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Mindfulness nell´autismo

utilità per genitori, ragazzi e adulti


Autori:
Guido D´Angelo, Phd
Michele Pennelli

La mindfulness consiste in un insieme di tecniche volte a ridurre la vulnerabilità cognitiva e la risposta emotiva allo stress. Le strategie di mindfulness sembrano promettenti nell´intervento psicoterapeutico con persone con autismo HF e sindrome di Asperger e nella riduzione dello stress in genitori di bambini e ragazzi autistici.



Nelle attuali psicoterapie cognitivo-comportamentali sono state introdotte tecniche di mindfulness come approccio per promuovere la consapevolezza, ridurre le risposte maladattive alle situazioni di stress, tollerare gli stati emotivi spiacevoli e ridurre il rischio di recidive nel trattamento dei disturbi dell´umore.


La mindfulness consiste in un insieme di tecniche volte a ridurre la vulnerabilità cognitiva e la risposta emotiva allo stress (Bishop et al. 2004). Nella formulazione originaria di Kabat-Zinn (1990) è stata descritta come il processo di prestare attenzione al momento presente, attraverso l´uso di tecniche di meditazione che consistono nell´invitare il paziente a concentrarsi su sensazioni somatiche o sul proprio respiro. Ciò consente di accogliere i pensieri e i sentimenti in modo non giudicante, considerandoli dei puri eventi mentali, in modo da ridurre le risposte automatiche e disfunzionali di fronte agli stessi. È stato stimato che una percentuale compresa tra il 72% e l´80% di persone con autismo incontra i criteri per una comorbidità diagnostica, quali disturbi d´ansia, depressione, deficit di attenzione (Bruin et al., 2007; Leyfer et al., 2006).


Nonostante il potenziale beneficio di tale repertorio di tecniche per le persone con sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, al momento pochissimi studi ne hanno indagato l´effetto (D´Angelo 2013, Singh et al., 2010a).


Attraverso un esame delle più frequenti comorbidità associate all´autismo è possibile inferire i potenziali benefici di questo repertorio di tecniche non solo per le persone con autismo, ma anche per le famiglie e lo staff coinvolto nei percorsi educativi.


I benefici della mindfulness includono la capacità di distogliere l´attenzione dagli stimoli interni ed esterni che svolgono un ruolo nell´attivare e mantenere gli stati ansiosi e depressivi, favorendo il disimpegno cognitivo da contenuti che abitualmente catturano, orientano e mantengono il focus attentivo in modo disfunzionale. In quest´ottica le persone con disturbo autistico, presentando un´attenzione monofocale, potrebbero trarre un grande vantaggio in termini di capacità di shifting attentivo e miglioramento complessivo delle capacità attentive.


Quest´ultimo aspetto risulta particolarmente rilevante, se considerato rispetto ai deficit attentivi che frequentemente si riscontrano nelle persone con autismo e spesso sono alla base di impulsività e scarsa inibizione di comportamenti dirompenti. È stato infatti osservato che, in persone con ADHD (disturdo da deficit di attenzione e iperattività), la pratica di semplici procedure di mindfulness, come la meditazione sulla pianta dei piedi (e.g. Singh et al. 2010a) o mangiare un chicco di uva passa (Heppner et al., 2010) riducono i comportamenti problematici.


Tuttavia i benefici sembrano essere più marcati in una popolazione adulta, rispetto agli adolescente e ai bambini, per cui occorre una certa cautela nel generalizzare i risultati riportati.


La mindfulness sembra promettente non solo se direttamente applicata sugli individui di cui si intende modificare il comportamento, ma anche se a beneficiarne sono le persone a diretto contatto con loro. Gli studi si Singh et al. (2006; 2007; 2010b), hanno fornito evidenze su come la pratica della mindfulness da parte dei genitori e dello staff educativo riduca i comportamenti problema e la scarsa condiscendenza nelle persone con autismo. La mindfulness, infatti, sembra facilitare il distacco dalle risposte abituali, riducendo un atteggiamento di ipercontrollo e iper-reattività da parte delle figure di accudimento. I tentativi dei caregiver di anticipare i comportamenti problema possono essere spesso alla base delle contingenze che regolano il comportamento, dunque il suo maggiore distacco emotivo nel momento in cui è in atto il comportamento problema, faciliterebbe in modo indiretto l´alterazione delle contingenze.


Sulla base di quanto affermato, gli attuali modelli cognitivo-comportamentali potrebbero essere efficacemente integrati con tecniche di mindfulness per il trattamento delle comorbidità associate all´autismo HF e alla sindrome di Asperger. È tuttavia importante sottolineare che i migliori benefici sono attesi nell´applicazione in una popolazione adulta. È plausibile che anche bambini e adolescenti possano beneficiarne sia in modo diretto, con specifici adattamenti, sia in modo indiretto, sottoponendo al training le figure di accudimento. Sarà necessario un progresso nella ricerca per identificare con chiarezza il contributo della mindfulness rispetto agli attuali modelli di trattamento e progettare specifici adattamenti per adulti, adolescenti e bambini con autismo. Quando l´attenzione si sposta su pensieri ed emozioni, si invita il paziente a notare lo slittamento dei propri processi cognitivi ed emotivi, ad osservare il contenuto dei propri pensieri e a lasciarli andare per ritornare a prestare attenzione al proprio respiro o alle sensazioni corporee. Tale approccio incoraggia la pratica quotidiana della mindfulness non solo all´interno di sessioni di meditazione, ma anche ogni qualvolta i pensieri e le emozioni spiacevoli emergano nella quotidianità causando disagio all´individuo.


