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Perché gli autistici credono di meno?

Alcuni fattori specifici sono associati ad una minore o maggiore propensione nel credere in un Dio personale


Autori dello studio: Jara Norenzayan, Will M. Gervais, Kali H. Trzesniewski

Articolo scientifico originale: Mentalizing Deficits Constrain Belief in a Personal God.


Riportato e annotato da David Vagni


Nello spettro autistico è prevista una fede ridotta in Dio, e la teoria della mente media questo rapporto. La Sistematizzazione e due dimensioni della personalità legati alla fede religiosa: coscienziosità e accondiscendenza, non sono risultati come mediatori. La differenza nella mentalizzazione ha anche spiegato il robusto e ben noto, ma teoricamente dibattuto, divario di genere nella fede religiosa in cui gli uomini mostrano una riduzione nel credo religioso.




I credenti in un Dio personale (come le tre grandi religioni monoteiste) concettualizzano intuitivamente le divinità come agenti intenzionali con stati mentali che anticipano e rispondono alle credenze, desideri e preoccupazioni umane.


Ne consegue che i problemi di mentalizzazione, associati con le condizioni dello spettro autistico e le differenze di genere possono cambiare la distribuzione di credenze nello Spettro.


Sono stati condotti 4 studi su diversi ed ampi campioni. 1) Adolescenti autistici, 2) Studenti canadesi tipici, 3 e 4) Adulti americani in cui è stata verificata l´appartenenza o meno allo Spettro Autistico Allargato.


La fede in Dio e di altri agenti soprannaturali è culturalmente e storicamente diffusa, ed è un aspetto che entra profondamente della vita umana. Tuttavia, relativamente poco si sa circa le basi cognitive di queste credenze socio-culturali complesse.
I credenti intuitivamente trattano gli dèi come agenti intenzionali i cui stati mentali entrano in rapporti sociali con gli esseri umani, rispondendo ai desideri umani, e monitorandone il comportamento sociale.
Le teorie cognitive quindi convergono sull´ipotesi che le credenze negli agenti soprannaturali sono in parte radicate nella ordinaria cognizione umana sociale. In particolare, la capacità di rappresentare di ragionare sulle menti chiamata mentalizzazione, teoria della mente, o percezione della mente. Questa abilità permette anche la rappresentazione mentale di Dio. Se la mentalizzazione supporta la rappresentazione mentale di agenti soprannaturali, quindi le differenze nella mentalizzazione distribuite sullo spettro autistico e tra i generi possono minare il sostegno intuitivo per i concetti di agenti soprannaturali e ridurre la credenza in Dio.


In studi di neuroimaging, è stato mostrato che pregare Dio attiva regioni del cervello implicate nella mentalizzazione: così mentalizzare potrebbe essere una componente necessaria della fede in Dio, senza essere una causa sufficiente. Quando gli adulti fanno illazioni sulla mente di Dio, mostrano gli stessi pregiudizi di mentalizzazione che si trovano tipicamente quando ragionano su altre persone.
Da un punto di vista evolutivo, il ragionamento dei bambini sugli stati mentali di Dio, segue lo sviluppo cognitivo della Teoria della Mente. Infine, la mentalizzazione è ridotta anche a livelli più alti dello spettro autistico, ed è interessante che gli uomini sono più propensi sia ad avere punteggi alti nello spettro dell´autismo, che più probabilità di essere non credenti. (vedi anche: Sistemi di credenze religiose nello Spettro Autistico ad Alto Funzionamento ed Asperger


Norenzayan e collaboratori hanno trovato nuove prove di un legame inverso tra lo spettro autistico e la fede in Dio, che è stato spiegato dalle differenze di mentalizzazione. La mentalizzazione ha anche spiegato la differenza tra i sessi. Gli autori comunque non escludono spiegazioni alternative (o sovrapponibili) che possano spiegare i risultati. Gli alti livelli di difficoltà in situazioni sociali, potrebbero portare a livelli più bassi di partecipazione religiosa, che a sua volta ridurrebbe la credenza religiosa. Contrariamente a questa previsione, l´effetto dell´autismo sulla fede in Dio è rimasto significativo dopo l´aggiustamento per assistenza religiosa (Studi 3-4), e scompare solo dopo aver controllato per la capacità di mentalizzare. Ciò dimostra che l´effetto di autismo sulla fede esiste anche dopo aver rimosso la sovrapposizione notevole tra la fede in Dio e la frequenza religiosa. Il rapporto tra lo spettro autistico e la credenza non può quindi essere soltanto un sottoprodotto delle circostanze sociali, lo stesso avviene per un campione di adolescenti non clinici (Studio 2).


Una seconda alternativa possibile è la causalità inversa: che la partecipazione religiosa in qualche modo provochi alti livelli di mentalizzazione, che a loro volta prevedono punteggi più bassi nello spettro autistico. Un percorso causale per questa alternativa è che la fede in Dio incoraggi un maggiore coinvolgimento sociale in gruppi religiosi ed attività, che a loro volta aumentano le tendenze alla mentalizzazione e diminuiscono la probabilità di essere nello spettro autistico. Questa interpretazione non ha ricevuto sostegno, in quanto la frequenza costante e partecipata alla religiosità non ha eliminato l´effetto di mentalizzare sulla fede in Dio.


In terzo luogo, è possibile che lo spettro autistico sia associato con interesse in matematica, scienze e ingegneria (IMSE), che a sua volta riduce la credenza religiosa. Tuttavia, lo Studio 4 ha mostrato che l´attività scientifica o meno non predice o contrasta la fede in dio. Allo stesso modo, la sistematizzazione, una variabile strettamente legata alla IMSE, non è un mediatore della credenza in Dio (Studi 2-3).


In quarto luogo, il legame tra l´autismo e la fede in Dio non è legato all´intelligenza generale: l´autismo è rimasto un predittore significativo di bassa credenza in Dio, anche dopo gli aggiustamenti per QI (Studio 1), e istruzione (Studi 3-4).


In quinto luogo, le due dimensioni della personalità di base (del BigFive) che sono solitamente predittori di religiosità, accondiscendenza e coscienziosità, non sono risultati come mediatori della credenza in Dio.


Questi risultati suggeriscono una ragione per cui, nonostante la ricca diversità socio-culturale, aspetti fondamentali della religione, si ripetono in tutta la storia e le culture, in quanto la Teoria della Mente offre vantaggi adattativi in tutte le culture.


E´ importante sottolineare che l´incredulità religiosa non deriva esclusivamente da deficit di mentalizzazione; molteplici percorsi psicologici e socio-culturali possono portare ad un fenomeno complesso e sovradeterminato, come non credere in Dio o gli dei
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