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John Forbes Nash Jr (parte 2/2)

Luigi Lucantoni

Leggi la prima parte

Gli anni al MIT (1951-1958)

Il rifiuto di Princeton gli aprì la possibilità di un contratto di lettorato al MIT (Massachusetts Institute of Technology), ed egli accettò. Dal giugno 1951 Nash si trasferì, dunque, a Boston.

A soli 22 anni era il membro più giovane della facoltà, anche di molti studenti di dottorato. Il suo aspetto fanciullesco e il suo comportamento adolescenziale gli valsero soprannomi come Li´l Abner e Professor Bambino. Le sue lezioni erano più prossime a libere associazioni di pensiero che a vere esposizioni. Una volta parlò di come progettava d´insegnare i numeri complessi alle matricole: "Vediamo… Direi loro che I è uguale alla radice quadrata di meno uno. Ma direi anche potrebbe essere meno radice quadrata di meno uno. Così decidereste voi quale…". E cominciava a divagare. Proprio quello che serviva alle matricole, ha detto nel 1995, con tono disgustato, il testimone. "Non gl´importava se gli studenti imparavano o no, faceva domande strambe e parlava di argomenti irrilevanti o troppo difficili." Era severo anche nell´assegnare voti. Talvolta le sue idee su come tenere una lezione finivano per essere più giochi concettuali che pedagogia. Robert Aumann, allora matricola del MIT, descrive le bizzarrie di Nash in classe come "roboanti" e "maliziose". Joseph Kohn (divenuto poi direttore del dipartimento di matematica di Princeton) lo ha definito "una specie di biscazziere". Nel 1952 Nash fece anche delle scommesse con gli studenti sulle elezioni presidenziali, elaborate in modo da vincere indipendentemente da chi fosse eletto. Gli studenti più brillanti si divertirono, ma la maggioranza si spaventò e presto i più avveduti presero a evitare i suoi corsi. Eppure John sapeva riuscire affascinante con gli studenti che considerava dotati di talento matematico, e costoro trovavano in lui molto da ammirare. Con alcuni prescelti, spesso studenti non laureati, Nash si rendeva "molto, molto disponibile a chiacchierare di matematica", ricorda Barry Mazur (un esperto di teoria dei numeri di Harvard) che lo incontrò per la prima volta durante il suo primo anno al MIT. "Sorprendevano gli argomenti di cui era disposto a parlare. Si aveva quasi una sensazione di tempo infinito durante ogni conversazione."

Fuori dalle lezioni, Nash alternava il genere di comportamento per il quale era famoso a Princeton - misurando a grandi passi i cavernosi corridoi dell´Edificio Due mentre fischiettava Bach - a esplosioni di socievolezza. Di giorno passava pochissimo tempo nell´ufficio che condivideva con gli altri lettori. Per lo più se ne stava nella sala comune di matematica. In quell´ambiente John imparò a fare di necessità virtù, atteggiandosi intenzionalmente a "libero pensatore". Dichiarò di essere ateo. Si creò un proprio vocabolario. Cominciava un discorso a metà dicendo "consideriamo questo aspetto". Si riferiva alle persone chiamandole "umanoidi". Fece anche i manierismi di altri geni eccentrici. Assunse anche un tocco d´originalità nell´abbigliamento. Portava camicie bianche e trasparenti senza canottiera, pensavano gli altri, per mettere in mostra il suo fisico possente. Si comprò una macchina fotografica, e passava molto tempo a sfogliare libri fotografici. Per un certo periodo lesse e parlò un bel po´ della possibilità di sperimentare droghe che alterassero le facoltà mentali, come l´eroina, anche se non ci sono prove che le abbia mai provate. Tutto ciò accrebbe il suo fascino sociale. Il suo status di lettore e la sua crescente reputazione di matematico gli procuravano un rispetto che per lui era nuovo. Adesso era considerato una compagnia degna d´interesse. La sua arroganza era vista come una prova del suo genio, e così pure la sua eccentricità, fonte sia di divertimento sia d´invidioso rispetto. Uno dei suoi pochi rivali era Donald Newman, e i due si riconobbero immediatamente come spiriti affini. Amavano stimolarsi a vicenda e ammiravano il loro reciproco sarcasmo. Nel suo nuovo gruppo, Nash si sforzava per evidenziare costantemente la sua unicità, superiorità e vanità. "Io sono Nash con la N maiuscola!", sbraitava in tutte le maniere. Continuava a dire che solo una o due persone del dipartimento - Wiener era sempre una di queste - erano al suo livello. Le sue offese erano leggendarie. "Sei un bambino" era una delle sue espressioni preferite. "Non sai un cazzo. Che banalità! Che stupido! Non combinerai mai niente!" diceva. Amava dare spettacolo. Ai party, più che conversare recitava. Era capace di dissimulare un po´ pur di stupire il suo pubblico. S´imbronciava se qualcuno aveva la meglio su di lui in una discussione. E odiava essere sfidato da chi considerava inferiore. Ed era anche capace di umiliare chi lo stava a sentire. Ostentava il suo snobismo sociale, un´eredità della sua educazione a Bluefield. Faceva capire che era ricco di famiglia.

