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COGNITIVE AFFECTIVE TRAINING kit.
Programma di intervento CBT per la percezione, il riconoscimento, la gestione delle emozioni e l´insegnamento delle abilità sociali.

di Davide Moscone


articolo pubblicato su RAPPORTI ISTISAN 11/33 pp.89-102



La CBT (Terapia Cognitivo-Comportamentale) è tra le terapie evidence based per la Sindrome di Asperger e l´Autismo ad Alto Funzionamento. Nel presente articolo si presentano i punti salienti della terapia ed il "pacchetto" CAT-Kit sviluppato dal Dr. Tony Attwood.


Introduzione

Le persone appartenenti alla parte alta dello spettro autistico, quelle che stando agli attuali manuali diagnostici internazionali definiamo con il termine Sindrome di Asperger (SA) oppure “Aspie”, come si definisce Liane Holliday Willey nel suo libro Pretending to be normal, impongono a noi “neurotipici” un profondo ripensamento del nostro modo di essere. Data la loro peculiare modalità cognitiva caratterizzata da una coerenza centrale debole e da cecità mentale , hanno un basso quoziente di empatia e tendono a soffermarsi, anche in situazioni sociali, su dettagli percettivi per noi insignificanti, ma che per caratteristiche intrinseche al loro sistema nervoso appaiono invece assai gratificanti sensorialmente o interessanti cognitivamente. Tutto ciò è fonte di grande incomprensione da ambo le parti, ma soprattutto di forte frustrazione che si manifesta in ansia, rabbia e depressione. Questi vissuti spesso confinano gli individui con SA e i loro famigliari in una solitudine assai dolorosa.

Per venire incontro a queste persone si rende necessario un cambiamento del nostro modo di comunicare e di utilizzare il linguaggio, ricco di incongruenze, sottintesi e di messaggi non verbali quindi astratti e “invisibili” che deve essere adattato ad uno stile cognitivo “iperrealista” che comprende solo ciò che “vede”. Sarebbe anche necessario, ma non è argomento del presente contributo, ripensare al nostro modo di intendere le relazioni sociali ed affettive che generalmente sono incentrate sulla condivisione di emozioni, pensieri e progetti futuri, ma che potrebbero anche basarsi sulla condivisione di un interesse meramente cognitivo. Scrive in proposito Temple Grandin, donna autistica ad alto funzionamento e professoressa alla Colorado State University:

I miei amici non autistici mi dicono che le relazioni con gli altri sono la cosa più importante della vita per la maggior parte delle persone, mentre io mi affeziono molto ai miei progetti e ad alcuni luoghi.

Questa condizione, a partire dalle prime osservazioni di Han Asperger nel 1944, solo cinquant´anni dopo ha trovato una sua collocazione ufficiale nel DSM-IV all´interno dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo. In Italia se ne parla da pochissimi anni, soprattutto grazie all´Associazione Gruppo Asperger Onlus, nata nel 2003 che riunisce persone che si riconoscono nella SA e le loro famiglie.

I dati di prevalenza sulla SA, emersi dagli ultimi studi epidemiologici di Fombonne non sono ancora certi, per problemi diagnostici insiti nell´attuale nosografia internazionale, e si stimerebbero su 10/10000. Come riportato da Carlo Hanau , risulta che il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta ha stimato un aumento dei dati di prevalenza dei DGS dal 2002 al 2006 pari al 57% e che la prevalenza media riscontrata negli undici territori distribuiti in diversi Stati degli USA, dove si è tenuto lo studio, è stata pari allo 0,9 per cento, con C.I. 0,86-0,93. In Italia invece, si riscontrano solo un terzo o un quarto dei casi che si ritrovano negli USA, in Giappone e nel Regno Unito.

L´incertezza diagnostica e quindi epidemiologica sulla SA, insieme alla difficoltà dei professionisti e degli insegnanti nell´individuare e nel saper trattare forme così lievi di autismo, hanno contribuito a rallentare lo sviluppo di trattamenti educativi specifici ed efficaci per queste forme ad alto funzionamento.

