< Torna alla pagina degli articoli

Ossitocina, l´ormone della socialità: Intervista con Bice Chini

di David Vagni

In questo periodo si parla spesso di ossitocina e dell´"ormone della socialità" non passa giorno che non ci sia qualche articolo su giornali e riviste. L´ossitocina una volta conosciuta solo per i suoi effetti periferici legati alla contrazione uterina e all´allattamento, è oggi al centro dell´indagine per quanto riguarda i comportamenti affiliativi, di attaccamento, interpretazione delle espressioni facciali, altruismo, fiducia, empatia.
SpazioAsperger ha deciso quindi di intervistare la Dott.ssa Bice Chini, dell´Istituto di Neuroscienze di Milano (Consiglio Nazionale delle Ricerche - CNR - ). La dottoressa Chini si occupa di ossitocina da anni, con pubblicazioni su riviste di carattere internazionale.



SA: Dott. Chini, può dirci in cosa consiste nello specifico la sua ricerca e quali risultati avete ottenuto??


BC: Da molti anni ci occupiamo di ossitocina e dei suoi target biologici, sia per quanto riguarda i suoi effetti neurobiologici che i meccanismi molecolari alla base di questi effetti. L´ossitocina è un piccolo ormone peptidico in grado di agire su numerosi tipi cellulare presenti sia nel sistema nervoso che in molti altri organi e tessuti. E´ nota soprattutto per la sua azione durante il parto e l´allattamento: durante il parto favorisce la contrazione delle cellule muscolari uterine e durante l´allattamento ha un´azione simile sulle cellule muscolari che favoriscono l´eiezione del latte.
Ma le sue azioni non si fermano qui e, tra gli altri effetti, è stato riconosciuto da anni il ruolo cruciale svolto da questo ormone nella formazione di quello speciale legame tra madre e figlio, così cruciale per la sopravvivenza dei piccoli in molte specie animali. Tuttavia non tutte le cellule rispondono all´ ossitocina, ma solo quelle che presentano particolari “recettori” per l´ormone.
Il nostro gruppo si occupa di caratterizzare i recettori per l´ ossitocina nei diversi tipi cellulari, cioè di capire come sono fatti (la loro struttura molecolare), dove sono espressi, se possono essere regolati e in quali condizioni e di cosa succeda nelle cellule “colpite” dal peptide, cioè dei suoi meccanismi d´azione intracellulare.


SA: Qual´è il suo ruolo neurologico nell´organismo animale e più nello specifico in quello umano?


BC: Nell´uomo erano ben noti gli effetti dell´ossitocina nel parto e nell´allattamento, ma oltre a questi effetti, negli ultimi anni si sono accumulate notevoli evidenze di un ruolo cruciale di questo peptide nel regolare anche comportamenti “sociali” complessi.
Tra questi per esempio è ormai accertato che l´ossitocina aiuta la “lettura” del significato emotivo delle espressioni dei visi (paura, felicità, rabbia, tristezza etc) ed è quindi coinvolta in questa capacità così peculiare che abbiamo d´interpretare lo stato mentale degli altri individui e “capire” le emozioni. Inoltre l´ ossitocina è stata vista aumentare la generosità, l´ empatia e la fiducia negli altri e viene quindi considerata un ormone “pro sociale”.


SA: L´ossitocina è una sostanza prodotta naturalmente dal corpo umano, in quali situazioni?


BC: L´ossitocina è prodotta da cellule nervose localizzate in una particolare regione del cervello, l´ipotalamo, che costituisce la stazione fondamentale per la produzione ed il controllo di tutti i principali sistemi ormonali. Dall´ipotalamo viene trasporata alla neuroipofisi e da qui viene rilasciata nel sistema circolatorio per andare ad agire sui organi e tessuti periferici, come durante il parto e l´allattamento.
Inoltre, l´ ossitocina prodotta nell´ipotalamo viene rilasciata all´interno del cervello per andare ad agire in particolari aree cerebrali dove regola comportamenti specifici. E´ un ormone prodotto sia nelle maschi che nelle femmine in seguito a stimoli olfattivi, visivi e tattili.


SA: Come si riflettono queste ricerche sull´autismo?


