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  • Buongiorno a tutti e ben trovati!

    Grazie molte per i vostri benvenuto, ed ecco qualche altra
    informazione su di me.

    Lavoro in una grossa multinazionale con sedi nel Nord-Ovest,
    vivo da solo a Milano, ed ho anch’io una figlia di 30 anni.

    Sul lavoro passo effettivamente per un “alieno” per vari
    motivi, ad esempio perché nonostante la quantità (e fortunatamente la qualità)
    delle cose che riesco a fare, non mi spendo mai per esaltarne i miei risultati.
    Quando ricevo un riconoscimento pubblico entro in imbarazzo e devo sudare sette
    camice per non darlo a vedere cercando al contempo di non apparire immodesto.
    Mi salvo allora con l’autoironia.

    La reticenza che ho sui miei successi mi viene rimproverata
    sia da chi mi vuole bene che da chi mi vuole male e la etichetta come
    presunzione. Singolare no? Uno direbbe che presuntuoso è chi si mette in
    mostra, non chi è schivo. Il punto è che se provo a esaltare un mio successo risulto un disastro per goffaggine e divento involontariamente
    (e chissà mai perché) anche aggressivo.

    Nella goffaggine cado immancabilmente anche quando si tratta
    di coordinare il mio corpo. Ormai me ne sono fatto una ragione e ne sorrido con
    gli altri, ma da ragazzo mi ha fatto molto soffrire, soprattutto in discoteca (che
    umiliazione ballare scoordinati!) e durante l’ora di educazione fisica. Anche
    se qui sono riuscito a convincere il mio medico a farmi esonerare, pur essendo
    perfettamente sano. Rimanere attaccato alla pertica senza riuscire a salire di
    un centimetro, guardare la palla che mi veniva schiacciata oltre la rete di
    pallavolo dalla squadra avversaria senza capire come comandare al mio corpo di
    fare quello che sapevo benissimo che avrei dovuto e potuto facilmente fare, era
    una sofferenza davvero grossa. In grado di modificarmi l’umore anche per
    diversi giorni, di influire sul mio rendimento scolastico e di scatenare
    istinti ribelli in me.

    Negli sport di squadra oltre alla goffaggine fisica ho anche
    un limite psicologico nell’accettare l’antagonismo. So razionalmente che cos’è,
    ma non so cosa significhi provarlo. Ricordo che l’unica volta in cui ho
    giocato a pallone, per tutta la partita mi è stato naturale passare la palla a
    chiunque mi venisse incontro mostrando di volerla prendere, anche se era della
    squadra avversaria. Credo sia anche per questa incapacità a sentire l’antagonismo
    che ho scotomizzato il calcio e tutto ciò che lo concerne.

    Penso che se un giorno commettessi un reato mi verrebbe
    naturale aiutare chi mi deve arrestare, o quanto meno gioirei un po’ per lui
    nel momento in cui riuscisse ad ammanettarmi :-)

    Questa spontaneità nel fare intelligenza col nemico non è
    una brutta cosa, mi piace. E mi procura vantaggi enormi nella contrattazione
    che è parte rilevante del mio lavoro. Quando negozio, in scala ridotta anche
    nella vita privata, mi viene naturale cercare il massimo risultato oltre che
    per me anche per la mia controparte. Sembro dotato di sangue freddo, in realtà non
    vedo nemici da combattere ma partner coi quale si può raggiungere un buon affare.

    È la strategia della negoziazione del tipo ‘win-win’ che si impara
    in aula e che al mio livello tutti cercano di praticare, ma io non l’ho
    acquisita con la formazione, la pratico naturalmente e quindi molto più
    efficacemente. Ed è l’unico modo in cui sono capace a negoziare senza diventare
    goffo o aggressivo.

    Non soffro di assenza di
    spirito competitivo, anzi mi motiva molto stare nell’agone di qualunque sfida e
    temo fortemente la noia.Il fatto è che io non riesco a competere contro altre persone. Riesco solo a
    competere contro me stesso. Così quando
    incontro qualcuno più performante di me innalzo automaticamente la mia personale
    asticella, e non quieto sino a che non sono riuscito a superare il nuovo limite,
    o sino a che non desisto avendo provato di tutto per riuscirci.Ossessivamente.

    Gioco sempre contro il limite, non contro un’altra persona, come
    in atletica si combatte non per battere un altro atleta ma il suo record. Sembra
    contradditorio e non so esprimerlo meglio di così, ma è così. Ed è per questo
    che – parallelamente - gli insuccessi mi dispiacciono ma non mi abbattono. Perché
    li vivo come la sperimentazione dei miei limiti, non come sconfitte ricevute da
    parte di qualcuno.