Anche a livello internazionale viene registrata una situazione simile come riportato da Ami Klin e Fred R. Volkmar, i quali affermano che mentre per l´autismo associato a ritardo mentale c´è una maggiore sensibilità ed un´ampia offerta di interventi specifici, i genitori di individui con SA si trovano nell´impossibilità di giovarsi delle notevoli risorse associate al termine “autismo” perché i bisogni e le sfide dei loro bambini, come anche le loro risorse, sono abbastanza diversi. Questo sviluppo storico ha dato come risultato un vuoto nei Servizi per bambini più capaci con deficit sociali e per le loro famiglie.

Tra le linee guida per il trattamento di individui con SA, questi autori sottolineano l´importanza di adottare una modalità di insegnamento concreta e visiva e di focalizzarsi sull´analisi dei sentimenti propri e altrui affinché gli individui con SA siano aiutati a mettere in relazione gli eventi esterni con i propri pensieri, emozioni e comportamenti. Inoltre viene suggerito l´esercizio nelle abilità sociali tramite apposite “simulate” o role-play al fine di favorire l´autoconsapevolezza di come le proprie azioni influiscano a loro volta sui pensieri, le emozioni e i comportamenti degli altri.

Gli autori osservano che, nonostante l´enfasi in letteratura sulla necessità di costruire strategie di intervento incentrate sullo sviluppo delle abilità sociali, comunicative e meta cognitive, scarseggiano di fatto programmi specifici di intervento su queste aree. Questa situazione lascia sia gli operatori scolastici che i genitori in un dilemma terribilmente difficile, ossia, come includere ciò che si sta proponendo come la componente più importante di qualsiasi programma per individui con deficit sociali, senza avere accesso alle conoscenza di base in quest´area e accesso ancora minore a quei professionisti in grado di mostrare il programma per la costruzione delle competenze sociali.

Di fronte a questa situazione gli autori affermano che spesso i professionisti che lavorano in prima linea richiedono la traduzione in “pacchetto”, o il “manuale d´istruzione” oppure un altro progetto concreto da seguire nei loro sforzi per aiutare i loro pazienti. Insegnati, professionisti e genitori che lavorano con persone con SA, attualmente hanno a disposizione solo dei testi che si concentrano su principi e tecniche generali piuttosto che sul fornire un approccio pratico e facilmente applicabile e accessibile. Si trovano quindi nella situazione di dover ogni volta procurarsi il materiale e progettare delle attività.

Il lavoro che ha portato alla realizzazione del Cognitive Affective Training kit (CAT-kit), svolto da Tony Attwood insieme alle colleghe danesi Kirsten Callesen e Annette Møller Nielsen, sembrerebbe rispondere alla richiesta di quei professionisti che lavorano con persone con SA.


Cognitive Behavioural Therapy

La Cognitive Behavioural Therapy (CBT) nasce a partire dagli anni ‘50 durante la “rivoluzione cognitiva”, grazie ai lavori di Albert Ellis e Aaron Beck.

La caratteristica principale della CBT è quella di assumere un atteggiamento di sano scetticismo, proprio dell´approccio sperimentale, ovvero trasformare la terapia in qualche cosa di simile alla ricerca scientifica. Non è quindi un caso che Mahoney (1977) abbia utilizzato l´acronimo SCIENCE per fare riferimento all´insieme di sotto-abilità necessarie per la soluzione di problemi.

S: “Specify general problem” (“specificare il problema generale”).
C: “Collect information” (“raccogliere informazioni”).
I: “Identify causes or patterns” (“identificare le cause o gli insiemi di cause”).
E: “Examine options” (“esaminare le alternative”).
N: “Narrow options and experiment” (“restringere il numero delle opzioni e sperimentare”).
C: “Compare data” (“confrontare i dati”).
E: “Extend, revise or replace” (“arricchire la soluzione, rivederla o sostituirla”).

Il rapporto terapeutico nell´approccio cognitivo comportamentale è paritario e il terapeuta affianca il “cliente” con empatia, autenticità e trasparenza, sostenendolo nella sua autoconoscenza e supportandolo nel generare nuove alternative di soluzione di un problema. Una parte centrale dell´intervento consiste nell´insegnamento di abilità comportamentali, cognitive ed emotive (coping skills) utili a modificare pensieri e comportamenti, causa di stati emotivi negativi, come ansia, depressione e rabbia.

