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Abracadabra... l'Asperger sparirà?

Non si può di punto in bianco prendere una bacchetta magica e far sparire gli Asperger


Autore: Christopher Gillberg


Traduttore: Margherita Gatto


Articolo Originale: Christopher Gillberg Gone Asperger Gone. post del 5 dicembre 2017


Nel DSM-5 la sindrome di Asperger non è più considerata come una categoria con codifica propria? Ma ciò significa forse che la sindrome di Asperger non esiste? Come può una diagnosi, “assegnata” a migliaia di persone provenienti da tanti paesi di tutto il mondo, fare capolino per un istante e poi sparire?



Negli anni ’30, Hans Asperger, discutendo con i colleghi a proposito di “disturbo della personalità autistica” (in tedesco “Autistische Psychopathie”), sosteneva che la condizione da “lui” descritta fosse per lo più riconducibile a cause ereditarie, ma che, in alcuni casi, potesse anche essere dovuta a danni cerebrali. Asperger era un pediatra molto interessato ai metodi educativi per il trattamento di bambini con disturbi mentali.

Stando ad alcuni documenti, Leo Kanner, uno psichiatra di forte matrice psicoanalitica, oggi noto come “il padre dell’autismo infantile”, di fatto scoprì l’autismo grazie a uno degli allievi di Asperger; Kanner, tuttavia, non usò mai il termine “Asperger” e operò come se non avesse mai né letto né sentito parlare di quanto Asperger aveva scritto nei 300 articoli redatti nel corso della sua carriera, i quali includevano comunque frequenti riferimenti a Kanner.


Nel DSM la sindrome di Asperger non è più considerata come una categoria con codifica propria, e probabilmente, questo avverrà anche nell’ICD, quando uscirà l’undicesima edizione di tale classificazione diagnostica (N.d.R. l'ICD-11 è uscito a maggio 2018 e la definizione di Sindrome di Asperger è stata sostituita da -Disturbo dello Spettro Autistico senza disabilità intellettiva e senza deficit nell'uso funzionale del linguaggio-).

Ma ciò significa forse che la sindrome di Asperger non esiste? Come può una diagnosi, “assegnata” a migliaia di persone provenienti da tanti paesi di tutto il mondo, fare capolino per un istante e poi sparire?


Sta di fatto che la Sindrome di Asperger permane: sia per la maggior parte di coloro che ad un certo punto sono stati diagnosticati, sia come immagine mentale della tipica “personalità autistica”.

In contesto clinico è ancora possibile porre diagnosi in quei casi in cui i sintomi e i tratti della personalità corrispondono alla descrizione di Asperger (riassumibile nei criteri diagnostici pubblicati da Carina Gillberg e dal sottoscritto nel 1989 e successivamente rielaborati da Gillberg nel 1991).


I risultati della ricerca nel campo dell’autismo e della Sindrome di Asperger si potrebbero sintetizzare affermando, ad esempio, che c’è una corrispondenza tra la condizione autistica nella sua essenza e il tipo di personalità descritto da Asperger.

Poiché, con estrema frequenza, alcuni dei sintomi dell’autismo e dell’Asperger si presentano (anche in combinazione multipla) tra la cosiddetta popolazione tipica, è ragionevole considerare l’autismo più come un tratto della personalità che non come una malattia o un disturbo in sé. Verosimilmente, l’Asperger “puro” è un tipo di personalità riconducibile essenzialmente a cause genetiche, tendente “all’ossessivo-compulsivo”, “alla pedanteria”, “all’introversione” o “all’estroversione”. Tuttavia, la concomitanza di predisposizioni genetiche, di varianti o mutazioni, di danni cerebrali dovuti a vari tipi di malattie, o di altre sindromi psichiatriche (ad es., depressione, ansia, ADHD, disturbo del linguaggio, difficoltà di apprendimento) potrebbe comportare dei sintomi e delle difficoltà tali da richiedere una diagnosi e da rientrare, eventualmente, nei criteri per la Sindrome di Asperger o l’autismo.


Se Hans Asperger aveva ragione, Kanner si sbagliava: l’autismo e la Sindrome di Asperger sono riconducibili non tanto a un disturbo nella relazione affettiva madre-figlio, quanto piuttosto a cause genetiche e/o a danni cerebrali.

Perciò, semmai, sarebbe più corretto chiamare l’intera categoria dell’autismo infantile col termine “Sindrome di Asperger” (e non “sindrome di Kanner”). O, forse, per essere ancor più precisi, si dovrebbe parlare di “Sindrome di Ssucharewa”, dal nome della neurologa russa che, ancor prima di Asperger (e dello stesso Kanner) aveva descritto tale condizione ricorrendo al termine “schizoide”.

E’ improbabile che vedremo sparire la Sindrome di Asperger dalla nostra realtà clinica. Il DSM e l’ICD sono manuali diagnostici autorevoli, ma non si può di punto in bianco prendere una bacchetta magica (o una penna, che dir si voglia) e far sparire gli Asperger. Il fatto che la Sindrome di Asperger non abbia più un proprio codice diagnostico non dovrebbe impedire di formulare comunque una diagnosi (usando il codice dell’autismo).



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