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Friedrich Nietzsche

è possibile che fosse Asperger?


Autore: Luigi Lucantoni


un modo di parlare senza fragore, un´andatura cauta e meditabonda con le spalle che un po´ s´incurvavano; era difficile immaginare un uomo del genere in mezzo a una folla: portava su di sé il segno di chi resta in disparte, di chi sta da solo...Il portamento era di una solennità un po´ comica: pomposo, militaresco, rigido, il suo porgersi formale, fuorché un uomo disinvolto.



Introduzione

La vita di Nietzsche fu completamente priva di azione. Anche i pochi avvenimenti che la segnarono – la perdita della fede, l´incontro con la filosofia di Schopenhauer, la chiamata precocissima all´insegnamento universitario, l´amicizia con Wagner, la rottura con costui e col suo ambiente, l´abbandono dal mondo accademico e la stessa follia – appartengono tutti all´ambito spirituale. Nella sua vita, Nietzsche non ha fatto altro, o quasi, che pensare e scrivere. E se è vero – come lui stesso sosteneva – che ogni filosofia è in realtà un´autobiografia, ciò è tanto più valido per lui, perché l´intera sua opera non è che una lunga, ininterrotta, inconfessata autoanalisi. Una sua conoscente, Lou Andreas-Salomé, lo descrisse in questi termini:
All´osservatore frettoloso la sua figura non presentava nulla che desse nell´occhio: l´uomo di media statura, dagli abiti estremamente semplici, ma anche estremamente curati, dai tratti distesi e dai capelli castani pettinati all´indietro, poteva facilmente passare inosservato. Il contorno della bocca, sottile e quanto mai espressivo, veniva quasi interamente nascosto dai grossi baffi pettinati in avanti, aveva una risata sommessa, un modo di parlare senza fragore, un´andatura cauta e meditabonda con le spalle che un po´ s´incurvavano; era difficile immaginare un uomo del genere in mezzo a una folla: portava su di sé il segno di chi resta in disparte, di chi sta da solo. D´incomparabile bellezza e di tale nobiltà di forma da attirare involontariamente lo sguardo erano invece le mani… Il contegno suscitava l´impressione di segretezza e di riservatezza. Nella vita di ogni giorno era di una grande cortesia e di una mitezza quasi femminile.
Di corpo era tarchiato, atticciato, pesante senza essere grasso, per nulla agile. Aveva una bella voce, musicale, profonda e dolce. Sotto la fronte amplissima un pince-nez con la montatura dorata sormontava il naso ben modellato. Dietro le spesse lenti azzurre gli occhi grigioverdi, molto infossati, apparivano scuri a causa della pupilla molto dilatata, e colpivano per la loro fissità. Questa immobilità era data dalla fortissima miopia: vedendo poco o nulla del mondo circostante (giunse già da giovane alla semi-cecità) quegli occhi guardavano verso l´interno. Il portamento era di una solennità un po´ comica: pomposo, militaresco, rigido, il suo porgersi formale, fuorché un uomo disinvolto. C´era sempre in lui qualcosa di enfatico e di leggermente sopra le righe anche se, nei rapporti personali, era di una singolare modestia. Era riservato e serio, ma non musone. Quando si sentiva a suo agio – il che accadeva raramente e sempre in cerchie ristrette, anzi preferibilmente a quattr´occhi – sapeva essere allegro. Rideva di cuore, di un riso fanciullesco, anche se un po´ trattenuto e privo di malizia. Era anche un po´ mattacchione e gli piaceva fare degli scherzi: scherzi innocenti ma un po´ grevi e imbarazzanti che in genere divertivano solo lui. La sua estrema miopia lo rese sensibilissimo alla luce; il suo habitat era la penombra e fu anche per questo che non ebbe mai interesse per le arti figurative. Questo deficit visivo lo escluse, fin dall´infanzia, da ogni sport di squadra e di destrezza. Se non amava stare in gruppo non era solo per timidezza e per un senso di estraneità che sentì sempre, fortissimo, ma anche perché per lui la folla era estremamente faticosa: c´era un impaccio anche fisico a stare in mezzo alla gente. La formidabile capacità introspettiva di Nietzsche cominciò dalla sua miopia: non potendo osservare, se non con moltissimi limiti, il mondo esterno, guardava incessantemente dentro di sé. Questo vivere di sé, di pensiero, di letture, di libri, imbozzolato nel proprio io, lontanissimo dalla vita reale da cui attingeva solo qualche scheggia, spiega, in buona parte, le sue straordinarie contraddizioni. Era un uomo mite, inoffensivo, facilissimo alla commozione e alle lacrime. Nella vita tenne sempre un decoro borghese e un assoluto rispetto delle regole, che stridevano moltissimo con l´irruenza e l´anticonformismo dei suoi scritti. Fu sempre cagionevole, ipocondriaco ed estremamente debole nei rapporti con le donne. È dalle sue profonde fragilità e debolezze che Nietzsche trasse il materiale per le proprie analisi e riuscì a dare a un´esperienza personalissima significati e valori universali. Non scelse il suo destino e non lo determinò, bensì vi si piegò; ma seppe sopportare la sua atroce esistenza – priva, alla fine, di tutto ciò che può confortare e consolare un uomo – con un´incredibile capacità di accettazione, di rinuncia e di sofferenza, senza opporre resistenza.


Probabilmente Nietzsche impazzì perché non riuscì più a contenere gli istinti che per tutta la vita aveva represso: per tanti anni li aveva tenuti sotto controllo, castrati, non concedendo loro alcuno sfogo, ed essi si erano dapprima scaricati e vendicati sul corpo, somatizzando il disagio con le emicranie, il vomito, le gastriti e gli altri disturbi, finché eruppero e fecero saltare il cervello come il coperchio di una pentola in ebollizione. E infatti nel Nietzsche pazzo esplose tutto ciò che si era negato in vita: la sessualità, l´aggressività fisica, la corporeità, l´esibizionismo e il turpiloquio.


Paradossalmente era divenuto per la prima volta un "uomo", ma senza cervello: poiché in lui istinto e ragione era scissi e non potevano convivere. Nei primi anni della follia egli era ancora in grado di fare lunghe chiacchierate, a volte pienamente lucide, con gli amici e la madre. Parlava di tutto ma non accennò mai a questioni di filosofia, al suo pensiero e tanto meno alla propria opera che pur aveva seguito con tanta attenzione, amore e precisione fino all´ultimo giorno prima del crollo, al punto di segnalare allo stampatore il cambio di accento; e quando gli amici o i medici tentavano di portarlo su quel terreno lui si ritraeva e ammutoliva. Rimase invece attaccato, finché la demenza non lo inghiottì del tutto, alle sue composizioni musicali; e, in un periodo in cui si sentiva un po´ meglio, parlò della possibilità di tornare a insegnare filologia. Dunque egli rimase un filosofo fino all´ultimo giorno prima del suo definitivo crollo mentale.


Infanzia e adolescenza

Friedrich Wilhelm Nietzsche nacque il 15 ottobre 1844 a Röcken, villaggio agricolo della Sassonia, nei pressi di Lützen e non lontano da Lipsia, da Karl Ludwig, pastore della locale canonica, e Franziska Oehler, figlia anch´essa di un pastore. Prima di giungere a Röcken, il padre di Friedrich era stato precettore di 3 principesse ad Altenburg. Della vita di corte aveva conservato l´amore per il vestire elegante, la cortesia affettata e una certa solennità; tutte cose che trasmetterà al figlio. Fu un padre amorevole, mite e colto; purtroppo già nel 1848 si ammalò gravemente, e l´anno dopo morì. La malattia e la morte del genitore segnarono profondamente il piccolo Fritz (così era chiamato in casa), e furono probabilmente l´avvenimento determinante della sua esistenza. La figura nostalgicamente amata, ma anche minacciosa, di questo padre debole e scomparso prematuramente, cominciò molto presto a incombere su di lui. Poco dopo Friedrich assisté anche alla morte prematura del fratellino minore Joseph. Quando Nietzsche, ancora giovanissimo, cominciò a essere perseguitato da sistematiche emicranie accompagnate da vomito – gli stessi disturbi del padre –, si convinse che sarebbe morto alla sua stessa età o ancor prima. Visse l´avvicinarsi del suo 36° anno come un incubo, in attesa ogni giorno del colpo fatale. Quando negli ultimi anni, esasperato dall´enigmatica malattia che lo tormentava fin da ragazzo e che l´aveva costretto a rinunce sempre più pesanti, cercò di comprenderla un po´ meglio di quanto non avessero saputo fare i medici, e ne attribuì la causa a quella "mancanza di energia vitale" che era stata propria del padre. È per questa inquietante debolezza della figura paterna, oltre che per la sua completa assenza, che Friedrich si attaccò a uomini molto più anziani di lui, e psicologicamente forti, come Richard Wagner e, ancor più, Jacob Burckhardt. L´idea della morte lo accompagnò fin da piccolo anche per l´attiguità della casa natia col cimitero e per la presenza di una statua di San Giorgio, nella sacrestia della chiesa, che lo terrorizzava. Dopo aver perso padre e fratello, Nietzsche crebbe in un ambiente di sole donne: la madre, la sorella minore Elisabeth, la nonna Erdumthe, le zie Auguste e Rosalie e la vecchia governante Minnie. Come unico maschio di casa, Friedrich fu oggetto di coccole, protezione e adorazione.


Nel 1850 tutta la famiglia si trasferì nella vicina Naumburg, una cittadina nella quale la nonna Erdumthe poteva contare su parenti e conoscenti. I Nietzsche infatti erano in gravi difficoltà economiche: la madre di Friedrich disponeva solo della modesta pensione vedovile. Un piccolo aiuto venne, all´inizio, dalla corte di Altenburg, memore dei servigi resi da Ludwig. Franziska fu costretta a prendere in affitto alcune camere interne della casa di uno spedizioniere delle ferrovie e ai bambini fu assegnata la più buia, cosa che non fece sicuramente bene ai loro occhi, già deboli perché entrambi avevano ereditato dal padre la forte miopia. In casa i due fratellini dovevano parlare piano e non fare chiasso per non disturbare la vecchissima nonna e le zie ipersensibili. Pur avendo una madre e una sorellina vivaci, Friedrich crebbe in un ambiente cupo e austero per la preminenza delle parenti più anziane: tutte le donne vestivano di nero, in segno di lutto. Soffrì anche per il cambiamento di ambiente al quale dovette adeguarsi: essendosi abituato a quello agreste del villaggio natio, si trovò male in quello cittadino di Naumburg. Il piccolo Fritz crebbe serio, taciturno, introverso, tendenzialmente solitario e con un rigorosissimo senso del dovere che non lo abbandonerà per tutta la vita. La sorella Elisabeth raccontò un episodio in particolare: un giorno scoppiò un violento temporale al termine delle lezioni scolastiche e, mentre tutti compagni scappavano, Friedrich si avvio taciturno dalla madre che gli aveva urlato invano di affrettarsi (la scuola maschile che frequentava era vicina alla loro casa). Arrivato a casa zuppo di pioggia, replicò serio al rimprovero della madre:
Ma mamma, nelle regole scolastiche c´è scritto che i ragazzi lasciano la scuola non debbono correre né saltare, ma andare a casa composti e tranquilli.


Quando si recò per qualche giorno a Pobles, in vacanza dal nonno paterno, un tipo allegro e schietto (più agricoltore che prete), Friedrich preferì passare i pomeriggi nello studio del pastore e scartabellare libri polverosi e vecchi quaderni. Con gli altri bambini assumeva un tono saccente, pedagogico, anche se mai arrogante: gli piaceva fare predicozzi e sermoni e aveva già quell´atteggiamento solenne, tanto più ridicolo in un bambino, che non perse mai. Elisabeth ne era totalmente plagiata, pendeva dalle sue labbra, si faceva tiranneggiare, ma gli altri ragazzi lo prendevano in giro e lo chiamavano "il piccolo pastore". Era inoltre talmente educato, sensibile e vulnerabile, che gli stessi coetanei assumevano talora un atteggiamento protettivo nei suoi confronti. D´altra parte, a scuola non socializzò; si fece solo 2 amici: Wilhelm Pinder e Gustav Krug. Costoro legarono con lui per via della medesima indole mite ed educata, che fece sentire tutti e 3 inadeguati nella scuola pubblica. Furono così trasferiti in un istituto privato in cui, insieme ai primi rudimenti di latino e greco in preparazione del ginnasio, s´insegnava molta religione. Fritz cominciò ad appassionarsi alla musica e riuscì a farsi regalare un vecchio pianoforte usato. Le prime lezioni le prese da un organista in pensione, ma "senza meriti particolari". Scrisse le sue prime poesie, sgrammaticate e piene di errori. La madre, intuendo la sua indisposizione per l´attività fisica gli fece fare un po´ di sport: nuoto, pattinaggio, slitta. Erano tutte discipline individuali e tali furono in seguito le rare attività fisiche di Nietzsche: in gioventù praticò brevemente equitazione, scherma, tiro con la pistola; nella maturità amò soprattutto le lunghissime passeggiate nei boschi, quasi sempre da solo, e faceva un po´ di nuoto.


Nel 1853 Franziska iscrisse Friedrich al ginnasio del Duomo, dove rimase fino al 1858. Come alunno fu studioso, ma senza eccellere in modo particolare: ebbe difficoltà iniziali proprio col greco, materia nella quale in seguito primeggiò. A 12 anni iniziò a soffrire di fortissimi mal di testa, che allora l´obbligarono a lasciare la scuola per un intero semestre. Scriveva un´infinità di poesie, e anche drammi, tragedie, piccoli saggi e, a 14 anni, dei precoci Ricordi della mia vita. Queste prime opere erano decisamente prive di qualità letterarie, cosa che riconobbe egli stesso in seguito e con toni ferocemente autocritici. Ma l´ambizione poetica, come quella musicale, non lo abbandonò mai del tutto. La mancanza di talento artistico era legata al suo essere troppo logico, razionale, privo d´istinto. Dai 10 ai 14 anni compose anche della musica, sempre senza ottenere buoni risultati: erano pezzi a 4 mani per pianoforte, lieder, ambiziosi tentativi di ouverture. Prediligeva Schumann e soprattutto la musica sacra: era infatti un ragazzino molto pio, un vero baciapile; poneva la religione sopra ogni altra cosa.


Nel settembre del 1858 fu offerto a Franziska un posto gratuito per il figlio, come interno, nel Collegio Reale di Pforta, uno dei più prestigiosi istituti superiori della Prussia. La proposta era dovuta al buon andamento scolastico di Nietzsche, ma anche al fatto che era orfano. Pforta dista solo un´ora di cammino da Naumburg, ma la disciplina del collegio era severissima, militaresca, e anche il pochissimo tempo libero era regolamentato e controllato. Ogni ragazzo delle classi inferiori era affidato a uno delle superiori, un "prefetto", in modo che ci fosse un controllo reciproco. L´indirizzo dell´istituto era prettamente umanistico: si studiava il greco, il latino, il mondo antico, la filologia e i classici tedeschi (Goethe e Schiller su tutti). Il clima era permeato da un conservatorismo monarchico e bigotto, ma la politica e anche la vita di tutti i giorni rimanevano rigorosamente fuori da quelle aule. Grazie all´impostazione militaresca si faceva però anche un po´ di sport: ginnastica e soprattutto nuoto, nel quale Nietzsche, pur senza distinguersi, se la cavava discretamente. A scuola Friedrich andava bene, era spesso il primo del suo corso, ma non sempre, anche perché zoppicava vistosamente in matematica. Comunque non era un secchione, non più degli altri almeno. Neanche in questo istituto legò molto con i compagni: rifiutava il fumo, era quasi astemio, apprezzava molto i dolciumi, evitava i giochi chiassosi e nelle questioni di sesso era pudicissimo. Di conseguenza non aveva nessun ascendente sui coetanei e viveva in un onesto anonimato: era tutto fuorché un leader. Anche dai suoi diari di allora esce la figura di un adolescente grigio, ligio, che non contesta nulla: stava al giudizio degli adulti, pensava come loro, vedeva con i loro occhi, ne ripeteva come un pappagallo le frasi, le convinzioni morali, politiche e persino estetiche. Nell´ottobre del 1859 il quindicenne Friedrich fece un elenco delle sue passioni (tutte scolastiche a parte la musica): botanica, astronomia, mitologia, storia, letteratura, geografia e persino l´alto tedesco, non c´era uno sport né un gioco da ragazzi. Del resto Nietzsche riusciva a rendere libreschi e pedanti anche i suoi rari giochi su cui, con maniacalità ordinatoria, scriveva delle relazioni che sottoponeva poi ai suoi amici Pinder e Krug. Cominciò però a fare qualche lettura diversa da quelle scolastiche: Shakespeare, Byron, Novalis, Hölderlin. I suoi scritti però rimasero molto più infantili della sua età: era un ragazzino serio senza essere maturo. Lo si poteva definire un bambino vecchio, che non aveva la vivacità consona alla sua età; mentre molti dei suoi tratti infantili finì per conservarli anche da adulto. Nel 1860 Friedrich e i suoi 2 amici costituirono un´associazione, cui dettero il nome di Germania, che aveva lo scopo di favorire lo scambio culturale fra i suoi membri con conferenze periodiche su temi di letteratura, arte, storia, scienza e musica. Erano previste anche "produzioni proprie": poesie, saggi, composizioni musicali da sottoporre al giudizio comune. I 3 si prendevano molto sul serio, soprattutto Nietzsche: c´era uno statuto, una tesoreria, un presidente e dei "sinodi". Friedrich era solenne, professorale e, come al solito, tremendamente rigorista: fece una ramanzina severissima, priva di ogni ironia, all´amico Krug che, contravvenendo ai regolamenti, si era permesso di comprare con i soldi dell´associazione uno spartito musicale al posto di un libro di turno. Nemmeno in questa fase gli scritti di Nietzsche migliorarono: continuavano a essere stucchevoli, zuccherosi e pesanti. Ma nel Nietzsche diciassettenne, a soli 2 anni da queste puerilità e da questo buonismo, si nota un improvviso e quasi radicale cambio di marcia col saggio Fato e storia: scritto durante le vacanze pasquali del 1862. Erano irrotti nella sua vita la pubertà e l´incontro con la filosofia. In questo saggio ci sono già alcune intuizioni sulla genesi della morale, sulla ciclicità della storia, sull´uomo quale semplice stadio dell´evoluzione; temi che saranno sviluppati in età matura. Fortissime, al limite della rottura, erano ora le sue perplessità sul cristianesimo, anche se i primi dubbi erano già affiorati 2 anni prima, ma erano stati respinti con orrore.


Il suo comportamento esteriore continuava a essere quello del ragazzo timorato e ligio alle regole. I rari coetanei che frequentava un po´ più intimamente erano della stessa pasta. In tutti i 5 anni di collegio Friedrich ebbe una sola sbandata: si trattava di un compagno di bell´aspetto, allegro e spiritoso. Con lui e i suoi amici stavano alzati fino a tarda notte a parlare di fede, filosofia, arte e persino di ragazze. Fu in quel periodo che Nietzsche incappò nella sua prima punizione per essere stato visto ubriaco da un professore: quest´evento fu scioccante e traumatico per lui, mentre non avrebbe avuto nulla di tragico per gli altri studenti. Si sentiva talmente mortificato che scongiurò la madre di punirlo, trattandolo con severità. L´atteggiamento di Friedrich nei confronti delle ragazze era al quanto in linea con l´ambiente e l´epoca. La passione per la sorella di un compagno di scuola lo spinse a regalarle le sue terribili poesie: che fece trascrivere in bella copia da un amanuense e rilegare in un volume nero con bordature di metallo dorato, di gusto decisamente kitsch. A un´altra ragazza di suo interesse (per la quale fece ingelosire la sorella Elisabeth) regalò lieder da lui composti, raccolti in un volumetto sontuosamente rilegato. Non disdegnava neanche le feste danzanti, quasi sempre scolastiche. Amava ballare e in questo se la cava bene. Da buon melomane, inoltre, si lasciava crescere i capelli, senza acconciature. La sua salute era sempre malferma in rapporto alla sua età: oltre ai mal di testa cominciò a soffrire di dolori reumatici che per ben 2 volte l´obbligarono ad assentarsi lungamente dalle lezioni. La sua costituzione era comunque robusta: la prima febbre lo colse a 39 anni e resisteva molto bene al freddo. Di lui l´amico Paul Deussen ricorda che: "Non aveva interesse e per le arti militaresche, era poco portato per la ginnastica perché aveva già una propensione per la corpulenza. Quando facevo davanti a lui degli esercizi ginnici, anche lui eseguiva il suo unico esercizio nella maniera migliore possibile, conferendogli scherzosamente una grande importanza. Si trattava di un esercizio così facile che un ginnasta allenato lo esegue in un secondo; ma per Nietzsche era un duro lavoro, durante il quale diventava rosso, rimaneva senza fiato e cominciava a sudare". Egli era dunque estremamente fiacco e goffo e al tempo stesso poco cagionevole.


