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I comportamenti ripetitivi scompaiono quando si perde la diagnosi di autismo


Nell´outcome ottimale non solo migliorano le abilità sociali ma anche i comportamenti ripetitivi.


Autore: Sarah Deweerdt


Traduttore: Osur


Articolo divulgativo originale: Repetitive behaviors disappear when autism does .


Referenza scientifica: Troyb E, Orinstein A, Tyson K, Eigsti IM, Naigles L, Fein D. (2014). Restricted and repetitive behaviors in individuals with a history of ASDs who have achieved optimal outcomes.. J Autism Dev Disord. .



Le persone che perdono la propria diagnosi di autismo, nel corso della loro crescita non superano solamente i loro deficit sociali, essi cessano anche di mostrare interessi ristretti e comportamenti ripetitivi.


Lo studio è l´ultimo di una serie relativa ad un gruppo di individui che sono stati diagnosticati autistici in età prescolare, ma i cui sintomi si sono risolti così a fondo che non hanno più incontrato i criteri diagnostici per il disturbo.


Deborah Fein ed i suoi colleghi per primi hanno descritto questo cosiddetto gruppo di ‘risultato ottimale’ nel 2013. Hanno identificato 34 individui negli Stati Uniti e in Canada tra gli 8 ed i 21 anni che sono usciti dallo spettro autistico.


L´autismo è di solito considerato una condizione che dura per tutta la vita, ma i genitori, ricercatori e clinici erano da tempo venuti a conoscenza di aneddoti su bambini che erano "usciti fuori" dall´autismo nel corso della crescita. Le pubblicazioni del 2013 hanno prodotto la prima rigorosa documentazione che è possibile perdere la diagnosi di autismo con l´età, piuttosto che, ad esempio, essere accusati semplicemente di aver avuto una diagnosi errata in età prescolare.


In uno studio pubblicato a maggio 2014 nel Journal of Child Psychology and Psychiatry, un secondo gruppo di ricercatori, in maniera indipendente, ha identificato più bambini che erano usciti dallo spettro. Tra gli 85 bambini con il disordine che sono stati seguiti tra i 2 ed i 19 anni, essi ne trovarono 8 che, al termine dello studio, non rispecchiavano più i criteri per l´autismo.


A causa delle loro differenti metodologie - uno ha seguito i bambini nel corso dello sviluppo, mentre gli altri hanno guardato in maniera retrospettiva i bambini che avevano perduto la loro diagnosi di autismo - i due studi si sostengono a vicenda, afferma Fein, professoressa di psicologia all´Università del Connecticut. Lei ed i suoi colleghi hanno impiegato cinque anni per trovare individui che si qualificavano come gruppo di risultato ottimale e valutabili con esami diagnostici cerebrali, nel comportamento e nelle caratteristiche neuropsicologiche.


Risultati misteriosi


C´è intenso interesse nell´identificare come le caratteristiche iniziali e la storia del trattamento del gruppo dal risultato ottimale possano differire da quelli di persone che restano nello spettro autistico. La speranza è che ciò possa aiutare i clinici a prevedere quali bambini miglioreranno nel tempo e come incrementare nel modo migliore le loro possibilità di ottenere questo risultato.


Finora i risultati suggeriscono che coloro che perdono la diagnosi di autismo potrebbero avere deficit sociali precoci più lievi rispetto a quelli che mantengono la diagnosi, e che molti tra loro, hanno ricevuto terapia cognitivo-comportamentale intensa nei primi anni di vita.


Fein ed i suoi colleghi hanno anche cercato se questi individui continuano ad avere lievi deficit anche dopo aver perso la diagnosi.


Ad esempio, paragonati ai casi controllo, gli individui del gruppo di risultato ottimale sembrano più facilmente utilizzare frasi inusuali o linguaggio elaborato quando raccontano una storia.
Afferma Fein.


E finora però, quali bambini escono dallo spettro e perché rimane un mistero.


Abbiamo guardato tante variabili, stiamo cercando dappertutto per trovare qualcosa di differente, ma c´è così poco
afferma Fein.


Il 31 luglio 2014 il New York Times Magazine ha svelato il profilo di molti membri del gruppo di risultato ottimale di Fein. Il ritratto ha rivelato un insieme di personalità e storie differenti, compresi musicisti e programmatori di computer in erba, quasi eterogeneo quanto l´intera comunità di autistici.


Nelle nuove analisi focalizzando gli interessi ristretti e comportamenti ripetitivi, i ricercatori hanno trovato che quelli del gruppo di risultato ottimale hanno più routine e rituali in prossimità dei pasti ed al momento di coricarsi rispetto al gruppo di controllo. Ma i rituali non interferivano nella loro vita quotidiana nel modo in cui avviene nelle persone con la diagnosi.


I ricercatori hanno anche chiesto ai genitori di ricordare i comportamenti che questi bambini mostravano in età precoce. Furono sorpresi nel trovare che il gruppo di risultato ottimale non mostrava differenze dagli altri che conservavano la diagnosi. La scoperta è anche suggestiva perché altri studi hanno suggerito che di tutti i sintomi autistici, i comportamenti stereotipati sono i più difficilmente migliorabili con l´età.


Ciò suggerisce che coloro che perdono la loro diagnosi di autismo, migliorano in tutti i sintomi dell´autismo — non è solamente che non coincidono più i criteri diagnostici perché, ad esempio, essi hanno appreso le abilità sociali.


Il secondo studio può far luce su come i comportamenti ripetitivi evolvano in questo gruppo. In questo studio, Catherine Lord ed i suoi colleghi hanno trovato che i comportamenti ripetitivi diminuiscono marcatamente tra i 2 ed i 3 anni nei bambini che più in là lasciano lo spettro autistico.


Il gruppo di Fein ha anche dati inediti su come le abilità sociali evolvano nel tempo nel gruppo di risultato ottimale. E il gruppo sta analizzando scansioni strutturali e funzionali del cervello per esplorare se il cervello di coloro che hanno perduto la diagnosi di autismo appaia normale o mostri attività compensatoria.


Le storie su bambini che sono usciti fuori dallo spettro autistico nel corso della crescita spesso richiamano molta attenzione da parte dei media. In definitiva, si tratta di racconti archetipici del superamento delle avversità. Ma nel campo della scienza è meglio stare attenti. Fein e Lord entrambi hanno notato che uscire dall´autismo non è il solo modo per definire un successo. Una persona può conservare una diagnosi di autismo fino all´età adulta ed avere lo stesso risultati molto buoni.


Ciò vuol dire che dobbiamo prestare più attenzione agli adulti che restano nello spettro ed ai loro bisogni, speranze e sogni. Ciò che fa una vita felice e piena di significato è complesso — qualcosa che non può semplicemente essere riassunta da una diagnosi od un´etichetta.



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