Spazio Asperger è attivo anche su Facebook.

Per raggiungere la nostra pagina con gli argomenti più discussi del giorno, news e immagini cercate "spazioasperger.it"

Per un gruppo indirizzato a ricerca e terapia cercate "Ricerca e terapia nello Spettro Autistico"
  • Pensieri invadenti? Domiamoli insieme...


    Perché qualsiasi cosa si trasformi da passione in dovere mi blocca.
    Anche ciò che studio all'università mi appassiona ma essendo diventato un dovere, con tempi stretti da rispettare, cose specifiche da imparare e altre da tralasciare, mi ha completamente bloccata. E quindi arranco dolorosamente, perdendo pezzo dopo pezzo la mia dignità di vivere.
    E' un anno e mezzo che non do esami. Sono fuori corso e me ne mancano più della metà.
    @Shiki l'Università è un problema per tante persone, ho amiche neurotipiche che arrancano da anni e si sentono delle fallite per non riuscire ad arrivare all'agognata laurea. A mio parere il sistema universitario ha delle pecche, almeno per come l'ho vissuto io: devi studiare tanto e presto, non ti da il tempo di assorbire quello che stai studiando e finisce per penalizzare chi ha dei ritmi diversi. Quello che sei non dipende né dagli esami né dai risultati, cerca di non vedere l'Università come unica cosa che dà  dignità alla tua vita. Hai degli interessi e puoi sviluppare quelli parallelamente senza darti obblighi.

    Quello che dici lo capisco perfettamente, anche a me sembra di essere bloccata in schemi mentali mentre il mondo va avanti senza di me, si fa quel che si può è l'unica cosa che credo.
  • Pensieri invadenti? Domiamoli insieme...
    Il principale obbiettivo è di finire l'università.
    Poi vorrei dare risalto alle mie passioni, renderle apprezzabili (specialmente la mia attività di scrittrice).

    Leggo in tanti libri di persone nello spettro che hanno trasformato i loro interessi assorbenti nel lavoro della loro vita ma a me sembra solo una favoletta perché la maggior parte di noi sarà costretta a vivere nel proprio circolo vizioso di routine e schemi mentali fissi, con interessi assorbenti di cui il mondo se ne fregherà altamente.

    Ecco, io mi vedo in trappola, troppo lenta per la vita.
    Se qualcosa va fuori dallo schema io mi perdo e una giornata produttiva diventa un'altra giornata persa.
    Ho 25 anni ma spesso vorrei vivere segregata sui miei interessi assorbenti senza la pressione dei doveri che mi circondano.
    E intanto vedo il mondo andare avanti senza di me.
    E vedo me stessa come un fallimento della natura.

    Perché qualsiasi cosa si trasformi da passione in dovere mi blocca.
    Anche ciò che studio all'università mi appassiona ma essendo diventato un dovere, con tempi stretti da rispettare, cose specifiche da imparare e altre da tralasciare, mi ha completamente bloccata. E quindi arranco dolorosamente, perdendo pezzo dopo pezzo la mia dignità di vivere.
    E' un anno e mezzo che non do esami. Sono fuori corso e me ne mancano più della metà.
  • Cercavo solo un amico di penna, ho scoperto me stessa.

    Un'ultima domanda, e poi mi trasferisco nelle macroaree del forum. Sin da quando molto piccola ho disturbi del sonno, mi bastano 4-5 ore per essere al completo del mio fabbisogno, durante il liceo andavo a dormire alle 4 e mi svegliavo alle sette perché vedevo il semplice fatto di dormire come un investimento sbagliato. Avevo sogni continui e vividissimi, una fatica ad addormentarmi assurda, etc. Sempre quando ero piccola, mi fu prescritto il Nopron dal pediatra, e dai 4 ai primi anni delle elementari ho avuto un sonno senza sogni, buio e profondissimo, per via dello sciroppo (poi ritirato dal mercato poiché ipnotico-sedativo anziché antistaminico, dicitura con la quale era venduto).
    Ora va comunque ancora molto male. Che fare per dormire 7,8 ore di un sonno riposante? Qualsiasi cosa mi sveglia (mezzo raggio di sole che filtra dalle imposte chiuse, passi leggeri sul pavimento, il frusciare della coperta nell'altra stanza se uno dei miei genitori si gira nel letto, un passero che cinguetta, ma anche il sentimento che devo svegliarmi, per poi guardare l'orologio e scoprire che ho dormito tre ore). Ci sono dei thread dedicati? 
    Grazie mille 
    A me lo sport fatto il tardo pomeriggio (verso le 7, 1 ora prima di cena) fa dormire come un ghiro, per un tempo di circa 1 ora più lungo del normale.
    Sottoscrivo tutti i consigli di @lollina, cercare di evitare pc/telefono/shermi vari prima di coricarsi, mangiare leggero la sera (idealmente solo verdura) e il più presto possibile.
    Puoi provare i rumori bianchi con le applicazioni per smartphone tipo "SleepAsAndroid".
    Alternativamente, si trovano radio appositamente progettate allo scopo su amazon.