Giovinezza

Nell´estate del 1864 Nietzsche si congedò dal collegio con un lavoro sul poeta greco Teognide, dopo aver passato la maturità. Ma aveva rischiato una clamorosa bocciatura perché il suo compito scritto di matematica era stato disastroso. Prima di partire per Bonn, dove si era iscritto alla facoltà di teologia, fece un breve viaggio con l´amico Deussen e il cugino di costui Ernst, un tipo vivace e scanzonato. I 3 giovani vissero esperienze alquanto goliardiche, se paragonate alla precedente vita collegiale. Una sera si spinsero per le strade della cittadina di Königswinter "per fare ovazioni alle ragazze che supponevamo dietro le finestre, Nietzsche canticchiava e tubava: mio dolce amore, mio dolce amore". Anche Deussen si era iscritto a teologia e i 2 amici presero alloggio in appartamenti attigui, sulla Bonnergasse, presso un tintore dal quale consumavano a prezzi contenuti anche il pranzo. Friedrich continuava infatti a navigare in cattive acque: nell´iscriversi all´università aveva presentato il certificato di povertà per ottenere i benefici. Nietzsche aveva scelto teologia con scarsissima convinzione, per fare contenta la madre che sognava per il figlio un avvenire da pastore, com´era stato per il marito. Ma Friedrich prediligeva la filologia classica tedesca. Con Deussen e alcuni ex alunni di Pforta s´immatricolò in un´associazione goliardica, la Franconia. Gli studenti iscritti, per tirarsela da "duri", si davano a bevute di birra, si batteva a duello e andavano a puttane: per non essere scoperti a svagarsi in questi modi si recavano a Colonia. All´inizio Nietzsche provò ad adeguarsi, almeno in parte: non perse una riunione, una bicchierata, anche se cercava di bere il meno possibile, collaborava al giornale satirico dell´associazione e componeva burle musical-poetiche. Ma si sentiva ugualmente un estraneo: era troppo superiore ai compagni per sensibilità e intelligenza, ma non aveva il carattere per imporsi; era quindi costretto a tenere un basso profilo che mortificava il suo io e lo metteva terribilmente a disagio. In realtà egli si sentì estraneo per tutta la vita e in qualsiasi ambiente: gli sarebbe piaciuto essere come gli altri e ci provò allungo, ma non gli riusciva. Questo sforzo di essere normale lo costringeva a fingere in continuazione; anche perché – per un misto di timidezza, pudore, sensibilità e mancanza di coraggio – non era in grado di affrontare lo scontro diretto, che evitò sempre. La sua mitezza non era quindi spontanea, bensì espressione di un´impotenza; era una maschera. Di qui anche quell´eccesso che molti notavano nella sua cortesia e una sostanziale ipocrisia nei rapporti umani. Quello che non aveva la forza di dire dal vivo, Nietzsche l´avrebbe detto sulla carta: le sue opere, soprattutto negli ultimi anni, sono zeppe di malignità su quasi tutti coloro cui era stato legato. Ciò spiega anche la dissonanza stridentissima che colpiva tutti coloro che lo conoscevano personalmente fra l´uomo mite, arrendevole, bonario e lo scrittore tremendamente aggressivo. Con l´intelletto scaricava sulla pagina quella violenza repressa che non riusciva a esprimere emotivamente: tutto in lui era mediato dal cervello, che non lasciava spazio agli istinti, fino ad annullarli. Un giorno a Bonn, dopo un´amichevole conversazione con un compagno di università, sfidò improvvisamente a duello costui "proprio perché gli era simpatico". Non era la prima volta che Friedrich agiva così, totalmente a freddo, e con un masochismo inconscio, psichico e fisico, che faceva parte della sua natura più profonda. Anni prima in collegio, per stupire i compagni, aveva voluto imitare Muzio Scevola accendendosi un mazzetto di fiammiferi sul palmo della mano, ustionandosela; ma l´infantile esibizione non era stata apprezzata. Il suo rapporto con la natura stessa fu sempre di distaccata contemplazione, astratta e simbolica: mai veramente vissuta. Tuttavia, quando tornò a casa per le vacanze di Pasqua del 1865, apparve ai suoi un po´ meno femmineo e affettato, un po´ più rude, e trovò il coraggio di dire alla madre che aveva intenzione di abbandonare teologia per filologia, e che aveva chiuso col cristianesimo. Si rifiutò anche di fare la comunione con lei e la sorella durante la messa solenne di Pasqua. La madre accettò a malincuore questa scelta, essendo molto devota ma non bigotta: si decise solo, saggiamente, che Friedrich si sarebbe astenuto dal parlare di religione in casa, per non offendere i suoi sentimenti. Quando tornò a Bonn per il 2° semestre, iscritto a filologia, Nietzsche si era già staccato completamente dai Franconi. Ora le sere preferiva trascorrerle passeggiando lungo il Reno con qualche amico oppure a casa a prendere il tè con Deussen o a leggere una tragedia greca. Era sempre al verde, anche perché amava trattarsi con un certo confort, vestire bene ed era golosissimo.


Nell´ottobre del 1866 lasciò senza rimpianti l´università di Bonn per quella di Lipsia. Si trasferì nella casa di un antiquario in Blumengasse 4, alla periferia cittadina. Come vicino di casa aveva Hermann, un ragazzo vivace che trovava molto simpatico. Una delle ragioni principali del trasferimento era dovuta allo spostamento del suo professore di filologia nell´ateneo sassone. L´anziano e prestigioso filologo Ritschl prese subito a benvolere quel ragazzo che aveva già notato a Bonn. Era un uomo di grande calore umano, un po´ paternalista, che amava invitare a casa sua gli allievi più promettenti e a lui più simpatici; Nietzshe era fra costoro. In pratica la parte più importante dell´insegnamento avveniva nell´abitazione del professore, per gli eletti, tanto che Friedrich smise quasi di frequentare le lezioni, preferendo studiare a casa. Una sera Ritschl lo esortò insieme a ad altri 3 studenti (Wisser, Roscher e Arnold) a fondare un´associazione filologica che, dopo aver raccolto altri adepti, avrebbe avuto il compito di approfondire gli studi. I 4 agirono prontamente e Nietzsche se ne sentì talmente incoraggiato che un pomeriggio, senza preavviso portò il suo lavoro così com´era (ancora grezzo e con le annotazioni a margine) a casa del docente per mostrarglielo. Ritschl, che sul momento lo aveva mandato via urtato da quella visita inaspettata e inopportuna, si tenne lo scritto e qualche giorno dopo lo richiamò a casa sua. Lo squadrò allungo, gli chiese, l´età, l´anzianità universitaria e altri dettagli; dopodiché sbottò:
Caro ragazzo, non ho mai visto un tale rigore metodico, una simile sicurezza combinatoria nel lavoro di uno studente del 3° semestre.
Lo esortò quindi a rielaborare il saggio, dandogli forma di opuscolo, perché aveva intenzione di farlo pubblicare sul Rheinisches Museum, la più prestigiosa rivista filologica tedesca. Friedrich uscì da quel colloquio col morale alle stelle e da allora divenne il "cocco di Ritschl", suscitando invidia e irritazione nei compagni. Da allora la sua frequentazione della casa del professore divenne assidua (almeno 2 volte a settimana).


In quel periodo Nietzsche stava approfondendo le sue competenze anche in filosofia, l´altra sua grande passione: in particolare per Schopenhauer. Era invece totalmente digiuno di politica, dalla quale rimase sempre estraneo: al massimo era affascinato da alcuni grandi personaggi storici. All´epoca stava prendendo piede il socialismo e nonostante ciò Friedrich mostrò sempre un disinteresse assoluto a riguardo: al massimo esaminava il fenomeno da punti vista filosofici, psicologici o sociologici; oppure provava angoscia qualora l´estremismo ideologico sfociava in atti violenti. Nietzsche non adeguava la sua vita al proprio pensiero ma, al contrario, il suo pensiero era una conseguenza della sua vita sofferente. Era anche molto digiuno di scienza; ma qui cercò, negli anni, di recuperare in quanto consapevole del peso di questa disciplina per fare filosofia. Ovviamente rimase sempre un dilettante, inoltre gli vennero ben presto dei dubbi sulla scienza applicata.


A Lipsia Nietzsche conduceva la vita dello studente abbastanza agiato, sia perché qualche soldo in più doveva essere entrato in casa, sia perché la madre non rifiutava quasi nulla a quel figlio che cominciava a darle delle belle soddisfazioni. Si alzava alle 6 (abitudine presa in collegio e poi mantenuta per tutta la vita) e studiava l´intera mattina o si dedicava a qualche lavoro destinato alle riviste filologiche. Alle 12 andava a pranzo al ristorante con gli amici, dopodiché si recava con loro al caffè Kintschy che prediligeva perché era frequentato bene ed era vietato fumare. Qui leggeva i giornali e chiacchierava, quindi andava elle lezioni, in particolare di paleografia (che amava molto), oppure in biblioteca. Le serate le passava spesso alla taverna Stimmer, altrimenti andava al teatro e ai concerti o alle riunioni mondane a casa di Ritschl. A Lipsia per la prima volta si fece molti amici, quasi tutti filologi, con i quali discuteva molto di musica e in particolare di Wagner. Nietzsche aveva ormai capito di non essere artista: tanto che aveva deciso di tagliarsi i capelli e si era solennemente riproposto di non comporre più, pur continuando ad amare la musica. Si era anche fatto crescere dei baffetti: i baffoni che si lasciò in seguito erano finalizzati a mascherare quel che c´era di molle e femmineo nel suo viso, oltre che nel suo carattere. Nell´amicizia, di cui aveva il culto, era affettuoso e quasi sdolcinato, ma anche esigentissimo, suscettibile e intollerante per qualsiasi difetto di forma.


Grazie all´eredità della zia Rosalie, morta nel 1867, Nietzsche aveva lasciato la sua camera in affitto per andare a vivere a pensione dal professor Biedermann, una sistemazione molto più centrale, comoda e dignitosa che gli consentiva di consumare pasti in casa ed evitare di guastarsi lo stomaco nelle bettole. Biedermann era un ex parlamentare e un uomo di vasti interessi, collaborava alla Deutsche Allgemeine e la sua case era frequentata da intellettuali e artisti. Fu attraverso di lui che Friedrich ottenne di collaborare, come cronista di concerti e di conferenze, alla rivista, per la quale divenne anche, per qualche tempo, critico operistico. Fu la sua unica esperienza giornalistica, in seguito rifiutò sempre di avere a che fare con periodici e riviste che non fossero scientifici e ostentando una pessima opinione della stampa; anche se lo stile delle sue opere maggiori, chiaro, levigato, scorrevole, conciso, e il suo amore per i calembour sono giornalistici, sia pur di un giornalismo ad altissimo livello.


Nel complesso la sua vita restava molto regolata: in quegli anni Nietzsche era molto attento a evitare gli strapazzi, fisici ed emotivi. Oltre a non fumare e a bere pochissimo, era molto controllato anche nel cibo, dove seguiva diete di sua invenzione, e quando poteva faceva un sonnellino pomeridiano. Un "giro di vita" glielo diede la conoscenza di Erwin Rhode, di un anno più giovane, anch´egli studente di filologia: era una ragazzo molto attraente, sensibile e garbato. Portava Friedrich la sera a esercitarsi al tiro con la pistola e lo convinse a seguire regolari corsi di equitazione: fu forse l´unico periodo in cui l´esistenza di Nietzsche ebbe un po´ di azione, movimento e vitalità. Stavano insieme quasi tutta la giornata, facevano lunghissime chiacchierate in riva al fiume e la sera andavano ai concerti e soprattutto a teatro, che piaceva moltissimo a entrambi. Fecero dei viaggi assieme e deliravano per le attrici più famose dell´epoca: a una di loro Friedrich scrisse anche una lettera, ma questa era talmente tortuosa, concettosa e pesante che la destinataria non se ne accorse di certo. Il legame che si creò fra Nietzsche e Rhode fu il più intenso che il filosofo ebbe con una persona della sua età. Con l´amico, che divenne uno dei maggiori filologi del suo tempo, Friedrich non assunse mai quella fastidiosa aria saccente che aveva con i coetanei. Con la sorella, allora ventenne, i rapporti erano molto affettuosi. Nietzsche la chiamava "la pupattola", la prendeva in giro per il vizio dell´enfasi, che peraltro era anche suo. Non aveva una grande opinione della sua intelligenza, però Elisabeth era anche il suo "fedele Lama". Quanto a lei, lo ricambiava con dedizione assoluta, si lasciava correggere dalla pedanteria di lui e, fin quasi da bambina, raccoglieva ogni suo scritto, cosa che ebbe una certa importanza per la biografia di Nietzsche, anche se si scoprirà lei aveva una disinvolta tendenza alle falsificazioni.


All´inizio dell´estate 1866 era scoppiata la guerra austro-prussiana; Nietzsche si era dichiarato un "ardente prussiano", ma si guardò bene dal seguire l´esempio di alcuni suoi amici, che erano corsi ad arruolarsi volontari. Sentiva di avere la coda di paglia, ma la rapida vittoria prussiana lo tolse presto da simili ambasce. Successivamente cercò anche di svicolare il servizio militare o, quantomeno, di rinviarlo sine die, cosa che gli riuscì per più di un anno. Ma il 30 settembre 1867 l´incontro casuale con un alto ufficiale l´obbligò a troncare bruscamente questo rinvio. Il servizio di leva non era particolarmente duro perché, dopo le prime 6 settimane, i volontari potevano prendersi un attendente che si occupava dei lavori più faticosi. Nelle lettere a familiari e amici Friedrich fece un quadro glorioso di questa sua prima esperienza militare. Gli ufficiali e i sottoufficiali – a suo dire – l´avevano in gran simpatia, ma si dimenticò di aggiungere che per arruffianarseli pagava loro la colazione. Si vantava con Rhode di essere il migliore delle 30 reclute, ma dalla documentazione emerge un giudizio degli ufficiali praticamente opposto. Nietzsche s´impegnò affondo per essere all´altezza del compito ma, per la miopia, la corpulenza, la goffaggine che dimostrava in tutte le cose pratiche, le arti marziali, anche di più basso livello, non erano chiaramente affare suo. Dopo le prime euforie cominciò a soffrire parecchio, a trovare insopportabile il servizio e a rimpiangere la quiete degli studi; pur continuando a dissimularlo nella sua corrispondenza. A toglierlo d´impaccio sopraggiunse un incidente col cavallo nel marzo 1868 (un sobbalzo dell´animale gli fece sbattere violentemente il petto contro il dorso della bestia), che gli provoco fitte lancinanti e svenimenti e rese obbligatorio il congedo. Tornato a casa dovette passare 10 giorni a letto, assumendo morfina e sopraffatto anche da gastrite. Nel frattempo la ferita che si era procurato non si rimarginava e cominciò a suppurare, ritardando di molto la guarigione. Dopo circa 5 mesi, ormai guarito, Friedrich iniziò a parlare della sua esperienza nell´esercito in toni alquanto inverosimili: sosteneva di aver aspirato ardentemente a una carriera militare, ma quell´incidente l´aveva obbligato ad accantonare tale proposito. Mentre era malato l´avevano promosso "appuntato", ma quando il capitano gli fece sapere che sarebbe potuto diventare sottotenente della milizia territoriale purché prestasse almeno un altro mese di servizio, fece orecchie da mercante.


Nel complesso, i 4 anni che Nietzsche passò a Lipsia da studente universitario furono, dal punto di vista della salute, i migliori della sua vita. Però proprio nei primi mesi soffrì di una forma reumatica acuta che gli prendeva le braccia, il collo, le guance, i denti e gli procurava fortissimi mal di testa quotidiani. In seguito molti prenderanno spunto da questi disturbi per ipotizzare una base luetica della follia del filosofo. La sua carriera universitaria proseguiva intanto a gonfie vele: grazie a Ritschl andava pubblicando i suoi lavori sulle più importanti riviste filologiche. C´era anche un Nietzsche notturno, segreto, sconosciuto a quelli che gli stavano intorno, che era tormentato da incubi e allucinazioni: dall´autunno del 1868 apparvero nel suo diario annotazioni circa una figura spaventosa che vedeva e udiva. Contemporaneamente si angustiava per le limitazioni che comportava la filologia e della necessità di passare alla filosofia per aprirsi più vasti orizzonti. Tuttavia quell´anno il ventiquattrenne Friedrich si vide arrivare l´offerta di una prestigiosa cattedra di filologia classica all´Università di Basilea. Si trattava di un incarico straordinario, data l´età precocissima del designato, che al momento non si era ancora laureato a Lipsia. Lusingato dall´offerta Nietzsche accettò, ma dentro di sé viveva sentimenti contrastanti: era spaventato dal cambio di ambiente e soprattutto dalle responsabilità che, così giovane, andava ad assumere. Quando la nomina divenne ufficiale, il 10 febbraio 1869 (nel frattempo doveva concludere gli studi a Lipsia), chiese alla madre di cercargli un domestico per l´incarico in Svizzera, sembrandogli indispensabile al decoro della sua nuova posizione. Ruppe bruscamente l´amicizia col vecchio amico Deussen, nel momento in cui percepì in lui una velata invidia. Per non intralciare l´insegnamento con i possibili obblighi militari derivanti dalla sua cittadinanza prussiana, Nietzsche decise di divenire un apolide, anziché richiedere la cittadinanza svizzera. Non poteva saperlo ma sarebbe rimasto tale fino alla fine dei suoi giorni, giacché molti anni dopo, ormai infermo di mente, non ebbe più la forza di riottenere la cittadinanza tedesca. Prese alloggio al numero 45 dello Schützgraben, in un quartiere di casette a schiera, a 2 piani. All´inizio ebbe qualche difficoltà di ambientamento: timido com´era, alla compagnia dei colleghi e dei penosi pranzi in comune con dei semisconosciuti preferiva le passeggiate e lo starsene da solo, inoltre sentiva la mancanza di Rhode. Per darsi un tono e, forse, per sembrare più vecchio di quello che era, si era fatto crescere i baffi in modo spropositato e andava in giro vestito in maniera assurda: con cappello a cilindro, grigio o bianco, che nessuno portava a Basilea, tenendo sottobraccio un parasole, "tutto estremamente in ordine e spazzolato, come appena tolto dalla scatola" ricorda un testimone. Credeva di essere elegante, ma era solo ridicolo; d´altronde Friedrich, sia nel guardaroba che nell´arredo, non ebbe mai un vero buon gusto (e la miopia doveva influire in ciò), indulgeva facilmente al kitsch e nel fondo rimase sempre un provinciale.


La comunità di Basilea e i suoi colleghi, comunque, lo accolsero con benevolenza: poiché si accorsero subito che era innocuo e in quanto tale suscitava simpatia. Soprattutto all´inizio, poiché costituiva una novità per la ristretta élite della cittadina elvetica, fu sommerso da inviti e s´integrò abbastanza presto partecipando alla vota sociale, andando ai concerti, alla feste e ai ricevimenti danzanti dove faceva anche un po´ il mattacchione. Dentro di sé si sentiva però, come sempre, estraneo. Con gli studenti aveva invece un ottimo rapporto; ma non per la giovane età (nel modo di essere sembrava molto più vecchio della sua età), quanto piuttosto perché lui si trovava veramente a suo agio quando la sua superiorità era, per motivi istituzionali o di situazione, fuori discussione. Con i bambini, con i quali giocava volentieri, era anche facilitato da quel molto d´infantile e ingenuo che sempre rimase in lui. Inoltre l´istinto pedagogico era innato in lui: già all´università non s´interessava tanto di ciò che insegnavano i professori, ma di come lo insegnavano; il loro metodo. Lo si poteva considerare anche un insuperabile psicologo e, in fondo, la sua filosofia può essere anche intesa come una pedagogia. Gli studenti lo amavano molto: nell´insegnare era dolce e comprensivo, parco di lodi; e i rari rimproveri erano fatti con garbo, tatto e intelligenza, in modo da non offendere mai la sensibilità dell´ allievo. Nei 10 anni che insegno a Basilea non si ricorda un suo solo scatto d´ira e, benché non abbia mai punito nessuno, era rispettatissimo. Giocava qui anche quella sensazione, già presente nei suoi coetanei quando era bambino, che fargli degli scherzi fosse maramaldesco. Parlava con voce piana, pacata, e durante le sue lezioni, che pur si svolgevano assai presto la mattina, le persiane dovevano essere tenute accostate per non ferire i suoi occhi. Come il suo maestro Ritschl, anche Nietzsche prese l´abitudine d´invitare gli studenti più meritevoli a casa sua. Questa era piena di fiori e di decorazioni floreali: "Sembrava di essere in visita a una vecchia amica" ricorda uno degli studenti, il quale notava però che anche in quell´affabilità c´era qualcosa di forzato e d´impercettibilmente insincero. Ad ogni modo con gli studenti ebbe sempre successo.