    Ho sempre considerato queste mie caratteristiche (e molte
    altre che per ora taccio) frutto esperienze un po’ squilibrate. Immagino
    invece che siano figlie di una mia condizione aspie, il che mi rasserena alquanto
    perché mi consente finalmente di metterle in un loro posto. Non sono più in
    disordine. So come classificarle.

    E so anche dove collocare il piacere di poterle finalmente
    riordinare, perché nelle sotto-scale del test che ho fatto on line, assieme ad un sospetto asperger, emerge anche una sospetta
    neurodiversità nel disturbo ossessivo compulsivo ;o).

    Nella altre sotto-scale risulto invece neurotipico.

    Tutte le mie particolarità non mi hanno impedito di
    raggiungere sul lavoro la posizione più alta a cui avrei potuto aspirare, se
    mai vi avessi aspirato. Credo anzi di averla raggiunta non malgrado ma grazie ad
    esse. Nella vita sentimentale e scolastica, invece, qualche condizionamento
    negativo l’ho avuto.

    Ma ora devo interrompere questa integrazione alla mia
    presentazione, non per reticenza ma per non invadere oltre il vostro spazio e
    la vostra attenzione, che ho già occupato abbastanza.

    Grazie a chi mi ha letto si qui con pazienza e buona serata a
    tutti.

    Mauro.

  • Particolarità bimbo di un anno
    Ciao di nuovo a tutti, e buone feste. chiedo scusa se turno a chiedervi un parere ma sono cosi confusa.
    Leggo leggo leggo tanto questo forum e il web, ma ogni storia è diversa, ogni persona è diversa, e non trovo risposte.
    Il mio bimbo ha ormai 15 mesi, e ha cominciato a dire varie paroline, e anche se riconosco che è un'ottima cosa e ne sono felice ancora non sono tranquilla.
    In evoluzione abbiamo il linguaggio, appunto, dice varie parole in modo appropriato anche se alcune parti del corpo le nomina così dal nulla, indicandosele o indicando le nostre. Anche se in quel momento non c'entra nulla.
    Inoltre non picchia più gli altri bimbi, però la maggior parte delle volte li ignora o li guarda da 'distanza di sicurezza' (da lontano magari li chiama anche) ma se si avvicinano fa finta di nulla.
    Mi preoccupano essenzialmente due cose: lo sguardo (mio grande cruccio da sempre) e i versi che fa. Un po' anche la scarsa attenzione.
    Lo sguardo : se siamo in un momento tranquillo e "obbligato" (es seggiolone, fasciatoio, ecc) non lo evita, anzi a volte lo cerca per primo. Se mi fa una richiesta in ambito domestico spesso lo cerca immediatamente. Ma: se stiamo giocando insieme non alza praticamente mai gli occhi a cercare i miei (sebbene stia partecipando con me al gioco, non è un gioco del tutto solitario, perché se mi alzo dopo poco mi segue o chiama. Però pare non sappia condividere a un livello più alto di quello "la mamma deve starmi seduta accanto" ). Se siamo in giro un disastro... È troppo preso a correre qua e là e non alza gli occhi nemmeno se mi chiede aiuto (tipo per fare i gradini che da solo non sa fare).
    Non dico che non mi guardi mai mai, però poco specialmente se faccio il paragone con un suo coetaneo che vedo spesso e che mi guarda certamente più di mio figlio. Ma mi chiedo, anche tra nt accade che ci sia chi ha più o meno contatto oculare o è un segnale di allarme forte? Quel che è certo è che mi fa soffrire, perché anche se il mio cucciolo mi ascolta probabilmente non riesco a condividere come vorrei. A volte mentre siamo in giro se incrocia i miei occhi mi pare quasi giri apposta lo sguardo, ma può essere che tema lo fermi o gli dia dei limiti? (quando usciamo, sebbene ami lasciarlo sperimentare, spesso e volentieri è tutto un fermarlo perché vorrebbe sempre entrare coi piedi e mani in acqua, mettere in bocca ciò che raccoglie, ecc).
