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Accettare per crescere, testimonianze di donne nello Spettro diagnosticate da adulte


Tre donne condividono la loro esperienza su come hanno imparato a vivere (e a crescere) con l´autismo


Autore: Alison Feller


Traduttore: Lucrezia Bertini


Estratto da: I´m An Autistic Adult—Here´s What I Want You To Know pubblicato il 17 Luglio 2017. .



La testimonianza di tre donne con Sindrome di Asperger diagnosticate in adolescenza e in età adulta che spiegano il senso di sollievo e di consapevolezza di sè stesse e delle loro differenze rispetto al resto delle persone che solo questa “etichetta” poteva dare loro



I primi anni, prima della diagnosi (a 38 anni) e i successivi, sono stati davvero impegnativi. Pensavo che avrei dovuto essere in grado di fare quello che facevano tutti gli altri, ma quando imitavo ciò che avevo visto, non funzionava. Immagino che il mio comportamento risultasse non autentico in modo evidente e frutto di confusione e disorientamento. A causa delle mie difficoltà nelle funzioni esecutive mi era molto difficile gestire le esigenze non solo di mio figlio autistico, ma anche di mia figlia e mio marito. Mi sentivo inadeguata e sopraffatta dalla vergogna. Ma adesso comprendo non solo che cosa sia l´autismo, ma come lo esprimo e lo vivo io. Ho fondato la comprensione di me stessa su basi solide e dispongo di una serie di strumenti verbali per spiegarla a coloro che mi offrono il supporto e il sostegno dei quali ho bisogno, per dare il meglio di me nel mio modo unico e personale. Non ho “superato” la mia condizione, l´ho accolta, mi ci sono adattata e l´ho accettata come un aspetto intrinseco della mia esistenza. Senza l´autismo io e mio figlio staremmo annaspando nell´ignoto. Con una diagnosi, comprendo che io vivo le cose diversamente. Vorrei che le persone capissero che non esiste una cosa come “ad alto funzionamento”. Più simili appariamo a persone non disabili, più alte sono le aspettative nei nostri confronti e l´ansia da prestazione è più debilitante dell´autismo stesso. Si parla molto delle storie a lieto fine e si mettono in luce coloro che hanno raggiunto risultati eccezionali, ma la maggior parte di noi sono mogli, madri, nonne e persone con disabilità che cercano di trovare una forma di equilibrio. E desideriamo avere relazioni. Possiamo non essere tra i più capaci e commettere errori sociali, ma la verità è che se avessi l´opportunità di far parte delle nostre vite alle nostre condizioni, scopriresti che siamo fedeli, affidabili e persone amorevoli su cui puoi contare, quindi prova a conoscerci

Dena Gassner, diagnosticata a 38 anni (attualmente a lavora per il suo Ph.D. in Social Welfare all´Adelphi University)


L´autismo è differente per ciascuno. Per me la comunicazione può essere difficile, una cosa che nessuno immaginerebbe dal momento che sono molto loquace. Ma è stato l´uso di un´app per la comunicazione sul mio iPad a renderlo possibile. Voglio che le persone sappiano e tengano a mente che è possibile migliorare, indipendentemente dall´età. Tutt´ora traggo beneficio da diverse terapie, adoro imparare e fare progressi.

Chloe Rothschild, diagnosticata ufficialmente a 18 anni


Quando ero un´adolescente diventai sufficientemente consapevole a livello sociale da rendermi conto che alla maggior parte dei miei coetanei non piacevo, che c´era qualcosa di palesemente diverso in me. Non avevo ancora abbastanza autocoscienza da comprendere che cosa mi rendesse diversa. Tutti quelli che mi trovavano “troppo strana” mi evitavano e i miei amici più cari erano gli altri bambini “strani” che sopportavano la mia stranezza o addirittura la apprezzavano. Dopo che ho saputo dell´autismo e ho avuto il pieno riconoscimento e la diagnosi, ho cominciato a insegnare a me stessa come adattarmi al mondo. Uno dei tratti caratteristici dell´autismo che molte persone non comprendono è proprio la mancanza di autoconsapevolezza. Non mi rendevo conto della mia postura gobba, del fatto che non stabilivo contatto visivo, del fatto che la mia voce fosse monotona o che avevo problemi sensoriali. Ho avuto bisogno di vedere dei video che mi ritraevano e che gli altri mi facessero notare le mie peculiarità. Ignoravo di non essere in contatto con le mie emozioni perché non avevo mai neppure provato a parlarne prima. Nel corso del tempo ho lavorato sistematicamente sul migliorare la mia capacità di monitorarmi e le mie abilità sociali e adesso sono molto diversa da quando ero un´adolescente

Kirsten Lindsmith, diagnosticata a 18 anni



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