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Nel cervello autistico, la maturazione dei meccanismi per l´elaborazione dei suoni potrebbe subire ritardi


la corteccia uditiva si sviluppa piú lentamente nei bambini con autismo e questo potrebbe causare problemi allo sviluppo del linguaggio


Autore: Ann Griswold


Traduttore: Olga Fatica


Articolo divulgativo originale: Maturity of brain´s sound processors may lag in autism . Articolo scientifico originale: Edgar, J. C., Fisk IV, C. L., Berman, J. I., Chudnovskaya, D., Liu, S., Pandey, J., ... & Roberts, T. P. (2015). Auditory encoding abnormalities in children with autism spectrum disorder suggest delayed development of auditory cortex. Molecular autism, 6(1), 1.


Secondo un ampio studio sull´elaborazione uditiva nell´autismo, una parte fondamentale dell´area deputata all´elaborazione dei suoni sembra maturare piú lentamente nei bambini con questa condizione. Queste scoperte potrebbero aiutare a spiegare i deficit di linguaggio associati all´autismo.



Studi precedenti avevano esaminato la risposta del cervello al suono in piccoli numeri di bambini autistici. Questi studi hanno suggerito l´esistenza di anormalitá dipendenti dall´autismo nella corteccia uditiva, una regione del cervello che risiede sopra le orecchie da entrambi i lati della testa e interpreta i segnali sonori.


Nel nuovo studio, pubblicato il 30 Dicembre 2015 su Molecular Autism, i ricercatori hanno esplorato ció che supporta dal punto di vista strutturale e funzionale l´elaborazione del suono in 52 bambini con autismo e 63 di gruppo di controllo. L´etá variava dai 6 ai 14 anni, permettendo cosí ai ricercatori di osservare le differenze della corteccia uditiva dipendenti dalla fase di sviluppo.


I risultati suggeriscono che la corteccia uditiva si sviluppa piú lentamente nei bambini con autismo rispetto a quelli con sviluppo normale. Questa maturazione ritardata potrebbe a sua volta causare problemi allo sviluppo del linguaggio.
Se si impiega piú tempo a elaborare basiche informazioni uditive come i toni, questo ritardo diventerá piú incisivo quando si cercherá di codificare informazioni piú complesse come parole e frasi. Quindi il ritardo si accumula e tutto ne risulta influenzato quando si inizia ad avere a che fare con input linguistici piú complicati.
asserisce il capo ricercatore J. Christopher Edgar, professore associato di radiologia al Children´s Hospital di Philadelphia.


I risultati non sono tuttavia definitivi, dal momento che sono stati osservati in un gruppo di bambini di etá diverse e non negli stessi bambini seguiti nel corso del tempo.


Lo studio mette in luce ancora una volta il fatto che le anormalitá funzionali nell´autismo sono specifiche per fascia etá, e rimarca il bisogno di studi longitudinali
dice Elena Orekhova, ricercatrice al Gillberg Neuropsychiatry Centre dell´Universitá di Gothenburg, in Svezia, che non ha fatto parte dello studio.


Reazione differita


I ricercatori hanno usato una tecnica chiamato magnetoencefalogramma (MEG) per monitorare come i neuroni di entrambi i lati del cervello rispondano a dei beep brevi e quasi impercettibili, fatti risuonare nelle orecchie di un bambino tramite delle cuffie. Il MEG misura la velocitá di attivazione dei neuroni in risposta a stimoli quali i suoni, tramite il cambiamento del campo magnetico del cervello. I ricercatori hanno poi usato le tecniche di rappresentazione della risonanza magnetica strutturale per mappare la corteccia uditiva e localizzare l´esatta area dei neuroni attivati in quella regione. Hanno esaminato due diverse risposte cerebrali al suono negli stessi bambini. Inoltre, hanno registrato onde cerebrali ad alta frequenza, conosciute come ritmi gamma, che cambiano in risposta ai suoni e si pensa siano alterate nell´autismo.


Abbiamo esaminato diversi processi neuronali per ottenere un quadro piú completo della maturazione del funzionamento della corteccia uditiva nei bambini autistici
dice uno dei ricercatori coinvolti nello studio, Timothy Roberts, professore di radiologia al Children´s Hospital di Philadelphia.


Nei bambini al di sotto dei 10 anni, i neuroni nella corteccia uditiva si attivano tipicamente circa 200 millisecondi dopo la ricezione del beep. Nei bambini piú grandi, questa risposta fa scattare un segnale uditivo piú maturo, che scatta circa 130 millisecondi dopo che il bambino ha sentito il suono. Negli adulti, i neuroni si attivano entro 100 millisecondi dall´arrivo di un segnale uditivo.


I ricercatori avevano giá registrato un ritardo di 11 millisecondi nell´elaborazione uditiva di bambini autistici tra i 10 e i 16 anni. Nel nuovo studio, che i ricercatori hanno definito il piú esteso di questo tipo ad oggi, Edgar e il suo team confermano l´esistenza di questo ritardo. Rivelano, inoltre, un ritardo simile nelle risposte uditive di bambini piú giovani.


I ritmi gamma che seguono i beep sono stati leggermente piú difficili da trovare in bambini di tutte le fasce di etá con autismo rispetto ai gruppi di controllo. Questo é coerente con ció che era stato precedentemente riportato, riguardo il fatto che ritmi gamma anormali potrebbero esacerbare i ritardi dell´elaborazione uditiva nelle persone con autismo.


Dal momento che la corteccia uditiva diventa generalmente piú efficiente con l´etá, le risposte piú lente del normale nei bambini con autismo in entrambe le fasce di etá fanno pensare ad una maturazione rallentata della corteccia uditiva.


Questo é uno studio con solide basi che aggiunge un ulteriore pezzo al puzzle sull´autismo
afferma Elizabeth Pang, una neurofisiologa dell´Hospital for Sick Children a Toronto, che non ha fatto parte dello studio.


Singhiozzo dell´udito

I ricercatori hanno anche scoperto che, con l´etá, i bambini con sviluppo tipico iniziano gradualmente ad attuare una risposta ai beep piú veloce nell´orecchio destro che in quello sinistro.


Tuttavia, le implicazioni di questa asimmetria sono ancora poco chiare. I bambini con autismo non sembrano sviluppare questa preferenza, fatto che fa ancora piú pensare che lo sviluppo uditivo in questi bambini sia anomalo rispetto al normale.


Orekhova fa notare, comunque, che il ritardo nell´elaborazione potrebbe originarsi da qualcosa non connessa all´autismo stesso. Ad esempio, l´autismo é circa sei volte piú comune tra bambini che hanno problemi uditivi rispetto al resto della popolazione. È possibile, afferma, che lievi problemi uditivi possano ritardare la maturazione della corteccia uditiva e interferire con l´elaborazione dei suoni laddove si ritrovino in concomitanza con la condizione autistica.


Nonostante lo studio contribuisca ad una miglior conoscenza dei meccanismi dell´autismo, non promette la sicura individuazione di biomarcatori per l´autismo
afferma la Orekhova.


Il gruppo di Edgar si ripropone di iniziare uno studio a lungo termine per esplorare la relazione tra i tempi di risposta uditiva e la gravitá dell´autismo negli stessi bambini lungo il corso del tempo.


Bibliografia

  1. Edgar J.C. et al. Mol. Autism. 6, 69 (2015)
  2. Geschwind D.H. and P. Levitt Curr. Opin. Neurobiol. 17, 103-111 (2007)



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