Eppure, malgrado l´appagamento che gli dava la stima degli allievi e dei colleghi, cominciò presto a sentirsi molto affaticato. L´insegnamento quotidiano lo lasciava sfinito, benché il carico di ore settimanali non fosse eccessivo, tanto meno per un professore così giovane. Si sentiva anche solo e mandava a Rhode lettere fra l´amoroso e il disperato, in cui lo supplicava di venirlo a trovare. Di lì a poco giunse a Basilea, per occuparvi la cattedra di teologia, Franz Overbeck, che diverrà il più fedele amico di Nietzsche. Andò ad abitare nell´appartamento accanto al suo, aveva 7 anni più di Friedrich ed era una persona mite, paziente, molto indipendente e controcorrente (era paradossalmente ateo). Non condivise mai le idee di Nietzsche, pur mostrandosi sempre comprensivo nei suoi confronti. Era l´amico ideale per Friedrich: ci voleva una gran pazienza per un tipo piagnone, suscettibile e portato masochisticamente a sfasciare le sue stesse amicizie, come lui era. Overbeck gli rimase vicino anche quando, anni dopo, Nietzshe era ormai devastato dall´infermità mentale. Un´altra conoscenza di Basilea fu Jacob Burckhardt, il noto storico dell´arte. Sempre alla ricerca di una figura paterna, Nietzsche (più giovane di 26 anni) gli si attaccò in maniera infantile, dimostrandogli sempre una stima incondizionata, eccessiva e quasi servile, venerandolo come un maestro. Voleva a tutti i costi la sua amicizia e s´illuse di averla ma Burckhardt, uomo molto pieno di sé, lo tenne sempre a distanza negandogli persino quel "tu" cui Friedrich anelava e che osò dargli.


Ma il legame più importante degli anni di Basilea fu quello con Richard e Cosima Wagner (non ancora sposati). Nietzsche aveva incontrato il compositore già a Lipsia, nel novembre del 1868: fu un incontro molto emozionante, poiché Wagner era già uno degli idoli di Nietzsche. Il giovane universitario andò a trovare il musicista nell´appartamento in cui alloggiava e fra i 2 nacque già allora un certo feeling: Wagner riuscì ad affascinare Nietzsche e quest´ultimo fu una visita gradita poiché il compositore apprezzava sempre gli adulatori. Quando si erano congedato, Wagner aveva invitato il giovane ammiratore ad andarlo a trovare a Tribschen. Era un invito fatto distrattamente: il compositore non immaginava di certo che 6 mesi dopo quel giovane si sarebbe presentato, senza preavviso, davanti alla sua villa a 3 piani. Friedrich aveva cominciato a pensarci appena arrivato a Basilea: Lucerna era vicinissima, la tentazione forte. Non era la prima volta che Nietzsche, di solito educatissimo, faceva delle improvvisate del genere a uomini importanti, dimostrando una certa mancanza di senso della misura e delle proporzioni. Ad ogni modo, da allora, divenne un visitatore gradito e abituale. Se Wagner provò da subito una vivissima simpatia per Friedrich, la compagna Cosima mantenne sempre le distanze: quel giovane non l´aveva mai convinta del tutto, ne diffidava, giudicando il suo comportamento troppo riservato e poco spontaneo e aveva subito fiutato, con intuito femminile, la possibilità del "tradimento". Nei primi mesi Nietzsche perse letteralmente la testa: egli rappresentava sia un idolo da venerar sia una possibile, ennesima, figura paterna. Wagner era però un uomo fortemente narcisista ed egocentrico e non poté non approfittare della stima sconfinata di Nietzsche nei suoi confronti: lo mise quindi subito alla stanga chiedendogli di curare, come correttore di bozze, redattore e grafico, l´edizione della sua autobiografia, che andava dettando a Cosima la quale provvedeva a epurarla di tutti i particolari scabrosi o poco edificanti. Costei non si faceva alcuno scrupolo nell´usare "il professor Nietzsche" (usò sempre questo appellativo freddo e distaccato nei suoi confronti) e gli affidava commissioni più o meno impegnative, dandogli disposizioni minuziosissime e imperiose. Allo stesso tempo Wagner si divertiva ad affidargli compiti non precisamente gloriosi (una volta lo mandò a comprargli delle mutande di seta rosa). Per alcuni anni Friedrich accettò tutte quelle richieste, trasformandosi nel loro galoppino, quasi fosse un domestico. Nel giugno del 1870, nonostante fosse stato nominato nel frattempo professore ordinario e avesse consolidato la sua posizione in università, Nietzsche pensò anche di abbandonare per qualche anno la cattedra e l´insegnamento per impegnarsi accanto ai Wagner nell´impresa di Bayreuth: il teatro stabile che Richard intendeva costruire e che avrebbe dovuto diventare il tempio del wagnerismo. Friedrich, inoltre, non ne poteva già più della filologia e si sentiva stanco e affaticato per i ritmi di lavoro che gl´imponeva l´insegnamento all´università e al liceo. Il consueto incidente psicosomatico venne a toglierlo momentaneamente dall´impaccio: il 22 giugno si storse un piede e rimase a letto 2 settimane.


Di lì a breve, il 15 luglio, scoppiò la guerra franco-prussiana. L´annuncio del conflitto fece un´impressione terribile a Nietzsche: la sua prima tentazione, mentre tutta la gioventù prussiana correva alle armi, fu d´imboscarsi. Decise quindi di partire con la sorella per una vacanza in montagna e per quasi un mese bighellonò sui monti. Ma alla fine capì che non era decente che un giovane prussiano di 25 anni se ne stesse acquattato all´Università di Basilea con la scusa che era ormai "svizzero" e chiese al Consiglio accademico una licenza per andare a combattere. L´ateneo gliela concesse ma, per riguardo alla secolare neutralità elvetica, pretese che il suo impiego fosse limitato ai servizi sanitari: era una foglia di fico, perché se Friedrich avesse voluto battersi nessuno avrebbe potuto controllarlo una volta uscito dai confini della Confederazione. Lui però accettò di buon grado la limitazione e partì per Erlangen, dove venne rapidamente e sommariamente addestrato come infermiere. Dopo 10 giorni lì, con le insegne di "diacono da campo", fu spedito con un compagno verso il fronte. Giunsero il 2 settembre presso Metz, quando ormai la guerra era prossima a una svolta. Frattanto Nietzsche, più che curare i feriti, aveva scritto lettere a tutti quelli che conosceva: non riusciva a dissimulare l´orgoglio di "esserci", lui, lo studioso, il posapiano, mentre altri si erano dati. Assistette una tradotta militare che ripiegava nelle retrovie, a Karlsruhe: il viaggio durò 2 giorni, dopodiché Friedrich proseguì per andare a Erlangen a fare rapporto. Ma al suo arrivo era in preda a un violento attacco di dissenteria e fu messo subito a letto. Successivamente sostenne che il medico gli aveva diagnosticato anche la difterite, il che è improbabile essendo guarito dopo una sola settimana. Quando anni prima a Naumburg era scoppiata un´epidemia di colera e lui se l´era prudentemente filata nella più riparata Pobles (e casa dei nonni), si era inventato di essersi beccato la terribile malattia per ben 2 volte. Evidentemente raccontava simili balle per infantilismo, per farsi bello, più che per malizia. Anche stavolta la malattia era inventata per toglierlo da un´avventura per cui non era tagliato. D´altra parte il coraggio fisico non gli mancava del tutto: di fronte ai pericoli naturali, nelle rarissime volte che gli toccò affrontarli, dimostrava se non audacia una certa imperturbabilità. Ma degli uomini, della loro fisicità e aggressività, aveva un autentico terrore; inoltre aveva lo stomaco troppo delicato ed era troppo sensibile per reggere una faccenda come la guerra.


Dopo aver passato la convalescenza a Naumburg e aver rinunciato a tronare sul teatro di guerra che stava rapidamente finendo (Parigi capitolò il 28 gennaio 1871), Nietzsche rientrò a Basilea verso la fine di ottobre per riprendere le lezioni. Poco tempo dopo cominciò ad accusare gravi insonnie, gastriti, disturbi emorroidali; ma soprattutto si sentiva debole e spossato. Attribuiva questi malesseri al fatto di doversi occupare di una materia di cui, in realtà, non gl´importava nulla. Scrisse a Rohde favoleggiando di creare una nuova Accademia greca dove, lontani dai rumori del mondo, i 2 amici si sarebbero ritrovati, insieme a pochi altri eletti, per discutere liberamente di tutto: stava già risparmiando i soldi per un´eventualità del genere. D´improvviso, con uno degli atti tipici suoi dimostravano una scarsissima conoscenza degli usi del mondo, decise di scrivere a Wilhelm Vischer, gran capo dell´ateneo svizzero e suo mentore, una lettera per certi versi inaudita: si proponeva infatti per la cattedra di filosofia, che si era appena liberata per il trasferimento del professor Teichmüller e, non pago, indicava il proprio successore a quella di filologia nell´amico Rohde. Spiegava che solo il caso l´aveva indirizzato alla filologia, ma che lui si sentiva da sempre portato per la filosofia. Attribuiva anche i suoi disturbi e la sua stanchezza a questo contrasto fra il lavoro di filologo e la sua vera vocazione. Il destinatario si mostrò clemente per quella che altri avrebbero preso per una lettera irrispettosa e finse di non averla ricevuta; e concesse a Friedrich qualche mese di vacanza senza togliergli 1 franco dallo stipendio. Nietzsche non aveva alcun requisito per candidarsi a questa cattedra: come filosofo era un dilettante. Conosceva benissimo, ovviamente, i filosofi greci e in particolare i presocratici cui andava il suo interesse (mentre Socrate, avendo fatto prevalere la ragione sull´istinto, era un "corruttore"), poi c´era un salto di quasi 2000 anni fino ai tempi suoi. Ma anche dei contemporanei conosceva di prima mano solo Schopenhauer e Feuerbach, di Kant e di Hegel aveva letto pochissimo. Per un formidabile assimilatore e assemblatore come lui era quanto bastava per diventare uno dei maggiori filosofi del XIX sec, ma non per fare il professore di filosofia.


Fallito il tentativo, Nietzsche partì con la sorella per una vacanza nel nord Italia che non gli piacque, per cui si rifugiò a Lugano. Qui lavorò intensamente a un´opera (La nascita della tragedia) che aveva in mente da tempo e di cui, in precedenza, aveva steso alcuni lavori preparatori. In quella che sarebbe stata la prima delle grandi opere filosofiche nietzschiane, Wagner (che nell´estate di quell´anno aveva sposato Cosima) ebbe un´influenza importante; inoltre indirizzò Friedrich al suo stesso editore per dare alle stampe il manoscritto. Come premio per questo atto di devozione, Nietzsche ebbe l´incarico, a dicembre, di accompagnare Cosima da Tribschen a Mannheim dove il marito stava dirigendo un concerto benefico. Un incarico del genere era sintomatico del fatto che Wagner, normalmente gelosissimo della compagna, reputasse innocuo Friedrich. Quello fu il momento di massimo feeling fra la coppia dei Wagner con Nietzsche; benché Cosima continuasse a diffidare di costui. Friedrich, fra l´altro, commetteva errori psicologici grossolani: regalò a Cosima la sua prolusione su Omero accompagnandola, come dedica, con una sua poesia e fece altrettanto dei confronti di sua sorella Elisabeth. L´anno dopo, inoltre, regalò a Cosima una propria composizione musicale per Natale, nello stesso giorno in cui Wagner aveva regalato alla moglie una propria composizione: entrando quindi in conflitto con lui. Questi comportamenti urtarono il compositore, che tuttavia mantenne un´iniziale indulgenza, dovuta anche all´ilarità che provava nel constatare l´inettitudine musicale di Nietzsche. Ad ogni modo i giorni di Tribschen accanto ai Wagner furono i soli davvero felici nella vita di Friedrich, che li rimpianse e sempre e non li rinnegò mai. Sembra quasi che Nietzsche provasse un torbido piacere ad essere maltrattato: per anni continuò a incaponirsi, a comporre, a mandare i suoi lavori musicali a compositori e direttori d´orchestra (in particolare ad Hans Von Bülow, che dirigeva i concerti per Wagner), ricavandone immancabilmente delle amare frustrazioni. Insisteva anche a far dono delle sue composizioni agli amici, con risultati non migliori. Anche come musicologo, intenditore e fruitore di musica, capiva pochissimo: prese per grandi musicisti delle autentiche nullità. Era invece, a detta di quelli che ebbero occasione di ascoltarlo, un pianista discreto ed è vero che le sue composizioni diventavano un po´ più notabili quando era lui a suonarle e a interpretarle. Solo verso la fine, quasi ai margini della follia, Friedrich prese veramente atto che le sue composizioni, sui cui si affaticava tanto e che pur gli davano un´intima gioia, non dovevano superare le mura domestiche, e che come musicista era un fallito. Fu una delle più grandi delusioni della sua vita.


Un´ambigua soddisfazione gli diede in vece La nascita della tragedia: l´edizione (1000 copie) andò esaurita e fu la prima e unica volta nella sua vita di scrittore. L´opera piacque alla maggior parte dei colleghi, amici e conoscenti; benché gli ambienti accademici la trovassero niente più che uno smaccato pamphlet di propaganda wagneriana. Questa cattiva fama di sguattero di Wagner non giovò al Nietzsche docente, che pur ricevette dall´indulgente Università di Basilea 2 aumenti consecutivi che portarono il suo stipendio a 4500 franchi. Nel semestre invernale del 1872 al suo seminario su Omero non si presentò nessuno e il suo corso settimanale di retorica greca e latina fu frequentato da 2 soli studenti che però non erano filologi: il che portò Nietzsche a riflettere sugli effetti negativi che il suo libro aveva arrecato alla sua reputazione. Come filosofo, Nietzsche è stato un grandissimo assimilatore che, con capacità rabdomantica, prendeva dagli altri autori solo i materiali che gl´interessavano e funzionali a una certa idea che si stava sviluppando nella sua mente: li assemblava e dava loro, anche in virtù della radicalità del suo pensiero e del coraggio di portar le sequenze logiche alle estreme conseguenze, una profondità, un significato e una direzione del tutto nuovi. Idee che in altri sono espresse solo allo stato larvale e che, fuori dal puzzle nietzschiano, sono prive di valore, acquistano una straordinaria vitalità una volta che siano passate per quell´eccezionale metabolizzatore che era il cervello di Nietzsche. Fu il suo ex professore Ritschl a intuire per primo quanto grande fosse Friedrich per quella capacità combinatoria: per quel far frullare insieme, in modo modernissimo, le più diverse discipline (filosofia, antropologia, psicoanalisi, filologia, semantica, medicina, fisica, meccanica, chimica, musica e persino la matematica), per trarne poi un pensiero che, al di là della forma aforistica e dell´apparente frammentarietà, ha una straordinaria unità. La forza del Nietzsche filosofo stava proprio in quel dilettantismo di cui veniva rimproverato.


Nella primavera del 1872, in occasione dell´inaugurazione del teatro wagneriano di Bayreuth, Nietzsche conobbe Malwida von Meysenbug, vecchia amica del compositore, che era destinata a giocare una parte di una certa importanza nella sua esistenza e a sostituire Richard in quel ruolo genitoriale di cui sembra che Friedrich avesse estremo bisogno. Nel corso di quell´anno era iniziato il suo progressivo distacco da Wagner: un distacco che avvenne comunque con lentezza. A settembre, per le vacanze autunnali, Nietzsche lasciò Basilea, dove aveva vissuto 4 mesi accudito dalla sorella, per un viaggio a Zurigo e Coira; ma dovette interromperlo quasi subito per dei violentissimi mal di testa. Da quando era tornato dalla guerra non era più stato veramente bene: gastriti, emorroidi, sovraeccitazione nervosa e, soprattutto, una tormentosa insonnia, l´avevano perseguitato e costretto a una dieta ferrea e a una vita ancor più regolata di quella da metronomo che già conduceva; ma si trattava di disturbi "di routine". La ricomparsa dei mal di testa invece era un brutto campanello d´allarme: faceva riemergere in lui i più oscuri timori legati alla morte di suo padre. Passato il malessere tentò un viaggio in Italia ma, arrivato a Bergamo, tornò indietro: per la seconda volta quella che qualche anno dopo sarebbe diventata, almeno in parte, la sua terra d´adozione non gli era piaciuta. Egli, del resto, non approfondì mai lo studio della storia e della cultura italiane. Frattanto arrivarono a Basilea studenti attratti dalla crescente notorietà di Nietzsche, più come polemista che come docente di filologia. Ma proprio allora Friedrich ebbe un crollo della vista e venne curato atropina: la debolezza degli occhi, aggiunta agli effetti collaterali di questo farmaco (che dilata enormemente le pupille), gli impediva di leggere e di scrivere; inoltre gli occhi gli dolevano moltissimo. Per fortuna proprio in quei giorni arrivò Basilea un vecchio amico – Karl von Gersdorff – che si prestò a fargli da lettore e da amanuense. Per le lezioni doveva invece cavarsela con la memoria, senza poter utilizzare nessuna traccia perché non era in grado di buttar giù degli appunti. Da allora fu ossessionato dall´idea di poter diventare cieco: cominciò a disertare i salotti buoni della città e a chiudersi sempre più in se stesso. C´era la sua atavica "estraneità", ma c´entrava anche il fatto che frequentare compagnie numerose, mondane, in una grande confusione dove faceva fatica a riconoscere le persone, a salutarle e per capire con chi avesse a che fare doveva spesso aspettare che aprisse bocca per distinguerlo dalla voce, stava diventando per lui un tormento insopportabile. Non era mai stato disinvolto, ora il suo handicap lo rendeva particolarmente indeciso e goffo; e preferiva evitare. In soccorso arrivo anche la sorella, ancora nubile, che si fermò da lui fino a ottobre. Al di là di molti difetti, Elisabeth era anche una donna molto pratica, e gli organizzò la vita nel miglior modo possibile, date le circostanze. A settembre la vista migliorò un po´ e Friedrich poté riprendere a leggere e scrivere, ma con un´autonomia molto limitata, in quanto si stancava presto. Continuò ad aiutare Wagner nell´impresa di Bayreuth, ma sempre più contro voglia. Friedrich passò il Natale del 1873 a letto, a Naumburg, dai suoi, in uno stato e profonda malinconia. Da allora in poi trascorse tutti i natali e i capodanni a letto: le feste sollecitavano troppo i suoi nervi. Cominciò a sfogare per iscritto tutta la sua rabbia repressa nei confronti di Wagner: non ne poteva più della sua prepotenza, della sua personalità troppo forte per lui. Ma non aveva il coraggio di dirglielo in faccia e nemmeno di staccarsene, perché la sua fascinazione era ancora potente: all´apparenza i rapporti fra i 2 erano quelli ossequiosi di sempre. Il suo modo di difendersi era di tenersi alla larga, per quanto gli era possibile, da lui e di centellinare i suoi inviti. Il compositore aveva fatto grandi progetti nei confronti di Friedrich: aveva predisposto la sua nuova villa di Bayreuth per accogliervi anche lui, in qualità di precettore del figlioletto. Pertanto Richard cominciò a sentirsi tradito quando si accorse della crescente ritrosia di Nietzsche a frequentarlo.


Parabola discendente

Nel frattempo Nietzsche era stato nominato preside della facoltà e aveva una sorta di segretario privato; ma intanto, dalla primavera del 1875, i suoi malesseri erano aumentati vistosamente: la emicranie, quasi sempre accompagnate da vomito, della durata di circa 30 ore ma anche di più, si ripeteranno prima ogni 3-4 settimane, poi ogni 2, quindi una volta a settimana e infine, in alcuni periodi, ogni 3-4 giorni. Non c´era viaggio, emozione, stress per quanto blando, che non gli procurasse questi attacchi feroci. Ciò aumentò la sua tendenza a isolarsi: era cominciata la sua via crucis. Oltre a dover saltare un bel po´ di lezioni, la prima conseguenza di questa malattia che si andava con tutta evidenza cronicizzando fu la prospettiva di non poter essere presente alle prove del Festival di Bayreuth, che si sarebbero dovute tenere in estate. Continuò a scrivere a Wagner per avvisarlo del suo stato di salute e continuando a dissimulare il suo disamoramento nei suoi confronti: ostentando una falsa mortificazione. Il dottore gli aveva diagnosticato "catarro gastrico cronico", male che richiedeva una cura a base di clisteri, sanguisughe e cucchiaiate di sale effervescente. Per seguire questa terapia dovette trascorrere un periodo nella città termale di Steinabad. Quando non era in preda ai suoi malesseri era in grado di fare passeggiate in montagna, sia pure per sentieri sicuri (alla portata della sua vista), di 5-8 ore.


