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Temple Grandin: non lasciare che l´autismo definisca chi sei.

All´università di Irvine (USA) Temple Grandin tiene una conferenza in cui spiega la necessità di coltivare il proprio successo.


di Lisa Liddane

Tradotto da Giorgio Pomettini
Articolo originale: Scientist Temple Grandin doesn´t let autism define her

Con i suoi capelli mossi e brizzolati e la sua maglietta country con fazzoletto, Temple Grandin viene riconosciuta in tutti gli aeroporti, e riceve numerose richieste di autografi di carte d´imbarco. Le sue apparizioni in tutto il paese attirano centinaia di genitori, insegnanti e studenti - molti dei quali nella comunità dell´autismo - così come ha fatto in altre sedi della Università di Irvine.




Grandin non aveva previsto di diventare famosa, anche se ora lo è divenuta grazie al pluripremiato film biografico “Temple Grandin” in cui Claire Danes la interpreta.


Eppure, se le viene chiesto chi lei sia, prontamente risponde: “sono prima di tutto uno scienziato”.


Grandin, forse il volto più riconoscibile nei disturbi dello spettro autistico nella nazione, è concisa e passionale su una cosa: la sua condizione non è ciò che la definisce. E spiega che i bambini e gli adolescenti dovrebbero seguire il suo esempio.


“I bambini vengono da me, e tutto ciò di cui vogliono parlare è sul loro autismo” ha detto. “Sono diventati l´etichetta. Voglio che mi mostrino i loro progetti scientifici”.


Abbiamo bisogno di aiutare i bambini e ragazzi con autismo e Sindrome di Asperger a trascendere la loro condizione in modo che non diventi la loro identità unica o dominante, ha detto. Per fare questo dobbiamo metterli a fuoco sulle materie e le cose a cui questi bambini e ragazzi sono interessati, permettegli di applicare la loro mente, le loro mani e il loro corpo a molte cose, oltre che giocare ai videogiochi e allontanarli dall´isolamento rispetto agli altri.


Questo messaggio è arrivato forte e chiaro Giovedì alla Università di Irvine da parte di coloro che probabilmente hanno avuto maggior bisogno di sentirlo.


Ciò che attira spesso le persone alla Grandin è la curiosità di imparare e ascoltare da qualcuno che non riusciva a parlare fino ai tre anni e mezzo. Eppure si rivelò essere così brillante, che quando divenne un giovane adulto, ha fatto in modo che le mucche nei mattatoi fossero macellate in modo più umano, con recinti a lunghe curve per evitare che gli animali vedessero ciò che si trova davanti e quindi ridurne lo stress.


La sua propensione e capacità a “pensare per immagini”, come dice lei, l´ha portata a progettare macchine per gestire gli animali per compagnie come la Cargill. Ha conseguito un dottorato di ricerca in comportamento animale presso l´Università dell´Illinois ed è professore di scienze animali alla Colorado State University.


L´amore per la scienza e la tecnologia è ciò che ha reso la Grandin, che riceve numerose richieste per parlare di autismo, ad accettare l´invito a parlare nel Centro Servizi Disabilità presso la Università di Irvine. Voleva vedere i progetti di ricerca presso l´Università della scuola di Ingegneria ed entrare in contatto con gli studenti.


Mentre il professore parlava con circa 20 persone nel corso di un pranzo informale Giovedì presso la Sala di Ingegneria, Josh Bell, uno specializzando in arte che indossa una maglietta di Picchierello e pantaloncini entrò con il suo zaino a tracolla sulle spalle. La Grandin gli chiese cosa avrebbe voluto fare.
“Un designer di videogiochi”, disse Bell.


Dopodiché la Grandin gli ha chiesto di mostrargli il suo lavoro nel campo dell´animazione. Bell si alzò in piedi, tirò fuori il suo iPod Touch e glie lo mise in mano. Insieme hanno guardato delle foto, e la Grandin gli consigliato: Network nel settore dei videogiochi.


“Lei mi ispira”, Bell ha detto più tardi, dopo che la Grandin è andata via con un gruppo di persone per visitare gli edifici di ingegneria. “Mi ha detto di focalizzarmi sui miei interessi”.


Durante lo stesso pranzo, Sandy Tran, ventiseienne, studentessa di scienza dei materiali ed ingegneria, ascoltava con attenzione, con un espressione seria sul viso. Lanciava lo sguardo sul pavimento o su sedie, guardando appena la Grandin. Più tardi, nel pomeriggio, Tran si sedette sulla parte posteriore della sala al Club Universitario, dove la Grandin stava partecipando ad una sessione di domande e risposte con il Cancelliere dell´Università Michael Drake, davanti ad un pubblico di circa 50 persone.


Tran ha detto che intuitivamente sapeva che fosse diversa mentre stava crescendo, e che ha impiegato del tempo per lavorare sulle sue abilità sociali, come imparare a non sbottare le prime cose che gli venivano in mente.


All´Università di Irvine era più isolata degli altri, preferendo lavorare per conto proprio. Una notte stava guardando Sheldon Cooper, un personaggio della serie televisiva “The Big Bang Theory” che, secondo alcuni nella comunità dell´autismo, mostra i sintomi della Sindrome di Asperger. Un amico di Tran osservò che c´era un nome per la condizione. “È stato un sollievo”, ha detto, realizzare che finalmente c´era una spiegazione per come pensava e "sentiva" durante l´adolescenza. Seduta tra il pubblico, mentre ascoltava la Grandin, ha sentito che essere nello spettro autistico “non era una condanna a morte”. Non che Tran lo avesse mai pensato.


Un attimo dopo che la discussione con la Grandin era giunta al termine e la camera era stata sgomberata, Tran ha incontrato i miei occhi con uno sguardo gentile.


Le parole della Grandin, ha detto, confermano quello che la sua mente e il suo cuore sapevano. "Non è quello con cui nasci, che conta." Ha detto Tran "E´ quello che ci fai".


Fonte: Lucille Packard Foundation per la salute dei bambini, kidsdata.org, California Watch.
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