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Il Metodo della contabilità energetica

 

Articolo originale al link: Expert Insights on Autism: A Conversation with Dr. Tony Attwood, Clinical Psychologist, Speaker and Author of 8 Books on Autism

 

Approfondimenti sull’autismo: una conversazione con Tony Attwood, psicologo clinico, speaker e autore di 8 libri sull’argomento

 

di Michael McKay, 12 giugno 2019 

tradotto da Chiara Mangione

 

Trish vive nel Queensland con il marito e le sue tre vivaci bambine. Hanno tutte meno di dieci anni e due di loro sono autistiche come il padre. L’anno scorso Trish ha partecipato a un convegno per approfondire come vivere una vita piena e completa quando qualcuno in famiglia è nello spettro autistico. In quell’occasione ha imparato il rivoluzionario metodo della contabilità energetica, che serve a insegnare competenze di autoregolazione ad adulti e bambini nello spettro autistico.

 

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Il metodo della contabilità energetica

 

Per utilizzare il metodo della contabilità energetica si crea, insieme alla persona nello spettro, una lunga lista dove sono elencate le cose che consumano la sua energia (prelievi) e quelle che la ripristinano (versamenti). Successivamente si attribuisce a ciascun prelievo o deposito un valore numerico, in modo da attribuirgli un peso.

L’idea è che quando si fa un prelievo, o se ne fanno diversi, bisogna fare altrettanti depositi per evitare che il conto vada in rosso, perché questo può innescare un meltdown. Dopo il convegno Trish ne ha parlato con Ellie, la figlia più piccola, e insieme si sono messe al lavoro per creare la loro lista della contabilità energetica.

 

                                                                 

Prelievo

Versamento

Non dormire (80)

Camminare (20)

Scuola (90)

Leggere (90)

Folla (70)

Dipingere (30)

Rumore (80)

Origami (50)

Esposizione alla luce (50)

Solitudine (80)

Centro commerciale (50)

Caitlin (80)

Piscina (80)

Coccole al gatto (20)

Giornata calda (50)

Punto croce (20)

Dover fare in fretta (70)

Rumore preferito (50)

Dolore (90)

Stare con la mamma (50)

Cambiamento (90)

Arrotolarsi nel tappeto (10)

Schermi (50)

Miss Dani (20)

Sport (70)

Riuscire in qualcosa di difficile (90)

Eventi sociali (80)

Fare il Lego da sola (50)

Avere molto da fare (60)

Cuffie antirumore (50)

Appuntamento (70)

Gioco tattile (50)

Sopra: un esempio di lista di contabilità energetica. Nei prelievi le cose che consumano energia, nei versamenti quelle che la reintegrano, mentre il valore numerico indica in quale misura.

 

La conferenza in cui Trish ha imparato il metodo della contabilità energetica è stata tenuta dal dr. Tony Attwood, psicologo clinico britannico che vive nel Queensland, in Australia. Attwood ha insegnato diffusamente la tecnica dopo averla a sua volta appresa dalla collega Maja Toudal, scrittrice autistica, speaker e self-advocate danese. Maja Toudal ha messo a punto questo strumento quando andava a scuola, per poter disporre di un metodo per organizzare il suo dispendio di energia.

Spiega Tony Attwood:

Ho scritto un libro [sulla contabilità energetica] e ho pubblicato anche a proposito della depressione nell’Asperger, dove una delle principali cause di depressione è la quantità di energia consumata per affrontare la vita quotidiana, una quantità che cresce nel tempo.

L’attività della contabilità energetica può risultare particolarmente utile, perché nell’autismo e nella sindrome di Asperger le cose possono essere diverse rispetto a quanto succede nel caso delle persone tipiche. Socializzare, per esempio, per queste ultime è più spesso energizzante e gradevole, mentre per chi è nello spettro può essere estenuante e stressante. E i fattori stressanti e de-stressanti possono essere clamorosamente diversi tra una persona e l’altra.

 


 

Una presentazione di Tony Attwood

 

Oggi Tony Attwood è uno dei principali esperti a livello mondiale sull’autismo e dal 1992 offre la sua consulenza a persone nello spettro autistico con cadenza settimanale. Attualmente incontra i pazienti un paio di volte alla settimana nello studio dove svolge attività clinica all’interno della sua residenza, oltre a visitare a casa e a scuola. Parallelamente alla sua attività di consulenza viaggia in tutto il mondo tenendo conferenze sull’autismo e scrive libri su quello che osserva e scopre.

Il suo Guida completa alla Sindrome di Asperger è il più autorevole manuale esistente per tutte le persone con sindrome di Asperger, adulti o bambini che siano; ha venduto più di un mezzo milione di copie ed è stato tradotto in più di 20 lingue.