Da un´attenta analisi delle linee-guida (Practice Guidelines) stilate dall´American Psychiatric Association (APA) secondo l´Evidence Based Medicine, emerge che la CBT rappresenta ad oggi l´intervento di prima scelta per molti disturbi psichiatrici.

Negli ultimi decenni sono state condotte numerose ricerche che hanno dimostrato la sua efficacia nel cambiare il modo di pensare e di rispondere, a livello emotivo e comportamentale, a emozioni come rabbia, tristezza e ansia.

In particolare Sofronoff, Attwood e altri autori riportano, in una ricerca relativa all´intervento sulla gestione della rabbia in bambini con SA , una serie di casi studio e di ricerche che dimostrano come la CBT riduca significativamente i disturbi dell´umore in bambini e adulti con SA. Questi risultati sono coerenti con la maggior parte della letteratura scientifica sull´argomento che ha confermato l´efficacia degli interventi per la gestione della rabbia basati sulla CBT.

Nel panorama attuale delle tecniche della CBT si situa la Rational Emotive Behavior Therapy (REBT) di Albert Ellis che ha tradotto nella prassi clinica il principio tratto dalla frase di Epitteto nell´Enchiridion: “L´uomo è turbato non tanto dagli eventi, ma da ciò che egli pensa sugli eventi”, quindi i pensieri sono in grado di determinare emozioni e comportamenti.

Di seguito saranno esposti alcuni tra i principali costrutti teorici alla base della REBT:

  1. Le emozioni e i sentimenti dipendono dal nostro modo di pensare, quindi sono gli individui che, scegliendo di aderire a un pensiero irrazionale, accettano di lasciarsi sconvolgere emotivamente da questo. In altre parole siamo i responsabili del nostro destino emozionale e perciò abbiamo il potere di modificare il nostro stato emotivo disfunzionale attraverso l´esercizio ripetuto.
  2. Le convinzioni irrazionali si basano su tre “doverizzazioni” fondamentali: doverizzazioni su se stessi, su gli altri e sulle condizioni di vita. Le caratteristiche fondamentali delle convinzioni irrazionali sono la necessità e l´assolutezza, esprimono doveri, comandi, esigenze, mentre le convinzioni razionali sono caratterizzate dalla preferenza e sono espressione di un desiderio. Non tutte le convinzioni irrazionali causano problemi emotivi e non sono l´unica causa di essi.
  3. Le convinzioni razionali, al contrario, essendo fondate su una preferenza, in caso di un evento spiacevole, conducono a sentimenti negativi appropriati quali tristezza, irritazione, preoccupazione, delusione, prudenza e attenzione, mentre le convinzioni irrazionali causano sentimenti negativi inappropriati come depressione, rabbia, estrema agitazione, ansia e panico che determinano il nostro stato emotivo negativo. Esempi di pensiero irrazionale sono: “catastrofizzazione”, “doverizzazione”, pensiero dicotomico del tipo “o tutto o niente”, insopportabilità, “terribilizzazione”.
  4. La REBT si basa sul seguente schema:
    A (evento attivante)
    B (idee razionali e irrazionali)
    C (conseguenze emotive e comportamentali)
    D (ristrutturazione cognitiva attraverso la disputa)
    E (nuova reazione emotiva e comportamento funzionale)

La REBT sostiene che il nostro malessere emotivo (C) non è dovuto, come erroneamente ritenuto, al fatto spiacevole che è accaduto (A), quindi a qualcosa di esterno alla persona e che non dipende quindi dalla sua volontà, bensì è causato dalle convinzioni irrazionali, ovvero qualcosa su cui si può intervenire in favore del benessere emotivo.

Scopo della terapia della REBT è favorire, quindi, l´acquisizione di un modo di pensare scientifico, che sia aperto al cambiamento, che non assolutizzi nulla, quindi flessibile e che dimostri la falsità e l´illogicità dei pensieri irrazionali, causa delle emozioni negative come ansia, depressione, rabbia e colpa.

