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Il problema dell´autismo negli adulti

PARTE 1: Introduzione al Problema dell´Autismo nell´adulto


Giovanni Del Poggetto


Giovanni del Poggetto, neuropsichiatra e presidente dell´Associazione LU.CE. illustra i problemi dell´autismo nell´età adulta e sull´uso dei farmaci. Conclude con una testimonianza di intervento.


Riproponiamo questo articolo per gentile concessione del dr. Alberto Tomasi, direttore di M&C - Medicina e Cultura, periodico della Società Medico Chirurgica Lucchese, su cui è stato recentemente pubblicato il presente articolo




Il Problema Etiopatogenetico

Descritto da Kanner (1) nel ´43 e chiamato Autismo Infantile Precoce, fu interpretato (sulla base dell´approccio psicodinamico) come il risultato di genitori affettivamente non risonanti, freddi, distaccati: illuminante la definizione di madri-frigorifero coniata da Bruno Bettelheim (4); il dramma che ne conseguì fu subìto sia dai genitori, che, già angosciati dalla nascita di un figlio che li rifiutava ed era totalmente diverso da come se lo erano aspettato, furono anche colpevolizzati di esserne la causa, che dai figli autistici, sottoposti per decenni ad incongrui interventi psicodinamici.


Vi sono stati, e vi sono tuttora, genitori eroici, votati al sacrificio, che hanno adeguato la propria esistenza a quella del figlio autistico, sacrificando contemporaneamente, quanto inevitabilmente, la vita degli altri figli se esistenti. Il destino finale, comunque, una volta scomparsi i genitori, era ed è il ricovero in una struttura privata o pubblica, nella stragrande maggioranza delle volte: in Manicomio un tempo, in una RSA attualmente, ma sempre con funzione contenitiva.


Dagli anni ´60, lentamente, si è fatta strada nel mondo anglosassone (in alternativa all´approccio psicodinamico imperante in gran parte dell´Europa) l´ipotesi della natura organica dei Disturbi dello Spettro Autistico (DSA).


Attualmente, dal punto di vista neurobiologico (18), si sa che "CAUSE DIVERSE, CIOÈ DANNI O DISFUNZIONI CEREBRALI CHE AGISCONO NELL´EPOCA DELLO SVILUPPO DEL S.N.C., LA MAGGIOR PARTE SU BASE GENETICA, HANNO PER SBOCCO FINALE L´AUTISMO, CIOÈ UN ALTERATO PATTERN COGNITIVO COMPORTAMENTALE." (18)


Mediante studi autoptici e Risonanza Magnetica Cerebrale sono state rilevate diverse anomalie:
  1. Aumentata densità neuronale nei nuclei dell´amigdala (struttura all´interno della porzione rostrale del lobo temporale, che contiene un complesso di nuclei, la cui funzione principale è la motivazione e l´emozione. (18)
  2. agenesia dell´oliva superiore (zona interessata alle vie acustiche; ) (18)
  3. Ipoplasia cerebellare posteriore e ridotto numero delle cellule del Purkinje. E´ un´importante componente del sistema motorio (18)
Altre anomalie possono essere rilevate in tutti i lobi: frontale, parietale, temporale, occipitale, nel talamo (localizzato sopra l´ipotalamo, è la porzione più grande del Diencefalo: contiene nuclei che proiettano le informazioni a specifiche aree della corteccia cerebrale e riceve da queste informazioni); e nei gangli della base (formati da nucleo caudato, putamen e globus pallidus: importante parte del sistema motorio) (18)


