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La ripetizione puó essere limitare il campo di applicazione dell´apprendimento delle competenze nelle persone nello spettro autistico


Insegnare strategie che si basano sulla ripetizione persistente puó essere controproducente nei bambini nello spettro autistico.


Autore: Nicholette Zeliadt


Traduttore: Francesco


Articolo divulgativo originale: Repetition may limit scope of skills in people with autism .


Referenza scientifica: Harris, H., Israeli, D., Minshew, N., Bonneh, Y., Heeger, D. J., Behrmann, M., & Sagi, D. (2015). Perceptual learning in autism: over-specificity and possible remedies. Nature neuroscience. .


Ripetere la stessa operazione piú volte migliora velocitá ed efficienza di molte persone, li aiuta a compiere le stesse azioni anche in un nuovo contesto. Ma per le persone autistiche, troppe ripetizioni possono rendere difficile applicare abilitá apprese in un nuovo contesto, suggerisce uno studio pubblicato il 5 ottobre su Nature Neuroscience.



Disco rotto


Possiamo facilmente generalizzare ció che abbiamo imparato in precedenza e trasferire la nostra conoscenza a circostanze leggermente diverse
Nei soggetti nello spettro é come se essi non avessero mai visto il compito che gli venisse richiesto.
I risultati che derivano da un semplice esercizio visivo suggeriscono che le terapie che si basano sulla ripetizione possono ostacolare piuttosto che beneficiare le persone con autismo.
Meno ripetizioni interrotte da pause potrebbero portare a risultati migliori.

Dice uno studio della ricercatrice Marlene Behrmann, professore di psicologia presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh.


Uno dei concetti distintivi dell’autismo é la difficoltá generalizzata a trasferire concetti appresi in nuovi contesti. Non é chiaro come questa rigiditá comportamentale si ponga a livello cerebrale, se é solo di carattere cognitivo o colpisca anche altre funzioni cerebrali, come la percezione sensoriale.


Per fare luce su questi interrogativi, Behrmann ei suoi colleghi hanno fornito a 10 persone con autismo e 9 soggetti di controllo controlli appaiati per etá un compito di discriminazione visiva. I partecipanti hanno guardato in un monitor nero una serie di barre bianche per una frazione di secondo. Tutte le barre erano orizzontali, ad eccezione di tre barre diagonali nell´angolo in alto a sinistra.


I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di premere un pulsante per indicare se le barre diagonali fossero affiancate o sovrapposte, hanno eseguito questo compito centinaia di volte al giorno per quattro giorni.


Cambiare forma


Le persone autistiche hanno valutato la disposizione delle barre altrettanto accuratamente e rapidamente dei soggetti di controllo ed entrambi i gruppi hanno migliorato con la pratica, ció indica che le persone con autismo non hanno grossi problemi di apprendimento ad eseguire il compito affidato.


Il quinto giorno, i ricercatori hanno spostato le barre diagonali in una nuova posizione sullo schermo, i soggetti di controllo hanno immediatamente eseguito il compito altrettanto bene come avevano fatto quando le barre erano nel vecchio posto, hanno poi continuato a migliorare leggermente nel corso dei quattro giorni successivi. Le persone con autismo, invece, hanno eseguito il compito male come avevano fatto il primo giorno dell´esperimento, e non hanno migliorato anche dopo diversi giorni di pratica.


I risultati suggeriscono che la ripetizione aiuta le persone con autismo ad avere prestazioni migliori su una nuova attivitá, ma danneggia la loro capacitá di eseguire le competenze apprese in un nuovo contesto.


Semplicemente modificando la posizione del target é sufficiente per farli tornare al punto di partenza"

dice Behrmann. Per verificare se potessero evitare questo problema, i ricercatori hanno ripetuto l´esperimento con una nuova serie di 10 persone con autismo e 10 soggetti di controllo, questa volta, peró, hanno inserito delle cosiddette prove fittizie a caso, in cui sono state sostituite barre diagonali con quelle orizzontali identiche alle altre sullo schermo, in questo scenario, le persone con autismo hanno eseguito il compito altrettanto bene come i soggetti di controllo per tutti gli otto giorni della durata della prova, anche dopo che le barre diagonali sono state trasferite nel quinto giorno.


I risultati suggeriscono che i neuroni del sistema visivo di persone con autismo codificano le informazioni in modo diverso quando c´é una pausa nelle informazioni stesse

Dice Behrmann.


La ripetizione persistente puó condizionare i neuroni impegnati nella percezione in un particolare modello visivo, le prove fittizie possono aver impedito questa rigiditá esponendo i neuroni a nuovi stimoli.


I risultati di questo semplice compito visivo fanno pensare ad una rigiditá generale tra neuroni in persone con autismo, dicono i ricercatori. I loro neuroni possono diventare rigidamente sintonizzati su una particolare contesto piú facilmente di quelli delle persone fuori dallo spettro. Quest’effetto puó mettere fuori gioco i soggetti autistici anche in compiti cognitivi piú complessi.


I risultati hanno implicazioni importanti per il trattamento dell´autismo, limitare il numero di ripetizioni praticando un compito, per esempio, l’interruzione della routine con una diversa attivitá puó favorire l´apprendimento e generalizzazione.



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