    Dormo 7,8 ore naturalmente a notte e 8,9 ore se il giorno prima ho corso per un'ora.
    Ma ad alcuni bastano naturalmente 4,5 ore di sonno per ricaricarsi al 100%.
    In caso di sport, però, un tempo supplementare di "sonno profondo" (senza sogni) è necessario per il ripristino delle microlesioni muscolari. Quindi la pratica dello sport va nella direzione di garantire un sonno più lungo.

    PS: Anch'io anni fa vedevo il sonno come una "perdita di tempo" e ho provato ad applicare strategie per ridurre le ore di sonno. Guadagni qualche ora a settimana con tecniche non molto estreme, ma i possibili effetti collaterali a tempi lunghi sulla memoria, la creatività e il minor ripristino di massa muscolare se si pratica attività sportiva (con conseguente stanchezza cronica) la rendono, a mio avviso, una pratica sconveniente.
    Il riposo è importantissimo.

    Benvenuta :)
  • Mi presento, racconto un po' di me infine due domande
    Ciao a tutti, ho 21 anni e, a brevissimo, farò una visita in un centro specializzato per l'Asperger. Vi racconto in breve la mia storia ed i miei pensieri al momento. Innanzitutto sin da bambino ho sempre mostrato una certa precocità nell'apprendimento. Infatti, ho pronunciato la prima parola a 6 mesi e ad 1 anno sapevo già esprimere cosa mi piaceva e cosa no ed altro che al momento non ricordo. Ho iniziato a camminare presto (8 mesi) e all'età di 2 anni e mezzo andavo in bici senza rotelle. Iniziato a leggere a 4 anni. Fu una cosa abbastanza naturale, non so nemmeno come feci in realtà. Diciamo che cercai di copiare ciò che vedevo fare da mia madre. Ho sempre avuto l'atteggiamento di chi volesse capire il perché ed il come di tutto. Questo in breve. Tuttavia nonostante la mia "dote", mia madre e più in generale la scuola non notò nulla di rilevante o di allarmante. L'unico segno degno di nota erano i giudizi dei miei maestri che mi ritenevano uno svogliato sognatore che si limitava a fare il minimo senza impegnarsi minimamente. Infatti una cosa che accadeva spesso era la mia incapacità di rendere sotto stress. Non a caso quando dovevo fare un esercizio e pensavo di non esserne in grado ancor prima di cominciare oppure non ne avevo voglia succedeva che rendessi nulla. Mi sentivo incapace. Mi sembrava di leggere dei testi scritti in arabo (per quanto riguarda matematica) eppure erano dei problemi semplicissimi! Spesso a casa i miei mi rimproveravano e cercavano di aiutarmi nello studio. Le uniche volte in cui mostravo la mia precocità era quando mi veniva detto che "potevo farcela" tutto sembrava semplicissimo. Infatti il mio rendimento è sempre stato altalenante. Quando volevo ero molto più bravo dei miei compagni, al contrario, quando non volevo, ero la persona più lenta di questo mondo. Insomma dei grandi problemi di autostima e motivazione! Ecco, vi sto parlando di questo fatto perché poi mi servirà per chiedervi una cosa. Nel corso degli anni ne ho vissute tante: minacce, prese in giro di vario genere ogni giorno, bullizzato (?), bocciato due volte ingiustamente ed altro. Dopo essere stato seguito da ben due psicologhe poco competenti ultimamente ho conosciuto una terza che ho trovato davvero in gamba. Lei ha notato non solo i tratti Asperger (parecchi) ma anche quello di un IQ probabilmente alto. Così dopo questa piccola e allo stesso tempo lunga premessa vi pongo una domanda: capita anche a voi di avere dei "blocchi" quando pensate? Io presento un problema alquanto particolare che la psicologa non ha saputo risolvere. Mentre sto studiando e delle volte anche quando ascolto, mi capita di avere difficoltà a decodificare quel linguaggio. Come se fosse innaturale ascoltare una persona parlare o leggere un libro di matematica. Come se tutti quei processi che ci permettono la comprensione diventassero innaturali ed in quel momento il cervello smette di lavorare. Non riesco più a seguire nulla. Inoltre vivo dei momenti in cui rendo moltissimo (durano uno due giorni circa) e li alterno a dei periodi più lunghi in cui sono distratto, sbaglio tutto, non riesco a capire nulla, a ricordare, dove diventa tutto più complicato. Insomma una cosa anormale per me che sono abituato a non trovare difficoltà studiando quando "sto bene". Non ho ancora risolto questi due misteri e spero che qualcuno possa condividere delle idee utili a questo vero e proprio caso! ps. non mi sono soffermato sulle mie difficoltà e perplessità in quanto (probabile) Asperger poiché penso che siano abbastanza comuni e sarebbero stati poco utili alla presentazione.
  • Esiste qualcosa nella quale a livello competitivo le donne dominano?
    Non vedo di buon occhio il termine scelto, domineranno mi da la sensazione che sia in corso una competizione tra i generi.
    Il genere femminile da un punto di vista socio-culturale è penalizzato. Se fosse riuscita ad imporsi nel corso della storia a quest'ora la società andrebbe incontro anche a loro.


