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  • non trovo lavoro
    il mio titolo di studio è un certificato che dimostra che ho frequentato 3 anni ad una scuola superiore nel settore elettronico, me lo hanno dato anche se non ho mai fatto quasi niente per tutti i tre anni, quindi è come se avessi la terza media credo, comunque ho mandato decine di curriculum anche per i tirocinii, senza risultati ovviamente, stavo quasi per andare a fare un corso gratuito di prodotti da forno, ma poi è arrivato il corona virus che ha bloccato tutto, comunque io abito a Milano che in teoria dovrebbe essere la città in cui si trova più lavoro in Italia, stavo pensando di provare ad imparare a fare il pizzaiolo, ma mi sa che l'unico modo è trovare uno che mi faccia lavorare gratis solo per fare esperienza, ma online non trovo niente e non credo che andrò mai di persona a chiedere, soprattutto nelle pizzerie kebab, perché mi prendono sempre in giro, probabilmente perché quando parlo con gli sconosciuti a volte mi impappino mentre parlo, ma anche loro non capiscono bene l'italiano, se non parlo lentamente non mi capiscono, in realtà vorrei solo sapere se con il certificato di invalidità troverei tirocinii più facilmente o no
  • non trovo lavoro
    Che titolo di studio hai?
    Non so se l'invalidità sia efficace per trovare lavoro, però anche il non essere molto qualificato, cioè non essere laureato o con conoscenze specifiche di un settore, può essere un punto di forza.
    Perché lo sia devi riuscire a scoprire quali sono i mestieri di cui scarseggia la manovalanza. A quel punto devi trovare un corso o una scuola che lo insegni, oppure, visto che se c'è molta richiesta di solito è perché mancano le scuole, chiedere direttamente alle aziende che cercano, di prenderti come apprendista. È facile che, anche se non ne sai nulla ma ti vedono intetessato e motivato, ti insegnino loro. E a quel punto, a meno che non ne combini una grossa, hai il posto assicurato.
    È però difficile trovare queste informazioni.
    Io per esempio so che al nord, Lombardia ma forse non solo, le aziende sono in difficoltà perché non trovano fresatori.
    So di maglifici in centro italia che non trovano brave cucitrici....
  • Come si interpretano i risultati?
    Grazie riot. Vi posso chiedere come vi trovate nelle interazioni sociali di gruppo? Tipo con l'ipocrisia o le dinamiche per cui gli altri nei gruppi si professano aperti ad altri pensieri e poi restano infastiditi dalle tue idee diverse pur non avendo il coraggio di dirlo in faccia o quando spezzi la gioia comune per frasi generali o buonismo senza, senso tipo " da tutti si può imparare" in cui tu senti l'urgenza fastidiosa di mettere delle precisazioni o quando non ti viene da ridere per episodi raccontati mentre il resto ride. Mi accorgo che una costante (ho cambiato amici luoghi etc) è essere in ogni gruppo alla fine quella che viene fatta fuori o emarginata o considerata troppo seria o rigida sebbene mi han potuto vedere scherzare in più occasionicome se intimorissi.. O come dicono sembri che metti le distanze o ancora sono disturbati dal avere demoliti una loro idea troppo buonista con ragionamenti. Più persone mi hanno detto che il mio modo di scherzare è sofisticato per le parole usate. Il fatto di esser percepita diversa o molte volte sentirmi io in difficoltà a interagire con altre persone adesso ho il dubbio se sia parte del mio carattere "rompi" come sempre creduto o ci sta altro. Se si parla di abilità particolari sib da piccola disegnavo precocemente bene anticipando stili come impressionismo mentre altri usavano i pennarelli entro i bordi. Mi è bastata una settimana di un corso... Seppur ho sempre disegnato.. Per comprendere quel che mi serviva e di colpo arrivare a fare riproduzioni quasi fedeli di quadri come il volto della, ragazza con l orecchino di perla. Ho avuto un intuizione guardando il maestro e ho adattato quello al mio bisogno..
    Non ho chiesto e non chiedo come gli altri esattamente istruzione sui passaggi. I miei compagni di corso anche se pur bravi si esercitavano da un anno. Io appunto ho avuto un epifania e il ritratto è venuto. Non ho idea se è perché avevo immagazzinato molto da piccola come capacità... Ma ho avuto l impressione di migliorare in tempi nettamente inferiori.
  • difficoltà nell'amare
    Ciao a tutti,

    sono curiosa di sapere da voi alcune cose riguardo a quest'argomento. Il mio ragazzo è aspie (a detta della sua terapeuta "ben inserito nella società"). Quello su cui voglio focalizzarmi è più il rapporto di coppia che dal mio punto di vista sembra abbastanza complesso. 
    Stiamo insieme da quasi 3 anni, lui non è italiano ma parla benissimo la nostra lingua proprio perchè la sua grande passione sono le lingue. Abbiamo vissuto a distanza e poi io mi sono trasferita nel suo paese. Abbiamo vissuto in casa insieme per circa un anno, ma non soli perchè c'erano la sorella, il cugino, il fidanzato della sorella nella stessa casa. Quindi era impossibile avere pace e intimità. 