Tra le altre pubblicazioni si possono citare: Guida alla sindrome di Asperger: diagnosi e caratteristiche evolutive; Esplorare i sentimenti. Terapia cognitivo comportamentale per gestire ansia e rabbia; Emozioni e sindrome di Asperger. Educazione affettiva per bambini e ragazzi con sindrome di Asperger; Sconfiggere la depressione nello spettro autistico. Esplorare la tristezza nella sindrome di Asperger e nelle condizioni dello Spettro autistico di grado lieve; Gli devo dire che è Asperger? Ed Esplorare i sentimenti per i più piccoli. Terapia cognitivo comportamentale per gestire ansia e rabbia nei bambini di 5-7 anni. Il Modello STAMP.

Ho incontrato Tony per parlare di autismo e di come i medici di base e le famiglie con un membro nello spettro autistico possono capire e accogliere meglio la condizione. Quella che segue è una trascrizione dell’intervista.

 

Può raccontare qualcosa di lei a chi non la conosce?

 

Certo. Ho iniziato a interessarmi di autismo nel 1971. Una volta concluso il primo anno del corso di laurea in psicologia, in una scuola speciale ho conosciuto due bambini con autismo classico. In quel momento ho deciso che ne avrei fatto la mia professione, perché ho trovato l’autismo estremamente affascinante a livello emotivo ed intellettuale. Ho quindi stabilito che sarei arrivato a sapere tutto il possibile su questo argomento.

Negli anni ho assistito al maturare del nostro modo di concepire l’autismo, dal vederlo inizialmente considerato un’espressione della schizofrenia nell’infanzia, fino al suo riconoscimento come una condizione del neurosviluppo che riguarda anche persone molto capaci intellettivamente, come spesso è il caso per quelle con sindrome di Asperger.

 

Nei due bambini che ha seguito per primi, cosa ha acceso il suo interesse in particolare?

 

Ci trovavamo in una scuola speciale, quindi per prima cosa i bambini non presentavano caratteristiche chiaramente dismorfiche o fisiche che indicassero un problema. Non c’era una paralisi cerebrale o una sindrome di Down, mentre parevano presenti enormi difficoltà legate agli aspetti sociali della vita e alla sensibilità sensoriale. Sembravano anche molto, si potrebbe dire, ansiosi e agitati. Io ho sentito: voglio comprendere la vita dal vostro punto di vista, per provare ad aiutarvi e a capirvi.

 

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Che cosa l’ha spinta a scrivere la Guida completa alla sindrome di Asperger?

 

Lavoravo per l’amministrazione pubblica, ma la cosa non ha funzionato. Che solidarizzassi con genitori e famiglie infatti non era apprezzato, perché avrei dovuto adoperarmi per sostenere il ministro. In sostanza ci siamo trovati in disaccordo perché io ero decisamente dalla parte delle persone autistiche e della loro famiglia, più che del dipartimento ministeriale.

Così ho finito per andarmene e, nella fase di passaggio che ha preceduto l’inizio della professione clinica, ho deciso che avrei scritto un libro sui disturbi dello spettro autistico, però dal punto di vista della sindrome di Asperger. Questo è successo nel 1993-94, quando si è iniziato a considerarla una sindrome riconosciuta, così ho finito per scrivere un testo fondamentale sull’argomento, che ha venduto più di mezzo milione di copie.

 

A cosa attribuisce il successo del libro?

 

È stato il libro giusto al momento giusto, piacevole da leggere, basato sull’esperienza clinica. Già nel 1992 avevo avviato quello che credo di poter descrivere come uno dei primi ambulatori propriamente detti per la sindrome di Asperger, che ha quindi fatto da base per il libro a partire da una vasta esperienza clinica ed è stato apprezzato non solo dai professionisti, ma anche dai genitori.

 

Secondo lei qual è la difficoltà maggiore per una persona a cui si diagnostica l’autismo?

 

Gli altri. La capacità di leggere il loro volto, il linguaggio del corpo, come interagire con i compagni nel caso dei bambini, come farsi delle amicizie e mantenerle. E anche leggere la comunicazione non verbale e dedicarsi alla cosiddetta interazione reciproca. Le difficoltà maggiori riguardano gli altri, cosa che può quindi essere indipendente dalle capacità intellettive o di linguaggio della persona.

 

Può spiegare in che modo l’autismo incide generalmente sulle capacità cognitive e la sensibilità sensoriale?

 

L’interazione sociale non è l’unico problema, anche la sensibilità sensoriale è importante. Determinati suoni, sapori ed esperienze tattili risultano dolorosi e la persona ha quindi dei problemi in questo aspetto della vita. Ma anche il modo di percepire, di pensare, di imparare e di relazionarsi può essere diverso, dunque anche il modo di apprendere.

