso?  Si... decisamente si...  Ci ho messo tutto me stesso ma è tempo che inizi a pensare anche alla mia vita prima che diventi troppo vecchio da non potermela più godere.

    Un saluto sincero e grazie per avermi fatto ricordare da dove ero partito: tanta speranza nel cuore e pieno di energie!
  • Salve. Breakdown
    Salve, sono un ragazzo di 20 anni e mi sento già senza forze, vecchio. È da tempo che volevo scrivere su questo forum (Circa 1 anno), ma ho sempre procrastinato anche su una cosa così banale come scrivere un post su un forum. Chiedo scusa per eventuali errori sintattici e/o grammaticali, ma ho la dislessia e ho cominciato a scrivere questo post alle 4:30, senza aver dormito.
    Spero di non turbarvi.
    Ultimamente non faccio altro che procastrinare e morire d'ansia; lo facevo anche prima, ma ora é diventato qualcosa che non posso più reggere (Presente in ogni cosa, tanto che evito di parlare con la maggior parte delle persone) e vorrei cercare aiuto prima di finire male.
    Me:
    Mi sono interessato ultimamente all'autismo, in particolare a quel sottogruppo che una volta era definito "Asperger", dopo che tutta la mia famiglia ha cominciato a farmi notare questi tratti, anche se loro lo dicevano e lo dicono "per scherzare".
    Io mi sono cominciato a informare più approfonditamente e ho riscontrato alcune similarità nei miei comportamenti.
    Spesso sono molto rigido nel mio pensiero, mi piace classificare le cose e, se non mi faccio una routine, tendo a sbagliare tutti i miei tempi, devo stare con l'ansia di avere una tabella fissa e devo stare anche attento a non fare overthinking perché altrimenti finisco per procrastinare e a non fare nulla invece di fare il "piano perfetto".
    Inoltre, se ho una cerchia di persone che si possono definire "Amici", quella cerchia é abbastanza ristretta (e al momento assente). Purtroppo non sono stato capace a tenere il loro sviluppo psicologico, specie a partire dalle superiori, di consequenza le relazione che piacciono a me sono piuttosto atipiche e fuori dalla convenzionalità.
    Avevo avuto dei problemi psicologici in seconda superiore e i miei genitori mi avevano portato da una psicologa, ma io non ho mai sentito di averli risolti, spesso ci discutevo e mi veniva il malditesta.
    Se ho una relazione, spesso tendo a focalizzare tutto su una sola persona, mentre delle altre non me frega nulla, con il risultato che vengo isolato maggiormente.
    Inoltre, non ho mai capito come fanno le persone ad amare i membri della famiglia incondizionatamente: io da piccolo non ho mai sentito quell'attaccamento.
    Tendo anche a fare movimenti stereotipati, tipo che, da quando sono piccolo, quando accade qualcosa di bello tendo sempre ad andare a guardare la finestra, girare la testa, toccarmi i capelli e strizzare gli occhi.
    Strizzo gli occhi anche prima di leggere mail o messaggi importanti, quando ho molta ansia.
    Inoltre, anche se non sono sintomi solamente collegati all'autismo, posso dire di avere una grossa sensibilità dell'udito, una rilevante alessitimia e spesso somatizzo nelle situazioni di ansia (Mi era capitato prima della maturità, quando ho fatto vedere al dottore delle macchie rosse).
    Situazione attuale:
    L'ansia che ho da sempre é aumentata esponenzialmente con l'Università 2 anni fa. Avevo, ed ho ancora adesso, una passione per l'informatica teorica (Computer science), le reti neurali e, grazie al professore di matematica delle superiori, anche per la matematica discreta.
    Pensavo fin dal quarto superiore di andare in Scozia all'Università di Dundee a studiare: L'ambiente lo preferivo, le lezioni non erano tenute in "classi" grandi come quelle delle università italiane e il modo in cui i corsi venivano tenuti era molto più simile a quello delle superiori, con compiti a casa ed esame finale pratico e scritto (Non orale).