    Ora io ho deciso di vivere sola, perchè a detta sua "fa meglio alla coppia" ovvero a lui e per esasperazione. Non so se sbaglio, ma gli aspie amano la routine (non so come sia per le relazioni, fatemi sapere). Ma quando vivevamo insieme all'inizio sembrava quasi stufo di avermi tra i piedi, si lamentava, si sentiva agitato perchè non aveva il tempo per fare le sue cose. Quasi come se non fosse in grado di capire i sacrifici che avevo fatto, cambiando paese per stare più vicini e che all'inizio avevo bisogno di supporto e di una guida. La storia non cambia anche adesso da separati. Le poche volte che viene da me a dormire, la mattina si alza e non vede l'ora di scappare. Si è comunque abituato alla mia presenza nel corso del tempo. Dice che vedersi 2 volte a settimana è tanto (a volte andiamo dal terapeuta di coppia e viene il sabato a casa mia per poche ore, altre volte viene da me un'oretta dopo il lavoro e il sabato). 

    Quando eravamo distanti, spesso non si faceva sentire per un giorno intero o a volte di più, il primo mese non ha nemmeno voluto fare una videochiamata per sentirci. Mi rispondeva alla sera tardi se tutto andava bene e basta. Gli ho sempre detto, di avvisarmi se voleva stare solo, ma se si sta in una coppia non può sparire quando gli fa comodo, tornare e pensare che tutto vada bene. Non sono un'amica. Ma a volte sembra che lui mi veda così o che abbiamo un rapporto "fratello e sorella".

    Un altro problema enorme è la sessualità, non c'è mai stato un rapporto completo, perchè "non voglio avere figli e i metodi contraccettivi non sono sicuri". Ovviamente, quando vivevamo insieme c'erano sempre problemi: gli altri, oppure "non mi manchi e quindi non mi sento attratto". La situazione poi è drasticamente peggiorata nel periodo Covid-19. E infatti me ne sono andata via di casa. Non è asessuale come alcuni aspie, perchè in sede separata, da solo ha una sessualità. Ma con un'altra persona è impensabile un rapporto che unisce di più. E molto spesso passa le giornate su Facebook a mettere i cuoricini alle ragazze (ma anche ai ragazzi). Ha più amiche femmine che maschi, e vede le femmine con più voglia. Ma in generale preferisce chattare che vedere di persona persino "il suo migliore amico" anche dopo mesi e mesi. 

    Io gli avevo proposto di vivere insieme per migliorare il rapporto di coppia, dato che non siamo adolescenti, gli ho dato una scadenza e ha fatto finta di nulla, l'ho dovuto pregare per avere una risposta. Ovviamente negativa, perchè se no "non gli manco". 
    Non mi ha mai detto "ti amo" ma dice di "essere innamorato", peccato che io mi sento molto confusa perchè i suoi atteggiamenti non sempre lo dimostrano e sono ambigui. Sono sempre stata molto paziente, comprensiva, l'ho spinto a fare terapia, ma sinceramente mi sento molto frustrata e stanca. Perchè non sono sicura che tutto questo sia Sindrome di Asperger, ma ho come la sensazione che ci sia altro. 

    Sono scoppiata quando lui non si è fatto sentire per un giorno e quando mi ha detto che visto che andiamo a trovare i nonni e siamo stati dal terapeuta, non vuole venire da me a dormire. 

    Qualcuno di voi si riconosce in questi atteggiamenti? Io ho come la sensazione che qui di aspie non ci sia molto, ma è solo un forte egoismo, forse narcisistico. Ma a volte il confine può essere difficile da definire. La madre sapeva dell'aspie quando era piccolo, si era informata da un terapeuta, ma a quando pare ha nascosto la cosa a tutti e pure a lui. Lui l'ha scoperto perchè io gli ho detto di farsi una terapia per capire chi è. 