La REBT mira ad addestrare la mente ad individuare le idee irrazionali, che si manifestano in pensieri automatici negativi (negative automatic thoughts) al fine di cambiarli in preferenze. Questo si realizza attraverso la disputa, cioè la messa in discussione, mediante argomentazioni logiche, delle convinzioni irrazionali, espressione di schemi e nuclei di pensiero (core beliefs) disfunzionali. Una volta ristrutturato il pensiero è necessario passare all´azione e quindi esercitarsi nel nuovo comportamento attraverso gli homework che vengono assegnati dal terapeuta.

Questo tipo di terapia cognitiva mostra molti punti di contatto con le caratteristiche cognitive, emotive e relazionali delle persone con SA perché offre una spiegazione delle emozioni da un punto di vista scientifico e strategie di controllo cognitivo delle emozioni. Le ricerche che utilizzano gli strumenti di Neuroimaging hanno individuato nel cervello di persone con SA, anomalie strutturali e funzionali nell´amigdala , l´area cerebrale preposta alla decodifica emotiva di stimoli sensoriali e di comportamenti sociali oltre che alla regolazione di alcune emozioni come la rabbia, l´ansia e la tristezza. Questi studi hanno evidenziato come l´amigdala sia più piccola o più grande rispetto alla norma e soprattutto hanno individuato un numero inferiore di connessioni con il lobo frontale, che è la parte cosciente. L´amigdala invia alla corteccia prefrontale le informazioni circa lo stato di attivazione emotiva (arousal) interno, conseguente alla percezione di minaccia o pericolo, in modo da attivare i processi esecutivi coscienti circa quale comportamento sia più adeguato alla situazione. A causa delle anomalie sopramenzionate, le persone con SA non possono essere immediatamente coscienti che a livello fisico è in atto un aumento dell´arousal e nemmeno chi gli sta intorno, perché spesso sono amimici e non sono in grado di esprimere con il comportamento non verbale (mimica facciale, voce, postura, ecc.) l´emozione che stanno provando. Quando l´impulso nervoso dall´amigdala arriva al lobo frontale è talmente inteso e di conseguenza, la persona talmente agitata, che ogni tentativo di controllo cognitivo sia interno che esterno, risulta inutile. Quindi spesso accade che queste persone sperimentano delle improvvise e, a volte, violente crisi comportamentali, con ripercussioni anche fisiche e sensoriali (meltdown), senza essere in nessun modo consapevoli di quello che sta per succedere al loro corpo. In altre parole, prendendo in prestito una metafora da Tony Attwood, potremmo paragonare il lobo frontale e l´amigdala di una persona con SA ad un autista (lobo frontale) che viaggia su una macchina che ha la spia (amigdala) della temperatura del motore difettosa.

Anche le ricerche sulle Funzioni Esecutive hanno fornito una possibile spiegazione della disinibizione e dell´impulsività emotiva delle persone con SA e della mancanza di comprensione circa le conseguenze negative su se stessi e sugli altri di certe emozioni, parole e comportamenti.

Le numerose ricerche sulle abilità di Teoria della Mente hanno dimostrato che questi individui incontrano notevoli difficoltà nell´identificazione e nella rappresentazione dei propri e altrui sentimenti e pensieri. Di conseguenza il mondo delle emozioni è un terreno quasi inesplorato, tutto da scoprire e studiare, poiché, come scrive Marc Segar, persona con SA, le persone autistiche devono capire scientificamente ciò che le persone non autistiche capiscono già istintivamente.

Le ricerche appena esposte, unite all´esperienza clinica, suggeriscono la presenza di una maggiore predisposizione nelle persone con SA in confronto ai neurotipici, rispetto a due caratteristiche cognitive. In primo luogo la maggiore facilità ad assumere come proprie idee, schemi di pensiero e assunzioni distorte e, in secondo luogo, la difficoltà nel considerare spiegazioni o soluzioni alternative ad un problema e nell´elaborare autonomamente una rappresentazione degli eventi in prospettiva, ovvero, ad esempio, valutare il grado di realtà e di probabilità che un certo evento temuto si realizzi veramente e precisamente come è stato mentalizzato.

Da questo quadro emerge l´importanza della componente della ristrutturazione cognitiva della CBT: tale strumento di disputa logica può offrire un supporto ai bambini e agli adulti con SA nell´aiutarli a correggere le idee disfunzionali e i nuclei di pensiero negativi sugli avvenimenti e sulle intenzioni degli altri, che spesso si costruiscono nel corso della loro vita.