    Con gli adulti a volte li ignora, specie se tentano un approccio molto diretto, altre è lui a cercare la relazione. Però secondo le sue modalità. In quel caso interagisce anche a lungo, ma deve partire da lui e noto che lo fa più spesso con persone anziane. Può essere che lo intimoriscano meno? Io temo sia anche rimasto un po' scioccato perché a fisioterapia è stato un po' forzato inizialmente, e magari ora non ha fiducia negli altri (poi tra visite, Fisio, osteopata... Poveretto, non sono proprio belle esperienze).
    Per quanto riguarda i versi che fa : spesso durante la giornata fa versacci di vario tipo, ripetuti e ripetuti (dopo un po' sono angoscianti per me!) senza un motivo. Li fa sul passeggino, o mentre gioca, o mentre cammina... Sono vari, tipo una specie di "tichitichite" oppure "brrrr brrr" come per le macchinine (lo usa anche nel giusto contesto) o cose così. O pernacchie, versi con la lingua, da solo non rivolti a qualcuno (come se piacesse a lui sentirli o produrli, a volte le pernacchie le fa anche per gioco con noi e quello vabbè è normale) È una cosa che non mi pare gli altri bambini facciano, vorrei chiedere alle mamme anche di bimbi nt se qualcuno lo faceva, o se davvero è una stranezza.
    Così come per le altre cose... Io ormai, essendo allarmata per il discorso motorio, vedo in tutto una malattia, poi vedo anche le tante cose positive ma... Lo vedo un bimbo che capisce, è presente ma si comporta in modo strano.
    Ah, spesso sfarfalla (più che altro se è impegnato in un gioco motorio: correre, gironzolare, ecc. Da seduto o se tranquillo tipo davanti alla tv mai).
    Ultima cosa : nel gioco non vedo enormi progressi. Di costruire non gliene frega un tubo, gioca un po' con la cucina giocattolo ma più che altro sposta pentole e mestoli, solo ogni tanto ci porta la tazza o da da mangiare ai pupazzi e più che altro se glielo dico io. La palla la lancia una volta o due a noi poi la butta in giro e ci gioca da solo.. Non si impegna con concentrazione in qualche attività tranquilla, tipo travasi o cubi. Si è stufato anche un po' dei libri. Gli piace molto però abbracciare e baciare i pupazzi, questo prima non lo faceva.
    A breve dovremmo vedere la npi per il controllo e le chiederò tutto, ma vorrei dei pareri di mamme (e non) , e un po' di conforto se possibile.
    Un abbraccio a tutti
  • Paura del futuro
    Prima di tutto vi ringrazio per le risposte. Il mio bimbo è da un mese che ha iniziato a parlare con parole singole e frasi di 2-3 vocaboli, alcuni non perfetti, ma sa esprimere i suoi bisogni chiaramente e sta imparando bene a comunicare la richiesta. Risponde bene alle domande. Sta seduto poco, ma la sua attenzione è migliorata tantissimo e anche il sul sguardo è molto piu presente. Penso anch'io che bisogni lavorare sul rapporto con i suoi pari, perché fa fatica a comunicare con loro e di conseguenza fatica a fare un gioco tranquillo. Nonostante i suoi limiti cerca quasi sempre l'attenzione dei suoi compagni, ma con risultati non proprio a suo favore. Sono sempre con il dubbio di non fare abbastanza...
  • Paura del futuro
    anch'io non ho ben capito quando è consigliabile l'ABA e quando no. 
    il problema principale di mio figlio è l'interazione con i suoi pari (fa fatica e a volte usa un linguaggio atipico, inoltre non riesce a fare un gioco strutturato con l'altro)… in un caso così l'ABA può servire?

