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Ecco cosa faccio quando mio figlio ha un meltdown

Salute e benessere ci riguardano in maniera differente. Questa è la storia di UNA persona.

 

Articolo originale: When My Son With Autism Melts Down, Here’s What I Do

Autore: Sam Milam

Traduttore: Maria Paola Fortuna

 

Nota della redazione: quella che viene descritta è l’esperienza di una madre, anche se accomuna molti genitori con figli nello spettro autistico. In nessun modo è nostra intenzione far passare l’idea che i bambini autistici non facciano capricci o non debbano essere educati a comportarsi adeguatamente in pubblico. Tuttavia, troppo spesso i bambini hanno dei meltdown (che non sono capricci ma comportamenti involontari legati al sovraccarico) e i genitori si trovano a dover affrontare gli sguardi sdegnati dei passanti. Spinti dalla pressione sociale spesso i genitori si trovano a sgridare o punire i figli quando vanno in meltdown, allontanando emotivamente i figli da loro. Lo scopo dell’articolo è dare una visione “da genitore” che può aiutare gli altri genitori ad imparare a “fregarsene di quello che dice la gente” e pensare al benessere loro e dei loro figli - David Vagni

 

Immagine che contiene persona, ragazzo, interni, giovane

Descrizione generata automaticamente

Mi sono seduto nell’ufficio della psicologa infantile per raccontarle di mio figlio di sei anni che è autistico.

È stato il nostro primo incontro per vedere se saremmo stati in grado di lavorare insieme ad una valutazione e ad una diagnosi formale, per questo motivo mio figlio non era presente.

Io e il mio partner le abbiamo parlato della nostra scelta di un’istruzione a domicilio e di come non abbiamo mai usato alcuna forma di punizione come metodo di disciplina.

Durante l’incontro, le sue sopracciglia sono diventate simili a quelle di un falco.

Mi sono sentita giudicata dalla sua espressione. Ha cominciato un monologo su come avrei dovuto forzare mio figlio ad andare a scuola, su come avrei dovuto forzarlo ad affrontare situazioni che lo avrebbero messo estremamente a disagio e su come avrei dovuto forzarlo a socializzare, indipendentemente da come si sentisse.

Forzare, forzare, forzare.

Percepivo che voleva riporre i suoi comportamenti in una scatola e sedervisi sopra.

In realtà, ogni bambino autistico è unico e diverso da ciò che la società ritiene comune. Non potresti mai racchiudere la loro bellezza e la loro eccentricità in una scatola.

Abbiamo rifiutato il suo aiuto e abbiamo trovato una soluzione migliore per la nostra famiglia e per nostro figlio.

 

La differenza tra forzare i comportamenti e incoraggiare l’indipendenza

Ho imparato dall’esperienza che cercare di forzare l’indipendenza è contro intuitivo, indipendentemente dal fatto che tuo figlio sia autistico o meno.

Quando spingiamo un bambino, specialmente uno incline all’ansia e alla rigidità, il suo istinto naturale è quello di impuntare i piedi e non smuoversi dalla propria posizione.

Quando si costringe un bambino ad affrontare le proprie paure, voglio dire facendolo urlare pietrificato sul pavimento, come ha fatto Whitney Ellenby, la madre che voleva che suo figlio con autismo vedesse Elmo, il personaggio dei Muppet, non lo stiamo aiutando.

Se fossi costretto a stare in una stanza piena di ragni, probabilmente, ad un certo punto, sarei in grado di spegnere il mio cervello dopo circa 40 ore di urla. Questo non significa che c’è stata una svolta o ho ottenuto un successo nell’affrontare le mie paure.

Suppongo anche che immagazzinerei quei traumi e che questi verrebbero inevitabilmente innescati più tardi nella mia vita.

Certo, spingere verso l’indipendenza non è sempre un gesto così estremo come nel caso dello scenario di Elmo o dello stare in una stanza piena di ragni. Tutte queste pressioni portano a uno spettro di possibili conseguenze che vanno dall’incoraggiare un bambino titubante (e questo è grandioso!), a forzarlo fisicamente fino a costringere il suo cervello a gridare aiuto.

Se lasciamo che i nostri figli si sentano a proprio agio secondo i propri ritmi e finalmente facciano quel passo spontaneamente, a queste condizioni crescono fiducia e sicurezza.

Detto questo, capisco cosa intendesse la mamma che ha portato il proprio bambino a vedere Elmo. Sappiamo che i nostri bimbi apprezzerebbero qualsiasi attività se solo la provassero.

Vogliamo che siano felici. Vogliamo che siano coraggiosi e pieni di fiducia. Vogliamo che si “adattino”, perché sappiamo cosa significa essere rifiutati.

E, a volte, siamo troppo dannatamente stanchi di essere pazienti ed empatici.

Ma forzarli non è il modo di raggiungere la felicità, la fiducia o la calma.

 

Cosa fare durante un meltdown molto forte in pubblico

Quando un figlio ha un meltdown, i genitori di solito vogliono che smetta di piangere perché ci fa male sapere che i nostri figli stanno soffrendo, oppure perché stiamo esaurendo la pazienza e vogliamo solo pace e tranquillità.

Molte volte, stiamo affrontando il quinto o sesto meltdown della mattina per cose apparentemente semplici, come l’etichetta della maglietta troppo pruriginosa, la sorella che sta parlando troppo forte o un cambiamento di piani.

I bambini con autismo [quando vanno in meltdown N.d.R.] non piangono, non si lamentano o si agitano per arrivare a noi in qualche modo.