    Fatemi sapere,

    grazie :D
    ^:)^
  • Sospetto Asperger: 42 anni, disoccupato, single, senza amici
    Ciao a tutti questa è la prima volta che intervengo nel forum. Voglio raccontarvi la mia situazione nella speranza di ricevere alcuni consigli su come risolvere alcuni problemi: in particolare quello del lavoro (con le donne ormai ho gettato la spugna...).
    Allora, io sto sospettando sempre di piu' di avere l'Asperger, nonostante non abbia mai fatto un'analisi con un professionista in tal senso. Sono stato in psicoterapia anni fa per timidezza, ma poi ho smesso perchè non sembrava funzionare molto
    Ho deciso di fare una lista dei tratti che potrebbero condurmi alla diagnosi di Asperger
    -Mai avuto una donna. Proprio cosi' nonostante innumerevoli tentativi (a volte maldestri), non ho praticamente mai conquistato il cuore di nessuna, sono giusto riuscito a frequentare alcune che mi hanno scaricato dopo essersi accorte che ero "timidissimo" e non avevo vita sociale(???)... Questa situazione mi ha fatto soffrire molto tra i 20 e i 30 anni , cosa che mi ha portato a cercare di documentarmi su questi problemi: sono cosi' venuto a conoscenza del libro "Love & Shyness" di Gilmartin, in cui ho capito l'essenza dei miei problemi (ovvero timidezza con le donne che interseca un aspetto culturale della nostra società in cui l'uomo è colui che deve farsi avanti ecc...). In una nota post-scriptum, l'autore Gilmartin specificava che circa il 40% dei casi piu' gravi di "timidi d'amore" potessero avere l'Asperger.
    Ah! Preciso che sono etero al 100%
    -Pochissimi amici. Praticamente tutta la vita ho sempre avuto pochissimi amici. Da bambino socializzavo solo con coetanei "tranquilli", mentre in adolescenza ho subito bullismo pressochè onnipresente e socializzavo solo con gente "disadattata" come me. Tuttavia mi sono sempre trovato bene ad interagire con una persona alla volta e malissimo nei gruppi.
    Anche adesso (nonostante la scarsissima vita sociale) ho difficolta' quando devo relazionarmi in un gruppo di piu' persone. E' come se andassi in "tilt". In generale con le persone (soprattutto sconosciute) sento come una "barriera" tra me e l'altro.
    Inoltre fin da piccolo in varie situazioni sociali, tendevo a "seguire" una persona che poi diventava una sorta di amico con cui mi aprivo e riuscivo ad essere spontaneo. Poi mi stanno in antipatia le persone aggressivi e rudi, non posso farci niente proprio non riesco ad averci a che fare(credo che inconsciamente mi ricordino i bulli dell'adolescenza)...
    -Gravi problemi sul lavoro. A scuola me la cavavo, certo non ero un super genio, pero' speravo che gli studi potessero compensare i miei problemi relazionali. Ho fatto una laurea scientifica (non proprio benissimo ma con risultati discreti) per poi fare una carriera di tecnico nell'IT. Speravo che almeno con il lavoro avrei potuto realizzarmi (dato che ero fallito nei campi relazionali..) Invece.... mi sono accorto fin da subito di avere delle difficolta' ANCHE sul lavoro. MI spiego meglio: ho difficolta' a lavorare in team, spesso sto sulle scatole a colleghi e capi... inoltre ho subito piu' volte mobbing (anche inconsapevolmente).
    Cioe'.. nonostante il mio sia un lavoro tecnico in cui potrei "teoricamente" lavorare da solo, e in cui contino le "performance" sono costretto a lavorare in team.. e secondo me tutti notano i miei problemi relazionali.. tantevvere che ho perso il lavoro molte volte... Ho avuto problemi di precariato (anche se non sono l'unico in Italia) ..e ho perso le prospettive lavorative molte volte...ora mi trovo disoccupato e sono qua anche per chiedere aiuto da questo punto di vista. Sto facendo molti colloqui ultimamente (anche prima del lockdown) ma non trovo nulla, in parte credo sia colpa dell'eta', e il curriculum ad "intermittenza" di uno che ha perso il lavoro molte volte non fa certo una buona impressione... La disoccupazione mi sta logorando dentro, mi sto lasciando andare peggiorando sempre piu'...
    -Al lavoro ho ricevuto spesso dei commenti su alcuni miei aspetti anomali che (soprattutto rianalizzandoli a distanza di anni) mi da' l'idea che gli altri percepiscano che ho qualcosa che non va... infatti un giorno, un collega mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psicologo per problemi di comunicazione. Un boss una volta facendo dei giri di parole (che sono riuscito ad interpretare solo molto piu' tardi) mi ha detto sostanzialmente la stessa cosa. In un'altra azienda (dove son durato 2 mesi) hanno fatto dei commenti sull'autismo: solo molto tempo dopo ho capito che era riferito a me.. Anche ad un corso di formazione mi hanno consigliato di lavorare sulla comunicazione, in un'altra occasione parlavano di problemi di"soft skill", una capa una volta mi ha parlato di "difficolta' relazionali" e "limiti caratteriali"; un altro che ero introverso/timido; in un'altra occasione ero stato presentato come uno "molto timido", in un'altra azienda ancora il capo aveva fatto dei riferimenti all'autismo, in un'altra situazione invece uno addirittura mi diede del "Rain Man" , in un altro del "fobico". In una fabbrica invece mi dissero che ero molto timido mentre prendevamo il caffe...In un altra occasione, vedendomi che maldestramente cercavo di ottenere l'attenzione del capo, un collega mi disse "sei molto molto timido" In un altra occasione mi dissero che i miei problemi non erano di "competenze" (sottointendendo che erano problemi caratteriali)
    -Non guardo le persone negli occhi
