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Stop all´uso indiscriminato degli antipsicotici negli autistici

Dovremmo smettere di usare farmaci antipsicotici? Dovremmo usarli di meno?


Autore: David Vagni

La prescrizione di antipsicotici (anche detti neurolettici) a bambini ed adulti con condizioni dello spettro autistico è una pratica sempre più diffusa. Nell´ultimo mese sono stati pubblicati tre articoli che gettano ulteriore luce su questa pratica medica che si configura sempre più come una "camicia di forza chimica" per sopperire alle lacune del sistema educativo e sanitario.




La pratica internazionale


Sul numero di settembre 2013 di Psychopharmacology, Hsia e collaboratori hanno pubblicato uno studio multicentrico ed internazionale sull´uso dei farmaci negli autistici.


Il gruppo di ricerca ha indagato la prescrizione di psicofarmaci per il trattamento ASD in bambini e adulti tra il 2010 ed il 2012. I dati sono stati ottenuti da Europa (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito), Sud America (Messico e Brasile), Nord America (Canada e USA) e Asia (Giappone). I paesi del Nord America hanno i tassi di prescrizione più alti, seguiti dai paesi europei e sudamericani.


In tutti i paesi i tassi di prescrizione erano più alti nei bambini rispetto agli adulti. Il farmaco più comunemente prescritto nei bambini ASD è risultato il risperidone (tranne che nel Regno Unito e Giappone). Il metilfenidato (34%) nel Regno Unito e l´aloperidolo (44,1%), in Giappone. Negli adulti, la classe di farmaci più comunemente prescritta era sempre quella degli antipsicotici, in particolare risperidone, tioridazina e ziprasidone.


In tutti i paesi esiste una forte prescrizione di farmaci, in particolare antipsicotici per autistici di ogni fascia di età. Tuttavia, conclude lo studio, vi è una mancanza di prove di efficacia e sicurezza per tutti gli psicofarmaci prescritti per le persone con ASD.


Le nuove linee guida inglesi


Alla fine di agosto 2013 sono state pubblicate le nuove linee guida del NICE inglese per “La gestione e il sostegno dei bambini e dei giovani nello spettro autistico”.


I farmaci neurolettici (antipsicotici) compaiono in due capitoli: “interventi per i sintomi nucleari dell´autismo” ed “interventi per comportamenti problematici”.


Per quanto riguarda i sintomi nucleari le linee guida riportano:
Non usare antipsicotici, antidepressivi, anticonvulsivanti… per curare i sintomi nucleari dell´autismo perché il rapporto tra rischi e benefici non è stato in favore del loro uso. (affermazione basata su sperimentazioni controllate di qualità da moderata a molto bassa per antipsicotici, antidepressivi e anticonvulsivanti)




Per quanto riguarda i comportamenti problematici:
Prendere in considerazione la terapia con antipsicotici per trattare i comportamenti esplosivi solo quando gli interventi psicosociali o altri interventi sono risultati insufficienti o non possano essere attuati a causa della severità del comportamento.
I farmaci antipsicotici dovrebbero essere prescritti inizialmente e monitorati da un pediatra o da uno psichiatra che deve:
  1. Identificare il comportamento problematico
  2. Decidere una misura appropriata per monitorarne l´efficacia, includendo la frequenza e la severità del comportamento e la misura dell´impatto globale dello stesso
  3. Rivedere l´efficacia e ogni effetto collaterale del farmaco dopo tre o quattro settimane
  4. Sospendere il trattamento se non ci sono segni di una risposta clinicamente importante dopo sei settimane.


Gli effetti a lungo termine degli antipsicotici: diminuzione del tessuto cerebrale


Al momento come riportato in precedenza l´unico farmaco che ha avuto una RCT per l´autismo è il Risperidone e le stesse persone che ne hanno fatto approvare la commercializzazione dicono di usarlo solo in presenza di comportamenti aggressivi costanti, frequenti, dopo il fallimento di ogni altra terapia e che non ci sono studi degli effetti a lungo termine.