Nell´estate del 1952 Nash passò una vacanza su strada insieme alla sorella Martha, ad un´amica di lei (Ruth Hincks) e a John Milnor. Ruth rimase colpita dalla completa indifferenza di John nei suoi confronti. "Ero snella, attraente, intelligente", ha ricordato nel 1997. Nash "nemmeno notava che ero lì", ha detto. Rimase colpita anche dal rapporto apparentemente distaccato fra Nash e Milnor. "Era come se fossero lì per caso. Avrebbero potuto essersi incontrati il giorno prima. Non fecero mai riferimento ad esperienze comuni. Sembrava che non si conoscessero." Persino il rapporto tra fratello e sorella sembrava "un po´ distaccato, per nulla affettuoso", afferma Ruth. "Non penso di aver visto nessuno esprimere affetto durante quel viaggio." Prima che la vacanza fosse finita (il viaggio che fecero in auto fu molto lungo) John e Ruth litigarono, e Martha, che viaggiava con Milnor, fu obbligata, con riluttanza, a passare il resto del viaggio col fratello. Nash confessò alla sorella di essere invidioso delle capacità di Milnor, ma anche del tutto affascinato dalla sua personalità riservata, dalla sua mente lucida e brillante e dal suo aspetto attraente. Ruth salutò tutti non appena arrivarono a Santa Monica, dove i due fratelli e Milnor affittarono un piccolo appartamento. I tre trascorsero il resto di quella vacanza sempre con un´eccessiva riservatezza reciproca. Quell´anno sia Nash che Milnor avevano continuato a collaborare con la RAND corporation. Recentemente Milnor afferma che John gli fece una proposta di tipo sessuale. "Ero molto ingenuo e molto omofobico", ha detto. "Non era il tipo di cose di cui si parlava a quel tempo." Ma quello che Nash provava per il collega forse era qualcosa di vicino all´amore. Una dozzina di anni dopo, in una lettera Milnor, John scrisse: "Riguardo all´amore conosco una coniugazione: amo, amas, amat, amamus, amatis, amant. Forse amas è anche l´imperativo, ama! [sic] Forse occorre essere molto mascolini per usare l´imperativo".

Nel frattempo stavano trascorrendo gli anni più cupi del maccartismo, e il clima che si respirava era teso ovunque, anche al MIT, ma ciò non impedì a Nash di continuare a mietere successi.

Per tutta l´infanzia, l´adolescenza e i brillanti anni degli studi, che John vivesse dentro la propria testa, immune alle forze emotive che tengono uniti gli individui. S´interessava soprattutto agli schemi, non alla gente, e la sua maggiore esigenza era quella di capire il significato del caos interno ed esterno sfruttando il più possibile le risorse di una mente fertile, poderosa, intrepida. Per lui l´apparente mancanza di normali esigenze umane era, semmai, motivo d´orgoglio e soddisfazione, poiché confermava la sua natura unica. Si considerava un razionalista, un libero pensatore, una sorta di dottor Spock della navicella spaziale. Ora, mentre entrava nella fase iniziale dell´età adulta, questa persona priva di vincoli dimostrava tuttavia di essere in parte un´invenzione o di essere stata, almeno parzialmente, sostituita. Durante quei primi anni al MIT, Nash scoprì infatti di avere alcuni desideri che lo accomunavano agli altri. I contatti cerebrali, scherzosi, occasionali e calcolatori che un tempo gli erano stati sufficienti ora non bastavano più. Nel corso di un breve quinquennio, fra i 24 e i 29 anni, allacciò rapporti emotivi con altri tre esseri umani. Man mano che questi primi legami intimi si moltiplicavano e si trasformavano in elementi sempre presenti nella sua coscienza, l´esistenza solitaria ma coerente che aveva condotto in passato diventava più ricca e discontinua allo stesso tempo, una serie di vite parallele e separate che riflettevano un adulto in fase di sviluppo ma anche un io frammentario e contrastato. Le persone da cui ora dipendeva occupavano scoparti diversi del suo mondo e spesso, per lunghi periodi, non seppero nulla le une delle altre o ignorarono la natura dei rapporti fra le altre e John. Solo lui ne era al corrente. La sua vita assomigliava a un dramma in cui le scene consecutive vengono interpretate soltanto da due personaggi. Oltre 10 anni dopo, quando era già malato, lo stesso Nash ideò una metafora per descrivere il periodo trascorso al MIT: B al quadrato + RTF = 0. La formula rappresenta un iperspazio tridimensionale, con una singolarità all´origine, in uno spazio quadridimensionale. John è la singolarità, il punto speciale, e le altre variabili sono individui che esercitano un´influenza su di lui: in questo caso persone con cui stabilì dei rapporti. Lui non voleva preferire una relazione emotiva a un´altra. Evitando di scegliere poteva eludere, o almeno ridurre al minimo, sia la dipendenza sia gli obblighi. Soddisfare il proprio bisogno di contatti con gli altri significava fare in modo che gli altri guardassero a lui per soddisfare il loro. Tuttavia, se si concentrava sull´effetto che le altre persone avevano su di lui, il più delle volte ignorava (anzi, sembrava incapace di afferrare) quello che lui stesso aveva su di loro. In realtà, non aveva più coscienza dell´"Altro" di quanta ne abbia un bambino. Desiderava che gli altri si accontentassero del suo genio, e in una certa misura era così. Quando le persone volevano o chiedevano di più, la tensione per lui diventava insopportabile.

I suoi primi amori furono unilaterali e non corrisposti. "Nash strinse amicizie profonde con uomini dall´indole romantica", ha osservato Donald Newman nel 1996. "Era molto infantile, stava sempre con i ragazzi." Alcuni vedevano queste infatuazioni come "esperimenti" o semplici espressioni della sua immaturità. "La prendeva alla leggera perché gli piaceva fare così. Adorava gli esperimenti, i tentativi", aggiunge Newman. "Nella maggior parte dei casi si limitava i baci." Donald dispone d´informazioni dirette perché, per un po´ di tempo, Nash fu innamorato di lui. "Parlava sempre dell´aspetto di mio marito", ha affermato la signora Newman nel 1996. Lo stesso Newman ricorda: "Ci provò con me. Mi fece delle avance mentre guidavo l´auto". I due amici facevano un giro sull´auto di Donald quando John lo baciò sulla bocca. L´amico liquidò la faccenda con una risata. La prima esperienza di attrazione reciproca vissuta da Nash (un´"amicizia speciale" per usare la sua definizione) si verificò a Santa Monica. Era l´ultimo scorcio dell´estate 1952, dopo che Milnor se n´era andato e Martha era tornata a casa. Dovette trattarsi di un incontro fugace e furtivo, ma fu comunque importantissimo perché per la prima volta John si sentì ricambiato. L´episodio rappresentò pertanto il primo vero passo fuori dal suo estremo isolamento emotivo e dal suo mondo di rapporti puramente immaginari, un primo assaggiò d´intimità, non del tutto felice, ma ricco di soddisfazioni ancora sconosciute.