    -A scuola da piccolo: odiavo le ore di ginnastica perchè veniva messa in evidenza tutta la mia goffaggine. Ero totalmente impedito nei giochi di squadra. Quando andavo in gita scolastica inoltre, soffrivo spesso di una sorta di "shutdown": mi chiudevo in me stesso girando mentalmente "al minimo" (e tutte queste situazioni aumentavano il bullismo).
    Episodi simili mi sono capitati anche recentemente in situazioni molto "sociali".
    -Non mi sono mai interesato di sport, ne' di cose alla moda. Si' i miei interessi sono sempre
    stati da nerd. Il calcio non mi è mai piaciuto (ne' guardarlo ne' praticarlo.. tantevvero che ho
    difficolta' a rispondere per quale squadra tifo... perchè quelle cose li' mi interessano 0. Idem tutti gli altri sport... . Per non parlare della moda... tendo ad uscire sempre con la stessa
    maglietta, le scarpe le cambio solo quando si rompono ecc... I miei interessi sono sempre stati videogiochi e computer!
    -In politica ho 0. Non mi è mai interessata la politica nè sono mai riuscito ad allinearmi
    in cose tipo destra/sinistra, capisco la politica ma non riesco a "farne parte". Similmente al fatto che non tifo nessuna squadra, non ho neanche nessun partito politico preferito/tendenza politica di qualunque genere...
    -Al lavoro tendo ad avere un calo di energia dopo alcune ore. Questa è una cosa molto grave ed è un fenomeno che purtroppo si è accentuato molto negli ultimi anni (a 20 anni ero piu' "energetico")... in pratica torno a casa dal lavoro che sono quasi sempre estremamente stanco, distrutto senza ormai piu' voglia di fare nulla.
    Inoltre odio gli open space (grandi uffici con molte persone che lavorano affiancate). Non riesco a concentrarmi con tutto quel casino che c'è.... Sono molto sensibile all'ambiente, a volte basta anche un collega antipatico e il lavoro diventa un inferno...
    A volte ho pensato che se facessi un part-time potrei sopportare melgio il lavoro (peccato che in Italia sia quasi impossibile)
    -Con il cibo sono abbastanza schizzinoso, alcune cose proprio non riesco a digerirle... non ci posso fare niente; Inoltre tendo a mangiare sempre le stesse cose (questo era particolarmente vero quando vivevo da solo),
    -Ho una forte fobia del telefono, odio telefonare, ricevere telefonate a meno che non devo avere a che fare con persone fidate che conosco bene... Quello del telefono è stato un grosso problema anche sul lavoro... credo che questo aspetto rientri piu' nella fobia sociale.
    -Tendo a dondolarmi, credo si dica "stimming": , in pratica inconsapevolmente
    quando sto seduto sul divano tendo a muovere le gambe in continuazione
    E ora invece parliamo degli aspetti "positivi", quelli cioe' che potrebbero allontanarmi dallo stereotipo del "caso umano"
    -Ho vissuto e lavorato all'estero. Ho vissuto molti anni da solo fuori casa cavandomela senza problemi anche all'estero (ho un buon inglese ) Inutile precisare pero' che non ho mai "socializzato" da nessuna parte come mia consuetudine...
    -Ho una vita sociale quasi azzerrata, pero' ho qualche amico che vedo ogni morte di papa con cui mi ci trovo a mio agio. Cioe' con questi amici fidatissimi riesco ad essere me stesso, aprirmi e parlare di tutto (mentre con gli sconosciuti son timidissimo...)
    -Ho una forte immaginazione, fin da piccolo mi piaceva scrivere storie fantasy
    -In certe situazioni divento molto determinato: mi metto a fare una certa attività concentrando tutte le energie in quello e dimenticandmi del resto: questo mi ha aiutato in certe situazioni sl lavoro in particolare nell'informatica. Di contro tendo spesso a perdere di vista la "visione generale" di una certa situazione, inoltre sono molto disordinato in generale... tendo anche a lavorare meglio da solo.
    -Ho viaggiato molto sia con la macchina che con la moto, non ho mai avuto incidenti e ho fatto davvero tantissimi km
    -Non ho mai avuto problemi di alcoolismo ne' dipendenze da droghe varie.
    -Non soffro di meltdown, pero' ho dei momenti in cui mi sento molto triste e rabbioso
    per il fallimento con le donne. Non escludo pero' di soffrire di "shutdown", infatti mi capita
    che in certe situazioni sociali a volte tendo a "perdermi" (ma è un aspetto che non riesco bene a definire e potrebbe essere anche una cosa che capita ai "normali")
    Ecco a questo punto vi chiedo se secondo voi questo potrebbe essere un profilo Asperger (magari lieve), senza dubbio ci sono molti punti di intersezione con la timidezza/fobia sociale. In ogni caso per me in questo momento è molto importante la faccenda del lavoro: ribadisco che sto cercando lavoro ormai disperatamente (come tecnico IT ma anche altro...)
    Chiedo dei consigli a chi magari è in una situazione simile come potrei muovermi, quali sono secondo voi i passi che potrei fare dal punto di vista lavorativo.
    Grazie infinite per l'aiuto
  • Fobia sociale, sintomi Asperger e famiglia
    Ciao.
    Penso che il suggerimento più importante ti sia stato dato da Vera68: riconoscere il problema, affidarsi ad un professionista per iniziare un percorso.
    Perdonami, ma vedere scritto il tuo nick per me è doloroso: nessuno dovrebbe autodefinirsi rinco... e se lo si fa, è veramente ora di voltare pagina.
    Pieno supporto, ma comincia a volerti bene: si inizia da lì (ce la puoi fare sicuramente).
    Ps: gli amici non si trovano sugli alberi, ma frequentando le persone, magari iniziando con i gruppi di interesse. A fare un corso di teatro, di cucito, di decoupage, di coding. Ad unirsi ad un gruppo di escursionisti della domenica, ai pirati della chiesa pastafariana...
  • My Mad Dreams - Un progetto di "vita neurodiversa".
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    Manie di protagonismo
    1