Due studi di Adreasen. Il primo pubblicato sull´American Journal of Psychiatry ed il secondo su Neuroscience & Biobehavioral Reviews, riguardano i cambiamenti portati dai neurolettici nel cervello di pazienti schizofrenici. Il primo studio documentata i cambiamenti attraverso scansioni MRI del cervello di più di 200 pazienti a partire dal loro primo episodio e continuando con le scansioni a intervalli regolari per un massimo di 15 anni. Lo studio è considerato la più grande raccolta di dati longitudinali di risonanze cerebrali mai compiuta. Il secondo studio è una metanalisi che riunisce i dati di 30 studi longitudinali per un totale di 1046 pazienti e 780 persone di controllo.


Le scansioni hanno mostrato che durante il loro primo episodio psicotico le persone schizofreniche aveva meno tessuto cerebrale degli individui sani.


La squadra di Andreasen ha appreso dalle scansioni, che le dimensioni del tessuto cerebrale tendono a ridursi nei due anni successivi al primo episodio e poi a stabilizzarsi.


A quel punto i ricercatori hanno analizzato l´effetto dei farmaci sul tessuto cerebrale. Anche se i risultati non sono stati gli stessi per ogni paziente, il gruppo ha trovato che in generale, a maggiori dosi di antipsicotici corrispondeva maggiore perdita di tessuto cerebrale.


Andreasen ha dichiarato che “Questa è stata una scoperta molto sconvolgente. Abbiamo trascorso un paio di anni, analizzando i dati sperando di aver fatto un errore. Ma alla fine, è stata una scoperta, così abbiamo deciso di andare avanti e di pubblicarlo. L´impatto è doloroso perché psichiatri, pazienti e familiari non sanno come interpretare questo risultato. Dovremmo smettere di usare farmaci antipsicotici? Dovremmo usarli di meno?”.


Continua Adreasen: “Il trattamento antipsicotico ha un impatto negativo sul cervello , quindi ... deve essere usato con estrema cautela, poiché anche se hanno meno effetti collaterali di altri farmaci che usiamo , non sono certamente senza rischio e possono avere conseguenze per tutta la vita per la salute e la felicità delle persone e delle famiglie che serviamo."


La discinesia tardiva


La discinesia tardiva rappresenta il più grave effetto collaterale extrapiramidale di questo tipo di farmaci, interessa prevalentemente i muscoli del viso, la bocca e la lingua ma talvolta anche altre parti del corpo, con movimenti ripetitivi e stereotipati come oscillazioni del tronco, movimenti delle dita delle mani o flessioni ed estensioni del piede. In letteratura è riportato che gli antipsicotici di seconda generazione provocano meno casi di discinesia tardiva, ma possono comunque provocarla. La sintomatologia può comparire sia durante il trattamento che dopo la sua interruzione; in quest´ultimo caso si parla di discinesia da sospensione.





Bibliografia


  1. Autism: The management and support of children and young people on the autism spectrum. NICE Guidelines, Settembre 2013.
  2. Andreasen, N. C., Liu, D., Ziebell, S., Vora, A., & Ho, B. C. (2013). Relapse duration, treatment intensity, and brain tissue loss in schizophrenia: a prospective longitudinal MRI study. American Journal of Psychiatry, 170(6), 609-615.
  3. Fusar-Poli, P., Smieskova, R., Kempton, M. J., Ho, B. C., Andreasen, N. C., & Borgwardt, S. (2013). Progressive brain changes in schizophrenia related to antipsychotic treatment? A meta-analysis of longitudinal MRI studies. Neuroscience & Biobehavioral Reviews.
  4. Hsia, Y., Wong, A. Y., Murphy, D. G., Simonoff, E., Buitelaar, J. K., & Wong, I. C. (2013). Psychopharmacological prescriptions for people with autism spectrum disorder (ASD): a multinational study. Psychopharmacology, 1-11.
  5. Correll, C. U. (2013). Tardive Dyskinesia. In Encyclopedia of Autism Spectrum Disorders (pp. 3067-3068). Springer New York.


Altre informazioni reperibili sul nostro portale:
  1. G. Del Poggetto, Il problema dell´autismo negli adulti
  2. D. Vagni, Risperidone e Autismo (Formulazione, effetti, review degli studi)

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