Le uniche tracce rimaste dell´amicizia fra Nash ed Ervin Thorson sono una lettera del 1965, in cui l´uomo viene descritto come un amico "particolare", e una serie di riferimenti ellittici a "T" in alcune lettere che risalgono alla fine degli anni ´60. Thorson aveva allora 30 anni, e John lo descrisse alla sorella come un ingegnere aerospaziale, ma era forse un esperto in matematica applicata. I due si erano sicuramente conosciuti in ambito lavorativo. La sorella Nelda definì Thorson "ipersensibile, poco socievole, molto intelligente, sapeva parecchie cose, era molto, molto istruito". John non smise di pensare a lui e di farvi allusioni indirette almeno fino al 1968.

Di lì a breve Nash intraprese una relazione con l´infermiera ventinovenne Eleanor. La conobbe quando dovette recarsi in ospedale per farsi togliere alcune vene varicose. John fu ricoverato per un apio di giorni. Eleanor lo trovò carino e piuttosto dolce, ma quando fu dimesso non si aspettava certo di rivederlo. S´incontrarono per strada non molto tempo dopo, lei aveva un appuntamento con un´amica per fare acquisti. "Non fui io a cercarlo. Fu lui a cercare me. Continuò a tormentarmi", afferma. "Finii per fare acquisti con lui". John seguitava a fissarla, senza parlare molto, aspettando che scegliesse. Lei cominciò a divertirsi. "Era molto attraente", rammenta Eleanor ridendo. "Quando lo vidi pensai che avesse qualcosa di speciale." In quell´occasione Nash arrivò addirittura ad atteggiarsi a tipo galante e spiritoso. Dopo quel giorno John la portò con sé in auto, parlando incessantemente di sé (parlando anche d´illustri antenati). Non voleva sapere quasi niente di lei e questo la rincuorava (per via del suo passato difficile). Gli approcci amorosi di Nash non tardarono a venire e per un po´ Eleanor lo tenne a freno. Questo suo comportamento può indicare in lui un amore a prima vista oppure la decisione di "saltare il fosso". Forse era stata l´esperienza con Thorson a dargli la spinta (forse con Eleanor cercava una conferma della propria "mascolinità"). Le chiese anche degli steroidi, nella speranza (a quanto lei disse) che "lo rendessero più virile". John tuttavia non rivelò al mondo il suo interesse per le donne; tenne segreta la relazione con Eleanor per anni, pur manifestando in pubblico, in misura maggiore o minore, l´infatuazione per vari uomini. Nonostante i suoi impegni di lavoro, Nash trascorse molto tempo con lei: che a sua volta era molto premurosa nei suoi confronti. Per John, che non aveva conosciuto nessuna donna a eccezione della madre e della sorella, si trattava di un´esperienza nuova. Alla fine Eleanor rimase incinta e lui, alla notizia, apparve più contento che spaventato. Sembrava orgoglioso di aver generato un bambino. Dichiarò di trovare molto interessante l´idea della progenie (tempo dopo parlò di aderire a una banca californiana dello sperma riservato ai geni). Sperava che fosse un maschio, voleva chiamarlo John; ma sui suoi progetti con Eleanor fu molto taciturno. Lei sperava che l´incidente l´avrebbe indotto a chiederla in sposa, ma decise di non lamentarsene quando capì che il matrimonio non era nei suoi piani. Poco dopo il rapporto tra i due perse il suo carattere giocoso e spensierato. La gravidanza intristì Eleanor e lui per reazione divenne offensivo e insensibile. Rivendicava la sua necessità di avere al suo fianco una donna del suo livello intellettuale e più giovane (lei aveva 5 anni più lui). Divennero frequenti i litigi - una volta Eleanor raccontò che John l´aveva spinta giù da una rampa di scale. Tuttavia lei continuò a sopportarlo, poiché sentiva di essere amata. John David Stier venne alla luce il 19 giugno 1953, a pochi giorni dal venticinquesimo compleanno del padre. John venne a trovarli in ospedale e si emozionò molto, ma non propose di mettere il proprio nome sul certificato di nascita, e nemmeno di pagare le spese sanitarie. Eleanor ottenne un lavoro che le garantiva un alloggio e le consentiva di tenere con sé il bimbo - Nash andava a trovarla spesso. "Voleva sempre stare con John" ricorda la nonna. Però non si offrì ancora di sposarla né di aiutarla, anche se il suo lavoro e il suo stipendio glielo avrebbero consentito. Alla fine, poiché Eleanor fu licenziata (e le intenzioni di John non mutavano), dovette dare il bambino in affidamento. La loro relazione s´incrinò ulteriormente, ma non finì. Si recavano a trovare il figlio ovunque fosse e continuarono a frequentarsi regolarmente, benché John continuasse a celare la sua relazione a quasi tutti i colleghi. Solo quando John David compì un anno Nash si decise a presentare Eleanor ad un collega. Lei a distanza di anni riflette: "Lo amavo? Non sarei stata con qualcuno che non amassi. Era impacciato, questa caratteristica lo faceva sembrare freddo. Ma… sapeva essere dolcissimo. In un certo senso era molto affascinante. L´amore non segue una logica". La loro relazione durò 4 anni, alla fine della quale Nash le fece capire che non voleva sposarla e spronandola a dare in adozione il figlio. Eleanor si sentì molto ferita e a quel punto cessò di amarlo. Durante i primi 6 anni di vita di John David - periodo nel quale passò da una famiglia all´altra - padre e figlio s´incontrarono di tanto in tanto. Nash si era comportato in modo, senz´altro, egoistico, persino insensibile. Più tardi il figlio ed altri attribuirono a puro narcisismo il fatto che avesse riconosciuto il neonato e avesse desiderato mantenere un legame con lui pur non risparmiandogli la povertà e le separazioni periodiche dalla madre. Tuttavia è innegabile anche un sincero attaccamento affettivo da parte di John nei confronti del bambino. Un giorno, nel 1959, quando Nash scomparve dalla sua vita in maniera improvvisa e definitiva, John David ricevette un pacchetto sciupato contenente un aeroplanino di legno, "un bell´oggetto" a suo dire. "Non vi erano un biglietto, l´indirizzo del mittente o altro, ma sapevo che me l´aveva mandato mio padre."

