Noi desideriamo un mondo in cui la diversità nel modo di percepire e rapportarsi con la realtà sia messa a frutto della società e non emarginata. Per questo ci impegniamo nella diffusione della ricerca, nella condivisione di informazioni, nell'ascolto di testimonianze e nel supporto delle persone, famiglie e professionisti. Abbracciamo la neurodiversità e valorizziamo le persone nello spettro autistico. Questa è la nostra missione.
Roma, 25 luglio. La Dott.ssa Zalla, durante una vacanza nella sua città di origine, mi viene a trovare. Recentemente, gli interessi di ricerca di Tiziana si focalizzano sullo sviluppo morale nelle persone Asperger ed essendo anche uno dei miei interessi principali, ne approfitto per porle alcune domande che abbiamo poi approfondito via e-mail nei mesi seguenti.

DV: Certo. A proposito di questi studi, molti Asperger vengono descritti, clinicamente, come “iper-morali”, questo avviene nelle descrizioni di Attwood, ma anche dello stesso Baron-Cohen, e questa “senso” morale ipersviluppato a volte penso possa avere anche dei lati negativi.
DV: È interessante questa distinzione e ho riflettuto a lungo leggendo il suo articolo, devo dire che non mi ero mai posto il problema. Però ho pensato ad una cosa, che dipende anche da come era strutturato il problema, poi magari mi spiegherà più nel dettaglio. Il termine intenzionale viene usato nel linguaggio comune, ma quando un bambino impara a parlare non gli vengono insegnati i termini attraverso delle definizioni, dei nuclei concettuali, ma si formano delle connessioni che dipendono dall´esperienza e dall´utilizzo dei termini, si crea una rete semantica che va oltre le definizioni, una rete che dipende anche da emozioni, ricordi, esperienze ed è diversa da persona a persona, da cultura a cultura. In fondo è il motivo per cui si dice che le traduzioni non possono mai essere perfette. È possibile quindi che la differenza trovata negli AS abbia origine in questo? Mi spiego: è possibile che le persone Asperger mediamente abbiano avuto esperienze, sensazioni, emozioni diverse, e che quindi questa rete semantica sia diversa non per la struttura del cervello in sé ma per una differente esperienza di vita? E quindi in realtà per loro la parola “intenzionale” abbia semplicemente un significato diverso rispetto alla norma della popolazione? Le faccio un esempio aumentando la salienza emotiva dell´esperimento, visto che il dollaro è una cosa di poco conto: ho un figlio che sta molto male, la società assicurativa non paga le spese mediche e sono costretto a vendere la casa per pagarle. Il mio gesto è intenzionale? Sono “colpevole” del disagio provocato alla mia famiglia? La casa l´ho venduta per pagare le spese mediche, quindi rientra nell´intenzionalità come mezzo, ma non so quante persone mi attribuirebbero una responsabilità o colpa per l´atto compiuto. Ecco, forse avviene questo nelle persone AS, l´intenzionalità è legata in modo più stretto al concetto di colpa. In un esempio come quello che ho appena fatto, attribuire intenzionalità al gesto significherebbe anche attribuirgli una colpa, anche quando lo scopo finale era buono. Magari proprio questo senso morale più marcato può generare attribuzioni diverse fornendo differenti aspettative rispetto al significato di “intenzione”.
TZ: Infatti, l´incomprensione crea confusione e come mostra questo caso, una persona con autismo viene accomunata ad un soggetto psicopatico. Il caso Lanza ha fatto molto discutere anche in Francia. Si dice che avesse una forma di autismo o la sindrome di Asperger ; il fratello ha parlato di un disturbo della personalità di tipo autistico. Mi sembra che la questione della diagnosi non sia stata chiarita e sarebbe oppurtuno aspettare che venga fatta luce sull´effettiva condizione clinica del ragazzo: l´aver associato quest´orrendo massacro con l´autismo è purtroppo opera di giornalisti con scarse conoscenze in psichiatria. Nel caso specifico, si rischia di stigmatizzare ancor di più l´autismo e di creare confusione nell´opinione pubblica che poco sa di questa condizione.
DV: Sono pienamente d´accordo. Un altro esperimento che si ricollega a quello di cui stavamo parlando riguarda i “passi falsi”. In particolare nell´articolo che ha scritto, avete descritto il caso di un´amica che dà un giudizio negativo sulle appena messe in casa da un´altra amica. Molti neurotipici considerano questa "gaffe" non riprovevole in quanto l´amica presumibilmente pensava che fossero le tende messe dal precedente proprietario e quindi lo avrebbe interpretato come un semplice “consiglio” e non ci sarebbe rimasta male. Viceversa molti AS interpretano, non facendo questo ragionamento, l´atteggiamento dell´amica come malevolo. Prima volevo sapere un po´ quali sono le differenze tra neurotipici ed Asperger in questo contesto. Mi sembra abbiate trovato differenze di giudizio sulla personalità della persona…
DV: A proposito di etica e morale. Spesso in letteratura sono usate quasi come sinonimi. Per me, per il significato che attribuisco io ai termini, sono due cose molto diverse. La morale è un concetto culturale che si applica ai “costumi”, anche l´etica ovviamente dipende dalla cultura ma ne è più svincolata, è molto più astratta. C´è un ragionamento dietro. In qualche modo supera la morale. L´idea di considerare la schiavitù un crimine, deriva dall´etica, non dalla morale. Nel mondo antico, anzi, fino a quello recente, era molto diffusa la schiavitù, era “costume” e non era considerato immorale. È vero che sono cambiate le condizioni sociali con la nascita del consumismo e della produzione industriale e quindi la schiavitù è risultata meno utile, ma è anche vero che ormai il discorso sulla schiavitù è diventato un discorso etico, non morale. In quanto basato sulla dignità della persona umana. Un concetto di per sé astratto.
TZ: Secondo lui, l´altra persona, il suo capo, avrebbe dovuto lasciarlo lavorare invece di imporre la sua autorità;. Questa richiesta era percepita come inadeguata perché non rispettosa della gerarchia sociale. “Forse, come si dice spesso, le persone con SA sono più sensibili alle norme sociali ma, potrei aggiungere, a regole razionalmente fondate. Forse perché le hanno dovute apprendere in modo esplicito, questo apprendimento esplicito ha favorito una riflessione più profonda e cosciente sulle giustificazioni delle regole sociali. Si tratta allora di adattabilità ad una società dove competenze e merito hanno poco spazio e che impone invece argomenti di autorità? Si puo´ parlare di un vero problema di flessibilità o di adattabilità quando il contesto impone di accettare cose eticamente ingiuste? Forse non è un caso che molte persone con SA sviluppano uno spirito particolarmente critico nei confronti della società…
TZ: Tornando alla morale sarebbe interessante collegare, in modo più semplice rispetto ai geni, a misure fisiche come l´eye-tracking per vedere quali informazioni vengono recepite e interpretate.
Tiziana Zalla è una ricercatrice di origine italiana che lavora presso il Dipartimento di Studi Cognitivi dell´Ecole Normale Supérieure di Parigi, per il Centro Nazionale delle Ricerche Scientifiche Francese (CNRS). La Dott.ssa Zalla è autrice di numerosi studi sui comportamenti prosociali, l´empatia, il ragionamento morale, lo sviluppo del linguaggio le funzioni esecutive e l´evoluzione della coscienza. I suoi studi si sono focalizzati su pazienti con danni cerebrali, schizofrenia, disturbo bipolare ed in particolare condizioni dello Spettro Autistico.Ti è piaciuto l'articolo? Fanne parola!