La CBT e il CAT-kit

Un programma di intervento di CBT modificata , per adattarlo alle esigenze cognitive e sensoriali delle persone con SA, si focalizza su sia aspetti emotivi che cognitivi. Le aree di valutazione e di intervento dello sviluppo emotivo sono la maturità dell´espressione emotiva, la complessità o sottigliezza del lessico emotivo e l´efficacia nella gestione delle emozioni.

Per quanto riguarda il primo aspetto un adulto con SA potrebbe avere un tantrum come un bambino di 2 o 3 anni, in modo molto fisico. Anche la manifestazione dell´affetto potrebbe non corrispondere a quella che ci si attenderebbe rispetto all´età cronologica, per cui il bambino potrebbe, per esempio, salutare con un bacio anche il preside della scuola, così come fa con i propri genitori.

Rispetto alla sottigliezza del lessico emotivo, l´esperienza clinica ha mostrato che le persone con SA, a differenza di quelle neurotipiche che hanno a disposizione più livelli di intensità emotiva, per esempio, da 1 a 10, è come se avessero disponibili solo il livello 1 e 2 e poi saltano immediatamente ai livelli 9 e 10. Motivo per cui alcuni bambini e adolescenti con SA tendono ad usare delle espressioni estreme, del tipo: “sto per ucciderti” per esprimere un livello di rabbia che un bambino neurotipico esprimerebbe con minore intensità. In fine per quanto riguarda l´efficacia nella gestione delle emozioni, a differenza dei neurotipici che riparano le emozioni con l´affettività, le persone con SA hanno un range limitato di strategie di controllo delle emozioni. Spesso la rabbia agita con esplosioni comportamentali può essere la strategia più frequentemente usata perché l´emozione può essere molto potente.

Gli aspetti cognitivi sui quali si focalizza un programma di CBT modificata sono i fraintendimenti delle intenzioni degli altri, ovvero capire se un´azione è intenzionale o involontaria, l´interpretazione letterale del linguaggio e il ragionamento disfunzionale, ovvero le idee irrazionali e nuclei di pensiero negativi. Un programma CBT si divide in più fasi: la valutazione della natura e del grado del disturbo dell´umore, l´educazione emotiva, la ristrutturazione cognitiva, la gestione dello stress, l´automonitoraggio e la programmazione delle attività per esercitarsi e mettere in pratica le nuove strategie e abilità cognitive. Nel caso dei bambini è stato riscontrato da Sofronoff, Attwood e altri autori che utilizzare la metafora degli scienziati o degli astronauti che esplorano un nuovo pianeta è un ottimo incentivo per coinvolgerli nel programma.

Attraverso l´educazione emotiva l´individuo impara il perché si provano le emozioni, i loro vantaggi e svantaggi, identifica i diversi livelli dell´espressione emotiva propria e altrui e impara a che i pensieri sono la causa delle emozioni.

Inoltre si lavora sul riconoscimento degli indizi fisici rilevanti che ci informano sul nostro livello di attivazione emotiva, prima che si inneschi un meccanismo di escalation che potrebbe essere disfunzionale. Attraverso l´educazione emotiva si va a stimolare, in una certa misura, il funzionamento dell´amigdala nell´informare i lobi frontali circa l´aumento dei livelli di stress e dell´attivazione emotiva. Una volta identificati, a livello corporeo, i “campanelli d´allarme”, si utilizza uno strumento di misurazione per definire il grado dell´intensità emotiva, che può essere un modellino di termometro, una misura campione oppure un regolatore del volume.

Durante tutto il programma CBT è importante che il terapista utilizzi con la persona con SA la stessa definizione delle parole e dei gesti e sia pronto a chiarire ogni eventuale dubbio semantico. Tramite questa fase del programma CBT viene arricchito il vocabolario dell´espressione emotiva della persona, al fine di garantire precisione e accuratezza nella comunicazione verbale delle sfumature sottili delle emozioni.