    @aleysa capisco benissimo la tua paura per il futuro… purtroppo anch'io vivo con questo costante pensiero in testa. Prego spesso di riuscire, con il tempo, a trovare un po di serenità, per me e per la mia famiglia perché vivere così è davvero faticoso e triste.
  • Ho menato un compagno
    @Sophia sono cintura marrone di karate e gioco a pallavolo. Ma a quanto pare non è sufficiente. Forse sino gli ormoni...boh...J
  • Ho menato un compagno
    Tu sei tu. Questo è quello che ti rende meglio di altri: non hai bisogno di seguire la massa. Segui i tuoi sogni (infatti vinci premi musicali e letterari, sei bravo nello sport e nelle ore noiose leggi). Il bello di te sta proprio in questo: non sei quello "strano", sei semplicemente quello che vuoi (cosa che molti non riescono a fare). Sicuramente non è piacevole avere una classe che ti gira le spalle, ma sii forte e non sentirti in colpa: ti sei difeso, è un tuo diritto difenderti. Magari cerca di essere meno impulsivo per evitare guai. (Comunque alla tua età ci sta che due si menino, purtroppo ne ho visti di adolescenti picchiarsi anche per gioco). :|
  • Perplessità sulla preparazione della terapista
    Ciao a tutti , oggi prima ora di terapia Esdm per mio figlio di 24 mesi . La Terapista lo seguiva e lasciava lui stabilire le regole del gioco. Il papà che lo accompagnava non è stato interpellato e/o coinvolto per niente ...mio marito aveva notato che la terapista guardava l’ora ogni 5 min .
    Come capire se è davvero in gamba , se ho scelto bene il centro ?
    Altrimenti dove vado ? Qui dove abitiamo noi non se ne trovano molto ... sono un po’ delusa ...
  • Spannolinamento
    Innanzitutto cerca di capire se è pronto. Controlla ogni tanto il panno vedinsene asciutto, vedi se i pannolini del mattino sono asciutti. Se prendi la decisione ogni tot lo porti in bagno, fai sedere per un po di minuti.. Se la fa grandi lodi o un gioco che gli piace tanto. Se scappa non bisogna sgridare, cambiare con tranquillità e ricordargli che la prossima volta deve farla in bagno. Comunque se siete seguiti chiedi consiglio anche alle tue terapiste.
  • Relazione a distanza con AS - Help
    Harley, SEMPRE parlarne in maniera pacata. Se percepisce ostilità (e gli asperger sono molto sensibili con i sentimenti negativi) è possibile che presti meno attenzione a quello che dici e venga totalmente assorbito dalle emozioni difficilmente gestibili, e si senta incapace di offrirti quello che vuoi. Ristabilisci un clima sereno e quando sai che siete riappacificati prova a chiedere ciò di cui hai bisogno, facendo pause, lentamente, ed evitando di starci sopra per troppo tempo. Piano piano capirà. Se vuoi intraprendere una relazione di questo tipo considera che anche se lui è pronto a mettersi in gioco certe cose arriveranno lentamente. Se non sei una persona paziente valuterei se la situazione per te non sia veramente troppo 
  • Come ti senti oggi? Da -10 a +10
    ciao ragazzi, ovviamente quasi nessuno mi conoscerà, frequento saltuariamente e scrivo molto poco, ma  oggi mi sento proprio da -10 non solo perchè sono stato insonne dalle 2 e mezza del mattino, e nemmeno perchè sono alcuni anni in cui vivo periodo della mia vita abbastanza sfiduciato, anche se la rivelazione della mia neruodiversità e stata assieme come una rivelazione e allo stesso tempo uno scossone stile defibrillatore o come il classico "fulmine a ciel sereno" che mi ha aperto gli occhi su una infinità di domande che mi giravano nella testa da anni e anni.
    In realtà io sono ancora in fase di valutazione, ho appena concluso i test e al prossimo appuntamento avrò il colloquio di restituzione  e quindi molto del mio autismo non so, (ma la psicologa mi ha già preannunciato che supero tutti i "cut off").
    vabbe non era di questo che volevo parlare, il fatto e che da un po di tempo (diciamo un 4/5 annetti) mi sto facendo prendere da un senso di scoraggiamento e fallimento generale della mia vita, in particolare lavorativa, speravo che la mia vita professionale potesse "decollare" a un certo punto in qualche maniera, nonostante tutto, ormai ho 40 anni, vedo che i miei coetanei che si stanno realizzando (chi più chi meno) ma soprattutto vedo gente che apparentemente ha potenzialità minori delle mie avere un successo professionale per lo meno migliore del mio, io invece rimango sempre al palo, incapace di portare a completare un qualunque  incarico completamente, incapace di andare a "vendermi" a potenziali clienti, incapace di rompere il ghiaccio e affrontare situazioni nuove, mettermi in gioco, "buttarmi", e nemmeno francamente sono più capace di stimare quale possano essere le mie reali competenze che mi appaiono essere come a "macchia di leopardo" e quindi difficilmente spendibili.
    La consapevolezza che se non con un supporto che non ho ma mi rendo conto che dovrei avere non sono in grado di fare nulla indipendentemente mi deprime.