    I calciatori ricevono stipendi stratosferici rispetto alle calciatrici, gli attori di Hollywood dei film di azione pure. È per una questione di incassi.

    Le donne per caso ricevono uno stipendio più alto se lavorano durante la gravidanza? No, eppure in quel momento svolgono un ruolo più importante: una gara di calcio o un film di azione da la possibilità di produrre testosterone, una gravidanza da la vita.
    Il problema però è che ora si trovano costrette a puntare alla eguaglianza in una società pensata per i maschi, quanto per riuscire a fare qualcosa dovrebbero puntare sul diritto alla diversità.
  • Numero di partner
    4-7. solo tre di questi sono stati cercati da parte mia, gli altri (non ricordo quanti ma senza dubbio non più di sette) mi sono stati rubati, nel senso che non ho avuto la forza di oppormi. relazione vera e propria solo una, in corso. riguardo l'accumulare relazioni (1+) non è alla mia portata di pensiero comprendere come si possa superare la fine di una per poi rimettersi in gioco con un'altra. probabilmente non mi basterà una vita per conoscermi e farmi conoscere dal mio ragazzo, figuriamoci per replicare in un nuovo rapporto.. che comunque non ci sarebbe mai se il mio finisse, perché credo proprio non lo supererei.
  • EQ - Riconoscimento espressioni facciali
    Aggiungo una cosa: i punteggi decisamente alti mi hanno stupito parecchio, perché nella vita di tutti i giorni non ritengo di essere così bravo a interpretare le emozioni altrui. Anzi, quegli stessi volti visti dal vivo, in un'interazione sociale, probabilmente non mi sarebbero altrettanto trasparenti. Sulla mia capacità empatica in generale sono piuttosto confuso, ho indizi contraddittori, ma magari di questo parlerò a parte. C'è da dire, però, che ho l'impressione che se avessi fatto questo test a 20 anni, i punteggi sarebbero stati molto inferiori. Mi pare di capire che questa sia una delle capacità neurotipiche che sono emerse in me col tempo (anche se tardi).
    E c'è da dire un'altra cosa, anche se non so quanto c'entri: io stesso, fino all'adolescenza, ho avuto una gamma di espressioni facciali molto limitata. Ricordo che il mio primo psicologo mi disse (anni dopo) che all'inizio era molto preoccupato, perché la mia mimica facciale era estremamente infantile e piatta. Addirittura mi consigliava di seguire un corso di recitazione per migliorare questo aspetto. Poi, col tempo, devo aver sviluppato per reazione una tendenza ad accentuare (a volte anche in modo caricato e "teatrale") la mimica facciale. A 24 anni, mentre seguivo un corso di informatica, ricordo che il docente mi disse che le mie continue smorfie lo facevano ridere. :D evidentemente, ho la tendenza a passare da un estremo all'altro...
  • Uditori di voci
    Ripesco anche questa vecchia discussione perché curiosamente ci stavo pensando proprio in questi ultimi giorni. Io sento voci nella testa praticamente da sempre, ma solo appena prima di addormentarmi, nel dormiveglia. Ho letto che non è così insolito. Le distinguo chiaramente dalle voci sentite con l'udito, ma sono comunque molto chiare. La particolarità però è che appartengono solo a persone con cui ho interagito nel corso della giornata (se sono stato da solo, molto probabilmente non sentirò niente) e fanno discorsi praticamente privi di senso. Non so se in realtà sia un collage di frasi a caso prese dai discorsi che queste persone hanno realmente fatto, non sono mai riuscito a focalizzarle; ma credo che più probabilmente siano semplicemente rielaborazioni della mia mente. La cosa non mi ha mai particolarmente preoccupato, visto che mi appartiene praticamente da sempre, e non mi crea particolari problemi...
  • E se socializzare diventasse la nostra ossessione?
    In genere, se riesco ad essere breve, la cosa pare ben tollerata. :) 
    Imparare ad essere breve (quando parlo con amici che sono brevi) è una sfida ancora in corso... ma piuttosto che il mutismo del passato, preferisco sopportare la frustrazione di fastidiosissime sintesi forzate...
    Ne ottengo molto di più. :)
  • Mai dalla parte giusta
    Ho trovato davvero "malato" e visionario ma terribilmente affascinante la teoria nella trilogia Fondazione e Terra. "Solo gli individui singoli possono essere imprevedibili, ma una massa di almeno un miliardo di persone è così prevedibile che si possono descrivere le sue scelte ed evoluzioni nel corso dei millenni" Se appunto non arriva un singolo imprevedibile a sfalsare quelle proiezioni matematiche. Devo costringermi a finirla quella trologia, l'ho messa da parte anni fa. 