Tornò a Basilea alla fine di agosto, nella nuova casa che gli aveva approntato la sorella, molto più grande della precedente. Dopo una settimana, avendo a disposizione ancora un po´ di ferie, andò a Monaco per ascoltare il Tristano; purtroppo lo stress del viaggio fu tale che dovette mettersi a letto per 2 giorni. A novembre riprese le lezioni universitarie. Il parterre degli studenti era tornato soddisfacente: ne aveva 10 per ogni corso. Uno di loro era il venticinquenne Heinrich Köselitz che, col nome d´arte di Peter Gast, diverrà determinante nell´ultima fase della sua vita. I suoi acciacchi avevano imposto il suo ridimensionamento a vicepreside. Il Natale seguente vide un ulteriore tracollo fisico, che obbligò Nietzsche a chiedere l´esonero almeno dalle lezioni del liceo: l´Università gli concesse un congedo fino a Pasqua. Ma il 7 febbraio dovette interrompere tutte le sue lezioni: la situazione era così allarmante che sua madre stessa si precipitò a Basilea. A quel punto nemmeno i medici riuscirono più a capire la vera natura del suo male. Anni dopo fu Friedrich stesso a darsi una diagnosi forse più veritiera di quelle altrui: esaurimento nervoso. Il suo possente cervello sbarrava la strada, in modo spietato, agli istinti, che si vendicavano somatizzando. E infatti le rarissime volte in cui Nietzsche, uscendo dal suo mondo esclusivamente mentale, si lasciò andare alla vita e si distrasse da se stesso, i disturbi scomparivano quasi del tutto per riprendere appena rientrava nel suo guscio. D´altra parte era proprio questo meccanismo a dargli una straordinaria acutezza perché, mentre lo isolava sempre più dagli altri e dal mondo, lo costringeva a concentrarsi, nel vuoto della sua vita, sul proprio pensiero che si avvitava in spirali sempre più profonde.


Per ritemprarsi, ai primi di marzo, andò in vacanza in montagna, a Montreux, sul lago di Ginevra; accompagnato dal fedele Gersdorff. Tornò a Basilea dove era rimasta Elisabeth ad attenderlo. In quel periodo stava lavorando a uno scritto propagandistico su Wagner: lavoro reso particolarmente sofferto dalla salute malferma e dallo sforzo di celare la disistima ormai profonda nei confronti del compositore. Si trattò dell´ultimo omaggio che Nietzsche concesse al suo ex idolo. Tutta la vicenda del Festival di Bayreuth venne vissuta penosamente da Friedrich che molto malvolentieri, a fine luglio, si costrinse a recarvisi. Dopo diversi giorni vissuti fra mille malesseri, partì per Klingenbrunn (una stazione climatica della Foresta Boema) nel vano tentativo di rimettersi. Il 12 agosto, il giorno prima dell´inaugurazione, tornò a Bayreuth. Il grande numero di celebrità che si recò per assister all´evento generò un´atmosfera mondana che disgustò Nietzsche: il quale reagì standosene in disparte, cupo e malinconico. Quello fu il colpo di grazia alla sua datata passione per il wagnerismo idealizzato. Accusando un malessere, di cui si scusò con Richard con un telegramma, se la svignò prima della fine del festival; la sua assenza, come la sua presenza, non fu notata. Quando se ne andò, i pochi wagneriani che in quei giorni avevano avuto qualche contatto con lui tirarono un sospiro di sollievo (Cosima in testa), perché la sua aria scontenta, la sua incapacità di partecipare al gioco mondano, mettevano tutti in imbarazzo. Questa rottura aveva anche altre motivazioni: Nietzsche sentiva in modo lacerante che se fosse rimasto sotto l´influenza di un uomo come Wagner, con una personalità così prepotente e soffocante, non avrebbe mai potuto sviluppare la propria. Anche se per rompere gli indugi dovette aspettare che la malattia gli desse una mano – cosa che gli consentì un´uscita di scena soft, senza scontri, com´era nel suo carattere – non c´è dubbio che lasciare Richard, con tutto ciò che rappresentava, fu un atto di grande coraggio. Se avesse deciso di essere più accomodante con se stesso, accettando la subordinazione a Wagner, ne avrebbe tratto grandi vantaggi socio-economici, la sua vita sarebbe stata infinitamente più facile e il suo destino di uomo meno atroce; ma non sarebbe mai nato il filosofo. Friedrich disse addio anche a un mondo affettivo, non solo a Richard ma anche a Cosima e ai loro bambini, che per anni avevano rappresentato la sua vera famiglia e, sia pur fra tanti contrasti intellettuali e di carattere, a un patrimonio di affinità elettive, che non avrebbe mai più ritrovato.


Rapporti con le donne

Nietzsche era ormai da parecchi anni a Basilea, aveva da poco superato la trentina, era un giovane piacente, ma non aveva una fidanzata, non gli si conoscevano relazioni sentimentali e non era mai stato visto in giro con una donna che non fosse sua sorella. Anche riandando agli anni universitari non si ricorda alcuna relazione sentimentale. Nella primavera del 1873 era entrato in rapporto epistolare con una sua fervente ammiratrice, una certa Rosalie Nielsen. I 2 si erano scambiati lettere e doni simbolici ma poi, durante la corrispondenza, qualcosa si era inceppato. Poco dopo, in occasione del loro unico incontro dal vivo, si sentì scioccato e oltraggiato dall´aspetto sgradevole di costei. La Nielsen reagì attuando un vero e proprio stalking nei suoi confronti, dimostrando così una certa instabilità mentale. In Nietzsche, fin da giovane, ci fu sempre una certa sfasatura fra realtà e immaginazione: tendeva a romanzare. Dimostrò in più occasioni una mitomania che divenne patologica negli ultimi mesi di vita: Anche la mania di persecuzione era un tratto presente, da sempre, nel suo carattere: e infatti esploderà nel manicomio di Jena, dov´era ossessionato dal sospetto che tutti congiurassero contro di lui. Il caso della Nielsen non fu isolato: Nietzsche, da vivo e da morto, ha sempre attratto gli esaltati e gli squilibrati. È la sua personalità limite, borderline, come la sua opera spesso al confine fra una lucidità estrema, quasi agghiacciante, e la follia, a fagocitare i mitomani, le menti deboli, i malati, i malriusciti, gli impotenti: proprio coloro contro i quali il filosofo si scagliava nei suoi libri.


In tanti anni la Nielsen era stata l´unico aborto di relazione sentimentale di Nietzsche. C´era qualcosa che non quadrava; il primo a rendersene conto fu Wagner al quale, vitale e donnaiolo com´era, questa totale assenza dell´elemento femminile nella vita di un giovane puzzava: lo sospettava di onanismo e di omosessualità, e ne aveva parlato anche con Cosima. Certi rapporti di Friedrich con degli amici, sia pur epistolari, sembrano suffragare l´ipotesi della sua omosessualità. Pare certo che uno di loro, Paul Rée, avesse questo orientamento. Una delle poche certezze riguardo alla sessualità di Nietzsche è che egli fosse inibito, fortemente represso, forse impotente. Deussen, l´amico che lo conobbe da giovane, era convinto del fatto che egli non avesse mai avuto alcun rapporto fisico con una donna; e la stessa impressione la ebbero quasi tutti gli amici di gioventù. Un altro amico, Peter Gast, lo definì nelle questioni di sesso "di una sensibilità più delicata della più delicata delle fanciulle". Se Friedrich era omosessuale lo fu perché era nell´impossibilità, psicologica prima che fisica, di possedere una donna e perché le donne non lo volevano. Indubbiamente non lo sentivano come "uomo": la sua estrema razionalità, fra le altre cose, l´aveva desessualizzato. D´altra parte egli era tutt´altro che insensibile al fascino per l´altro sesso: le donne gli piacevano, era lui a non piacere a loro. Aveva anche specifici gusti estetici femminili: prediligeva donne giovani, alte, bionde e di etnia slava o scandinava; poi, invecchiando, si orientò più verso donne mature o anziane, più accessibili a un uomo malfermo come lui. La prima ragazza che attrasse abbastanza seriamente Nietzsche – quando aveva già 30 anni – fu Bertha Rohr: giovane vivace e allegra, proveniente da una famiglia agiata. Friedrich la incontrò per la prima volta nel 1873, in villeggiatura sulle Alpi, quando lei aveva 25 anni. Dopo altri incontri, si rese conto di esserne molto attratto e di questo informò la sorella. Elisabeth s´ingelosì e lo dissuase dal rivederla: Friedrich obbedì.


La situazione di Nietzsche stava diventando imbarazzante, anche dal punto vista sociale. Wagner lo spronava di continuo a sposarsi convinto, non a torto, che il matrimonio avrebbe risolto anche i suoi problemi di salute; pure l´amico Gersdorff lo esortava a fare questo passo. Pressato dalla sua posizione di scapolo un po´ sospetto, Friedrich si spinse a fare una proposta di matrimonio, ma in un modo che più goffo, intempestivo e balordo è difficile immaginare. Nel 1876, mentre era in congedo dall´università per i soliti motivi di salute. Si recò a Ginevra con Gersdorff per distrarsi e cercare di rimettersi in sesto. In quella città conosceva il direttore d´orchestra Hugo von Senger e andò a trovarlo. Von Senger in quel periodo stava dando lezioni di pianoforte a 2 giovani sorelle russe, originarie di Riga. La maggiore, la ventitreenne Mathilde Trempedach, era una splendida ragazza: biondo-scura, alta, slanciata, occhi verdi. Era già nata una relazione fra lei e il suo maestro (allora quarantenne). Il primo incontro tra Friedrich e Mathilde avvenne in occasione di una delle lezioni di piano. Pochi giorni dopo ebbero occasione di rincontrarsi, invitati da von Senger in gita al lago: in questo secondo incontro la ragazza si accorse di essere osservata da Nietzsche. Prima di lasciare Ginevra, Friedrich tornò a trovare le sorelle e ne approfitto per esibire le sue capacità di pianista. Il giorno dopo la sua partenza fece pervenire a Mathilde – tramite von Senger – una lettera in cui le dichiarava a bruciapelo il proprio amore per lei e le domandava di sposarla. Involontariamente Nietzsche aveva agito in modo eclatante e imbarazzante: chiedendo la mano a una ragazza appena conosciuta e servendosi dell´uomo ad essa legato sentimentalmente come suo messaggero. Il rifiuto di Mathilde fu gentile ma netto, al ché Friedrich rispose con una lettera in cui si scusava e deprecava il suo comportamento. Ma, a quanto pare, la lezione non servì: 6 anni dopo commise lo stesso errore con una donna già legata al suo amico Paul Rée, usando anche costui come proprio intermediario. La sua reazione dopo simili gaffe era di biasimarsi apertamente e ferocemente con coloro che – come lui sosteneva – avrebbero avuto tutte le ragioni di punirlo. Sembra quasi che Nietzsche per primo non credesse alle proprie proposte di matrimonio e facesse di tutto, comportandosi in modo balordo, per farsele respingere.


L´anno dopo la gaffe con Mathilde, Nietzsche scrisse invano una lettera a von Senger nella quale domandava il motivo del suo silenzio. Friedrich non si era mai reso conto del fatto che la ragazza era legata a lui e ci volle l´intervento di sua sorella Elisabeth a chiarirgli le idee sulla situazione effettiva: tanto che la rottura del direttore d´orchestra con lui a causa di questo incidente divenne definitiva. Nel 1878 Nietzsche confidò a Malwida von Meysenburg che si sarebbe accontentato anche di "una donna presa dalla strada" pur di trovare moglie. Malwida, che aveva preso molto sul serio il ruolo materna protettrice di Friedrich, si affannò per anni nel tentativo trovargli delle mogli che fossero giovani, carine e ricche. Fu comunque un aiuto vano: alle donne piaceva parlare con lui ma, quando si passava ad altri argomenti, lo scansavano inesorabilmente. Ce ne fu però una che lo prese in considerazione come uomo ed era Louise Ott: bellissima tedesca di origini baltiche, già sposata e con un figlio. Si conobbero a Bayreuth, essendo anche lei una fervente ammiratrice di Wagner. Fra i 2 ci fu sicuramente qualcosa, probabilmente dei baci; ma Friedrich trovò il modo d´irrigidirsi subito quando seppe che lei era sposata e aveva un figlio. Le propose di rimanere amici, ma lei garbatamente rifiutò e da allora il loro legame si andò raffreddando. La rigidità di Nietzsche era dovuta anche alla sua salute malferma, che l´obbligava a recarsi spesso in Italia (a Sorrento in particolare) per tentare di ritemprarsi.


Con le donne Nietzsche era goffo, impacciato, maldestro, un ragazzino timoroso e impaurito, commetteva con loro degli errori psicologici elementari, non le conosceva a letto – che è un luogo importante per saperne di più – eppure nella sua opera ci sono sull´"eterno femmineo" alcune delle pagine più penetranti che siano mai state scritte. È una delle sue tante contraddizioni: con la penna gli riusciva splendidamente ciò che gli era impedito nella vita. Per essere filosofo aveva bisogno della sofferenza e della solitudine, di annullarsi come uomo.


Deterioramento fisico

Quando alla fine di agosto del 1876 Nietzsche lasciò Bayreuth per rientrare a Basilea, non riprese il suo lavoro d´insegnante. Poiché i suoi malesseri diventavano sempre più preoccupanti, aveva chiesto all´Università, già dalla primavera, un congedo per motivi di salute. L´ateneo glielo accordò e, considerando che aveva "servito la comunità per ormai sette anni" e in modo molto brillante, decise che gli avrebbe decurtato lo stipendio solo nella misura necessaria a pagare il supplente del liceo. Nel frattempo la sua vista si era ulteriormente aggravata: una visita aveva accertato, oltre alla fortissima miopia, anche gravi lesioni alla retina. Gli era stata prescritta la consueta cura di atropina, Paul Rée leggeva ad alta voce per lui, Gast scriveva sotto dettatura le lettere e si prestava a fargli da segretario. Anche le emicranie erano peggiorate nella frequenza e intensità.


Accettò l´invito di Malwida von Meysenburg di recarsi da lei a Sorrento per passarvi un anno di riposo. Partì con l´amico Rée per un viaggio a tappe fino alla meta. La baronessa attempata li accolse a villa Rubinacci, riservando a Friedrich la stanza migliore. Caso volle che in quei giorni anche i coniugi Wagner soggiornassero a Sorrento; coinvolgendo nuovamente Nietzsche nella loro mondanità. Agli inizi di novembre, poco prima che i Wagner ripartissero, Richard e Friedrich fecero una passeggiata da soli. Il compositore parlò entusiasta della sua prossima opera (il Parsifal), ma rimase scosso e deluso dall´apatica reazione di Nietzsche: quello fu il loro ultimo incontro. Inizialmente quel soggiorno parve giovare a Friedrich, ma in autunno i malori tornarono frequenti e imprevedibili: bastavano gli stimoli più insignificanti a scatenarli. Il malato si curava con inalazioni nasali, fiutando tabacco per espellere il "catarro cerebrale", con pomate da spalmare sulla fronte, assumendo bromuro e con dei pediluvi bollenti a base di senape e cenere che sembravano procurargli qualche sollievo. Complessivamente fu, comunque, un periodo sereno e relativamente piacevole per Nietzsche: si alzava alle 6:30 e prendeva il latte, che reputava molto salutare; dalle 9 alle 10 dettava qualcosa a Brenner, poi partiva per una passeggiata (in genere solitaria) e rientrava a ora di pranzo; dopo mangiato si sdraiava per una dormita fino alle 15, per poi ripartire per una seconda passeggiata in compagnia fino alle 17 (Friedrich si riparava dal sole con un berretto provvisto di una lunga nappa e con un enorme ventaglio di tela); cenavano alle 19 con Malwina, facevano poi letture o giochi di società. Il quel periodo Nietzsche si distaccò anche da Schopenhauer, segno di ulteriore rottura con Wagner: poiché le loro filosofie erano strettamente legate. Convinto della sua definitiva vocazione per la filosofia, era ormai deciso a non riprendere mai più l´insegnamento universitario. Nella primavera del 1877 risentì molto (emotivamente e fisicamente) della partenza dei suoi 2 amici (Rée e Brenner) e decise poco dopo di lasciare a sua volta Sorrento. Anche stavolta iniziò un viaggio a tappe, durante il quale lo accompagno una ballerina di teatro, di nome Camilla, che lo prese molto in simpatia. Con lei Friedrich avrebbe avuto una buona occasione per porre fine alla sua castità, ma le sue insicurezze lo bloccarono di nuovo, lasciandogli un repentino rammarico. Si rifugiò nella stazione termale di Bad Ragaz, nelle Alpi svizzere, dove contava di rimettersi. Poco dopo si spostò a Rosenlaui Bad, a un´altitudine maggiore, convinto che le vette fossero più salutari. Stette un po´ meglio i primi giorni ma poi i disturbi tornarono, anche se meno violentemente di quando era a Sorrento. Si rese conto che non aveva più di un´ora e mezza di autonomia al giorno per leggere e scrivere: se si fosse sforzato di oltrepassare quella soglia sopraggiungevano forti dolori agli occhi e poi 48 ore di emicrania. Fu questa situazione a determinare un metodo di lavoro che non abbandonò più: passeggiava da solo per 6-8 ore, rimuginando fra sé, spesso ad alta voce; di tanto in tanto prendeva qualche appunto su un taccuino tascabile e poi, la sera, buttava giù di getto quello che aveva elaborato. Questi ultimi 2 soggiorni li passò in solitudine: solitudine che sarebbe divenuta la sua condizione esistenziale. Del suo isolamento Nietzsche se ne rammaricava ma, d´altro canto, tale condizione gli garantiva meno stress, meno affaticamento, niente inutili mondanità e, soprattutto, poter stare con i suoi pensieri. Cominciò ad avere anche problemi di denaro.


L´estate seguente la trascorse tormentandosi nell´indecisione sul tornare o meno a insegnare all´università. Alla fine il desiderio di tornare prevalse e il 1° settembre ripartì per Basilea. Si sistemò in una nuova casa: aveva preparato tutto la sorella, facendo venire molti mobili da Naumburg. Friedrich viveva con lei e con Gast, al quale dettava la bella copia del suo manoscritto di Umano, troppo umano. Ma la sua salute non migliorava e l´obbligò ad andare a Francoforte per farsi visitare da un medico conosciuto a Rosenlaui Bad, il quale si dimostrò inaffidabile e intenzionato soprattutto a servirsi di lui per avvicinare Wagner, del quale era fervente ammiratore. Il dottore richiese anche il consulto di un oculista e insieme giunsero alla conclusione che i gravi danni alla retina, oltre al deficit visivo, potevano essere una delle cause dei mal di testa: ai quali però attribuivano anche un fattore nervoso. Prescrissero a Friedrich narcotici e chinino, gli consigliarono di sposarsi e gl´imposero di astenersi dalla lettura e dalla scrittura per parecchi anni. La prospettiva di smettere totalmente di lavorare fu una tragedia per Nietzsche. Il medico nel frattempo fu contattato da Wagner e, per via della stima nei suoi confronti, non fu sufficientemente fermo nel respingere l´ipotesi avanzata dal compositore in base alla quale la semi-cecità di Friedrich fosse dovuta alla pratica dell´onanismo (teoria che all´epoca godeva di una certa fama), legata all´assenza rapporti femminili. Quando, qualche anno dopo, Nietzsche lo venne a sapere andò su tutte le furie, tanto che fu l´unica occasione in cui fu visto montare in collera e perdere il controllo. Il comportamento di Wagner in quel frangente era dettato da affetto sincero nei confronti dell´amico ma, quando venne a galla, indusse Nietzsche – convinto di essere stato screditato in malafede – a rinnegare definitivamente l´amicizia con costui.


Dopo la visita medica, Nietzsche chiese la proroga della sospensione dall´insegnamento al liceo che, come sempre, gli fu accordata. Si concentrò sulle lezioni universitarie e per un paio di mesi stette un po´ meglio. In quel periodo ebbe l´impudenza di scrivere una lettera all´amico Gersdorff, nella quale fece apprezzamenti pesantissimi sulla sua fidanzata: al ché Gersdorff ruppe i rapporti con lui. A Natale e a Capodanno del 1878, Friedrich ebbe di nuovo una brutta ricaduta. L´11 febbraio chiese l´esonero definitivo dal liceo, ma riuscì a portare a termine in qualche modo il semestre universitario; dopodiché partì per Baden Baden per una cura di acque. Oltre alle emicranie era tormentato da insonnia, vomito e spossatezza; s´ingozzava di dolciumi e si teneva alla larga dalle letture.


In primavera fu dato alle stampe Umano, troppo umano. Dopo averlo letto Wagner s´infuriò, poiché l´opera prendeva nettamente le distanze dal suo pensiero e vi scorse anche qualche frecciata – sia pur indiretta – nei suoi confronti. Anche in questo caso, l´impressione di una attacco personale dell´uno verso l´altro fu sproporzionata: Nietzsche aveva semplicemente scritto un saggio che ricalcava le sue idee di allora. Il compositore per ripicca negò all´editore di Friedrich la pubblicazione di un suo articolo nel quale stroncava l´opera dell´ex amico: ovviamente Nietzsche ci rimase molto male. Neanche gli amici di Friedrich apprezzarono questo saggio e molti si allontanarono da lui. Umano, troppo umano è un libro di aforismi: che vanno dalle poche righe fulminanti al breve saggio di qualche pagina. Per quest´opera fu determinate il suo metodo di lavoro, determinato a sua volta dalla malattia e dalle condizioni della vista: durante le sue lunghissime passeggiate Nietzsche poteva concatenare tutta una serie di pensieri per buttarli giù rapidamente al rientro, sfruttando quel poco di autonomia che aveva per scrivere, ma non potendo elaborare organicamente un´intera opera. E aforistici, in forma più o meno accentuata, furono anche tutti i suoi saggi successivi. Gli aforismi nietzschiani vanno visti come un´immensa costellazione o una gigantesca formula chimica in cui ogni elemento è legato all´altro da una coerenza interna ferrea. E poiché la sua opera è in gran parte un´autoanalisi, questa unitarietà è data, forse, dalla sua stessa persona che, per quanto presentasse 1000 sfaccettature, rimaneva comunque una. Con questo staggio nacque il vero Nietzsche filosofo. Purtroppo fu anche il primo di una lunga serie d´insuccessi commerciali.