A livello micro, sono state evidenziate anomalie nelle organizzazioni neuroniche minicolonnari del cervello in persone con Autismo e con Sindrome di Asperger (19): le minicolonne sono le unità di base dei circuiti nel cervello unendo connessioni afferenti, interneurali ed efferenti che interagiscono tra loro; le anomalie di questi aggregati di cellule determinano errori nell´elaborazione delle informazioni: troppe minicolonne determinano anomalie di elaborazione del segnale. La risonanza magnetica funzionale misurando le risposte emodinamiche dei siti di attivazione arriva a misurare le risposte metaboliche delle colonne corticali funzionali. (19) Nell´Autismo le reti neuroniche locali non correlano in tempo fra di loro e quindi l´integrazione dell´informazione tra reti locali è difficoltosa (elaborano le informazioni in relativo isolamento): da queste anomalie delle minicolonne deriverebbero i deficit cognitivi dell´Autismo; non si tratterebbe quindi di patologia della singola cellula, ma di alterata elaborazione dell´informazione da parte dei circuiti (19).


I neuro fisiologi ci insegnano che il Sistema Nervoso Centrale ha la capacità di modificare l´efficienza di funzionamento delle connessioni tra neuroni (sinapsi), di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune: questa capacità si chiama Plasticità Sinaptica, proprietà che permette al sistema nervoso di modificare la sua funzionalità e la sua struttura in modo più o meno duraturo, dipendente dagli eventi contestuali, cioè dall´esperienza. Per questa ragione è la proprietà neurobiologica che sta alla base del fenomeno della memoria e degli eventi di apprendimento. Inoltre sta alla base della capacità del sistema nervoso di modificare in modo più o meno efficace la propria struttura in seguito a lesioni traumatiche o patologiche. Eventi di plasticità sinaptica includono l´aumento o riduzione dell´efficienza di trasmissione di una sinapsi come il potenziamento a lungo termine LTP e la depressione a lungo termine LTD. Inoltre costituiscono eventi di plasticità rimodellamenti della morfologia di interi processi neuronali per la modificazione dell´architettura dei circuiti o, anche, la formazione di nuovi neuroni (neurogenesi).


Sulla scia della Comunità Scientifica Internazionale, la SINPIA (Società Italiana di NeuroPsichiatria dell´Infanzia e dell´Adolescenza) ha pubblicato nel 2005 le Linee Guida per l´Autismo (2), in cui definisce finalmente l´Autismo "...una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita" che porta a gravissime menomazioni nell´area dell´interazione sociale, della comunicazione sia verbale che non verbale, del comportamento che spesso diventa estremamente problematico e del modo di percepire sia il proprio corpo che il mondo.


Il Problema della Diagnosi

Per circa mezzo secolo l´Autismo è stato diagnosticato nelle maniere più diverse: psicosi infantile, schizofrenia infantile, psicosi simbiotica, oligofrenia o frenastenia grave, idiozia, ecc.: confusione semantica che è stata per decenni di ostacolo ad un proficuo confronto sulla natura del disturbo, da cui siamo usciti con le ultime edizioni del Manuale Diagnostico Statistico della Società Americana di Psichiatria (le varie edizioni del DSM a cominciare dalla terza fino al DSM IV TR -7-) e con la contemporanea edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD - 10) dell´Organizzazione Mondiale della Sanità, che definiscono con chiarezza e in sostanziale accordo fra loro, i criteri diagnostici dei disturbi dello Spettro Autistico, (che costituiscono il capitolo dei "Disturbi Pervasivi dello Sviluppo" nel DSM IV TR (7), capitolo che comprende il Disturbo Autistico, la Sindrome di Rett, il Disturbo Disintegrativo dell´Infanzia, il Disturbo di Asperger e il Disturbo Pervasivo dello Sviluppo non altrimenti specificato), il tutto equivalente al capitolo delle Sindromi da Alterazione Globale dello Sviluppo Psicologico nell´ICD - 10 (9). La diagnosi si deduce esclusivamente osservando il comportamento della persona e ascoltando la descrizione che i genitori ne fanno.


Il problema della Prevalenza dei Disturbi dello Spettro Autistico
andamento nell´ultimo decennio


Le piccole cifre in rosso danno la prevalenza ipotetica che si avrebbe nell´ASL 2 utilizzando i dati di prevalenza trovati dai rispettivi AA., l´ultima (in nero) a destra in basso all´estremità inferiore della linea rossa da la prevalenza trovata dalla Regione Toscana nel 2005: 48 persone (40 minorenni e 8 adulti).