  • INIZIATIVA: Un nuovo lavoro per autistici
    LA MIA BREVE INTRODUZIONE DEL PROGETTO DA CUI HO PRESO GRANDE ISPIRAZIONE
    image
    Da qualche anno, l'IDF (= Israeli Defence Forces...i militari) ha inglobato all'interno dell'Unit 9900 (intelligence) un team speciale di lavoro denominato Roim Rachok (= dall'ebraico: Vedere Lontano), informalmente conosciuto come Gli occhi della Nazione.
    Roim Rachok è un progetto che nasce dall'esigenza di integrare e dare un ruolo alle persone autistiche all'interno della società israeliana.
    Il progetto nasce altresì dalla consapevolezza che le persone autistiche eccellono in determinati campi in cui le persone normali, quantomeno spesso, non riescono a raggiungere lo stesso livello di risultati.
    Ogni soggetto autistico ad alto funzionamento che acconsenta ad aderire al progetto sopra menzionato:
    - Accetta di intraprendere un corso formativo della durata di 3 mesi, ove imparerà i principi e le nozioni fondamentali per lavorare all'interno dell'esercito
    - Viene inserito temporaneamente in un'unità militare IDF (non specificata, che può variare a seconda delle disponibilità) in qualità di civile, supportato al bisogno da un terapista.
    - Infine - se determinato a continuare questa esperienza unica nel suo genere - viene inserito all'interno dell'Unit 9900, ove svolgerà lavori in cui potrà sfruttare al massimo i suoi più grandi potenziali cognitivi ed in cui potrà superare di gran lunga le persone neurotipiche che altrimenti svolgerebbero le stesse mansioni (analista, incrocio dati visivi da immagini satellite, ecc).
    NB: L'esperienza è a tempo determinato, tuttavia una volta giunta la scadenza il candidato può scegliere di proseguire il suo lavoro con l'Unit 9900 (o comunque all'interno dell'IDF) oppure di entrare nel mondo (civile anziché militare) del lavoro, scegliendo le professioni ad egli più affini.
    Il lavoro del soldato di Roim Rachok è di estrema importanza, in quanto la sua incredibile percezione dei dettagli può fornire informazioni fondamentali circa la rilevazione degli spostamenti nemici in un campo di battaglia attraverso fotogrammi satellitari, o altro ancora!!!
    Link utili:
    Uno dei tanti articoli in inglese che ne parlano
    http://www.ono.ac.il/en/academics/social-agenda/roim-rachok/
    Video circa il progetto, la nascita e la sua evoluzione, intervista ad un soldato autistico ed alla sua famiglia
    https://www.youtube.com/watch?v=jBtskYk1UTQ
    DOPO LE CHIACCHIERE, I FATTI!
    Sono certo che quasi tutti voi sareste onorati di avere una simile unità all'interno della Nostra intelligence, quantomeno a livello sperimentale, giusto per iniziare.
    Dato che il mio Maestro di Pro-Wrestling era solito dire Facta non verba, trasformiamo le chiacchiere in realtà!
    Dobbiamo proporre questa idea, ma a quasi tutti noi manca una cosa chiamata contatti sociali.
    Dunque scrivere una mail/lettera a qualche esponente del governo è da perfetti idioti, in quanto nessuno la leggerà.
    Se vogliamo, tutto è possibile. Dobbiamo trovare qualcuno che creda nel nostro progetto ed abbia gli agganci essenziali per poterlo mettere in atto!
    A voi..........
    image image
  • Le esperienze meno "da aspie" che avete fatto?
    Ho tenuto un corso di storia del Cinema durante un'autogestione nel mio liceo, per 2/3 da sola.
    Poi sono stata l'unica (con un'altra amica) a "rimorchiare" in discoteca in viaggio di istruzione :P
  • Imparare a vivere da serie televisive e cartoni animati
    Ah aggiungo che ho sempre considerato miei "amici" alcuni scrittori. Poi però penso ( sono convinta) che se mi avessero conosciuta davvero non gli sarei piaciuta (amicizia unilaterale dolorosa con punte di voyarismo per il fatto di leggeri). Con gli scrittori però la sensazione è più "diretta" mentre con i film è proprio tipo corso di addestramento (studio etologico) online...
  • Divorare informazioni?
    Come quando mi ero iscritta a un corso di ballo cubano e mentre tutti gli altri erano lì per fare conquiste amorose, io scaricavo informazioni imparando tutta la santeria cubana!! :))
  • Imparare a vivere da serie televisive e cartoni animati

    Mi scuso se qualcosa del genere c'era già non l'ho trovato. In tal caso ovviamente chiedo venia e vado dove devo.