Nel frattempo, nel giugno 1878, Elisabeth dovette tornare a Naumburg dalla madre e Nietzsche fu obbligato a cercarsi una casa più piccola: la trovò all´estrema periferia di Basilea. Si trattava di una dimora molto più modesta delle precedenti e la sua collocazione allontanò ulteriormente Friedrich dalla comunità cittadina. Per cercare di mantenere un minimo di efficienza fisica e poter svolgere le lezioni si sottopose a un´autodisciplina durissima: divise l´anno lavorativo in un certo numero di settimane e si propose di fare il consuntivo ogni domenica per controllare se aveva rispettato la tabella di marcia. Per oltre 3 mesi gli andò bene, soffriva solo il caldo in modo innaturale per un uomo di 34 anni; ma per lui era quasi normale: caldo, freddo, aria umida o dolce, vento, nubi, troppa luce o troppo poca, non c´era clima che gli andasse bene. A metà agosto, mentre stava passando le ferie estive a Grindelwald, venne di nuovo colto dai malori in un crescendo pauroso. Cominciò a dubitare della salubrità d´alta quota e scese precipitosamente a Interlaken, ma senza benefici. Era terrorizzato all´idea di tornare a Basilea e riprendere l´insegnamento. Trovò almeno la forza di riprendere il suo lavoro di saggista: prese come amanuense la signora Marie Baumgartner (che in parte svolse anche le mansioni della sorella) e Gast come correttore di bozze. Prima d´iniziare il nuovo semestre di lezioni, Nietzsche fu colto da un mal di testa di 9 giorni. Per faticare il meno possibile scelse corsi che aveva già fatto fino a 6 volte e che conosceva a memoria. Anche le attività ricreative rischiavano di aggravare i suoi malesseri quotidiani, trasformando il suo stile di vita in quello di un vecchio. Quell´anno accademico lo visse stentatamente fino a doverlo interrompere bruscamente il 19 marzo 1879, per un malore fortissimo. Il 2 maggio dettò una lettera da inviare al presidente del consiglio d´istruzione, in cui chiedeva d´essere congedato definitivamente dall´attività accademica. L´Università lo dimise dal 30 giugno e gli concesse una pensione di 1000 franchi integrati da altri 2000 attinti da un fondo speciale e da un´associazione privata (quasi 3/4 dello stipendio), il tutto per 6 anni. Poiché allora non esistevano fondi pensione né polizze assicurative, era un atto di assoluta liberalità dell´ateneo, che ringraziò caldamente Nietzsche "per il modo eccellente in cui ha ricoperto il suo ufficio".


Isolamento

Dopo l´abbandono dell´università, cominciò per Nietzsche una vita errabonda: un deambulare nevrotico fra stazioni climatiche, paesini di montagna, località marine e lacustri, cittadine termali; alla perenne ricerca della salute, sempre sperando e illudendosi, all´inizio di ogni soggiorno, di averla ritrovata e rimanendone regolarmente e ferocemente disingannato. Finì per trovare un precario equilibrio in una sorta di pendolarismo: d´estate a Sils-Maria (in Engadina), d´inverno sulla Riviera (Genova o Nizza), nelle stagioni intermedie in altri posti della Svizzera e della Germania, muovendosi però in un perimetro ristretto; delle grandi città visitò solo Roma. Favoleggiò sempre viaggi per lui diventati impossibili: il vero, unico, viaggio che compì fu intorno a se stesso. Si spostava da solo e la sua unica proprietà erano i vestiti che portava addosso (o poco più) e un tozzo baule di legno, – soprannominato "piede deforme" – in cui teneva i libri, che lo seguiva ovunque. Viveva in piccole camere d´affitto, spesso male o per nulla riscaldate, o in stanze d´albergo; si cucinava da sé o mangiava da solo, appartato, nel ristorante dell´hotel una mezz´ora prima degli altri. I suoi disturbi peggiorarono a un punto tale da far trapelare già allora falsi allarmi sulla sua morte imminente. Questi malesseri erano alternati a stati di salute ottima: a Saint Moritz, una delle località che apprezzò di più, faceva lunghissime camminate senza fatica.


Nel frattempo l´amico Gast continuò a fargli da correttore di bozze e, soprattutto negli ultimi anni, fu il suo confidente: il solo, nella cerchia sempre più ristretta degli amici di Nietzsche, che leggesse seriamente le sue opere, l´unico che lo incoraggiasse e credesse in lui (anche dopo la morte di Friedrich il suo ruolo fu determinante nella sua rivalutazione postuma). D´altra parte la convivenza col filosofo malato, nevrotico, insofferente, misconosciuto e misconoscente, non fu mai facile: Nietzsche gli piombava in camera alle 5:30 del mattino perché lo accompagnasse in una delle sue interminabili passeggiate e al ritorno lo costringeva a leggere qualcosa o a conversare per ore. Nel marzo 1880 i 2 amici partirono per Venezia; Friedrich si trovò bene nella città lagunare fino al sopraggiungere dell´estate e del caldo umido che non sopportava: al ché, il 29 giugno, partì da solo per Marienbad, lasciando all´amico un po´ di respiro. Friedrich era sempre stato, a causa del carattere e della sua intima estraneità (cui si erano venuti ad aggiungere i mali fisici), un uomo tendenzialmente solitario, anche se gli sarebbe tanto piaciuto poter essere come tutti gli altri. Ma adesso la solitudine stava diventando palpabile: un fatto esteriore oltre che interiore, una condizione esistenziale, un destino. Venne ricacciato in se stesso e non gli restava che pensare e scrivere. Volle allora che questa condanna apparisse almeno una scelta agli occhi altrui. Nel novembre di quell´anno decise di trasferirsi a Genova; prese una camera in affitto, priva di riscaldamento, e con pochi contatti umani, esclusivamente epistolari. Ma questa solitudine gli dava anche momenti di grande esaltazione: provava grande appagamento nello sdraiarsi in riva al mare e passare lunghissimi momenti in meditazione solitaria. Tale soggiorno si protrasse fino alla primavera del 1881, quando partì per Recoaro su invito di Köselitz. Passati 2 mesi, Nietzsche tornò in Engadina e stavolta scoprì Sils-Maria, che d´estate era un tripudio di profumi: cosa non indifferente a un semicieco che aveva nell´olfatto uno dei sensi più attenti. Ciò non gli impedì, nei 3 mesi che vi passò, di avere attacchi a ripetizione. Ormai si curava da sé: con Sali minerali (fosfati di ferro e di potassio, solfato di sodio e clorato di sodio) e i preparati elettro-omeopatici di Mattei che erano all´ultima moda; aveva perso ogni fiducia nei medici. Fu comunque un periodo fecondo per la sua produzione filosofica: fra le altre cose, germogliò allora in lui l´idea dell´"eterno ritorno", la figura di Zarathustra e il concetto della morte di Dio.


Purtroppo il vuoto in cui cadevano i suoi libri lo amareggiava profondamente: da allora in poi egli perse quella distanza critica e anche ironica dalla sua opera che aveva fino ad allora conservato. Era l´inizio di quell´autoesaltazione, alternata a periodi di profonda depressione, che ebbe poi il suo apice nell´ossessione auto-incensatoria di Ecce homo, per sfociare infine nel delirio. Nella vita di tutti i giorni restava, però, l´uomo timido di sempre, maldestro e ignaro degli usi di mondo. Quando scriveva agli amici poteva incorrere in grosse gaffe: essendo totalmente concentrato su se stesso, non aveva una vera attenzione per gli altri. Del resto, già da ragazzo aveva scritto che gli altri erano come ombre nella sua caverna platonica: lui solo era reale. A Sils aveva anche dovuto fare lo sforzo di leggere da solo importanti opere filosofiche: Spinoza in particolare. Nel momento in cui i malesseri resero sgradevole anche Sils, Nietzsche decise di tornare a Genova. In questo secondo soggiorno nella città ligure ebbe modo di assistere, con grande appagamento, alle opere musicali di Rossini, Bellini e Bizet: apprezzava in particolare la Carmen. Purtroppo i malesseri non cessavano ed erano anche sopraggiunti mal di denti e alla vescica. Nel febbraio 1882 venne a trovarlo Paul Rée e, nel mese che trascorsero insieme, Friedrich si sentì meglio. Rée riuscì anche a trascinarlo con se per 2 giorni a Montecarlo: dove Nietzsche, sempre molto oculato con i soldi (anche per via delle restrizioni economiche), si guardò bene dal giocare e si limitò a tenere compagnia all´amico (giocatore accanito). Dopo la partenza di Rée, Nietzsche partì per Messina, intenzionato forse a riconciliarsi con Wagner (che stava soggiornando proprio in Sicilia): altrimenti non si spiegherebbe la scelta di una meta così "calda". S´imbarcò come unico passeggero su un mercantile, ma soffrì talmente il mare che all´arrivo dovettero portarlo a riva in barella, semisvenuto. La città siciliana gli fece un ottima impressione, specialmente per l´ospitalità degli abitanti: che da allora egli iniziò a interpretare erroneamente come un´attenzione particolare nei suoi confronti. Si trattava di un´evidente autocompensazione del fatto che fosse ignorato da tutti o, al massimo, guardato con un senso di pena. In questo ambiente trovò anche l´ispirazione per continuare a scrivere, ma il clima torrido l´obbligò a ripartire presto.


Passione per Lou

Friedrich fu invitato da Rée a Roma nella primavera del 1882, dove l´amico gli presentò la sua giovane amica svizzera Loiuse (Lou) Salomé. In realtà lei e Rée erano legati sentimentalmente. Friedrich ne era ignaro e anche stavolta rimase talmente affascinato da una ragazza, da servirsi dell´amico sbagliato per farle una proposta di matrimonio: e cioè lo stesso Paul. Fin da subito Lou si mostrò assolutamente indisponibile al maldestro corteggiamento di Nietzsche: egli era terribilmente goffo, aveva un viso da bamboccio che nemmeno i baffoni riuscivano a mascherare, era quasi totalmente privo di carattere e aveva una natura passiva e femminile. Poco dopo lei e la madre partirono per il nord Italia, mentre Rée restò a Roma per assistere Friedrich, sempre tormentato dai malesseri. Pochi giorni dopo raggiunsero le 2 donne al lago d´Orta e poi Nietzsche e Lou proseguirono soli fino a Monte Sacro. Pare che in quell´occasione fra lei e Friedrich ci sia stato qualcosa, forse per via del carattere malizioso e spregiudicato di Lou che, così facendo, intendeva ingelosire Rée. Al ritorno da quella gita Nietzsche appariva incantato e illuso e fu così che apparve al suo successivo rientro a Basilea. Tornò nella città elvetica per far visita agli Overbeck, che quasi non lo riconobbero: era ingrassato, acceso in viso, allegro e parlava di Lou fino a notte inoltrata. Disse che fra loro non era sbocciato amore, bensì un elevatissimo legame spirituale. In realtà era lì anche perché stava progettando di raggiungere nuovamente Lou a Lucerna e rinnovare la sua proposta di matrimonio. Quando ciò avvenne il rifiuto di lei fu gentile ma fermo, ma Friedrich non sembrò angustiarsene. Portò Lou a Tribschen per mostrarle l´ex villa di Wagner, dopodiché ripartì per Naumburg, poiché doveva ricopiare il manoscritto della Gaia scienza, che fu pubblicata ad agosto. Il 16 giugno si era recato precipitosamente a Berlino, convinto che vi avesse sostato Lou. Nella capitale dovette constatare, amaramente, che a causa della sua vista non era più in grado di orientarsi in una grande città poco conosciuta; inoltre, già da tempo, viaggiare aveva perso per lui qualsiasi significato. Non trovando l´amata, Nietzsche si spostò a Tautenburg, una stazione termale della Turingia. Dopo averla tempestata di lettere, il 30 giugno ricevette una risposta da Lou che si dichiarava disponibile a incontrarlo a Bayreuth l´agosto seguente. Per non dare scandalo – era stata Lou a pregarlo in tal senso – si fece accompagnare da un´altra donna: scelse poco saggiamente sua sorella Elisabeth. Costei era diversissima da Lou, oltre ad essere gelosissima del fratello. In quel frangente Nietzsche era ormai in rotta irrevocabile con Wagner e si ritirò quasi subito a Tutenburg, lasciando la sorella a sostenere il peso della sua assenza di fronte agli altri. Elisabeth rimase soprattutto scandalizzata dall´indole maliziosa e spregiudicata di Lou: che era potuta palesarsi in quell´ambiente mondano. Le 2 donne iniziarono ad avere screzi sempre più accesi (vedendosi anche fuori Bayreuth) e il 7 agosto raggiunsero Friedrich a Tautenburg. A quel punto Elisabeth constatò sconvolta la passione di Nietzsche per Lou, assumendo un atteggiamento ancor più geloso e protettivo nei confronti del fratello. Le 3 settimane che trascorsero insieme furono invece un periodo abbastanza piacevole per Friedrich, che ebbe occasione di avere un scambio intellettuale intensissimo con Lou (che nella vita fu sempre molto ricettiva nei confronti di più intellettuali, senza però lasciarsi coinvolgere affettivamente). Lou si sentiva intellettualmente molto affine a Nietzsche, però c´erano cose che non la convincevano: notava che egli non era del tutto sincero con gli altri e con se stesso. Ha scritto: "Una luce commovente poteva comparire e poi sparire nei suoi occhi, ma se era di umor tetro allora era la solitudine cupa, quasi minacciosa, che parlava da quegli occhi come da profondità inquietanti. Nietzsche nasconde in se stesso, come una vecchia rocca, alcune oscure segrete, sotterranei nascosti che non risultano a una conoscenza superficiale, ma che pure possono contenere la sua vera essenza". Ma se c´era qualcosa in Friedrich che attraeva la Salomé non solo dal punto di vista cerebrale era proprio questa parte occulta, misteriosa, la sua segreta violenza eternamente repressa e tenuta sotto controllo. Se in qualche modo fosse venuta allo scoperto ed egli l´avesse smessa di "fare il bravo", come faceva con tutti e soprattutto con le donne, la cose avrebbero potuto andare anche diversamente con Lou. Che in Nietzsche il cervello dominasse tutto il resto lei l´aveva capito subito: "Ha il cuore nel cervello" scrisse. In questo i 2 erano affini, solo che Lou, col suo grande carattere, di questo egotismo faceva una forza che scaricava sugli altri, dominandoli, mentre Friedrich, che mancava quasi completamente di nerbo, lo introiettava e si faceva sottomettere. Una sera, in camera di lei, Nietzsche le prese la mano, la baciò 2 volte "e giunse a dire qualcosa che non giunse a essere pronunciato". Lei lasciò fare, ma ogni volta che lui tentava un approccio sentimentale, cercando di trasformare l´amicizia in qualcos´altro, lo stoppava inesorabilmente: ci provò 4-5 volte e furono i soli momenti di malumore e d´incomprensione fra loro. Nel frattempo Elisabeth era stata completamente emarginata, ed era fuori di sé.


Quando Lou ripartì, Nietzsche le fece un´ultima vana proposta di matrimonio. Anche Elisabeth se ne tornò infuriata dalla madre e le riferì tutti i particolari di quell´insana passione del fratello per la Salomé. Franziska, a sua volta, reagì con profondo turbamento e imbarazzo. Malgrado ciò, Friedrich in autunno decise di rivedere Lou e Rée a Lipsia, e si sistemò in una modestissima camera mobiliata. Egli continuava a non capire di essere ormai un terzo incomodo per la coppia ed era quasi diventato il loro zimbello inconsapevole. Agli inizi di novembre Lou e Rée partirono per Berlino, per incontrare la madre di lui, anch´essa piuttosto perplessa su quanto stava avvenendo. Si trasferirono poi a Parigi, dove Nietzsche li avrebbe raggiunti. A metà novembre Nietzsche era andato a Basilea, dagli Overbeck: era molto depresso per via dei fallimenti con Lou. Andò poi a Rapallo, dove scoprì che lei e Rée si erano spostati a Berlino senza avvertirlo. Fu allora che comprese di essere stato oggetto di reiterati inganni da parte loro: iniziò pertanto a scrivere abbozzi (in quanto non le spedì mai) di lettere in cui sfogava tutta la sua amarezza. Il bello è che in questi scritti Friedrich centrò perfettamente la personalità della ragazza, mentre nella vita se n´era lasciato ingannare nel modo più ingenuo.


La missione esistenziale

Il periodo trascorso con Lou fu felice per Nietzsche anche perché diminuirono sensibilmente i malesseri. Tutto finì nell´autunno 1882: a novembre ricominciarono quindi le emicranie e il vomito ma, pur continuando a condizionargli la vita, non raggiunsero più la terribile sistematicità di un tempo. La delusione amorosa, nei primi mesi che ad essa seguirono, comportò: inappetenza, dimagrimento, spossatezza e insonnia. Fu soprattutto quest´ultima ad affliggerlo e nemmeno il cloralio idrato, di cui faceva uso massiccio, riusciva a tenerla a bada. Le immagini di Lou lo tormentavano e ai pochi amici che gli restavano (Gast, Malwida e gli Overbeck) raccontava che a lacerarlo non era l´amore ma il fatto che una ragazza tanto dotata come lei si stesse perdendo. Al tempo stesso, nella sua corrispondenza, aveva palesato più volte intenzioni suicide, smentendo così quelle sue mistificazioni. Ferito nell´orgoglio, umiliato, ridicolizzato, in rotta con la sorella e la madre, sempre più solo e consapevole di rimanerlo per sempre, fallito umanamente ed esistenzialmente, senza lavoro, Friedrich sentì che l´unica via d´uscita per lui era credere, più che mai, al suo pensiero e alla sua opera. Con un procedimento caratteristico della sua psiche, trasformò quella che era una necessità una missione.


Si buttò quindi a capofitto nel lavoro e in soli 10 giorni, nel gennaio 1883, scrisse la prima parte dello Zarathustra. Il 14 febbraio, mentre era causalmente a Genova, apprese dal giornale della morte di Wagner, avvenuta il giorno prima: la notizia lo agitò talmente che dovette mettersi a letto per qualche giorno. Intanto meditava di scomparire del tutto, trasferendosi in un paese in cui potesse godere di un assoluto anonimato. Al momento si trattenne a Rapallo per copiare da sé in bella il manoscritto dello Zarathustra, segno che gli occhi erano un po´ migliorati. Poco dopo partì per Roma, dove Malwida gli aveva trovato una stanza al 2° piano di piazza Barberini 56. La scelta non era casuale, in quella casa abitava anche una certa Horner che Malwida confidava di appioppargli come alternativa alla perduta Lou. A giugno uscì la prima parte dello Zarathustra; la seconda venne scritta sempre in 10 giorni quella stessa estate a Sils-Maria e pubblicata agli inizi di settembre; la terza dal 3 al 18 gennaio 1884 e edita in aprile. Delle 3 edizioni furono vendute meno di 200 copie. Proprio nei giorni in cui lavorava alla seconda parte dell´opera, Nietzsche ebbe l´intuizione della propria follia. Intuì anche che sarebbe stato l´eccessivo lavorio del cervello a condurvelo: "vide" la scena del suo collasso definitivo.


Nel frattempo si era rappacificato con Elisabeth, stava cominciando a dimenticare Lou e si rimpinzava di dolci. Purtroppo faticò a trattenere la sorella dall´inviare lettere minatorie nei confronti di Rée e Lou. L´atto vendicativo di Elisabeth suscitò parecchio scompiglio tra i parenti e i conoscenti della coppia. In questo frangente Friedrich dimostrò un´impotenza assoluta e finì per accusare gli amici di non averlo difeso dall´invadenza della sorella: insomma delegava infantilmente ad altri responsabilità che erano esclusivamente sue, in una faccenda privatissima che riguardava solo lui. Egli stesso aveva manifestato nei confronti di Lou sentimenti contrastanti: oscillando fra la stima e il disprezzo. In realtà Nietzsche ammirava quella ragazza, in quanto rappresentava tutto ciò che lui avrebbe voluto essere e non era: spregiudicata, anticonformista, antiborghese, libera, egoista senza farsene un problema o una colpa. Era lei il vero "superuomo" di cui andava scrivendo nello Zarathustra. Alla fine, sentendo di essere stato spudoratamente strumentalizzato da Elisabeth, decise di rompere totalmente con lei.