Nel 2001 il DSM IV TR , che è la Bibbia degli psichiatri, riportava che tre persone su 10.000 avevano un disturbo autistico. (7)


Già l´anno dopo, Lorna Wing, una della massime studiose dell´Autismo, riporta una frequenza 20 volte maggiore, 60 su 10.000. (11)


Nel 2009 Baron Cohen riporta 157 casi di autismo su 10.000 persone (12) per una particolare fascia di età scolare, dai 5 ai 9 anni: l´A. ottiene questo numero che indica la vera prevalenza dell´Autismo, sommando al numero dei casi diagnosticati quello dei casi sfuggiti, ottenuto inviando al corpo insegnante e alle famiglie degli scolari un test screening, chiamando quelli risultati probandi e procedendo nei loro confronti alla corretta valutazione diagnostica. Rispetto al 2001 la prevalenza dell´Autismo è passata da 0,03% all´1,57 %, aumentando di 50 volte: non si tratta di una epidemia di Autismo ma solo di un uso sempre più appropriato dei criteri diagnostici che lo definiscono.


Siccome l´autismo colpisce allo stesso modo ricchi e poveri, con la stessa frequenza sotto qualsiasi parallelo, e lungo qualsiasi meridiano, nella AUSL n. 2 (212.000 abitanti), sulla base dei dati forniti da Baron-Cohen e non smentiti, dovremmo avere oltre 3000 persone (3343 per la precisione) affette da un disturbo dello spettro autistico, al posto delle 48 (40 minorenni e 8 adulti -!!!-) rilevate al censimento fatto dalla Regione Toscana nel 2006 per il 2005. (8) C´è differenza tra la reale Prevalenza , cioè il reale numero di persone affette da questo disturbo e il numero dei casi di autismo diagnosticati.


Il problema della scomparsa delle persone autistiche con la maggiore età: dove sono? che diagnosi hanno? come vengono trattate?

Inoltre, sempre con l´occhio al censimento regionale del 2005 (8), ci accorgiamo che, con il 18° anno di età, l´autismo diagnosticato tende, "misteriosamente", a scomparire: senza dubbio le persone continuano ad esistere, ma sotto altre diagnosi come Ritardo Mentale grave o gravissimo o Schizofrenia o altro.


E´ chiaro che cambiando diagnosi viene cambiato anche il trattamento, con conseguenze davvero tragiche per la persona con Autismo che fino al ´99 veniva regolarmente ricoverata in manicomio, dove finiva , nuda, nel rep. Agitati, o, se sopportava i vestiti, negli altri reparti. Come può accadere che l´Autismo scompaia negli adulti? Si può ricorrere ad una facile inferenza, partendo dalla realtà di due persone, ognuna impermeabile all´altra.


Come si fa a vivere accanto a un familiare che non ci capisce e che noi non comprendiamo, che va soggetto a crisi di rabbia improvvisa e violenta contro persone e cose, crisi per noi immotivate? Ricorreremo prima al medico di famiglia e poi allo psichiatra: questi, verificata l´incapacità di comunicare con quella data persona che non capisce e che non si fa capire, inizierà a somministrare psicofarmaci con capacità contenitiva sempre crescente, fino ad approdare ai neurolettici in dose sempre maggiore arrivando ad una vera e propria camicia di forza chimica, con le conseguenze di annullare completamente ogni capacità psicofisica anche potenziale, ad alterarne il metabolismo: avremo trasformato persone gradevoli all´aspetto in creature dagli occhi appannati, grasse, che però continueranno ad avere crisi di rabbia seppure smorzate per il rallentamento e l´impotenza fisica indotti dagli psicofarmaci.


