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Il rapporto tra Asperger e Nazismo, facciamo chiarezza con Gillberg ed Attwood

Le repliche dei due più grandi studiosi della Sindrome all'attuale dibattito


Autore: David Vagni


Traduttore di Gillberg: Margherita Gatto


Traduttore di Attwood: Chiara Mangione


Articolo Originale Gillberg: Hans Asperger and his syndrome post di Christopher Gillberg, 19 Giugno 2018


Articolo Originale Attwood: Ask Dr. Tony - Dallas sessions Part 1 parte dell'Intervista di Craig Evans a Tony Attwood, 17 Ottobre 2018



Ultimamente ci sono discussioni accese riguardo il possibile coinvolgimento di Hans Asperger con il nazismo. Cerchiamo di riassumere la diatriba e, nel seguito, riportiamo le opinioni di due illustri studiosi dello Spettro Autistico: Christopher Gillberg e Tony Attwood.


Preambolo


Non sono uno storico, ma reputo la storia importante per comprendere e far tesoro del passato al fine di non commettere gli stessi errori in futuro. Differente ovviamente è la storia e la sua interpretazione, differente è la storia delle idee e dei popoli dal "pettegolezzo storico".

Hans Asperger, pediatra viennese, diventa famoso grazie all'autorevole pubblicazione di un articolo in inglese Uta Frith contenente la sua tesi del 1944.

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Da molti è stato da molti visto come "uno dei buoni".

Le sue descrizioni cliniche sono per molti aspetti ancora valide oggi e come riportato in Neurotribù, è considerato uno dei padri della neurodiversità.

Tuttavia, non ho mai ritenuto Asperger un santo e non ho mai pensato fosse un'eroe, ma solo una persona retta, per quanto consentito dai tempi, e capace nel suo lavoro. Lo ritengo una persona che ha fatto più di quanto avrebbero fatto tanti nello stesso contesto storico e culturale ed è uno dei motivi per cui, non apprezzo la damnatio memoriae che si sta cercando di portare avanti. Non si possono separare gli eventi dal loro contesto storico.

Recentemente sono stati scoperti dei nuovi documenti da parte di Herwig Czech e, oltre che nel suo articolo, sono in parte riportati nei libri In a different Key: The Story of Autism e nel libro recentemente tradotto in italiano: I bambini di Asperger - La scoperta dell’autismo nella Vienna nazista di Edith Sheffer.

Il libro della Sheffer è stato criticato nella sua interpretazione degli eventi da Walter Heijder e non reputo opportuno perderci ulteriore tempo ma ritengo importante sintetizzare per i lettori quali sono le "accuse" mosse a carico di Hans Asperger da Czech:

- Asperger è cresciuto ed ha fatto carriera in un contesto nazista

- Asperger ha avallato "l'eutanasia" di due bambini con disabilità gravissime sotto richiesta delle loro famiglie

- Asperger ha potuto far carriera perché i colleghi ebrei sono dovuti scappare ed il suo lavoro era stato svolto ed iniziato da due colleghi prima di lui

- Asperger si sia fatto inserire in un lavoro per il quale (non sapevamo se ne era a conoscenza prima) ha successivamente dovuto partecipare (ma non "firmare") in una commissione che ha mandato a morire circa 35 ragazzi.

- Asperger pensava che l'autismo e altre condizioni fossero gentiche

- Asperger ha proposto per diversi ragazzi l'allontanamento temporaneo dalla famiglia

Personalmente ritengo che se questo "è quanto" dovremmo cancellare e rinnegare tutta la psichiatria prima degli anni '70 e buona parte della psichiatria prima degli anni '90.

Voglio però lasciare la parola a Gillberg e Attwood che hanno sicuramente più competenze di me sulla questione.


Christopher Gillberg



Vista la natura sempre più accesa del “dibattito” su Hans Asperger, vorrei sottolineare che non sto in alcun modo difendendo l’operato di Hans Asperger durante la seconda guerra mondiale.

