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Interiorizzazione del linguaggio ed ecolalia

Articolo di David Vagni


Introduzione

Molti genitori di bambini nello spettro autistico e/o ADHD riportano che i figli tendono a parlare con se stessi e ovviamente dall´esterno questo comportamento è visto come disturbante o socialmente inopportuno.



Per (Vygotskij, 1985) la funzione del linguaggio, sia nei bambini che negli adulti, è la comunicazione e quindi anche il linguaggio del bambino è sociale. Linguaggio e pensiero sono in origine indipendenti, ma poi si integrano in un processo di reciproco influenzamento, e allora il pensiero diventa verbale e il linguaggio razionale, dal momento che il linguaggio non serve solo a verbalizzare ciò che si pensa, bensì esercita una funzione regolatrice sul funzionamento del pensiero e del suo sviluppo.

Il linguaggio egocentrico segnerebbe una fase, un momento del processo di interiorizzazione del linguaggio, ovvero è il luogo di incontro e di interrelazione dell´originaria funzione comunicativa del linguaggio con quella strumentale del pensiero. Il linguaggio egocentrico testimonia la comparsa di un uso intrapsichico del linguaggio accanto ad un uso sociale e comunicativo. All´inizio il linguaggio assolve solo una funzione sociale, ma progressivamente si sviluppa anche una funzione intrapersonale.

Il linguaggio viene acquisito attraverso modelli adulti, rapporti sociali, progressivamente il linguaggio viene interiorizzato, si divise in 2 funzioni:

  1. da una parte continua a conservare l´interazione–comunicazione con le persone, linguaggio sociale;
  2. dall´altra da questa funzione originaria lentamente se ne distacca, diviene interiorizzato e diventa sempre meno dipendente dall´azione in corso, perde il carattere di commento dell´azione attuale e acquisisce la funzione di guida del comportamento e del pensiero.

Il linguaggio egocentrico è strutturalmente diverso da quello sociale, perché non deve essere esplicito per un interlocutore esterno, è ellittico e ricco di omissioni, aumenta nelle situazioni difficili, quando si presentano ostacoli al corso dell´azione.

Il linguaggio interiorizzato è una forma di pensiero che si struttura utilizzando le regole della lingua, le parole e i loro significati: è un pensiero verbale al quale il linguaggio conferisce una forma logica, analitica e sequenziale.

La comparsa del linguaggio direttivo avviene solitamente tra i 2 ed i 4 anni, il processo di interiorizzazione si verifica dai 3 agli 8 anni. E´ evidente che un ritardo nella comparsa del linguaggio e/o del linguaggio direttivo può naturalmente prolungare una protrazione nel tempo dei passaggi successivi.

Bronowski (1977), ha sottolineato l´unicità e l´importanza dell´autodirezione e interiorizzazione del linguaggio e il profondo controllo che può esercitare sul comportamento dell´individuo. Psicologi dello sviluppo (Berk & Potts, 1991; Kopp, 1982) e neuropsicologi (Vygotskij, 1978, 1987) hanno come più volte sottolineato l´importanza di questo processo per lo sviluppo dell´auto-controllo.

Berk e Potts hanno sostenuto che l´influenza del discorso privato sull´autocontrollo è sicuramente reciproca: i controlli inibitori contribuiscono alla interiorizzazione del linguaggio, che contribuisce a sua volta ad aumentare l´autocontrollo e l´auto-orientamento. Nonostante questa reciprocità, il primato iniziale in questo processo bidirezionale è dato dall´inibizione motoria-comportamentale. Il discorso auto-diretto si crede che provi un mezzo di riflessione, descrizione, e di auto-interrogazione attraverso il linguaggio, creando una fonte importante di capacità di problem-solving, nonché un mezzo per formulare regole e progetti. Alla fine, le regole su regole (metaregole) possono essere generalizzate in un sistema gerarchicamente organizzato analogo al concetto di metacognizione in psicologia cognitiva dello sviluppo (Flavell, Miller & Miller, 1993).

