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Il trattamento dei disturbi d´ansia nello spettro autistico

Quali sono le alternative?


Autore: Guido D´Angelo, Phd
Associazione Dalla Luna – Professionisti per l´autismo.

Un´alta percentuale di persone con autismo soffre di depressione e disturbi d´ansia. Tra gli adolescenti e bambini autistici i disturbi d´ansia sembrano piuttosto comuni, con una percentuale compresa tra il 42% e l´80%. Gli interventi più promettenti sono il DRI comportamentale, la psicoeducazione cognitivo-affettiva e la mindfulness.



Nella popolazione adulta un´alta percentuale di persone con autismo soffre di depressione e disturbi d´ansia (e.g. Ketelaars et al., 2008; Sofronoff, Attwood e Sharon, 2005). Anche tra gli adolescenti e bambini autistici i disturbi d´ansia sembrano piuttosto comuni, con una percentuale compresa tra il 42% e l´80% (e.g. Leyfer et al., 2006; Mattila et al., 2010). Nell´ambito dei disturbi d´ansia nell´autismo, i più frequenti sono fobie specifiche, disturbo ossessivo compulsivo e ansia sociale (Steensel, Bogels e Perrin, 2011). Nelle persone con disturbi dello spettro autistico le difficoltà legate ai disturbi d´ansia vengono spesso esacerbate dalla sintomatologia autistica, compromettendo in modo significativo la qualità della vita degli individui che ne sono affetti. Si rende dunque necessario proporre adegutati modelli di trattamento, basati su evidenze empiriche, in grado di ridurre la sintomatologia ansiosa e promuovere migliori capacità di fronteggiamento. Attualmente la terapia cognitivo-comportamentale sembra offrire i risultati più promettenti (e.g. Attwood, 2007; Sofronoff, Attwood e Sharon, 2005; D´Angelo 2013a; D´Angelo 2013b). Tuttavia speficici adattamenti si rendono necessari per rendere la terapia cognitivo-comportamentale fruibile alla popolazone con autismo, in base all´età, al livello di sviluppo cognitivo e linguistico.


L´esposizione graduale e il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili sono tra le tecniche comportamentali più efficaci, utilizzabili indipendentemente dal quoziente intellettivo e dal linguaggio.


L´esposizione graduale consiste nell´individuare gli eventi temuti, costruire una gerarchia degli stessi secondo un livello crescente di paura elicitata e nell´esporre l´individuo che beneficia del trattamento agli stessi, progredendo da quelli a più bassa intensità emotiva a quelli con più alta intensità emotiva. Nelle persone con autismo, in particolar modo in assenza di linguaggio, va prestata molta attenzione alla selezione degli eventi temuti e alla successiva esposizione agli stessi, in quanto questi pazienti non sono in grado di riportare con esattezza i propri livelli di paura rispetto agli eventi. Sì utilizzerà quindi una certa prudenza nel procedere dai livelli più bassi verso quelli più alti della gerarchia, in modo da ridurre il rischio di evasione dal compito e di condizionamento aversivo delle persone, dei materiali e dei luoghi coinvolti nell´esposizione.


Il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili (DRI) va adottato soprattutto quando il paziente utilizza dei modi disfunzionali per ridurre gli stati ansiosi, quali comportamenti auto o eteroaggressivi e/o autostimolazioni che compromettano significativamente il suo livello di funzionamento. Il DRI consiste nella riduzione dei comportamenti problema, mediante rinforzo di comportamenti funzionali incompatibili con il comportamento problema (Cooper, Heron e Heward, 2014). È importante che i comportamenti alternativi selezionati risultino rinforzanti, in modo da poter essere adottati in modo più o meno rapido e naturale dal paziente e, al contempo, siano in grado di catturarne l´attenzione distogliendola dallo stimolo ansiogeno. Ad esempio se il comportamento funzionale alla riduzione dell´ansia è “graffiarsi la cute” e il paziente ha un forte interesse per gli oggetti luminosi, è possibile insegnare al paziente ad attivare un oggetto luminoso e a manipolarlo, ogni volta che viene presentata una situazione temuta o sperimentato uno stato d´ansia.