    Dove leggerlo:


    Citazione:
    Il mio peccato più grande, che tenevo sottochiave da troppo tempo, doveva uscire e urlare per rendermi libera. Lo sapevo benissimo che se non l’avessi fatto sarei morta in qualche modo, sicuramente suicida. Non avevo parole da lasciare, addii da comporre o parole vuote di rassicurazione da donare, ero solo pronta a esplodere. O mi rovinavo per sempre la vita, rivelando la verità ai miei genitori, oppure sarei morta nel silenzio, trascinata all’inferno da quel fardello enorme e pulsante di vita propria.

    Un racconto composto da pochi capitoli, di un viaggio interiore per scoprire se stessi. (in corso)

    Il primo capitolo partecipa al contest Taxi writer.
  • Fobia sociale, sintomi Asperger e famiglia
    Purtroppo ho capito tardi che quando vieni deriso la colpa spesso non è dei bulli in sé ma del tuo atteggiamento remissivo e passivo senza reagire, secondo me sintomi anche questi dello spettro autistico e i bulli se ne accorgono che sei un debole e un facile bersaglio.

    Permettimi di dirti che è un grande cavolata.
    Mai, e ripeto, MAI è colpa della vittima.

    Io ho subito bullismo e abusi, ma sono tutt'altro che passiva e remissiva.
    Se ti prendono di mira sei nella merda ma non è di certo colpa tua.
    Esser diversi non è sinonimo di essere deboli, ne tanto meno un motivo per essere bersagliati.

    Comunque io ho 29 anni, sono asperger (scoperto a 23 anni, diagnosi a 24), dislessica e discalculica, con un QI sopra alla media (anche se non di molto) e sono fidanzata. Per il resto ho solo una vera amica, che abita lontano, conosciuta online, che vedo ogni morte di papa.
    In teoria studio ma sono anni che sono finita fuori corso all'università. Per dirti che l'intelligenze conta solo in parte.
    Spesso nemmeno io esco e quando non c'è il mio ragazzo cado nelle depressione e apatia più profonda, senza contare che senza di lui non riesco a fare molte cose.
    Questo dovrebbe farmi sentire una fallita e una parassita, del mio ragazzo e dei miei genitori. (Infatti spesso in realtà mi sento così, ma sbaglio)
    Infatti ho fatto il percorso per ottenere la 104 e invalidità civile (che ho ottenuto: 60% di invalidità e 104 anche se senza molte cose) per pesare di meno economicamente sui miei genitori, nella spesa dell'università, per esempio, dove ora praticamente non pago più le tasse.
    Al momento non sarei capace di lavorare. Non sopporto l'autorità e sono impacciata. Sono anche oppositiva-provocatoria.
    Ho estrema paura delle persone, del fallimento ed evito spesso certe situazioni. Questo perché soffro di stress post traumatico. Mai pensato che potrebbe essere anche il tuo caso? Il bullismo sì, è un trauma.
    La fobia sociale in questo caso è normale e spesso mi sento in sintonia con gli hikikomori, persone che vivono recluse o comunque isolate, per motivi di paura degli altri, senso di fallimento, ritiro dalla società perché troppo ostile.

    Quindi ti consiglio, dopo tutto questo discorso, di fare la diagnosi di asperger, sarebbe il primo passo scoprire se lo sei o meno. Poi trovare un bravo psicologo/psichiatra e farti seguire. Io sono seguita da psicologa esperta in autismo, psichiatra e nutrizionista (sì, ho anche problemi alimentari - un bel pacchetto con tutto compreso).

    Comunque piacere di conoscerti, mi chiamo Cecilia ;) 
  • Il libro "La bolla dell'autismo"
    @CeccoNacci scuole montessori sono un conto ed hanno un albo loro, di ispirazione montessoriano un altro.
    È vero che L’Italia non è omogenea in nulla purtroppo per tutti noi: sanità e istruzione, cambiano da nord a sud... quindi dalle tue parti non è una realtà più tangibile forse, non so che dire.
    Non vorrei entrare nel merito della Montesdori per il semplice fatto che si uscirebbe troppo dal discorso...
    Seppur ancora attuale alcune lacune nel suo metodo sono emerse eccone nel corso del secolo, perché non dimentichiamolo mai che tutto va rapportato anche con le conoscenze del tempo...
    Per il resto ho detto che ho trovato sconcertante quello che ho letto, e non ho trovato la conclusione su quella pagina, che hai detto poi, ossia che è la storia di un bambino vero, ma ciò non toglie che non si può generalizzare come esempio di categoria e quello emergeva (da qui il mio storcere il naso).
    Perché ti potrei dire che vedendo documentari sui psicopatici e serial killer, molti hanno iniziato proprio così!
    Quindi sono tutti potenziali assassini? Non credo!
    Con tutti funziona lo stesso approccio?
    Non credo. Sono tutti autistici che hanno paure, ritardi mentali, geniali o goffi?
    Mi sembra come se stiamo scindendo in due grandi filoni: dalla “parte diagnostica” si parla del calderone spettro perché ha tantissime sfumature (patologie, sindromi, disturbi) dove però non vengono mica esclusi i fattori ambientali o familiari;
    dalla “parte sommersa” nel senso di non diagnosticato, tutti quegli aspetti psicologici, causati o influenzati da contesti familiari e ambientali appunto, non riconoscendo però che potrebbero essere ‘solo’ autismi o parte di quelli.
    Io sto qui ribatto perché cerco di capire, non per portare ragioni per quanto possa essere in grado di farlo.
    Apprezzo le testimonianze a cuore aperto come @Vera68, che mi portano a riflettere sui loro punti di vista e di vissuto.
    Quando dico: se dovessi lasciare mio figlio fare quello che fa, sarebbe un problema... è perché l’ho potuto constatare e non immaginare basta.
    Magari quel ragazzo (degli anni 80..) dell’esempio era un ossessivo compulsivo, e doveva terminare la seguenza (e se non lo faceva si frustrava) ben diverso da chi per rabbia deve infilzare o colpire fino a che lo ritiene giusto... non lo so!
    continuo a non capire quale fosse la sua diagnosi e per questo non voglio generalizzare.
    Ma neanche ho necessità di comprare il libro per scoprirlo, se devo partire da quel link... è solo il mio punto di vista.
    Quello che capisco io è che più andiamo avanti e più escono variabili e possibili scenari. Ognuno di noi è diverso. La nostra natura non è comprensibile mai fino in fondo sa nessuno e per nessuno. Posso solo pensare a non precludere ogni possibilità..
    Infine vorrei scusarmi con chi si possa essere risentito dalle mie parole, potrei esprimermi male e non lo faccio con intenzionalità...
  • Solitudine, "blocco" nella socialità
    Mi sto dedicando a un corso di inglese, offerto dal lavoro durante la quarantena, saltuariamente perchè ho già superato l'obiettivo di 6 mesi nelle prime tre settimane, lo trovo carino ma un po' banale/grossolano, ho la sensazione di non stare imparando nulla
  • Il libro "La bolla dell'autismo"
    Non credo che le difficoltà di socializzazione non vadano superate, dico che funzionano meglio i metodi della nonna, cioè ad esempio cercare il bimbo giusto tra le cerchia di amicizie e lavorare dietro le quinte perchè diventino amici, piuttosto che fare attività utili come teatro (ma non teatro come terapia, un corso normale!), metterlo nell'ambiente migliore, dare qualche piccolo suggerimento .... certo quando si va ad una festa magari bisogna un tantino indirizzarlo all'inizio (ma di contro magari è uno che fa i compiti da solo.... per dire che non è più impegnativo da crescere .... solo impegnativo negli ambiti più fragili .... come è normale che sia e com'è per tutti i bimbi). Rarissimo che le difficoltà di socializzazioni sia supportate sul serio dal sostegno, possono invece essere supportate dai docenti curricolari - che sono nella "posizione" migliore per riuscirci (certo sarebbe stato meglio in classi non pollaio .... quella è stata un pessima scelta per la scuola ..... e tutto sto miglioramento non lo vedo affatto). Io ripeto non ho avuto amici fino a 7 anni e non volevo andare all'asilo, ma se mi avessero costretto oltre ad andare dove non volevo pure a partecipare di più "trascinata" da un'insegnante li apposta per farmi socializzare sarebbe stato peggio .... ho avuto bisogno dei miei tempi e piano piano ho imparato .... sono molto contenta di come i miei genitori hanno affrontato la mia "timidezza" .... di cui anche loro erano preoccupati .... ma ad un livello decisamente MOLTO inferiore ad un genitore con una diagnosi di spettro.