La combinazione del monologo interiore con la funzione di prospettiva della memoria di lavoro (previsione) contribuisce al ragionamento morale attraverso l´interiorizzazione delle norme comunitarie, costumi, e regole.

Passaggi caratteristici

Anche se il progressivo passaggio del monologo da pubblico a privato è affascinante di per sé, un aspetto più importante di questa privatizzazione del linguaggio, può essere il ruolo che linguaggio verbale viene ad avere come capacità di controllo su quello motorio via via che si procede nello sviluppo (Berk & Potts, 1991; Vygotsky, 1978). Questo controllo è stato definito in analisi comportamentale, come comportamento governato da regole (rule-governed behaviour) (Cerutti, 1989; Hayes, 1989; Skinner, 1953). Le regole sono definite come stimoli in grado di specificare il comportamento e il linguaggio costituisce una grande classe di questi stimoli.

Skinner ha ipotizzato che questa influenza del linguaggio sul comportamento si verifichi in tre fasi:

  1. il controllo del comportamento da parte del linguaggio degli altri (come i genitori, insegnanti, etc..);
  2. il controllo progressivo del comportamento da parte del linguaggio privato, come discusso in precedenza;
  3. la creazione di nuove regole da parte dell´individuo, avvenuta attraverso l´utilizzo di auto-domande (regole di secondo ordine).

Sia Bronowski (1977) che Skinner hanno sottolineato due aspetti importanti del linguaggio interiorizzato.

  1. Uno è informativo, il potere di adottare autonomamente le parole per la descrizione, riflessione, e la creazione di nuove regole con cui guida il comportamento (problem solving).
  2. L´altro è istruttivo: il potere di questi messaggi per controllare effettivamente risposte motorie.

Importanza del dialogo interiore

Quando è governato da regole, il comportamento, sembra fornire un mezzo di sostentamento della risposta agli stimoli, e previsione delle conseguenze, lungo un lasso temporale più ampio: riducendo l´impulsività. Dalla formulazione di regole, l´individuo può costituire una lunga catena di comportamenti. Queste regole possono quindi fornire un modello di lettura nel caso di lunghe catene comportamentali e possono guidare l´individuo verso il conseguimento di un obiettivo lontano nel tempo (Cerutti, 1989).

Attraverso questo processo, il comportamento dell´individuo non è più sotto il controllo totale dell´immediato contesto circostante, ma è ora guidato dalle informazioni rappresentate internamente (regole e stati interni del sistema).

Il controllo del comportamento permette il senso del passato e del futuro e attraverso le norme più generali o metaregole, formulate da se stessi, o acquisite attraverso la socializzazione, rende il suo contributo attraverso lo sviluppo della coscienza e del ragionamento morale (Hoffman, 1970; Kochanska , devet, Goldman, Murray, & Put-nam, 1994).

Hayes (1989) e Cerutti (1989) hanno evidenziato una serie di previsioni su come lo sviluppo del linguaggio diretto verso se stessi generi una governance di livello superiore nel controllo del comportamento:

  1. La variabilità delle risposte ad uno stimolo è molto meno ampia quando il comportamento governato da regole è in vigore rispetto a quando la risposta è sotto forma di contingenza (sviluppato e mantenuto dalle sole contingenze ambientali);
  2. il comportamento governato da regole può essere non influenzato o solo labilmente influenzato da cambiamenti spuri nell´ambiente;
  3. quando le regole e la contingenza competono rispetto al manifestarsi di un comportamento, è più facile che le prime abbiano il sopravvento, e questo è tanto più vero quanto più l´individuo matura;
  4. Il comportamento governato da regole può essere rigido o inflessibile anche nel caso in cui le stesse non siano corrette;
  5. le regole auto-dirette permettono all´individuo di persistere nella risposta anche nel caso in cui il rinforzo immediato sia molto blando o addirittura la ricompensa esterna sia assente, così come nel caso ci sia una dilazione molto prolungata nel tempo (capacità di rimandare il premio).
  6. In breve, le regole auto-dirette servono a creare un ponte temporale rispetto al comportamento che non dipenderà più unicamente dalla contingenza.