Inoltre i neurolettici possono provocare:
  1. Sindrome Maligna da Neurolettici che si sviluppa in una percentuale oscillante tra lo 0,07 e l´1,4 % delle persone esposte a questi farmaci, con morte entro due-quattro giorni nel 10-20% dei casi. (DSM IV TR ). (7)
  2. Parkinsonismo indotto da neurolettici, con rigidità, acinesia e talora tremore. (7)
  3. Distonia acuta. (7)
  4. Acatisia acuta. (7)
  5. Discinesia Tardiva, con una prevalenza che oscilla tra il 20 e il 30% dei soggetti trattati a lungo con neurolettici. (7)
  6. Tremore posturale. (7)
  7. Disturbi metabolici: iperglicemia e poi diabete, con ingrassamento patologico.


E noi sappiamo che non esiste una terapia farmacologica per l´Autismo e che , quindi, non si deve trattare un soggetto autistico con psicofarmaci, che sono giustificati solo per una seconda patologia in comorbidità oppure per tentare di diminuire comportamenti problematici di entità tale da interferire pesantemente con il processo educativo. (13)


E´ chiaramente un grosso problema! Per risolverlo dobbiamo per forza porre mente al trattamento.


Il Trattamento

Nel Nord-Caroline il dr. Schopler (3), negli anni ´60, utilizza l´approccio psico-educativo, punta sull´adeguamento dell´ambiente ai pregi e ai difetti, cioè alle caratteristiche peculiari della persona autistica così da renderne possibile l´educazione e (a metà degli anni ´60) riesce a fare un accordo politico-economico col Governo (chiamato TEACCH (5) , Treatment and Education of Autistic and Communication Handicaped Children) che si fa carico di finanziare l´organizzazione della giornata del soggetto autistico nei campi dell´educazione, del lavoro e del tempo libero per tutti i giorni dell´anno e per tutti gli anni della vita; invece in Italia, ancora nella seconda parte degli anni ´70, viene fatto a Firenze un Congresso sull´Autismo a cui viene invitato (ed accolto come Maestro) Bruno Bettelheim, in pieno clima trionfalistico dell´approccio psicodinamico (!!!).


Il campo dell´Autismo è una specie di Far-West in cui all´approccio psicodinamico si sono succeduti o hanno convissuto insieme innumerevoli altre metodologie d´intervento, alcune ormai definitivamente bocciate, altre in via (tra le quali recentemente la ricerca di miracolare il bimbo autistico con l´ossigeno terapia in camera iperbarica!); come fare a scegliere la strada giusta per abilitare un bimbo autistico?


La Comunità Scientifica Internazionale stabilisce che una cosa è la ricerca, che deve restare tale finché i suoi risultati non vengono replicati da gruppi di ricercatori terzi, non appartenenti a quello che ha lanciato la ricerca, risultati che deve essere possibile misurare numericamente per renderli confrontabili con quelli ottenuti con altri tipi di approccio: se su questa base siamo d´accordo (e come non esserlo?), vediamo che solo l´A.B.A. (Applied Behavior Analisys, cioè l´Analisi Comportamentale Applicata all´Autismo di Ivar Lovaas) (16) e tutte le sue successive modificazioni in vario livello meno strutturate, ma tutte caratterizzate da una continua, pervasiva e puntuale registrazione dei dati .(20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31) hanno ricevuto questa validazione dalla Comunità Scientifica Internazionale.


Ivar Lovaas (32) riferisce che un bimbo trattato precocemente (18-48 mesi) con questo metodo, senza dubbio inizialmente più costoso ma efficace, per 2-4 anni, nel 46-48 % dei casi può integrarsi nella scuola senza avere poi necessità di sostegno, e può arrivare alla maggiore età con lo stesso patrimonio di conoscenze dei coetanei normotipici, base necessaria per ulteriori studi o per una attività lavorativa che permetta di raggiungere un livello di autonomia adeguato ad una accettabile qualità della vita, che può permettere delle scelte affettive fin, persino, al matrimonio. Gli altri migliorano in diversa misura ed in tempi diversi, sulla base di alcune variabili personologiche e contestuali.