Nash conobbe Jack Bricker al MIT durante l´autunno del 1952. Costui era uno studente newyorkese al primo anno di dottorato, più giovane di lui di soli due anni. Rimase subito abbagliato da John. Era "incantato", "ipnotizzato" e "innamorato", per citare alcuni termini usati dai contemporanei per descrivere le sue reazioni. L´attrazione era dovuta sia all´intelligenza sia all´avvenenza di Nash. Jack era invece poco attraente fisicamente, insicuro e modesto; ma era anche un tipo intelligente, piacevole e divertente. Forse fu per questo che John s´interessò a lui; il ché era insolito per il suo usuale atteggiamento sprezzante nei confronti delle menti inferiori alla sua. I due iniziarono a giocare a Lasker (un gioco da tavolo molto amato da Bricker). Presto iniziarono a fare lunghi giri senza meta nella Studebaker di John e la loro amicizia si spinse oltre i confini della fraternità. "Erano molto legati" afferma Donald Newman; non facevano segreto del loro affetto reciproco e si baciavano davanti a tutti. "Bricker venerava John", ricorda Eleanor. "Gli gironzolava sempre intorno. Continuavano ad accarezzarsi". Quest´amicizia speciale (come Nash ebbe modo di chiamare anch´essa) durò, fra alti e bassi, per quasi 5 anni, finché John si sposò. Come riferì alla sorella in una lettera, Nash comprese che lontano da individui speciali (come Bricker), giovani "allegri", "divertenti" e "affascinanti", lui era "perso, perso, del tutto perso nel deserto…condannato a un´esistenza dura, dura, dura sotto molti aspetti". L´esperienza di amare ed essere amato modificò impercettibilmente la sensazione che John aveva di se stesso e delle possibilità a sua disposizione. Nel gioco della vita non era più un osservatore bensì un partecipante diretto. Non era più una macchina pensante le cui sole gioie erano di natura cerebrale. Non aveva tuttavia un´indole appassionata. L´amore, per quanto emozionante, non scacciò tutto a un tratto l´ironia, la freddezza e il desiderio d´indipendenza, ma servì solo a temperarli. Non scacciò nemmeno altri imperativi allettanti quali quello di essere padre e avere una famiglia. Nash non si considerava gay ed era inoltre molto ambizioso e desiderava avere successo in società. Continuò a vivere come prima - anche se il suo legame emotivo con Bricker si rafforzò, seguitò a frequentare Eleanor e a soppesare i pro e i contro del matrimonio. La relazione con Jack non fu particolarmente felice. Di fronte all´amico John mise a nudo il suo io privato più di quanto avesse fatto con qualsiasi altro essere umano. Ma ogni atto di autorivelazione stimolava una reazione difensiva e autoprotettiva. Davanti a Bricker, Nash finì con l´avvolgersi nel mantello di superiorità del "grande matematico", cominciando a sminuirlo come aveva fatto con Eleanor. "Un momento era dolcissimo e quello dopo diventava crudele", ha affermato Jack nel 1997. Le tensioni fra i due si accrebbero dopo che John si decise a rivelare all´amico della relazione con Eleanor, inoltre Bricker divenne critico nei suoi confronti anche per come trattava la ragazza. Cenavano tutti e tre nell´appartamento di John e Jack fu spesso testimone di quelli che più avanti definì "la vena cattiva" e il temperamento stizzoso dell´amico. Quando Bricker cercava d´intervenire, Nash lo attaccava con parole aspre. Tutto ciò trascinò Jack in una crisi profonda, che notarono anche i colleghi. Il genio di Nash, che all´inizio era stato fra i motivi della sua attrazione per lui, ora acuiva il disagio di Bricker. Ne risentì anche il suo lavoro e i suoi studi, tanto che nel 1957 decise di mollare tutto (anche la loro relazione). John reagì inviandogli lettere offensive. Si rividero per l´ultima volta nel 1967. Dopo la loro rottura Nash fece ripetute allusioni al loro rapporto e al risentimento per essere stato piantato.