L´esecuzione motoria di tali regole verbali dipende dalla capacità di svilupparle ed interiorizzarle, nonché dalla memoria di lavoro verbale e dalla capacità di inibire risposte irrilevanti a stimoli immediati che competono con le regole stesse (Zelazo, Rez-nick, e Pinon, 1995).


Ecolalie

Quando l´uso del linguaggio è ripetitivo si è soliti pensare all´ecolalia. L´ecolalia è comune nello spettro autistico e può dividersi in due tipologie (Bashe, 2001 e Inside Perspective):

Ecolalia immediata: causa l´immediata ripetizione di una frase o parola. Una tipica presentazione pediatrica può essere: ad un bambino viene chiesto "Cosa vuoi per cena?" e il bambino fa eco "Cosa vuoi per cena?" prima o al posto della risposta. Questo meccanismo è comune anche nello sviluppo tipico dei bambini e solitamente smette (nei bambini tipici) tra i 2 e i 3 anni.

Ecolalia differita: avviene quando una frase è ripetuta a distanza di tempo, ad esempio la ripetizione di spot televisivi, citazioni preferite da film e cartoni o frasi dette dai genitori.

L´ecolalia ha differenti cause e ruoli:

All´inizio dello sviluppo è utile per imparare il linguaggio verbale in quanto la ripetizione della parola/frase serve da collegamento per assicurarsi che la parola sia stata acquisita correttamente, in questo contesto è quindi funzionale. Nei bambini con problemi di processamento uditivo (frequente nello spettro) questo processo può durare più a lungo e possono ad esempio pretendere che anche l´interlocutore faccia "eco" alle loro domande in modo da verificare la corretta comprensione. Questo comportamento può prolungarsi anche nei ragazzi e adulti che o per il continuo presentarsi dei problemi di processamento uditivo o, più spesso, come habitat acquisito da bambini, ripetono la frase appena detta in modo che sia "chiaro" che sia loro che l´interlocutore hanno compreso appieno la trasmissione del messaggio. Attraverso l´uso appropriato degli strumenti terapici, l´ecolalia può essere sfruttata per ampliare il repertorio vocale del bambino e motivarlo, attraverso il successo nell´acquisizione linguistica e comunicativa, ad interagire e a spostarsi verso modalità comunicative più efficaci.

Di studi specifici sulla funzione dell´ecolalia non ne sono stati fatti molti, la seguente lista prende origine da considerazioni riportate da genitori ed adulti nello spettro, nonché dagli studi di Prizant (1981) e di McEvoy (1988). Prima riportiamo la categorizzazione fatta nello studio di Prizant e poi ripresa da McEvoy:

  1. Non focalizzata: In generale avviene durante stati di alta arousal (eccitazione) ed è possibile interpretarla come uno scarico o un modo di auto-consolarsi (paragonabile in qualche misura al ruolo ripetitivo svolto da imprecazioni e preghiere in una persona tipica).
  2. Turnazione: Le ecolalie di Turn-taking avvengono a causa del desiderio di chiusura sociale o per il mantenimento dell´interazione sociale. Il bambino entra in questo ruolo attraverso la ripetizione, anche nel caso in cui non ci sia reale comprensione o capacità di produzione linguistica. Per alcuni bambini si può sviluppare a causa dello sviluppo di routine verbali legate ad interventi che sottolineano l´imitazione verbale, più spesso riflette la naturale strategia di risposta alla pressione comunicativa.
  3. Dichiarativa: Le ecolalie dichiarative sono spesso associate al nominare oggetti o parti del corpo e servono lo scopo di richiamare l´attenzione dell´altra persona sull´oggetto.
  4. Richiamo: Le ecolalie di richiamo (reharsal) hanno uno scopo cognitivo e non comunicativo. Questa categoria di ecolalie non interattive non è diretta all´interlocutore ma se stessa, nello stesso modo di un "pensare a voce alta". Il bambino ripete una parola o una frase allo scopo di aiutarsi nella funzione di processamento dell´informazione, un po´ come fa una persona che, nel tentativo di imparare una lingua straniera, ripete le frasi mentre le ascolta.
  5. Autoregolatoria: Le ecolalie autoregolatorie (self-regulatory) sono simili a quelle di reharsal in quanto svolgono una funzione cognitiva. La differenza fondamentale è che mentre le seconde in genere conducono ad una risposta, le prime servono a regolare il comportamento del bambino. Questo fenomeno è simile al self-talk di cui parlavamo prima, in cui il linguaggio serve a condurre il proprio comportamento. Un esempio classico è la ripetizione del nome di un oggetto (o della "vai a cercare…") durante una ricerca, l´ecolalia finisce quando è stato espletato il compito.
  6. Risposta affermativa: questa categoria, dell´affermazione per ripetizione (Kanner, 1946), in cui al posto di rispondere "si" ad una domanda, l´affermazione viene fatta ripetendo il nome di un oggetto o l´intera frase.
  7. Richiesta: Il bambino può usare le parole dell´interlocutore (aggiungendo o meno altre parole) per richiedere un oggetto o l´espletamento di un´azione.


Di seguito riportiamo le considerazioni riportate da diversi genitori o che è stato possibile rintracciare in biografie di ASC adulti.

  1. direttiva: il bambino ripete ordini e direzioni da parte dell´adulto. Questo è normale entro certi limiti di presentazione e è il primo passo per l´interiorizzazione come riportato sopra.
  2. ansiolitica: la ripetizione di frasi legate ad eventi positivi (cartoni preferiti, etc..) può funzionare da potente ansiolitico riducendo ansia e stress provate sul momento, in questo contesto è importante trovare un´altra valvola di sfogo o comportamento più idoneo per ridurre lo stato ansioso e/o come nel caso di quella direttiva incentivarne l´interiorizzazione.
  3. comprensione: una frase può essere ripetuta al fine di comprenderla. Molti bambini diventano ossessionati da dialoghi o frasi perché non riescono ad integrarli nei loro schemi mentali, ovvero, non riescono a comprenderli a pieno. La cosa migliore da fare in questo caso è cercare di "risolvere il nodo".
  4. ansiogeno-ossessiva: alcuni bambini nello spettro hanno tendenze ossessivo-compulsive, il disturbo ossessivo-compulsivo è di origine ansiosa e le ossessioni spesso si presentano sotto forma di pensieri intrusivi che vengono considerati negativi (ed incrementano ulteriormente l´ansia). Le frasi ripetute nella mente possono avere origine esterna o interna e la compulsione (che può essere anche la ripetizione ad alta voce del pensiero oltre a comportamenti manuali) ha l´origine di controllarla/sfogarla. Anche in questo caso la riduzione dell´ansia è il sistema migliore. E´ importante anche notare che nei bambini, soprattutto in quelli nello spettro autistico, non è detto che ci sia consapevolezza di questo stato in quanto possono percepire solo la "riduzione di ansia" derivata dall´espletamento della compulsione senza rendersi conto che l´ossessione stessa ne è co-responsabile.
  5. Problemi neurologici o altre limitazioni alla formulazione di una comunicazione più complessa.
  6. Trance: stati di coscienza alterata o tra il sonno e la veglia, alcune persone nello spettro possono entrare in questo stato a causa di una stimolazione ambientale troppo forte che manda in shut-down (spegnimento) i centri di controllo del cervello e le esperienze sensoriali (può essere causato anche da forte stress), in questo stato di solito si è in grado di fornire brevi risposte o usare movimenti e comportamenti automatici che quindi possono presentarsi sotto forma di ecolalia.
  7. Distrazione: vengono ripetute le parole dette dall´altro in quanto non c´è attenzione a quello che viene detto, è in parte un modo per "prendere tempo" in parte un modo per tenere a mente l´informazione mentre si sposta l´attenzione.
  8. Memoria a breve termine: alcune persone nello spettro hanno problemi di memoria a breve termine (in particolare uditiva) in questi casi l´ecolalia ha un ruolo funzionale e importante in quanto serve, attraverso l´espressione verbale, a incidere e tenere all´interno della memoria le informazioni in acquisizione (pensate a quando per studiare leggete ad alta voce).
  9. Pressione a parlare prima che si è pronti. (Williams, 1994) descrive come, da bambina, ripetesse le frasi dette dalla madre nel disperato tentativo di comunicare con lei al fine di evitare che la stessa si agitasse.
  10. Gioco e piacere: alcuni bambini si ripetono frasi o dialoghi che creano piacere. Portano divertimento perché fanno pensare ad immagini piacevoli e divertenti o possono essere interessati al suono stesso. A volte possono cercare di coinvolgere le persone in questo loro gioco rendendole partecipi del dialogo e del divertimento. Se fatto nei tempi e nei modi opportuni può essere un modo per condividere, nel caso in cui si rilevi non opportuno in un dato momento spesso si riesce ad evitarlo ponendo domande sulla ripetizione o attraverso distrattori.