In questa fase viene introdotto il concetto di scatola degli attrezzi (Toolbox) così come è stato proposto da Tony Attwood, ovvero un insieme di “arnesi”, le strategie, che servono a “riparare” le emozioni di ansia, rabbia e tristezza. La scatola degli attrezzi come strumento di riparazione emotiva, ha un ruolo centrale nella fase di ristrutturazione cognitiva della CBT. Le categorie degli “attrezzi” possono essere distinte a seconda del rilascio rapido, come nel caso dell´attività fisica, oppure lento dell´energia generata dalle emozioni, come nel caso delle tecniche di rilassamento. La Toolbox contiene anche degli strumenti del pensiero, ovvero strategie cognitive come la disputa delle idee irrazionali e l´utilizzo dei pensieri utili che possano sostituire quelli dannosi, espressione di convinzioni irrazionali; quindi una sorta di “antidoto” a pensieri velenosi che aiutano la persona a pensare in modo razionale rispetto agli eventi emotivi. Il terapista, il bambino ei genitori, valutano insieme, all´interno di una sessione di brainstorming, quali strumenti siano appropriati e quali no, focalizzandosi sulle conseguenze.

L´ultima fase del programma CBT è la messa in pratica graduale delle strategie identificate, poiché è fondamentale essere certi che il bambino sia in grado realmente di utilizzare le strategie. Inizialmente il terapista farà sia da modello che da partner in role-play all´interno dei quali il bambino si eserciterà nel nuovo comportamento. In seguito verranno assegnati homework con schede di automonitoraggio per valutare l´andamento del training.

La componente della ristrutturazione cognitiva della CBT consente, come già esposto in precedenza, la confutazione logica delle idee disfunzionali e delle assunzioni negative; ciò fornisce alla persona con SA una spiegazione razionale di certi eventi e il controllo cognitivo delle emozioni.

Gli individui con SA a causa della loro tendenza a interpretare letteralmente il linguaggio verbale, per cui un semplice commento occasionale, può essere letto fuori contesto ed estremizzato, possono costruirsi idee irrazionali circa gli avvenimenti e le intenzioni degli altri. Inoltre spesso dispongono di un repertorio limitato di risposte comportamentali e verbali in risposta a situazioni che comportano uno stress emotivo. Il lavoro che il terapista farà insieme alla persona consisterà nello scrivere una lista di risposte appropriate e non con riportate accanto le conseguenze corrispondenti.

In seguito si passa alla disputa dove le idee irrazionali vengono messe realmente in discussione tramite i fatti e la logica.

Durante il trattamento le persone vengono stimolate ad adottare una forma di pensiero più flessibile e a ricercare spiegazioni alternative, usando domande o commenti del tipo: “Stai scherzando?” oppure “Temo di non aver capito bene quello che hai detto! Puoi spiegarmi meglio?”. Commenti simili possono essere utilizzati quando si fraintendono le intenzioni di qualcuno, come “Dici sul serio?” oppure “L´hai detto di proposito?”. Nel corso del trattamento è importante riconoscere il valore dell´intelligenza della persona con SA, invitandola ad utilizzarla per controllare le proprie emozioni ed evitare che siano loro a controllare la persona.

I clinici che utilizzano questo tipo di intervento sottolineano tre principi chiave per un efficace programma CBT:

  1. Ogni programma e ogni singola strategia di intervento devono essere specificamente adattati alle caratteristiche cognitive di apprendimento del bambino con SA.
  2. I programmi di intervento dovrebbero utilizzare strumenti come le Storie Sociali e le Conversazioni con i Fumetti di Carol Gray e i role-play, per aumentare la comprensione del bambino rispetto a ciò che accade in determinate situazioni sociali, fornendo indicazioni chiare e visibili sul comportamento corretto.
  3. Nel caso di bambini, il coinvolgimento attivo dei genitori aumenta sia la loro sicurezza nel saper gestire le crisi comportamentali del figlio, sia l´efficacia stessa dell´intervento.

Il lavoro che ha portato Tony Attwood, Annette Møller Nielsen e Kirsten Callesen alla realizzazione del Cognitive Affective Training kit (CAT-kit) è consistito nel “tradurre” visivamente in schemi di facile utilizzo, alcune delle strategie della CBT (come ad esempio l´automonitoraggio dei comportamenti e delle emozioni, l´analisi funzionale del comportamento, il problem solving, gli homework, ecc.) e di renderle fruibili anche ai genitori e agli insegnanti. Questo è stato possibile grazie al manuale in dotazione, ricco di esempi pratici che rappresenta il “ponte” per l´applicazione di semplici strumenti della CBT nelle situazioni di vita reale. Il manuale invita chi lavora con il kit a inventare nuovi utilizzi del materiale per adattare sempre di più l´aiuto al singolo individuo.