    Il problema era che i parenti, e soprattutto i miei genitori, erano dubbiosi che mi sarei ambientato e avevano espressamente detto che avrei dovuto lavorare per mantenermi l'alloggio e le spese personali(l'università é gratis per gli europei in scozia).
    Così, in attesa della risposta della domanda, come seconda alternativa, dato che alcuni "compagni" di classe andavano lì, scelsi di provare ad entrare in ingegneria informatica (Studianto il test e passandolo tutto all'ultimo mese).
    Mi accorsi già dalla prima lezione della falsità dei miti che mi avevano dato al tecnico informatico, che la nostra preparazione non era affatto sufficente e che l'ambiente dell'Università italiana favorisce, secondo me, chi ha le "skills" sociali migliori.
    Da subito ho avuto grossi problemi con i rumori e la gente che distrugge la mia attenzione in aula causandomi anche malditesta, non riuscivo neanche a comprendere totalmente quello che veniva detto e la situazione peggiorava di giorno in giorno.
    I problemi maggiori li avevo sopratutto con i professori; tutti i problemi delle superiori si accentuarono, non riuscivo più neanche a spiccicare una parola con i professori ed in tre semestri avevo parlato meno di 10 volte con loro, balbettando e con la bocca che si faceva sempre più asciutta, tanto che facevo fatica a parlare.
    La situazione si é fatta ancora piú grave quando avrei dovuto chiedere un tutor per aiutarmi nello studio, per la dislessia e la discalculia, ma non lo feci più per via dell'ansia.
    Nel frattempo accettarono la mia domanda grazie al mio personal statement e grazie alla "recensione" fatta su di me dalla mia prof di inglese, ma tra tanti dubbi, decisi di non accettare e finire il secondo semestre (Nonostante non avessi dato nulla al primo) provando a dare almeno il corso di fondamenti di informatica.
    Ironia della sorte, l'unico a non passare fondamenti di informatica (Alla prima botta) che ha fatto il tecnico in tutta italia sono stato probabilmente io ed è questa la cosa più deludente di me: Mi fa orrore il fatto che non lo avevo passato. Per ansia che non riesco più a controllare, eppure aveva la stessa difficoltà di un compito di terza superiore.
    Una delle più ricorrenti era quella che forse sarebbe stato meglio andare in scozia ed era onnipresente.
    Al terzo semestre ho rinunciato totalmente alla Scozia e ho fondamentalmente focalizzato le mie capacità soltanto su ingegneria degli algoritmi e analisi, passando la prima, anche questa a stento, e poi niente. Mi sono buttato giù totalmente; gli altri mi dicevano di uscire e fare attività fisica, ma come facevo? Dovevo studiare... Così non sono riuscito neanche più a frequentare e non rispondo neanche più ai messaggi dall'Uni per evitare di avere contatti e la mia situazione fisica e psicologica si fa sempre peggiore.
    Per questo scrivo qui: per sfogarmi e per avere consigli, sperando di nom disturbare persone che hanno forse più necessità. Io so soltanto che il mondo e gli altri vanno più veloce e io spreco il mio potenziale, rovinando la mia vita. Vorrei prima di tutto risolvere questi problemi d'ansia e fisici e poi magari vedere sull'autismo se servirà.
  • Genitori
    È una cosa ambigua, domenico credo che per quello che ho fatto nel corso degli ultimi anni sono già la cattiva compagnia solo che non lo ammettono
  • Consulto Asperger
    Io da piccolo ero fissato con i pianeti e lo spazio in generale. Adoravo i Lego ma non potevo sopportare i mattoncini gialli. Divoravo libri game.
    Le uniche due foto in cui sorrido che sono sopravvissute alla mia infanzia sono state stampate in triplice copia da mia madre perché odiavo essere fotografato. Quando lo facevano di nascosto reagivo con scenate inverosimili e provavo a rubare la macchina fotografica per tirare fuori il rullino e bruciarle tutte. Li ho costretti alla polaroid ad un certo punto.
    A nove anni ho scritto il mio primo libro (l'unico in realta. 137 pagine di avventure nello spazio).