L´estate del 1954 fu l´ultima che Nash trascorse presso la RAND, poiché a un certo punto tale istituto decise di ritirargli il contratto. Durante quella stagione John trascorreva molto tempo in spiaggia (a Santa Monica), ma nuotava raramente, preferiva trascorrervi il tempo a passeggiare, osservare e ragionare. Spesso lo si vedeva girovagare in spiaggia ancora dopo mezzanotte. Una mattina, alla fine di agosto, fu arrestato per atti osceni. Era stato sorpreso nella toilette per uomini di Palisades Park, da due agenti in incognito della buon costume. Fu rilasciato di lì a breve, una volta appurata la sua qualifica. D´altra parte, l´imbarazzo che questo incidente provocò nella RAND rese obbligatorio l´allontanamento di Nash. Quando i suoi superiori si recarono al suo ufficio per annunciargli la loro decisione, John non apparve scosso o imbarazzato. "Non la prese male", dice Best (il direttore della sicurezza). "Negò di aver cercato di rimorchiare il poliziotto e rise perché credevano che fosse gay." "Non sono omosessuale" affermò. "Mi piacciono le donne." Poi fece qualcosa che confuse e in parte scioccò Best. "Estrasse dal portafoglio la fotografia di una donna e di un bambino. ‘Ecco la ragazza che sposerò insieme a nostro figlio´". Best ignorò la foto. Gli domandò che cosa facesse a Palisades Park alle 2 del mattino. Nash rispose che si stava occupando di un esperimento. La frase che continuava a ripetere era all´incirca: "Stavo solo osservando le caratteristiche comportamentali". Best replicò citando le testimonianze dei poliziotti e che bastava questo a obbligare lui e i colleghi ad allontanarlo, cosa che misero in pratica immediatamente. Gli dettero la possibilità di lavorare in isolamento, nella stanza per chi attendeva il nullaosta. John reagì come se nulla fosse accaduto. Interpretò il ruolo di spettatore del proprio dramma, come se si trattasse di un gioco o di un interessante esperimento sul comportamento umano, senza concentrarsi sulle emozioni di chi lo circondava né sulle proprie ma solo sulle mosse e sulle contromosse. Quando in una cartolina accennò ai genitori dell´espulsione, addusse di essere rimasto coinvolto ingiustamente nello smascheramento di un collega comunista (Norman Levinson). Sebbene Nash apparisse noncurante, l´arresto rappresentò una svolta nella sua vita. All´improvviso, in un modo piuttosto brutale, capì che i legami emotivi di cui era alla ricerca minacciavano di distruggere tutte le altre cose per lui importanti: la libertà, la carriera, la reputazione, il successo sociale. Nel profondo dovette provare quindi uno shock profondo, dovuto più all´espulsione dalla RAND che all´arresto.

Dopo essere tornato a Cambridge in uno stato d´animo agitato e inquieto che rendeva ancor più insopportabile del solito il triste compito di preparare le lezioni, Nash si rifugiava nella discoteca quasi ogni pomeriggio. Il locale, il primo piano del Charles Haydn Memorial, offriva un´enorme raccolta di brani classici, oltre a cabine private e insonorizzate dove ci si poteva sedere e ascoltare musica. John entrava in una cabine e ascoltava Bach o Mozart pere ore e ore. Nell´ingresso si fermava al banco per scambiare qualche informazione scherzosa con le addette del locale, un metodo d´interazione che teneva lontana la gente, come nei giochi in cui amava partecipare. Durante uno dei primi pomeriggi, fu sorpreso di vedere dietro il banco una ragazza che l´anno prima era stata sua studentessa. In discoteca l´aveva già incontrata, ma ora ci lavorava. Alicia Larde, studentessa al MIT, si era già fatta notare per la sua avvenenza e per l´eccellenza negli studi. Era vivace, scherzosa, sveglia e loquace (talvolta sarcastica e spesso molto pungente), popolare tra i "ragazzini", come definiva i compagni, e appassionata di cinema. Di circa 5 anni più giovane di Nash, aveva mostrato un precoce talento, specialmente nelle discipline scientifiche, il ché le consentì di coronare la sua formazione al MIT. Fu ammessa nel prestigioso istituto, dov´era una delle 17 donne e delle 2 studentesse di dottorato in fisica nella classe del 1955. Rimase profondamente colpita da Nash, fin dal periodo in cui ne fu allieva, al di là del comportamento odioso di costui (com´era percepito da molti altri studenti). Nella gerarchia intellettuale del MIT (poiché la matematica occupava il gradino più alto) John aveva prerogative quasi regali. Fu tuttavia il suo aspetto avvenente a colpire di più Alicia. Tutto ciò unito alla sua fama di genio doveva rappresentare una combinazione molto potente di sex appeal. Rispetto a quando era studente, ora il professor Nash curava anche il suo aspetto, benché rimanesse freddo e altezzoso con i suoi allievi. "Era molto, molto attraente", dice Alicia. "Molto intelligente. Era un po´ come venerare un eroe." John non fece caso a lei, ma la ragazza era disposta a corteggiarlo. Lo inseguì per tutto l´anno. Tormentava l´amica Joyce per accompagnarla nei posti dove sperava di vederlo. "Gli dava la caccia", rammenta Joyce. "Aveva un strategia". Alla fine tutto ciò compromise il suo rendimento. Quando il corso di analisi matematica terminò, Alicia trovò un impego nel rifugio preferito di Nash: la discoteca appunto. Il fatto che giudicasse molto più interessante lavorare lì che ai Lincoln Laboratories indica l´intensità dei suoi sentimenti. Appena ne ebbe l´opportunità Alicia attaccò discorso con John e lo studiò con la stessa attenzione che un fan dedica alla sua star preferita. Arrivò a coltivare molti degli hobbies preferiti di Nash, pur di stargli dietro. Benché questa sua cotta sembrava aver compromesso i suoi progetti di un´illustre carriera scientifica, si rese conto che anche il matrimonio con un uomo illustre avrebbe potuto soddisfare le sue ambizioni.