Nel trattamento di pazienti con un adeguato livello cognitivo e buone capacità comunicative, può risultare utile integrare le strategie comportamentali su menzionate con strategie cognitive che promuovano una maggiore comprensione dei propri stati emotivi (Attwood, 2007; Moscone e Vagni, 2013), la capacità di monitorare e modificare in modo funzionale i propri pensieri disfunzionali, di riflettere sulla propria esperienza per intraprendere adeguati percorsi di azione (e.g. Rotheram-Fuller e Mac Mullen, 2011).


Infine è importante sottolineare come l´intevento focalizzato sui sintomi acquisisca maggiore efficacia se accompagnato da un trattamento psicoeducativo, che consenta all´individuo di percepirsi come un agente efficace nel proprio mondo fisico e sociale. I training finalizzati all´incremento delle abilità di autonomia, riducono la dipendenza dalle figure di riferimento e migliorano il proprio senso di competenza, favorendo la capacità di fronteggiamento dell´individuo. Allo stesso modo i training di abilità sociali promuovono abilità utili per agire in modo più efficace nel mondo sociale, riducendo il rischio di espulsione da parte del gruppo dei pari e, di conseguenza, i livelli di ansia sociale.


Bibliografia


  1. Attwood, T. (2007). The Complete Guide to Asperger´s Syndrome. London, UK: Jessica Kingsley Publisher.
  2. Cooper J.O, Heron T.E, Heward W.L., (2014). Applied behavior analysis. Upper Saddle River, NJ: Pearson.
  3. D´Angelo, G. (2013a). Mindfulness e Autismo: prospettive per il trattamento psicoterapeutico. Autismo e Disturbi dello sviluppo, (3), 403-422.
  4. D´Angelo, G. (2013b). Paura di cambiare. Trattamento cognitivo-comportamentale di un paziente con Sindrome di Asperger. Psicoterapeuti in Formazione, Vol 1-2013. Editoriale online, Roma.
  5. Ketelaars, C., Horwitz, E., Sytema, S., Bos, J., Wiersma, D., Minderaa, R., et al. (2008). Brief report: Adults with mild autism spectrum disorders (ASD): Scores on the autism spectrum quotient (AQ) and comorbid psychopathology. Journal of Autism and Developmental Disorders, 38(1), 176–180.
  6. Leyfer, O. T., Folstein, S. E., Bacalman, S., Davis, N. O., Dinh, E., Morgan, J., et al. (2006). Co-morbid psychiatric disorders in children with autism: Interview development and rates of disorders. Journal of Autism and Developmental Disorders, 36, 849–861.
  7. Mattila, M. L., Hurtig, T., Haapsamo, H., Jussila, K., Kuusikko- Gauffin, S., Kielinen, M., et al. (2010). Comorbid Psychiatric Disorders associated with Asperger Syndrome/High-functioning Autism: A Community- and Clinic-based study. Journal of Autism and Developmental Disorders, 40, 1080–1093.
  8. Moscone D. e Vagni D. (2013), L´educazione cognitivo-affettiva e le condizioni dello spettro autistico ad alto funzionamento, “Autismo e disturbi dello sviluppo”, vol. 11 (1), 39-71.
  9. Rotheram-Fuller, Mac Mullen, L., (2011). Cognitive-Behavioral Therapy for children with autism spectrum disorders. Psychology in the Schools, 48(3), 263-271.
  10. Sofronoff, K., Attwood, T., & Hinton, S. (2005). A randomised controlled trial of a CBT intervention for anxiety in children with Asperger syndrome. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 46, 1152–1160.
  11. Steensel, F.J.A., Bogels, S.M., Perrin, S (2011). Anxiety Disorders in Children and Adolescents with Autistic Spectrum Disorders: A Meta-Analysis. Clinical Child and Family Psychology Review, 14, 302-317.


Dei disturbi d´ansia in bambini ed adulti ASD si parlerà al convegno: Tutti i colori dello Spettro, 13-15 giugno 2014, Roma.



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