    Non dico che non bisogna adoperarsi per superare le difficoltà, dico però che "ingigantirle" - come fa una diagnosi così connotata - non aiuta!

    Però l'autore del libro sa che dei genitori in ansia non servono e fanno danni, quindi tranquillizzarli è la prima cosa che dovrebbe fare qualsiasi specialista - se sono genitori che si sono recati da uno specialista non sono genitori con la testa nella sabbia - poi è vero che le terapie copia incolla non hanno senso e che la differenza la fa la capacità del terapista e che se il bimbo va volentieri è una cosa "utile". Comunque i genitori tornano anche dopo anni e sono sempre contenti dei suoi giudizi a prescindere dall'esito: in alcuni casi favorevole, in altri no, questo perchè gli consiglia di dare fiducia ai bimbi - cosa positiva - e poi dice una cosa molto vera nei disturbi dello sviluppo ... ossia che quella che conta è la prognosi e che una diagnosi di spettro non da nessuna capacità di prevedere la prognosi .... 
  • Il libro "La bolla dell'autismo"
    Mi scuso tanto per intrusione, ma non si può assolutamente paragonare tutti perché anche in spettro possono essere tutti diversi. Io di sicuro non lo farei.
    Per concludere, a proposito delle stampelle, i miei genitori per insegnarmi a nuotare mi buttavank in mezzo al fiume. Io non ho imparato a nuotare finora. Solo a reggermi sull'acqua, a non affogare. Forse sarebbe stato meglio un corso di nuoto?
  • La scuola
    Elementari abbastanza tranquille, ma già i compagni non mi davano la mano o altro. Poi dalle medie è iniziato il bullismo fino al diploma, tranne che negli ultimi 3 anni. Gli insegnanti erano di 3 generi, tolti quelli del mezzo, restavano i "cattivi" che se gli dicevi una cosa ti mandavano fuori per averli contraddetti o qualcosa del genere, e i "buoni" che al contrario ti premiavano e ti facevano sentire apprezzato anche per aver detto quello che sfuggiva. Era importante perché non avevo nessun senso di appartenenza, anzi erano solo ostilità.