Nash poco a poco cominciò a notare Alicia, colpito sia dalla sua bellezza che dalla sua intelligenza (una novità per una donna da lui conosciuta). La trovava una compagnia interessante, apprezzava il fatto che tracciasse da sola la propria strada e si divertiva con i suoi lampi di sarcasmo e sfacciataggine. Scegliere una donna tanto fondamentale per la propria sopravvivenza faceva parte del genio di John. Lui considerava la sua disponibilità a seguirlo, a sostenere ogni suo sforzo, non solo come adulazione, cui non era nemmeno immune di chiunque altro, ma come dimostrazione che lei era pronta ad accettarlo così com´era. Avevano molto in comune. Entrambi erano molto legati alla madre. Entrambi avevano padri lontani sul piano emotivo ma stimolanti su quello culturale. Entrambi erano cresciuti in famiglie in cui gli elementi essenziali erano rappresentati, anziché dalla vicinanza affettiva, dai successi intellettuali e dalla condizione sociale. Entrambi, a causa della precocia intellettuale, vivevano adolescenze in qualche modo ritardate. Entrambi ritenevano, in modo diverso, di essere emarginati e compensavano tale mancanza cercando il prestigio per se stessi. Le loro azioni erano guidate da una sorta di freddezza. Il fidanzamento procedette tuttavia con lentezza. Nash invitò Alicia a uscire con lui in primavera. Nel luglio del 1955 la ragazza scrisse a Joyce che si frequentavano "saltuariamente". Disse che circa tre settimane prima lui le aveva presentato la famiglia. Precisò però che non andavano a letto insieme. La distrazione di quella passione per Nash, la obbligò a rimandare la sua stessa laurea. Durante l´autunno John e Alicia s´incontrarono più spesso, benché egli continuasse a mostrarsi ancora distaccato nei suoi confronti. I due non amoreggiavano, non si appartavano per tenersi la mano, ma in realtà, proprio per quei motivi, la relazione era ancora più travolgente. Lui non era molto gentile con lei; le affibbiava soprannomi non certo vezzeggiativi (come Leech, ricavato da Lichi, il soprannome dell´infanzia) e non si offriva di pagare quando mangiavano fuori. "Non era innamorato di lei", ha affermato una conoscente nel 1996. "Era innamorato di se stesso." Per John, Alicia era come un bel gioiello da esibire in pubblico. Con ogni probabilità, fu alla fine nella tarda primavera del 1956 che i due cominciarono ad avere rapporti sessuali, benché in pubblico si mostrassero ancora freddi. Un giorno Eleanor si recò a casa di John e quando lo trovò in compagnia di Alicia fece una scenata. Il giorno dopo Nash si recò nell´ufficio del collega Mattuck, gli raccontò l´accaduto, si afferrò la testa tra le mani e, sinceramente addolorato, prese a gemere: "il mio piccolo mondo perfetto è crollato, il mio piccolo mondo perfetto è crollato". Nel frattempo Alicia ed Eleanor si conobbero e la prima fu subito messa al corrente di tutto, anche del figlio John David. Tuttavia mantenne un´ottica pragmatica e provò sollievo nel sapere che la rivale non avrebbe mai potuto farle ombra, sia per l´età troppo avanzata (Eleanor era ormai trentenne), sia per il basso livello intellettuale. Il loro fidanzamento però non pareva ancora imminente.

Nel 1956 Nash partì per un programma di ricerca. Aveva vinto una delle nuove Sloan Fellowship, prestigiose borse di studio della durata di 3 anni che consentivano ai beneficiari di allontanarsi per almeno un anno dall´insegnamento oltre che da Cambridge. Decise di trascorre quei 12 mesi all´Institute for Advanced Study. Viaggiare lo metteva sempre di buon umore e questa volta non fece eccezione. Il corso mensile presso l´università di Washington faceva proprio al caso suo. Ci sarebbe stato un gruppo eccellente di matematici specializzati nel campo della geometria differenziale. Erano tutti alloggiati in una casa dello studente e mangiavano alla tavola calda. John protestò servendosi porzioni gigantesche. Una volta demolì un mucchio di pane. Un´altra volta lanciò un bicchiere di latte a una cassiera. In un´occasione, durante un giro in barca a vela, prese a spintoni un altro matematico.

Quando Amasa Forrester gli rivolse la parola dopo una conferenza, Nash non lo riconobbe subito. L´altro dovette rammentargli che erano stati a Princeton insieme. Pur non avendo un bell´aspetto, Forrester era veloce, aggressivo e sembrava sapere tutto di tutti gli argomenti affrontati nella conversazione. A John il collega apparve "diverso". Più tardi arrivò a definirlo una persona che lo faceva sentire come "le ragazzine che vanno matte per i Beatles". Forrester era un omosessuale dichiarato e in quell´ambiente fu proprio con Nash che si decise a non nascondersi. I due non trascorsero molto tempo assieme (Forrester rimase a Washington un mese). Tuttavia John si ricordò di lui. Quell´estate spensierata fu però spezzata improvvisamente. John dovette tornare precipitosamente a Boston e occuparsi del polverone che Eleanor aveva sollevato, informando i genitori di Nash del bambino. Alla fine John dovette accettare di pagare il mantenimento del figlio.

Nel 1956-57 Nash preferì risiedere a New York anziché a Princeton. Si sistemò a fine agosto in uno squallido e angusto appartamento al Greenwich Village. Le dimensioni vertiginose della città, con i suoi ritmi frenetici, la folla onnipresente e l´attività ininterrotta gli erano sempre parse meravigliose. Dopo essersi trasferito a Boston, aveva approfittato d ogni opportunità per tornare, chiedendo talvolta ospitalità a conoscenti, solo per provare di nuovo quella situazione simultanea di anonimia e coesione. Inoltre quelle zone di New York erano l´ideale per individui anticonformisti sul piano sessuale e spirituale. Tuttavia anche quell´idillio fu ostacolato dall´arrivo in città dei genitori di John. All´inizio di settembre John Senior (allora 64enne) morì per un attacco di cuore. Il figlio rimase scioccato dalla notizia della morte del genitore. Non riusciva a comprenderne la natura inaspettata, definitiva. Era convinto che la scomparsa non fosse inevitabile, che avrebbe potuto essere impedita so solo il padre avesse ricevuto una migliore assistenza medica. John dovette precipitarsi a Bluefield per assistere al funerale. Non vi fu alcuno sfogo di dolore, alcun segno che la calma innaturale di Nash stesse vacillando. La scomparsa della figura paterna provocò tuttavia un´altra crepa nelle fondamenta del "piccolo mondo perfetto" del giovane. La perdita di un genitore prima di aver rivestito quello stesso ruolo nell´età adulta costituisce uno scontro impari: non avere più il padre ad essere costretti a mettersi nei suoi panni. Il desiderio della madre di vederlo creare una famiglia (sposando la donna che gli aveva dato un figlio), gli gravava ora ulteriormente sulle spalle. La crisi con Eleanor, unita alle sue frequentazioni maschili (un dettaglio ancor più imbarazzante se fosse stato scoperto dalla madre) spinsero John a decidersi. Il giorno del Ringraziamento del 1956 Nash fece conoscere Alicia (che nel frattempo l´aveva raggiunto a New York) alla famiglia. Nello stesso periodo le comprò anche un anello. Le nozze furono celebrate una mattina del febbraio 1957, a Washington (Nash, ormai diventato ateo, si oppose a una cerimonia cattolica). Tornando a New York, John e Alicia si fermarono ad Atlantic City per una luna di miele lunga un fine settimana (non fu una bella esperienza, anche perché la sposa non si sentì bene). Ad aprile la coppia diede un party per festeggiare. Abitavano in un appartamento subaffittato sulla Upper East Side, poco distante da Bloomingdale´s. Fu un evento gioioso, cui parteciparono diversi colleghi di Nash e vari cugini di Alicia.

