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Non abbiate paura dello Spettro Autistico, a noi, non manca empatia

Prendiamo spunto dalle dichiarazioni di Beppe Grillo, per mandare un segnale ai giornalisti e alle forze politiche


Autore: David Vagni


Perché sono proprio queste persone, spesso erroneamente descritte come prive di empatia, che possono insegnarci nuovamente a provarla. Perché per imparare a non avere paura del mondo, abbiamo bisogno di includere chi troppo spesso non ne fa parte. Perché sono le paure di ieri a creare i problemi di domani.



Gentile Beppe Grillo,

gentili rappresentanti delle forze politiche,

gentili giornalisti,

Spazio Asperger ONLUS, la nostra associazione, insieme a tante altre associazioni di genitori e persone autistiche, combatte da anni contro il perpetrarsi di stereotipi sull’autismo e la Sindrome di Asperger. Ovviamente, sia gli stereotipi positivi che negativi generano problemi alle persone e alle famiglie che vivono le condizioni dello Spettro Autistico. Tuttavia, l’utilizzo dei termini come insulto è, di tutte le possibilità, la peggiore.

Uno degli stereotipi “positivi” è che gli Asperger siano dei geni, sappiamo che non è vero in generale, ma sappiamo anche che spesso gli Asperger non sono colpiti dalla mondanità e, alcuni di loro, dimentichi dell’ora del giorno, si dedicano ossessivamente alla ricerca di risposte alle nostre domande.

Questa descrizione può generare stereotipi, ma non è un brutto modo per descrivere una forma di pensiero difficilmente intaccata dalla tradizione e dalla cultura, autonoma, non convenzionale, costituzionalmente originale e che si, può far paura per la sua tendenza a non conformarsi.

Può non essere sempre corretto, ma non è un brutto modo per caratterizzare chi, spesso escluso dalla società, ne evidenzia le incongruenze.

Tuttavia, usare l’autismo o l’Asperger come confronto per i mali della società, insulta, generalizza e discrimina senza alcuna possibile giustificazione.

Nelle persone autistiche, l’alessitimia, di cui Grillo parla nel suo intervento, è frequente. Alessitimia, mancanza di parole per le emozioni, non mancanza di emozioni.

Gli Asperger non mancano di empatia.

È vero, possono non accorgersi che la persona con cui parlano è annoiata, possono avere difficoltà a leggere o a comprendere le emozioni ed i pensieri degli altri. Ma le emozioni, quelle vere, quelle genuine, le vivono e le sperimentano ogni giorno. Sono persone che hanno difficoltà ad entrare in contatto con gli altri o che magari lo fanno in modo eccentrico, ma sono anche persone che quando riescono a creare un contatto, spesso, dall’altra parte, trovano solo emarginazione e chiusura.

Non sono macchine di cui occuparsi per pietà o da confrontare ad una pestilenza o ad un’epidemia.

Non sono loro a non avere rispetto e compassione.

Il cosiddetto Autismo Lieve, Asperger o “ad alto funzionamento”, che dir si voglia, non significa che la persona viva l’autismo “alla leggera” e che possa essere schernito senza preoccuparsi delle conseguenze. Non è né un fenomeno mediatico, né un fenomeno da baraccone. L’Autismo ci ha sempre accompagnato ed ha sempre segnato la storia dell’umanità, anche quando non aveva un nome con cui chiamarsi. È chi osserva un Asperger a sperimentare lievemente l’autismo, non chi lo vive. Non lo sperimenta senza fatica chi ha dovuto soffrire l’esclusione, combattere, e lavorare duramente, per arrivare a poterne parlare. Molti Asperger hanno faticato e continuano a faticare ogni giorno per imparare e migliorarsi. Anche per modulare la voce, in modo da rendere esplicito agli altri il loro mondo interiore. Molti Asperger si impegnano ogni giorno per condividere con il prossimo il loro mondo ricco di idee ed emozioni, molti Asperger soffrono ogni giorno per la sofferenza che permea la società.

È vero, esistono Asperger arroganti e narcisisti, così come esistono persone neurotipiche arroganti e narcisiste. È vero, alcuni Asperger si difendono dall’esclusione ritirandosi in una torre d’avorio da cui pontificano sugli altri. Ma la maggioranza degli Asperger, se ferisce qualcuno, se commette un errore sociale anche banale, rimane a pensarci per giorni, per mesi, per anni. Ne soffre e cerca, anche se a volte maldestramente, di riparare e scusarsi. Questa è mancanza di empatia? Io non credo. Chi ci rappresenta, come cittadini, chi parla di noi come persona pubblica, chi scrive di noi come giornalista, dovrebbe essere il primo a dare l’esempio e scusarsi per aver denigrato una categoria di persone.

Del resto, ben poco si è parlato delle reazioni dei diretti interessati in questi giorni. Si è puntato il dito verso chi se l’è presa con un “povero malato” non verso chi ha colpito il fragile ponte che unisce una società alle sue minoranze.

L’Asperger può essere una disabilità, ma non è una malattia. Non si contagia, non colpisce una persona “sana”, non si cura.

Il positivo e il negativo in una persona, il suo potenziale di successo o fallimento, le sue attitudini e le sue difficoltà - derivano spesso dalla stessa fonte.

Alla persona autistica dobbiamo insegnare come far fronte alle sue difficoltà. Dobbiamo educarla a far fronte a sfide diverse dalla media con strategie differenti da quelle comuni. Lo facciamo per renderla consapevole di non essere malata ma responsabile della propria vita.

Se di società dobbiamo parlare, parliamo di qual è la vera piaga che colpisce attualmente il mondo: la paura.

Paura di perdersi in una realtà sociale sempre più fluida, globale, connessa. L’atavica paura dell’altro che torna prepotentemente. Paura dell’ignoto. Paura del cambiamento. Paura della diversità. È quella la Paura. Paura dell’incertezza e del cambiamento che rischia di trasformarsi in un ritorno al passato.

È quella, la Paura che toglie la terra da sotto i piedi e con cui fin da piccole le persone autistiche sono abituate a convivere e che per questo sono abituate a combattere. È quella paura che, per chi di noi è nello Spettro, può essere fonte di crescita. Crescita, per chi ha tante potenzialità non utilizzate; per chi percepisce senza filtri l’insensibilità del mondo; per chi vede l’incertezza in un mondo pieno di false certezze; per chi sente le ansie del mondo, ed è spaventato della sua chiusura; per chi teme di essere bloccato nelle limitazioni della società.

Crescita, per chi è trattato da oggetto di interesse, invece che da soggetto interessante.

Ed è per queste persone che noi tutti, non dobbiamo avere paura.

Sia per quelle che hanno difficoltà a comunicare i loro bisogni elementari, sia per quelle che comunicano come un fiume in piena ed hanno difficoltà a fermarsi.

È per queste persone che non dobbiamo parlare dell’autismo come qualcosa di cui avere paura.

Perché queste persone hanno diritto di partecipare alla società senza sentirsene reietti. Perché di queste persone la società ha bisogno. Perché sono proprio queste persone, spesso erroneamente descritte come prive di empatia, che possono insegnarci nuovamente a provarla. Perché per imparare a non avere paura del mondo, abbiamo bisogno di includere chi troppo spesso non ne fa parte. Perché sono le paure di ieri a creare i problemi di domani.

Perché per non avere paura del mondo, abbiamo bisogno di persone che contribuiscano con una prospettiva unica a risolvere problemi di domani.



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