Quando piangono è perché è ciò che il loro corpo deve fare in quel momento, per liberare la tensione e la sensazione di sentirsi sopraffatti dalle emozioni e dalle stimolazioni sensoriali.

Il loro cervello è collegato in modo diverso ed è così che interagiscono con il mondo. È qualcosa con cui dobbiamo fare i conti come genitori in modo da poterli supportare nel miglior modo possibile.

Quindi, come possiamo sostenere i nostri figli durante questi meltdown spesso rumorosi e forti?

 

1. Siate empatici

Empatia significa ascoltare e tenere in considerazione la battaglia che stanno affrontando senza giudicarli.

Esprimere le emozioni in modo sano, che sia attraverso le lacrime, i lamenti, il gioco o mettendole per iscritto, è un bene per tutte le persone, anche se queste emozioni sono irrefrenabili nella loro grandezza.

Il nostro compito è guidare delicatamente i nostri figli e offrire loro gli strumenti per esprimersi in modo da non danneggiare il loro corpo o gli altri.

Quando entriamo in empatia con i nostri figli e diamo peso alla loro esperienza, si sentono ascoltati.

Tutti vogliono sentirsi ascoltati, specialmente le persone che spesso si sentono fraintese ed un po’ messe da parte dagli altri.

 

2. Fateli sentire al sicuro e amati

A volte i nostri figli sono così persi nelle proprie emozioni che non riescono a sentirci. In queste situazioni, tutto ciò che dobbiamo fare è semplicemente sedersi e stare vicino a loro.

Molte volte, proviamo a calmarli quando sono in preda a un meltdown, ma spesso è uno spreco di energie.

Quello che possiamo fare è fargli sapere che sono al sicuro e che li amiamo, rimanendo loro vicino tanto quanto li fa sentire a proprio agio.

Ho perso il conto di quante volte ho sentito dire ad un bambino che piange che può uscire dall’angolino (punizione) solo quando il meltdown è finito.

Questo può far arrivare al bambino il messaggio che non meritano di stare con le persone che li amano quando si trovano in difficoltà. Ovviamente, non è il messaggio che vogliamo dare ai nostri figli.

Quindi, possiamo mostrargli che siamo lì per loro, per stargli vicino.

 

3. Eliminate le punizioni

Le punizioni possono far provare vergogna, ansia, paura e risentimento ai bambini.

Un bambino con autismo non può controllare i meltdown, quindi non dovrebbero essere puniti. Dovrebbero invece avere lo spazio e la libertà di piangere con un genitore che li faccia sentire supportati.

 

4. Concentratevi sul vostro bambino, non pensate ai passanti

I meltdown di un bambino qualsiasi possono essere rumorosi, ma tendono a raggiungere livelli altissimi quando si tratta di un bambino con autismo.

Queste esplosioni possono sembrare imbarazzanti per i genitori quando siamo in pubblico e tutti ci fissano.

Sentiamo il giudizio di altre persone che dicono: "Non permetterei mai a mio figlio di comportarsi così".

O peggio, sentiamo che le nostre paure più profonde vengono confermate: le persone pensano che stiamo fallendo nel nostro ruolo di genitori.

La prossima volta che vi ritrovate in questa esplosione emotiva in pubblico, ignorate gli sguardi pieni di giudizio e calmate quella spaventosa voce interiore che dice che non fate abbastanza. Ricordate che la persona che sta lottando e che ha più bisogno del vostro sostegno è vostro figlio.

 

5. Aprite la vostra cassetta degli attrezzi sensoriali

Tenete alcuni strumenti o giocattoli sensoriali nella vostra auto o borsa. Potete offrirli a vostro figlio quando la sua mente è sopraffatta.

 

Ogni bambino ha il suo preferito, che non è sempre uguale agli altri, ma alcuni strumenti sensoriali comuni includono una coperta ponderata, cuffie per isolare i rumori, occhiali da sole e fidget toys.


Non forzate il vostro bambino ad usarli quando ha un meltdown ma, se scelgono di usarli, questi prodotti possono spesso aiutarlo a calmarsi.

6. Insegnate loro le strategie giuste da usare quando sono calmi

Non possiamo insegnare ai nostri figli ad utilizzare gli strumenti e le strategie di coping durante un meltdown, ma quando sono tranquilli e riposati, possiamo sicuramente lavorare insieme sulla regolazione emotiva.

Mio figlio risponde molto bene alle passeggiate nella natura, allo yoga praticato quotidianamente (il suo preferito è il Cosmic Kids Yoga) e alla respirazione profonda.

Queste strategie comportamentali li aiuteranno a calmarsi, anche prima di un meltdown, perfino quando non sarete con lui.

L'empatia è al centro di tutti questi passaggi per affrontare un meltdown autistico.

Quando consideriamo il comportamento di nostro figlio come una forma di comunicazione, ci aiuta a vederli in difficoltà, piuttosto che vederli come ribelli.

Concentrandosi sulla causa principale delle loro azioni, i genitori si renderanno conto che i bambini con autismo stanno comunicando cose come: “Mi fa male lo stomaco, ma non riesco a capire cosa mi dice il mio corpo; Sono triste perché i bambini non giocano con me; Ho bisogno di più stimoli; Ho bisogno di meno stimoli; Devo sapere che sono al sicuro e che mi aiuterai a superare questo flusso di emozioni perché spaventa anche me.”

La parola ribellione deve scomparire completamente dal nostro vocabolario quando parliamo di meltdown e deve essere sostituita da empatia e compassione. Mostrando compassione ai nostri figli, possiamo supportarli in modo più efficace durante i loro meltdown.

 

 


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