D´altra parte la SINPIA, nelle Linee Guida, non a caso pone al primo posto per l´abilitazione di una persona autistica l´Approccio Comportamentale, cioè l´A.B.A. nelle sue diverse modalità di realizzazione, con non meno di 18 ore settimanali di impegno educativo attivo. La base Biologica dell´ABA è ben spiegata dal concetto di "Plasticità" del Sistema Nervoso Centrale: Scrivono Sally Rogers e Geraldine Dawson "Negli ultimi anni abbiamo imparato molto sulla velocità con cui il cervello umano è in grado di rispondere ai cambiamenti nell´esperienza. Iniziare ad apprendere una nuova abilità (come suonare uno strumento a corde) produce effetti misurabili nel funzionamento cerebrale nel giro di pochi giorni. Regioni cerebrali che prima della pratica non erano sensibili allo stimolo iniziano a rispondere. Regioni cerebrtali che precedentemente rispondevano ad uno stimolo differente, sono ´reclutate´ dalla nuova attività e iniziano a rispondere allo stimolo nuovo.....L´esperienza plasma il cervello, stimolando la formazione di reti di neuroni che rispondono, e di regioni neurali che permettono una performance sempre più abile e automatica...L´esperienza di ricompensa e di reazione da parte dell´ambiente è parte integrante di questo processo." (17)


In caso di mancato o sbagliato trattamento, cosa accade alla persona autistica e ai suoi genitori in termini economici e di sofferenza?

  1. Per la persona autistica: il dolore, la disperazione e la rabbia per non riuscire ad esistere fra gli altri sono indicibili e quindi il costo in termini di sofferenza umana non è calcolabile!
  2. Per i genitori: quando questi perdono l´immagine interna del proprio figlio meraviglioso, cioè quando ricevono la diagnosi, possono superare il lutto solo se contestualmente gli viene indicato il percorso utile a minimizzare il danno, non devono essere lasciati soli perché saranno preda di avventurieri o anche di persone che in buona fede credono, sbagliando, all´efficacia di un loro metodo: condurranno una vita altalenante tra speranze nuove e disperazione, perdita di tempo e di risorse: quando il genitore non riesce a dominare l´angoscia per l´avvenire del figlio e precipita nella depressione, può arrivare a suicidare il figlio e se stesso (talora non riuscendo a portare a termine questa seconda azione) es: madre che soffoca il figlio con un sacchetto di plastica, generale romano che uccide il figlio ultraquarantenne con un colpo di pistola, ai primi di aprile u.s. a Gela la madre che entra in mare con i due figli autistici in collo, riuscendo a sopprimere loro ma non se stessa.. ecc.
  3. Dal punto di vista economico: Michael Ganz ha studiato il problema economico e ha calcolato che una persona autistica non trattata costa (in USA), in tutto l´arco della vita (nella sua durata media) 3 milioni e 200.000 dollari. (14)
Il costo di un programma A.B.A. dipende dal numero delle ore (da 10 a 40 ore settimanali) e dal grado di qualificazione degli operatori, dalla possibilità di reperirli in zona o lontani, addirittura all´estero: da € 1500 a € 4860 al mese e cioè da € 18.000 a € 58.320all´anno. Poiché in genere il periodo necessario per ottenere risultati varia da 1 a 4 anni, il costo totale massimo per 4 anni varia da € 72.000 a € 233.280 (15)


Certo: il costo non è indifferente: ma, nel campo della salute, una società ben organizzata su basi di equità sociale, deve essere in grado di fornire un rimedio necessario ed indispensabile per la vita a ricchi e poveri indipendentemente dal censo (ricordo che Gianni Agnelli, quando ebbe l´infarto, si ricoverò all´UTIC del locale ospedale pubblico di Torino, accanto a concittadini che sicuramente non disponevano delle sue risorse); a ben guardare, inoltre, scopriamo che la società già spende tanto a questo scopo senza raggiungerlo perché non è stato ancora possibile formare nella maniera appropriata le insegnanti di sostegno (che proprio per questo scopo esistono) per educare i bimbi autistici nella maniera giusta (cioè con la Pedagogia Speciale per Autistici), nella sede a ciò destinata, (cioè la scuola), nel tempo dedicato a questo scopo (quello scolastico).