    Il fatto che non ho il coraggio di dire nulla di tutto ciò a mia moglie, perché non posso sopportare l'idea di dire alla mia compagna che sono un fallito aggiunge a tutto ciò un ulteriore forte sentimento di solitudine.
    Sono reduce da una notte di insonnia dove il mio cervello mi continuava a torturare con le mie preoccupazioni e questa mattina mi sento sfiancato.
    la notizia della mia neurodiversità arrivata per caso e di traverso, è entrata in questa situazione come una rivelazione come ho detto come un colpo di defibrillatore.
    Mi piacerebbe sapere di qualcuno che come me ha scoperto la sua neurodiversità da adulto, magari quando si e trovato in una situazione un po limite, e se magari puo anche testimoniarmi che è possibile "in qualche maniera" correggere un po la rotta attraverso qualche attività di supporto che possa essere di aiuto, ne avrei proprio bisogno...
    Scusate ma, oggi sto proprio da -10....
  • Appunti di un neofita
    Buonasera,
    Premetto che fino a pochi giorni fa non sapevo nulla della Sindrome di Asperger. Il motivo che mi ha spinto a documentarmi è una relazione con una ragazza, durata per un anno, e che ha rappresentato per me un'esperienza molto particolare, spesso destabilizzante. Alcuini gionri fa, una persona a me cara mi ha suggerito di documentarmi sulla Sindrome di Asperger, dal momento che secondo lei alcune caratteristiche comportamentali della ragazza che frequantavo potevano presentare i profili sintomatici tipici di un Asperger. Da allora ho studiato, letto di testimonianze, fino alla decisione di aderire a questo forum nella speranza di poter raccogliere commenti che mi aiutino a capire.
    Ho conosciuto questa ragazza nel contesto lavorativo. La prima volta che ci siamo visti lei ha provocato il contatto, cercandomi insistemente con lo sguardo in un'occasione sociale. Abbiamo parlato per pochi istanti. L'ho ricercata io dopo circa due mesi, quando avevo saputo di un suo cambio lavorativo. Abbiamo parlato al telefono e da li abbiamo organizzato un appuntamento. Quando ci siamo rivisti è scattato qualcosa, che ci ha portato ad iniziare una frequentazione quando lei viveva ancora in un'altra città. i primi due mesi sono stati belli, sebbene già in questa prima fase lei mi raccontava di certe sue difficoltà sul piano affettivo e relazionale, che aveva sempre sperimentato nella sue precedenti esperienze. Notavo questa cosa nella distonia fra una certa disinvoltura sessuale e la difficoltà a lasciarsi andare ad un bacio, ad un abbraccio, cose che lei diceva di non essere in grado di fare.
    Attribuivo queste difficoltà relazionali al racconto che aveva fatto della sua storia familiare, caratterizzata per quello che riuscivo a capire da un profondo deficit accuditivo. Nel suo manifestare o descrivere le sue difficoltà c'era una grande lucidità, come se si guardasse allo specchio, senza però mai dare un significato, una ragione a questo suo modo di essere. In quella fase, c'era anche spesso  l'ammissione di voler essere diversa da come era stata in precedenza, che quello che stava vivendo per lei era nuovo, e voleva crederci. 
    Una prima occasione dove notai qualcosa di particolare fu in occasione della perdita improvvisa di una persona molto vicina alla sua famiglia. A questo evento, improvviso, ebbe una reazione strana, che io non riuscii a capire. MI parlò di un suo scambio di messaggi con la figlia di questa povera donna che la invitò a pregare per sua mamma; lei rispose in modo brusco, dicendo di lasciar perdere le preghiere, cosa che le guadagnò il commento di persona che aveva ancora una volta dimostarto la sua aridità. Mi colpì ancor di più il fatto che i suoi genitori non vollero che lei si facesse vedere da tutti dopo la morte di questa donna, per non turbare la figlia. In quell'occasione lei mi disse come i suoi la facevano sempre sentire inadeguata alle situazioni. Ancor più d'impatto per me fu una sua frase, con cui ammetteva di non capire come tutti intorno a lei piangessero e si disperassero per una cosa del genere, che lei non aveva emozioni, non riusciva a piangere, confessandomi che l'unica cosa che la faceva piangere era il dolore fisico ma non quello, diciamo, morale. Io rimasi interdetto, pensando ad una forma di autodifesa dal dolore, magari collaudata nella complessa vicenda familiare.
    Un altro momento molto particolare fu un mese più tardi, quando lei venne a sapere di una dramamtica verità sulla sua vicenda familiare. Anche in quel caso, la sua reazione, per quanto inizialmente apparentemente turbata, fu strana, sintetizzata nelal frase...tanto rimuovo anche questo. Li cominciai a pensare che avesse caratteristiche troppo particolari per reagire in questo modo a fatti cosi drammatici. In quel momento, il tema del deficit accuditivio non sembrava bastare più, allora attribuì la cosa al fatto che essendo epilettica assumeva farmaci che, per quanto ne so, sono degli straordinari stabilizzatori dell'umore.