Tornati a Cambridge alla fine dell´estate, Nash e Alicia ebbero qualche difficoltà a trovare un appartamento. La ragazza ottenne un lavoro come ricercatrice di fisica alla Technical Operations. Ben presto si abituarono ai piacevoli rituali pubblici e privati di una coppia di persone colte sposate da poco. Alicia non cucinava quasi mai. Vedeva il marito al campus dopo il lavoro, mangiavano fuori insieme con qualche amico e trascorrevano le serate tra concerti, conferenze e avvenimenti mondani. Il trentesimo anno della vita di Nash appariva molto promettente. Aveva raggiunto importanti traguardi, veniva adulato e idolatrato come mai prima di allora. La rivista Fortune voleva dipingerlo come uno degli astri più brillanti della scienza in un´imminente serie sulla "Nuova Matematica". Eppure lui si sentiva più frustrato e insoddisfatto che mai. Aveva sperato in un posto ad Harvard o a Princeton. Non era ancora un insegnante a pieno titolo del MIT e non aveva nemmeno una cattedra. Aveva inoltre perso per un pelo l´assegnazione della Medaglia Fields, l´equivalente di un Nobel per la matematica (era stato battuto sul tempo in uno studio importante da un matematico italiano).

Quando nel giugno 1958 Nash compì 30 anni, non dovette sentirsi lusingato. Era consapevole del fatto che nel suo campo la possibilità di ottenere riconoscimenti (almeno quelli più importanti) diminuiva rapidamente col passare degli anni (la Medaglia Fields non viene più assegnata dopo i 40 anni), e quanto aveva ottenuto finora non gli bastava. Il suo umore era strano. Fasi d´incertezza e insoddisfazione tormentosa si alternavano a fasi di speranza euforica. John aveva la precisa sensazione di trovarsi sull´orlo di qualche rivelazione importante. Fu questa speranza, insieme alla paura di "scendere a un livello professionale di relativa mediocrità e pubblicazioni di routine" che lo spinse a occuparsi di due problemi fondamentali. Nella primavera di quell´anno aveva confidato a un collega di avere "l´idea di un´idea" su come risolvere la congettura di Riemann. Durante l´estate scrisse ad altri collega, definendo più dettagliatamente le sue intenzioni. Anche quando viene data da un genio, una notizia del genere è ugualmente sensazionale. La congettura di Riemann è il più importante enigma matematico (tuttora irrisolto). Altri segni indicavano che, in quel momento particolare, John provava sia un crescente desiderio di dimostrare le proprie capacità sia un rinnovato gusto per il rischio. Aveva sempre avuto l´ossessione per il denaro, anche quando si trattava di somme irrisorie. Quell´estate si fissò sui mercati azionari e obbligazionari. L´economista del MIT Solow ricorda: "Sembrava credesse che il mercato nascondesse un segreto, non una cospirazione, bensì un teorema… qualcosa che, una volta scoperto, ti avrebbe consentito di sconfiggere il mercato stesso. Leggeva pagine finanziarie e chiedeva ‘Perché è successo questo? Perché è successo quello?´, come se vi dovesse essere un motivo per cui determinate azioni scendevano o salivano". In estate John e Alicia partirono per un tour europeo, che aveva come tappa principale un congresso mondiale di matematica a Edimburgo. Poco dopo il loro ritorno a Cambridge, Alicia scoprì di essere incinta. La notizia lusingò John più di lei, che avrebbe preferito attendere per non compromettere il suo lavoro. Lui nel frattempo teneva un corso per dottorandi. Era ancora ossessionato dal futuro, e il direttore del dipartimento di matematica Martin gli assicurò che quell´inverno avrebbe ottenuto una cattedra. Ma Nash era ugualmente oppresso dalla sensazione che gli altri decidessero del suo futuro. Stava pensando da tempo di lasciare il MIT, e stabilì che, in ogni caso, l´anno dopo sarebbe partito per un progetto di ricerca indipendente. Quell´autunno, inoltre, emerse che i suoi investimenti si erano rivelati disastrosi; tanto che dovette saldare debiti che aveva contratto anche con Alicia e fu costretto chieder aiuto alla madre. Quell´estate arrivò al MIT Paul Cohen, un giovane astro nascente della matematica. I risultati ottenuti gli consentirono di rivaleggiare con Nash. In John nacque un ennesimo complesso di rivalità-attrazione per il giovane collega. Un anno più tardi, dopo il ricovero in ospedale, alcuni attribuirono il crollo di Nash a un amore non ricambiato e alla forte rivalità con un uomo più giovane.