Nietzsche si ritrovò, così, di nuovo solo; ma, pur soffrendone, non faceva nulla per uscire da questa condizione: si comportava anzi in modo da accettare il proprio isolamento, non dando il proprio indirizzo a familiari e amici, facendosi scrivere "fermo posta" e lasciando spesso passare molti giorni prima di andare a ritirare le lettere. Verso la fine del 1883 ebbe una serie di attacchi e decise di lasciare Genova per Nizza, prendendo l´alloggio definitivo alla Pension de Genève, che doveva diventare la dimora abituale dei suoi inverni. A fine anno, comunque, i malesseri tornarono intensi. A Nizza venne a stanarlo un suo giovane ammiratore: Paul Lanzky. Era proprietario di un albergo a Vallombrosa e Nietzsche, sempre alla disperata ricerca di discepoli, se ne entusiasmò immediatamente, anche perché l´altro lo chiamava "venerato maestro" ed era la prima colta che gli capitava. Lanzky gli leggeva ad alta voce Stendhal e si rendeva utile con altri piccoli servigi; ma Friedrich si stancò presto di lui: lo trovava noioso, superficiale e presuntuoso. Più intenso, anche se molto più breve, fu il legame con Joseph Paneth: medico e fisiologo viennese nel giro di Sigmund Freud, molto interessato alla filosofia. I 2 s´incontrarono e cominciarono a frequentarsi con molta assiduità, conversando su moltissimi argomenti. Il fatto che Paneth fosse ebreo (sia pur laico) non disturbava affatto Nietzsche, che per tutta la vita ripudiò sempre l´antisemitismo, il razzismo e lo stesso nazionalismo. Altro incontro che fece a Nizza fu quello con la trentenne austriaca Resa von Schirnhofer, su suggerimento di Malwida: sempre intenzionata a trovargli una moglie. Nietzsche, che aveva appena finito la terza parte dello Zarathustra, accolse Resa con gioia e grande disponibilità, e lei si trattenne per una decina di giorni. Era una ragazza di buon carattere, piuttosto semplice, e con lei Friedrich era allegro, rideva facilmente e, come capitava spesso quando c´era una donna giovane e sola a fargli compagnia, si dimenticava dei suoi malanni: infatti non ebbe neanche un attacco. Lei stessa raccontò:
Nietzsche, che come pensatore era così privo di ogni inibizione, come uomo era di una sensibilità squisita, piena di tatto e di delicatezza e di maniere nei confronti del sesso femminile… Nei suoi modi non c´era nulla che potesse disturbarmi.
Si rividero in estate a Sils-Maria e in quell´occasione Resa trovò un uomo molto diverso: malato e sofferente. Nietzsche fu molto cortese con lei, anche se confidò a Malwida di non trovarla affatto attraente.


Poco dopo tornò a Basilea a casa degli Overbeck, che lo trovarono in condizioni penose. Uno di loro raccontò a Erwin Rohde:
Era in uno stato di perenne smarrimento dovuto al suo isolamento fattosi a poco a poco terribile… Al suo Zarathustra sono per lui collegate grandissime speranze, soprattutto alla dottrina, che vi è rivelata, dell´eterno, meccanico ritorno di tutte le cose. Soltanto nel mondi delle sue visioni è ancora momentaneamente felice.
Nemmeno gli amici più intimi credevano in lui; lo consideravano piuttosto un caso umano, di uno che ha perso la bussola e si rifugia nelle proprie fantasticherie prendendole sul serio. Se gli stavano vicini era per affetto, non certo perché pensassero di aver a che fare con un genio incompreso. Dopo 2 settimane a Basilea puntò su Zurigo, passando da Airolo, per conoscere un´altra ragazza suggeritagli da Malwida. Si trattava di Meta von Salis-Schirnhofer, bellissima aristocratica dalle idee moderne (era femminista e progressista). Alla fine del loro primo incontro Nietzsche le chiese di rivederla ancora; e il giorno dopo ripartì per Sils. Ebbero modo di rivedersi e di frequentarsi solo 2 anni dopo e più ancora nel 1887. Benché Meta studiasse filosofia, Friedrich aveva smesso di cercare un discepolo nel mondo femminile. Sulle donne aveva maturato certe convinzioni, non tutte benevole, ma quasi sempre azzeccate e che andava scrivendo nei suoi libri. Con lei non andò oltre, poiché aveva ormai abbandonato le sue velleità sentimentali.


L´ultima illusione di trovare una partner, Nietzsche l´aveva coltivata nell´estate del 1884, quando si trovava a Zurigo, con Helene Druscowitz: un´altra candidata di Malwida. Era una viennese allora ventottenne, straordinariamente dotata per gli studi. Friedrich la prese sul serio e pensò di farne una sua discepola e anche qualcosa di più. Fu però un intento di breve durata, poiché notò subito che la giovane manifestava una certa instabilità mentale. Una che gli piaceva molto era la giovanissima (aveva 20 anni) moglie del barone von Seydlitz, Irene, di origine ungherese: attraente, allegra e sempre disponibile a rimpinzarlo di dolciumi. Benché fosse sposata, a Nietzsche andava bene così: per lui poter ammirare una donna e goderne la compagnia senza che ci fossero rischi di arrivare al sodo, com´era stato con Cosima Wagner e con Lou, era la situazione migliore. Dunque, dopo l´estate del 1884 Nietzsche capì definitivamente che le donne non erano fatte per lui. Da allora preferì la compagnia delle vecchie signore, che del resto non gli erano mai dispiaciute. Con loro era gentilissimo e deferente, soprattutto con le più anziane. L´evento più importante di quella stagione fu, almeno a suo dire, la visita del barone Heinrich von Stein, che venne a trovarlo per qualche giorno a Sils. I 2 conversarono amabilmente dei più svariati argomenti e Friedrich lo iscrisse d´autorità fra i suoi discepoli e sognò subito di formare a Nizza una conventicola di "giovani di una determinata qualità". Con tutta probabilità era una delle sue tante forzature, un parto della sua inguaribile ingenuità.


Da quando era stato pubblicato lo Zarathustra l´autoesaltazione di Nietzsche, latente a partire dalla sua prima opera filosofica, era diventata – negli scritti e nelle lettere agli amici più intimi – quasi sistematica. Questa esaltazione restava tale però solo nelle lettere, mentre spariva nei rapporti diretti: fu forse per questo che nessuno sospetto il suo imminente crollo psicologico. Anche se non era capace di vivere con gli altri, la solitudine gli pesava enormemente. Era per questo che, prendendo quasi sempre degli abbagli clamorosi, si attaccava a chiunque avesse anche lontanamente l´aria di capirlo: poiché la solitudine era innanzitutto interiore, e la si percepiva meglio proprio quando era in mezzo agli altri. La semicecità e la cattiva solute facevano il resto: anche perché lui prendeva sul tragico persino i malanni più banali.


A settembre la madre di Nietzsche si fece intermediaria per una riconciliazione fra i 2 fratelli che non si parlavano, almeno per lettera, da parecchi mesi. Decisero d´incontrarsi a Zurigo e, pur riconciliandosi, Friedrich prese male l´annuncio della sorella del suo imminente matrimonio. Elisabeth trovò il fratello molto stanco e rimase allarmata dalle sue ricorrenti paresi. Nella città svizzera ebbe modo di rivedere molti amici. Incuriosiva molte ragazze poiché il Zarathustra gli aveva dato la fama d´intrigante misogino. Durante le 5 settimane che trascorse lì aveva avuto modo di distrarsi da se stesso e quindi dai suoi mali che lo lasciarono eccezionalmente in pace. Ai primi di novembre ripartì per la Costa Azzurra e da allora in poi la sua agenda fu questa: inverni a Nizza, estati a Sils, stagioni intermedie a Naumburg e a Venezia, ospite di Gast. L´amico però preferiva di solito svignarsela lasciandogli la casa a disposizione. Altra sua meta saltuaria fu Lipsia (sede dei suoi editori) e un anno visitò anche Firenze: che però, come già Roma, non gli piacque affatto. Questa routine annuale si protrasse fino ai primi mesi del 1888, quando scoprì quella Torino che gli sarebbe stata fatale.


Sia a Nizza sia a Sils-Maria Nietzsche aveva una cerchia di conoscenze, soprattutto vecchie signore. Era noto come un innocente burlone cui piaceva fare scherzi di dubbio gusto: "era un bambinone" raccontò uno degli ospiti di Sils. In realtà egli non era certo tipo da movimentare e movimentarsi la vita. A Sils affittava una camera modestissima per 1 franco al giorno, nella casa di Gian Rudolf Durisch che aveva anche un piccolo spaccio di prodotti alimentari. Viveva in condizioni di estrema indigenza, ma conservava una grande attenzione – quasi maniacale – per la pulizia personale, del corpo, dei vestiti, della biancheria intima che portava rigorosamente di lana. Ogni mattina quando si alzava si lava allungo con l´acqua gelida della montagna, abitudine contratta ai tempi del regime quasi militare di Pfora. Andava in giro con abiti lisi ma puliti e sempre in perfetto ordine: aveva rinunciato al comfort borghese, non al decoro borghese. Probabilmente viveva anche al di sotto delle sue reali possibilità economiche, un po´ perché era sempre stato attento ai soldi e un po´ perché temeva di perdere la pensione dell´Università di Basilea che in teoria sarebbe dovuta durare solo 6 anni e che invece gli fu periodicamente e generosamente rinnovata fino al 1897: quando, col successo dei suoi libri, non ne aveva più bisogno. Sopportava questa situazione di povertà quasi ascetica con rassegnazione e grande dignità. La rinuncia al benessere, forse perché non era stato veramente interessato agli oggetti e alle cose materiali, non era certamente la più dolorosa delle tante che aveva via via dovuto fare. Non arrivava a Sils se prima non aveva ricevuto un telegramma di Durisch che lo assicurava che la neve si era completamente sciolta: non la tollerava, cosa curiosa per uno che era abituato fin dall´infanzia a passare le vacanze, estate e inverno, in montagna. Si alzava alle 6 (talvolta alle 5), si faceva il tè oppure una tazza di cacao sgrassato che riteneva molto energetico e meno eccitante, e lavorava fino alle 11; alle 12 andava a mangiare in un modesto albergo, una mezz´ora prima degli altri perché detestava udire le conversazioni inutili e preferiva mangiare da solo ordinando quasi sempre lo stesso menu: bistecca al sangue con piselli o spinaci, una grande omelette marmellata di mele, il tutto innaffiato da un bicchiere di birra cui finì per rinunciare perché abolì totalmente gli alcolici e ogni tipo di eccitante. Di pomeriggio faceva lunghe passeggiate, armato d´un bastone e del suo inseparabile parasole grigio e bianco, di cotone, foderato di blu e di verde; i tragitti erano sempre gli stessi, perché potesse avventurarsi con una certa sicurezza. A volte faceva passeggiate più lunghe e allora si portava dietro le provviste e qualche libro che metteva in uno zainetto o in una borsa di cuoio che portava a tracolla. Durante queste passeggiate parlava spesso tra sé e sé, a voce alta, per fissare i propri pensieri che poi rielaborava con calma a casa. Quando rientrava lavorava per un altro paio di ore; per scrivere doveva inforcare un doppio paio di occhiali. La sera cenava alle 19 in camera sua: "qualche fettina di prosciutto, 2 tuorli d´uovo e 2 panini" come riferì alla madre che, da parte sua, lo riforniva periodicamente di cibo e soprattutto il rabarbaro a pezzi, di dolci di miele di favo di cui era capace di divorare enormi fette in un solo giorno. Ci teneva molto alla linea, aveva il terrore d´ingrassare, ma ai dolciumi non sapeva resistere. La sera non usciva mai di casa e se questo era comprensibile a Sils dove non c´era nulla da fare, a Nizza era dovuto al fatto che la notte era per lui impraticabile, mezzo cieco com´era. Nella casa di Sils lo sentivano camminare su e giù, per ore fino a notte fonda parlando a voce alta ed è molto probabile che facesse altrettanto a Nizza. Spesso si svegliava di soprassalto nel cuore della notte perché era stato illuminato da un´idea che annotava su un taccuino che teneva accanto a letto. La scansione della giornata a Nizza era più o meno la stessa, con qualche piccola variante. Qui mangiava alla table d´hôte dato che non poteva fare diversamente perché era a pensione, e la sera dopo cena se ne stava per un paio d´ore nel salone dell´albergo, seduto sempre sulla stessa poltrona, scelta perché era posta sotto una grande lampada munita di abat-jour, e leggeva il Journal de debats, il suo quotidiano preferito che si faceva mandare anche a Sils. A Nizza passeggiava un´ora la mattina e 3 il pomeriggio, sempre sullo stesso percorso perché non c´erano alternative a meno che non s´inerpicasse nell´entroterra, cosa che faceva raramente e solo in compagnia. Qualche volta la sera si faceva portare a Montecarlo, ma solo a sentire un concerto e mai solo. A Nizza i suoi contatti sociali erano ancor più esigui, anche perché alla Pension de Genève alloggiavano soprattutto inglesi; e Nietzsche ignorava la loro lingua. A Sils invece Nietzsche aveva rapporti anche con i locali. Con questa gente ci stava volentieri perché non lo assillavano con discussioni troppo impegnative mentre, in genere, si teneva alla larga dagli intellettuali e dai docenti universitari: detestava il cicaleccio pseudo-colto. Andava talvolta a farsi visitare dal medico del paese, ma pare che non seguisse mai i suoi consigli. Un rapporto molto affettuoso lo aveva con la figlia del padrone di casa (la dodicenne Adrienne) e in genere con tutti i bambini :
Il suo carattere taciturno, il suo viso chiuso si aprivano rapidamente… Faceva qualche passo in mezzo a loro, gli prendeva le mani, faceva gesti affettuosi. Non arrivava mai a Sils-Maria senza portare alla bambina del suo padrone di casa un giocattolo, un regalo, un ricordo.
Ma accadeva anche che i ragazzini più grandi, vedendo quello strano signore vestito dimessamente, che camminava un po´ curvo, con un ombrello in piena estate, parlando da solo, gli dessero la baia e lo prendessero a sassate. Lui non protestava, subiva e non si arrabbiava. Le sue lettere sono piene di elogi a Sils e Nizza, al loro clima, all´aria secca, alla luce giusta. In realtà le detestava: passava il tempo lì perché non poteva fare altro. La cattiva salute e soprattutto la semicecità gl´imponeva confini precisi: doveva stare sempre negli stessi luoghi, ben conosciuti, dov´era in grado di orientarsi. Era tormentato dal senso di solitudine e la pochezza delle persone che era costretto a frequentare lo umiliava. Si trovava particolarmente a disagio in quelle festicciole che la Pension organizzava ogni tanto per i villeggianti e alle quali, per spirito di cortesia e di timidezza, non sapeva sottrarsi. Nietzsche si sentiva estraneo a tutto, ma in special modo ai divertimenti collettivi: erano situazione che, per carattere e per i suoi handicap, non sapeva controllare. Inoltre la sua vista interiore, che a differenza di quella fisica era acutissima, scorgeva bene il sottofondo di malinconia e di angoscia che c´è sempre in queste manifestazioni di allegria forzata. Era una natura tragica e la sua figura goffa, a volte persino ridicola, non faceva che sottolineare questo suo tratto.


Nel gennaio 1885, in pochi giorni, Nietzsche scrisse la quarta parte dello Zarathustra e, poiché il suo editore (Schmeitzner) si era messo a pubblicare libri antisemiti e non gli pagava nemmeno i modestissimi proventi dei suoi, si mise invano alla ricerca di un altro editore. Per fortuna Overbeck era riuscito a far rinnovare per altri 3 anni la pensione dell´università e Friedrich poté pagarsi la pubblicazione del manoscritto, che uscì ai primi di maggio da uno stampatore, Naumann, in 40 esemplari: un´edizione per amatori. Da allora in poi Nietzsche pubblicò tutte le opere successive a sue spese: in Germania non si trovava più un editore disposto a investire un marco su di lui. A metà maggio Elisabeth si sposò con Bernard Förster: noto ideologo razzista e antisemita. Si trattava di un matrimonio di convenienza, del tutto privo di sentimenti. Friedrich, pur senza conoscere Förster di persona, lo disprezzava profondamente per le sue idee e lo considerava intellettualmente una nullità; lo ammirava solo per la sua vitalità di uomo d´azione. Tentò anche di manifestare la sua contrarietà alla sorella per quell´unione, ma non ne aveva la forza. Nell´unico incontro che ebbe col cognato, l´ottobre seguente, fu cordiale e accomodante.


Nel frattempo Nietzsche aveva lasciato Nizza per Venezia, alloggiando in una stanza d´affitto in calle del Ridotto. Era di pessimo umore e si angustiava soprattutto per gli occhi; dunque, appena possibile, ripartì per Sils, dove trascorse quell´estate del 1885. Il 15 settembre intraprese un lungo viaggio a tappe che si concluse a Nizza l´11 novembre. Cominciò a lavorare ad Al di là del bene e del male, mentre i suoi malesseri continuavano a perseguitarlo. Fu in questi mesi che Friedrich cominciò a progettare un´"opera fondamentale", definitiva, che organizzasse il suo intero pensiero (chiamata di volta in vola Volontà di potenza o Trasvalutazione di tutti i valori), e a cui lavorò fino agli ultimi giorni della sua vita cosciente, rinunciandovi, pare, in extremis: si trattava di un´impresa impossibile perché in totale contrasto con la natura più profonda del suo pensiero. Nietzsche non poteva fare un´opera né definitiva né sistematica: la sua cifra di filosofo stava infatti nella sua asistemicità e in un pensiero che si rimette continuamente in discussione, restando sempre "aperto". L´unità e la coerenza del suo pensiero è data dal fatto che tutti gli infiniti frammenti di questa materia incandescente provengono dalla stessa fonte e sono collegati fra loro, ma volerli sistematizzare in unicum significherebbe ricomprimerli nel nucleo originario annullando l´opera.


Ai primi di febbraio Elisabeth e Förster partirono per il Paraguay e Nietzsche, pur sollevato della partenza del cognato, si sentì addolorato per quella della sorella. A metà marzo Friedrich – di nuovo a Venezia – terminò il manoscritto di Al di là del bene e del male, che dovette anche ricopiare in bella in quanto sprovvisto di un amanuense. Qualche mese dopo, comunque, Gast si offri nuovamente di fargli da correttore di bozze. A quel punto Nietzsche ripartì per Naumburg, anche per fare compagnia alla vecchia madre rimasta sola. In realtà fu Franziska, ormai sessantenne, a tentare di tirare su l´umore del figlio. Friedrich si recò poi a Lipsia per vedere gli editori e l´amico Rohde, ma si sentì offeso per il loro atteggiamento di sufficienza e compassione che ebbero nei suoi confronti: facendolo sentire incompreso e alienato. Ai primi di luglio tornò a Sils e, dopo vani tentativi con vari editori, dovette rassegnarsi a pubblicare il suo ultimo manoscritto di tasca sua. Al di là del bene del male uscì ai primi di agosto del 1886, tirato in 200 copie; e lo stampatore Naumann si entusiasmò quando, circa 2 mesi dopo, ne aveva venduti la metà. D´altra parte Nietzsche ricevette un´offerta interessante dal suo primo editore (Fritzsch) che gli propose di comprare da Schmeitzner tutta la sua produzione precedente. Dopo una lunga e costosa trattativa, l´affare andò in porto. Friedrich decise di aggiungere delle prefazioni alle sue opere riedite: fu un lavoro impegnativo, che l´obbligo a prolungare il suo soggiorno in Engadina. Si recò poi a Nizza dove proseguì i lavori. Ma all´improvviso, il 23 febbraio 1887, la città fu scossa da un violentissimo terremoto che fece un migliaio di vittime e distrusse moltissime case. Alla Pension de Genève gli unici a rimanere imperturbabili furono una vecchia americana e Nietzsche. Quella stessa sera egli uscì a passeggiare tra le rovine e non sembrava particolarmente sconvolto: sembrava quasi divertito. Quell´inverno si era immerso nella lettura di diversi letterati e più di tutti lo conquistò Dostoevskij.