    Da quel momento tuttavia le cose cominciarono a deteriorarsi fra di noi. Era diventata in qualche modo cattiva, o almeno appariva tale. Usava espressioni forti, non curante mai dell'effetto che producevano su di me e che ogni volta le rappresentavo; mi sentivo dire che lei non capiva come certi sui atteggiamenti, che io vedevo sempre come provocatori, potessero avere su di me l'effetto che io lamentavo, visto che in fondo lei si limitava sempre a dirmi con sincerità le cose, anche se in modo brusco, ma sincero. Quando le mie rimostranze si facevano più incisive, lei usava espressioni come..io non mi merito l'amore di nessuno, io porto solo problemi ed infelicità, posso stare solo con quelli come me. Il tutto intervallato da frasi come, ti amo, ma non credermi perchè non sarò mai in grado di dimostrartelo. Io posso styare solo sola. In effetti l'isoalmento, nelle sue frasi, ricorreva semre come forma di protezione dal dolore, dal disagio, quasi come unica dimensione in cui riuscisse a stare.
    Nelle settimane successive, cominciò letteralmente ad eclissarsi. e qui è cominciata una giostra duratra 10 mesi; quando la cercavo anche dopo giorni o settimane lei rispondeva sempre, ma non prendeva l'iniziativa. Quando riuscivamo a vederci era tutto molto bello, ma poi dal gionro dopo ricadeva nel silenzio, nella fuga. Per un numero incredibile di volte, è stata lei in quei momenti a propormi di vederci, ma quasi sempre poi cambiava inspiegabilmente idea, senza mai dare una giustificazione credibile. Ad un certo punto ho cominciato a soffrirne veramente, a volte reagendo male, con messaggi forti che attenevano alla sua cattiveria, al sua falsità. Lei reagiva sempre male, il richiamo alla sua presunta falsità era quello che la faceva soffrire di più. Erano anche le occasioni in cui tornava a denunciare la sua inadeguatezza alla vita in generale, al suo non saper stare nelle relazioni, al suo non saper esprimere le emozioni, quello che provava per me. La situazione si è fatta sempre più difficile, io ero ormai tremendamente destabilzizato, perchè non capivo, soprattutto come lei non si rendesse conto come con i suoi atteggiamenti, le proposte di vederci sempre ritirate mi facesse male. Ho cominciato a dubitare di lei, a darle della cattiva, dell'approfittatrice, cose che la mandavano su tutte le furie. Poi quando si trattava di parlare dei suoi sentimenti per me, lei mi diceva che dovevo capire che lei era interessata a me, per il solo fatto dopo un anno di esserci ancora. Ma era un esserci senza esserci, quasi impalpabile. Ad un certo punto mi ha detto due cose che mi hanno fatto venire dubbi. La prima, la sua ammissione di non saper entrare emotivamente in contatto con la sfera altrui: La seconda, per giustificare il fatto che non sapeva stare nella quotidianità di una relazione, che lei ha bisogno di fare sempre le stesse identiche cose tutti i giorni. In effetti queste due frasi erano la sintesi di quello che avevo visto nel tempo, tanto l'assenza di empatia nei miei confronti come degli altri, che la ripetitività, quasi maniacale, delle sue routine, rappresentate dalla palestra tutti i giorni, all'alba, e dal lavoro, spesso vissuto con un impegno eccessivo, non giustificato dagli incarichi che gli vengono dati. Ci sono stati spesso richiami alle sue ansie, ad una certa tristezza, e sempre quel rifeirmento alla delusione delle aspettative degli altri. Sono diversa, strana, è quello che le ho sentito dire tante volte, cosa che ho sempre dovuto confrontare con la grande intelligenza che le ho sempre riconosciuto. Soprattutto nella sua lucidità di capire le mie aspettative, i suoi comportamenti, deinfiti assurdi, senza però aver mai fatto seguire delle azioni concrete, come se la sua fosse una lucida presa d'atto delle cose, da accettare per come sono, perchè, come diceva...sono fatta così, non posso cambiare.
    Quando ho cominciato ad informarmi sulla Sindrome di Asperger ho ritrovao alcuni tratti..la mancanza di empatia, la ripetitività delle routine, la tendenza ad isolarsi in risposta agli stati d'animo turbati, il senso di inadeguatezza, generato forse anche dai commenti dei coetanei che la definiscono strana: mi ha colpito anche l'importanza della incapacità di guardare negli occhi una persona, cosa che ho in effetti notato l'ultima volta che l'ho vista, rimanendo impressionato dal gioco che mi sembrava spontaneo, non voluto, di evitare i miei occhi, per poi fare una sguardo quasi allucinato quando li abbiamo incrociati.
    Forse le mie sono solo suggestioni, magari in me c'è solo la delusione per un sentimento non contraccambaito. Ma ho sempre avvertito in me che ci fosse qualcosa che andasse al di la delle normali categorie compartementali all'interno di una relazione.
    Mi sono dilungato, me ne rendo conto. Chiunque abbia avuto la pazienza di leggermi, e volesse esprimere un commento o farmi domande, gliene sarò veramente grato.     