    Il "cattivo" mi succedeva per esempio con un insegnante di matematica che mi metteva sempre 2 a prescindere, dicendo non fossi portato per l'informatica. Questo impiegò una mattinata a farci fare un format a: ed era laureato in fisica, era ancora fermo a MS-DOS e di informatica non ne sapeva niente, suppongo abbia fatto un corso di aggiornamento veloce, quindi mi prese proprio ad odio. Ma che ci posso fare se era impreparato per la materia? Ci metteva un ora per scrive win.exe perché ai tempi nella scuola era ancora installato windows 95 che in alcune versioni partiva da MS-DOS. Il "buono" era con un insegnante di storia, scoprivo subito le incoerenze nei racconti di storia, quindi nei capitoli delle guerre di religione trovavo sempre il motivo più "realistico", ovvero risorse naturali o soldi, evito di entrare nei dettagli qui oppure non finisco più, che nel libro non venivano indicati. Lei mi premiava per questo ed infatti con lei avevo tutti voti alti. Il risultato fu che in estate mi scaricai di tutto da internet e senza rendermene conto mi studiai in pratica il capitolo successivo. Quindi mi ritrovai nell'anno successivo che sapevo già in anticipo quello che ci stava per spiegare. Lei fu 100% ottima insegnante. Poi era abbastanza severa quindi schiamazzi non avvenivano. So che aveva capito che ero estremamente tecnico, penso che abbia avuto qualche sospetto. Purtroppo ne ho solo incontrate solo due di quelle buone. Ai miei tempi nel mio contesto, era a ridosso del nuovo millennio, ritengo che la scuola non fosse ancora preparata, ma che qualche insegnante sapesse cosa fare e cosa non fare e come eventualmente gestirmi per aumentare i risultati. Le mi pagelle erano quindi o voti troppo bassi o voti troppo alti con una media a fine anno in genere del 7/5 che variava da un 7 o un 8. Negli ultimi 3 anni, finito il bullismo, erano diventati tutti 8 quasi 9.

    Per l'Università purtroppo non so dire, il lato sociale mi ha proprio invalidato. Non riuscivo a frequentare, diedi gli esami di inglese123 con 30 30 28 senza avere mai studiato, e analisi matematica 26. Non ho retto più il peso sociale ed ho dovuto abbandonare gli studi. L'Università in verità era un ambiente molto migliore ma ero troppo stressato.

    Se potessi tornare indietro farei scuola privata per evitare l'ambiente, un ambiente più protetto, o in alternativa ci vorrebbe una scuola con un ambiente meno ostile, bullando escludi il ragazzino dalla vita sociale, non so cosa questi adulti credevano stesse succedendo. A volte poteva anche essere un insegnante a prenderti in giro, poi lessi su di uno studio del bullismo di alcuni insegnanti che da piccoli erano stati bullati ed ora da adulti fanno i bulli sui ragazzini. A me la vita sociale piaceva, solo che piaceva anche stare da solo. O per lo meno non ho mai avuto problemi prima della scuola. Fu brutto ritrovarsi dentro una gabbia con sconosciuti quando il giorno prima me ne stavo tranquillo a studiare, vivevo in collina quindi avevo accesso anche alle risorse naturali, animali compresi. Molti animali mi sono stati amici, gatti selvatici o cani randagi spesso. Avevo delle amiche con cui giocavo, quindi durante l'infanzia ho potuto interfacciarmi anche con le persone. Poi mi hanno forzato con la scuola e da lì il disastro.
    Penso che la scuola sia ben strutturata, elementari, medie dove separi gli adolescenti, superiori che si dividono in 3 categorie a seconda di cosa sai fare meglio, professionale-tecnico-liceo, poi università. Tuttavia necessita di insegnanti che siano più aperti mentalmente. Posso capire ora che un comportamento tale potesse scocciare un adulto per quanto possa, l'adulto, essere stato in torto tecnicamente, ma ai tempi avevo pur sempre 13 anni, cosa ne sapevo che alcuni fossero così permalosi, si trattava di affermazioni sulle funzionalità tecniche non di pareri personali e c'era poco da discutere. Non è possibile che un adulto se la prenda a morte con un ragazzino. A me hanno diagnosticato in età adulta.