Il kit deriva dalla pratica clinica di professionisti che hanno utilizzato la CBT e il training delle abilità sociali con bambini e adolescenti. Nel training si utilizza la REBT di Ellis per quanto riguarda la messa in discussione dei nuclei di pensiero disfunzionali, che si manifestano in pensieri negativi automatici (A. Beck), causa di gran parte del malessere emotivo.

La stessa Temple Grandin testimonia l´efficacia della CBT: Quando avevo vent´anni, mia zia Anne ha usato con successo la terapia cognitivo comportamentale con me. Quando ero depressa e mi lamentavo, mi dava ragioni oggettive per le quali avrei dovuto essere felice. Mi disse “Tu hai un bel furgone e io ne ho uno vecchio e malandato”. Mi ha anche fornito altri esempi di cose che erano positive o che stavano andando bene nella mia vita. Mi sono rincuorata quando nella mia testa ho messo a confronto le immagini dei due furgoni. Ciò mi ha aiutato concretamente a capire che alcuni dei miei pensieri erano illogici e non basati su fatti. Le emozioni possono fare ciò, confondere i pensieri

Secondo la Prof. Tammie Ronen, responsabile del Renata Adler Memorial Research Center for Child Welfare and Protection presso l´Università di Tel Aviv il Il CAT-kit rappresenta un primo e promettente esempio di un processo di adattamento di queste tecniche ai bambini. Spesso i terapeuti che utilizzano la CBT con i bambini si aspettano che questi siano in grado di cambiare le proprie emozioni, ma non gli insegnano come farlo. La capacità di identificare, esprimere, comprendere, accettare e controllare le emozioni non può essere data per scontata ed i bambini dovrebbero imparare ad acquisire ognuna di queste abilità.

Inoltre osserva ancora la Ronen il CAT-kit non si focalizza semplicemente sulla comprensione, ma mira anche all´acquisizione di abilità, attraverso l´esercizio e la pratica. Passo dopo passo questo programma insegna ai bambini le funzioni ed i bisogni più importanti in relazione alle emozioni, alle interazioni sociali e a migliorare le risposte adattive.

Il kit può essere utilizzato con bambini e adulti con difficoltà comunicative ed emotive (ansia, rabbia e depressione), ascrivibili a disturbi di diversa natura come l´autismo ad alto funzionamento, la Sindrome di Asperger e l´ADHD. Grazie all´estrema versatilità e flessibilità di utilizzo dei vai elementi dello strumento all´interno di ogni conversazione, il CAT-kit può essere facilmente adattato al livello di sviluppo della persona con cui si sta lavorando.

Può essere utilizzato sia in sedute individuali che di gruppo, dove l´individuo con SA può familiarizzare con gli schemi di pensiero degli altri; questo favorisce una migliore comprensione della mente altrui e porta ad una maggiore tolleranza verso le diverse modalità di pensiero e di comportamento degli altri.

Tra i vari elementi del CAT-kit è di particolare interesse Il Semaforo del Comportamento 1 e 2 (Behavior Palettes) che, insieme a la Ruota, (The Wheel) sono considerati gli organizer della personalità perché permettono di lavorare su aspetti più articolati della persona come l´organizzazione cognitiva e la teoria su noi stessi, ma anche sugli stili di comportamento assertivo (verde), aggressivo (rosso), aggressivo-passivo (giallo) e remissivo (grigio).



Il Semaforo del Comportamento aiuta ad esercitarsi in questi modi di agire tramite dei role-play e, grazie all´utilizzo del colore come simbolo per definire questi atteggiamenti, la persona non si sente giudicata poiché è il comportamento che viene etichettato come rosso, verde, giallo, ecc. , non l´individuo. In questo modo la persona con SA diviene consapevole che esistono diversi stili di comportamento tra cui alcuni sono meno accettabili di altri, e di conseguenza aumenta la propria autoconsapevolezza del “colore” del proprio comportamento in diverse situazioni valutandone se sia appropriato o meno.