  • Il talento e/o l'intelligenza di una persona può scusare il suo cattivo comportamento?
    @EstherDonnelly non mi piace giocare un gioco dove non capisco le regole (limite mio).

    Tornando nel merito dei contenuti: tu dici più dove non sei d'accordo ma non ho capito dove sei più d'accordo.

    Parli di calcolo costi/benefici ma come posso spiegare che l'utile per me potrebbe non essere l'utile per qualcun altro?

    Dici di ponderare con attenzione caso per caso e di prendersi del tempo, ok ma quando si affitta?

    Ammesso che la mia posizione sia rigida, solo per questo non può essere quantomeno sensata almeno qualche volta?

    Prima o poi bisogna calare nel concreto e prendere una posizione/decisione; schierarsi.

    Io ho cercato di sciogliere questo nodo gordiano proponendo un concetto chiave: responsabilità. Che racchiude in sé sia meriti che colpe.

    Mi da fastidio che venga giudicato una posizione "rigida" solo perché non è quella che la gente vorrebbe sentirsi dire. Mi fa sentire fuori contesto ed è per questo che chiedo (prendendomi la responsabilità) se ha senso che rimango a conversare su questo argomento.

    Tutto qua :)
  • Il talento e/o l'intelligenza di una persona può scusare il suo cattivo comportamento?
    Ma perché tutta 'sta fretta di trovare una medicina al punto di esser tenuti per le palle?

    Perché non invertire il rapporto di forza? Stai per inventare una cura per l'ebola? Allora ti piacciono i soldi! Tu scrolla l'albero che poi i frutti li raccogliamo noi (ma veramente ci si illude ancora di vincere al gioco sociale al giorno d'oggi per propri meriti?)!

    D'altra parte se la cura esiste se non la trova uno bravo qualcun'altra prima o poi la troverà al posto suo, magari a rapporto costi/benenfici minori :D

    E' il mercato, bellezza ;)
  • Il talento e/o l'intelligenza di una persona può scusare il suo cattivo comportamento?
    Non ho capito @EstherDonnelly

    Non ho mai detto che uno deve essere immacolato ho detto che il gioco non vale la candela PERCHE' ha fatto qualcosa di buono/utile. Non è che se stupra diventa intoccabile a vita per il bene che ha fatto prima sulla base che chissà chi (la società) ha contratto un debito inestinguibile nei suoi confronti.

    Qui stiamo valutando le persone per le loro azioni non il contrario. Non c'entra il livello globale e anche se non si potesse misurare in ogni caso si può misurare la fedina penale ;)

    Io non mi farei fare la morale da chi predica bene e razzola male. Non è possibile separare nettamente un mestiere con tutto il contorno di costi/benefici dal significato simbolico che si porta dietro: altrimenti il mestiere del ginecologo dovrebbe decadere in quanto potrebbe essere tacciato come una professione da pervertiti.


  • Ma le publicità del gioco digitale non dovevano essere eliminate?
    I 5 stelle avevano messo nel primo contratto di governo approvato la eliminazione delle pubblicità del gioco d'azzardo, eppure girano ancora in tv, ma non dovevano essere eliminate?
  • Giochi in squadra
    Perennemente scartata. Mi ricordo che a scuola i due capitani di pallavolo sceglievano i loro giocatori. Io rimanevo sempre l'ultima. Ricordo l'umiliazione.
    Però io mi sentivo talmente imbranata che li giustificavo.
    Una volta alle elementari, mi ricordo che facevo parte di una squadra di calcio. Avevo cercato di proporre uno schema di gioco perché avevo notato, stando in panchina, che tutti, di entrambe le squadre, indistintamente inseguivano la palla. uno sciame di persone che si muoveva sul campo. A casa mia nessuno seguiva il calcio, quindi posso dire che l'idea di uno schema era una cosa proprio di mia invenzione. Una tattica. La sola cosa che sapessi fare: studiare a tavolino. Avevo proposto la mia idea al capitano che mi rise dietro. Pensai che avevano ragione loro, io ero proprio imbranata e stupida.
    [Questo pensiero mi ha a lungo fregato, nella mia vita: pensare che gli altri fossero sempre e comunque nel giusto, a mio scapito.
    Scusate l' o.t. ma era una considerazione che mi è venuta fuori mettendo insieme i tanti ricordo di questi giorni]
  • Giochi in squadra
    @Giadaniel prima di tutto, c'era una luuuunga fase preparatoria che farebbe impallidire qualunque ambientalista, visto che si dovevano creare delle buste per lettere di tre tipologie: buste per lettere normali, buste per lettere d'invito e buste per lettere per regali. Oltre alle buste per lettere, si dovevano ritagliare dei fogli per le lettere vere e proprie. A seconda della tipologia erano di colori e dimensioni diversi. Sia io che mia sorella avevamo dei timbri per firmare (io una ranocchia, lei uno smile). Il gioco consisteva nel sistemarsi in due stanze diverse circondate da questa tonnellata di carte. Ci si scriveva delle lettere in cui si parlava del piú e del meno, si imbustavano, si timbravano e poi si mettevano in un cassetto del bagno (che nella mia testa era l'ufficio postale).
    Quando si riceveva una lettera d'invito si poteva entrare nella stanza in cui c'era l'altra.
    Con le buste per regali ci si poteva inviare piccoli oggetti come matite, portachiavi e roba simile
  • Giochi in squadra
    @RobK esattamente la stessa cosa.O sono il n.1 o mi smarrono e mi isolo.Gioco a volleyball e per mia fortuna sono bravo.Altrimenti avtei mollato. Negli altri giochi casuali ( caccia al tesoro dei campi estivi o cose del genere mi eclisso.) J. Ps: già il termine animatore mi innervisisce .Non è che i ragazzi siano degli zombi da animare
  • who am i
    Sono anni che cerco di capirlo, sono anni che cerco, sono anni che lo sento ma non lo vedo.
    È il mio io che mi parla, che mi mette in gioco.
    Sono io il player o sono io a essere parte del gioco?
    È un gioco unico, e  in questo gioco lo scopo è trovare il tesoro nell'isola.
    Però come in quasi tutti i giochi, c'è il livello da superare.. e il mio livello è proprio l'isola.
    L'isola è fatta da nuvole, nuvole bianche.
    È difficile trovare il tesoro tra tutte queste nuvole.. 
    Eppure dopo anni viaggiando tra le nuvole, ho capito una cosa.. che il tesoro non è nelle nuvole, ma è dentro di me..
    L'ho sempre portato con me senza rendermene conto.
    Ma ora, ora so che il tesoro sono io.
    Ho vinto il gioco, e ora ho il tesoro più ricco di tutti.
    "Per essere felice devi essere te stesso e amare ciò che sei. Vivi il tuo io."