Realizzare questo obiettivo significa cercare di dare la "Parola" agli autistici con buona possibilità di riuscirci: 50 anni fa Don Milani ci insegnò a darla ai figli dei contadini, che da sempre ne erano stati privati, pretendendo che la scuola livellasse in alto i propri risultati, così che figli di dottori e di contadini ne potessero uscire possedendo un patrimonio di conoscenza e di padronanza della "Parola" proporzionato al proprio valore.


Provare a darla alle persone autistiche, quando ciò è posibile, non dovrebbe essere una opzione dipendente dal censo, dall´intelligenza e dalla costanza dei genitori, ma una certezza per tutti.


Il lavoro che segue, scritto a sette mani, tratta di un giovane autistico, di 34 anni, diagnosticato in comorbidità con Ritardo Mentale medio-grave, che con l´ABA sta recuperando diverse posizioni in quella montagna di cristallo che usiamo chiamare intelligenza: questo a dimostrazione che anche l´adulto può trarre beneficio dall´ABA.


PARTE 2: STUDIO LONGITUDINALE SUI RISULTATI DI INTERVENTO PSICOEDUCATIVO BASATO SULL’ANALISI DEL COMPORTAMENTO APPLICATA - ABA

(Applied Behavior Analysis)

IN SOGGETTO DI 37 ANNI


AA del Poster e componenti il Gruppo abilitativo di M.:
Serena Antonelli, Psicologa Esperta in Analisi del Comportamento – Sonia Barahmandpour studentessa universitaria, tutor ABA, Michele Bertilotti, Operatore Socio-sanitario, tutor ABA, Giovanni Del Poggetto, Specialista in Malatie Nervose e Mentali, Master in Autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo Univ. Tor Vergata di Roma Simona Mencarini, Psicologa, Senior tutor ABA, Linda Petretti Psicologa Esperta in Analisi del Comportamento, Maria Antonietta Vitucci, psicologa, esperta in Psicodiagnostica e Valutazione Psicologica


Nel Febbraio 2009. e cioè prima di iniziare l’intervento ABA, è stata calcolata la baseline delle capacità di M. (scala Vineland somministrata ai genitori) e funzionale (AAPEP nelle sue tre sub-scale familiare, lavorativa e diretta) e successivamente è stata ripetuta l’operazione altre tre volte, nel maggio 2010, nell’agosto 2011 e nell’agosto 2012.


Di seguito i grafici AAPEP del 2011 e 2012










L’intervento è iniziato con frequenza tri-settimanale , con sessioni pomeridiane di ca. 40 minuti ciascuna nelle prime due settimane, di 1 ora a sessione nelle successive due settimane, aumentando gradualmente l’impegno orario. Attualmente il tempo impegnato nel lavoro strutturato al tavolino è di due ore per sessione, sei giorni a settimana, cui si devono aggiungere altre due ore in media al giorno (palestra, bowling, spesa al supermercato ecc.) di interventi incidentali, eseguiti dai familiari.


Non sono più comparsi (o in misura molto ridotta) i frequenti e devastanti comportamenti problema, né di tipo comunicativo né di tipo autoregolatorio.


La progressione dei miglioramenti nelle diverse aree è facilmente deducibile dai grafici sottostanti che visualizzano i risultati ottenuti con le quattro valutazioni funzionali, eseguite all’incirca a distanza di un anno l’una dall’altra.


