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Occhio per occhio, dente per dente?

Il ragionamento morale: uno studio sulle somiglianze e differenze tra persone autistiche e neurotipiche nella quotidianità


Autore: Giulia Bellesi


Articolo Originale: Bellesi, G., Vyas, K., Jameel, L., & Channon, S. (2018). Moral reasoning about everyday situations in adults with autism spectrum disorder. Research in Autism Spectrum Disorders, 52, 1-11.


Marco sta completando il suo ultimo esame scritto; il risultato avrà un impatto fondamentale sul voto finale di laurea. Purtroppo, non riesce a ricordarsi alcune informazioni importanti. Il professore deve abbandonare l’aula per una quindicina di minuti, per cui Marco ha la possibilità di controllare i suoi appunti... Tu che faresti, se fossi Marco?



Pochi studi hanno esaminato il “ragionamento morale” nelle persone autistiche, ovvero come valutano e decidono cosa sia “giusto” o “sbagliato” comportarsi in determinate situazioni. In uno studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Research in Autism Spectrum Disorder, Bellesi e colleghi presso la University College London hanno esaminato come persone autistiche e non tendono a valutare e approcciare diversi tipi di problemi di natura “morale” che si possono presentare frequentemente nella quotidianità.

20 studenti universitari con precedente diagnosi di disturbo dello spettro autistico, e 20 adulti neurotipici (tutti con quoziente intellettivo nella norma) hanno completato due test sviluppati appositamente per lo studio.


Nel primo, I partecipanti hanno letto una serie di storie in cui un personaggio fittizio doveva decidere se “trasgredire” una regola morale (per es., anziché dire la verità, mentire), allo scopo di ottenere un vantaggio personale. Ad esempio…


Alessio è stufo del proprio lavoro e desidera cambiare; un giorno nota un annuncio per la professione dei suoi sogni. Ha tutti requisiti necessari ad eccezione di uno, in quanto non ha molta esperienza nell’ambito della programmazione. Alessio deve decidere se mentire o meno nel modulo di domanda.


Per ogni storia, ai partecipanti è stato poi chiesto di rispondere ad una serie di domande. Al contrario delle previsioni degli autori, partecipanti autistici e neurotipici hanno generato giudizi molto simili riguardanti l’ammissibilità delle trasgressioni. Nessuna differenza tra i gruppi è stata riscontrata neanche quando chiesto cosa avrebbero fatto se si fossero trovati nelle situazioni descritte dalle storie (per esempio se, al posto di Alessio, avrebbero mentito o meno).


È stato, però, notato che, quando richiesto di descrivere perché le trasgressioni potessero considerarsi “scorrette” da un punto di vista etico, i partecipanti autistici hanno generato spiegazioni che facevano più spesso riferimento a regole e/o principi (“non è corretto dichiarare il falso”; “mentire è sbagliato”). D’altro canto, le spiegazioni dei neurotipici tendevano a basarsi più frequentemente sulle conseguenze delle violazioni su altre persone potenzialmente coinvolte nelle storie, il loro stato emotivo o future possibilità o occasioni (“mentire potrebbe compromettere le possibilità di candidati più meritevoli di me del lavoro”).


Nel secondo test, i partecipanti hanno letto una seconda serie di storie, in cui un amico o familiare compieva un atto “immorale” ai danni dei partecipanti (per esempio, tradiva la loro fiducia). Ogni storia aveva due varianti: in una, il personaggio commetteva l’atto in modo intenzionale, nell’altra in modo “accidentale”. Per esempio…


Riveli in confidenza a un compagno universitario un episodio imbarazzante capitatoti di recente. Dopo un po’ di tempo, un amico in comune ti approccia per farti una domanda a riguardo.

Variante “intenzionale”: scopri che il tuo compagno ha rivelato la tua confidenza, pensando che fosse troppo divertente per non condividerla con altri.

Variante “accidentale”: scopri che il tuo compagno si è fatto scappare senza volere la confidenza, dopo aver alzato un po’ il gomito una sera



Anche se entrambi i gruppi hanno giudicato le trasgressioni intenzionali come più gravi di quelle non intenzionali, quelli autistici hanno valutato tutti i tipi di trasgressioni di questo test come meno ammissibili in generale; inoltre, quando chiesto come si sarebbero comportati in risposta alle azioni dei personaggi delle storie, i partecipanti autistici hanno sia preferito comportamenti più “severi” dei partecipanti neurotipici (per esempio, hanno scelto più frequentemente di terminare completamente l’amicizia con i personaggi delle storie, rispetto a continuare l’amicizia ma non rivelare più confidenze personali).


Una possibile spiegazione avanzata dagli autori per questi risultati fa riferimento alle possibili differenze tra gruppi in relazione alla loro “teoria delle mente”; molti studi suggeriscono che le persone autistiche spesso presentano difficoltà nell’identificare o anticipare lo stato d’animo altrui in maniera spontanea e intuitiva. La precedente letteratura sul ragionamento morale suggerisce che, nel formare giudizi e decisioni, le persone neurotipiche tendono a basarsi su una combinazione di processi mentali più intuitivi e inconsci, principalmente basati sulla capacità di “immedesimarsi” con lo stato d’animo di coloro che potrebbero essere danneggiati da determinate scelte, e processi più razionali e consci, basati sul ragionamento logico, su conoscenze acquisite riguardanti cosa sia “ammissibile” o meno, e una valutazione più distaccata emotivamente dei “pro” e “contro” di eventuali decisioni.


È possibile che le persone autistiche, a causa delle differenze in teoria della mente, tendano a basarsi principalmente su processi di natura logica, e siano meno influenzati da meccanismi di natura emotiva nell’approcciare dilemmi morali quotidiani. Questo potrebbe comunque permetter loro di identificare se un principio morale è stato violato o meno, o che, per esempio, atti intenzionali sono più gravi di atti accidentali (come evidenziato nello studio).


Allo stesso tempo, l’inclinazione a basarsi più rigidamente su processi razionali potrebbe spiegare il motivo per cui le loro interpretazioni riguardo perché certe azioni possano considerarsi sbagliate comprendessero, appunto, meno riferimenti al possibile impatto di esse sugli altri, e più richiami a regole e/o principi (“non si dovrebbe...”). La stessa teoria potrebbe essere anche alla base della scoperta che le persone autistiche sembravano adottare approcci meno “clementi” nel reagire alle trasgressioni compiute da amici e parenti nei loro confronti nel secondo test. Nel leggere le storie, le persone neurotipiche potrebbero essere state influenzate più fortemente da sentimenti di risonanza e empatia per i personaggi; ciò, a sua volta, potrebbe aver “ammorbidito” le loro reazioni. Al contrario, i partecipanti autistici, basandosi principalmente su processi di natura razionale, potrebbero essere stati portati a risposte meno indulgenti.



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