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Empatia

ciao,qualcuno ha voglia di raccontarmi se crescendo ha sviluppato o migliorato la capaictà di provare a mettersi nei panni degli altri?
Me lo chiedo perchè mio figlio a 7 anni e diagnosi di auitismo lieve non riesce ancora ad accorgersi se ferisce gli altri bambini o li offende con il suo comportamento,anche se glielo facciamo notare 
Rimane sempre abbastanza impassibile ,con il tempo potrà lavorarci,almeno per le situazioni sociali ?
Spero di essere riuscita a spiegarmi

grazie 
mammaconfusa80OrsoX2riot

Commenti

  • mammaconfusa80mammaconfusa80 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,316
    Mio figlio fa uguale, risponde con un tono di rimprovero senza saper modulare bene la voce. Il suo supervisore inserirà proprio adesso questa parte nel suo programma perché riteniamo che prima o poi qualche compagnetto possa stancarsi di lui e dei suoi modi.
  • GrazGraz Membro
    Pubblicazioni: 31
    mammaconfusa80 ha detto:

    Mio figlio fa uguale, risponde con un tono di rimprovero senza saper modulare bene la voce. Il suo supervisore inserirà proprio adesso questa parte nel suo programma perché riteniamo che prima o poi qualche compagnetto possa stancarsi di lui e dei suoi modi.

    Infatti il timore è che crescendo gli amici si stanchino dei suoi modi e lo isolino perché certo non li si può obbligare a stare con lui se da così e sarebbe un peccato perché è sempre stato benvoluto
    Mi sai dire se è un lavoro che tuo figlio farà individualmente o in attività di gruppo?
  • mammaconfusa80mammaconfusa80 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,316
    @graz inizierà individualmente perché proprio gli mancano le basi della presa prospettica, utilizzeranno il videomodelling.
  • GrazGraz Membro
    Pubblicazioni: 31
    mammaconfusa80 ha detto:

    @graz inizierà individualmente perché proprio gli mancano le basi della presa prospettica, utilizzeranno il videomodelling.

    OK grazie mille

  • OrsoX2OrsoX2 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 961
    La mia è un'esperienza un po' particolare, a conferma che gli individui nello spettro sono davvero dei "pezzi unici" (Cit. D. Moscone).
    Ero un po' come tuo figlio. Non mi rendevo assolutamente conto di essere incapace di mettermi nei panni degli altri.
    A scuola, all'università e al lavoro me la sono cavata decentemente (perché ero bravo), anche se ho un po' sofferto.
    Dopo la diagnosi (a quasi 70 anni), con l'aiuto degli psicologi e del gruppo cognitivo-comportamentale, ho cominciato a inquadrare il problema, e mi sono messo a studiare per acquisire empatia cognitiva (=capire le azioni degli altri). Leggendo libri "tecnici", tipo "la trattativa perfetta", "il venditore ideale" o "come scrivere il curriculum ... dal punto di vista di chi lo legge", più o meno sono riuscito a colmare questa mia lacuna: tutto sommato, sono soddisfatto - all'inizio ci dovevo sempre pensare un po', ma poi è diventato come un automatismo.
    Iniziare a sbloccare l'empatia affettiva (=comprendere emozioni e sentimenti degli altri), invece, mi è capitato davvero per caso. Insieme con altre persone nello spettro mi è capitato di subire stimoli sgradevoli (colori, luci, rumori e odori) che mi/ci hanno innescato uno strano e inaspettato "effetto di condivisione", proprio come se ... avessero pestato un piede a tutti contemporaneamente: allora ho capito che significava provare tutti la stessa cosa.

    Così mi si è finalmente aperto un mondo che avevo ignorato per molti decenni.


    Blunotte
    ("Caducità delle umane cose!" - considerazione indifferentemente attribuibile a Umani e Non)
  • GrazGraz Membro
    Pubblicazioni: 31
    OrsoX2 ha detto:

    La mia è un'esperienza un po' particolare, a conferma che gli individui nello spettro sono davvero dei "pezzi unici" (Cit. D. Moscone).
    Ero un po' come tuo figlio. Non mi rendevo assolutamente conto di essere incapace di mettermi nei panni degli altri.
    A scuola, all'università e al lavoro me la sono cavata decentemente (perché ero bravo), anche se ho un po' sofferto.
    Dopo la diagnosi (a quasi 70 anni), con l'aiuto degli psicologi e del gruppo cognitivo-comportamentale, ho cominciato a inquadrare il problema, e mi sono messo a studiare per acquisire empatia cognitiva (=capire le azioni degli altri). Leggendo libri "tecnici", tipo "la trattativa perfetta", "il venditore ideale" o "come scrivere il curriculum ... dal punto di vista di chi lo legge", più o meno sono riuscito a colmare questa mia lacuna: tutto sommato, sono soddisfatto - all'inizio ci dovevo sempre pensare un po', ma poi è diventato come un automatismo.
    Iniziare a sbloccare l'empatia affettiva (=comprendere emozioni e sentimenti degli altri), invece, mi è capitato davvero per caso. Insieme con altre persone nello spettro mi è capitato di subire stimoli sgradevoli (colori, luci, rumori e odori) che mi/ci hanno innescato uno strano e inaspettato "effetto di condivisione", proprio come se ... avessero pestato un piede a tutti contemporaneamente: allora ho capito che significava provare tutti la stessa cosa.

