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Non ero strano: avevo la sindrome di Asperger

Titolo originale: I wasn´t weird. I had Asperger´s di Kate Williams, da TES magazine, 2 aprile 2010


Traduzione di Infanzia in Europa


Riportato da David Vagni



Quando andavo a scuola, ero considerato un tipo taciturno e un po´ imbranato. Ero lo stereotipo del matematico strambo, che prende tutto alla lettera. Ricordo la volta in cui ci venne chiesto di scrivere una poesia sulle emozioni conflittuali. Io ne scrissi una su amore e odio: l’insegnante disse che ero stato sarcastico, invece ero serissimo. Avevo una visione semplicistica delle emozioni, e a nessuno venne in mente che potevo avere bisogni educativi speciali.


È stato solo iniziando a insegnare che mi sono trovato davanti a questa possibilità. Quando con i colleghi dovevamo compilare le schede per i nostri studenti, valutando eventuali bisogni educativi speciali, spesso ricevevo commenti del tipo "questo sembri tu": all´epoca facevo finta di niente. In una scuola, i miei colleghi cominciarono a farmi notare i miei comportamenti. Se mi dicevano "sono da te tra un minuto", io me ne stavo lì, fermo, ad aspettarli per un minuto intero, senza rendermene conto. Mi sono sempre occupato di matematica e, in generale, di materie scientifiche e per questo non è stato facile scoprire le mie difficoltà. Quando ho cominciato ad aiutare i miei studenti con le domande di ammissione all´università, mi sono accorto che se si esprimevano con delle metafore, io prendevo tutto alla lettera e non capivo cosa volessero dire.


Quello che per me è logico, non lo è per gli altri. All’inizio lo attribuivo al fatto di essere un matematico, ma poi decisi di accettare il consiglio di fare un test. Ne feci uno online, per capire se avevo tendenze autistiche, ottenendo un risultato piuttosto alto. Andai dal medico e iniziò un lungo processo, dovuto alla difficoltà di fare diagnosi a un adulto. Bisognava fare valutazioni psicologiche per accertarsi che non fossi depresso e che non avessi nessun altro disturbo, e alla fine venni indirizzato all´unità autistica del Maudsley Hospital di Londra.


Rimasi nel centro per un’intera giornata, facendo test e colloqui. Alla fine mi dissero che avevo la sindrome di Asperger. Era stato un giorno snervante ed ero spossato, ma fu un sollievo sapere cosa avevo. Mi è costato tempo e fatica sapere quali sono le mie difficoltà, e mi sono chiesto spesso a cosa servisse. Ma mi dà un certo senso di sicurezza e ora posso aiutare non solo me stesso, ma anche gli altri.


Mi fa bene pensare che c’era una ragione per tutti i miei comportamenti etichettati come strani e antisociali, quando ero bambino e adolescente. Ora so di avere delle difficoltà, ma so anche come lavorarci. Ho due assistenti all’insegnamento che sanno in cosa ho bisogno di appoggio, e conoscono il mio sistema di archiviazione.


Ho avuto molte difficoltà nei colloqui di lavoro. Il riscontro che ricevevo puntualmente era che la persona sulla carta non era la stessa dell’intervista. In classe rinasco, ma gestire un colloquio per me è difficile: passo un sacco di tempo a chiedermi se sto guardando troppo a lungo il mio interlocutore, se non è il momento di spostare lo sguardo su qualcun altro, o se mi sto toccando troppo i capelli, e nello stesso tempo devo rispondere alle domande. Il risultato è che ho perso molte occasioni di lavoro.


Attualmente lavoro in una scuola del Kent, dove mi trovo benissimo. Mi è stato chiesto di fare una formazione su cosa sia l’autismo. Ci sono molti studenti autistici nella nostra scuola: con il mio intervento ho spiegato come reagisco in alcune situazioni, e che se gli studenti non mostrano empatia è solo perché non sanno come manifestare il loro interesse per ciò che li circonda. E se uno studente ha bisogno di empatia, la scuola ha ben presente che non sono certo io la persona a cui fare riferimento.


Da quando mi è stata fatta la diagnosi, sono stato nominato responsabile dei programmi di matematica e sono diventato più socievole, come mi ha fatto notare il preside della scuola. Mi è stata data l’opportunità di fare progressi nella mia carriera e di avere successo, dimostrando che me la posso cavare nonostante il mio problema.
Avere la sindrome di Asperger non mi impedisce di avere un lavoro e di avere successo nella vita.



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