Topolini con difetti genetici che causano una ridotta produzione di ossitocina o una ridotto numero di recettori cellulari per l´ossitocina presentano peculiari difetti nelle interazioni sociali. Insieme agli studi effettuati sull´uomo, questi studi sperimentali hanno fatto ipotizzare un ruolo cruciale dell´ossitocina nella formazione di quello che viene chiamato attualmente il “cervello sociale”. Siccome i deficit nelle interazioni sociali costituiscono uno dei sintomi principali delle sindromi autistiche, è stato ipotizzato che la somministrazione di ossitocina possa essere utile nell´alleviare la sintomatologia autistica ed in particolare proprio quella legata alla socialità.


SA: Ha detto precedentemente che l´ossitocina viene prodotta a seguito di stimoli sensoriali e durante comportamenti sociali, è possibile che nello spettro autistico si inneschi un "circolo vizioso" in cui una differenza nel circuito dell´ossitocina o in altre zone del cervello limita i comportamenti (ad esempio abbracciare e simili) che dovrebbero a loro volta sostenere il meccanismo?


BC: Sì, questo è certamente possibile, anche se non abbiamo al momento dati certi per sostenere questa ipotesi. Quello che è stato finora dimostrato, mediante studi di risonanza magnetica funzionale, è che l´esposizione a stimoli con un contenuto emotivo attiva aree diverse nel cervello dei soggetti autistici rispetto a a quelle attivate nella popolazione di controllo e che l´ossitocina somministrata per via intranasale è in grado di stimolare nei soggetti autistici l´uso delle stesse aree usate nella popolazione di controllo.
Studi molto interessanti ma ancora molto preliminari condotti su fratelli di soggetti autistici che non presentano alcuna sintomatologia (ma condividono un simile background genetico) indicano che in alcuni di questi soggetti il cervello presenta caratteristiche di attivazione combinata, sia di tipo autistico che tipico, indicando che il cervello è in grado di mettere in atto meccanismi compensativi. Un´ipotesi è che l´ossitocina sia in grado di aiutare il cervello delle persone autistiche a sviluppare ed utilizzare queste strategie cognitive “alternative”.


SA: E´ possibile generalizzare a tutto l´autismo o bisognerebbe selezionare dei sottogruppi? Ha proposte su come si potrebbero distinguere i vari casi?


BC: Per il momento ci sono veramente pochi studi che abbiano analizzato l´ossitocina nei soggetti autistici. Si tratta per lo più di studi molto brevi, in cui veniva somministrata ossitocina per una/due volte in un solo giono o al massimo per una/due settimane. Inoltre, sono studi effettuati solo su soggetti adulti, in genere high functioning. E´ quindi veramente troppo presto per avere una risposta a queste domande. Sicuramente potrebbe essere utile conoscere se ci siano genotipi o fenotipi particolari associati a deficit del sistema ossitocinergico che potrebbero beneficiare in maniera particolare di questo trattamento, ma siamo ancora veramente lontani dall´ averli identificati...


SA: E´ possibile passare facilmente dalla ricerca animale alla sperimentazione umana? Quali sono gli obblighi normativi a riguardo? E nello specifico dell´ossitocina?


BC: Per quanto riguarda l´ossitocina, il passaggio dagli animali all´uomo è molto peculiare. Si tratta infatti di un ormone che ha effetti estremamente diversi nelle diverse specie animali, incluso l´uomo, proprio perché è un peptide legati ai comportamenti sociali, così diversi nelle diverse specie.
Sono molto famosi, a questo riguardo, studi fatti negli anni 90 dal gruppo di Tom Insel, negli Stati Uniti, su due specie molto simili di arvicole. Si tratta di piccoli roditori adattati a vivere nelle praterie (praire voles) o in montagna (mountain voles). Le arvicole della prateria formano coppie stabili, monogame, in cui sia la madre che il padre si prendono cura insieme dei piccoli per lungo tempo. Le arvicole di montagne invece non mostrano alcuna preferenza per un particolare partner, solo la madre si prende cura dei piccoli e per un breve periodo. In questi due animali, così vicini dal punto di vista evolutivo, ci sono enormi differenze nei recettori dell´ossitocina non solo tra le due specie ma anche tra maschi e femmine.
In generale, quindi, si tratta di un ormone che può avere un ruolo molto diverso in specie diverse e, anche all´interno nella stessa specie, tra maschie e femmine.
Infine, anche nello stesso sesso, il suo effetto può modificarsi nel corso della vita, come per esempio nelle femmine, durante la gravidanza. Quindi è molto difficile estendere i risultati della ricerca negli animali all´uomo, e questo va fanno con estrema cautela.