    Così mi si è finalmente aperto un mondo che avevo ignorato per molti decenni.


    grazie davvero per la tua testimonianza.Mi fa capire che ci sono delle possibilità allora!
    Bello sapere poi che non è mai tardi per avere una diagnosi che può migliorarci la vita e anche fare delle esperienze che ci aprono una prospettiva diversa 
  • LupaLupa Veterano Pro
    Pubblicazioni: 623
    Graz ha detto:

    ciao,qualcuno ha voglia di raccontarmi se crescendo ha sviluppato o migliorato la capaictà di provare a mettersi nei panni degli altri?

    Me lo chiedo perchè mio figlio a 7 anni e diagnosi di auitismo lieve non riesce ancora ad accorgersi se ferisce gli altri bambini o li offende con il suo comportamento,anche se glielo facciamo notare 
    Rimane sempre abbastanza impassibile ,con il tempo potrà lavorarci,almeno per le situazioni sociali ?
    Spero di essere riuscita a spiegarmi

    grazie 
    Io da piccola avevo molte più lacune di ora nella comprensione altrui, anche se non tali da causare frequenti incomprensioni. Facevo spesso gaffe o potevo sembrare scorbutica.
    Credo di avere avuto uno sviluppo emotivo molto più tardivo rispetto ai miei coetanei (ancora mi sento di dover maturare diversi aspetti). Può sembrare brutto, ma quando ero bambina mi interessava davvero poco di come si sentissero gli altri, a parte forse le figure di riferimento importanti, ero molto più concentrata su me stessa: mi diverto, non mi diverto, ci sto bene con questi bambini, mi stanno antipatici... Però a un certo punto non so perché e non so come ho cominciato a interessarmi anche agli altri. Buona parte della mia comprensione altrui è passata prima attraverso la comprensione razionale più che attraverso un istintivo "sento come si sente l'altro". Esempio: se a tizio è successa una cosa brutta allora è probabile che si senta triste, cosa confermata dal linguaggio del suo corpo, tono di voce, ecc ecc.
    Ora in alcune situazioni riesco a percepire immediatamente come si sente l'altro, ma ancora in molti casi devo prima elaborare e non è detto che io arrivi a sentire le emozioni altrui, più facile che mi limiti a capirle.
    La chiave di volta per me è stata appunto trovare interessanti gli altri, fosse anche solo da un punto di vista cognitivo o intellettuale. Desiderare di empatizzare, entrare in qualche modo in connessione con gli altri, è stato un passaggio successivo su cui sto ancora lavorando.
    OrsoX2Blunottemammaconfusa80Linna
  • GrazGraz Membro
    Pubblicazioni: 31
    Lupa ha detto:

    Graz ha detto:

    ciao,qualcuno ha voglia di raccontarmi se crescendo ha sviluppato o migliorato la capaictà di provare a mettersi nei panni degli altri?

    Me lo chiedo perchè mio figlio a 7 anni e diagnosi di auitismo lieve non riesce ancora ad accorgersi se ferisce gli altri bambini o li offende con il suo comportamento,anche se glielo facciamo notare 
    Rimane sempre abbastanza impassibile ,con il tempo potrà lavorarci,almeno per le situazioni sociali ?
    Spero di essere riuscita a spiegarmi

    grazie 
    Io da piccola avevo molte più lacune di ora nella comprensione altrui, anche se non tali da causare frequenti incomprensioni. Facevo spesso gaffe o potevo sembrare scorbutica.
    Credo di avere avuto uno sviluppo emotivo molto più tardivo rispetto ai miei coetanei (ancora mi sento di dover maturare diversi aspetti). Può sembrare brutto, ma quando ero bambina mi interessava davvero poco di come si sentissero gli altri, a parte forse le figure di riferimento importanti, ero molto più concentrata su me stessa: mi diverto, non mi diverto, ci sto bene con questi bambini, mi stanno antipatici... Però a un certo punto non so perché e non so come ho cominciato a interessarmi anche agli altri. Buona parte della mia comprensione altrui è passata prima attraverso la comprensione razionale più che attraverso un istintivo "sento come si sente l'altro". Esempio: se a tizio è successa una cosa brutta allora è probabile che si senta triste, cosa confermata dal linguaggio del suo corpo, tono di voce, ecc ecc.
    Ora in alcune situazioni riesco a percepire immediatamente come si sente l'altro, ma ancora in molti casi devo prima elaborare e non è detto che io arrivi a sentire le emozioni altrui, più facile che mi limiti a capirle.
    La chiave di volta per me è stata appunto trovare interessanti gli altri, fosse anche solo da un punto di vista cognitivo o intellettuale. Desiderare di empatizzare, entrare in qualche modo in connessione con gli altri, è stato un passaggio successivo su cui sto ancora lavorando.
    Grazie Lupa
  • LinnaLinna Veterano
    Pubblicazioni: 215
    @Graz .Con tempo si migliora.
    mammaconfusa80
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