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Tutto puó succedere. Eccetto spiegare male la Sindrome di Asperger


Non si puó far dare ad uno specialista, in una fiction in prima serata su rete nazionale, una spiegazione cosí errata e fuorviante della Sindrome di Asperger.


Autore: Barbara Trenca


“Tutto puó succedere” é una fiction televisiva trasmessa dalle reti Rai ed é un remake di “Parenthood”. Ma quando si introduce un argomento cosí poco conosciuto e cosí importante come la Sindrome di Asperger bisogna essere molto cauti.



“Tutto puó succedere” é una fiction televisiva trasmessa dalle reti Rai ed é un remake di “Parenthood”, una serie televisiva statunitense trasmessa in sei stagioni tra il 2010 e il 2015 dalla NBC.


Come tutte le fiction di nuova produzione Rai, conta un cast di attori piuttosto preparati e un buon montaggio con relativa colonna sonora.


La storia narra le vicende della famiglia Ferraro, composta dai coniugi Ettore ed Emma, dai loro rispettivi figli Sara, Giulia, Carlo e Alessandro e dai loro nipoti. Si tratta di una carrellata generale su una serie di odierne problematiche trattate con adeguata superficialitá e una cospicua dose di qualunquismo, che ne decreteranno sicuramente il successo tra la popolazione media italiana di fruitori si serie strappalacrime.


Gli ingredienti principali sono gli stereotipi della madre separata e dei figli difficili, della madre che lavora e i suoi sensi di colpa nei confronti della figlia per una maternitá assente e il timore che una mamma meno occupata di lei le rubi il marito, il giovane con la sempre gettonata immaturitá congenita e l´espediente del figlio a sorpresa.


Ma quando si introduce un argomento cosí poco conosciuto e cosí importante come la Sindrome di Asperger bisogna essere molto cauti.


Non si puó e non si deve diffondere un´immagine superficiale o frammentaria attraverso una serie televisiva che entrerá, volente o nolente, nell´immaginario collettivo dell´italiano medio. Parlo dell´italiano che non ha a che fare con professionisti, psichiatri, psicologi, educatori e che forse nella sua vita si troverá magari piú spesso di quanto si creda a frequentare una persona Asperger senza avere la necessaria informazione commettendo anche inconsapevolmente dei danni incalcolabili. Il bambino Asperger in questione, di nome Max, figlio di Alessandro e Cristina, viene presentato seguendo alcune caratteristiche come l´interesse specifico per i trenini e gli insetti, disinteresse verso lo sport, apparentemente apatico e con lo sguardo privo di ogni contatto visivo.


Scontatissimo il fatto che il padre viene presentato come il tipico padre che si rifiuta inizialmente di considerare ed accettare le difficoltá del figlio e la madre come una presenza carica di maggiore sensibilitá e apprensione.


Ma la cosa piú grave e sulla quale proprio non possiamo passarci sopra sono le parole dello specialista invitato a produrre una diagnosi: “…non esiste una cura per la Sindrome di Asperger, nel senso che é una sindrome di cui soffrirá per sempre”. La Sindrome di Asperger non si cura perché non é una malattia, ma una condizione neurologica. E di Asperger non si soffre. Come recita il piú grande esperto mondiale sulla Sindrome di Asperger, il dottor Tony Attwood, “gli Asperger non soffrono per la Sindrome, ma per coloro che non li accettano per come sono o per come interpretano il mondo attorno a loro”.


Le persone Asperger sono semplicemente delle persone che non riescono a comprendere i comportamenti sociali intuitivamente, ma solo dal punto di vista cognitivo, cioé vanno spiegati loro come un manuale per l´uso. Seguendo un paragone dal mondo informatico, essi si esprimono con un differente sistema operativo, non errato, solo differente. Quando Max é a scuola, intento a ritagliare la figura di un insetto, non riuscendoci come si é prefigurato in mente, la sua forte sensibilitá e la frustrazione derivante, lo portano a distruggere il disegno. Si avventa sul compagno che vuole recuperare il foglio di carta perché il gesto del compagno blocca il compimento del suo sfogo e lo arresta come se noi impedissimo ad una persona di far uscire le lacrime nel momento in cui sta per scoppiare a piangere. Non si parla di percorsi per gestire le emozioni, non si parla di percorsi per gestire la frustrazione.


Non si puó far dare ad uno specialista, in una fiction in prima serata su rete nazionale, una spiegazione cosí errata e fuorviante della Sindrome di Asperger. Non vi é alcun cenno a temi importanti come il bullismo come conseguenza di difficoltá relazionali, l´alta sensibilitá alle percezioni sensoriali, l´estremo grado di intelligenza, il pensiero logico e coerente, l´estrema lealtá, la riluttanza ai cambiamenti improvvisi.


Non vi é alcun accenno alla terapia ABA e alla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) che hanno contribuito a dare a tanti bambini tanto aiuto, supporto e consapevolezza dei propri punti di forza, autonomia e regole.


C´é ancora molta confusione e molta paura quando si parla di autismo e di disturbo pervasivo dello sviluppo.


Non é detto che tutti gli Asperger non mantengano un contatto visivo, non é vero che abbiano mancanza di empatia, non é vero che siano tutti geni come si dice, non é vero che non sentano il bisogno di stringere amicizia.


Ammissibile lo smarrimento dei genitori nell´apprendere la notizia della sindrome, vere le giornate piene di compromessi e buona la visione di due genitori che applicano piú il “rinforzo positivo” che la punizione e bene, anzi, benissimo che se ne parli, ma attenzione, quando si entra nelle case della gente con un concetto di una condizione neurologica trattata come una malattia incurabile, perché, ripeto, non é una malattia, e non va curata, ma solo compresa.


Come vi sentireste se vi trovaste all´improvviso su un pianeta alieno di cui non parlate la lingua, se non riusciste a riconoscere dai volti le intenzioni di chi vi é di fronte e tutti gli abitanti del pianeta pretendessero che voi capiste o vi trattassero da malati o da stupidi, sapendo voi di non esserlo affatto?


Speriamo che dalla seconda puntata cambi qualcosa…




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