  • Mi presento
    Buonasera, sono la mamma di un bimbo meraviglioso. Ha poco più di due anni, ma ancora non parla molto, per lo meno, dice poche parole comprensibili ai più, e fa molti versi e chiacchiera in una lingua “sua”. Frequenta il nido da quando ha 8 mesi, e sono state proprio le sue maestre ad invitarmi a parlare con la pediatra ed eventualmente con uno specialista, del suo ritardo nel linguaggio. Quando ho chiesto loro se a parte il linguaggio avessero notato qualcosa di “strano”, mi hanno risposto che è difficile catturare la sua attenzione, mantenere il contatto visivo e che difficilmente quando lo chiamano si gira. Nella mia testa si sono attivati parecchi campanelli d’allarme, mi sono attivata per trovare un logopedista e un neuropsichiatra in via privata, visti i tempi biblici del servizio pubblico. So che prima si agisce, meglio è, e non ho voluto perdere tempo. Ho parlato con due logopedisti, entrambi mi hanno confermato che dobbiamo lavorare molto sul linguaggio, ma che a parte questo lui è un bimbo molto comunicativo, con un carattere forte. Secondo uno di loro è soprattutto il lato caratteriale a bloccarlo perché tende a voler fare solo ciò che vuole lui, se l’argomento non lo interessa è difficile convincerlo. Lui indica, una delle poche parole che dice è proprio “guarda!”, chiede “cos’e?”. Quando giochiamo mantiene il contatto visivo e attira la mia attenzione per condividere ciò che fa, è un bimbo sorridente, affettuoso. Quando gli faccio una faccia triste lui mi tira a se per abbracciarmi e farsi baciare. Imita tutto ciò che vede fare, ama giocare con le macchinine, con i puzzle, con il gatto di casa. È molto affettuoso anche con lui, lo rincorre si, ma lo accarezza e gli si accoccola spesso. Quando lo chiamo, se non sta facendo nulla che lo interessi particolarmente, risponde. Risponde anche ad alcuni tipi di domande, o richieste, ad esempio mi porta le scarpe, accende e spegne la luce, raccoglie le cose da terra, fa i versi degli animali o imita le emozioni (felice, triste, arrabbiato...). Non riusciamo a capire fino a che punto lui non capisca cosa gli diciamo o non voglia semplicemente rispondere. Fa il gioco simbolico, abbraccia i pupazzi, li pettina, li mette a letto, finge di cucinare e di parlare al telefono. Al nido partecipa alle attività con gli altri bimbi (cosa recente degli ultimi mesi), si litiga i giochi, si rincorre con i bimbi. Qualche giorno fa ha visto una bimba nel giardino della vicina e si è auto invitato a casa sua per giocare con lei. Nessuno vede in lui “qualcosa”, eppure io non mi do pace e sono qui. Per i miei genitori e per il mio compagno sono ossessionata e paranoica, io aspetto con ansia la prossima settimana, quando avremo finalmente l’incontro con la neuropsichiatra. Leggendo alcuni vostri post ho trovato conforto, ho visto questo forum come un porto sicuro, in attesa di prendere la direzione giusta. Vi ringrazio per l’attenzione!
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