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Atypical: la forza dell´ironia è sottovalutata.


Autore: David Vagni


La serie più attesa dalla comunity dell’autismo è finalmente uscita, l’accoglienza è stata mista. Rotten Tomatoes assegna un 81% ma una breve ricerca sul web mostra una frattura nelle opinioni, con molte critiche negative. Cerchiamo di capire perché.



Atypical, nuova serie di Netflix, è una serie di 8 episodi da 30 minuti al cui centro c’è la famiglia e le persone che ruotano intorno a Sam, un ragazzo di 18 anni con autismo lieve / alto funzionamento / Sindrome di Asperger.


Atypical è una serie che presenta molti stereotipi per "giocare" con gli stereotipi, e nel giocarci smontarli.


Il motivo conduttore della serie è Sam che vuole perdere la verginità, fare sesso. Ovviamente Sam non ha idea di come fare e questo lo mette in una serie di situazioni imbarazzanti. Intorno a questo nucleo si sviluppano diverse storie parallele ed intrecciate, la sorella iper-responsabilizzata e trascurata, il padre che cerca di ricostruire un rapporto con il figlio dopo la non accettazione iniziale della diagnosi e la madre “casalinga disperata” ed iperprotettiva. Intorno a loro, molti personaggi atipici a modo loro, dalla futura ragazza di Sam, invadente e logorroica, all’amico nerd ossessionato dal sesso, alla terapista che vuole il cervello di Sam per la ricerca scientifica.



Atypical mescola vari generi ed è difficile inserirlo in una categoria precisa. La voce fuori campo di Sam spiega il suo punto di vista come in un documentario e scene comiche da sit-com si alternano a parti più serie da drama familiare, il format risulta atipico e a parti stridente, ma questo penso che renda la serie piacevole da guardare. E’ una serie atipica che parla di persone atipiche.


Molti commenti hanno definito i personaggi inconsistenti, personalmente li reputo solo atipici, è forse la prima volta che mi capita di guardare una serie senza chiedermi “ma perché quel personaggio fa così?”.


Sam, è un po’ stereotipato, ma nulla di quello che fa è troppo di per sé, posso riconoscere più persone reali, conosciute personalmente, in ogni singola gaffe e in ogni singolo comportamento. Lo stereotipo è nell’insieme. E’ difficile nella realtà trovare così tante caratteristiche, così tanto forti, nella stessa persona.


Tuttavia questa stereotipizzazione, a differenza di quella osservabile in altre serie, non disturba. Non disturba perché tutti i personaggi sono stereotipati, ed è chiaro lo scopo educativo e al contempo comico.


Un punto di forza di Atypical penso sia principalmente quella di essere una serie che scorre leggera ed insegna senza annoiare. Non risulta pesante o noiosa, ed unisce il senso di sicurezza di alcuni cliché all’innovazione.


Quello che ho più apprezzato di Atypical è stato che ha ricevuto molte critiche negative. Le critiche negative sono una misura della riuscita di questo show nello smuovere le acque.


Dalle persone nello Spettro che hanno criticato l’assenza di consulenti o attori Asperger, a critici e familiari che hanno contestato il fatto che si rida dell’autismo. Queste critiche a mio avviso non fanno che rendere onore ad Atypical, il cui scopo alla fine è proprio quello di insegnare che la normalità è sopravvalutata e di conseguenza anche l’atipicità. Ogni personaggio dentro Atypical fa ridere a modo suo, chi ha trovato comico solo Sam, il protagonista autistico, forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. I protagonisti sono tutti un po’ particolari e divertenti (a parte la madre che è pesantissima, ma aiuta a creare il contrasto).


L’ironia più divertente viene fatta proprio sulla mancanza di ironia e autoironia quando si parla di questi temi.


Atypical non rappresenta la realtà come dovrebbe essere, ma come è. Contraddittoria e politicamente scorretta. La madre che al gruppo di supporto presta attenzione ad usare il “person first language” (dire -una persona con autismo- invece di –autistico-), dirà poi che è felice che il figlio possa stare in mezzo a persone “sane” durante la festa di fine anno; il ragazzo che si innamora della terapista che deve educarlo alla sessualità (tema molto caldo) e poi in un’altra puntata chiude nell’armadio la ragazza che gli tocca tutte le sue cose (che senza battere ciglio lo perdona invece di lanciare una battaglia da “social justice”…), mentre lui accetta di buon grado che la stessa usi la token economy per evitare che torturi tutti parlando del suo interesse speciale; il ragazzo che fa la selezione per il college alla sorella del protagonista che dichiara “mi hai già visto sui poster, hanno messo me perché sono nero”; queste e tante altre, le scene politicamente scorrette.


Atypical racconta una storia possibile e un po’ caricaturata, come tipico della comicità, alternandola a momenti più seri ed anche educativi, con importanti insight (come quando Sam descrive la propria sensorialità, le sue difficoltà sociali o l’empatia affettiva).


Atypical è una serie che non si prende sul serio, succede di tutto ma mai niente di grave e alla fine, come proprio della commedia, “tutto si risolve”.


Di Atypical apprezzo il coraggio che mostra nel ridere non solo dell’autismo, ma anche della retorica che lo circonda.


Dal mio unico punto di vista, Atypical è una serie che ho apprezzato perché ho capito anni fa che l’autoironia e la leggerezza sono le chiave per il successo.




Aggiunta del 15/09/2017
Molti commentatori si sono lamentati che la serie fa ridere dei problemi e delle difficoltà di Sam.
Ritengo che la serie non faccia questo, ma che si crei confusione per il mix drama/commedia (che io invece trovo fantastico). Questo mix penso sia quello che abbia sconvolto molta gente. Io ho visto tutta la serie e non ho visto neanche una scena in cui si ride del malessere di Sam o dell´autismo. Le uniche scene in cui si ride di Sam sono i fraintendimenti sociali più ingenui. Altre scene in cui spinge via la ragazza a causa della sua ipersensibilità al tocco lieve, quella in cui ha il Meltdown sull´autobus, quella in cui viene "messo in mezzo" a scuola, non sono fatte per ridere e non c´è nulla che faccia pensare a questo in quelle scene. Quindi penso che il problema sia proprio il passaggio commedia-tragedia, molte persone assumono che se hanno riso i 5 minuti precedenti, allora stanno in un "momento comico". Ad esempio quando viene messo in mezzo a scuola, la scena parte come divertente e fa ridere, ma dopo smette di essere divertente e diventa seria quando c'è la "vendetta" del branco. Questo passaggio brusco dalla comicità al drammatico, credo che confonda molte persone, pure se io lo trovo invece molto interessante. La vita è così, un momento ridi, il momento dopo piangi; ed è importante saper ridere, in modo da superare i momenti che richiedono il pianto.



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