    Di questa cosa non ne ho mai parlato con nessuno. Vorrei capire se è capitata anche a voi.

    Soprattutto quando ero più giovane cartoni animati e serie televisive erano per me come dei corsi di formazione per imparare a vivere.

    Quello che i personaggi "pensavano", come agivano, anche le espressioni facciali.

    Un esempio di quando ero bambina per spiegarmi meglio: sulla scorta di Holly e Benji diedi uno schiaffo ad un mio amico che mi disse che da quel momento avrebbe fatto il tifo per un'altra squadra.. Ovviamente lui con mia somma sorpresa non lo ritenne un gesto "consono" né "giusto".

    Successivamente vedere Fanatsy Island era come fare un corso di filosofia o vedere "Blue Jeans" (titolo originale The wonder years) era per me una vera e propria scuola di espressioni facciali..Galaxy Express 999 era l'unico cartone in linea con il mio mood però non ho mai trovato occasioni nella vita reale dove farne uso.. se non individuare un'emozione particolare di solitudine/viaggio/nostalgia forse più sinteticamente di lutto.

    Grazie a chi mi vorrà rispondere.

    Succede anche ai NT?

  • Aiutare/soccorrere un parente prossimo o un amico
    Grazie @Pavely per le tue parole. Su alcune cose hai fatto centro, su altre meno, ma mi rendo conto di come non si possa ricostruire e descrivere con esattezza la propria condizione di vita e di come, dalle parole contenute in un thread o in qualche commento, non si possano dedurre tutti gli elementi della stessa.
    Confermo di avere 18+16 anni e ho trascorso fuori dalla casa dei miei di genitori soltanto 3 di questi anni e a partire da un'età comunque già tardiva (31 anni): poco più di due anni di convivenza con un ragazzo con il quale avevo una relazione da 8 anni (5 dei quali trascorsi "a distanza" perché lui si era trasferito per lavoro) + qualche mese di affitto in appartamento da sola. Ero felicissima di vivere da sola e in quel momento sentivo estremo bisogno di una totale solitudine, anche per riprendermi dalla triste fine di quella relazione, conclusa perché improvvisamente (proprio come un fulmine a ciel sereno) io mi presi una cotta molto intensa per una donna. Fino a quel momento avevo probabilmente negato a me stessa questa tendenza nell'orientamento sessuale (con successiva autoanalisi ho compreso che c'erano già parecchi segni durante l'adolescenza, ma sicuramente il tipo di educazione ricevuta -spesso fonte della rabbia di cui tu scrivi- mi aveva resa incapace di riconoscerli).
    Purtroppo, come affermi in una delle tue ipotesi, a causa dell'impossibilità di sostenermi economicamente (lavoravo come segretaria part time presso uno studio medico) ho dovuto prendere la sofferta decisione di tornare a casa dai miei e qui per adesso sono ancora più vincolata a restare perché l'anno scorso, per trasferimento del mio datore di lavoro, io sono stata licenziata e l'attuale sussidio di disoccupazione mi permette a stento di sopravvivere. Ho dovuto tagliare tutti i miei hobby a pagamento: palestra, yoga. Al momento non ho più neanche l'automobile e vivo lontana dal centro della città.
    Rabbia verso i miei genitori per tutte le motivazioni che hai elencato ne ho provata veramente tanta. E nel corso degli anni è stata molto verbalizzata (anche da parte di mia sorella minore), purtroppo anche in modo disfunzionale, urlando e accusando senza nessuno spiraglio costruttivo nella comunicazione. Poi un giorno mi sono stancata di accusarli, mi sono stancata perché, riflessione dopo riflessione, raccogliendo elementi sulla loro vita passata e sul loro modo di essere, ho capito quanto lontani sono dal comprendere il dolore mio e di mia sorella per ciò che ci è mancato. E anzi, ogni tentativo di far capire questa cosa generava soltanto un loro rammarico e un loro profondo senso di colpa, che io proprio non riuscivo più a sopportare (i sensi di colpa sono simili a dei boomerang). Sono giunta alla conclusione di i miei genitori non siano capaci di capire, perché a loro volta hanno vissuto situazioni difficili e che addirittura loro considerano peggiori rispetto al tipo di deprivazione di cui li accuso io. Non è realmente colpa loro, semplicemente perché non avrebbero potuto agire diversamente.
    Tuttavia, trovo plausibile la tua ipotesi su un mio rifiuto del contatto dovuto a rabbia verso di loro. Magari io ho perdonato, ma l'ho fatto quando ormai la modalità di interazione con i miei genitori si era cristallizzata secondo quelle precise dinamiche che attualmente mi sembrano immodificabili e tali credo di volere che restino in realtà.
    L'unico elemento che sfugge a questa spiegazione: la stessa difficoltà di vicinanza io la vivo anche nei confronti di mia sorella più piccola di 4 anni. A questo punto potrei pensare di aver visto in lei, sin dalla nascita, una temibile concorrente in una già difficile lotta per essere amati. Non saprei spiegarlo diversamente.
    In ogni caso, ancora una volta, grazie anche a te, per l'ennesimo, utile, punto di vista.
  • rituali e schemi ripetitivi nei giochi
    @mamma_francesca credo che la questione dipenda molto dalla profondità dello spettro del singolo bambino, quella della sequenza delle azioni, gioco compreso.
    Ogni genitore conosce bene meglio di qualsiasi operatore la situazione reale del proprio bambino e sicuramente noi genitori possiamo solo dare i nostri punti di vista in base alle nostre esperienze personali. Quello che ho descritto era solo una delle mille cose che esistono e che personalmente ho tentato,con buon successo devo dire, tanto da utilizzarlo ancora in maniera diversa per fargli da specchio quando ha reazioni avverse alle novità.
    Ci tengo molto a precisare che lo abbiamo utilizzato molto nei momenti in cui si isolava e ripeteva il 'gioco' o stimming, perché sono convinta che non sempre, quando sono così piccoli, riusciamo a capire se si sta autostimolando e di conseguenza rilassando o non riesce a portare avanti il gioco perché non sa come farlo. Sabato ero al corso del Cuoremente Lab è un partecipante ha parlato della sua esperienza riguardo lo stimming e ha detto che lo utilizzava come una sorta di resoconto della giornata, come se avesse bisogno di mettere bene a mente quello che aveva vissuto, È per questo che ho dato a notar il consiglio di entrare in punta di piedi, perché magari il bambino in quel momento ha bisogno di fare una determinata cosa per i motivi che hai anche detto tu, cioè capire determinate cose come funzionano.
    Più in là @notar non avrai bisogno di capire perché te lo dirà lui stesso che in quel momento ha altro da fare.
  • Definizione di neurodiversità
    Te la spiego come l'ho capita nel corso di psichiatria: la neurodiversità, come indica il nome, parte dal presupposto che ci siano variazioni nella conformazione neurologica dei cervelli umani, e che queste variazioni non siano necessariamente patologiche. In sé è un concetto ragionevole, che però si scontra con lo stato ancora assai arretrato delle conoscenze sulla mente umana (rispetto, che so, alle conoscenze sul sistema cardiocircolatorio). Nella pratica, non conoscendo l'eziologia di tutte le patologie psichiatriche, diventa difficile definire cosa possa essere neurodiversità e cosa no.
    È difficoltoso stabilire se l'alterazione neurologica preesiste alla, o se è una conseguenza della, malattia. Nel primo caso potremmo parlare di neurodiversità (ed entrare nel discorso su normale e patologico di Canguilhem), nel secondo sicuramente no. Il fatto è che non è così chiaro in quale situazione ci troviamo, e in sé nemmeno il neuroimaging è in grado di fornire sempre risposte a questa domanda (vedo che c'è un'alterazione e che si correla positivamente con una patologia, ma non necessariamente posso inferire un rapporto causale tra queste osservazioni).