Spesso poi la persona ha dei talenti in alcuni ambiti, come la conoscenza della matematica o suonare il piano, mentre in molti casi ci sono difficoltà specifiche nell’area della dislessia, della lettura. Osserviamo insomma un profilo molto disomogeneo delle abilità cognitive e un’elevata propensione all’ansia e all’emotività.

 

Tornando agli aspetti fondamentali, cosa succede concretamente nel corpo perché questo si verifichi?

 

Credo, sostanzialmente, che sia una condizione del neurosviluppo e che il cervello funzioni in modo diverso. Questa differenza ha in parte a che fare con problemi del cervello nelle sue parti che governano il ragionamento sociale. In altre aree invece si possono sviluppare talenti, per esempio sul piano della risoluzione di problemi o dell’orecchio assoluto nel canto. Ritengo quindi che il modo migliore per descrivere questa condizione sia come disturbo del neurosviluppo, non psichiatrico.

 

Può spiegare come l’autismo incide sull’interazione sociale sul piano della lettura delle emozioni?

 

Gli psicologi usano il termine teoria della mente, ovvero la capacità di leggere i segnali sociali che indicano cosa pensano e sentono le altre persone. Nell’autismo e nella sindrome di Asperger la teoria della mente non è altrettanto efficiente rispetto a quanto avviene tipicamente nelle persone della stessa età. Ci sono quindi grandi difficoltà a capire il mondo dal punto di vista degli altri.

Nella mia esperienza clinica, la persona fatica non soltanto con la teoria della mente degli altri, ma anche con la propria. Infatti, quando si dice: “Cosa pensi o senti in questo momento?” spesso la risposta è “Non lo so” perché la persona ha difficoltà a convertire pensieri ed emozioni in parole. La chiamiamo alessitimia.

Se quindi il medico generico o l’operatore medico chiede alla persona quali siano i suoi pensieri o sentimenti, entrano in ballo molte cose. Non solo la sua notevole difficoltà a esprimere verbalmente come si sente attraverso la parola, ma anche la fatica a ragionare su quello che pensano e sentono gli altri, e su quello che lei stessa pensa e sente.

 

Quale considera la difficoltà maggiore per i genitori di fronte alla diagnosi del figlio?

 

Penso, prima di tutto, che sappiano già che il proprio bambino è diverso, e che la diagnosi permetta di attribuire un nome alla cosa. Ma quello di cui hanno bisogno è comprensione da parte degli altri, degli insegnanti, del medico di famiglia, eccetera. C’è bisogno insomma di una rete di supporto, che li aiuti a ad affrontare le questioni sociali, sensoriali ed emotive del loro bambino. Di solito quindi il problema sta nel sistema, più che puramente nella persona in questione.

 

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Che consigli ha per i medici di base a proposito del processo di diagnosi e di come gestire le cose?

 

Il medico di famiglia è il primo a cui ci si rivolge quando si ha un problema e i bambini più piccoli possono arrivare da lui per strade diverse. Questioni comuni sono problemi di alimentazione e di sensibilità sensoriale, ma spesso sono anche difficoltà del sonno, molto comuni nell’autismo, a portare al consulto con il medico di famiglia.

Un’altra questione riguarda la comunicazione. È il caso del bambino che presenta un ritardo nelle capacità di linguaggio oppure ha regolarmente meltdown a cui i genitori non riescono a porre rimedio con la comprensione, l’affetto, le distrazioni e via discorrendo.

Un altro segnale è la persona che non è socialmente coinvolta come ci si aspetterebbe. Il bambino vede una stanza piena di giocattoli, non di amici con cui giocare. Questo vale per i bambini più piccoli.

Quando si ha a che fare con un adolescente, spesso a quel punto possono presentarsi problemi di ansia. Nell’85% delle persone autistiche, specialmente se Asperger, i livelli di ansia e anche di depressione sono alti, spesso a causa del senso di solitudine e della bassa autostima.

Può succedere che a un adolescente sia diagnosticata una condizione medica, magari un disturbo alimentare o una disforia di genere, e che l’autismo sia riconosciuto successivamente. Oggi siamo dell’idea che circa una persona su quattro con un disturbo alimentare o disforia di genere presenti segni riconducibili allo spettro autistico.

Spesso nell’adulto ci sono depressione e ansia, ma anche problemi di relazione. Un segnale è rappresentato dal paziente che va dal medico di famiglia e dice: ‘Nel nostro rapporto ci sono dei problemi, cosa possiamo fare?’ Naturalmente non sempre si tratta di autismo, ma a volte è così”.

 

So che tiene moltissime conferenze. Con quali vantaggi per chi partecipa?

 

I vantaggi sono molteplici. Prima di tutto, quello di imparare informazioni nuove. In secondo luogo, avere conferma che quello che stai facendo va bene. È molto utile capire “Ah, ecco perché funziona”. Anche conoscersi e fare rete rappresentano un vantaggio, perché in questo modo si comprende che altre persone condividono il tuo stesso problema e in un certo senso si riduce il senso di isolamento e di solitudine.