Nietzsche lasciò Nizza ai primi di aprile e giunse a Zurigo dove incontrò Meta, Resa e Overbeck. Nel frattempo dal Paraguay arrivò un´ennesima richiesta di soldi parte di Elisabeth: che assieme al marito chiedevano contributi per fondare una "colonia ideale". Friedrich, che le prime volte aveva tentennato, si decise a risponderle sdegnato che non si sarebbe lasciato coinvolgere in un´impresa di antisemiti; ma poi, subito dopo, inviò un´altra lettera molto più cortese in cui giustificava il suo rifiuto. Poiché in estate la città era eccessivamente calda, Friedrich ripartì presto in direzione delle Alpi. Dopo aver esitato fra diverse mete nuove, si rassegnò a tornare a Sils. La sua salute era di nuovo pessima; riuscì però a scrivere, in una ventina di giorni, Genealogia della morale: dove si occupa, fra l´altro, dell´aggressività, della repressione, delle nevrosi ossessive, che diverranno i temi della psicanalisi e di tanta della saggistica e della letteratura moderne. Anche stavolta dovette pubblicare a sue spese. Sul finire dell´estate venne a trovarlo, accompagnato dalla giovanissima moglie, il vecchio amico Paul Deussen, che si era affermato come uno dei maggiori studiosi della cultura indiana. I 2 non si vedevano da 14 anni e Deussen notò nel comportamento dell´amico "un riguardo e una premura eccessivi", e si sorprese che, al momento del commiato, avesse le lacrime agli occhi, "cosa che non avevo mai visto in lui". Era anche questo un segno della crescente fragilità psicologica di Nietzsche perché Paul era stato una delle pochissime persone, forse l´unica, con cui aveva tenuto un atteggiamento di superiorità. Il 19 settembre Nietzsche lasciò Sils e si fermò un mese a Venezia in compagnia di Gast e, a fine ottobre, tornò a Nizza: senza spere che era il suo ultimo soggiorno lì. Stava lavorando intensamente a L´Anticristo e, nonostante i suoi malanni, manteneva un aspetto sanissimo e apparentemente più giovanile di quello di un ultraquarantenne. Coloro che lo incontrarono in quel periodo ebbero impressioni del genere e nessun sentore di un imminente crollo mentale.


Il crollo mentale

Ai primi di aprile del 1888 Nietzsche annunciò ai suoi pochi amici di aver scoperto Torino. Era stato Gast a consigliargli questa città come meta ideale. In effetti la sua luce radente e la sua aria limpida rendevano un po´ meno opaca la sua vista; i lunghi viali che puntavano verso le montagne dirigendo lo sguardo all´infinito senza costringerlo a una problematica messa a fuoco, strade ottimamente lastricate e senza buche, ideali per un piede incerto. Inoltre, a differenza di Genova e Nizza, Friedrich vi trovava delle persone civili, di stampo europeo, che non cercavano di truffarlo a ogni passo, cosa che con lui – menomato e ingenuo – era un gioco da ragazzi. Per la prima volta, infatti, il luogo non finì col deluderlo, ma rispose alle sue attese di salute. Nei 2 mesi che durò il suo primo soggiorno a Torino ebbe solo 4 attacchi non gravi: compreso quello del giorno del suo arrivo, inevitabile perché i viaggi continuavano a scuotere il suo sistema nervoso. Nietzsche approfittò del suo notevole miglioramento fisico per lavorare alacremente. Oltre a L´Anticristo, stava lavorando a Il caso Wagner: un durissimo pamphlet contro l´ex amico. L´estate di quell´anno la trascorse di nuovo a Sils, dopodiché, ai primi dell´autunno, tornò a Torino per la seconda volta. In questa fase stava vivendo in uno stato di pericolosa euforia, in bilico ormai fra ragione e follia, e scriveva lettere tremendamente aggressive a tutti i suoi amici e conoscenti.


In quel periodo l´operatore culturale danese Morris Cohen (che aveva adottato lo pseudonimo di George Brandes) stava tenendo un ciclo di conferenze su Nietzsche. I 2 avevano stretto un rapporto amichevole solo un anno prima e Brandes, in occasione di queste conferenze, aveva chiesto a Friedrich d´inviargli anche una foto e un curriculum vitae. Quello che Nietzsche scrisse in tale documento era ampiamente mistificatorio: in particolare sosteneva di essere un nobile polacco imparentato con Goethe e Schiller, di essere un ex ufficiale dell´esercito e di aver fondato un circolo filologico a Lipsia. Quella d´essere un nobile polacco era una fissa che gli era venuta da qualche tempo, un po´ in odio ai tedeschi e molto per la sua attrazione per l´aristocrazia: era il senso d´inferiorità del piccolo borghese di provincia di cui non era riuscito a liberarsi del tutto. Brandes si bevve le balle del curriculum, ma rimase basito dalla foto: ritraeva un uomo dall´aspetto molto più ordinario e borghese di quanto si attendeva per l´autore dei saggi che aveva letto. Ad ogni modo, tali conferenze segnarono l´inizio del riconoscimento dovuto per Nietzsche.


A Torino Friedrich si sentiva bene, ma era spaventosamente solo, più di quanto lo fosse mai stato nella sua vita già appartata, ritirata, sacrificata. A Nizza e Sils una compagnia ce l´aveva per forza: volente o meno era costretto a frequentare della gente. Nella città sabauda, notoriamente chiusa, sarebbe stato difficile fare conoscenze anche a un uomo molto più disinvolto di lui. Inoltre era straniero in un paese di cui non conosceva la lingua, perché in tanti anni di permanenza in Italia non l´aveva mai imparata. In tali condizioni l´isolamento divenne assoluto; e se la solitudine gli era necessaria per quella che considerava ormai la sua "missione", era però deleteria per il suo equilibrio psichico e per la sua salute. Da anni le sue lettere oscillavano in modo schizofrenico fra l´esaltazione della solitudine – che gli permetteva di realizzare la sua opera – e il lamento per il "vuoto mostruoso" in cui si era andato a cacciare. Aveva preso in affitto una stanzetta al 5° piano di via Carlo Alberto 6, nell´abitazione di Davide Fino: rivenditore di giornali nella piazza attigua. Era la sistemazione ideale per un grafomane come lui, perché era vicinissima al palazzo della posta. A parte la famiglia del suo padrone di casa (una moglie e 3 figli, tutti di basso spessore culturale), non frequentava nessuno. La mattina presto faceva una breve passeggiata solitaria spingendosi, in genere, fino al Valentino; al pomeriggio una più lunga al parco Michelotti che lo portava a volte fuori città; la sera in riva al Po. Pranzava e cenava sempre da solo, in trattorie modestissime; però gli piacevano anche i caffè eleganti di cui Torino abbondava. Si estasiava per i concertini di piazza e seguì anche un concorso di bellezza. Ai caffè leggeva diversi giornali e si rimpinzava di dolciumi. Non accadeva mai che qualcuno venisse ad attaccare discorso con quel signore solo, chiuso in se stesso, dall´aria malinconica e vestito modestamente. Non risulta che Nietzsche a Torino abbia avuto contatti con la numerosa comunità tedesca. Talvolta la sera andava a teatro, prediligendo la Carmen e le operette. Ma normalmente la sera la passava in camera sua a scrivere, leggere o a suonare il pianoforte: la famiglia Fino infatti ne aveva 2 in casa e per ore potevano sentire al di là della porta una musica ossessiva, che Nietzsche stesso componeva e che aveva tanto esasperato Gast (la trovava "cupa").


Ai primi di giugno il termometro superò i 30° C e per Nietzsche, che sopportava solo temperature da serra, era venuto il momento di ripartire per Sils. Appena arrivato fu di nuovo travolto dai suoi vecchi malesseri, ai quali si aggiunsero violente coliche, dissenteria e infiammazione delle gengive. Tuttavia lavorava sodo: oltre a Il caso Wagner e a L´Anticristo, stava lavorando a il Crepuscolo degli idoli. Scriveva fino a notte fonda e poi si coricava; ma a volte, colpito da un pensiero improvviso, si alzava alle 2 o alle 3 per fissarlo su carta e continuava fino all´alba. Naumann, lo stampatore, gli restituì il manoscritto del Caso Wagner perché era incomprensibile: ai vari disturbi si era infatti aggiunto un tremore alle mani che rendeva ancor più incerta la sua grafia, nonostante si fosse appositamente procurato dei pennini speciali: più larghi, meno duri, meglio adatti alle sue condizioni. Il libro uscì perciò in ritardo, a metà settembre. A settembre, appena Nietzsche tornò a Torino, tutti i suoi malesseri cessarono di colpo. C´era anche qualcosa di totalmente nuovo: un´energia, una pienezza di vita che non aveva mai avuto, nemmeno a 20 anni. Dormiva come un sasso, mangiava con grande appetito e aveva abbandonato ogni dieta. Se fosse stato lucido con se stesso – ma ormai cominciava a non esserlo più – avrebbe capito che quell´improvvisa sensazione di benessere era sospetta, che c´era anzi qualcosa di lugubre, un annuncio sinistro. Per la prima volta poteva dedicare tutte le sue forze alla sua opera e infatti si buttò con euforia e voracemente sul lavoro: in meno di 3 mesi terminò L´Anticristo e Il crepuscolo degli idoli, scrisse Nietzsche contra Wagner, i Ditirambi di Dioniso ed Ecce homo. Non furono le sue opere più importanti; la più importante delle 5 era Ecce homo, la su autobiografia intellettuale. Fu scritta alla fine dell´ultimo periodo torinese, quando Friedrich nella vita quotidiana dava già chiari esempi di squilibrio. Dal punto di vista biografico il saggio è assai poco verosimile, ma non a livello strettamente intellettuale: rilevante è l´autoesaltazione che qui lo porta a porsi al di sopra di altri grandi letterati e filosofi del passato, ma finalizzata principalmente a evidenziare quanto Nietzsche si sentisse in anticipo sui tempi e quindi difficilmente comprensibile dai suoi contemporanei. Inoltre la sua padronanza del materiale linguistico raggiunge qui la perfezione. In quel periodo, comunque, Friedrich cominciò a deteriorarsi nella vita quotidiana e di relazione. Un segnale fu una straordinaria aggressività verbale – sempre però espressa a distanza, per lettera – nei confronti di amici e conoscenti, quasi volesse rompere ogni legame col mondo esterno e rimanere completamente, assolutamente solo. Si era stufato di "fare il bravo", di mostrarsi accomodante, benevolo, mite, come aveva fatto tutta la vita, solo che si era messo a sparare nel mucchio: divenne brusco e offensivo sia con persone che avevano qualche torto vero sia con amici che lo avevano sempre trattato bene. Come se queste rotture non gli bastassero, come se i legami col mondo fossero ancora troppo per i suoi gusti, decise anche di non frequentare più Carl Clausen (il direttore della libreria Loescher), l´unico con cui a Torino potesse scambiare 4 parole di un certo spessore.


Nietzsche camminava solo per le strade della città piemontese e nella sua mente passavano i fantasmi degli amici di un tempo che, per una ragione o per un´altra, aveva perduto. La sorella amata e odiata era lontana, la madre non poteva capirlo; gli rimanevano solo Gast e Overbeck. Ma nemmeno nei loro confronti nutriva sentimenti veramente amichevoli: se non fosse stato per l´esaurimento imminente avrebbe forse rotto anche con loro. In quegli ultimi mesi, quando la mente vacillava e Friedrich non era più in grado di controllare i suoi veri sentimenti e risentimenti, venne allo scoperto uno dei tratti più sgradevoli della sua personalità: il rancore accumulato in silenzio e dissimulato per anni. Umiliato dalla vita, reputava gli altri responsabili della sua sventurata esistenza, nessuno escluso, e scaricò loro addosso la sua rabbia impotente. Nel frattempo stava smarrendo sempre più il senso della realtà, dilatava tutto ciò che lo riguardava, anche le cose più banali, a dimensioni oniriche: c´era un modo speciale di aprirgli la porta, i camerieri si precipitavano al suo tavolo ed erano particolarmente gentili, quando entrava in un negozio ogni viso si trasformava, per strada le donne lo guardavano, la fruttivendola sceglieva proprio per lui i grappoli d´uva più dolci – cosa che lo commuoveva fino alle lacrime – e aveva abbassato i prezzi, se pensava a una persona ecco che gli arrivava subito una lettera, nulla era più casuale. Che lo guardassero in modo particolare è molto probabile, perché ora faceva continue smorfie, ghignava "per mezze ore", non riusciva a dare compostezza al suo viso. Stava perdendo il controllo del proprio corpo: quello emotivo se n´era andato da un bel pezzo, ora gli bastava un brano musicale per sciogliersi in pianto. La sera, dai Fino, lui, di solito così educato e timoroso di recar disturbo, suonava il pianoforte fino ad ore impossibili la sua "cupa musica", con crescente fastidio dei padroni di casa. La sua megalomania aumentava, pur restando circoscritta al campo della filosofia e della letteratura: cioè all´area di sua competenza, ad autocompensazione della sottostima da cui era circondato. Ma nelle lettere dell´ultimo periodo torinese c´è un salto di qualità: Nietzsche non si esaltava più solo come letterato e filosofo, ma credeva di essere diventato anche un uomo d´azione. Si stava persuadendo che un radicale mutamento della storia del mondo fosse imminente per mano sua: percepiva se stesso come un demiurgo, un protagonista assoluto della politica mondiale e nella sua immaginazione arruolava ufficiali prussiani, il capitale ebraico e quant´altro alla sua causa. Nel giro di pochi mesi le sue fantasie lo trascinarono in un vero delirio di onnipotenza e quindi all´autodistruzione. Peter Gast invece di allarmarsi e di calmare i bollenti spiriti del suo maestro, come a volte aveva saputo fare in passato, contribuiva ad attizzarli. Non si rese mai conto che l´amico stava perdendo il senno, neanche quando Friedrich gli scrisse uno di quegli inequivocabili "biglietti della follia", vergato oltretutto con una calligrafia molto diversa da quella sua solita. La parte lucida del cervello di Friedrich avvertiva che ce n´era un´altra che avanzava e lo sopraffaceva, qualcosa di orribile di cui aveva una confusa coscienza, tanto che in un lettera di dicembre si era firmato "il mostro". In mezzo a questo sfacelo e parallelamente a esso, Nietzsche riuscì a seguire puntualmente, e con la massima lucidità, la sua attività di scrittore, in una sorta di scissione schizofrenica fra uomo e autore ben nota alla psichiatria. In Ecce homo (scritto fra il 15 ottobre il 4 novembre) traspare un opprimente senso della fine imminente; del resto non si scrive la propria biografia se si pensa di avere ancora una vita e un futuro.


Alla fine di quell´anno Friedrich – che a Torino si sentiva in uno stato di grazia – rimase immune, per la prima volta dopo tanto tempo, dei suoi malesseri che lo colpivano regolarmente da Natale a Capodanno.


La mattina del 3 gennaio 1889 Nietzsche uscì di casa e s´imbatté in quel fatidico cavallo frustato a sangue dal suo cocchiere, che lo spinse ad abbracciarlo disperato per poi cadere svenuto: era precipitato definitivamente nella follia. Davide Fino, che aveva l´edicola a breve distanza, si recò a soccorrerlo. Riaccompagnato a casa, il filosofo giacque per circa 2 ore sul divano in stato di semi-incoscienza; dopodiché si alzo e iniziò a scrivere. Da quel pomeriggio Friedrich inviò per posta una raffica di biglietti deliranti ad amici e conoscenti, ma anche a personaggi pubblici di altissimo livello: il re Umberto, Crispi, l´imperatore Guglielmo, Bismarck, il cardinale Mariani (il segretario di Stato del Vaticano) e forse anche al Papa. Quasi tutti i biglietti erano firmati Dioniso o Il crocifisso, avevano una calligrafia inconfondibile, ma diversa da quella abituale (anche rispetto ai giorni precedenti). Era da un anno che Nietzsche scriveva in modo impossibile: facendo delle abbreviazioni tutte sue, saltando lettere e sillabe, usando quasi esclusivamente consonanti, con una grafia sempre più nervosa, ma ancora abbastanza chiara. Nei "biglietti della follia", invece, la scrittura era larga, le lettere enormi e nell´insieme si ha l´impressione di una grande sgangheratezza. Inizialmente nessuno degli amici più prossimi di Nietzsche si accorse che era impazzito, forse perché erano ormai abituati alle sue stravaganze che nell´ultimo anno erano andate crescendo. Quando la gravità del suo stato fu evidente anche a loro, fu Overbeck a recarsi a Torino per soccorrere l´amico. Franz giunse nella città sabauda l´8 gennaio e trovò Friedrich pallido, magro e sporco. Appena si accorse di lui, Nietzsche lo abbraccio singhiozzando e, quando alla fine si calmò, iniziò a farfugliare di cose inverosimili. Nelle ore che seguirono, Overbeck assistette al susseguirsi in Friedrich di stati di totale apatia a momenti di delirio convulso e sofferenza. Il povero folle arrivò a denudarsi e ballare, gridando ogni sorta di oscenità. Versava in quelle condizioni da circa una settimana, senza quasi toccare cibo e ingurgitando enormi quantità d´acqua. Aveva perso la cognizione del denaro: strappava biglietti di grosso taglio e li buttava a pezzetti nel cestino, oppure pagava somme spropositate per piccoli servigi. Quando non era in stato catalettico ballava nella sua stanza e suonava giorno e notte il piano in modo rumorosissimo; sicché Davide Fino andò a cercare uno psichiatra: il professor Carlo Turina, titolare di una clinica a San Maurizio Canavese. Fingendosi un amico di famiglia, Turina visitò Friedrich per 4 giorni consecutivi e gli prescrisse bromuro e sonniferi in dosi massicce, e puscilocarpina per i suoi occhi malandati. Poiché Nietzsche era incontenibile e stava diventando uno scandalo pubblico, Fino si decise a rivolgersi alla polizia; Overbeck giunse appena in tempo prima che l´amico fosse internato in un manicomio locale. Overbeck si era assunto l´incarico di riaccompagnare Nietzsche a Basilea il giorno seguente al suo arrivo. Purtroppo la mattina del 9 gennaio fu arduo spronare Friedrich ad alzarsi e partire, tanto che Franz dovette accampare una scusa fantasiosa per motivarlo: gli fece credere che alla stazione si stavano preparando solenni accoglienze per lui. Prima uscire Nietzsche pretese di portare con se la papalina da notte di Fino che indossò trionfalmente e che nessuno riuscì più a togliergli per tutto il viaggio. Alla stazione si mise a rincorrere la gente con alte grida: voleva abbracciare tutti. Ad accompagnare Overbeck c´era Leopold Bettmann: dentista tedesco (che però si spacciava per un medico con alti titoli accademici e che sperava di approfittare di quell´incarico per intascare un bel gruzzolo) che viveva da tempo in Italia, al quale era stato indirizzato dal consolato germanico. Nel primo pomeriggio il treno, finalmente, partì da Torino. Il viaggio fu funestato dai ciclici deliri di Friedrich, che al tempo stesso atterrivano e commuovevano l´amico. Alle prime ore dell´alba seguente i 3 giunsero a Basilea e Franz tirò fuori l´ennesima panzana per ammansire Nietzsche onde evitare altre scenate in pubblico.


Quando giunsero all´istituto psichiatrico (la Friedmatt), Nietzsche non si rese conto di dove fosse. Era di ottimo umore e diceva di sentirsi benissimo, tanto che fu estremamente cordiale con tutti. Parlava però continuamente, in modo confuso, senza che i suoi discorsi, almeno per quanto ne potevano capire i medici, avessero un nesso logico. Alle domande rispondeva parzialmente oppure per niente. Durante le passeggiate parlava a voce altissima, urlava, cantava, gesticolava e talora si svestiva e si sdraiava a terra. La notte era insonne, si alzava continuamente per lavarsi, parlando incessantemente. Ai medici e agli infermieri chiedeva ossessivamente che gli procurassero delle donne, cosa che aveva già fatto con Bettmann durante il viaggio in treno. Il 13 gennaio Friedrich accolse calorosamente la madre, che era venuta a trovarlo da Naumburg, e parlò allungo con lei finché, improvvisamente, s´innervosì per una ragione oscura e fu fatto allontanare. Dopo che lo ebbe tenuto in osservazione 8 giorni, la diagnosi del dottor Wille (che Nietzsche neanche aveva riconosciuto il giorno del ricovero) fu "paralisi progressiva", senza speranze di guarigione.