SA: L´ossitocina ha sicuramente un ruolo prosociale, ma non ci sono anche rischi? Mi viene in mente ad esempio il rischio che aumentando la fiducia e la coesione nel gruppo si possano in realtà incrementare rischi di razzismo o fenomeni simili fuori dal gruppo.


BC: Assolutamente. Come dicevamo prima, l´ ossitocina viene considerata un ormone pro sociale. Tuttavia la socialità non ha infatti di per sé una connotazione “buona” in assoluto. Sappiamo bene come lo “spirito di gruppo” spinto all´estremo possa sfociare in comportamenti deleteri per l´individuo ed il gruppo stesso, e sicuramente occorrono più studi per capire a fondo il ruolo di questo peptide nello stabilirsi delle relazioni sociali più complesse. Inoltre l´aumento della fiducia negli altri può essere pericoloso in soggetti non sufficientemente capaci di valutare le intenzioni altrui, in particolare se esposti ad ambienti “difficili” o potenzialmente pericolosi. Sempre a riguardo dei potenziali rischi dell´uso dell´ ossitocina, vorrei fare un piccolo commento su un articolo apparso di recente in cui viene riportato il fatto che l´ossitocina possa risvegliare l´interesse sessuale e migliorare le prestazioni maschili. Sicuramente il risveglio e il potenziamento della sessualità può essere interessante e benvenuto, ma consideriamo cosa possa significare un eccessivo interesse sessuale in soggetti non sufficientemente protetti se non addirittura esposti ad ambienti potenzialmente abusanti, o soggetti autistici con ritardo mentale. Anche questi effetti sulla sessualità andranno studiati e l´uso dell´ossitocina ristretto alle situazioni in cui la sua efficacia sia effettivamente comprovata e gli effetti potenzialmente negativi attentamente valutati.


SA: Come viene somministrata l´ossitocina? So ad esempio che sugli studi umani la somministrazione è attraverso uno spray nasale, quanto dura l´effetto? Come cambia con la somministrazione?


BC: Vorrei sottolineare come, al momento, l´unico uso approvato dal sistema sanitario nazionale per l´ ossitocina sia quello collegato al parto. In questo caso l´ossitocina viene data per via endovenosa per favorire le contrazioni od in particolari emergenze e complicanze quali le emorragie post-partum. Se data per via endovenosa, l´ ossitocina non è capace di raggiungere il cervello e non è quindi possibile usare queste formulazioni per ottenere effetti sul comportamento. Analogamente, l´assunzione per bocca non è possibile nel caso di peptidi come l´ ossitocina che vengono completamente “digeriti” nello stomaco.
Invece, è possibile che alcuni peptidi somministrati per via intranasale raggiungano il cervello ed esercitino qui le loro azioni sul comportamento. Sono quindi state studiate formulazioni ad hoc per somministrare l´ ossitocina per via intranasale. Vorrei però sottolineare che queste formulazioni sono disponibili solo per studi sperimentali e non sono state in nessun modo approvate per l´uso clinico. Purtroppo sono disponibili prodotti di incerta formulazione, ottenibili via internet, dei quali mi sento sinceramente e fortemente di sconsigliare l´ uso proprio perché non controllati e non approvati.
Per quanto riguarda la durata d´azione e la durata dell´ azione, al momento non sono disponibili molti dati. E´ possibile però prevedere che ci possano effetti a breve termine e di corta durata ed effetti invece a più lungo termine. Inoltre vorrei anche sottolineare come sai possibile che gli effetti possano essere diverse nelle varie fasi della vita, ed in particolare tra infanzia e età adulta. A questo proposito, l´uso dell´ossitocina nell ‘infanzia potrebbe aiutare lo stabilirsi di interazioni sociali che favoriscano le terapie comportamentali intraurando un “loop” virtuoso in cui l´intervento farmacologico sostiene e facilita quello comportamentale.


SA: Grazie dell´intervista, speriamo di riaverla presto con noi.
Commenta questo articolo sul nostro forum Consulta i nostri professionisti

< Torna alla pagina degli articoli

Ti è piaciuto l'articolo? Fanne parola!