    [...] da bipolare puoi diventare neurotipica se ti trovano un trattamento farmacologico adatto.
    Un autistico o un dislessico no.
    Credo che qui stia la differenza.
    In realtà se accettiamo una base organica pura a tutte le condizioni psichiatriche si tratta solo di trovare le molecole idonee. Resta aperto il problema che la questione sulla neurodiversità ci pone: fino a che punto si può pensare di correggere un comportamento/un funzionamento, una problematica che da Canguilhem a Foucault hanno affrontato in molti. Il caso del disturbo bipolare è interessante perché si sta proponendo uno spettro bipolare che va dal disturbo bipolare 1 (il più grave) alla ciclotimia...
  • Braille, a chi piace?
    @Piu82 Molto interessante!!! Sarebbe bello se queste esperienze di 'cambio del punto di vista' ci fossero un po' dappertutto e anche per varie disabilità (ma non solo per le disabilità!). Aiuterebbe le persone ad immedesimarsi e potrebbe alimentare la comprensione reciproca delle varie parti. Se mai dovessi andare a Catania penso che proverei assolutamente :) 

    Ho notato anch'io un acuirsi delle sensazioni, ma anche proprio un diverso modo di lavorare del cervello: tastare un oggetto con gli occhi aperti o con gli occhi chiusi è un'esperienza completamente diversa (almeno per me). 