Nietzsche rimase a Basilea poco più di una settimana perché la madre voleva che fosse trasferito in una città più vicina a Naumburg e aveva convinto Overbeck a farsi intermediario presso il professor Otto Binswagner: uno specialista della "paralisi progressiva", che dirigeva a Jena un manicomio privo strutture e metodi repressivi (celle, sbarre e camicie di forza), considerato allora all´avanguardia. Friedrich partì da Basilea il 14 gennaio, accompagnato dalla madre, un infermiere e da un medico (Ernst Mähly) che, senza visitarlo, aveva formulato l´improbabile diagnosi di sifilide. Il viaggio in treno iniziò tranquillo ma, a metà tragitto, Nietzsche ebbe una reazione violenta nei confronti della madre, mentre lo accompagnava al bagno. L´ingresso all´istituto di Jena fu analogo a quello nell´altro manicomio; il malato era in uno stato di assoluti smarrimento, poiché credeva di trovarsi altrove: a tratti credeva di essere a Naumburg, a tratti a Torino. Friedrich parlava incessantemente di svariati argomenti e senza un nesso logico, si esprimeva correttamente in tedesco ma talora si metteva a farfugliare stentatamente anche in italiano (lingua che non aveva mai imparato correttamente). Quanto al contenuto, si notava la dispersione d´idee nel suo parlato che si accompagnava sempre ad una mimica molto vistosa ed eccessiva. I medici di Jena rinunciarono quasi subito a dargli la compagnia di altri alienati più o meno al suo livello; del resto Nietzsche non dimostrò mai alcun interesse per gli altri malati: non gli parlava e non aveva rapporti con loro. All´inizio, inoltre, si rinunciò a ricoverarlo nel reparto "pazienti tranquilli". Nietzsche rimase nel manicomio di Jena 14 mesi: dal 18 gennaio 1889 al 24 marzo 1890. La diagnosi fu la stessa di Basilea: paralisi progressiva. I bollettini medici riportano che nei primi mesi Friedrich versava in condizioni terribili: l´irrequietezza dei deliri, accompagnata dalla totale trascuratezza comportamentale e igienica, era assai frequente. Tuttavia le sue condizioni iniziarono a migliorare a partire dall´autunno successivo; dall´aggressività e dall´irrequietezza Nietzsche era passato a uno stadio di crescente calma e torpore: il che era inevitabile per la costante assunzione di calmanti e sonniferi ma, successivamente, anche per le amorevoli cure della madre. Per i primi 7 mesi era stato impedito a Franziska di vedere il figlio, per non solleticarne l´estrema eccitabilità, ma anche per il giudizio di sufficienza che ne avevano i medici. I primi 3 mesi Friedrich li trascorse in isolamento, poi a marzo fu trasferito nel reparto "tranquilli", in una stanza spoglia insieme ad altri 2 malati. La sua autosufficienza però restava parziale: la notte dovevano continuare ad isolarlo e doveva essere aiutato a cambiarsi. Alternava momenti di relativa lucidità, in genere molto brevi, a stati di agitazione, anche di furore, o più spesso di torpore; passava molto tempo sdraiato sul letto o stravaccato sul divano a parlare da solo e tenendo in mano un biglietto da visita col suo nome, "professor Friedrich Nietzsche", che ripeteva come una litania, completamente indifferente a tutto ciò che gli stava intorno. All´arrivo di un medico o di un infermiere, però, si alzava precipitosamente e accorreva ad abbracciarli. Dei suoi vecchi interessi, l´unico al quale si mostrava ancora sensibile era la musica che, purtroppo, era rara nell´istituto. Una delle sue ossessioni era rubare oggetti ordinari e di scarso valore con i quali si riempiva le tasche: era molto attratto dalla berretta in dotazione alla clinica, tanto che era impossibile persuaderlo a privarsene. La madre poté andare a trovarlo per la prima volta solo il 29 luglio e Friedrich fu felicissimo di rivederla, le chiese anche di sua sorella. Quando qualche tempo dopo Franziska insistette perché mandasse un messaggio a Elisabeth, lui le scrisse un biglietto delirante con una grafia confusissima che poi diveniva indecifrabile. La madre comunque lo trovò in buone condizioni rispetto al periodo del ricovero e fu autorizzata ad andarlo a trovare più spesso, sottoponendosi a viaggi spossanti: cominciò a fare la spola fra Naumburg e Jena, ospite dei vecchi amici Gelzer. Le fu anche permesso di portare il figlio fuori dalla clinica a fare qualche passeggiata all´esterno dell´edificio. Nietzsche migliorò dal momento che le passeggiate le aveva sempre apprezzate e con Franziska faceva lunghe chiacchierate abbastanza coerenti, benché lui necessitasse di essere guidato nella conversazione o altrimenti si smarriva.


In quel periodo fece irruzione nella vita di Nietzsche un certo dottor Julius Langhben: storico dell´arte. Proclamandosi fervente ammiratore del filosofo, riuscì ad agganciare la madre e le disse che possedeva la terapia infallibile per guarire il figlio, al ché Franziska lo invitò subito a casa per ascoltarlo. Egli sosteneva che il male di era dovuto al suo allontanamento dal cristianesimo e che riavvicinandosi alla religione dei suoi padri la schizofrenia sarebbe stata composta. Franziska ottenne da Binswagner che Langhben potesse passare 4 ore al giorno (2 la mattina e 2 il pomeriggio) col paziente, passeggiando davanti al piazzale della clinica. L´esperimento andò avanti per un paio di mesi e Julius, oltre a essersi piazzato in casa di Franziska a Naumburg, voleva che lei gli cedesse la tutela giuridica del figlio e la pensione di Basilea. Franziska, pur di coltivare quella speranza di guarigione che i medici avevano negato, era disposta a concedere tutto. Fu proprio Nietzsche, invece, a smascherare l´impostore e a metterlo in fuga: un pomeriggio, mentre quello gli esponeva le sue teorie strampalate, gli spaccò un tavolo sul muso, gli mostrò i pugni e chiamò in aiuto gli infermieri; di Langhben non si sentì più parlare. Gast si fermò a Jena per 4 settimane, dopo 2 anni e 3 mesi che non vedeva Nietzsche ed era la prima volta che lo incontrava dopo il collasso di Torino. Fisicamente lo trovò in ottima forma, per nulla diverso dal Nietzsche di sempre; il malato lo abbracciò, lo baciò e volle più volte stringergli la mano. Tutti i giorni andavano a passeggiare insieme in città perché Binswagner aveva tolto il divieto di allontanarsi dal manicomio. Gast ammirò la memoria dell´amico, benché in un quadro di ricordi lucidissimi inseriva particolari totalmente inventati. Lo colpì di più il fatto che Friedrich s´impuntasse su cose insignificanti, inoltre c´erano ancora accessi di collera e d´ilarità. Per calmarlo e fargli fare quel che si voleva bastava però, almeno di solito, dargli un po´ di biscotti. Quando dovette ripartire, Gast era convinto che l´amico fosse incorso semplicemente in un´accentuazione di alcuni tratti caratteriali, specialmente quelli "umoristici". Dal 23 al 25 febbraio Nietzsche ricevette la visita di Overbeck, le cui impressioni furono meno ottimistiche: notò ovviamente che gli stati di furore erano quasi cessati, ma vide anche che Friedrich era molto più ottuso di quello, pur atroce, di Torino. Il malato lo saluto come se il loro ultimo incontro non fosse mai avvenuto. I 2 fecero lunghe passeggiate, anche fuori città, e fermandosi a mangiare in qualche trattoria fuori porta: chiunque li avesse visti, osservò Franz, non avrebbe notato nulla di strano, salvo che Nietzsche quando un cane o una persona gli comparivano davanti all´improvviso li prendeva a bastonate. Ebbero modo di parlare molto e "il corso dei suoi pensieri" rammentò Overbeck, "si lasciava deviare subito e si arrendeva a chiunque trattasse con lui per ultimo […] Il suo comportamento in genere mi dava a vedere il tratto fondamentale di una "tranquillità" che giungeva alla depressione o al torpore". Si sarebbero rivisti solo nel 1895, ma allora Nietzsche non era più in grado di riconoscerlo. Intanto il 16 febbraio Franziska si era trasferita a Jena affittandovi una casa. Voleva tirare fuori il suo Fritz dal manicomio e farlo vivere lì, con lei, sotto la supervisione dei medici; più tardi se la sarebbe riportato a Naumburg: questo il suo piano. Non era soddisfatta della terapia di Binswagner, malgrado l´evidente miglioramento: proprio questo, anzi, le rendeva difficile accettare la diagnosi infausta dei medici. Era convinta che con le sue cure e l´aiuto divino il suo Fritz sarebbe guarito. Non era nemmeno contenta del trattamento riservato al suo "bambino", come aveva preso a chiamarlo. Era rimasta sconvolta anche dalla descrizione che Gast aveva dato del trattamento ricevuto da Friedrich: a suo dire irrispettosa per un intellettuale del suo livello. Era vero che Binswagner ignorasse lo spessore culturale del suo paziente, il quale non poteva nemmeno permettersi un trattamento differente da quello della maggior parte degli altri malati: date le condizioni economiche critiche in cui versava sia lui sia la madre. Franziska, infatti, aveva una pensione modesta e , per campare, era costretta a fare l´affittacamere, quanto alla figlia Elisabeth aveva i suoi guai in Paraguay. Inoltre Nietzsche era stato inquadrato come paziente "straniero", il che comportava un sovrapprezzo, notevole, di mezzo marzo al giorno. Nel manicomio subiva le violenze e le piccole angherie cui erano sottoposti in genere questi malati. Un giorno lo stesso Binswagner si servì di Friedrich come caso clinico da illustrare a un gruppo di studenti e, nel far ciò, spronò il paziente a parlare di sé: il risultato fu una performance inconsapevolmente umiliante per il filosofo. Adesso la madre andava a prendere il figlio al manicomio alle 9 e ve lo riportava poco prima delle 19: facevano delle passeggiate interminabili, mattina e pomeriggio. Talvolta Nietzsche suonava il pianoforte nei locali in cui si fermavano a mangiare e in questo aveva conservato le sue capacità. Quando erano in strada, lui non aveva nessuna voglia di salutare le persone conosciute; per gli sconosciuti aveva invece una vera passione: l´interpellava da lontano, li salutava con molta effusione e si avvicinava festoso per stringer loro la mano, spaventandoli (prediligeva in particolare gli uomini in divisa). Generalmente il suo comportamento era decisamente infantile, benché la madre riuscisse quasi sempre a frenarne gli eccessi. Qualche volta, di pomeriggio, rimanevano a casa e lei gli leggeva amorevolmente qualcosa come se fosse un bambino al quale leggeva le favole: pur dubitando che lui capisse quello che gli leggeva, era conscia del fatto che ciò lo rasserenava. Queste abitudini preludevano a un´imminente uscita dal manicomio, che Friedrich attendeva impaziente. Franziska aveva trovato un altro alloggio, più confortevole, in Ziegelmühlenweg, presso una certa signora Schrön. Tuttavia quando Binswagner dette il suo assenso Nietzsche si mostrò restio a lasciare l´istituto, spaventato all´idea di lasciare un posto protetto come quello, tanto che occorsero nuove scuse per smuoverlo. Finalmente, il 24 marzo 1890, sotto dichiarazione di responsabilità della madre, Friedrich lasciò il manicomio.


A Jena madre e figlio conducevano una vita abbastanza tranquilla. Contrariamente a quanto avveniva in clinica, Nietzsche si cambiava da solo, forse per pudore. Facevano le solite passeggiate (spesso si fermavano dai Gelzer) e, 2 volte a settimana, Franziska portava Friedrich a fare i bagni di acqua salina bella vasca della clinica oculistica che frequentava per i suoi problemi agli occhi. Ogni tanto lei mandava un rapporto a Binswagner sull´andamento del figlio. Condussero questa vita per un paio di mesi. Il 12 maggio, però, Nietzsche sfuggì al controllo di Franzisca e, dopo ore di ricerca, fu ritrovato da un poliziotto che lo aveva trovato a fare il bagno nudo in uno stagno (in piena città). L´indomani arrivò a casa loro l´assistente di Binswagner, il dottor Ziehen: l´incidente aveva creato grande scandalo in città, ne andava del buon nome dell´istituto. Franziska fece in fretta e furia i bagagli, ingaggiò un giovane studente come accompagnatore e la sera stessa partì col figlio per Naumburg. Quì madre e figlio ripresero la loro routine: al mattino presto, dopo colazione, lunga passeggiata, in genere ai giardini pubblici ma azzardando anche qualche capatina in città; alle 12 rientravano, veniva il barbiere, poi Nietzsche si metteva un poco al piano; dopo pranzo andavano sulla veranda e Franziska gli leggeva per ore ad alta voce. Ormai anche lei aveva rinunciato a illudersi che il figlio capisse qualcosa di quel che gli leggeva, dava anzi segni di fastidio se cercava di stimolarlo fermandosi su un passo del testo. Questa solfa andava avanti fino a cena (che, com´era tipico dei paesi nordici, veniva consumata presto) e Friedrich s´ingozzava di panini al prosciutto e di cioccolata (mentre a pranzo preferiva il miele); poi di nuovo a passeggio fino alle 22, ora in cui la madre lo metteva a letto. Alle passeggiate Nietzsche teneva moltissimo e insisteva per farle ogniqualvolta a Franziska non andasse: erano uno dei pochissimi interessi che gli erano rimasti, insieme alla musica e ai bagni che andava a fare 2 volte a settimana in un laghetto, sorvegliato da un bagnino del municipio. A volte Friedrich si faceva prendere dalla smania di viaggiare, ma bastava niente perché si distraesse e si dimenticasse di tutto; s´impuntava invece su dettagli minimi e non c´era verso di smuoverlo con la ragionevolezza. Qualche pomeriggio, per rompere la monotonia di quella vita, Franziska lo portava dai Krug o dai Pinder (le famiglie degli amici d´infanzia); lui la seguiva come un cagnolino ma non sembrava particolarmente contento: i suoi interessi erano tornati quelli di un bambino.


Nel dicembre 1890 Elisabeth tornò temporaneamente in Germania per trovare il denaro necessario a ripianare le sue disastrose condizioni finanziarie: l´anno prima suo marito si era suicidato per via del fallimento nel quale era incorso il loro progetto di fondare una colonia ideale in Paraguay. Quella fu quindi un´occasione di rivedere la sorella ma, benché fosse ad accoglierla alla stazione con un grande mazzo di fiori, Nietzsche non parve molto interessato a lei. Elisabeth trovò però il tempo di occuparsi dei diritti d´autore del fratello che nel frattempo era stato formalmente interdetto e la cui tutela giuridica era stata affidata alla madre e a un suo fratello (il vecchio pastore Edmund Oehler). Grazie al loro supporto Friedrich ottenne diritti d´autore adeguati ma, nel frattempo, lo stampatore Naumann divenne editore della sua opera omnia: in quel periodo ormai i saggi di Nietzsche stavano incontrando un successo crescente. Una volta che tale faccenda fu sistemata Elisabeth poté, ne 1892, ripartire per il Paraguay, mente Franziska era riuscita a tutelarsi dalla precedente precarietà economica.


Nel periodo del soggiorno in Germania della sorella, Nietzsche era notevolmente peggiorato sul piano mentale, mentre fisicamente le sue condizioni parvero ottime a coloro ch´ebbero modo di osservarlo. Egli era ancora molto altalenante: c´erano giorni migliori in cui chiacchierava con la madre delle solite cose; però anche lei doveva tirargli fuori le parole con le pinze, per poi enfatizzare quei successi con gli amici e i conoscenti ai quali scriveva. Quando tentava di farlo leggere i risultati erano penosi: Friedrich entrava in agitazione, leggeva ad alta voce i numeri delle pagine, la prima riga in alto e un´altra in mezzo e sfogliava così tutto un libro "mentre la sua voce diventa un abbaiare, un suono senza senso". Se era la madre a leggergli qualcosa si addormentava quasi subito. Lo portava almeno 3 volte la settimana a fare i bagni in uno stabilimento sulla Saale e Nietzsche in acqua sembrava quasi felice. Continuavano le loro passeggiate e talvolta lui si metteva perfino a correre, cosa che non aveva mai fatto in vita sua; ma se non era stimolato stava per ore immobile sul sofà, contemplandosi le mani quasi fosse stupito che gli appartenessero. Purtroppo anche le passeggiate all´aperto dovettero essere gradualmente interrotte, poiché Friedrich aveva iniziato a parlare da solo a voce alta mentre camminava. Franziska volle portare il figlio anche da Binswagner, a Jena, per vedere a che punto stava. Per non sottoporlo a uno stress pericoloso l´incontro avvenne a casa dei Gelzer, come se fosse casuale. Nietzsche salutò il medico come un vecchio amico e parve riconoscerlo, rispose alle sue domande abbastanza a tono, ma mentre parlavano non riusciva a mettere a fuoco la persona giusta. Binswagner spiegò alla madre che purtroppo la malattia faceva il suo inesorabile corso, come confermavano la crescente apatia, il torpore, quel suo lasciarsi sempre più di frequente al sonno; si complimentò però con lei per l´ottimo aspetto fisico di Friedrich. Nel frattempo la difficoltà di Franziska a portare fuori casa Nietzsche non era più legata esclusivamente al suo comportamento: la spina dorsale di Friedrich si era irrigidita, le gambe si erano appesantite e i piedi gli dolevano. Anche il suo vocabolario si stava riducendo, doveva essere aiutato sia a cambiarsi che a mangiare e per portarlo fuori casa occorreva ormai una sedia rotelle. Non riceveva più visite perché la madre non voleva che la gente lo vedesse in quelle condizioni.


Agli inizi di settembre del 1893 Elisabeth tornò definitivamente in Germania. Dopo aver regolamentato in modo soddisfacente i suoi conti con la Nuova Germania, era ora decisa a mettere ordine negli affari del fratello. Dopo aver recuperato tutti i manoscritti disponibili, dette inizio alla pubblicazione dell´opera omnia di Nietzsche: a tal fine ingaggiò un filologo di tutti rispetto, Fritz Kögel, che era stato anche manager d´industria, alla Mannesmann, e garantiva quindi una certa concretezza e celerità. L´anno seguente Elisabeth inaugurò un Archivio Nietzsche, nella casa di Naumburg: ma dopo pochi mesi fu trasferito al 7 della Grodlitzerstrasse. Nel dicembre del 1895 riuscì anche a sottrarre alla madre i diritti d´autore di Friedrich. Nell´estate del 1896 trasferì lui e l´Archivio a Weimar nella Villa Silberblick.


In quegli anni l´inarrestabile cammino verso la demenza di Nietzsche sembrava progredire di pari passo col suo successo. L´ultimo Natale del quale Friedrich ebbe consapevolezza fu quello del 1893; ormai parlava pochissimo, per lo più ripetendo ossessivamente alcune frasi: fra cui in particolare "Più luce" e "Praticamente morto". Cominciava a non riconoscere più nemmeno la madre e di passeggiate non se ne parlava quasi più: si rifiutava ormai di uscire anche sulla sedia a rotelle e si metteva a urlare come un ossesso. Venne il momento in cui anche i bagni in luoghi pubblici non furono più possibili: si metteva a gridare anche lì. Oltre a dover essere vestito e lavato, occorreva ormai anche imboccarlo: era ancora ghiotto di dolci, ma non era mai lui a chieder di mangiare. Di giorno si sedeva da un posto a un altro, avvolto in un´ampia veste di flanella (per essere cambiato più facilmente), con lo sguardo sempre fisso. Il suo passatempo era giocare con 5 portamonete che contenevano oggetti vari e qualche spicciolo; la sua unica, sporadica, iniziativa era sfogliare un libricino con dei canti di guerra; anche la musica continuava a scuoterlo un po´ dal suo torpore. La notte parlava incessantemente a voce alta ed era assalito da un tremore psicomotorio: per ore si strofinava freneticamente con la mano destra il petto, all´altezza del cuore, fino a uscirne in un lago di sudore ed esausto. Le grida erano frequenti (il giorno che la notte) e spesso atroci, benché il volto restasse sereno. Alla fine del 1895 Nietzsche si ammalò per la prima volta da quando era impazzito: per 7 anni non aveva avuto assolutamente nulla dal punto di vista strettamente organico. Si buscò una polmonite, dovuta probabilmente al suo star sempre seduto o sdraiato; ma in 4 giorni fu già fuori pericolo. Poco dopo gli vennero spasmi al mento per cui gli era difficilissimo inghiottire cibo: un disturbo che si ripresentò a intermittenza. Friedrich aveva perso però quell´aspetto florido che per anni era stato in così stridente contrasto col suo stato psichico: era visibilmente dimagrito. A giorni alterni aveva attacchi di ansia che duravano 24 ore e ormai non camminava più, nemmeno per fare pochi passi. Binswagner interpretò i tremori al mento come "paralisi oraria". Nel frattempo Franziska era alle prese con un cancro che la uccise il 20 aprile 1897 (aveva 71 anni); Nietzsche non si accorse nemmeno della scomparsa della madre. Negli ultimi anni di vita, Nietzsche era come se fosse già morto: dal 1896 trascorreva il tempo in stato semi-vegetativo nella villa di Weimar scelta dalla sorella. Tale dimora era stata acquistata generosamente da Meta von Salis e, l´anno dopo, Elisabeth (ormai arricchita) riuscì ad acquistarla. In genere il malato se ne stava nelle stanze superiori della villa, accudito dalla domestica (Alwine), lontano dagli sguardi indiscreti e avvolto in un alone di mistero; solo a pochi visitatori illustri era consentito fargli visita. Quando lo lasciavano solo un tavolo veniva accostato al divano per non farlo scivolare giù; se c´erano visitatori nuovi la sorella gli poggiava sulle ginocchia libro per far credere che avesse ancora qualche barlume di coscienza. Solo la musica aveva ancora il potere di trarre qualche palpito da quella mummia: se qualcuno la metteva, il suo volto si rianimava ed iniziava a gemere e a mugugnare. Di solito emetteva un borbottio continuo e indistinto, ma qualche parola la diceva ancora: se era stimolato da Elisabeth con domande secche era in grado di rispondere con un "si" o un "no". E , sempre se sollecitato dalla sorella, dava la mano che si abbatteva pesante e inerte sul palmo del visitatore di turno. Ormai non cambiava più nemmeno posizione per cui, per evitargli le piaghe da decubito, bisognava girarlo ogni 2 ore. Morì di polmonite alle 12 del 25 agosto 1900.



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