    Alle elementari la mia migliore amica in assoluto era sordo-cieca, lei sì che mi "capiva", mi lasciava i miei spazi. Oltre a lei avevo due o tre amici che tormentavo parlando sempre delle stesse cose. Già allora una buona parte di quelle chiacchierate riguardavano i computer.
    Avevo più "film" da seguire, anche se per me erano più trame di romanzi. Non parlavo molto da solo ma lo facevo anch'io a volte. Più spesso mi trovavo così immerso nelle mie storie da mimare le azioni dei protagonisti con il corpo piuttosto. Sovra pensiero lo facevo senza accorgermene, anche in mezzo alla gente.
    L'adolescenza é stata molto diversa in realtà, molto meno atipica, ma alcune stranezze sono rimaste.
    Ogni tanto ho bisogno di viaggiare da solo, non perché non mi diverta a farlo in compagnia (anzi) ma perché é molto più rilassante per me. Ogni tanto ne ho bisogno come ho bisogno di starmene a casa per i fatti miei per un po' a volte.
    Se ho una buona considerazione delle persone che mi circondano parlo a macchinetta senza problemi, altrimenti rispondo a stento alle domande.
    Se ho uno scopo ben preciso, ad esempio sul lavoro o a un corso, non ho nessun problema a parlare e so essere anche educato e cordiale.
    Solo mi capita di dimenticarmi dei convenevoli. Se ad esempio sono sul lavoro spesso mi viene in mente di chiedere "come va?" con tre o quattro frasi di ritardo, quando ormai il momento é passato e mi sento un pirla.
    Ah sì, odio anch'io gli abbracci.
    Non mi viene in mente altro per ora ma di sicuro ci sarebbe altro con cui risponderti @Maris. Anche a me sembra un bel compendio quello che hai scritto!
    Grazie mille per quanto hai scritto! @teo
  • Consulto Asperger
    Io da piccolo ero fissato con i pianeti e lo spazio in generale. Adoravo i Lego ma non potevo sopportare i mattoncini gialli. Divoravo libri game.
    Le uniche due foto in cui sorrido che sono sopravvissute alla mia infanzia sono state stampate in triplice copia da mia madre perché odiavo essere fotografato. Quando lo facevano di nascosto reagivo con scenate inverosimili e provavo a rubare la macchina fotografica per tirare fuori il rullino e bruciarle tutte. Li ho costretti alla polaroid ad un certo punto.
    A nove anni ho scritto il mio primo libro (l'unico in realta. 137 pagine di avventure nello spazio).
    Alle elementari la mia migliore amica in assoluto era sordo-cieca, lei sì che mi "capiva", mi lasciava i miei spazi. Oltre a lei avevo due o tre amici che tormentavo parlando sempre delle stesse cose. Già allora una buona parte di quelle chiacchierate riguardavano i computer.
    Avevo più "film" da seguire, anche se per me erano più trame di romanzi. Non parlavo molto da solo ma lo facevo anch'io a volte. Più spesso mi trovavo così immerso nelle mie storie da mimare le azioni dei protagonisti con il corpo piuttosto. Sovra pensiero lo facevo senza accorgermene, anche in mezzo alla gente.
    L'adolescenza é stata molto diversa in realtà, molto meno atipica, ma alcune stranezze sono rimaste.
    Ogni tanto ho bisogno di viaggiare da solo, non perché non mi diverta a farlo in compagnia (anzi) ma perché é molto più rilassante per me. Ogni tanto ne ho bisogno come ho bisogno di starmene a casa per i fatti miei per un po' a volte.
    Se ho una buona considerazione delle persone che mi circondano parlo a macchinetta senza problemi, altrimenti rispondo a stento alle domande.
    Se ho uno scopo ben preciso, ad esempio sul lavoro o a un corso, non ho nessun problema a parlare e so essere anche educato e cordiale.
    Solo mi capita di dimenticarmi dei convenevoli. Se ad esempio sono sul lavoro spesso mi viene in mente di chiedere "come va?" con tre o quattro frasi di ritardo, quando ormai il momento é passato e mi sento un pirla.
    Ah sì, odio anch'io gli abbracci.