 

Oltre al metodo della contabilità emotiva, ci sono altri concetti importanti con cui di solito chi partecipa alle sue conferenze torna a casa?

 

Sì, in parte l’idea dell’autostima e del senso di sé della persona Asperger perché, specialmente nel caso degli adolescenti, spiego che il loro senso di sé è basato sulla critica, l’umiliazione e il rifiuto da parte dei pari, non su lodi e accettazione.

Spesso non è la persona nello spettro a preoccuparmi, ma è quello che fanno i suoi pari per distruggere la sua autostima, contribuendo alla sua depressione. Mi sento inutile, Non piaccio a nessuno, Non troverò mai un lavoro: molti di questi pensieri autodenigratori provengono in realtà dal gruppo dei pari, non dai genitori o dagli insegnanti e, nel tempo, la persona inizia a crederci.

 

Ha qualche consiglio per i medici di famiglia che lavorano con persone nello spettro autistico e le loro famiglie?

 

Beh, per quanto riguarda i medici di famiglia, se avete tempo... ascoltate. Che si tratti di un genitore o della persona stessa, ascoltateli, perché hanno bisogno di spiegare le loro difficoltà.

Un altro punto importante è che le persone nello spettro autistico possono avere difficoltà a percepire il dolore e il malessere, oppure non cogliere i segnali del devi andare in bagno e quindi essere in ritardo nell’imparare il controllo degli sfinteri.

E ancora, quando avete qualcuno con un problema medico, spesso esiste una separazione mente-corpo e la persona non ne è consapevole: può avere una gamba fratturata ma limitarsi a zoppicare leggermente e in modo che pare non troppo preoccupante, non si ritrae quando si tocca il punto fratturato mentre in realtà, fatta la radiografia, la reazione è “Oh poveretto, devi provare un dolore lancinante eppure sopporti senza fiatare”. Perciò bisogna dire ai medici di famiglia di essere consapevoli di questa componente.

 

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C’è qualche fatto interessante sull’autismo che ritiene possa risultare interessante per un medico di famiglia?

 

Lo stavo cercando prima di questa chiacchierata, senza riuscire a ritrovarlo: tempo fa uno studio di ricerca ha esaminato le varie percentuali di figli nello spettro autistico a seconda della professione dei genitori. Sappiamo che l’autismo è associato al fatto che il padre è un ingegnere, mentre nel caso dell’informatica il livello è ancora più elevato. Lo stesso vale per le professioni in campo amministrativo e contabile e in quelle mediche, dove c’è un alto livello di bambini nello spettro autistico.

 

Interessante, come lo spiega?

 

Credo perché queste professioni richiedono di disporre di moltissime informazioni basate su fatti, specialmente nel caso della medicina. Bisogna essere dotati di un fantastico meccanismo di recupero delle conoscenze. In questo caso l’atteggiamento è scientifico, ma le persone con autismo e sindrome di Asperger possono anche essere molto compassionevoli e altruiste. Si tratta anche di una professione che assicura uno status molto elevato e spesso le persone con sindrome di Asperger vogliono dimostrare la propria intelligenza: laurearsi in medicina è uno dei modi migliori per farlo.

Quindi, per esempio, un’adolescente che ho visto di recente, ha 13 anni, non vede l’ora di diventare cardiochirurgo. È dotata della capacità intellettiva per riuscirci e potrà senz’altro farlo, ma quello che desidera lei è essere apprezzata e necessaria. E nel campo della medicina, la specifica professione che gode di una considerazione tra le più elevate è la cardiochirurgia. Credo quindi sia questo a incentivarla.

 

Vuole rivolgere qualche pensiero conclusivo ai medici di famiglia?

 

Penso che in circolazione c’è una nutrita letteratura, c’è l’Internet. I modi per procurarsi informazioni sono molti, ma la cosa importantissima da tenere a mente è che tutti ogni bambino e ogni adulto è unico. C’è veramente bisogno di un approccio integrato, più che di un’impostazione unica buona per tutti come programma per i bambini con autismo. Questo gruppo di persone è molto eterogeneo.

 


 

Tony Attwood

psicologo clinico, autore, speaker

 

Tony Attwood è una delle voci più autorevoli sull’autismo e la sindrome di Asperger. Tra i suoi titoli, una laurea con lode in psicologia della University of Hull, un Master in Psicologia Clinica della University of Surrey e il PhD della University of London. Attualmente professore associato presso la Griffith University del Queensland, in Australia. È autore di numerosi libri e pubblicazioni sulla sindrome di Asperger e fa consulenza come psicologo clinico due giorni alla settimana. Dà supporto a bambini e adulti visitandoli a scuola e a casa, e viaggia molto per presentare i suoi seminari.


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