Di seguito i grafici del Vineland Adaptive Behavior Scales del 2009, 2010, 2011 e 2012










I risultati ottenuti provano che la plasticità neuronica esiste ancora nel quarto decennio di vita rendendo proficuamente possibile intervenire con ABA anche su soggetti autistici adulti.


BIBLIOGRAFIA PARTE 1

  1. Leo Kanner - Disturbi autistici e contatto affettivo - Psicoterapia e Scienze Umane - 1989 - n. 1 e 2: prima e seconda parte.
  2. Società Italiana di Neuropsichiatria dell´Infanzia e dell´Adolescenza (SINPIA) - Linee Guida per l´Autismo - 2005 - reperibili gratuitamente sul sito della SINPIA.
  3. Schopler E. et al. - Strategie educative nell´autismo. 1991 Masson ed. Milano
  4. Bettelheim B. - La Fortezza vuota - 1967 (tradotto in italiano nel ´76)
  5. Schopler E. et al. Attività didattiche per autistici - 1995 - Masson - Milano
  6. Schopler E. & Mesibov G.B. - Apprendimento e cognizione nell´autismo - McGraw Hill - 1998 - Milano
  7. American Psychiatric Association: DSM IV TR - Manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali- Masson ed. 2001.
  8. Ricerca della Regione Toscana (resa pubblica nel 2006) sul numero delle persone affette da Disturbi dello Spettro Autistico certificati dai Servizi negli anni 2003 - 2004 - 2005
  9. Organizzazione Mondiale della Sanità: ICD 10 - Masson ed. - 1992 - Milano
  10. Kogan M.D et al..: Prevalence of Parent-Reported Diagnosis of Autism Spectrum Disorder Among Children... - Pediatrics 2009; 124: 1395 - 1403
  11. Wing L. et al. - The Epidemiology of autistic spectrum disorders: is the prevalence rising? - Ment. Retard. Dev. Disabil. Res. Rev. 2002.8 (3) - 151-161.
  12. Baron-Cohen et al. - Prevalence of Autism Spectrum conditions: UK school-based study - Br. J. Psychiatry - 2009 194 (6) - 500-5009
  13. Porfirio M.C. - Farmacoterapia nei disordini dello sviluppo - Master univ. in Autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo - Scuola IaD - Università Tor Vergata - Roma - 2007
  14. Michael Ganz: Understanding Autism: From Basic Neuroscience to Treatment - CRC Press - 2006
  15. Ass. OVAutisme - Association Objectif Vaincre l´Autisme - PO Box 1237 Avully, Switzerland - e-mail: info@associatio.com.
  16. Ivar Lovaas: L´Autismo: Psicopedagogia Speciale per Autistici. - ed. Omega -Torino - 199017) - 17)
  17. Sally Rogers - Geraldine Dawson: Early Start Denver Model - 2010 - Omega ed.
  18. Paolo Curatolo: Basi neurobiologiche dell´Autismo. Master Universitario in Autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo - Univ. Tor Vergata - Scuola IaD - Roma - 2007.
  19. Paolo Curatolo: Nuove prospettive della ricerca nei disturbi dello spettro autistico - Master Universitario in Autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo - Scuola IaD - Università Tor Vergata - Roma - 2007.
  20. Cohen ,H., Amerine –Dickens, M., & Smith, T. (2006) Early Intensive Behavioral treatment: Replication of the UCLA model in a community setting. Developmental and Behavioral Pediatrics , 27, 145-155.
  21. Eikeseth , S., Smith T., Jahr , E., & Eldevik , S.(2002). Intensive Behavioral Treatment at School for 4- to 7-Year-Old Children With Autism: A 1-Year Behavior Modification, 46, 49-68.
  22. Eikeseth , S., Eldevik , S., Jahr , E. & Smith, T. (2007). Outcome for children with autism who began intensive behavioral treatment between ages 4 and 7. Behavior Modification , 31(3), pp. 264-278 .
  23. Eldevik , S., Jahr , E., & Eikeseth , S. (2006) Effects of low intensity behavioural treatment for children with autism and mental retardation, Journal of Autism and Developmental Disorders 36, 211-224.
  24. 2Howard, J., Sparkman, C., Cohen, H., Green, G., & Stanislaw, H. (2005). A comparison of intensive behavior analytic and eclectic treatments for young children with autism. Research in Developmental Disabilities , 26, 359-383.
  25. Luiselli J., Cannon B., & Sisson, R. (2000). Home-based behavioural intervention for young children with autism /pervasive developmental disorder. Autism, 4(4), pp. 426-438.
  26. Remington B. Hastings, R., Kovshoff , H., degli Espinosa, F., Brown, T., Alsford , P., Lemaic , M., Ward, N., (2007). Early intensive behavioral intervention: outcomes for children with autism and their parents after two years. American Journal on Mental Retardation , 112(6), pp. 418-438.
  27. Sallows G. O., & Graupner T. D. (2005). Intensive behavioral treatment for children with autism: four-year outcome and predictors. American Journal of Mental Retardation , 110(6), pp. 417-438. 28) - 28) - Sheinkopf , S.J., & Siegel B. (1999). Home-Based Behavioural Treatment of Young Children with Autism. Journal of Autism and Developmental Disorders , 28(1), 15 -23.
  28. Smith, T., Groen , A. D., & Wynne, J. W. (2000). Randomized trial of intensive early intervention for children with pervasive developmental disorder. American Journal on Mental Retardation , 105 (4), 269-285.
  29. Weiss, M.J. (1999). Differential rates of skill acquisition and outcomes of early intensive behavioral intervention for autism. Behavioral Interventions , 14(1), pp. 3 – 22.
  30. Zachor , D.A. Ben- Itzchack , E., Rabinovich , A., & Lahat , E., (2007). Change in autism core symptoms with intervention. Research in Autism Spectrum Disorders , 1(4), pp. 304-317.
  31. Ivar Lovaas. Behavioral Treatment and Normal Educational and Intellectual Functioning in Young Autistic Children. - J. Consul. Clin. Psychol. 55 (1), 3-9