    Non mi viene in mente altro per ora ma di sicuro ci sarebbe altro con cui risponderti @Maris. Anche a me sembra un bel compendio quello che hai scritto!
  • Rapporto con la matematica?
    Ah, un disastro. Alle medie sono riuscito a cavarmela abbastanza bene fino a metà della seconda media, l'ultimo anno scarsissimo. Alle superiori, nel biennio, facevo la navetta nella media del 5-6, mentre nel triennio, passando al corso programmatori, non c'ho mai capito una mazza. Per fortuna era l'unica materia in cui andavo malissimo.
  • Asperger e Università: quale potrebbe essere il connubio? Vostre esperienze?
    Certo vediamo
    Io studio logopedia. Non beneficio di tasse ridotte perché non ho alcuna invalidità. Da un punto di vista teorico, il corso di laurea che ho scelto riflette i miei interessi, quindi ho piacere a studiare, e pianificando le giornate mi riesce più semplice. A livello pratico è ben diverso, perché i tutor si sono accorti della mia neurodiversità, e mi chiedono di potenziare il mio 'essere nella relazione' col paziente. Ricevere questo appunto mi ha demoralizzato non poco, ma poi ho cercato di consolarmi spiegando a me stessa che anche nella cucina le prime volte mi dimostravo rigida, ancorata ai miei schemi, ma ora, dopo tanti tentativi sono diventata una cuoca discreta, riesco ad essere più creativa e flessibile. Vero è che le pentole non parlano, ma preferisco estendere questo concetto a qualunque ambito passi per teoria, tecnica e pratica
    Ciao, hai scelto un corso di studi veramente importante ed interessante, io mi sforzo molto a frequentare le persone per non perdere l'aspetto sociale della vita, ma capisco che un conto è parlare un conto è comunicare
  • Asperger e Università: quale potrebbe essere il connubio? Vostre esperienze?
    Io studio logopedia. Non beneficio di tasse ridotte perché non ho alcuna invalidità. Da un punto di vista teorico, il corso di laurea che ho scelto riflette i miei interessi, quindi ho piacere a studiare, e pianificando le giornate mi riesce più semplice. A livello pratico è ben diverso, perché i tutor si sono accorti della mia neurodiversità, e mi chiedono di potenziare il mio 'essere nella relazione' col paziente. Ricevere questo appunto mi ha demoralizzato non poco, ma poi ho cercato di consolarmi spiegando a me stessa che anche nella cucina le prime volte mi dimostravo rigida, ancorata ai miei schemi, ma ora, dopo tanti tentativi sono diventata una cuoca discreta, riesco ad essere più creativa e flessibile. Vero è che le pentole non parlano, ma preferisco estendere questo concetto a qualunque ambito passi per teoria, tecnica e pratica
  • Asperger e Università: quale potrebbe essere il connubio? Vostre esperienze?
    Non ho specificato le cause del mancato adattamento, ma credo che uno che non si adatta avrà difficoltà pure se studia i propri interessi "speciali" (altrimenti noti come "interessi", nel mondo che non mette enfasi su di sé).
    Infatti io ho difficoltà a studiare qualsiasi cosa, @Markov. Non riesco ad adattarmi e scusami se mi sono sentita chiamata in causa dalla tua affermazione.
    Ma ho capito il punto di vista che volevi esprimere...

    Io con l'università ho avuto una altra vita. Una vita che prosegue lentamente ma che prosegue. E' stata fonte di traumi, piaceri, conoscenza, consapevolezza, depressione e felicità. Al momento prevalgono le emozioni negative perché sono molti anni fuori corso, ho ancora molti esami da fare e non riesco a smuovermi. A volte mi viene voglia di buttare via tutto nel cesso, insieme alla mia dignità. Se ce l'ho ancora, visti gli anni che ho raggiunto senza risultati...
    Ho un insieme di problemi io, però, non solo l'asperger. Sono dislessica e discalculica e molto probabilmente ho qualche deficit dell'attenzione. Condiamo infine tutto con depressione, ansia e stress post traumatico.

    Al momento poi me la sto passando male ma in generale preferisco la vita universitaria a quella scolastica.
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