    Devo ammettere però che è una cosa che sono riuscita a sperimentare solo ultimamente: anni fa non avrei avuto il coraggio di chiudere gli occhi in pubblico e tastare qualcosa (godendomi davvero il contatto, quindi eliminando i pensieri di preoccupazione per le persone che mi guardano e sul contesto, ecc...in questo mi ha aiutata tanto la Mindfullness). Se posso confessarlo, ammetto di averlo fatto davanti ai miei colleghi di corso, non solo, ma invitando anche uno a provare ;)) Una volta sarei andata nel panico a chiudere gli occhi tra le persone, ancora di più davanti a qualcuno, quindi per me è stato un bel traguardo, che mi ha anche fatto riflettere sul mio modo di preoccuparmi dell'immagine che do di me (la cosiddetta maschera...)... 
    Vabbeh, sto divagando. 
    Grazie mille per il contatto della stamperia :) 

    @LifeIs Prova, a me piace tantissimo! Per impararlo velocemente ho provato un metodo in cui associo la forma della cella alla lettera dell'alfabeto che già conosciamo. Per esempio (spero che si veda se scrivo in Braille):

    H per esempio questo è il simbolo per 'h' se guardi bene assomiglia alle prime due lineette di 'h' (partendo dall'alto)


    lquesto è il simbolo per 'l' (elle) ed infatti sembra una 'l'


    g questo è invece il simbolo per 'g' e infatti sembra un cerchietto se lo arrotondi, come la 'G'. 

    E così via... 


    I numeri sono le prime 10 lettere dell'alfabeto (dove j è lo zero) e vanno semplicemente scritti con un simbolo prima per avvertire che è un numero e non una lettera. 


    Guarda: 




    alfabeto-di-braille-isolato-su-bianco-29870217
  • Sfatiamo qualche mito?
    @Antonius_Block @Blind 

    Buon pomeriggio!

    Riprendo una discussione tratta da una risposta a Blind, nel bar.

    Mi è sembrato utile citare anche Antonius_Block, poichè ieri ho eseguito il suo sondaggio (Numero di partner) e notato la partecipazione spontanea di tantissimi membri del forum.
    L'ho trovato coinvolgente e creativo ;)

    Il mio è solo un tentativo di porgere l'argomento: ognuno ci legga quello che preferisce, i punti di contatto tra ND e NT secondo la mia esperienza, sono molto maggiori di quel che potrebbe sembrare all'apparenza.
    Non ho pretesa di essere esaustiva ne cattedratica.
    Provo semplicemente a riflettere (con l'aiuto di chi fosse interessato) su aspetti ho spesso notato nel quotidiano "pregiudizio" tra uomini e donne. 

    Provo a sfatare qualche "mito"...... :D

    chi me l'ha fatto fà.... ;)

    Per motivi di sintesi scelgo comportamenti eterosessuali.
    Per altro tipo di orientamento sessuale il discorso ha una base comune, ma con risultanze diverse.

    Per ognuno di noi (dico proprio tutti tutti) destreggiarsi con le competenze affettive, sessuali o di coppia è affar serio.
    Si tratta di districarsi (addestrare le competenze come direbbe Wolfgang) all'interno di una serie di variabili complesse: che ci renda più chiari e lineari i percorsi, permettendoci quindi di capire le motivazioni di molti comportamenti "codificati", che non  sappiamo spiegarci e che ci creano difficoltà.

    Prendiamo il corteggiamento.
    Vengono i sudori freddi ad ognuno: alzi la mano chi non si è sentito goffo e incapace e ingommato, almeno una volta.
    :D

    La base di partenza genetica (da cui partiamo e sulla quale si innestano molteplici variazioni) è quella secondo cui molti studi hanno evidenziato l'importanza di "ruoli" diversificati e specializzati nei mammiferi.
    Nei primati (ma pure per moltissime altre specie) il maschio sceglie nel branco delle femmine un individuo sano e giovane: il migliore possibile per trasmettere il proprio patrimonio alla generazione successiva.

    Ogni specie ha i propri "parametri" per l'individuazione della femmina più interessante per l'accoppiamento.
    Quindi, nel maschio l'attrazione è, di primo impatto, visiva.

    Per il maschio, guardare una femmina attraente, giovane e sana rimanda ad una serie di funzioni fondamentali per la sopravvivenza della specie.

    Per questo è totalmente assurdo pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nel piacere che si ricava dal "guardare" un individuo sessualmente attraente.

    Non si tratta di mera istintualità: il cervello modula tutta una serie di competenze fini e complesse, proprio per sovrintendere ad uno degli elementi di base della nostra programmazione neuro/fisio/biologica.

    Nei mammiferi vi è poi l'aspetto olfattivo, che monitora il momento dell'estro, utile all'accoppiamento.
    Per noi, homo sapiens, il maschio ricerca un certo tipo di proporzioni (ovale del viso, fianchi e seno) che esprimano proprio questo rimando di donna giovane, sana, idonea alla procreazione.
    Tutto questo non viene coscientizzato: sta in quel patrimonio trasmesso geneticamente.

    Quindi il maschio si attiva: ed è disponibile a "competere" per le femmine (pensiamo ai combattimenti tra cervi, leoni, scimmie ecc.).