La procedure basate sulla mindfulness, sviluppate per il trattamento dei disturbi depressivi, si sono dimostrate ugualmente utili nel migliorare la sintomatologia ansiosa (Hofmann et al., 2010). Sembrano infatti ridurre la ruminazione ansiosa e depressiva, facilitare la definizione dei propri obiettivi di vita e promuovere una maggiore consapevolezza metacognitiva.


Conclusioni


Riassumendo, alcune indicazioni generali possono essere tratte rispetto all´applicazione della mindfulness in persone con autismo. In primo luogo sembra che la mindfulness incoraggi la modificazione delle reti neurali, favorendo la creazione di nuove connessioni (Davidson, Jackson e Kalin, 2000; Goldin e Gross, 2010; Schwartz e Begley, 2002). Tecniche di neuro immagine funzionale hanno riportato un incremento dell´attività nei lobi prefrontali, deputati ai processi di controllo, a discapito dell´attivazione dell´amigdala, coinvolta nei disturbi dell´umore. Un aumento della plasticità neurale e dell´attività dei lobi frontali potrebbe essere di grande supporto nell´autismo, in cui è nota la relativa povertà di connessioni neurali e il frequente deficit esecutivo (Minshew & Williams, 2007). Allo stesso modo la pratica della mindfulness riduce le risposte automatiche nelle situazioni note, attraverso l´enfasi sul momento presente, che favorisce l´adozione di comportamenti diversi da quelli adottati in precedenza. Questo aspetto è di particolare rilevanza per la scarsa flessibilità cognitiva e comportamentale caratteristica delle persone con autismo, che migliorerebbero il repertorio di risposte comportamentali rispetto a specifici eventi. Il focus sul momento presente è importante per una seconda ragione: spesso le persone con ASD continuano a essere ancorate a episodi spiacevoli in un passato spesso remoto, rivivendolo come se fosse il presente (Atwood, 2007). Ancora una volta la mindfulness sarebbe promotrice di un miglioramento dei processi metacognitivi, favorendo uno spostamento dell´attenzione sul qui e ora e agevolando uno svincolo dal passato. Da ultimo, è stato osservato come l´uso della mindfulness riduca alcuni bias di attribuzione rispetto al comportamento altrui. Un aspetto rilevante nelle persone con disturbi autistici è la difficoltà nell´inferire gli stati mentali altrui (Frith e Happè, 1994). Ci chiediamo se il miglioramento osservato nelle persone neurotipiche rispetto al bias di attribuzione di ostilità, possa essere esteso a un miglioramento generalizzato nella decodifica del comportamento sociale, come effetto della pratica della mindfulness.


Sulla base di quanto esposto le strategie di mindfulness sembrano di promettente applicazione nell´intervento psicoterapeutico con persone con autismo HF e sindrome di Asperger. Tuttavia è opportuna una certa cautela nella generalizzazione di tale conclusione. Il primo limite è insito nel fatto che i benefici riportati sono stati valutati in modo indiretto, per cui è necessario che la ricerca stabilisca gli effetti della mindfulness direttamente su questo tipo di popolazione. In secondo luogo le procedure esposte potrebbero necessitare un adattamento, ad esempio minimizzando l´uso del linguaggio, in quanto le persone con autismo necessitano di tempi più lunghi per elaborare le informazioni verbali (Atwood, 2007). Anche i tempi con cui è condotta abitualmente la psicoterapia tradizionale potrebbero essere suscettibili di variazioni, per cui le diverse sessioni di meditazione potrebbero prevedere una durata più breve rispetto a quella usuale. Atwood (2007) ha infatti sottolineato come per le persone con sindrome di Asperger siano più proficue sedute più brevi e ravvicinate nel tempo, rispetto a sedute con maggiore durata e cadenza settimanale. Infine esiste un crescente corpus di ricerche sull´efficacia della mindfulness in bambini e adolescenti neurotipici, tuttavia, confrontando due diverse rassegne (Black, Milam e Sussman, 2009; Burke, 2010), si evince che gli effetti siano più deboli rispetto a quelli osservati nella popolazione di adulti. Questo dato sembra suggerire che nell´applicazione gli individui con ASD, la pratica della mindfulness sia rivolta prevalentemente agli adulti e che sia necessario sviluppare strategie specifiche per adattarla a una popolazione di bambini e adolescenti.


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Della Mindfulness per persone ASD si parlerà al convegno: Tutti i colori dello Spettro, 13-15 giugno 2014, Roma.



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