La Ruota (The Wheel) è un ulteriore aiuto per visualizzare le diverse modalità del comportamento e dell´espressione dei sentimenti del bambino. Su questo elemento del kit vengono disegnati, e contrassegnati da un nome, i diversi aspetti di sé usando, per esempio, colori, animali o personaggi dei cartoni. In questo modo la persona può meglio comprendere tutti gli aspetti della propria personalità. La Ruota può anche essere utilizzata per lavorare sulle emozioni complesse e sul fatto che più emozioni possono essere provate contemporaneamente.




In fine le novanta Faccine e le novanta Parole sentimento (Feelings words and faces) sono come la spina dorsale del CAT-kit, poiché accompagnano quasi tutte le conversazioni. Questi elementi del kit, aiutano la persona con SA a identificare, a livello verbale e cognitivo, i diversi gradi di intensità dell´espressione dei sentimenti. Grazie alle Parole sentimento viene arricchito il vocabolario dell´espressione emotiva della persona, al fine di garantire precisione e accuratezza nella comunicazione verbale delle sfumature sottili delle emozioni. Ci sono infatti nove categorie di emozioni quali gioia, tristezza, sentirsi al sicuro, paura, affetto, rabbia, orgoglio, vergogna e stupore. Ogni categoria contiene dieci sfumature di emozioni sia come faccine che come parole sentimento. Una descrizione dettagliata degli altri elementi del kit è disponibile all´indirizzo: http://www.cat-kit.it; ultima consultazione 28/06/2011.




Come già esposto, il CAT-kit viene affiancato da altre strategie CBT psicoeducative come quelle sviluppate da Carol Gray, riportate in bibliografia. Può essere utile costruire una storia sociale per favorire la comprensione dell´importanza di utilizzare la propria scatola degli attrezzi. La seguente storia sociale è stata scritta da Tony Attwood e Carol Gray per un adolescente.


Usare la scatola degli attrezzi per restare calmi e mantenere il controllo

Ogni giorno gli adolescenti possono andare incontro a momenti in cui si sentono tristi, ansiosi, confusi o frustrati. Ci sono anche momenti in cui ci si sente sicuri, calmi e controllati.
L´arte e la scienza della gestione delle emozioni è quella di imparare a ricorrere alle emozioni e alle strategie positive per andare avanti nei momenti difficili.
Stare calmi ed avere la situazione sotto controllo è la cosa più saggia da fare.
Quando le persone crescono imparano ad usare la propria intelligenza per controllare le proprie emozioni. In questo modo le persone intorno a loro si sentono a proprio agio. Dominare i sentimenti negativi è importante in una relazione di amicizia e quando si lavora cogli altri. Ogni persona è responsabile di come le proprie emozioni hanno un effetto sugli altri. Il primo passo per essere padroni delle proprie emozioni consiste nel sapere quando le emozioni si stanno intensificando. Ognuno ha i propri segnali che il livello delle emozioni sta per alzarsi: I miei sono: (lista).
Quando le emozioni diventano più forti, ognuno impara a rimanere controllato usando la scatola degli attrezzi personale per riparare le emozioni. I miei strumenti includono: (lista).
Quando le altre persone conoscono la mia scatola degli attrezzi e sanno come mi sento, possono aiutarmi a rimanere calmo
.

Lo strumento non è ancora disponibile in lingua italiana e se ne auspica la sua validazione e diffusione come strumento pratico di supporto per l´intervento in bambini e adulti con difficoltà comunicative ed emotive, come ansia, rabbia e depressione, conseguenti a disturbi di diversa natura come l´autismo ad alto funzionamento, la Sindrome di Asperger e l´ADHD, sia in ambito familiare che scolastico.


Referenze


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Indirizzi internet utili


Associazione Gruppo Asperger Onlus
Sito di Tony Attwood
Psykologisk Ressource Center di Kirsten Callesen
Sito ufficiale della CAT-kit.com company
Sito sul CAT-kit della Future Horizons
Sito italiano sul CAT-kit a cura dell´autore
SpazioAsperger: sito italiano sulla Sindrome di Asperger a cura dell´autore
Sito di Mario Di Pietro
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