    Qual'è l'obbiettivo genetico del maschio?
    Emettere il proprio seme, procreare il numero maggiore di volte che sia possibile.
    Questo per il successo riproduttivo della specie è fondamentale.

    Noi homo sapiens siamo un po' particolari: studi sulle sepolture preistoriche hanno evidenziato come, ai primordi, questo comportamento fosse nella norma.
    Se il maschio della specie deve riprodursi il più possibile (pena l'estinzione, che per il cervello è una gran brutta prospettiva!!) si comprende come l'attivazione immediata e visiva della sessualità sia una strategia evoluzionistica vincente.

    L'homo sapiens nel corso della preistoria si è quindi specializzato, dando origine a delle vere e proprie tipologie di società.
    Cacciatori, agricoltori ecc.
    Con esigenze diverse.

    Questa maggiore specializzazione ha portato alla suddivisione dei ruoli: quindi per il maschio, individuare e nutrire la propria prole (che garantisce la propria sopravvivenza genetica) è diventato fondamentale.

    Da qui l' "invenzione" della famiglia come cellula base di una società specializzata.
    Come meccanismo utile per ordinare e sviluppare le possibilità di progresso della propria specie.

    La monogamia, per il maschio, ha un valore "innaturale", perchè è in contrasto con la spinta genetica forte che è ancora presente in ognuno.
    La monogamia è una scelta certo: ma non è una priorità genetica. E' un valore, un elemento che permette di armonizzare il desiderio di relazione tra il maschile e il femminile.

    Noi siamo homo sapiens: ma l'educazione, la socializzazione, gli elementi del nostro ecosistema oggi sono diversi, e quindi influenzano le nostre scelte.
    Per questo è più naturale (percentualmente) che egli individui maschili, si possa scindere la sessualità dall'affettività.

    Per le femmine il discorso è un po' diverso.
    Una femmina di gorilla si accoppia con un maschio alfa, un Silverback.
    Il fatto che (ad esempio) egli possa essere giovane o "bello" non è così importante.
    La femmina sarà attratta dalla dominanza, dall'esperienza, dalla possibilità che il maschio alfa sappia sempre proteggere il branco (dagli altri maschi ma anche dai predatori, calamità naturali ecc.)

    La programmazione neurologica della femmina la porta a proteggere la propria vulnerabilità.
    Sta a lei il compito della gravidanza: la gestazione ne diminuisce le abilità.

    Ogni mese, per una donna, c'è un momento che ricorda, appunto, la sua funzione generativa.

    Dietro questi aspetti c'è sempre una complessità "psicofisica" importante.

    Per una femmina legare a sè il maschio (far parte dei suoi obbiettivi importanti) è fondamentale per la sopravvivenza.

    Lo strumentario della femmina (che procrea e accudisce la prole) è quindi molto più virato alla lettura di una molteplicità di segnali.

    Per il maschio si tratta di cogliere la ricettività della femmina (eh già... mica facile)
    Per la femmina invece è decisamente più complesso: perchè implica una serie di azioni/reazioni che rassicurino pure la sua ansia di "tenere" il partner accanto a se.

    Su questa base si può provare a rileggere tutta una serie di stereotipi.
    Che le femmine siano possessive, più tortuose.... che gli uomini siano meno sentimentali ecc.

    Ognuno è una storia a sè.
    La base genetica (sempre citando Wolfgang) va e-ducata e addestrata alle competenze.

    Siamo persone diverse: ognuna davvero è un piccolo grande continente, circondato da un'oceano.

    Conoscersi bene, conoscere bene i propri meccanismi di funzionamento (questa cosa mi fa star bene, questa cosa no.. questi sono i miei bisogni e il percorso di "mediazione" con l'esterno per soddisfarli) ci fa fare notevoli passi avanti rispetto alla selva di segnali in cui siamo immersi.

    Siamo, indistintamente, individui complessi: la risultante delle nostre scelte e del nostro benessere non può essere di tipo causa lineare (qui il nume del buon Watzlawick venga a dare una mano....) 
    L-)

    Non vi è ancora venuto mal di testa?
    Metto l'accendo sul conoscersi poichè, su una base di buona consapevolezza, non è impossibile "dialogare" tra individui che abbiano attenzione all'interazione e all'ascolto.

    Certo... non ne troveremo a milioni in giro per la strada: e magari spesso ognuno di noi si dovrà accontentare di un segmento (quindi trovare persone compatibili non è facile per nessuno).
    Forse il NT potrà essere più adattabile o abile socialmente: ma ciò non lo mette a riparo dal vivere cocenti delusioni, desiderare sentimenti delicati e profondi, provare una stringente sensazione di solitudine........

    Lui sarà solo più abile nel mascherarlo.
    Anche lui ha bisogno di conoscersi e riflettere: favorendo, in tal modo, la relazione con persone affini.

Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586