    Mi resta l'amaro in bocca perché se non fosse stato per le ostilità sociali avrei potuto fare davvero molto di più, è come se mi avessero interrotto dall'usare il mio potenziale per fare o dire delle cose insensate. Mi auguro che oggi sia cambiato in meglio.
  • Esame di marketing e curiosità
    @Nemo vero, anche io ho imparato i trucchi (sempre al corso) di come disporre la merce sugli scaffali, però quella è una cosa che a logica posso anche capire diciamo, come per esempio disporre i giochi che vuoi vendere di più ad altezza bambino nel carrello :P
    Ci sono però una serie di altre cose che proprio mi sfuggono, tipo appunto gli stimoli visivi per creare percorsi o jingle assassini che ti ossessionano inconsciamente il cervello! :P
    Si dice che McDonalds sia uno di questi esempi.
    Io ho fatto 10 anni senza McDonalds, rincominciato solo per giocare col totem per ordinare e per necessità quando lavoravo molto ed avevo mia figlia piccola (ottimizzazione pranzo-spesa attaccati) e ri-smesso ancora.
    Ergo: sono sempre pieni quindi credo sia un buon marketing (in realtà a livello organizzativo non solo il marketing è ben studiato), ma con me non funziona molto.
  • Il libro "La bolla dell'autismo"
    il sostegno si vede sempre ma da I segnate posso dire che piano piano le cose a scuola stanno cambiando. Ci sono sempre più insegnanti di sostegno e molti insegnanti curriculari iniziano a capire che lo studente che ha il sostegno è parte della classe e non studente a parte. Purtroppo ancora si sentono discorsi tremendi di insegnanti che si lamentano della troppa presenza di ragazzi con 104 nelle loro scuole tanto che ci sono alcune scuole in cui di fatto non si iscrive nessun ragazzo con 104. A me questi fa veramente incavolare da sempre. E mi fa più rabbia di altro. Parlo della scuola superiore. Perché al liceo scientifico di varie città non si iscrivono ragazzi con 104 è veramente una vergogna. Un anno poi ad un corso di aggiornamento sulla resilienza una collega di un liceo scientifico mi dice che a scuola sua tutto ciò di cui si stava parlando era davvero inutile perché nessuna famiglia dalle quali provenivano i ragazzi aveva necessità legate allo sviluppo della resilienza. Ecco questa è una visione della scuola anni '90, classista e veramente ignorante. La scuola deve essere il luogo di inclusione per eccellenza, un posto in cui anche chi fuori viene maleducato, ha almeno un' occasione di sentire parlare e di avere un esempio corretto. E la maleducazione non consiste solo nel giudicare chi è diverso ma anche semplicemente ignorarlo, escluderlo e fare finta che non ci sia. E qui con diversità includo ogni sua declinazione: dall'autismo più grave al più lieve, da patologie di salute fisica a qualsiasi particolare che ci distingue dagli altri. Non dovrebbero esistere scuole che accettano tutti loro malgrado e ad altre che si fregiano di non avere neanche un insegnante di sostegno né un ragazzo dislessico. Non li hanno perché non li vogliono e li invitano a iscriversi altrove. Prima o poi questa realtà finirà. E a scuola i nostri figli andranno seguiti così come necessitano. Se noi nascondiamo la diversità ai piccoli o ai ragazzi, questa resterà sempre un marchio, al contrario sarà occasione per tirare fuori il meglio da tutti.
  • Esame di marketing e curiosità
    @Nemo vero, anche io ho imparato i trucchi (sempre al corso) di come disporre la merce sugli scaffali, però quella è una cosa che a logica posso anche capire diciamo, come per esempio disporre i giochi che vuoi vendere di più ad altezza bambino nel carrello :P
    Ci sono però una serie di altre cose che proprio mi sfuggono, tipo appunto gli stimoli visivi per creare percorsi o jingle assassini che ti ossessionano inconsciamente il cervello! :P
  • Esame di marketing e curiosità
    Se posso, mi stupisco un po' che al corso non sia stata espressa almeno una volta e palesemente, quella che al liceo era consiederata la base della comunicazione visiva (poi magari in ... tanti, troppi, anni fa ... è cambiata l'impostazione), cioè che le varie teorie percettive sono tendenze di percezione molto diffuse, non sempre trasversali alle culture, sulle quali far leva e giocare (anche rompere se/quando si è bravi) per far passare i propri messaggi.
    Detto una volta, basta, si danno per "vere ed assodate" sottintendendo il limite di cui sopra, che non si ripete tutte le volte, sarebbe pedante.
    Quindi si, se uno ha percezioni particolari non viene accalappiato da questi giochetti e per questo all'epoca, passatemi la battuta, qualcuno si sarà pure incavolato di grosso a veder bistrattare San Nicola, poveretto!
    Divagazione tra il serio e il faceto.
    Ampliando un po' il discorso, se uno ha un modo di percepire differente, anche i vari o alcuni, dei mostri sacri dell'arte (i classici Michelangelo e co.) possono dire ben poco se non nulla, perché le regole che hanno applicato non "agganciano", viceversa hanno un successo stabile nei secoli perché ... belin, ci han preso alla grande! Quei dritti hanno applicato le regolette per bene, per far dire nei secoli a più persone possibile "che figata!" e assicurarsi successo duraturo.
    Al di là delle battute, se uno prendesse le varie regolette di cui sopra (teorizzate negli ultimissimi secoli) e le applicasse ai Michelangelo e co, scoprirebbe che le applicavano/rompevano/sfruttavano alla bisogna e questo porterebbe a ulteriori divagazioni off topic su "uovo-gallina" (che in parte si riallaccia al discorso iniziale), "due pesi e due misure".
    Fine divagazione.
    Ciao.
  • Le scoperte meravigliose che si scoprono con lo studio delle lingue straniere
    Volevo che questo topic fosse un modo per segnalarci le cose sorprendenti  che si scoprono  con lo studio delle lingue straniere.Per iniziare vi racconto le cose straordinarie scoperte da quando sto studiando la lingua spagnola.
    Da un paio di settimane mi sto dedicando allo studio della lingua spagnola.Nel corso di queste settimane mi sono reso conto di quante differenze a livello grammaticale vi siano fra lo spagnolo e l'italiano e francese.Per farvelo capire vi devo citare questa scoperta che ho fatto:
    Nella lingua spagnola per formare i tempi composti come il passato prossimo si usa in tutti casi l'ausiliare avere;cosa che vale anche per i verbi di movimento come andare.Cosa che nel italiano e nel francese non è ammessa in virtù del fatto che in quei casi  si usa il verbo essere.
    Per formare la frase Ieri sono andato al cinema in francese la diremmo:
    "Je suis allé au cinema hier".
    Invece nello spagnolo si fa esattamente cosi:
    "Ayer yo he ido al cine"

    Raccontatemi le cose meravigliose che avete scoperto nello studio delle lingue straniere.





  • La scuola
    Ah, non ho pensato all'università. Per me l'inizio è stato difficile (sia a livello di organizzazione dello studio sia a livello "umano"), ma poi sono arrivata fino in fondo (attraversando però qualche periodo buietto).

    Trovare un amico (o più di uno) tra i compagni di classe/di corso conta tantissimo nel farci stare bene. E purtroppo sotto tale aspetto vale soprattutto il fattore-fortuna (per non usare termini meno eleganti).
  • Richiesta consiglio su farmaco Risperidone
    hanno perso una causa milionaria perché ad un bambino col tempo gli sono scesciute le tette e non lo avevano scritto sul bugiardino. altre cause sono in corso (all'estero).
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
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