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Chi sono le persone asperger

Davide Moscone

Le persone appartenenti alla parte alta dello spettro autistico, quelle che stando agli attuali manuali diagnostici internazionali definiamo con il termine Sindrome di Asperger oppure "Aspie", come si definisce Liane Holliday Willey nel suo libro Pretending to be normal (1999), impongono a noi "neurotipici" un profondo ripensamento del nostro modo di essere. Data la loro peculiare modalità cognitiva caratterizzata da particolari deficit (teoria della mente, funzioni esecutive e coerenza centrale debole), hanno un basso quoziente di empatia e tendono a soffermarsi, anche in situazioni sociali, su dettagli percettivi per noi insignificanti, ma che per caratteristiche intrinseche al loro sistema nervoso appaiono invece assai gratificanti sensorialmente o interessanti cognitivamente. Tutto ciò è fonte di grande incomprensione da ambo le parti, ma soprattutto di forte frustrazione che si manifesta in ansia, rabbia e depressione. Questi vissuti spesso confinano gli individui con Sindrome di Asperger e i loro famigliari in una solitudine assai dolorosa.

Per venire incontro a queste persone si rende necessario un cambiamento del nostro modo di comunicare e di utilizzare il linguaggio, ricco di incongruenze, modi di dire, sottintesi e di messaggi non verbali quindi astratti e "invisibili" che deve essere adattato ad uno stile cognitivo "iperrealista"1 che comprende solo ciò che "vede".

Sarebbe anche necessario ripensare al nostro modo di intendere le relazioni sociali ed affettive che generalmente sono incentrate sulla condivisione di emozioni, pensieri e progetti futuri, ma che potrebbero anche basarsi sulla condivisione di un interesse meramente cognitivo. Scrive in proposito Temple Grandin, donna autistica ad alto funzionamento e professoressa alla Colorado State University: "I miei amici non autistici mi dicono che le relazioni con gli altri sono la cosa più importante della vita per la maggior parte delle persone, mentre io mi affeziono molto ai miei progetti e ad alcuni luoghi"

Questa condizione, a partire dalle prime osservazioni di Han Asperger nel 1944, solo cinquant´anni dopo ha trovato una sua collocazione ufficiale nel DSM-IV all´interno dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo. In Italia se ne parla da pochissimi anni, soprattutto grazie all´Associazione Gruppo Asperger Onlus3, nata nel 2003 che riunisce persone che si riconoscono in questa condizione e le loro famiglie.

Sindrome di Asperger è un´etichetta diagnostica che il DSM-IV ha introdotto per definire tutte quelle persone dotate di linguaggio formalmente corretto che, in assenza di ritardo cognitivo, presentano alcune caratteristiche dell´autismo. Le persone che si situano in questo punto del continuum autistico, presentano un insieme di peculiarità comportamentali che riguardano principalmente l´area sociale, sensoriale percettiva, attentiva e affettivo motivazionale. Di fatto nella prassi clinica si raggruppano, sotto questa definizione, un´ampia gamma di condizioni e di stili di funzionamento cognitivo, affettivo e sociale. Quindi non esistono due persone asperger uguali e le loro abilità possono spaziare dall´eccellenza in alcuni settori, come le arti grafiche, la musica o le scienze, con risultati a volte straordinari, a situazioni più deficitarie dove possono essere presenti difficoltà nella gestione autonoma di semplici attività di vita quotidiana. Si tratta di una condizione di variazione neurobiologica, che si manifesta in un determinato fenotipo comportamentale, con conseguenze in ambito sociale, affettivo e lavorativo. Per riferirsi a questa condizione si usa anche il termine di neurodiversità.

Un approccio valido per entrare in relazione con queste persone è quello espresso nel saggio di Tony Attwood e Carol Gray "La scoperta dei criteri aspie", dove gli autori propongono un sostituzione del concetto di diagnosi, legato a deficit, sintomi, punti deboli, ecc., con il termine della "scoperta" delle persone, dove l´enfasi è sui punti di forza e sui talenti, rovesciando completamente la prospettiva.

In tal modo scrivono gli autori: 

"La scoperta degli aspie mette a fuoco opportunità preziose che ripetutamente non vengono colte, non attribuendo il giusto valore al loro potenziale. C´è la possibilità di fare nuove amicizie, un´opportunità di riconsiderare chi sembrava un po´ bizzarro, ma decisamente più onesto e genuino. Oltre a scoprire nuove amicizie, c´è la possibilità di avvalersi di prospettive e talenti unici per affrontare i problemi. C´è del lavoro da fare durante il prossimo secolo: malattie da curare, un ambiente da salvare, libertà da difendere. Fortunatamente ci sono persone dotate di una mente capace di affrontare la sfida e con l´abilità di focalizzarsi e perseverare; posseggono talenti e prospettive uniche a sufficienza per risolvere i problemi più grandi o migliorare i progetti più impegnativi. Questi sono gli aspie. Sono la prova vivente che i migliori luoghi da frequentare sono sempre quelli che devono ancora essere scoperti"

1 Cfr. Peeters T, Gillberg C. Autismo. Aspetti medici e pratica educativa. Roma: Il Minotauro; 2006. pp. 18-21.

2 Grandin T. Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita di autistica. Trento: Edizioni Erickson; 2007. p. 152.

3 Il sito ufficiale dell´Associazione Gruppo Asperger ONLUS è www.asperger.it.

4 Attwood T, Gray C. La scoperta dei criteri "aspie". Il testo originale è The Discovery of "Aspie" Criteria By Tony Attwood and Carol Gray


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