Tuttavia, francamente la mia posizione è che egli sia stato il primo a descrivere la sindrome che, ancor oggi, in tutto il mondo, va sotto il nome di “sindrome di Asperger”. Anche se il DSM non ne prevede più la diagnosi come una categoria a sé, non si può, semplicisticamente, pretendere che Asperger non abbia mai descritto la “sindrome di Asperger”. In tutti i trascorsi scientifici e culturali, innumerevoli personaggi dai tratti oscuri o, addirittura, orripilanti, hanno dato il nome a sindromi, libri, brani musicali e teorie; eppure, nessuno di tali tratti potrà mai cancellare qualsiasi contributo storico questi individui abbiano apportato, sia in positivo che in negativo: ciò equivarrebbe ad alterare dei fatti, ovvero, per dirla altrimenti, a un revisionismo storico.


Quindi la sindrome di Asperger esiste, nel senso che sussiste una condizione corrispondente a quella descritta da Asperger.


La sindrome di Rett fu descritta da Andreas Rett: tuttavia, non si è assistito ad alcuna contestazione pubblica che pretendesse di privare la “sua” sindrome del suo nome, quando, di fatto, sul conto di Rett aleggiano altrettanti “sospetti” quanti su Asperger.

Rett, però, riguardo alla sua sindrome “si sbagliava”, mentre Asperger, dal canto suo, riguardo a tutti gli aspetti più significativi della “sua” sindrome, aveva effettivamente ragione.


Tony Attwood



Sono entrato in contatto per la prima volta con Hans Asperger grazie a Lorna Wing, attraverso le sue descrizioni di quello che chiamava ‘autismo’, che riguardavano quattro bambini in particolare. Sono rimasto estremamente colpito, non soltanto dalle sue osservazioni e l’analisi di quello che quei bambini facevano, ma per la passione, la partecipazione, la condivisione, la comprensione che Asperger aveva per loro. Le descrizioni di quei bambini sono eccezionali. Per loro Asperger era un difensore, un eroe. Immagino che parlasse con i genitori proprio come farei io, che li aiutasse a capire perché il figlio era diverso in molte cose, che si mostrasse molto solidale.

Ora, Asperger faceva il pediatra in Austria e la figlia Maria, che ho conosciuto, mi ha dato un documento, un articolo pubblicato dal padre nel 1938, l’epoca in cui i nazisti sono entrati in Austria. In quello scritto Asperger si esprime con assoluta decisione contro la politica di mandare le persone che erano considerate improduttive a essere uccise. Dice ‘No’, è sbagliato, non si può fare una cosa del genere. E io ho pensato che, caspita, questo sì era un uomo coraggioso, la Gestapo sarebbe venuta a prenderti e a portarti via.


Quest’anno sono stato a Vienna e come è ovvio questo è stato un importante argomento di conversazione, perché sono state scoperte, per la prima volta, le note del centro dove quelle persone gravemente disabili venivano mandate. La difficoltà che Hans Asperger si sarebbe trovato ad affrontare, come pediatra, era che non segnalando una disabilità avrebbe commesso un reato penale.

Io non so cosa avrei fatto in una situazione in cui, come pediatra, avendo un bambino con sindrome di Down o una paralisi cerebrale grave, molto visibile quindi, e se non dicendolo sarei stato comunque scoperto, perché c’erano persone che andavano a raccontare che i loro vicini avevano un figlio disabile, per guadagnarsi dei punti in più con la Gestapo. Si trattava quindi di un autentico aut-aut a proposito di cosa fare - se non lo avesse segnalato era probabile, insomma, che si sarebbe trattato della fine della vita per lui, e se lo avesse fatto sarebbe stata la fine per quei bambini... una situazione che pone un dilemma morale orripilante.

È però interessante puntualizzare una serie di concetti. Numero uno, Asperger non è mai stato membro del partito nazista. I nazisti avevano a disposizione valanghe di notizie su chi apparteneva al partito e chi no. Tutto il resto del personale medico dell’ospedale era membro del partito nazista, lui no. E alla fine della guerra l’ospedale, la Clinica dei Bambini, ha permesso a un solo dottore di ritornare dopo il conflitto: Hans Asperger.


È anche interessante che Asperger nel 1943 abbia dato le dimissioni dal posto di lavoro, per esercitare in un ospedale da campo. Sono convinto che sentisse di non poter più fare quello che stava facendo, di volere salvare realmente delle persone, in quell’ospedale da campo.

La mia opinione è che era un uomo eccezionale. In termini storici, ricordiamo le sue descrizioni positive, incredibilmente positive, non le scelte dei politici di quell’epoca.



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