BIBLIOGRAFIA PARTE 2

  1. I.Lovaas: L’AUTISMO – Psicopedagogia speciale per autistici – Omega ed. – Torino – 1990.
  2. D. J. Cohen – F. R. Volkmar – Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo –Vannini ed. – 2004 – Gussago – Brescia
  3. E. Schopler – G. B. Mesibov: Apprendimento e cognizione nell’Autismo. – McGraw-Hill ed. – 1998
  4. L. A. Hodgdon – Strategie visive e comportamenti problematici. - Vannini ed.2006 Gussago (Brescia)
  5. L. A. Hodgdon –Strategie visive per la comunicazione - Vannini ed.2006 Gussago (Brescia)
  6. Steven E. Guttstein e Rachelle K. Sheely: SVILUPPARE LE RELAZIONI NEI DISTURBI AUTISTICI – volume 2- Erickson 2002
  7. Garry Martin, Joseph Pear – STRATEGIE E TECNICHE PER IL CAMBIAMENTO- LA VIA COMPORTAMENTALE-Edizione italiana di Paolo Moderato, Francesco Rovetto – McGraw-Hill 2000
  8. Patrizio Batistini e al. - Primi risultati a 15 mesi dall’inizio di intervento psicoeducativo...II Cong. Int. di Riva del Garda (Poster) sull’Autismo e i Dist. Perv. Dello Sviluppo – 2010


Giovanni Del Poggetto
- Presidente di LU.CE. - LUcca Centro Studi e Interventi sui Disturbi del Comportamento - Onlus -
Neuropsichiatra, Laurea in Medicina e Chirurgia, Specializzazione in Malattie Nervose e Mentali, Master Universitario su "Autismo e i Disturbi generalizzati dello Sviluppo"
e-mail:associazioneluce@yahoo.it -
Sede: Via Giovannetti 265 – Lucca
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