Conclusione


Cosa fare quindi?

In primo luogo su bambini piccoli o che ancora non hanno sviluppato il linguaggio verbale è possibile sopperire attraverso sequenze di immagini con le quali aiutare lo sviluppo e l´interiorizzazione di regole. Pur se molti psicologi riconoscono una superiorità al dialogo interiore verbale, dotato per natura di una maggiore flessibilità e astrazione, nel caso in cui sia assente e/o fortemente sviluppato quello visivo è bene sfruttare questo canale.

In secondo luogo se il linguaggio è di tipo non direttivo (ecolalia) è importante determinarne e risolvere la causa (mancanza di comprensione? Riduzione dello stress?) prima di sostituirlo con un comportamento più opportuno.

In terzo luogo pur se si protrae più a lungo del dovuto rispetto alle tappe usuali dello sviluppo, il linguaggio auto-diretto non va mai soppresso o eliminato, perché svolge un ruolo fondamentale nell´auto-regolazione e nella soluzione di problemi. Tuttavia alcuni bambini possono disturbare specialmente in classe quando l´interiorizzazione ritarda e/o usarlo per scopi diversi che inducono a distrazione. In questi casi è bene in primo luogo riportare il linguaggio ad un compito direttivo rispetto al comportamento contingente ed in secondo luogo cercare di farne diminuire il volume gradualmente fino ad una completa interiorizzazione come avviene nello sviluppo tipico.

Referenze

  1. (Barkley, 1997): R. A. Barkley. Behavioral Inhibition, Sustained Attention, and Executive Functions: Constructing a Unifying Theory of ADHD. Psyc. Bull. 1997, 121 (1), 65-94.
  2. (Vygotsky, 1985): L.S. Vygotsky. Thought and Language. Cambridge, MA: The M.I.T. Press, 1985.
  3. (Bashe, 2001): Bashe, P. R. The OASIS Guide to Asperger Syndrome; Advice, Support, Insight, and Inspiration. Crown Publishers, 2001, p. 22
  4. (Inside Perspectives): ASD Speech.
  5. (Williams, 1994): Donna Williams. Nobody Nowhere. Perennial, 1994.
  6. (Prizant, 1981): Barry M. Prizant e Judith F. Duchan. The Functions of Immediate Echolalia in Autistic Children. J Speech Hear Disord 1981 46 (3), p. 241
  7. (McEvoy, 1988): Robin E. McEvoy, Katherine A. Loveland e Susan H. Landry. The functions of immediate echolalia in autistic children: A developmental perspective. JOURNAL OF AUTISM AND DEVELOPMENTAL DISORDERS Volume 18, Number 4, 657-668<
  8. (Kanner, 1946): L. Kanner. Irrilevant and metaphorical language in early infantile autism. American Journal of Psychiatry, 1946, 103, 242-246.

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