Gli anni della malattia e il riconoscimento pubblico (1959-)

Tra il 31 dicembre 1958 e l´ultimo giorno di febbraio, Nash, sotto gli sguardi confusi di amici e colleghi, subì una metamorfosi strana e terribile. All´ultimo dell´anno era però, a detta di tutti, tronfio, eccentrico, scherzoso, maligno e stravagante come al solito. In realtà aveva già varcato una soglia invisibile. L´attività febbrile e l´aspra rivalità con Cohen e Newman, così evidente all´inizio dell´autunno, si erano già attenuate. Sembrava un po´ più chiuso in se stesso e, un po´ più intontito. Uno studente di dottorato che era appena entrato in contatto con lui ricorda che non era in grado di tener testa ai due colleghi. Nel 1996 Cohen ha riferito che quell´autunno John faceva piccole battute, piccole osservazioni fuggevoli sugli avvenimenti mondiali, su numeri di targa interessanti e cose del genere. Erano divertenti. Nash era sempre arguto e spiritoso. Ma quei commenti indicavano che qualcosa non andava. John prese a isolare alcuni individui per porre loro determinate osservazioni e/o domande. Però nulla di tutto questo era particolarmente allarmante o era sintomo di malattia vera e propria; si trattava solo di un´altra fase nell´evoluzione della sua eccentricità. A qualcuno parve che Nash fosse a conoscenza di un segreto e non volesse rivelarlo. Già durante l´autunno 1958 Alicia aveva cominciato ad allarmarsi per la maggiore freddezza di John nei suoi confronti. Una freddezza che s´interrompeva bruscamente in tensioni fra i due, durante le quali lui le chiedeva risentito di dirgli quello che sapeva - come se Alicia gli stesse nascondendo qualcosa. Ai primi del gennaio 1959 si assentò dall´insegnamento e scomparve per un po´ senza che nessuno al MIT avesse capito cosa intendesse fare (era andato a trovare la sorella). Un paio di settimane dopo il suo ritorno, John entrò nella sala professori con un´andatura dinoccolata e una copia del New York Times. Senza rivolgersi a nessuno in particolare indicò un articolo. Disse che le potenze aliene, o forse si trattava dei governi stranieri, comunicavano con lui attraverso il giornale. I messaggi, indirizzati solo a lui, erano scritti in codice e richiedevano un´attenta analisi. Gli altri non potevano decifrarli. Era autorizzato a conoscere i segreti del mondo. Di lì a breve seguì una serie crescente di episodi psicotici, inizialmente sottostimati o fraintesi da parenti, amici e conoscenti; ma che alla fine non lasciarono dubbi. Ne risentirono rapidamente il suo lavoro e la sua reputazione presso i colleghi. I ricordi che Nash conserva di quel periodo riguardano una sensazione di stanchezza e di esaurimento mentale, immagini ripetitive e sempre più insistenti e la convinzione sempre maggiore che qualcuno gli dovesse rivelare un segreto cui gli altri non avevano accesso.

Nash fù ricoverato nel 1959 ricevendo una diagnosi di schizofrenia paranoide. Negli 11 anni successivi Nash fece avanti e indietro dagli ospedali, prendendo farmaci antipsicotici e facendo la terapia con shock d´insulina.

Anche se a volte prese i farmaci prescritti, Nash scrisse successivamente di averli presi solo sotto pressione. Dopo il 1970 non prese più farmaci e non tornò più in ospedale, anno da cui gradualmente iniziò a riprendersi.

Nash descrive il suo cambiamento come un processo di "cambiamento dal pensiero razionale scientifico ad un pensiero delusionale caratteristico della paranoia" incluso vedersi come un messaggero divino o essere perseguitato da persone con schemi nascosti. Poiché le delusioni di Nash erano periodiche alcune persone pensano che in realtà fosse bipolare (condizione che ha il figlio di Nash), fatto sta che con il passare degli anni imparò prima per evitare l´ospedale e poi realmente a pensare nuovamente in modo razionale. Nash rispetto alla sua malattia si esprime così:

"Io penso che le persone diventino malate mentali quando non sono troppo felici. Non è che ad un certo punto vinci la lotteria e diventi matto. Succede quando non vinci la lotteria". Nel 1978 Nash vinse la John von Neumann Theory Prize per la scoperta degli equilibri non cooperativi, oggi chiamati equilibri di Nash. Nel 1994 vinse il premio Nobel per l´Economia come risultato del lavoro sulla teoria dei giochi.

Ad oggi, 2011, Nash si occupa di teoria dei giochi avanzata e l´ha applicata alla neurodiversità. Ha comparato la malattia mentale al non pensare in maniera accettabile, il che significa non rientrare nella funzione sociale a cui si è assegnati. Da un punto di vista economico questo può essere visto come una sorta di "sciopero" della mente. Ha avanzato una teoria di psicologia evolutiva, in cui parla del valore della neurodiversità umana e del potenziale beneficio dei comportamenti e del pensiero non-standard per lo sviluppo della nostra specie. Nash a riguardo ci dice: "Quando ci sono larghe popolazioni e comportamenti di struttura complessa, è evidente che gli individui di una specie possano avere diverse forme di comportamento che servono interessi della famiglia o tribù in modi molto differenti... Una cosa ben compresa relativa alla diversità nelle specie naturali, da parte dei biologi evoluzionisti è che il fenomeno naturale della mutazione serve a preparare una specie per l´adattamento a condizioni di cambiamento o per migliorare l´adattamento a condizioni ambientali esistenti... quindi una possibile conclusione... è che gli esseri umani siano soggetti alle malattie mentali perché c´è bisogno di diversità nel tessuto del funzionamento mentale umano".

Fonti

  1. Sylvia Nasar, Il genio dei numeri. Storia di John Forbes Nash Jr, matematico e folle, prima edizione Superbur Scienza: giugno 2002.
  2. David Neubauer, John Nash and a Beautiful Mind on Strike (2007).
  3. Mark Moran, Nash Suggests Schizophrenia May Serve Adaptive Function, Psychiatric News July 6, 2007, V.42 N.13 P.2.

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